mercoledì 13 febbraio 2013

True Justice


 Arco 1, “incrocio mortale”, episodi 1 e 2
Esultate gente, questo è il grande ritorno di Steven Seagal




Uno dei film a caso  di True Justice
La madre di tutte le premesse: è tornato!!!! Il re è tornato!!! E noi discepoli lo venereremo come si conviene, nel modo più servile e appassionato, facendo una disamina completa di tutta la prima stagione di questo True Justice. Perché il mito vuole rimanere ora, a prendere a calci tutti i finti poliziotteschi italiani con Raul Bova, perché già si parla di seconda serie nel 2013!! Steven il grezzo. Steven lo sterminatore di avambracci. Steven i cui soprannomi sono il pacato “Lord Steven”, il condivisibilissimo “The master of Aikido” e l'umilissimo “The Great One”. Steven, che in “Giustizia a tutti i costi” interpretava il detective Gino Felino. Steven che corre in modo strano vorticando con la mano. Steven che ci fa credere a ogni giro di essere un indiano-pompiere-psicologo-biochimico recitando sempre e solo la sua unica mitica espressione, abbinata a tremendo giubbino con frange all'indiana. Steven che interpreta Inferno Sepolto (di cui cura anche le musiche personalmente) come fosse veramente un film. È tornato!! E' di nuovo tra noi, con True Justice, bolso e invecchiatissimo (ma non si nota), con in testa un abominevole parrucchino alla diabolik, pronto a pestare come solo lui sa fare, con coreografie lente e bruttissime (e per questo accelerate da una telecamera che spara da un angolo all'altro) dove gli stuntman si gettano addosso ai suoi pugni (il che è pure difficile quando tiene le mani in tasca). Terence Hill, incomincia a tremare. Voglio un cross-over True Justice vs Don Matteo. Leggenda. Non ce la faccio, è troppo... mi devo ricomporre.
I più fortunati hanno già visto sui canali pay i famigerati “film di True Justice”, quelli come me che danno un'occhiata ai classici “cestoni” dei centri commerciali hanno trovato almeno 6 film su True Justice, per lo più non capendo che cosa fossero e in che ordine andassero visti perché la Eagle, che distribuisce in Italia, non dice nulla ma proprio nulla in tal senso. Film o serie tv? Non è chiaro se sia poi un'idea della Eagle o della pay tv o di una ricercata strategia distributiva internazionale. A ogni film, grazie a wikipedia, scopro comunque che corrispondono 2 episodi della serie, e tale bizzarria assume un senso quando vedo che in genere 2 episodi vanno a comporre una unica storia. Ai film viene pertanto aggiunto un sottotitolo e su dvd nessuna indicazione circa il fatto, marginale, per esempio, che sia una serie televisiva. Siccome gli episodi sono 13 e non quattordici si decide di non considerare l'esistenza dell'episodio 13, che pertanto in tv, pure pay, rimane inedito. Fortunatamente la Eagle decide comunque di pubblicare la serie completa e le Messaggerie nel contempo decidono di scontare del 30% le serie tv: questo è il principale motivo per cui ne parlo. Ultimato l'acquisto, apro il bel cartonato scelto per custodia e i dischi, invertiti appunto nel cartone , iniziano a schizzare ovunque. Sarà per questo contenitore un po' ballerino (ma decisamente ecologico) che mi trovo i dvd buttati dentro a caso, ovviamene senza un numero di riferimento essendo di fatto le stesse copie vendute separatamente a film a due a due (magari è la mia copia, ma cara Eagle, se ti capita di fare una versione 1.1 mettici almeno un foglietto con l'ordine di visione, se proprio non vuoi mettere 1, 2, 3 ecc. sula serigrafia di ogni disco). Ma, sorpresa delle sorprese, nel cofanetto compare anche un settimo dvd, contenente il mancante episodio 13!!! E tutti vissero felici e contenti. Chiarito quanto dovrebbe per logica essere chiaro ed evidente nei primi 6 secondi in cui si prende in mano un dvd, ossia se è o meno una serie tv, entriamo nel cuore dell'azione... anzi no. Per essere buoni anche nei confronti di chi, magari per caso, ha pescato un dvd dal cestone del grande magazzino, analizzeremo l'opera di “film” in film, consci del fatto che i seguaci di Seagal la seguiranno con passione anche su Italia 1, che da gennaio la trasmette in chiaro.

