lunedì 8 agosto 2016

One-punch man - la prima uscita dell'anime in Italia by Dynit!


Iper-sinossi a opera della opening firmata dal supergruppo dei JAM Project: certo non devo essere io a dirvi chi sono i JAM Project e quanto sono immensi, ma Wikipedia può farlo:


Sappiate che anche per One-Punch hanno sfoderato un dannato capolavoro che per truzzeria e potenza esprime al 1000% lo spirito di questo anime. Pertanto vi invito subito alla visione, correlata ai sottotitoli italiani. Il succo di tutta l'opera è nel testo di questo brano... ed Hironobu Kageyama è figo quanto Brian Johnson...


Sinossi fatta male: Saitama è un deprimente disoccupato con la faccia da "uovo" di venticinque anni che vive nella deprimente città Z, in un deprimente micro appartamento con la sola compagnia di una deprimente pianta grassa (in questo ricorda un po' il Leon di Luc Besson). I fondi per il suo sostentamento (lo finanzieranno i genitori?) devono essere pochissimi o in ogni caso deve essere un deprimente super tirchio, sta di fatto che il nostro eroe ha una vera e propria deprimente ossessione per ogni tipo di promozione  e "sconti tre per due" sui prodotti alimentari pubblicizzati dai volantini dei deprimenti supermercati locali. Saltare una sola offerta comporta in lui assurdi stati di rabbia, depressione, persino fasi catatoniche. Nei pochi deprimenti metri quadrati in cui è racchiuso l'universo quotidiano del nostro eroe c'è sempre accesa la tv. Ma è sempre collegata al canale dei notiziari, "l'occhio" con cui Saitama guarda il mondo. Perché Saitama, il deprimente Saitama, ha un hobby per il quale è fondamentale informarsi in modo fulmineo per subito entrare in azione. Nel suo tempo libero (libero "da cosa" è il vero mistero, almeno per il momento), in un mondo distopico in cui attacchi alieni, meteoriti, scienziati pazzi, organizzazioni segrete e anarchici palestrati ogni giorno cercano di distruggere tutto, Saitama  è il simbolo più forte del bene, il supereroe più forte in assoluto. Colui che indossato un costume giallo e un mantello bianco, abbinati da un daltonico con stivali e guanti rossi, incarna al meglio lo spirito della giustizia e dell'altruismo. Colui che ha preferito a una vita da impiegato quella del supereroe e per farlo si è sottoposto a un super allenamento segreto che lo ha reso calvo. Colui che è diventato tanto forte da essere in grado, con un solo singolo pugno, di porre fine a qualsiasi minaccia. Nonostante  la potenza e tutto il bene che fa per il pianeta,  nessuno riconosce mai il deprimente Saitama per strada, nonostante combatta senza alcuna maschera. Vuoi forse per il deprimente vestito da supereroe, un po' economico e dai colori male assortiti. Vuoi perché steso l'ultimo alieno cattivo arrivato in città lui se ne va diretto, ancora con indosso il costume, nel mini-market più vicino a collezionare i punti fragola. Vuoi perché a lui non importano la pubblicità e le medaglie, è un lupo solitario fiero di esserlo e agisce spesso per pura ebbrezza della lotta. Quello che maggiormente deprime Saitama della sua carriera di supereroe è il fatto che essendo così assurdamente forte non trova alcun godimento nell'affrontare anche le sfide apparentemente più estreme, con gli avversari più forti e apocalittici. Un pugno e tutto finisce, deprimendolo. E dopo aver salvato il mondo, per l'ennesima volta, la sera torna nel suo micro-appartamento, a dare l'acqua alla sua pianta grassa con l'annaffiatoio a forma di elefantino, prima di mettersi a studiare ossessivamente gli sconti del mini market per pianificare le offerte del giorno dopo. La solitudine dei numeri primi alla ennesima potenza. 
Ma qualcosa sta per cambiare! Il cyborg  Genos, un eroe solitario in cerca di vendetta contro cyborg malvagi, dal carattere invero piuttosto deprimente incontra Saitama nella "caccia alla zanzara" più assurda di sempre. Riconosciuto il suo valore, è pronto a diventare suo discepolo e forse unico amico. Ma soprattutto lo informa di qualcosa che potrebbe cambiare la sua vita. Gli eroi registrati, e Saitama non lo è perché non ci ha mai pensato, vengono pagati. 



Di colpo il supereroe pelato decide di andare a farsi conoscere nel vasto e variegato mondo dei tizi in calzamaglia. Diviso equamente tra gente potentissima e pazzi mitomani. 
Ma quindi è un manga/anime deprimente? Assolutamente no, è da spisciarsi dal ridere, crea una certa dipendenza e contiene alcuni dei combattimenti più Fighi che abbia mai visto!

io sarei una immagine cristologica? ma fatela finita!!

Da One a Mad House passando per Murata, perché i tizi in calzamaglia oggi spaccano pure in oriente: Arriva finalmente in home video uno dei più recenti e meritati successi internazionali del fumetto e animazione giapponese. O almeno arriva per quelli che lo hanno prenotato On-line o presso i negozi autorizzati, tutti gli altri sono liberi di deprimersi aspettando una eventuale versione "non deluxe" (che prima o poi arriverà, forse). One-punch Man nasce più o meno nel 2009 come fumetto digitale a opera dello scrittore e disegnatore esordiente One, diventa nel 2012 fumetto cartaceo stra-bello grazie alle matite e allo stile ultra - cinematografico di Murata (già arrivato al quinto volume nella buona edizione italiana by Planet Manga, con la jappo che è arrivata a quota 11 e continua ancora a registrare un successo pazzesco di critica e pubblico) e infine, con la supervisione di One stesso, diventa nel 2015 un anime a opera del prestigioso studio Mad House, diviso in 12 episodi (che coprono più o meno i primi 7 volumi) che vanno a formare una virtuale "stagione 1" (si pensa a una seconda intorno al 2017) che ora Dynit porta in Italia in home video, in tre uscite, dopo la ormai consueta e seguitissima programmazione simulcast sul canale VVVVID. One-Punch Man guida la recente nuova ondata di "manga supereroistici" che sta sbancando un po' ovunque, filone che annovera anche  My Hero Academia, da poco diventato anime per lo studio Bones, e quel bellissimo e purtroppo da noi ancora inedito Tiger & Bunny (Dynit , se ci sei batti un colpo. So che in passato hai rifiutato Tiger & Bunny perché dicevi essere "troppo giapponese"... E lì ci hai visto bene quanto Ray Charles... Ma sei sicura che non venderebbe un botto assurdo ora che al cinema e nei manga siamo nella "Era dei Supereroi"? Pensa che ci sta per girare un adattamento cinematografico Ron Howard, tanto è "giapponese"!!!). 


