domenica 25 novembre 2012

Le Storie Vol. 2 “La redenzione del samurai”

Disegni: Andrea Accardi; Testi: Roberto Recchioni

Nuovo numero, nuova storia. Questa volta siamo nel Giappone medievale, scenario di un classico scontro tra samurai, dove il coraggio si mischia con un concetto di onore tutto giapponese, già noto a chi bazzica le opere cinematografiche di Kitano e Kurosawa. Un omaggio a un genere quindi, nell'introduzione all'albo viene detto che il titolo originariamente voluto fosse “Chambara”, termine che fa diretto riferimento ai combattimenti con spade e in senso più lato ai film di samurai. Questi, (da non confondere, pena fustigazione, con i film cinesi di arti marziali), sono un autentico genere a sé e, se vi convincono le atmosfere di questo albo, vi voglio consigliare, se ancora non la conoscete, una pellicola molto fica, potente e maestosa di Takashi Miike, 13 Assassins, di cui riparleremo a breve, per molti aspetti similare a questo secondo volume de “Le Storie”. Non vi consiglio “Ghost Dog – il codice del samurai” con Forrest Whitaker unicamente perchè so che lo avete già visto. Vi consiglierei anche il manga Vagabond, graficamente eccelso, quasi pittorico, ottimo non fosse per via di scelte narrative che, per ritmo, lo certificano come una autentica mazzata sui coglioni. Fatte le doverose premesse, devo dire, salvo piccole riserve, di aver apprezzato molto questo albo Bonelli.
Recchioni scrive molte opere importanti per la Bonelli (di futura pubblicazione anche una fantascientifica a colori che aspetto molto), di lui ho letto parecchi albi di Dylan Dog. Tra gli alti e bassi della serie le storie di Recchioni sono decisamente godibili, con punte interessanti nel recente e qualche scivolone terrificante. Se devo proprio muovergli una critica, a volte sul finale arriva con il “fiato corto” che, su un personaggio per ampi tratti ingestibile come Dylan Dog si traduce con un po' di stucchevolezza. Peccati veniali di una narrativa in genere godibile, dotata di un felice ritmo narrativo. Anche questo “La redenzione del samurai”, salvo la lodevole gestione delle frequenti scene d'azione, dal punto di vista narrativo non sorprende, risultando frettoloso nel finale. Troppe poche pagine (detto da uno che si lamenta delle lungaggini di Vagabond) per giustificare, almeno a noi occhi a palla, delle scelte che per un samurai sono logiche e naturali.. A esser cattivi, si potrebbe dire che, mozzando incipit e finalino, se sostituivamo catane con revolver potevamo trovarci benissimo davanti a un numero di Tex. Ma tale stilizzazione sembra essere frutto di una chiara scelta, forse all'uopo di dirottare “i texiani”. Devo dire che, in questo, la collana Le Storie riesce piuttosto bene, molti Texiani che conosco la leggono di gusto. L'opera vuole essere per sua natura non rivoluzionaria, ma un sano “omaggio a un genere”. La bravura di Recchioni risiede laddove colora di dettagli il tutto, strizzando un occhio, e a volte tutti e due, a chi il genere più lo conosce e lo apprezza. E allora ecco che infila una serie di termini precisi, debitamente spiegati in didascalie, ecco che cita il Bushido, ecco che i personaggi che entrano in scena richiamano figure note-riconoscibili.
Andrea Accardi. Apprezzato disegnatore di John Doe per la Eura Editoriale, collaborazioni con la Kappa edizioni, esordisce qui, proprio con queasto secondo voulme de “Le Storie” in casa Bonelli. Il suo lavoro è grandioso. L'ambientazione è un autentico overture delle più evocative rappresentazioni pittoriche dell'arte giapponese, mi riferisco a quei classici dipinti di montagne innevate e onde che tanto ama tatuare Ami James sui polpacci di spogliarelliste in una puntata qualsiasi di Miami Ink. Immagini che per un miope appaiono semplicissime, per chi vede bene sono un delirio di dettagli. I disegni dei personaggi ripropongono gli stilemi del disegno classico-realistico di impostazione Bonelliana, e mi chiedo come sarebbe potuto essere altrimenti, ma qui e là appaiono chicche, richiami ai mangaka classici, rimandi a Osamu Tezuka (ci vedo qualcosa di Dororo), Shingo Nanami (Kamui), persino qualche trovata estrema alla Tetsuo Hara (Ken il Guerriero ma, essendo più in tema, citerei Kenji il magnifico). Avrei gradito anche un tocco più perverso, tipo alla Takayuki Yamaguchi più estremo, ma solo perchè sono un pazzo esagerato. Il tutto così come è funziona bene. Molto buona anche la narrazione a tavole e la gestione, mai confusa o convulsa, dei combattimenti all'arma bianca, vero cuore dell'opera. Non fosse per un difettuccio, l'eccessiva legnosità di qualche azione, una prova di altissimo livello.
Mi è piaciuto, in modo del tutto diverso dal primo numero de Le Storie. Diverso, ma comunque interessante, un altro buon tassello per l'opera più recente della Bonelli. Rimane magari il piccolo rammarico che non si è voluto osare di più, magari con l'intento di non spiazzare il target di pubblico di riferimento. 
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