giovedì 13 gennaio 2022

Crudelia - la nostra recensione

(Sinossi fatta male) Londra, anni ‘60. Estella Miller è una bambina dall’animo doppio, in qualche modo “esplicitato” fin dalla nascita dal doppio colore dei suoi capelli, da un lato bianco e dall’altro nero. La madre Catherine (Emily Beecham), dai capelli castani, ha in qualche modo assecondato questa doppiezza, dando un “nome” alla parte più aggressiva e problematica della bambina: Crudelia. “Estella, non devi fare Crudelia!” dice la madre quando vede la figlia accapigliarsi con dei bulletti, essere richiamata dal preside, rispondere in modo non troppo riguardoso. Estella cerca così di reprime continuamente Crudelia, anche quando avrebbe tutti i motivi per arrabbiarsi e difendersi da un mondo che non è che la tratti troppo con i guanti. Un giorno, mentre la madre si trova a un ricevimento nel castello della misteriosa Contessa Von Hellman (Emma Thompson), “Crudelia viene fuori” e fa partire una serie di eventi che culminano con la morte della madre. Rimasta orfana e destinata per questo ad un istituto, Estella tinge di castano i capelli che la rendono tanto riconoscibile e inizia a vivere per strada, per lo più di piccoli furti e truffe, fino a che diventa una giovane donna (interpretata da Emma Stone). Nella sua piccola “banda” si uniscono a lei fin dall’inizio il corpulento e ingenuo Horace (Paul Walter Hauser) e il riflessivo e segaligno Jasper (Joel Fry), ma il sogno di Estella non è tanto fare a vita la criminale, quanto la sarta. Tutti i travestimenti e oggetti speciali che il trio usa per le sue scorribande sono infatti realizzati da Estella, che nel loro covo riesca a realizzare autentici capolavori. Jasper si accorge di questo “dono” e la incoraggia a cambiare vita, andando a lavorare per un grande negozio del centro. Da lì il passo verso la maison di alta moda della Contessa è breve, anche perché Estella ha talento e riesce presto a diventare assistente personale della donna. Ma le angherie cui la sottoporrà la Contessa, unite a misteriose rivelazioni sul suo passato, faranno sì che Crudelia rispunti dal suo inconscio, più agguerrita che mai. Mentre Estella con una parrucca castana continua a subire dalla sua capa, una Crudelia, mascherata e con i capelli di nuovo e finalmente bicolore, si impone come nuova star della moda londinese. Irrompe negli eventi mondani più esclusivi con effetti speciali e abiti incredibili. Strega la carta stampata con il suo stile rivoluzionario ed eccentrico. Farà imbestialire così tanto la Contessa da trovare in lei una nemica mortale. Chi sarà la più spietata e favololsa star dell’alta moda anni ‘70? 

(Crudelia, dopo Elsa e Malefica,  “”principessa”” Disney del nuovo millennio) Parla di moda, di genio e follia, il film live action di Disney Pictures. La Crudelia di Emma Stone diventa nel corso della pellicola il simbolo della rivoluzione culturale che c’è stata davvero negli anni ‘70 e per certi versi c’è ancora, nello spirito degli artisti inglesi. Crudelia è un’artista che incarna il punk, nuota nel glam, si nutre di street art e shock art contemporanea. Dal trucco agli eccessi dello Ziggy Stardust di Bowie (citato anche nel look di Artie, personaggio interpretato da John McCrea) alla guerrilla art estemporanea di Banksy (a questo ho pensato per il fastoso abito di spazzatura), nel solco punk della stilista Vivienne Westwood (che per qualcuno, sui capi più caratterizzati da bicromie, ricorderà il mondo di Tim Burton). Crudelia è anche e da prima di questa pellicola l’immagine della donna (finalmente) di potere con “omini/servetti buffi”, che vive nello stesso immaginario della Miss Doronjo di Yattaman. Per lo più bramando riconoscimento e potere, ma a tempo pieno intenta a schiacciare con i suoi tacchi a spillo le teste di due (non) maschi alpha. È un personaggio forte, Crudelia. Tormentato ma geniale, riflette l’immagine della donna che si è “corrotta come l’uomo” alla sete infinita di potere. Quando nel classico Disney come in questo film vediamo Crudelia abbassare il livello di rabbia e la sete di potere, per lo più alla presenza della sua unica vera amica Anita (qui Kirby Howell- Baptiste) troviamo una donna che ancora “ci prova” a credere in qualcosa oltre alla “smania”. È interessante anche il modo in cui l’ossessione per i cani dalmata, nonché il motivo per cui il personaggio sarà il cattivo della Carica dei 101, nella pellicola di Craig Gillespie trovi un significato ancestrale, incarni uno spaventoso trauma evolutivo. 