E' in effetti strano vedere opere giapponesi che riprendono il genere americano per antonomasia e di sicuro questo è il risultato dell'attacco mediatico che ha oggi posto gli eroi in costume ai vertici della popolarità. Ma è interessante vedere come si fondino in modo originale manga e comics. In My hero Academia c'è una scuola di eroi che richiama l'istituto degli X-Men (mi ricorda un bel ciclo di "Wolverine e gli X-Men" con Logan preside) intesa  però come il classico istituto politecnico dove si ambienta il classico manga scolastico di formazione (ovviamente molto action), ma soprattutto dove "i più grandi poteri (qui chiamati "quirk") da cui derivano grandi responsabilità" devono essere passati alla nuove generazioni, perché anche gli eroi invecchiano e forse muoiono (un concetto di Legacy caro anche in DC comics). Tiger & Bunny paragona gli eroi agli sportivi professionisti, facendone costante oggetto di gossip e ricoprendoli di spot sul costume (accadeva anche a Booster Gold della DC...),  ma focalizza l'attenzione su un eroe vecchio e malconcio, quasi alla Rocky Joe, che fa squadra con un giovane fighetto, insegnandogli il senso di sacrificio e i valori di una famiglia. In Tiger & Bunny si legge tra le righe che non c'è troppa differenza tra gli eroi mascherati alla Kamen e i supereroi americani, se non il fatto che i lettori moderni si sono dimenticati di questa connessione. One punch-Man invece prende virtualmente i supergruppi stile la Justice Leage o gli Avengers e ci legge all'interno la società moderna sempre più individualista e raccomandata, quella che bada solo al suo "orticello", cioè l'esatto contrario della logica del "super gruppo" (l'affrontare insieme le minacce più grandi) quanto dell'essere altruisti. Ma da questa premessa ribalta le carte, muovendosi su un solco già tracciato alla grande da Akira Toriyama (Dragonball) e che non dispiacerebbe a Garth Ennis (The Boys). Perché le eccezioni a questa società distorta ci sono, anche se apparentemente agiscono per i motivi sbagliati. 
Di One-punch man sto leggendo ora il fumetto pubblicato da Planet Manga (e leggo in parallelo My Hero Academia della Star Comics. Consiglio anche a voi questa "combo") come sto vedendo ora il relativo anime distribuito by Dynit. Sono partito quindi in stra-ritardo rispetto ai fan duri e puri delle scan e dei sub, ma sono in palla. Saitama è grandioso come un po' tutti gli eroi strampalati di questo mondo. Menzione di stima al "ciclista della giustizia", di cui parleremo più avanti. Mi sto divertendo un casino, come non mi succedeva da un sacco di tempo, ho davvero una voglia maledetta di vedere/leggere nuovi episodi anche se so, mannaggia, che non ce ne sono ancora tantissimi e che One minaccia di essere parecchio lento nel proseguire la storia, se è dal 2009 che scrive e ancora non ne esce una seconda stagione animata da dodici episodi. 


Un anime ultra-dinamico, ultra satirico e con i fighetti che fanno la figura dei fessi.  La prima cosa che mi ha colpito sono i disegni spacca - mascella di Murata, autentici "story board semi-animati" che vengono pedissequamente ripresi in animazione da Mad House scena per scena. Questa è un'opera almeno al 75% "visiva" e infatti il problema ulteriore a una serializzazione lunga è che l'autore ci mette magari tre mesi a disegnare cinematograficamente una storia che poi l'anime si "mangia" in mezz'ora. Visivamente convincono tanto nelle scene action che quelle umoristiche. Le scene action rappresentano orgiasticamente il sogno bagnato di ogni fan dei fumetti action tanto dei manga quanto dei comics americani, dai main-stream agli indipendenti (c'è pure una componente splatter che mi ha fatto pensare a Luther Strode della Imagine comics). Mostri giganteschi che mutano in continuazione diventando più grossi e aggressivi, città rase al suolo con palazzi che cadono ogni tre vignette, roba che esplode, fuoco, fulmini, un caos visivo degno della mezz'ora finale di Man of Steel. E poi c'è la parte grafica "comica" che irrompe in scena sempre dove non ce la sia aspetta, con Saitama che si esibisce in facce da imbecille da antologia e con i peggiori mostri spaziali che da una scena all'altra appaiono come dei pagliacci. La "caccia alla zanzara" del secondo episodio è solo uno dei mille esempi di come action e commedia si amalgamino alla perfezione.  La seconda cosa che mi è arrivata dopo un tale big bang visivo è ovviamente, per esclusione, la trama. Dissacrante a dir poco. Narrativamente One prende l'epica moderna (cosa sono in fondo i comics supereroistici oggi?) e la fa dialogare col mondo reale. Il male di vivere, la politica dei raccomandati, la disoccupazione giovanile e il consumismo. Prende tutti questi problemi e con la forza della satira ci piscia sopra in un modo così godurioso, allegro e ribelle (molto alla Garth Ennis) che è da applauso. Un altro aspetto  che apprezzo è One parla al mondo degli adulti. Si lo so, i perfettini direbbero: "Ovvio, il fumetto è classificato Seinen e non shonen... Ovvio che sia per adulti", ma quante sono di fatto le opere giapponesi che arrivano da noi con un personaggio principale effettivamente adulto, evitando le solite cacchio di trame pseudo-liceali col protagonista ragazzetto pseudo-sfigato piagnone? Per me sempre troppo poche. Per altri invece il personaggio timido- sfigato è così radicato, sclerotizzato nei gusti, che Saitama è stato invece subito sulle palle. Nonostante i grandi numeri delle vendite, perché è un'opera che si prende un po' "a prescindere", Saitama ha quindi diviso il fandom (il resto del cast no, ma lo vedremo in seguito). Saitama è esilarante, liberatorio, autentico. Non è il classico emo, in genere orfanello, bulleggiato, stressante nel solito percorso di crescita tra gioie e dolori, non ha la classica amica gnocca "al di là della sua portata, ma che lui non caga" a fargli da crocerossina, con un grande potenziale inespresso e un'intera vita di gioia futura davanti. Saitama "non c'ha più i brufoli in faccia",  è adulto, incompreso perché vive in un mondo spietato, con la faccia prevalentemente da scemo, senza una donna, abita in un monolocale brutto e c'ha pure il costume da eroe brutto. Si è impegnato, è arrivato al top del top del potenziale ma già non ce la fa più, si annoia, è ucciso dalla routine che ogni lavoro vero comporta, anche quello del supereroe. E per questo è diecimila volte più interessante, almeno per un "vecchio" come me, dei ragazzetti belli e dannati dei manga. Mi ci ritrovo in qualche modo. Ovviamente  alle ragazzine mangofile (almeno che io conosco) non piace quanto un Ken Kenichi o un Eren Jeager, ma per accontentare anche loro il manga gioca la "carta Genos", rendendole comunque contente.  