Incrocio Mortale dove incontriamo un vecchio amico...

trailer

Steven è un uomo anziano che decide di interpetare nuovamente un personaggio action. Per renderlo più giovanile si sceglie un taglio di capelli tra Diabolik e Dracula, con una colata di nero notte che fa assumere all'attore l'invidiabile effetto playmobil. L'effetto è così bello che per non distrarci troppo, per inspiegabili scelte di regia Steven recita portando in testa una bandana. Il suo personaggio è totalmente vestito di nero, ovviamente, siccome è il capo di non si capisce bene cosa (dei poliziotti sotto copertura che vestono esattamente come tutti i poliziotti dei telefilm, che non usano volanti ma i classici suv neri dei poliziotti dei telefilm...bah...), viene anche dotato di uno studio-ufficio che riflette in pieno il suo carattere. Quattro mura, foto di lui che pratica le arti marziali, una Katana da pulire, the verde e...basta! Non un computer, una stampante, l'unico contatto con l'esterno è un telefono delle dimensioni di quello visto in Top Secret. Il personaggio in qualche modo ne esce: un eccentrico psicopatico rimasto agli anni '60 a cui il resto del gruppo ha saggiamente inibito ogni tipo di potere o controllo.
Il cast di True Justice
Ma, ricolorata la confezione, come stanno le giunture dell'attore? Malino. Per una scena particolarmente emotiva, in cui deve inginocchiarsi per guardare negli occhi una bambina, viene quindi inquadrato di spalle mentre si piega, ma l'uomo che termina il movimento è una controfigura, con la chioma dei capelli alla Bart Simpson. Per lo meno riesce ancora a deambulare dritto, ma per non esagerare si sceglie spesso di farlo muovere all'interno di un veicolo, anche se poco funzionale a volte. In una scena riguardante un appostamento delicato, tutti sono tatticamente schiacciati al muro o al suolo mentre Seagal è mimeticamente seduto in un suv al centro della strada, unico allo scoperto, elargendo ordini tipo “restate nascosti”, “aspettate” urlandoli al microfono e udibili per cinque isolati. Ma si può sempre farlo sparare invece che picchiare! Il movimento è minimo, diranno i miei piccoli lettori! Ma è qui che torna in auge un'altra delle tipiche capacità di Seagal; mentre il resto del cast pare aver seguito un corso apposito, si muove tatticamente ed evita di esporsi, Steven non rinuncia a una delle sue classiche abitudini (da Nico in poi): quella di impugnare la pistola ed esplodere colpi a caso senza nemmeno provare a mirare sul nemico, sventolando l'arma come un bambino di sei anni che gioca a cowboy e indiani. Ok, passiamo al corpo a corpo, fase che ha richiesto un certo impegno e studio realizzativo. Due tecniche vengono ad uopo studiate. L'azione velocizzata e l'azione “assistita”. Nella velocizzata Steven gira a velocità normale-lenta delle coreografie, di cui lui è maestro, di presa e contropresa insieme a uno stuntman. L'azione poi viene rielaborata in post-produzione con tecnica a velocità variabile, ricreando una specie di “effetto 300”, non sgradevole, cui si accompagna una resa sonora dei colpi. Poi c'è la tecnica “assistita”. Per questo in genere vi è una comoda procedura step by step: a) viene prima inquadrato Steven modello figurina dei calciatori, che immagino stia parzialmente genuflesso (gotta?); b) Steven, sempre inquadrato a busto tipo figurina compie quindi un movimento con le gambe (che sarà velocizzato) a seconda delle direzione in cui dovranno partire i colpi; c) l'inquadratura diventa una soggettiva di Seagal, che quindi non si vede, e calci e pugni vengono sparati a velocità cento colpi di Hokuto da uno stuntman da paura, mentre la telecamera cabra e picchia in continuazione. L'effetto, per chi conosce JoJo, è simile a quando Jotaro Kujo cammina con le mani in tasca verso il nemico mentre il suo stand Star Platinum sommerge lo stesso con una mitragliata di pugni multipli. Wow. È ancora una macchina di morte credibile!
Steven sul suo SUV
Ok, Seagal c'è! Il suo personaggio, Elijah Kane, ex operativo delle forze speciali, è a capo di una squadra sotto copertura (bah...), operante a Seattle e specializzata in... tutto! Droga, bande, mafia russa, triade, yakuza, scimmie spaziali. Perché loro sono il meglio del meglio. Il resto della squadra si compone di cinque o sei personaggi, assistiti dalle classiche casacche rosse di Star Trek che muoiono a frotte ma nessuno caga. Il gruppo è composto così. C'è un nuovo membro fresco di accademia e trasferito da poco, “Gnocca di legno Bionda”: ha le indubbie capacità di parlare come una scaricatrice di porto, sparare come Terminator, vestirsi da vacca alla bisogna, comportarsi da zozza per estrapolare informazioni. Il pregiato comparto femminile operativo (perché il telefilm è ricco a vario titolo di gnocche, ma il cui ruolo è fumoso o assurdo) è composto da “Gnocca di legno mora”, tipa tosta, quella “che ne ha passate”, volgarotta, anche lei incline a vestirsi da vaccona alla bisogna, probabilmente non interessata ai maschietti. A rendere la squadra equilibrata non poteva mancare l'attore di colore cerebrale e stratega, genere Foreman del Dr.House, ossia “Nero pensoso” e l'immancabile soggetto fuori dagli schemi alla arma letale, ma con la personalità e la malmostosità di un bambino di sei anni, ossia “Gasatello”. A operare sotto copertura “Bella Brò” il fan numero uno di Seagal, quello che lo adora perché lo ha salvato dal ghetto, lo ha istruito al riformatorio, lo ha cresciuto e allattato. Vorrebbe entrare in squadra, ma per Steven è “troppo presto” e preferisce utilizzarlo in missioni suicida... quando uno ci tiene a te... Livelli recitativi? Sì, per domani è prevista pioggia...
L'arco narrativo “Incrocio mortale” nel tentativo di descrivere la complicata vita delle indagini di alto livello, non si pone limiti narrativi. Vengono uccisi dei cinesi (così Seagal può far vedere di saper parlare cinese), perché dietro ci sono poliziotti corrotti, che sono stati corrotti da canaglie messicane (scoperte grazie all'agente infiltrato “Bella Brò”) che hanno trovato base su un importante sito storico americano (perchè Seagal-Piero Angela può fare anche un po'di storia) per mascherare il sito di un traffico di droga (di cui i cinesi non sapevano comunque una mazza...); a loro volta meri strumenti in una trappola posta in essere da dei russi cattivi, con un debole per i postriboli (così “Gasatello” e “Nero pensoso” possono indagare nei medesimi) e le prostitute (per cui i russi saranno incastrati da “Grocca di legno Bionda” e “Gnocca di legno Mora”) che uccidono tutto e tutti per poi finire davanti a Steven Seagal, armato e cattivo, che salva la situazione in uno scontro a fuoco in cui quasi ci perdiamo Gasatello. Tutto chiaro, no? Sì, è una supercazzola di due ore...e siamo solo all'inizio!
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martedì 12 febbraio 2013

