lunedì 10 giugno 2024

Abigail: la nostra recensione del nuovo, divertente, “ludico” e adrenalinico horror firmato dai “Radio Silence”,con protagonista una piccola e sorprendente “vampira- ballerina” interpretata da Alisha Weir


America dei giorni nostri, stato di New York.

Sembra un piano semplice quanto squallido: un piano pensato per persone disperate e derelitte che non hanno nulla da perdere e pochi rigurgiti di coscienza. 

Bisogna rapire una ragazzina di ricca famiglia (Alisha Weir), alla fine della sua ora settimanale di danza classica presso il teatro cittadino, quando ancora è in tutù e l’anziano autista la sta aspettando all’uscita, con la portiera di una auto da ricchi aperta. La ragazzina va legata e messa in un furgone nero, portata in una magione isolata e in una stanza ancora più isolata, in attesa che il padre paghi il riscatto nel giro di poche ore. Soldi facili, tanti, con minime precauzioni: tutti devono portare dei passamontagna, almeno durante l’azione e la gestione dell’ostaggio e poi aspettare. Aspettare e basta. 

Gli uomini in campo non si sono mai visti prima, sono stati selezionati personalmente da un uomo misterioso (Giancarlo Esposito) apparentemente a caso e sembrano “fin troppi” e “fin troppo assurdi” per questo tipo di missione. Hanno pochissime informazioni su quello che dovranno realmente fare, usano per comunicare tra loro nomi fittizi come ne Le Iene di Tarantino, scherzano molto per stemperare tensione e l’imbarazzo, nessuno in fondo si fida di nessuno. 

La donna che si fa chiamare “Joey” (Melissa Barrera, vista negli ultimi Scream), sembra calma e tranquilla, quasi professionale, come se rapisse bambine da sempre. Il taciturno e sospettoso “Rickles” (Will Catlett) non sembra voler mai abbassare il fucile che impugna, fiuta ogni pericolo in modo ossessivo e sembra sempre sul punto di esplodere. La bionda e svampita “Sammy” (Kathryn Newton) sembra essere, come dice, una esperta hacker informatica, ma nell’aspetto ha poco di professionale. L’autista “Dean” (Angus Cloud, simpatico e giovane attore scomparso tragicamente di recente) sembra fin troppo calmo e rilassato. L’elegante “Peter” (Kevin Durand) sembra dispensare tranquillità e charme con il suo modo lento di parlare e i suoi sguardi altezzosi come il completo firmato che indossa. Il solitario “Frank” (Dan Stevenson) dietro ai suoi rassicuranti occhiali da nerd appare misterioso quanto sembra affidabile.

Il piano riesce: l’autista che sembrava troppo vecchio e anziano per reagire di fatto lo era. La ragazzina sembra docile, peserà 30 chili, non sembrano esserci quasi anima viva o telecamere attive nei paraggi del rapimento, anche grazie a Sammy. In un attimo sono a destinazione in quella che appare come una gigantesca villa di lusso. Basta ora solo “aspettare”, tra un drink e l’altro, in una sontuosa sala adibita a bar con biliardo, per poi passare all’incasso a giochi finiti. 

Joey fa subito amicizia con la piccola Abigail, che pur legata e relegata in una stanza del sottotetto “concordata”, sembra confermare di essere una dolcissima ragazzina indifesa, nella media di ogni ragazzina indifesa delle scuole elementari. 

Il fatto è che, in fondo, in quella casa tutti “sembrano” qualcosa di diverso da ciò che sono. Anche la casa stessa, una villa troppo sontuosa e troppo eccentrica per essere stata scelta così a caso. 

Le apparenze ingannano. L’attesa perché le maschere cadano dura poco. Abigail rivela presto, prima tra tutti, chi è veramente.

La villa in un istante si trasforma in una trappola mortale. Porte e finestre vengono blindate dall’esterno con congegni meccanici e questi strani criminali rimangono chiusi dentro, “rapiti loro”, a loro insaputa, da una piccola ballerina che in realtà è un vampiro centenario assetato di sangue. Un vampiro che ama “giocare con il cibo”, un vizio che sembra non abbia abbandonato da quanto era ancora un essere umano. Così di colpo sembra che il film si sia trasformato in un estremo gioco al massacro da vivere rigorosamente “Dal tramonto all’alba”, per dirla come farebbe il regista Robert Rodriguez. Un film dove i “cattivi” scopriranno presto cosa significa diventare vittima di un ingranaggio alimentare inaspettato: da prede a predatori. 

Chi sopravvivrà? 


Tornano al cinema quei pazzerelli dei “Radio Silence”, per l’occasione oggi  in una “formazione a tre” classica, derivante dai loro primi prodotti amatoriali (dei corti “prank” che si trovano ancora in rete), composta dai registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett e dallo sceneggiatore Guy Busick. 

Come gli Astron-6, i Radio Silence sono da sempre super cultori e fruitori compulsivi di tutto il cinema “di genere”, specie i B-movie, nonché dei simpatici giocherelloni le cui opere nuotano consapevolmente felici tra action, horror e commedia, tra mille citazioni e tanta voglia di incasinare i generi, mischiando a più non posso fonti, temi, fotografia. 