Saitama in fondo è come il Banana Joe del compianto Bud Spencer. Burbero e un po' infantile ma sempre positivo e invincibile. Uno che con i pugni (uno solo nello specifico può bastare) riesce a mettere a posto non solo il più tracotante dei cattivi, ma anche la più stupida e machiavellica società burocratizzata,  per poi tornare placido al suo nido, come niente fosse, a dedicarsi a mangiare una pentola di fagioli. Completamente al di sopra del sistema (e per questo adattissimo a criticarlo), cosparso di quella ingenuità un po' fessacchiotta che ha fatto la fortuna (e i detrattori) anche di Goku. E ugualmente a come accade in Dragonball il protagonista, uno che è un eroe vero, deve convivere con un mondo nelle mani di eroi "cazzari" stile Mr. Satan. Una intera legione di Mr.Satan malati di notorietà (laddove fare l'eroe diventa un lavoro retribuito e qualcuno è eroe solo a parole) che per alcuni lettori/spettatori sembrano molto più fastidiosi del mostro spaziale più tenace, ma che per Saitama sono semplici "figurine" inconsistenti da abbattere e ridicolizzare a turno. C'è poi tutta una sottotrama che riguarda i danni collaterali dell'azione degli eroi e dei loro doveri con la popolazione che arriva alle menate da panico stile Zambot 3. Un filone che trova un passaggio interessante nell'episodio dell'asteroide. Ma ne parleremo in concomitanza con la seconda uscita home video. 
One-Punch Man diverte. Un casino. Erano secoli che non guardavo-leggevo qualcosa di così leggero, appagante. Demenziale nei dialoghi quanto esagerato dal punto di vista grafico. Malinconico (stranamente e sorprendentemente) soprattutto nella descrizione dello stile di vita dell'eroe. Ludicamente liberatorio, nella capacità narrativa di One, simile in questo al Ryuhei Tamura del divertente Beelzebub, di abbattere tutti gli schemi convenzionali del manga action.

 
Il primo arco narrativo: Questi primi quattro episodi (più due oav speciali, compresi nell'home video, solo sottotitolati in italiano questi ultimi) ci presentano Saitama e il suo "side-Kick" Genos . Ci fanno interrogare, attraverso il capitolo sulla Casa dell'Evoluzione, sulla vera natura dei poteri del nostro eroe. Ci fanno conoscere il ninja fesso (ma fesso solo perché incontra Saitama, si potrebbe dire) Sonic il Supersonico.


Genos è ancora adolescente, disegnato come devono essere disegnati i ragazzi carini e taciturni (stile Rukawa di Slam Dunk), bello e tormentato. Effettivamente appena può cerca di rubare la scena e qualche volta ci riesce. Rappresenta il classico cyborg ultra-tragico alla Kyashan, sguardo triste e continuo senso di inadeguatezza. E se le ragazzine storcono il naso davanti a Saitama, con Genos si rifanno gli occhi. Genos è in effetti il personaggio un po' emo e disperato che "piace di default" e in altre circostanze potrebbe essere lui il protagonista di un manga seguitissimo, magari stile Tokyo Ghoul (e lo dico da fan anche di Tokyo Ghoul!). Ma purtroppo per lui si trova in un'opera dissacrante ed è costretto a fare spesso, proprio per la connotazione drammatica che lo identifica e che qui è veramente fuori posto, la parte del fesso. Un fiume in piena di parole, sempre in toni apocalittici. Seghe mentali infinite su quanto sia debole, su quanto deve essere riconoscente agli altri per essere arrivato dove è arrivato, su quanto deve impegnarsi per vendicarsi di qualcuno che ne ha decretato un tragico passato. E' cosi piagnone e dalla faccia "spenta" che sia nel fumetto che nell'anime c'è un momento in cui pure Saitama non gli sta più dietro. Gli si spegne il cervello stanco di ascoltarlo e lo implora di "sintetizzare" in dieci parole tutta la lacrimevole storia della sua esistenza. Nei combattimenti, pur essendo molto forte e determinato, Genos finisce sempre in pezzi e si trova costantemente a un passo dal premere il pulsante per la sua autodistruzione pur di salvare il mondo. In scene stile Sirio il Dragone dei Cavalieri dello Zodiaco. Di contro Saitama interviene a sabotare ogni spunto drammatico delle disavventure di Genos. Davanti a lui sventa in un minuto una invasione aliena per poi rammaricarsi di aver perso la promozione sul pesce al Lidl. Genos non capisce l'origine della super forza di Saitama e non capisce Saitama "in sé" (c'è a un certo punto una rivelazione sulla forza dell'eroe, ma ha quasi il tono di una truffa!) e annota febbrilmente su un taccuino tutto quello che sente e vede del suo maestro. Dal cibo che mangia alle sue letture dei volantini promozionali dei supermercati, dalla forma dell'innaffiatoio che usa per la sua pianta grassa alla disposizione dei mobili nel mini appartamento. Annota, compie calcoli matematici e fa grafici comparativi nella speranza di scorgere un senso logico che in Saitama non esiste. C'è tutto un oav in cui Genos si perde dietro all'analisi bio-chimica di una patata fritta che il suo maestro stava per consumare in un certo posto a una certa ora. Saitama vede questo girare a vuoto di Genos e cerca di tirare su come può il "cyborg che si sente un eroe inadeguato". Del resto è più grande di lui, è sopravvissuto all'adolescenza e vorrebbe fargli almeno da buon fratello maggiore. Così in tutta buona fede, con poca fantasia ma sentendo di fare qualcosa per aiutarlo, appena può se ne esce con qualche massima profonda, che suona però come una pillola di saggezza da accatto. Gli vomita addosso una tonnellata di ovvietà stile biscotti della fortuna che però sembrano sortire l'effetto giusto, visto che il ragazzo con aria concentrata subito le riporta nel suo taccuino degli appunti.  Genos e Saitama sono quindi una coppia pessimamente assortita, ma che proprio per la loro voglia di avvicinarsi, pur essendo agli antipodi, funziona alla grande. Di sicuro qualche lettrice ci vedrà pure del bromance, io solo tanto spasso.  


Anche Sonic potrebbe essere un personaggio di spicco in qualsiasi altro manga/anime, ma non qui. Ci viene presentato come un super cattivo capace di muoversi a velocità sonica che non si fa problemi a decapitare decine di persone. Belloccio e androgino al punto che all'inizio non è molto chiaro il sesso (se Genos pare Sirio, questo è decisamente Andromeda), quando uccide sfodera un sorriso da pazzo da antologia. 
Se Genos prova a capire Saitama, Sonic invece è ottusamente convinto di poterlo battere, anche davanti alla sua manifesta inferiorità. Per questo inscena uno scontro infinito su chi è più forte, destinato a protrarsi su più numeri e che ovviamente, data la tipologia di questa opera, non può che avere effetti comici. Il tema ricorrente che aleggia su Sonic è la sua virilità, che sarà messa alla berlina incidentalmente da Saitama stesso per poi essere fortemente minacciata dalle attenzioni del mitico supereroe "sesso-dipendente" Pri Pri Prisoner  (nel volume 4 del manga, episodio non presente in questo primo dvd) e poi dal signore degli abissi, che letteralmente lo spoglierà a unghiate. E' un personaggio che potrebbe crescere come antieroe magari. E poi è troppo fesso pure lui, non vedo l'ora che ricompaia. 


