mercoledì 2 ottobre 2019

C'era una volta a...Hollywood: La nostra recensione



Non so se tutti quelli che stanno per leggere questo articolo sono fan dei videogiochi e possono capire quello che sto per dire, ma questo ultimo film di Tarantino è l'equivalente di un pomeriggio passato su Grand Theft Auto a girare per mappa cittadina ascoltando la radio e godendosi il paesaggio. Per tutti gli altri, spero renda un po' l'idea, immaginate di stare due ore a zonzo in auto d'estate in località balneare con in sottofondo Lifegate radio senza preoccuparvi del carburante o della meta, ascoltando musica e magari adocchiando qualche bella ragazza in costume da bagno. Per i più cinefili, l'ultimo Tarantino è inoltre la risposta che il regista da ad un celebre film girato dalla sua ex compagna Sofia Coppola, Somewhere. Che lo stesso Tarantino come presidente di giuria a Venezia 2010 ha premiato come miglior film. 
Come Somewhere, C'era una volta a... Hollywood parla della vita di un attore, dalla lettura di uno spartito al momento del trucco, passando per le fasi di depressione, vizi ed eccessi. Solo che l'attore interpretato da Di Caprio è uno specialista degli action movie e vive a stretto contatto con il suo "doppio", lo stunt man che gira al suo posto le scene più pericolose, interpretato da Brad Pitt. Mentre Di Caprio fa "le cose da attore", Brad Pitt fa le cose da stunt-man e questo significa per Tarantino prendere la vita come una specie di videogame, stare sempre a correre in auto, saltare sui tetti come un gatto, fare solo cose fighe. Mente Di Caprio sta vivendo un momento della carriera deprimente in cui si sente un attore troppo vecchio e dimenticato dallo Star system, Brad Pitt ha avventure con delle sventole apocalittiche come Margaret Qualley e bulleggia la Manson family nel suo ranch. A pochi metri dalla villa in Cielo Drive dell'attore vive Sharon Tate, interpretata dal dalla bellissima Margot Robbie, moglie di un Roman Polanski così reso caricaturale da sembrare Austin Powers. La Tate è giovane, bellissima e all'inizio della carriera come attrice. Irradia gioia di vivere a dispetto di quello che poi le è successo per portarla sule prime pagine della cronaca nera. Tarantino ambienta il film a ridosso di quel momento, raccontando il sogno che era Hollywood nella sua ruggente quotidianità di fine anni sessanta. È tutto perfettamente studiato, ricostruito visivamente e musicalmente (colonna sonora come sempre da urlo). Dalle feste alla Playboy Mansion ai locali più famosi dell'epoca, dagli studios alle ville dei vip, i cinema, i bar, gli spettacoli televisivi, i telefilm, Bruce Lee, Steve McQueen, pure a sorpresa un Bruce Dern, un Al Pacino e naturalmente Zoe Bell. C'era una volta a... Hollywood è un film sognante e leggero sul mito del cinema, confezionato da uno dei più grandi estimatori del cinema vintage, uno che si è letto decine di libri e riviste su quegli anni straordinari. Pur essendo un film che parla di quotidianità, la pellicola non è mai statica come accadeva al bello ma lentissimo Hateful Eight, si vede che Tarantino ha gioia nel parlare di questi temi e punta tutto nel trasmetterci questo entusiasmo, come fosse il sogno di una notte di mezza estate dalle parti di Los Angeles. Per chi si aspetta un po' della sana vena action - splatter per cui il regista è noto, il film ha comunque i suoi brevi ma fulminanti momenti, che di sicuro non deludono. 
È un film confezionato con amore e io non ho potuto fare a meno di essermene innamorato e di sognare per tre ore di passeggiare per le colline verdeggianti di Hollywood. Di Caprio in genere non mi fa impazzire, ma qui l'ho trovato ispirato, leggero e autoironico. Brad Pitt dimostra di avere ancora il fisico e lo sguardo giusto per fare il duro e qui sembra gioiosamente invincibile, più del suo Achille in Troy. Tra i due attori si crea una chimica che è poi la cifra più interessante della produzione, non era per nulla scontato che chimica ci sarebbe stata e questo surplus ci fa apprezzare ancora di più il film, dandoci la sensazione che i due incarnino davvero le due parti di una stessa "identità cinematografia". Non voglio dirvi altro. Andate in sala, se ancora non lo avete fatto, e godetevi un pomeriggio sotto il sole della California degli anni '60. Non quantificate il film per gli eventi che accadono in sé, godetevi il viaggio e lasciatevi trasportare dalla radio. 
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