Anarchy Reigns


Aggiornamento… mamma quante ne ho prese....

Ecco uno zozza trailer, tanto per gradire


Ne abbiamo parlato da poco, ci torno dopo aver provato l'esperienza sui server. Vediamo un po'. Scontri contro altri giocatori. Il gioco è abbastanza difficilotto da padroneggiare, ma dà qualche soddisfazione a chi sa essere tenace e si decide a imparare bene schivate e combo. Senza questo impegno il tutto si trasforma in una maxi zuffa tra bambini a chi pigia più forte i tasti e presto viene abbastanza a noia. Anche giocare con chi pigia a caso è snervante, soprattutto se si mettono a picchiarvi in due. La battaglia totale è affascinante e movimentata, da un momento all'altro si apre un buco nero che trascina dentro i giocatori, un secondo dopo appare il tremendo maxi robottone Chtulu con i suoi dieci milioni di punti ferita, poi arriva il terremoto, le cavallette... Un delirio. Ma non per tutti, purtroppo, così come i capture the flag, che sono rigorosamente off limits per chi è alle prime armi: sarà più il tempo che aspetterete a rigenerarvi piuttosto che a combattere, a meno che abbiate un bel gruppo di amici. La modalità due contro due è stimolante, soprattutto se siete in coppia con uno bravo, ma anche qui è territorio per gli ultra-esperti. Stesso vale, ahimè per la modalità “sportiva”. 
Dove io, giocatore fieramente scarso, mi diverto è la modalità sopravvivenza e sopravvivenza folle, in cui tre personaggi affrontano un sacco di ondate di nemici sempre più tosti, in quella che a tutti gli effetti è la massima interpretazione moderna del picchia-picchia a scorrimento: qui si collabora senza ficcarsi le dita negli occhi, i nemici sono tra l'abbordabile e il tostissimo e un buon gioco di squadra dà soddisfazione. Meno male. Avrei voluto provare anche la modalità attacco aereo, dove si sparacchia attaccati ai vulcan degli elicotteri, ma ho sempre avuto la sfiga di non trovare mai un'anima on-line per tale specialità. Sulla grafica, come già detto nel post precedente, non è che siamo proprio al top: belli i personaggi ma prevale una certa essenzialità, su cui si può comunque soprassedere in virtù della fluidità complessiva dell'azione e un parco mosse unico e tutto da studiare per ogni personaggio. Pertanto confermo la buona impressione sul prodotto, pur avvertendovi che se volete un titolo veloce e poco impegnativo questo Anarchy Reigns potrebbe non piacervi. 
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lunedì 11 febbraio 2013