Creature frutto dell'inquinamento umano, superuomini sotto steroidi, ibridi umano-animali, criminali con corazze alla Iron Man. Tutti cattivissimi e tutti con qualcosa da dire di importante contro il "sistema". Nel mondo di One-Punch Man sono così frequenti e devastanti  mostri e super criminali vari che per salvare la popolazione ci sono dei veri e propri maxi rifugi antiatomici sempre attivi in ogni città e alcuni supereroi sono impegnati a tempo pieno per combattere nelle zone più calde. E' un mondo pieno zeppo di cattivi.
Ma appena incontrano Saitama tutto cambia e poverini non fanno in tempo a presentarsi ed esporre i loro importanti motivi per la distruzione del mondo che già sono ridotti in poltiglia. Certo a ben vedere sono tutti dei bastardi stragisti, ma fa specie constatare come appena attacchino con il classico "monologo altisonante" vengano letteralmente spiaccicati sul muro, ridotti a macchie di sangue, come zanzare schiacciate. Letteralmente a volte. Nell'anime per lo meno, come "contentino", il mostro appena spiaccicato legge la trama dell'episodio successivo nella preview post titoli di coda, ma il suo ruolo narrativo finisce lì. Se i dialoghi quindi "stanno a zero" in presenza di Saitama, quando l'eroe non è sul teatro dello scontro la situazione si capovolge completamente e i cattivi, anche se dall'aspetto buffo, sono in grado di spingere la trama quasi dalle parti del survival horror. Accennavamo sopra al corpo cibernetico di Genos che spesso si riduce in pezzi e questa condizione esistenziale non è dissimile agli altri eroi che provano a confrontarsi con i cattivissimi mostri di questo anime. Alla fine Saitama arriva, ma nel mentre infuriano zuffe colossali e incerte nell'esito. Mi sento anche in questo tornare ai tempi di Dragonball. Quando Crilin, Gohan e Bulma erano a raccogliere sfere sul pianeta Namecc circondati dall'esercito di Freezer. Ma questo è un tipo di situazione che si vedrà di più nel secondo "blocco di episodi", previsto in uscita all'inizio di settembre, quando entreranno in scena come comprimari di lusso i supereroi schizzatissimi che andranno a costituire un pantheon variegato di incoerente umanità. Da quel punto si andranno ad esplorare nuovi interessanti aspetti dell'essere "eroi". Ne riparleremo.
Questi primi quattro capitoli ci stanno bene insieme, descrivono un unico arco narrativo finito e fanno venire voglia di vederne altri ancora. Le animazioni sono uno spettacolo, la opening è uno spettacolo, i personaggi e la storia pure, ma mi sto ripetendo. Non mi sono dispiaciuti i doppiatori italiani scelti da Dynit e trovo in generale il lavoro della casa bolognese soddisfacente come sempre. 

Commento finale da puro fanboy: non ho la più pallida idea di come andrà avanti questa storia e temo fortemente che deragli dalla sua innata pazzia verso i pallosi binari della normalità degli action più "procedurali" , fatti quasi a tavolino. Per ora il viaggio è magnifico, l'umorismo quello giusto, l'azione esaltante come non mi capitava da parecchio tempo e forse solo di questo dovrebbe importarmi, di quello che provo oggi. Ho sempre amato i comics, soprattutto nei momenti di vita personale più difficili hanno costituito una valvola di sfogo sorprendente. Sono in debito di momenti bellissimi insieme all'Hulk di Peter David, al Daredevil e all'Ultimate Spiderman di Brian Bandis, agli Ultimates di Mark Millar. Confesso che ultimamente mi sono decisamente distaccato dai comics americani più main-stream a causa dell'ossessione attuale di costruire crossover infiniti e inutili, rimescolare i gruppi di supereroi e testate relative fino allo sfinimento e cambiare  continuamente i personaggi di razza e sesso alla disperata e insensata ricerca di un "politicamente corretto". Thor-versione-donna che limona duro con Falcon come in una copertina che gira adesso nelle edicole è decisamente troppo per me. One Punch Man e My Hero Academia mi stanno regalando la "normalità" di seguire dei gruppi di supereroi, senza dover saltare come un pazzo da una testata all'altra tra le mille incoerenze editoriali varie, con delle trame divertenti e disegni spaziali. Ho di nuovo la mia razione di supereroi e tanto mi basta, ma in più i giapponesi sono riusciti a metterci del loro in queste storie e soprattutto One, con One-Punch Man, riesce a illudermi (e spero che questo "abbaglio" duri parecchio) di riavere tra le mani un numero di Dragonball. Aprendo un nuovo albo mi sembra di tornare al 1996, quando ancora pischello di 19 anni, ero già un "pischello attempato", leggevo la saga di Freezer sul numero nuovo appena sfornato, alle 7.05 di un mercoledì mattina. Non vi nascondo che per un nostalgico come me questo è già il massimo e se poi aggiungete che la storia è splendidamente disegnata e divertente, come vi ho già scritto in una milionata di caratteri qui sopra, capite quanto mi stia piacendo. L'anime è in sostanza "il manga in movimento", quasi paro paro, ed è realizzato in un modo estremamente dinamico e appagante, con una animazione che supera di diverse asticelle il piattume sempre più dilagante tra gli anime moderni. Devono averci investito un casino e si vede. Continui campi e controcampi, inquadrature impossibili, disegni definiti, ottimi effetti speciali in computer grafica, fondali molto ricchi. Ottime scene action e ottimi siparietti "scemi". Il regista, Shingo Natsume, non a caso ha diretto anche lo stralunato Space Dandy (che purtroppo e colpevolmente è per ora uscito solo in simulcast), un uguale concentrato di umorismo e pazzia visiva dal ritmo travolgente. Non potevano trovare un uomo migliore per tradurre la "poetica" di One. La ciliegina è poi la opening dei JAM Project, una vera bomba atomica che fa gasare di brutto fin dal primo ascolto.


L'home video: Dynit fa il classico lavoro egregio cui ci ha sempre abituati. Buono l'adattamento e azzeccate le voci. La prima uscita regala un bel box dove contenere anche le altre due, ogni split-case incorpora una copertina da sfilare dall'alto sullo stile de L'attacco dei giganti e ha dentro oltre al dvd anche il blu ray, una cartolina e un bel libretto illustrato con anche delle interviste. La qualità audio e video è elevatissima, considerando anche che il master è recente e "bello pompato". Gli extra comprendono due oav, di una decina di minuti l'uno, dello stesso livello visivo degli episodi, presenti solo in lingua originale con i sottotitoli. Sono molto carini, hanno pure dei "mostri inediti propri" e vanno idealmente a espandere la trama degli episodi. Il prodotto è davvero valido. 