(Una Crudelia “buona”?) Ma arrivati a questo punto della discussione, prima di passare al “tecnico”, non posso esimermi dall’elefante nella stanza che mi fissa e un po’ aleggia nelle teste di molti spettatori insinuando la domanda scomoda per eccellenza: “ma questo è un film su Crudelia, la cattiva della Carica dei 101 che voleva spellare i teneri cuccioli di dalmata per fare pellicce di alta moda a costo di distruggere il mondo?“. La mia risposta diplomatica può essere “sì e no”, aprendo la prospettiva di una ri-lettura del personaggio più interessante e “tridimensionale”, ma abbastanza alternativa, come nel caso della Malefica di Angelina Jolie. La mia risposta non diplomatica invece, che si rifà al mio amore sconfinato per il musica Wicked ed è forte di un Crudelia 2 già annunciato, è invece che “può essere Crudelia nella sua forma più vera”. È un mio punto di vista e può benissimo essere che verrò smentito nei fatti, me ne rendo conto, ma vorrei dividerlo ugualmente con voi. Wicked, dal 2003 a Broadway, di Schwartz e Holzman, parla di Elphaba, la strega verde del Mago di Oz ed è stata interpretata sul palco da Idina Menzel. Idina Menzel è stata poi la voce originale di Elsa di Frozen, se volete iniziare a ragionare su “personaggi femminili di potere potenziali villain” e fare “due più due”. Wicked inizia anni prima del Mago di Oz, ripropone parte del mago di Oz senza variarne alcunché e continua dopo con un colpo di scena fino al finale. Trasformando il celebre romanzo di Lyman Frank Baum, in una trasposizione similare al film di Victor Fleming, in un secondo atto credibile del musical, dove Ephaba è una “anti-eroina” e non una villain.

Senza fare alcuno spoiler, questo film su Crudelia ha una storia che non arriva agli eventi della Carica dei 101, fermandosi solo a un “Crudelia origins”, per dirla come il Batman di Nolan. 

Il 90% delle critiche alla recente pellicola Disney che ho letto stanno tutte nel non riconoscere nella Crudelia di Emma Stone la Crudelia della Carica dei 101. Sostengono che Emma Stone “è troppo buona” per trasformarsi in Crudelia, nonostante il disturbo di personalità del personaggio sia palesata da subito (pur in modo super-schematico). Quello che può capitare (e si spera sempre che non capiti mai) a una persona con disturbi di personalità, è che sotto particolari situazioni di stress possa sviluppare un disturbo schizoide, che è molto vicino allo stato mentale che mostra Crudelia nel Cartone Animato della Carica dei 101. Il disturbo schizoide non è permanente e anche se può essere oltremodo distruttivo “si può uscirne” e tornare lucidi. Conoscendo anche solo dal trailer la Crudelia di Emma Stone, può essere che i 101 cuccioli le potrebbero servire (in questo eventuale seguito del film) per un “attacco d’arte”. Il fatto di “trasformarli in vestiti” non implicava per forza torcergli un capello/ucciderli o togliere loro la pelliccia, quanto una “””metafora””” resa sinistra a parole da uno stato mentale alterato (cosa che capita in modo abbastanza chiaro anche in un momento specifico della pellicola). Altro aspetto su cui non si sofferma quasi mai nessuno è che “a parole” la Crudelia del cartone animato vuole uccidere dei cuccioli, ma di fatto non ne uccide nessuno e potrebbe benissimo essere che messa davanti alla possibilità concreta di fare loro del male, al di là della ossessione di “averli”, lei si possa di fatto pentire. La pretesa non è riscrivere le regole di un classico Disney, come Wicked non aveva la pretesa di riscrivere Il mago di Oz, quando giocare simbolicamente con i suoi personaggi. Cosa che ogni tanto il cinema fa e che tipo “sempre” fa il teatro. Non c’è da ricostruire una “lore” della Carica dei 101, poi rispettosa della Carica dei 102 e dei film con Crudelia Glen Close (qui peraltro produttrice), quanto considerare con occhi diversi quella che è a tutti gli effetti una icona, da un punto diverso. Un po’ come il Joker con Phoenix che un po’ ci sussurra: “ehi, guarda che ogni tanto un po’ di Joker c’è in tutti noi almeno quanto ci crediamo Batman”.  