90 anni di Warner Bros


Ecco il trailer celebrativo che minaccia anche l'uscita di una mega-collection..


che dire se non... che ho preferito questo..

E voi cosa ne pensate? A vedere spezzoni di così tanti film vi sono tornati alla mente frammenti del vostro passato così come mentre capita di cadere da un palazzo?
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domenica 10 febbraio 2013

Aliens – colonial marines


 New trailer

“Hey papà che si fa?” risposta ”E' una missione di soccorso, ti piacerà. C'è qualche schianto di figlia di colono che dobbiamo salvare dalla sua verginità” (Aliens cit. ideale per entrare nel mood giusto).
L'uscita si avvicina e questo gioco sembra sempre più interessante. Ne abbiamo già parlato, non gli davamo un gran credito, pensavamo più che altro la riproposizione della classica operazione nostalgia. Le cose con il tempo sembrano però cambiate, il lavoro si fa sempre più interessante e corposo.
Gli sviluppatori sono Gearbox, gli stessi di Borderlands e pertanto tra i loro ranghi figurano persone che si sono specializzate dell'on-line. Questo si traduce che a corredo di una campagna singolo giocatore, che speriamo sia bella lunga, si accompagnano anche interessanti modalità multi-giocatore ben rodate e funzionanti. Interessante come alcune tipiche modalità on-line siano atte a ricreare così bene l'atmosfera di Aliens.
Ecco un bel trailer della modalità orda o survival, ma che potremmo tranquillamente definire modalità: “Escono dalle fott@@e pareti! (Aliens cit.)”

Questa invece è una modalità “fuga”, una variante di dead match a squadre, marines contro xeno morfi. Riusciranno i marines a raggiungere  il blindato o gli schifoidi avranno la meglio?

Di sicuro materiale interessante, cui grava fin d'ora però non lo spettro, ma la ben concreta minaccia delle micro-transazioni. Nello specifico già si parla di un season pass per le aggiunte progressive. Forse è perché sono un dinosauro con una play da 80 gb, ma riempire la memoria con millemila espansioncine, a monte di giochi che installati occupano anche 6 giga da soli, mi ha un po' rotto.
La limited edition presenta nientepopodimeno che la figure dell'esoscheletro, classico colpo basso al portafoglio al quale i fan non potranno sottrarsi. Speriamo che alla fine tutto vada bene, che il gioco sia divertente e che tanti fan felici possano giocare con il loro modellino. “Ehi Hicks, ti vedo per come mi sento..(Aliens cit.)” 
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sabato 9 febbraio 2013

Les Misérables




Victor Hugo scrive una delle massime opere della letteratura mondiale. Vi si narra di un paese in subbuglio, dove la legge sembra perseguitare le persone e un rinnovato spirito combattivo colpisce i giovani nati al tramonto della rivoluzione francese. Il prigioniero 20601 è in semilibertà dopo 19 anni di carcere, scontati per aver rubato un pezzo di pane e per aver tentato la fuga più volte. 20601 per la legge, ma il suo nome è Jean Valjean e una volta tornato libero dovrà esporre sempre un documento che attesti la sua condizione da ex galeotto oltre all'obbligo di firma giornaliero, condizioni che di fatto non gli permetteranno altro che vivere una esistenza da reietto. Jean Varjean però si ribella, distrugge il documento e si dà alla fuga. Grazie a un prete cambia nome e riesce così a mutare il suo destino. Ma dietro di lui ci sarà sempre un poliziotto, Javert, che per tutta la vita inseguirà il fuggitivo. Jean Varjean riuscirà a diventare una persona migliore grazie alla piccola Cosette, Javert diventerà un pezzo grosso. La vita non sarà però facile per entrambi, come per le persone con cui avranno a che fare.


