Ok, il gioco presentato al Playstation meeting girava su un PC ultrapotente, ma le specifiche tecniche della nuova console targata Sony fanno sperare che la grafica di gioco sia uguale, se non magari addirittura superiore. Lo ammetto, ho già messo da parte i soldi per la prevendita... Watch Dogs pare una versione pompata di GTA, l'azione si svolge in una città quasi comletamente interattiva e viva come non mai. Gli abitanti si muovono e compiono azioni con una scioltezza e una veridicità mai viste prima. L'eroe (siamo sicuri? A me ricorda uno dei protagonisti delinquenti preso a caso da un titolo Rockstar) dovrebbe essere un hacker, tale Aiden Pearce, in grado di craccare qualsiasi dispositivo elettronico. Nel video si nota come riesca a utilizzare questa capacità per mandare in tilt i semafori, causando incidenti stradali oppure per rubare soldi direttamente dal conto corrente dei passanti attraverso i bancomat. Le città di oggi sono piene zeppe di dispositivi elettronici di ogni specie, dalle telecamere ai mezzi pubblici, dai caselli autostradali all'illuminazione pubblica, quindi le possibilità di interazione sono pressoché infinite. Se a ciò uniamo il fatto che console come la Play 3 o l'XBox 360 hanno già dimostrato di poter muovere un numero impressionante di poligoni e di poter ripordurre una città vastissima in ogni minimo dettaglio, le aspettative sono a mille...vi terremo aggiornati su ulteriori notizie...
Qualche ulteriore aggiornamento, tendendo presente che tutto ciò che viene scritto e riportato dai vari siti è da ritenersi ufficioso, in mancanza di conferme da parte di Disney.
In sostanza la trama si svolgerà diversi anni dopo episodio VI, in un'epoca in cui i personaggi della trilogia originale saranno molto più anziani; dopo Harrison Ford e Carrie Fisher, si aspetta infine un cenno di assenso da parte di Mark Hamill, il mitico Luke Skywalker. Ebbene, tutti loro saranno ovviamente più vecchi e ormai dediti ad allevare pargoletti più o meno agitati. Questi pargoletti, probabilmente adolescenti o giovani, saranno i veri protagonisti della nuova trilogia, relegando gli anziani genitori a un ruolo che pare sempre più marginale. Chi saranno ancora non si sa... voci iniìsistenti vorrebbero Simon Pegg molto vicino ad accettare un ruolo nella saga, dopo essere stato Scotty nel nuovo Star Trek targato Abrams. Lui smentisce ma chissà...
Vi terremo come sempre aggiornati, visto che mancano ancora quasi tre anni al completamento del nuovo capitolo!
Due fratelli
giocano con le loro pistole spaziali. Qualcosa di strano sta
accadendo in una missione spaziale, ma il mondo si dimentica del
piccolo equipaggio perché è stato appena ucciso JFK. Un padre non
fa più ritorno dal mare e una madre decide di iniziare a odiare i
suoi figli. Forze sconosciute si nascondono al buio, tra le ombre. Ma
qualcuno ha il coraggio di affrontare il buio di mettere insieme i
pezzi, di trovare la verità. Ma non ci sarà una sola verità.
Superare il
limite, varcare il muro invisibile tra luce e oscurità, voglia e nel
contempo timore di scoprire l'inesplicabile, guardare il lato oscuro
della luna, a noi mortali sempre negato dalla rotazione dei pianeti.
Il quinto numero delle Storie parla delle zone d'ombra e traccia
labirinti mentali in cui perdersi fondendo storie private, Storia,
horror e fantascienza in un mix così perfettamente plastico e
duttile che lascia al lettore la possibilità di scegliere una
propria interpretazione dei fatti, di scoprire parlando con altri
lettori nuove suggestioni e letture. Un oggetto strano quindi, un
puzzle con più tessere doppie. Un meccanismo narrativo così
studiato nel dettaglio da meritare solo plausi, probabilmente il
migliore fumetto italiano di questo 2013, non fosse per quell'intro
un po' noiosa e un po' verbosa, peccato veniale che comunque
acquisisce una dimensione e un senso mano a mano che si scava nella
narrazione. I disegni sono molto curati, carichi di dettagli e
appropriati per rappresentare l'umanità dei personaggi. I fondali
sono minuziosi, le tavole scavano nel buio delle ambientazione con
fare indagatorio ma lasciano sempre lati irrisolti dove socchiudere
lo sguardo e immaginare. La copertina del volume, di Aldo Di Gennaro,
è poi un vero gioiello, perfetta in ogni dettaglio, la vedrei bene
come poster da appendere in ufficio.
