Sinossi-pretesto:
Sono passati dieci anni da quando la "faglia" (la Pacific Rim del
titolo) che collegava il nostro mondo con la dimensione parallela abitata dai
"precursori", un popolo alieno che ci voleva invadere, è stata
sigillata, ponendo di fatto fine alla guerra. I resti delle gigantesche
armi con cui si è combattuto lo scontro, i colossi meccanici Jeager (dal
tedesco Jager: cacciatore) usati dagli umani e gli altrettanto enormi
"mostri strani" (dal giapponese: Kaiju), comandati dagli alieni, sono stati abbandonati lì, nei teatri di battaglia dove sono caduti,
tra le macerie delle città sventrate e imbarbarite (un po' alla Mad Max),
diventando ghiotti bersagli di un florido mercato nero. Sappiamo già dei
traffici legati ai Kaiju per ricavarne unguenti e materie prime rare (nel
primo film ne aveva fatto un vero business il mitico Ron Perlman), ma con gli
Jeager "per terra" il mercato si è allargato alla possibilità di
poter assemblare dei propri Jeager "custom" da usare contro l'ordine
pubblico. Per impedire che questa tecnologia venga depredata, è stato istituito
nelle zone "più calde" anche un corpo di polizia meccanizzata simile
alla Sentinelle degli X-Men.
Jake (John Boyega) vive la vita a trecento
all'ora. La sua mattina tipo è svegliarsi appoggiato alle poppe di una favolosa
donna mezza nuda, a cavallo di un acqua scooter, dentro la piscina olimpionica
di una mega villa, abbandonata dai ricchi proprietari perché un kaiju ci è
caduto contro. Jake è un pilota eccezionale di Jeager, un "top gun"
in cui scorre il sangue dell'eroe Stacker Pentecost (Idris Elba), ma per
lo più come stile di vita ha scelto di dedicarsi alla professione di
ricettatore. Bazzicare le vecchie zone di guerra, scambiando auto da
corsa con bancali di salsa barbecue, è diventato a tutti gli effetti il suo "gran ladro
d'auto" in scala 1:1. Jake di massima (e come "skills") non è
troppo diverso da Han Solo (e con questa dichiarazione credo in un minimo
di avere ucciso almeno quaranta dei fan più intransigenti di Star Wars) e come
lui ama sovente mettersi nei casini con la malavita locale per via di
contratti e debiti multipli che finiscono in sparatorie disorganizzate. Mentre
sta rischiando l'ennesima pallottola in testa per l'ennesimo problema di
fiducia "dubbia", Jake incontra Amara (Cailee Spaeny), una ragazzina
che è riuscita da sola a customizzare un piccolo Jeager monoposto (essendo
"piccolo" non serve la doppia connessione mentale, Scrapper, sullo
stile Boss Robot). Scrapper è buffo, veloce e trasformabile alla bisogna in
sfera d'acciaio, come il 75 per cento dei robot nemici che compaiono nei
classici cartoni animati degli anni '70. Jake e Amara alla fine di una fuga
rocambolesca alla guida del robottino, finiscono nelle grinfie delle
"sentinelle" e per evitare la galera saranno spronati dalla sorella di
Jake, Mako (Rinko Kikuchi), che riconosce a entrambi grandi capacità, a
entrare (nel caso di Jake a "rientrare") nell'esercito, nel programma
Jeager, proprio in un momento cruciale, di cambiamento. Presto infatti partirà
un processo volto ad automatizzare del tutto i colossi meccanici. Ma filerà
tutto liscio?