A Broadway c'è un musical che da 30 anni fa il tutto esaurito. È basato su “i miserabili” di Vcitor Hugo e vanta diecimila versioni, tradotte in ogni paese tranne che in Italia. Di fatto un'aria di questo musical è stata utilizzata da Pippo Baudo come motivetto del Festival di San Remo, cambiando le parole, ma questa è un'altra storia. A cotanto successo mancava il suggello di una riduzione cinematografica. Operazione quantomai ambiziosa quanto pericolosa; i musical “tradotti al cinema” sono in genere delle sole, come Rock of Ages e Rent di recente, o Il fantasma dell'Opera qualche tempo fa. Ma ogni tanto le cose vanno bene ed è il caso di Mamma Mia, Sweeney Todd, Chicago e questo Les Misérables.
Tom Hooper è uno dei più noti registi inglesi. Suoi sono "Il maledetto United" e il mortalmente palloso "Il discorso del re". Un regista solido, molto esperto nella direzione degli attori. Hugh Jackman non è “solo” Wolverine, ha una lunga gavetta nei musical. Non viene dai musical ma è un attore di straordinaria presenza scenica e umanità Russel Crowe, così come bravissima a recitare e cantare è Anne Hathaway. Se la cavano bene come attori-cantanti anche Samantha Banks e Eddie Redmayne. Sono invece già rodati e affidabili al cinema come interpreti di musical Amanda Seyfried, che viene da Mamma mia, Sacha Baron Cohen e Helena Bonham Carter, entrambi in Sweeney Todd. Con un simile cast tecnico c'erano da subito le premesse per un ottimo lavoro e così è puntualmente avvenuto. Oltre ad una regia ispirata e una sontuosa messa in scena da ogni punto di vista, gli attori, il cuore di ogni musical, sono semplicemente perfetti nella parte e non fanno sentire la durata complessiva della pellicola, che si attesta quasi sulle tre ore. Molte sono le scene vincenti, merito anche di una sceneggiatura che ha saputo riscrivere e valicare i limiti spaziali che gioco-forza presentava la messa in scena teatrale. Dalle imponenti location perfettamente ricostruite ai cavalli e cannoni che si arrampicano nei vicoli di Parigi, l'intera rappresentazione ben figura una folla in costante movimento in una continua invasione degli spazi. Ciò che più affascina a parer mio è poi la verticalità della messa in scena, il fatto che il personaggio di Crowe, rappresentazione dello Stato così come della legge, sia sempre “al di sopra” del popolo anche fisicamente, laddove l'attore, già alto di statura, spesso è a cavallo o parla da balconate o addirittura si muove sui cornicioni dei tetti dei palazzi, in una continua sfida alla gravità, vissuta sull'orlo del vuoto, laddove il fondo è proprio dove sta il popolo, dove dovrebbe stare forse la giustizia. Difficile stilare la lista dei “più bravi”. Laddove Crowe non è un cantante, questi ripaga con una interpretazione fisica e gestuale magistrale, il suo personaggio è un titano, l'espressione, al di là della severità che il proprio ruolo impone, della volontà disperata di conservare un mondo che va a rotoli. Hugh Jackman è il motore stesso dell'opera, impersona un uomo forte ma sempre in fuga, costretto a sbagliare a volte solo in virtù del suo istinto di conservazione, che gli impone delle priorità fittizie. Buona volontà di cambiare che si scontra con un costante senso di inadeguatezza in un personaggio che però cresce e matura diventando simbolo morale di una generazione che forse ha fatto troppi sbagli, magari ha subito dei torti, ma che ora vuole solo consegnare ai giovani un mondo migliore. Un uomo che cambia, quindi, che cambia per amore, grazie a Cosette, interpretata da bambina da Isabelle Allen (che canta anche sul trailer) e da adulta da Amanda Seyfried, entrambe perfette nell'incarnare l'innocenza e grazia del personaggio. 
Scusate, dovevo metterla!
La nomination all'Oscar di Anne Hathaway dà poi la dimensione di quanto sia eccelsa la sua interpretazione, il suo ruolo dura una manciata di minuti ma rimane, costante, nella testa degli spettatori per tutta la durata della pellicola. Sacha Baron Cohen e Helena Bonham Carter riescono ad alleggerire una materia quanto mai cupa, ritagliandosi addosso i personaggi più guasconi e irriverenti, dimostrando una leggerezza recitativa che ben si adatta come contrasto alle parti più sofferte e sanguigne, quelle dei giovani rivoluzionari interpretati da Samantha Banks e Eddie Redmayne, il cui destino è incerto. Credo di aver finito gli aggettivi e di essermi pure qua e là ripetuto. Ma questo film è davvero bello ed è bello poterlo vedere su grande schermo, dove viene più adeguatamente resa giustizia alla rappresentazione. Cinque nomination. Non posso che augurare l'incasso pieno a quest'opera.
Tutto in lingua originale con sottotitoli (si sono così evitate tremende traduzioni di canzoni in italiano come ne Il fantasma dell'opera). 
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venerdì 8 febbraio 2013