Il patetico pistolotto finale sulla crisi delle vendite, utenti insensibili e bla bla bla, ad uso e consumo di vecchi lettori nostalgici alla quinta birra dopo le due del mattino: Giusto una nota a margine sul sistema di pubblicare l'anime in sostanza solo "su prenotazione". E' un sistema interessante perché permette di recuperare subito i soldi per la lavorazione ma forse castra un po' il mercato, è difficile che si venda per il passaparola e in sostanza questo articolo l'ho fatto nella speranza che su Amazon o nelle fumetterie siano disponibili delle copie in più, per coloro che non sono così informati del mercato. Mi auguro davvero poi che molti "informati" non abbiano preso in considerazione l'acquisto solo in vista di una futura versione home video più economica. Perché quando leggo dalla mia copia numerata che di questa versione di One-Punch Man sono state stampate solo 1.500 copie mi sale davvero una tristezza infinita. Magari sbaglio io, sono un dinosauro che colleziona ancora cartoni animati quando ormai la regola è almeno da 15 anni quella di scaricarli subbati e la "moda del momento" è pagarli su Netfix. Però è un peccato che questo mercato, fatto di tanto impegno e passione, sia così ristretto, senza essere minimamente sostenuto da quelli che dovrebbero essere i fan dell'animazione giapponese in Italia. Anche perché il futuro potrebbe essere triste anche per coloro che sono abituali fruitori di fansub nostrani. Se realtà gigantesche come Crunchyroll iniziano a comprare tutto per tutto il mondo, continueranno a tradurre male come traducono ora se vedranno che il "pubblico non c'è" e la spesa sulla qualità non vale la candela. Forse i più mi risponderanno "tanto ci sono i sub  in inglese!" e avranno pure ragione, ma io ci terrei davvero che realtà come Yamato Video, Lucky Red e Dynit, che negli anni hanno alzato sempre più in alto l'asticella della qualità, pure riuscendo a portare gli anime al cinema, continuassero a esistere. Se la pensate come me e se, soprattutto, il prodotto vi piace, vi invito quindi sempre a sostenere gli editori nostrani.

E che dire della cover della opening a cura del grande  Jonathan Young?




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venerdì 5 agosto 2016

Godzilla di Anno - nuovo trailer in concomitanza dell'uscita giapponese


La gente che corre urlando per le strade con i mezzi di soccorso che intervengono, con una inquadratura dalla "insegna luminosa" stile Una pallottola spuntata. I palazzi moderni quanto quelli fighetti del centro storico che cadono, democraticamente all'unisono. Le musiche evocative tragico-epiche, con cori pseudo-latini che dicono distintamente all'inizio "peperooooooneeee pre-e-e-sooo" e mi fanno immaginare una soprano che deve abbandonare l'ortolano in fretta e furia, ma con il celebre ortaggio ottenuto eroicamente, prima dell'arrivo del mostro. I volti dei protagonisti, una quarantina di personaggi  che solo a vederli tutti negli occhi passano quaranta secondi, che parlano, parlano, parlano, dibattono e parlano, piangono e parlano, sorridono a denti stretti ma non smettono di parlare, devono parlare e parlare e parlare un casino, perché questo è un film in cui tutti parleranno infinitamente e inesorabilmente. Le inquadrature dell'inseguimento del mostro gigante, a bordo di elicotterini di plastica, con i dettagli su mitragliatrici giocattolo che fanno fuoco. Due o tre scene e i cannoni a difesa della razza umana si abbattono sul mostro, come fuochi d'artificio sparatigli negli occhi. Un'altra tonnellata di gente che parla, seduta, vestita però di verde militare, con aria grave, mentre continuano a sparare e sparare e sparare sul lucertolone, con effetti grafici degni di Megaloman, fino a che fa notte fonda. 


E infine guardiamolo, la star, il pupazzone. Una specie di variant zombesco-pupazzosa ed eccessiva del classico di Honda, sgraziata, piena di lucine rosse sul petto che si accendono e spengono ad intermittenza come un albero di Natale. Con le manone rachitiche e non quelle amabilmente cicciose di sempre. Con una coda orribile, animata con Windows 95, che sembra un lombrico iperattivo staccato dal corpo con una punta minacciosa come un pene di gomma. Con una testa animata fintissima, con denti fatti di carta-forno appiccicati a casaccio con colla vinilica, con gli occhi ricavati da inespressive palline da ping pong e con una complessità della animazione facciale pari al mostro dei biscotti.



E ovviamente tutti in Giappolandia sono "inscimmiati" duri, perché questa è la risposta della loro traduzione "pupazzo-power" a quel """"bruttissimo"""" film di Gareth Edwards, supportata dall'" Anno touch", che assicura deliri mistico-verbosi incomprensibili insieme ad una azione confusa e centellinata. Il film vuole essere così, vuole essere cupo per tornare alle origini, al capostipite di Honda. Vuole essere tradizionalissimo nella messa in scena del mostro ed effetti correlati. Vuole innovare, ma senza alterare il mito. Non vedo l'ora di vederlo, a dire il vero. Spero che lo portino in Italia, magari al cinema, sul traino magari del flano dal regista di Evangelion che per fare questo film non ha ancora finito di ultimare quei cavolo di film di Evangelion. Certo che battute a parte, questo film "trasuda letteralmente Evangelion", dalle inquadrature alla messa in scena, dalle musiche incalzanti e potenti ai mille dialoghi (che immaginiamo saranno criptici). I cannoni affastellati sulla riva pronti a sparare, con un sottofondo che non possiamo ascoltare nel trailer ma intuiamo, prima degli spari, essere, riconoscibilissimo: il frinire dei grilli. Dicono che Anno fosse molto depresso dopo l'ultimo film di Eva. Dicono che con questo Godzilla abbia ritrovato la voglia di dirigere e quindi il nuovo Eva potrebbe arrivare presto, un "presto" che considerati i tempi di Anno potrebbe essere pure di dieci anni. Ma non importa. Da fan di Eva so già che non posso farmelo scappare questo nuovo film del lucertolone... chissà se qualche editore temerario riuscirà a portarlo nelle nostre sale.
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martedì 2 agosto 2016

Berserk - l'anime del 2016 in onda adesso. Giudizio provvisorio sulle prime 3 puntate!


Come legioni e legioni di fans dell'opera del grande e lentissimo maestro Miura, anch'io attendevo con ansia questa nuova trasposizione animata. La linea grafica seguita è una ideale continuazione della impostazione scelta dallo studio 4C nella loro trilogia cinematografia che ripercorreva l'arco narrativo della cosiddetta "Età dell'oro", un mix tra grafica tradizionale a matita e grafica generata al computer che aveva già abbastanza diviso gli spettatori. Tuttavia "è Berserk!! ed è tornato!", quindi questo anime lo si guarda in devoto silenzio e senza perdersi una puntata, si va poi di volata a comprare il videogame per ps4 che uscirà in autunno e si aspetta il momento, secondo alcune voci "vicino", in cui pare che il saggio Miura pubblicherà, dopo una pausa geologica, il nuovo episodio del sacro e attesissimo manga sul Cavaliere Nero. Questo è il mantra da seguire religiosamente, chi non lo fa è uno sfigato e un ingrato. 
Devo ammettere che la tecnica misto 2D/3D non mi era dispiaciuta. Certo, avrei preferito di gran lunga un approccio più classico, ma uno stile di questo tipo aveva comunque il suo perché nella rappresentazione delle armature, delle spade, degli eserciti in armi e nella profondità dei fondali. I primi piani erano un po' da prendere con le molle, ma ci potevano stare. Le musiche erano belle evocative e soprattutto i mostri, come Zodd, La Mano di Dio e il Cavaliere del Teschio funzionavano bene. In questa nuova serie Miura personalmente supervisiona, tornano i doppiatori, il fantastico compositore è confermato. 