C’è indubbiamente “meno cattiveria” nella nuova visione di Crudelia proposta dalla Disney. C’è tanto politically correct di questi tempi nei blockbuster che Crudelia ha dovuto rinunciare, per policy aziendale, alla sua passione per il tabagismo. Ma c’è anche, come per Malefica, come per Elsa, la possibilità di ragionare sul perché le persone possano diventare o si trovino a essere considerate delle “villain”. Si toglie dal piedistallo quell’immagine anni ‘30 della eroina Disney perfetta quando decorativa, si fanno largo antieroine con artigli al posto di mani affusolate, occhi glaciali al posto di cuoricini e il carisma di un’artista/imprenditrice post moderna al posto del “fascino indiscreto della casalinga”. E la canzone “Crudelia Demon” ci sta tutta, per celebrarla come una rockstar trasgressiva prima che come una “rompiscatole”. Tutto questo mi piace molto, lo trovo stimolante e mi piace affiancare questa immagine di Crudelia a quella del cartone animato. Non come una sovrapposizione ma come un modo di giocare con l’archetipo in chiave moderna. L’arte per me non si nutre di sovrascritture, non ricerca mai il “vero assoluto” e si sposta tra variazioni sul tema. Ma comprendo che per qualcuno questo film non rappresenterà mai la “vera” Crudelia e pace.  


(Il diavolo veste dalmata) Ci sono i dalmata, c’è una ultra colorata e sfarzosa Londra anni ‘70 della Carica dei 101 con i “cani che assomigliano ai loro padroni”, c’è una atmosfera quasi da heist movie (o “Lupin Movie” per essere più precisi) ma film di Gillespie è prima di tutto un confronto tra donne. Il rapporto tra Crudelia e la Baronessa è simile a quello tra la Hathaway e Meryl Streep. Ma ricorda anche il rapporto tra Biancaneve e la Matrigna nel racconto originale di Biancaneve, dove la ragazza ruba la scena alla regina “togliendole” il potere, anche se qui non avviene alla maniera di Robin Hood quanto su un piano di scontro artistico. Una rivalità alla Eva contro Eva (verrebbe dire alla Emma contro Emma, per fare una battuta), se vogliamo citare il classico di Mankiewicz con Bette Davis e Anne Baxter. O se vogliamo stare sul gossip, simile alla rivalità sempre della diva Bette Davis nei confronti di Joan Crawford. Emma Thompson dona alla sua baronessa un gustoso distacco aristocratico, occhialoni da sole per coprire le occhiaia e scarpe strette che sanno di un gran mal di piedi. Legge articoli di auto-elogio, vuole la perfezione fin nelle piccolo cose come il numero delle foglioline nell’insalata, non sopporta dover dividere un palcoscenico anche solo con la sua ombra. È un personaggio assurdo fino a sembrare buffo, ma possiede un lato davvero cattivo e imprevedibile spesso mascherato da una innocenza teatralmente ostentata. È abbastanza raro vedere la bellissima e dolce Emma Thompson, che io la amo particolarmente negli adattamenti da Shakespeare ma anche in Angels in America, in un ruolo da “cattiva”. Ma sembra proprio che si diverta un mondo, alla maniera dell’Hopkins che con lei ha sperimentato la parte del cannibale Hannibal dopo tanto teatro classico e Jane Austin. Potrebbe essere anche più crudele e credo che si divertirebbe pure di più, ma il suo personaggio funziona e riesce a duettare alla perfezione con la Stone. Emma Stone sa donare alla sua Crudelia tutta la dolcezza ed eleganza della Mia di La la land, la sfacciataggine della Wichita di Zombieland, l’erotismo composto della Grace di Gangster Squad. Ha lo sguardo disincantato e deluso dalla vita della sua Sam di Birdman, vuole “tirare dritto nonostante tutto” come la sua Abigail de La Favorita. Non ha mai perso il suo fascino da ragazza dalla porta accanto nonostante sia una delle attrici più belle di Hollywood, ma è interessante vederla qui, nonostante un fisico incedibile e vestiti pazzeschi, come una creatura così introversa, fragile, scorbutica e “infranta”. La Crudelia del cartone animato è una donna ricurva su se stessa, dal corpo nodoso e i nervi tesi, la bocca serrata e lo sguardo pronto a infiammarsi. La Stone sta intraprendendo quella trasformazione gradualmente, ma riesce a convincere, ci mette la giusta “rabbia”. Sarà davvero interessante lo step successivo, nel prossimo film. 