Psycho-Pass


Annunciato da Dynit

Futuro prossimo venturo. La tecnologia ha fatto passi da gigante e ora permette addirittura di prevenire in concreto la criminalità. É stato scoperto il sistema di misurare e monitorare con esattezza la propensione a delinquere delle persone e questo tramite un aggeggio, che viene istallato in tutte le persone, che prende il nome di Psycho-Pass. Passato un certo livello “di guardia”, raggiunto il cosiddetto Psycho-Hazzard, il soggetto potrebbe delinquere e pertanto una squadra di pre-crimine del dipartimento di pubblica sicurezza e sanità (o almeno lo suppongo dal simbolo del doppio serpente della “farmacia” che sfoggiano) entra in azione prima che si verifichi alcunché. Ma è un sistema perfetto? Chi li allerta? È qui che c'è l'inguaiata. Ciò che fa partire il tutto è un sistema che riceve tali dati dagli Psycho-pass, definito Sybil System. Un nome, una garanzia di efficienza e sicurezza. Come operi questo mega-computer è un mistero, posso ipotizzare che non sia ancora collaudatissimo, per usare un eufemismo.
Parentesi. Ma non si diceva che tenere un cellulare troppo vicino all'orecchio faceva male alla salute? Non è che impiantare nel cranio uno strumento che emette segnali può fare pure peggio? Si vede che nel futuro non è così!
Avete un aggeggio in testa che vi pulsa e dice che siete cattivi? Ci sono altre controindicazioni? Ma certo! Per esempio, le armi di cui dispone questo corpo di polizia. Le futuristiche e computergraficate pistole Dominator, che “parlano” come il “legislatore” del Giudice Dredd, possono fare del male solo ai soggetti “pericolosi”, senza recare danno a chi stia nelle circostanze, fornendo scariche di variabile potenza a seconda dello Psycho Hazzard misurato dal Sybil. Le dominator vengono “caricate” con i dati del super-coso e programmate per essere usate solo dai super-agenti in questione, con un simpatico sistema di protezione in virtù del quale se un tizio non autorizzato le impugna queste inviano una maxi scarica che termina l'allocco facendogli esplodere dall'interno gli organi. Brrr. Non poteva bastare che non funzionassero e basta? Se il led legge male un numero (cosa che capita con tutte le tessere della metro di Milano) si subisce un equivalente di un pugno di Hokuto? I jappi sono sempre esagerati.
Ma armi e aggeggini impiantati e super-computer-giudici a parte... questa unità è qualcosa che effettivamente funziona o è una supercazzola? Quanta gente finisce lobotomizzata o morta sparata per un errore di misurazione o esplosa per aver impugnato l'arma che dovrebbe usare?
L'anime “Psycho-Pass” racconta le gesta di questa particolare unità pre-crimine, del tutto similare al cast di un qualsiasi csi-anime poliziesco: il figo cupo e tormentato, la nuova arrivata, il vecchio esperto e rodato con braccio bionico (e considerando le “splendide” pistole in dotazione posso pure intuire il perché), un gasatello, due gnocche di cui una “novellina”, il figo con occhiali (ma c'è SEMPRE in ogni manga-anime? Il fatto che uno sia sguercio per i giappi è poi SEMPRE sinonimo di un ineccepibile alto coefficiente intellettivo?). Un manipolo di “ben motivati” agenti che hanno a che fare con uno dei più sentiti dilemmi della fantascienza moderna: il futuro permetterà la fine della criminalità? Fin dalla prima puntata l'idea che tutto possa andare a puttane da subito pare più che fondata. Non credo che si faranno delle grosse risate.