Differentemente
dai precedenti volume de “Le Storie”, qui non si avverte nemmeno la
penuria delle pagine, tutto scorre ed è correttamente dosato. Se ne
vorrebbe una razione extra, ma sarebbe troppo, svelerebbe troppo e
magari andrebbe a discapito della magia di queste pagine. Un volume
consigliato senza riserve, la dimostrazione che il fumetto è un
media sempre più straordinario per descrivere sogni e relazioni
umane.
Un capolavoro,
equilibrato e appagante, che non doverebbe mancare nella collezione
di nessuno.
Bruce Willias
torna per la quinta volta al personaggio di John McClane, il
character che ne ha decretato la fama come attore action. Alla regia
l'ignobile tipo che ha diretto Max Payne, un regista scarso scarso di
nome John Moore. Ad affiancare il protagonista, nel ruolo del figlio
Jack McClane, il promettente (?) Jai Courtney, che i nostri
affezionati lettori ricorderanno aver impersonato il ruolo di Varro
in Spartacus: un armadio con stipati mille muscoli ma dal q.i. (parlo
del personaggio di Varro ovviamente) di una rana investita da un
camion. Questa volta McClane non deve salvare un palazzo da dei
terroristi, non deve salvare un aeroporto da dei terroristi, non deve
salvare una città da dei terroristi, non deve salvare... non mi
ricordo nemmeno cosa salvava nel quarto film, era tutta una pellicola
di colore blu modello Underworld (e infatti il regista era Wiseman),
la spalla era insopportabile, i cattivi inesistente e pur essendoci
nel cast Maggie Q questa era sempre coperta: più che un film una
bestemmia. Questa volta McClane si fa un viaggetto in Russia, luogo
dove deve aiutare (?) il figlio contro dei tizi russi pazzi e
doppiogiochisti. Ammetto, la trama mi è oltremodo fumosa anche in
virtù del fatto che per via del ritmo mortifero della narrazione
devo essermi addormentato in sala almeno 3 volte. Quando mi si
aprivano gli occhi, per le esplosioni del subwoofer (prossima volta
scegliamo una saletta tranquilla e sonnolenta non quella dal
giga-impianto) per lo più vedevo Willis sparare o far esplodere
qualcosa o qualcuno o combinando le due cose, continuando a ripetere
una frase tipo “e dire che questa doveva essere una vacanza”.
Tedio. Puro masochismo auto-inflitto. La trama non va da nessuna
parte, non è interessante, non si capisce chi sono i cattivi, perché lo fanno, che cacchio vogliano. A onor di cronaca segnalo una bella
scena di inseguimento in autostrada e una sequenza finale con
elicottero che mi ha ricordato i bei tempi andati de L'Ultimo
Boyscout del compianto Tony Scott. Credetemi, mi piange il cuore a
parlar male di questa pellicola.
Amo molto i primi
tre film, il modo in cui mischiano sapientemente l'action movie con
il disaster movie in una rincorsa tra micro e macro cosmo, dove le
azioni del singolo hanno peso per la collettività.
Galattico il primo
film con protagonista l'eccentrico palazzone noto come Nakatomi
Plaza, con i suoi cattivi anche simpatici, l'atmosfera natalizia,
l'amico poliziotto con cui scambiare poche parole al telefono (che
poi ha fatto Otto sotto un tetto, telefilm troppo divertente), i
condotti d'areazione più claustrofobici che in Alien.
Divertente e
veloce il terzo Die Hard , quello con Samuel Jackson a impersonare
Zeus (altro che Liam Neeson ne L'ira dei titani...), laddove la città
di New York diventa un vero personaggio e un signor cattivo come
Jeremy Irons imbastisce con l'eroe una guerra di indovinelli su tutto
il territorio, il folle “Simon ordina”, con le corse in macchina
per Central Park e i sotterranei di Fort Knox. Wow, quello sì che è
un bel film, ricordo ancora la colonna sonora. Ve la ricordate Summer
in the City, proprio nei titoli di testa? John McTiernan alla regia
come per il primo e altrettanto ottimo Die Hard (nonché regista di
Predator).
Pure Renny Harlin
con Die Hard 2 aveva fatto meglio (anche se il suo top per me è lo
stratrash Cliffhanger con Stallone Alpino, uno dei film che vedo
integralmente ogni volta che per puro caso mi ci imbatto).