Cambia ma non troppo anche il rapporto tra Crudelia e i suoi “minions”, che vediamo quasi come una tenera famiglia in lenta disgregazione a causa della sempre più crescente “smania” di Crudelia. In ruoli minori, quasi “nascosti”, anche i due protagonisti della carica dei 101, che probabilmente  saranno più centrali nel prossimo film. 

Visivamente e a livello di colonna sonora Crudelia è un film magnifico. Se amate il luccicante mondo della moda o la storia della musica anni ‘70 la pellicola straborda di mille chicche. La storia è convincente e presenta un buon ritmo, molte le scene d’azione, spettacolari i momenti delle “sfilate” con chi si sfidano le due stiliste. 

(Finale). Crudelia è uno dei migliori film Disney live action basati su un loro classico animato, divertente e convincente quasi in ogni reparto. Forse per qualcuno il nome “Crudelia” è troppo ingombrante in quanto nel film, nonostante sia da intendere come una prima parte di un progetto più ampio, il personaggio principale può apparire troppo distante dal modello originario. 

Qualcuno in rete ha commentato che i cattivi non dovrebbero apparire “tanto buoni” o si snaturerebbe la loro valenza drammaturgica. Trovo questo rilievo molto interessante, ma dal mio punto di vista non è sbagliato trovare connessioni ed empatia con un personaggio ritenuto “cattivo”, specie quando “l’umanizzazione” introduce dei motivi plausibili per mettere in luce quanto sia vicino il confine tra il giusto e lo sbagliato, tra il bene e il male. Un mondo in cui c’è del buono anche nei cattivi e del cattivo anche nei buoni risponde anche ad una precisa istanza zen, che trova asilo in molta filosofia e cinema orientale, che da sempre apprezzo in quanto visione più reale del mondo. Mi piace che la favola con i suoi archetipi rimanga, così come mi piace che a questa si affianchino nuove interpretazioni narrative in grado di parlare a un pubblico diverso dai bambini. Diciamo che io sono per capire le motivazione del drago prima di avere il desidero atavico di abbatterlo, ma questo è solo un mio punto di vista. 

A mio avviso, davvero un film niente male. 

Talk0


1 commento:

  1. Non gli avrei dato un euro, invece mi è piaciuto molto. Strepitosi gli abiti, la colonna sonora e ovviamente lei, sia rossa che bicolore, anche se la vera villainess del film la supera di almeno due spanne.
    Non gli perdono però un trauma infantile a dir poco ridicolo (durante la scena dell'"attacco", invece di commuovermi, mi sono piegata in due dalle risate) e il cambiamento psicologico del potenziale love interest, che da voce della saggezza diventa un co**one da primato, solo per poterlo rimandare facilmente a quello del cartone animato.

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