- Rocket
Punch al limone al tavolo 2: Ci sono spunti interessanti, ma la trama è in
effetti più un pretesto per l'azione vera e propria, che invece è un aspetto
grandioso e appagante della pellicola. Ci sono attori le cui capacità di
recitazione sono insignificanti e offensive per un pubblico pagante, come Scott
Eastwood (che già si candida a "attore di merda 2018", titolo
detenuto con fierezza nel 2017 da quel muflone inespressivo di Liam Hemsworth
per Independence Day: Rigenerazione), ma gli altri attori sono in palla e
riescono a nascondere bene la cosa. Sembrava un disastro annunciato, ma per il
mio sconfinato amore per i robot giganti giapponesi mi sarei pure accontentato
in fondo di uno spettacolo in zona "Power Rangers" o in zona
"sequel di Starship Troopers" (peraltro gli ultimi due film di
Aramaki direct to video li ho trovati divertenti, nell'ottica del guilty
pleasure, anche se sono legnosissimi, pretestuosissimi e piattissimi). Buttava
male. Già dal trailer quella musica rap (di un rap brutto e banale) in
sottofondo mi aveva demolito psicologicamente, i nuovi Jeager non apparivano
troppo interessanti (e almeno uno, quello con le "fruste di energia"
lo trovo tuttora brutto in modo insalvabile), la sensazione di già visto era
forte e Skull Island mi aveva dato vibrazioni più positive circa lo "stato
cinematografico delle scazzottate". Mettici pure quella bestemmia di Scott
Eastwood e il fatto che il regista originale si era defilato per girare uno
spin off su Abe Sapiens di Hellboy dopo aver abbandonato Hellboy. E invece... Invece Pacific Rim "vol. 2", solo prodotto da quel genio Del Toro, che mi sta però salendo in antipatia, scritto e diretto dallo sceneggiatore di
Spartacus e Daredevil Steven. S. DeKinght, qui al debutto alla regia,
funziona. Cacchio se funziona, e pure bene, al punto che la serie potrebbe
incassare, ripartire e fare meglio di prima. Anche se in America non se
lo sta filando nessuno esattamente come il primo, nel mondo a solo 5 giorni
dall'uscita ha già ripagato i costi di produzione e questo qualcosa vorrà pur
dire. Dove è evidente che la storia è se vogliamo più abbozzata che mai, è
nello "stile" che Pacific Rim: la rivolta risulta interessante. Del Toro, mantenendo la sua forte cifra d'autore crepuscolare, aveva uno
sguardo tutto suo circa gli scontri tra robot e mostri. I suoi colossi
guardavano ai meccanismi dei classici "primi robot", come quelli
portati in animazione dai cartoni animati di Superman degli anni trenta. Con
quell'impostazione in testa mixava nel look idee provenienti dagli anime
nipponici anni '70, da Nagai a Tomino, e li metteva a pugni contro mostri
chiaramente ispirati alle produzioni Toho in un contesto quasi steam-punk,
rugginoso e pesante. Il film di DeKnight è una "fase
due" in tutti i sensi, anche cronologicamente a livello di fonti di
ispirazione, ed è più vicina nei cuori agli animefan italici della prima ora,
nati con Goldrake. Per capirci, tra noi ultra-nerd, se il primo film in
ottica "pesantezza dei robottoni" arrivava idealmente a
Mazinga, il secondo Pacific Rim entra quasi nell'era Getter Robot, ma come look
arriviamo con slancio quasi in zone oltre Getter Robot Last Days, passando per
"quel certo" anime di Hideaki Anno. Questo si traduce con
robot che, timidamente, iniziano già a volare. Con cabine di pilotaggio
analogiche e piene di leve da tirare (troppo bella la sala comando di Scrapper
con la sua doppia configurazione comandi per quando e umanoide e quando
"palla"). Con piloti che si "spostano nello Jeager" seduti
alla poltrona come in Goldrake o Trider G7 (quando succede sul Titan Redeemer
che un certo personaggio si "sposti" dalla cabina di controllo su dei
binari per gestire le torrette missilistiche stavo per avere un orgasmo). Con
Jeager di "produzione di massa" con dummy system e mutazioni
organico-bestiali. Con esseri bio-meccanici che si fondono insieme in
complesse creature più grandi e con il classico scienziato pazzo stile Dr
Inferno che dall'altro di un palazzo guida a distanza il mostro meccanico. Con
le città dotate di rifugi sotterranei che scendono in profondità come treni, e
manca "tanto così" che siano dotate di armi che nello stesso tempo
vengono spinti in superficie tramite palazzi-armati. Tutte queste cose
potrebbero farvi sussultare, come potrebbero lasciarvi del tutto indifferenti,
a secondo della vostra età anagrafica. Ma se amate i robottoni classici potrebbero
spararvi come proiettili nella prima sala cinematografica che trovate. Sono
dettagli, ma sono davvero tanti e amorevoli. DeKnight è evidentemente un
appassionato di animazione jappa e si è trovato alla guida di un team di
altrettanti appassionati che hanno creduto un casino e fin da subito in questo
progetto, forse più nerd e meno aurorale, sapendo spremere dalla loro
passione tutte le cose più fighe che ricordavano e andando a correggere il tiro
anche ad alcuni degli aspetti più stridenti del primo capitolo, tipo il famoso
"muro", che non viene più manco citato. Ci sono dei pezzi mancanti
rispetto al primo capitolo, ma l'impressione è che possano riassemblarsi in un
terzo capitolo. Capitolo per cui posso già immaginare Jeager componibili e
scomponibili formati da mini-astronavi stile Getter Machines.