Purtroppo però l'animazione è prodotta del Lidl... cioè lo studio "Liden", ma l'assonanza con la celebre catena di supermercati discount, che rimanda a prodotti economici a volte di scarsa qualità, non è purtroppo un caso. Come conseguenza la computer grafica, che ruba gran parte della scena, ha un aspetto molto sbrigativo e raffazzonato che mi auguro con tutto il cuore venga sistemato meglio in ragione di una futura home video, magari priva di censure. Anche perché le animazioni chiave, la rappresentazione scenica e in genere il comparto artistico c'è e funziona bene, così come funziona la storia. Si è deciso di saltare un paio dei capitoli iniziali del manga, i primissimi e di sintetizzare un po' la trama, ma nulla vieta che i fatti mancanti vengano narrati in seguito, magari come flashback, magari come oav a parte. Incontriamo così quasi subito Lady Farnese e siamo già lanciati verso il capitolo degli inquisitori. La trama è veloce, si lega benissimo ai film precedenti e soprattutto conserva la forte carica splatter ed erotica del fumetto originale. Tutto questo l'ho apprezzato però in un crescendo narrativo e tecnico che dalla prima puntata, invero piuttosto deludente, ha iniziato solo con questa terza a far vedere qualcosa di interessante, soprattutto dal momento in cui entrano nel salone dei trofei. Così una serie che esteticamente non colpisce troppo, che guardo quasi con timidezza dal cellulare per non farmi impressionare troppo dai dettagli più grossolani, sta invece con il tempo, a mio parere, migliorando un po'. A livello di puro splatter rimane poi un gioiellino, è davvero l'Evil Dead degli anime, sanguigno, tetro, divertente. La Ammazzadraghi è davvero epica, sgraziata e potente. Il braccio artificiale a cannone e la balestra componibile sono tesi ugualmente bene. Il lungo mantello nero di Gatsu è davvero logoro, pesante, sinistro.  Le cose che contano sono già ben fissate. Un po' di rifinitura grafica generale sarebbe quindi davvero gradita e il budget per renderla possibile si potrebbero già ricavare dai preordini giapponesi per l'home video. Nonostante i limiti, nella visione  sto incredibilmente riprovando un po' del piacere di quando, almeno 20 anni, fa leggevo queste storie. Probabilmente a rileggere direttamente i manga "farei prima e meglio", ma alla fine mi sto comunque divertendo. Insomma, seguirò questa serie e al 100% la prenderò in home video appena sarà possibile. Sono uno schiavo di Miura, non posso farci niente. Se questo è invece il vostro primo approccio a Berserk, lasciate del tutto perdere l'anime e fiondatevi in edicola a leggere il fumetto, questo cartone animato del 2016 è principalmente rivolto a chi è in così grave crisi di astinenza dal manga da cercare come un drogato qualsiasi materiale a esso inerente, tra ciondoli, pupazzini e altre opere di Miura. Se non siete ancora entrati "in questo tunnel", dal quale non si esce, iniziate almeno dalla parte giusta del viaggio e troverete un fumetto che vale più di cento tesori nascosti. Buon viaggio, non sapete che invidia che mi fate! 

Talk0

sabato 30 luglio 2016

Ghostbusters - versione "quote rosa" - la nostra recensione



Sinossi fatta male: ragazzi statemi vicino con pensieri positivi che questa volta è davvero dura. Ho bisogno di tutta la vostra energia, scrivere questo pezzo è una specie di martirio auto-imposto. Procederò a tentoni e a casaccio quindi. Allora, c'è Erin (Kristen Wiig) che è tipo una docente universitaria di quelle materie scientifiche complicate, credo fisica. Lotta da anni per avere la cattedra alla Columbia, ci è arrivata a tanto così, questione di giorni, ma ecco l'imprevisto, il passato che bussa alla porta. In gioventù ha scritto un libro sui fantasmi insieme alla amica Abby (Melissa McCarthy), qualcosa di molto "a-tecnico" e ingenuo ma in grado di minare la sua credibilità nell'ambiente scientifico. Un libro che pensava scomparso e distrutto, con le ultime copie bruciate personalmente da lei, sino a quando se ne trova davanti una, in mano a un tizio che le chiede di indagare su una magione infestata. Lei declina e scopre che il libro è vivo e vegeto, ordinabile on-line, anche in formato e-book, perché la sua amica Abby, che lavora anche lei come docente ma in una facoltà sfigata, è finita in bolletta e con quello ci paga le spese di casa. Mamma la noia e il fastidio che ho anche solo nel raccontarvi la trama. Allora Erin va da Abby, che è ancora fissata con i fantasmi e divide lo studio con Jillian (Kate McKinnon), una biondina fuori di testa stile scienziato pazzo sotto crak. Un cartone animato vivente tutto faccette stroze ee stupidità che vorrete dopo due scene prendere a calci nel culo, ma non divaghimo.  Erin chiede ad Abby di ritirare il libro prima che venga scoperto dalla università, che poi non le danno più la cattedra, le accenna inoltre al tizio che ha la casa infestata e si è rivolto a lei. Come conseguenza tutte si gasano, fanno un balletto irritante (finto fino al vomito) e corrono a controllare se i fantasmi esistono. E i fantasmi esistono davvero, lasciano moccio verde ovunque, fluttuano, sono bluastri e quando scappano se ne scoreggiano via in scie blu. Le ragazze li riprendono e mettono il video su youtube, non prima di aver fatto un altro balletto di merda. Il video diventa vitale e ovviamente il preside della Columbia (Charles Dance... Poraccio, Ma che ci fa Taiwin Lannister qui dentro? Per buttarlo via in due scene ? Mistero.,.) lo vede per poi buttare fuori dalla facoltà Erin per manifesta "eccentricità". Ma i fantasmi ora sono reali, loro li hanno visti e si può far partire il business di acchiapparli, o meglio di "ufficio mediazione paranormale". I fantasmi pare si possano combattere e contenere ( ma non viene mai spiegato come o perchè) sulla base delle ricerche riportate dal testo sacro scritto dalle due scienziate da ragazze e grazie ai congegni pazzerelli che la biondina e fusa Jillian inventa a ripetizione mentre dà fuoco cantando al suo tavolo da lavoro. Jillian è sempre irritante. Sempre.  In poco tempo pure il preside della università sfigata di Abby la caccia via e il gruppo dovrà trovare una nuova sede per mettersi in proprio e soprattutto un segretario sexy (il "Thor Marvel" Chris Hemsworth). Incredibilmente il video girato nella magione infestata attira i primi clienti. E così arriva Wiston... cioè Patty, che porta il gruppo nella metropolitana in cui lavora per farle vedere un fantasma elettrico che loro affrontano con il primo prototipo di zaino protonico. Scena che fa cagare e in risposta alla quale il fantasma se ne scoreggia via in un raggio blu. E loro si mettono a rifare dei balletti di vittoria fintissimi dimmerda. Se questo è l'ultimo grido della comicità femminile, continui balletti di merda ed espressioni facciali cretine di chi non crede minimamente in quello che sta facendo o vivendo il suo personaggio, sarebbe da vietare alle donne la professione di comiche. Che fine hanno fatto Sarah Jessica Parker, Tina Fey, Diane Keaton, Whoopi Goldberg, Meg Ryan, Rebel Wilson? Ci sono in giro delle attrici comiche pazzesche!!! Perchè ridurre la comicità femmilie a questo streco maleodorante? Ma sono così scarse queste comiche ( soprattutto due, come in seguito analizzeremo)? Vorrei dare la colpa a Feig e basta, ma un'attrice dovrebbe ribellarsi quando interpreta scene tanto idiote. Ma andiamo avanti con il film. Anzi tagliamo, che non ne posso già più.  Di colpo la città sembra vittima di una escalation di attacchi operati da fantasmi come nel primo e seconda film. Chi ci sarà dietro? Un dio sumero che esce da un frigorifero non di marca? Un tiranno dei Carpazi dall'aria imbronciata perché quando lo hanno ritratto su un quadro maledetto aveva perso il suo orsacchiotto? No, solo un deprimente fesso al contempo stupido quanto geniale. No solo stupido ma con la parte  scritta malissimo.