Li abbiamo visti produttivamente e artisticamente guidare una piccola rivoluzione nell’ambito del new-horror, dando voce a nuovi o poco noti piccoli/grandi registi, con la bellissima opera collettiva antologica “a puntate” V.H.S. Li abbiamo visti imbarcarsi nel demoniaco e forse troppo goliardico Devil’s Due, La stirpe del male, per qualcuno uscito come un disastro e qualcun altro come un “amabile disastro”. Li abbiamo visti riprendere punti e ispirazione nel genuino e crepuscolare Southbound, una mini raccolta di storie “on the road”, su una route 66 che omaggiava con garbo a amabile disperazione H.P. Lovecraft. Li abbiamo ri-visti, sempre più in forma, mentre nel 2017 iniziavano a lavorare al Thriller sulle “final girl toste” (post You are Next) Ready or Not, consacrando Samara Wearing a nuova e definitiva final girl del genere horror slasher, nello stesso anno in cui l’attrice australiana realizzava anche The Babysitter

Sono poi tornati a produrre un nuovo trittico di film a episodi della serie V.H.S. (Che aspettiamo presto in italiano in home video) e nel mentre sono arrivati a realizzare un po’ il sogno di tutti i registi horror moderni: i capitoli 5 e 6 dell’amatissima saga “meta/slasher” di Scream, di Wes Craven e Kevin Willamson. Nel pieno rispetto dello stile originale, goliardico quanto pieno di colpi di scena e splatter, i Radio Silence riuscirono nel miracolo di far ripartire il brand, iniziando un sodalizio che sembra continuerà anche con il numero 7 .

Che cos’è quindi Abigail

È un’altra occasione di divertirsi girando un action-horror dai toni scanzonati. Per qualcuno, specie per la parte produttiva  targata Universal, è stato inizialmente visto come l’occasione di portare nella modernità un classico come Dracula’s Daughter, puntando più o meno a un re-fresh come The Invisible Man.


Abigail è 
forse anche “produttivamente e necessariamente” un’opera scanzonata, che viene schedulata proprio per “prendere tempo” in attesa dei tanti casini inaspettati dietro alla produzione di Scream 7, un po’ come Malignant per James Wan o Sleepy Hollow per Tim Burton erano stati una felice pausa tra progetto travagliati. Scream 7 dal 2021 ha infatti generato infiniti mal di testa generali, non ancora del tutto risolti: dalle “dichiarazioni scomode” di alcuni attori che poi la produzione ha dovuto allontanare a repentini cambi di regia e progetto, passando per irreperibilità varie (la coprotagonista Ortega è ora diventata star della serie Mercoledì) e voglie fuori tempo massimo di ritorno alle origini. Insomma “Vi faremo sapere” ed ecco nascere l’idea per Abigail, che eredita di fatto, anche in una positiva “prospettiva sindacalista”, gran parte del gruppo di lavoro degli ultimi Scream ora rimasto fermo in stallo. 

Abigail è, dal punto di vista del “soggetto”, un altro grande omaggio dei Radio Silence al genere slasher, condito da tanta azione e humor. Un omaggio con l’intento di miscelare le atmosfere del genere “vampirico scanzonato“, con più di un rimando a Dal tramonto all’alba di Tarantino e Rodriguez, con una estetica generale e una idea di azione che spinge moltissimo verso le atmosfere da “videogame”. 

L’accattivante quanto “sovraccarico” scenario della vicenda, realizzato ad hoc a Dublino da un reparto artistico molto nutrito e fantasioso, è una “eccentrica e sfarzosa magione gotica” in cui i personaggi sono chiamati a sopravvivere e magari “scoprire dei segreti”, muovendosi tra suggestioni ambientali che ricordano il classico primo Resident Evil di Capcom quanto la sfarzosità da “parco di divertimenti” del giocattoloso (e bellissimo) film di fantasmi Haunting di Jan de Bont. 

La villa di Abigail è così piena di personalità, mille particolari ed enigmi, da risultare a tratti anche una enorme “Escape room”, in grado di cambiare “quasi organicamente” forma e suggestione ad ogni stanza, grazie anche alla buona fotografia di Aaron Morton. Allo stesso modo, come avviene oggi per molti videogame moderni come Outlast e Poppy Playtime, a volte i movimenti e azioni dei personaggi sulla scena sono ripresi da una telecamera che ne simula la soggettiva o li inquadra alle spalle, mentre vagano da soli nella villa avanzando con torce e pistole. Per comunicare a distanza tra loro usano una radio, scambiandosi classiche “tattiche nerd contro i vampiri” e tanta ironia: esattamente come farebbero dei gamer per stemperare la tensione generale. 


Non poteva mancare, proprio per dar corpo a tutta la tensione generale, una “creatura di peso”, una villain abbastanza pericolosa ma anche affascinante in modo sinistro, che potesse essere in grado di stregare e dominare la scena senza abbassare mai il senso di sfida e pericolo. 
Fin dalla sua piena “trasformazione”, la piccola Abigail incanta, per teatralità quanto sarcasmo.