Poi
Wiseman... va beh... ma perché i produttori insistono a dare lavori a
Wiseman?? Come si può dare a Wiseman due miti come Die Hard e Total
Recall, due delle mie pellicole preferite, vedere che ne combina
Wiseman e ciononostante dargli da fare altri film?? Non può Wiseman
dedicarsi a Underworld, unica cosa che gli riesce benino? Mistero.
Ma Moore. Moore è
inconcepibile.
Bruce Willis negli
anni ha lesinato le apparizioni, uno o due film all'anno, dimostrando
di essere un attore valido ovunque lo metti, capace anche di salvare
filmetti come Surrogates (com'era il titolo italiano... tipo il Mondo
de Replicanti mi pare), oggi torna alla carica con diversi ruoli, dalla
commedia di Wes Anderson, Moonrise kingdom, al nuovo G.I. Joe oltre
agli Expendables e a Red, pellicola molto carina sulle spie in
pensione che presto avrà un seguito e al futuro prossimo Sin City 2
di Rodriguez (aridacce predators 2 !!! Te lo sei scordato?!!) in cui
vestirà di nuovo i panni del detective Hartigan. Perché allora
questo Die Hard così poco ispirato? Perché un Die Hard 4 così
poco ispirato? Ma si può essere tanto miopi da svaccare una delle
serie di punta Paramount, mettere sulle spalle di un unico e bravo
attore le sorti di pellicole scritte male e dirette peggio e rimanere
impuniti a contare i soldi che comunque arrivano da qualche fan
nostalgico di vecchia data? Mistero.
Sì, il film è
comunque godibile in modalità “automatica”: cervello spento,
tanti pop corn e birra gelata a fiumi. E tra un boom, ta ta ta e un
badaboom ci si può anche intrattenersi un po' nell'ammirare la
sequela di scene esagerate inanellate una via l'altra. Sì, c'è
anche una gnocca decisamente notevole. Ma il divertimento è davvero
pochino pochino.
Ehi, calma! Sto ancora giocando il 3! Non vi sembra il caso di pazientare un po'?
Neanche il tempo di completare la campagna principale di Connor, quand'ecco comparire il trailer del nuovo capitolo! E io che pensavo che avrebbero spinto sulla trilogia "alla Ezio", per sfruttare al massimo la frontiera, vero e proprio fulcro del terzo capitolo. Niente di più sbagliato. Il prossimo sarà il quarto capitolo, con un vero IV alla romana dopo il titolo e un "Black flag", che fa intendere dove il gioco voglia andare a parare.
Il punto più interessante dell'epopea di Connor, presentata come una vera rivoluzione per la saga, ma poi dimostratosi "solo" un ottimo capitolo con tante innovazioni, è stato sicuramente quello dedicato alle missioni navali; un vero gioco nel gioco, divertente e ben strutturato. Il nostro Connor dismetteva gli abiti da assassino e prendeva il timone di una nave con cannoni di ogni genere e si dilettava a speronare e affondare la flottiglia inglese, anche durante tempeste spaventose; un orgasmo per gli occhi! Ebbene, Ubisoft non ha perso tempo e ha deciso di dedicare il gioco numero 4 (6 se si contano i due capitoli aggiuntivi di Ezio) al nonno di Connor, tale Edward Kenway, un assassino - pirata che naviga per i mari Caraibici. Dal trailer si capisce che avremo a che fare con missioni sulla terraferma, per mare e...sott'acqua? Chissà... Cosa mi aspetto? Sicuramente una campagna navale ampliata al massimo e la possibilità di esplorare le isole in totale libertà; niente più cervi da scuoiare, ma serpenti a cui fare attenzione! Le ambientazioni principali dovrebbero essere Cuba, Giamaica, Bahamas e Florida. La data di uscita? Il trailer dice 29 ottobre per tutte le console e anche per Play 4!
E se i supereroi,
stanchi di veder trionfare il male, si autoproclamassero sovrani del
mondo e mettessero insieme uno stato di polizia globale? Forse
sarebbero a questo punto i criminali la solo speranza contro la
tirannia.
Il sogno di ogni
amante dei supereroi e dei picchiaduro: trama alla Kingdom Come, con
collection's edition da paura con maxi statua Batman vs Wonder Woman
che da sola spingerebbe all'acquisto.