Dai cacchio, ma è Ghostbusters?: Mi sono sempre piaciuti i film horror, fin da pupattolo. Amavo cacarmi sotto vedendo in tv le rassegne dello Zio Tibia per poi dormire con la luce accesa. Mi piaceva più di tutto quando l'eroe o l'eroina riuscivano a confrontarsi con mostro. Nonostante fossi terrorizzato amavo vedere questi film perché  gli eroi magari perdevano o arrivavano troppo tardi, ma riuscivano in qualche modo a prendere a calci il Babau che sta nell'armadio di ogni bambino (e che non era buono come gli spaventatori di Monsters & Co  che la Pixar avrebbe sfornato secoli dopo). I miei horror preferiti all'epoca erano senza dubbio Nightmare 3: i guerrieri del sogno, La cosa, ma anche il film a episodi L'occhio del gatto. In questi film c'erano gli eroi più fighi. Mi sono sempre piaciuti anche i film comici americani, la National Lampoones, i buddy movie con Eddie Murphy, tutto ciò che hanno creato Landis, Oz, Brooks, Reitman, gli Zucker. Mi piace tutto, da Stiller, Ferrell, Black, passando ai Farrelly, ai Cohen, a Peter Lord, Seth Rogen, a Todd Phillips. Tutto tranne ciò che riguarda quell'attore ignobile di Aston Kutcher (che il suo volto da ragazzo carino, a fronte di capacità espressive sub-umane, gli permetta di essere su pellicola è il più grande mistero della storia dell'umanità)  e Adam Sandler, che per me, Zohan a parte, confeziona solo lammerda in terra. I mix horror-commedia, cioè film che riescono ad abbracciare entrambi i generi,  mi gasano da paura ed erano pochi quando ero pupattolo. Film che stavano in un equilibrio difficilissimo da ottenere ma guarda caso, ancora oggi, i film che ho più cari. Film che quando dovevano spaventare erano degli horror a tutti gli effetti, prendevano la cosa sul serio, ti facevano tremare, i personaggi morivano in scena e c'era sangue dappertutto. Film che quando facevano ridere ritagliavano dei momenti ad hoc che non minavano la credibilità generale della cornice, non diventava un film comici, erano film con persone che sapevano "essere divertenti nonostante tutto". Ne avevo almeno tre di film preferiti di questo tipo: Gremlins, Un lupo mannaro americano a Londra, Chi è sepolto in quella casa (Raimi lo avrei scoperto in seguito) e appunto, e più di tutti, Ghostbusters (oggi aggiungerei anche in questa particolare categoria I recenti Krampus e L'alba dei morti dementi). Ora non vi racconterò (perché cacchio sto parlando a caso già da un casino di tempo) dei pupazzetti dei Ghostbusters che avevo in casa (con i fantasmini che si trovavano nel Nesquik... ma uno special sul fantasma con faccia da deretano del giocatore di football dovreste trovarlo indietro nel blog). Non vi parlerò dei lacrimevoli ricordi di infanzia legati all'unica volta che mio padre mi abbia mai portato solo con lui al cinema e di un'intera settimana passata con alle spalle un fustino di detersivo, collegato con tubo di mini-aspirapolvere, legato con corda e graffette alle spalle a mo' di zaino protonico. Non vi parlerò di Bill Murray, che da allora è diventato il mio attore preferito in assoluto, non vi parlerò del videogioco per c64 che mi aveva ipnotizzato ma non potevo avere (quello per Megadrive uscito anni dopo era magnifico) non vi parlerò della gioia folle che provavo a guardare i cartoni animati (quelli fatti bene, non la serie low budget incentrata su Slimer che era anche lei, senza alcun appello, come i film di Sandler,  lammerda). Non vi romperò le scatole con tutte queste menate, perché quel film era quel film, in quell'epoca, con quegli attori straordinari, con quel mondo straordinario. Sta di fatto che Gozer faceva una paura dannata, i suoi mastini facevano una paura dannata, la città invasa dai fantasmi faceva una paura dannata. Anche Slimer, quando ti correva addosso incazzatissimo, faceva paura. Dannata. E Murray e soci facevano i fessi con i test sui poteri mentali, si sognavano rapporti sessuali con donne volanti, collezionavano spore, muffe e funghi e dicevano "splendido, conservamene un campione!" se qualcuno del gruppo veniva smerdato da moccio ectoplasmico. Ma quando c'era da fare gli eroi non ce ne era per nessuno, si incrociavano i flussi, si salvava il mondo e ,come in quello storico e bellissimo episodio della serie animata, prevedevano a calci nel culo il Babau che si nascondeva nell'armadio. E a me il Babau faceva una paura dannata.




