mercoledì 29 dicembre 2021

Supereroi: la nostra recensione del nuovo film diretto da Paolo Genovese


 

Anna (Jasmine Trinca) e Marco (Alessandro Borghi) si incontrano un giorno a Milano, zona Navigli, sotto la pioggia, di sera, per caso. Si stanno inzuppando i vestiti davanti a un locale, in attesa che spiova, quando si scambiano la prima occhiata. È il momento perfetto per conoscersi, confrontarsi, riflettere sulla sfiga e  parlare della velocità di caduta della pioggia, come in un’opera romantica di Makoto Shinkai. Si piacciono subito, forse si amano, ma scelgono che sia il destino a decidere se si incontreranno di nuovo. Il destino risponde e ne fa presto una coppia  unità da ben 10 anni. 

Certo che restare insieme oggi, dopo 10 anni, è un’impresa difficile, quasi da supereroi. Ma Anna ,che per vivere disegna, si scopre presto avere il super-potere di leggere  il mondo “trasformandosi in Drusilla” (un po’ come la Lucrezia di Silvia Ziche), la protagonista di una striscia umoristica che diviene conosciutissima (il caporedattore è un Bebbe Severgnini in odore di santità) con cui affronta con ironia il quotidiano, conquistando anche uno spazio sulle scatole di cereali. Marco di contro è un super-scienziato alla Reed Richards, in grado di trovare per le sue lezioni di fisica dell’Università delle formula matematiche perfette per interpretare non solo il mondo, ma anche la vita delle persone. Come in Watchmen di Alan Moore, i nostri eroi dovranno cercare di sopravvivere al conto alla rovescia che scandirà la fine del loro “mondo di coppia”. Sarà difficile, anche perché la vita li metterà presto davanti ai più acerrimi nemici di una relazione di coppia: il lavoro di chi deve spostarsi per qualche tempo all’estero, la difficoltà ad avere figli, il confronto con i propri genitori (Anna ha per madre una “diabolica” attrice standup commedian anaffettiva interpretata da Elena Sofia Ricci), i vecchi amori che si ripresentato (come l’ex Pilar di Greta Scarano), la stanchezza. Riusciranno i nostri supereroi a sopravvivere?


Paolo Genovese dopo Perfetti Sconosciuti e The Place rimane sul territorio della sperimentazione e mette in scena una storia romantica e atipica sul fluire del tempo. Quasi alla Christopher Nolan ma anche alla Maurizio Nichetti, con un tocco di Shinkai. C’è la Milano romantica piena di fumetti di Ho fatto splash di Nichetti pur se aggiornata al 2022, al Cartoomics, ai cosplayers e alle riviste al femminile. Ci sono i personaggi che si confondono e sovrappongono ai cartoni animati come in Volere Volare. Ci sono i protagonisti principali che incontrano se stessi per strada, ma in diverse linee temporali, con età, abbigliamenti e acconciature diverse, un po’ come in Stefano QuanteStorie (e prima di Sliding Doors). È un mondo “nichettiano” pieno di colori e possibilità, ironia e malinconia. C’è invece l’influenza di  Nolan quando le leggi della fisica diventano dalla cattedra di Marco la  struttura e spiegazione narrativa delle relazioni di coppia. Azione e attrazione, decadimento e caduta, descritte in modo quasi scientifico, asettico, trasformando lo stesso mondo solare di prima in un luogo plumbeo, meccanico e senza uscita. L’amore è il bene che i “supereroi” possono preservare, la scienza il limite umano da combattere, il “villain” da sconfiggere. Ed è in questa tensione tra gli estremi che Genovese ci porta un un po’ anche dalle parti di Makoto Shinkai e al suo esuberante modo di leggere e farsi travolgere dall’amore. Ci sono echi degli scambi di vite di Your Name (dove la tragicità della vicenda è occultata come in un rebus per non diventare predominante), le riflessioni sulla distanza di 5cm al secondo (specie nella parentesi all’estero di Marco), la poetica delle affinità elettive che fioriscono di sorpresa, proprio nei giorni di pioggia, come nel Giardino delle Parole. È un mix intrigante la struttura di Supereroi, anche nel suo snodarsi piano piano, svelandosi a chi ha più cura nel seguirlo nei dettagli visivi e narrativi. Il film parte labirintico per poi iniziare a farci unire i tasselli del puzzle aguzzando lo sguardo, soffermandoci su barbe, soppalchi, vasi di terracotta. Sul finale tutto diventa più chiaro, ma la componente “enigmistica” è molto presente, è parte centrale del “gioco”, insieme alla poetica sui Supereroi che rimane sempre presente, quanto spesso sottotraccia. Non uno scontro alla Marvel o Dc, con i palazzi che si piegano sotto la magia e titani che appaiono dal cielo, quando un sincero omaggio all’uomo che può volare, come massimo simbolo di libertà e gioia, sovversione alle regole del “mondo”.

Molto brava Jasmine Trinca, che dà vita a una Anna piena di vita e di dubbi, che si butta nel mondo a testa bassa e per questo qualche volta si perde. Bravo ma non aiutato troppo dal make-up (ma può essere una “strategia voluta”) e dal personaggio “azimato” Alessandro Borghi, che sembra nelle varie fasi della storia dare corpo a figure troppo distanti, difficili da incastrare temporalmente (all’inizio sembrano quasi attori diversi). Nelle prime fasi il film può risultare in effetti un po’ complicato da seguire, quasi criptico, ma verso la fine e poi grazie a una seconda visione si “aggiusta tutto”. Il risultato finale, se non ci si perde troppo, rimane comunque appagante e qualche volta pure ci si commuove. 

Supereroi offre la conferma ulteriore del talento di Paolo Genovese nel saper raccontare vicende comuni con grande originalità e curiosità, facendo uso di linguaggi poco convenzionali. Una originalità di cui il cinema italiano ha tanto bisogno. 

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