Chi si ricorda Minority Report, ossia uno dei miei film preferiti nonostante la presenza di Tom Cruise? Di sicuro deve essere noto agli autori di questo bell'anime del 2012, ancora in corso di serializzazione e che Dynit ha avuto la prontezza di portare fresco fresco a noi. E non sono autori qualunque. Allo script fugura un certo Gen Urobuchi, responsabile tra l'altro di quel piccolo gioiello che prende il nome di Puella Magi Madoka Magica e pertanto artefice una delle migliore sceneggiatura animata degli ultimi anni (almeno per me, che amo le cose contorto-cervellotiche). L'animazione è opera della Production I.G., una delle case di produzione giapponese più stimate e prolifiche, quella di Ghost in the Shell e del recente e bellissimo Una Lettera per Momo, per dirne un paio. Le premesse per assistere a qualcosa di bello ci sono, ma bisogna in concreto vedere qualche puntata, soprattutto per via della Production I.G. Sì, sono dei grandi dell'animazione giapponese, ma se ripenso a Ghost in the Shell S.A.C. e Second Gig, opere che richiamano tantissimo questo Psycho Pass per atmosfera plumbea e impostazione narrativa (tra il serio e l'accademico), mi rivedo, nonostante  inseguimenti infiniti, tattiche militari, animazione superba, a russare sul divano (certo, mentre russavo avevo anche un orgasmo intellettuale all'idea dei cyborg di gits che per esprimersi al meglio citano i filosofi, ma tant'è...). Spero vivamente di sbagliarmi e sarei felice di essere sbugiardato... anche perché quando mi addormento sul divano finisco sempre scoperto e mi sveglio poi con tosse e torcicollo. Di sicuro Urobuchi è però stimolo a dare fiducia all'impianto narrativo.
Rimane da sapere circa le modalità con le quali Dynit intende serializzarlo, nello specifico se è previsto un passaggio televisivo, magari su rai 4, prima della distribuzione home video, per la quale il blu ray è sempre più standard di riferimento (per chi ce l'ha). Non appena si saprà qualcosa di più vi faremo sapere. 
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giovedì 7 febbraio 2013

Star Trek – into the darkness


Il primo spettatore...

Si chiama Daniel Craft ed è co-fondatore del New York Asian Film Festival. È un fan di Star Trek. Un ricovero d'urgenza non gli permette di vedere l'anteprima dell'ultima pellicola di J.J. Abrams, pochi minuti che gli americani possono visionare in anteprima andando a vedere Lo Hobbit. Daniel è gravemente malato ed esprime un desiderio: gli piacerebbe vedere l'ultimo Star Trek non appena sarà nelle sale, ma difficilmente vivrà così a lungo.  Il sito Reddit, noto in America ma sfigato in Italia, riporta la notizia che in breve viene diffusa da tutta la rete fino a giungere alle orecchie di J.J.Abrams. Fogli di autorizzazione e divieti di divulgazioni infiniti, un giorno di riposo per prepararsi e Daniel vede in anteprima il montaggio preliminare del film, arrivato a casa sua in dvd, secondo quanto riporta Hollywood Report. Poi, in uno dei primi giorni di gennaio, Daniel Craft, 41 anni, chiude gli occhi. Leggo la notizia a inizio gennaio su vari siti, vorrei scrivere quanto prima un post in merito ma non riesco a trovare le parole giuste, il tono adatto. È un po' che scrivo e cancello queste righe. Sento di farlo perché questo è un sito che parla agli appassionati di film e fumetti, persone che credo possano comprendere la forza delle piccole cose, delle piccole passioni, di alleviare i momenti più grigi della vita. Le chiamano perdite di tempo, ma a volte non c'è davvero nient'altro per dare pace al cervello nei brutti momenti, almeno un paio di minuti al giorno, da quella che dovrebbe essere la realtà. E allora una passione può anche diventare una medicina, un piccolo placebo per l'anima, quanto meno. Spero davvero che Daniel Craft si sia divertito quella sera e sia stato felice e assistito dai suoi cari negli ultimi momenti della sua vita. Vorrei chiudere con il classico saluto vulcaniano, in onore a questo sfortunato fan, ma davvero non ce la faccio. 
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