-
Domanda: " Ma se non mi piacciono i robottoni, trovo antipatico Boyega, i
cartoni dei giapponesi e il primo Pacific Rim mi è piaciuto così così cosa
faccio? Vado lo stesso a vederlo? Ci stanno almeno tette e due
pomiciate?". Bella domanda! Se vi ponete un quesito così articolato, la
risposta che posso darvi è la rapida "lasciate perdere". Partiamo dal
fondo. Se cercate "tette", la bellissima Rinko Kikuchi e tutto il
resto del cast femminile, tra cui spicca anche quella bomba atomica di Jing
Tian è qui molto pudico e non avvezzo alle docce miste stile Starship
Troopers. Se ugualmente cercate tematiche se non sentimentali per lo meno da
"young adulti", la storia si mantiene ampiamente sulle tematiche del confronto/scontro
dei ruoli padre/figlio, sul senso di responsabilità e su un generico
valore di "società positiva e solidale" fondato sulla meritocrazia (in
una parola: favole). Se non vi è piaciuto il primo Pacific Rim e odiate a
livello epidermico i robottoni siamo messi ugualmente male. Le chicche nerd
piacciono per forza solo ai nerd e gli scontri tra mostri e robottoni, per
altro ben rappresentati e coreografati, saranno comunque scontri tra mostri e
robottoni che non vi piacciono. Inoltre il tessuto narrativo non
trasmette moltissimo e se si può parlare, a un certo punto, di "colpo di
scena che cambia la prospettiva generale", lo stesso arriva moooolto
telefonato e privo di una particolare inventiva. Boyega regge bene la scena e riesce
a essere simpatico come sempre, peccato che sia "tutto solo" a tenere
su la baracca, e se manco vi piace lui, la baracca crolla. Gli scienziati pazzi
interpretati da Charlie Day e Burn Gorman sono più presenti rispetto al primo
capitolo ma disinnescati di molta della follia che li caratterizzava e li
rendeva particolari. Mancano attori del calibro di Idris Elba e Ron
Perlman e si sente in genere l'assenza di un centroavanti che sappia per puro
carisma catalizzare l'attenzione del pubblico quanto la trama langue. La Tian
(vista anche in Skull Island, The Great Wall e nel clamoroso Fist of
Bean con mister Bean!!!), anche se carina (parecchio) e volenterosa (pure, e amabilissima quando fa la "tsundere"), non si capisce bene
che personaggio interpreti e quando avviene una certa "epifania" si ha
la sensazione che si poteva svilupparlo meglio e si è scelto
"apposta" di non svilupparlo (quindi la colpa è dello sceneggiatore
DeKnight qui). Per lo meno nelle scene più fighe del film lei c'è. Permettere a
Scott Eastwood di continuare a imperversare sul grande schermo con la sua
mediocrità è a tutti gli effetti un crimine contro l'umanità di cui presto
dovrà tenere conto l'ONU. Sergio Leone diceva del padre Clint che aveva solo
due espressioni: con e senza cappello. L'espressione di Scott Eastwood senza
cappello è "non pervenuta". Qualcuno dovrebbe provare a mettergli in
testa un cappello, anche se qualcuno potrebbe impressionarsi a vedere un
cappello che fluttua nell'aria. Battute a parte, Scott è una tragedia reale.
Quindi abbiamo detto che non è il film per voi se non vi piacciono i
robottoni, né Boyega e speravate almeno nelle gioie di un cast femminile o in
una sottotrama romantica. Ma se cercate giusto un film senza pensieri?
Per me cadete bene in questo caso. Il film da un certo punto di vista tutto suo
è più semplice da seguire è pieno di azione divertente e colorata, adatta anche
ai più piccoli vista la quasi totale assenza di violenza esplicita. Il cast dei
ragazzi piloti di Jeager è poi ricco di volti simpatici che potrebbero essere
ulteriormente approfonditi in seguito. Anche se il loro sviluppo attuale è
accennato c'è il potenziale e alcuni sono proprio simpatici. Alla fine anche se
i robottoni non sono il massimo che volete dalla vita, per due ore divertenti
con questa pellicola siete a posto.
- Corri
ragazzo laggiù: Pacific Rim: La Rivolta mi è piaciuto molto per l'azione
concitata e i dettagli nerd sparsi ovunque, in grado di gasare alla follia il
pubblico dei più appassionati. La storia è un pretesto carino, ma purtroppo
non memorabile, e che si segue senza problemi all'interno di una cornice
narrativa piuttosto interessante e che meriterebbe ulteriori approfondimenti e
qualche attore di peso per risaltare di più. Chi dice che assomiglia ai
Transformers di Bay, o non lo ha visto o non ha visto i Transformers di Bay.
Adeguatamente epica la colonna sonora, bellissimi e ricchi gli effetti
speciali, molto colorata la fotografia. I robottoni sono bellini quasi
tutti (includendo pure il giocattolo "nascosto" raro da
trovare nelle bustine), i mostroni non hanno una personalità troppo dirompente
(problema anche del primo film) e dopo mezz'ora a fatica si ricorda la
forma, anche se "vagamente si ricorda che sembravano fatti in modo decente". Io mi sono divertito e per molti aspetti di cui sopra, tra cui il
mio affetto per gli anime più nagaiani, mi ha convinto, in certi ambiti, pure più del primo film. Se il primo vi è piaciuto, pure questo non sarà così
male. Cercatelo sullo schermo più grande che la vostra zona dispone e il tutto
sarà più bello. Non vedo l'ora di vedere il numero 3.
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