È di fatto la
concretizzazione di un sogno che molti nutrivano dai tempi di Mortal
kombat vs Dc. Il titolo in questione aveva fatto storcere il naso a
più di una persona per il suo stile un po' troppo semplificato e per
l'eresia di aver “addolcito”, privando di fatality cattive,
l'atmosfera di Mortal Kombat. Un passo falso, la Midway cade nel
baratro. Ma poi sotto l'egida della Warner, richiesta a gran voce e
stra-attesa ecco che prendeva luce l'ultima incarnazione di Mortal
Kombat: un ritorno a meccaniche bidimensionali corredato dalla
grafica poligonale migliore possibile. Una apoteosi, uno dei giochi
più apprezzati di questa generazione di console. A questo punto,
ristrutturato Mortal Kombat, qualcuno ha sperato nel restauro anche
della “parte Dc” di quel celebre versus. I lavori sono iniziati in
gran segreto e a tutt'oggi il titolo è blindadatissimo circa
contenuti e personaggi utilizzabili. Si sa solo che i supereroi DC
classici saranno i cattivi, che gente come Solomon Grundy e Joker
saranno il “bene”. Già così le aspettative dei fan subito sono
schizzate a mille. Il fatto di centellinare il rooster definitivo dei
combattenti ha ingigantito di brutto l'hype. Dai filmati rilasciati
sembra che si sia vicini a replicare la caratura dell'ultimo Mortal
Kombat, ma è ancora presto per esprimere giudizi. Aprile è ancora
lontano, avremo tempo di riparlarne con gioia.
Evan (Ben
Stiller) ama la sua comunità e si dedica con altruismo spassionato ad essa. Offre lezioni di lingua, tiene un corso di ginnastica mattutina
per il parco, rispetta le minoranze etniche e accetta con gioia
quando queste ottengono la cittadinanza americana. Evan dirige un
megastore dove Antonio, Joe Nunez, fa la guardia giurata.
Una notte
Antonio viene aggredito durante il suo turno di guardia da una figura
misteriosa. Il giorno dopo, trovando il cadavere dilaniato di
Antonio, Evan decide che la città non è abbastanza al sicuro, per
questo decide di arruolare qualcuno per la ronda di quartiere.
Accorrono, a dire il vero, in pochi. Il costruttore edile Bob, Vince
Vaughn, superficiale e fancazzista, il disoccupato Franklin, Jonah
Hill, gasato ed esagitato, e l'impeccabile e corretto vicino
Jamarcus, Richard Ayoade. La ronda si forma. Sono delle mezze seghe e
pertanto vengono sbeffeggiati a ogni loro “eroica missione”. La
polizia giustamente li sfotte. Sembra che il gruppo sia formato più
per esigenze personali dei singoli membri che per effettivo interesse
per la causa; la cosa sulle prime demotiverà Evan, ma poi una specie
di equilibrio interno arriverà.
Presto le cose si faranno davvero
strane. Antonio è stata la prima vittima non di un assassino comune,
ma di una razza aliena di invasori che usano la pelle delle vittime
per nascondersi tra la gente comune. Sono già arrivati e sono in
tanti. La ronda di quartiere riuscirà a contrastare il loro attacco?
Vicini del terzo tipo è un film strano. Ci sono scene divertenti, ma
non è un film prettamente comico. Ci sono scene che richiamano alla
fantascienza, ma questa è per lo più poco dettagliata per avere
particolare attrattiva. Anche come film sulla società medio borghese
americana sferra qualche unghiata sulla superficialità
dell'americano medio, ma non ha gli attributi per fare reale critica
sociale. Qua e là, a ulteriore conferma di un quadro di insieme così
incerto, alcuni buchi di sceneggiatura. Poteva essere una commedia
fantasy sul modello di Ghost Busters o Man in Black, ma il modello
più vicino di riferimento è il film inglese Attack the Block, cui
mutua più di una suggestione. Perfino Evolution era più carino.
Akiva Schaffer è regista del Saturnday Night Live e del simpatico
Hot Rod, ma qui manca decisamente il colpo o forse sono io a non
essere nel mood giusto (la comicità del Saturnday Night Live attuale
non è che mi faccia proprio impazzire).
Cosa rimane
quindi, pur nei limiti? Un film sull'amicizia virile, filone che
annovera Scappo dalla città e gli Hangover (una notte da leoni) e,
perché no, visto che parliamo di Stiller e Vaughn, il simpatico
Dodgeball (palle al balzo). Siamo lontani però dalle pellicole
sopra citate, forse per volontà di non varcare certi limiti, di
stare in acque chete . La cosa irrita anche perché gli attori sono
bravi e convincenti, gli effetti speciali sono discreti e molte
suggestioni dello script sono valide. Manca qualcosa e lo si avverte.
Ideale per vederlo una sera, ridere un po' con gli amici,
dimenticarselo il giorno dopo. Peccato.