Prima che inizi ogni sua mattanza parte in filodiffusione un’aria classica stile Il lago dei cigni. Abigail balla e piroetta in aria iniziando a volare, vorticando come un twister pieno di denti aguzzi, tutù e scarpette. È quasi impossibile fermarla, ha poteri di controllo mentale, è in grado di “creare” dei seguaci non-morti mordendo al collo ignare vittime, conosce ogni scorciatoia e trappola della casa. 

Alla sua fisicità esile, la voce infantile e una espressione del viso quasi dolce, si alternano una trasformazione di grande impatto ma allo stesso tempo anche una ben nascosta ma suggestiva dimensione da donna adulta “condannata a un corpo di bambina”, insoddisfatta e vendicativa come la malinconica e indimenticabile Claudia, interpretata da una piccola Kirsten Dunst, di Intervista col vampiro di Anne Rice e Neil Jordan.  

Fin dal primo istante riesce a diventare iconica e riconoscibile in ogni movenza, battuta e “stranezza”, come la M3gan di Johnstone e Wan. 

A interpretarla è la  bravissima e già lanciatissima protagonista nel nuovo musical Matilda, Alisha Weir, da cui ci aspettiamo fin da ora grandissime cose per il suo futuro di attrice. 

Il cast annovera un gruppo di attori molto affiatato e divertito, impegnato “ritualmente“ (per dirla come in Cabin in the Woods di Goddard) nell’impersonare quelli che sono gli ormai classici e codificati “personaggi da film slasher”. Si segnalano almeno due ottimi caratteristi: l’elegante Giancarlo Esposito e il simpaticamente esagitato Kevin Durand (sugli schermi anche come interprete digitale di Proximus Caesar nell’ultimo Pianeta delle Scimmie). 

Nel ruolo della “protagonista” Joey c’è la brava Melissa Barrera, che torna in un film dei Radio Silence dopo il suo ruolo di “final girl” in Scream 5 e 6

Dan Stevens, smessi i panni dell’assurdo epigono di Ace Ventura per l’ultimo Godzilla X Kong, torna ai ruoli sinistri e ambigui come ai tempi di The Guest di Adam Wingard e gli riesce bene. 

L’impressione dello scrivente è che Abigail puntasse a essere un film semplice e divertente fin dalle premesse, di fatto seguendo in modo chiaro, punto per punto, tutti gli aspetti e “passioni” della filmografia dei Radio Silence. Un “giocattolone” così consapevole di se stesso, divertitamente “ludico” e carico di battute, che c’è seriamente da stupirsi di come qualcuno credesse di trovare in sala il nuovo Nosferatu di Robert Eggers o Vampires di Carpenter o suggestioni da Ragazzi Perduti

Abigail non è ne pretende di essere mai un film rivoluzionario, quanto una gioiosa e spensierata macchina da popcorn. Siamo fieramente nel b-movie satirico di lusso stile Ammazzavampiri, Renfield, Vamp, Per favore non mordermi sul collo e per appunto dalle parti di quel dissacrante “pastiche” di Dal Tramonto all’alba.


Un
Dal tramonto all’alba che sembra condividere quasi lo stesso mondo narrativo e che viene “citato” anche nella similare campagna marketing: da un trailer che “svela subito” la natura di film action/vampirico dell’opera. La cosa buffa, quanto sapientemente calcolata, è che la “sorpresa rovinata dal trailer”, cioè quella di trovarsi (di nuovo) in un giocoso film di vampiri e non in un serioso film sui rapimenti come “presagito” nel primo tempo dello spettacolo, ha scaturito in parte del pubblico pari “reazioni indignate”. 

I Radio Silence oggi, come Tarantino e Rodriguez ieri, sembrano invitarci esplicitamente a divertirci abbassando ogni tipo di serietà o supposta serietà, in un mondo horror che anche oggi ama prendersi tanto sul serio. Non che sia un male, “prendersi sul serio”, quanto la necessità di affermare che l’horror qualche volta può essere anche solo divertimento, riportandoci per un paio di ore tra le risate e le scenografie plasticose di una casa degli orrori di un luna park che abbiamo visto da bambini. 

Astenersi, se non si vuole più tornare virtualmente bambini e si cerca nell’horror qualcosa di più esistenziale. L’offerta horror odierna è in grado di soddisfare un po’ tutti i gusti. Insomma tutti, dal cast alla crew al reparto marketing, sembrano essersi divertiti un mondo sul set e nella produzione. Tutto questo viene bene trasmesso in sala da una pellicola ben confezionata in ogni suo aspetto che riesce a divertire, spaventare, sorprendere con eccentricità e umorismo, nonché conferire buone dosi di adrenalina tutto il tempo. Il tutto in una laccata patina da videogame che potrebbe affascinare anche nuovi spettatori. 

Insomma, quella ormai consolidata capacità dei Radio Silence di frizionare, con disinvoltura e sprezzo del pericolo, H.P.Lovecraft e Stoker con i film action e gli American Pie, sembra anche in questo caso confermata. Per chi ha voglia di una commedia horror super leggera e veloce, con al centro un “cattivo” molto ben caratterizzato, Abigail è il film giusto. 

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