Con il nuovo film di Paul Feig era troppo attendersi che almeno questo, il connubio tra horror e commedia, venisse rispettato? Mi aspettavo, perché sono mesi che se ne parla, che fosse un film diverso, con dinamiche di gruppo diverse, con un umorismo diverso portato dall'esperienza di attrici comiche diverse. Sapevo quello a cui andavo incontro, l'ho accettato e ho pagato il biglietto. Ma quell'obiettivo minimo, alla base della credibilità di un film come questo, doveva essere rispettato, almeno lui. Spaventi e risate insieme in equilibrio sul filo del rasoio. E qui il film invece fallisce. Come sbaglia clamorosamente non sfruttando delle idee davvero valide. Fa rabbia vedere quanto in fondo, se gestito in modo meno miope e più coraggioso, poteva essere qualcosa di bello. Proseguo per punti, come fanno i bambini. 
Le tante buone idee: Kristen Wiig è bellissima e bravissima, la sua Erin si vorrebbe abbracciarla tutto il tempo. Ne sono innamorato pazzo. Sa essere timida ma decisa, ironica quanto sensibile, adulta ma con animo ancora ingenuo. E' il personaggio più credibile, autentico e "funziona". E' bello vederla flirtare come una ragazzina con l'idiotissimo toy boy interpretato (bene) da Chris Hensworth, è toccante quando parla del passato del suo personaggio. Ugualmente convincente è l'attrice comica Leslie Jones nella parte della gigantesca Patty, piantata con i piedi per terra, concreta, di cuore. Il suo carattere fiero, generoso e solare viene definito fin dalle prime scene, quelle in cui lavora come addetta alla metropolitana, e non muta di una virgola durante il film, rafforzandosi. Alcuni si sono scagliati su di lei dicendo che rappresenta uno stereotipo retrò delle donne di colore di bassa estrazione culturale e dal mio punto di vista ci hanno visto davvero male. Non hanno colto né la cultura né la forte autoironia e altruismo del personaggio e in genere non hanno forse mai visto in vita loro una donna che a New York lavora in un ambiente come il settore dei trasporto pubblici, così duro, sfiancante e deprimente che per sopravviverci occorrono tre quarti di santità. Vediamo Patty trattare con gentilezza i pazzi, fare da assistente sociale a un writer, conoscere la Storia che si cela ad ogni vicolo di New York. E' la più razionale, ha due palle grandi così nell'affrontare le situazioni più spinose ed in fondo è l'unica autorizzata a dire, come in un passaggio del film, se è vittima di discriminazioni razziste o sessiste. Molto buoni anche i ruoli di Andy Garcia e Cecily Strong, rispettivamente sindaco di New York e sua assistente. I due credono a quello che sta accadendo di soprannaturale in città, anche perché lo vedono, ma hanno tutta una strategia di basso profilo per non spaventare troppo la popolazione. Questa prevede una "consensuale" macchina del fango indirizzata alle Ghostbusters che in pratica le permette di agire, anche finanziate dalla città, ma solo se considerate pubblicamente delle ciarlatane. Ed è davvero una trovata carina, che diventa esilarante quando i due cercano di convincere tutti, con sempre più insistenza, che le persone che hanno assistito a fenomeni paranormali sono in realtà state vittime di gas chimici o allucinazioni collettive dovute all'innalzamento della temperatura  e che le Ghostbusters sono di fatto delle mitomani donne di mezza età fallite e depresse che fanno uso di effetti speciali per influenzare la gente. Il personaggio della Strong è divertente nel modo in cui in privato eccede in gentilezze nei confronti delle eroine per poi nel pubblico coprirle di melma. Garcia invece, da vero politico, ha il potere di far credere anche a chi ha appena visto con i propri occhi qualcosa di clamoroso di essersi completamente sbagliato. Il loro non è un ruolo molto ampio nella pellicola, ma è fantastico. La Jones e la Wiig insieme a Garcia e alla Strong sono i pilastri su cui si fonda la credibilità del film, gli attori le cui interpretazioni danno l'impressione per un momento che Feig abbia centrato il tono giusto. 
New York poi è quella che ci ricordavamo e in fondo tutto il settore "costumi e marchingegni" funziona. A livello visivo, concedendo delle licenze poetiche, inizia il secondo tempo e ci troviamo esattamente nel film dei Ghostbusters che volevamo vedere. Dura tipo tre minuti, non sappiamo bene come ci siamo arrivati o vogliamo semplicemente "dimenticarcene", ma sono i tre minuti giusti. 


Le grosse potenzialità non sfruttate ed erroracci concettuali alla base del film: questa è decisamente area spoiler, da leggersi dopo la visione o se proprio non vorrete andare in sala.

Quindi SPOILER 

Tra le pieghe della trama si accenna a Erin, che da piccola è stata tormentata per ben un anno dal fantasma della vicina di casa senza che nessuno le credesse. Si accenna agli anni solitari del liceo in cui ha trovato Abby come unica amica e al momento in cui insieme hanno scritto il famoso libro. Un libro fantomatico e mai spiegato nel contenuto durante la pellicola, ma che si evince, dal personaggio del villain, contenga informazioni importanti sull'essenza dei fantasmi e su come imbrigliare la loro energia. Si poteva scrivere un film intero, e nelle mani di un James Wan sarebbe stato un film fantastico, sull'infanzia e adolescenza di Erin, sulle teorie e magari i primi rudimentali strumenti creati da lei e da Abby per la caccia ai fantasmi. Dai film classici intuivamo che gli zaini protonici servivano per bloccare i fantasmi e avvicinarli alla trappola per poi imbrigliarli e portarli "in prigione" nell'ecto-contenitore, una specie di realtà parallela (nel cartone animato) addirittura esplorabile. Sarebbe stato Figo capire "come ci erano arrivate" Erin ed Abby a questa tecnologia, come avesse influenzato i loro studi e la loro vita. Parliamo di una specie di aldilà!!! Si potrebbe scriverci film e film sull'argomento!! Ora viene spontanea la domanda: "quindi basterebbe fare un prequel per aggiustare il tiro?". Forse sì, di certo aiuterebbe molto. Rimane però il fatto che tutto l'ambito para-scientifico della pellicola sia stato "trattato accazzo" e cercando di innovare a tutti i costi si siano confuse troppo le carte. Non si capisce, per esempio, la stessa idea di "fantasmi" che Feig ha in mente. Perché dovrebbero essere malvagi, se non di fatto influenzati da nessuna forza malvagia ancestrale? Si possono poi davvero, se non sul piano metafisico anche solo a livello morale,  "tritare e fare esplodere i fantasmi"? In assenza di ecto-contenitori (in pratica la base di tutta la caccia ai fantasmi secondo il film classico) e a monte dell'utilizzo della trappola una sola volta, si può realmente "ucciderli", come suggeriscono le armi create da Jillian (un po' dal niente e senza un perché... Presentare come fosse l'arsenale di Man in Black... Citazione? Mistero) , o l'uso delle stesse comporta solo un ritorno del loro spirito ad uno stadio più inoffensivo? Un altro dubbio viene dagli zaini protonici. Sono resi "inoffensivi alle persone e all'ambiente circostante non fantasmatico" e quindi capaci come unica conseguenza sul piano reale, se puntati verso terra, di far saltellare in aria chi li usa per uno strano "effetto di rinculo". Però a volte rompono statue e incendiano tende, "perché era bello e divertente farlo, perché c'era la battuta del tizio che strillava strano vedendo il locale a pezzi", mentre quando vengono usati contro una metropolitana in corsa, immaginiamo piena di passeggeri, non pare esserci alcuna conseguenza. Sul piano astrale invece consentono di legare i fantasmi e sbatacchiarli contro i muri, che di colpo loro avvertono come confini fisici delimitanti, ma possono addirittura arrivare a tagliare in due i fantasmi stessi con varianti più potenti dei raggi stessi. Chiaro l'intento di rendere meno pericolose queste armi rispetto ai film classici, dove il loro utilizzo distruggeva interi locali. Chiara l'idea di distaccarsi in parte dal concetto di trattieni-depotenzia-cattura del passato, alla base della caccia al fantasma "tradizionale" e forse avvertito come qualcosa di già visto. Però che confusione realizzativa! Ma davvero, e qui spero sia solo un mio abbaglio, "uccidere i fantasmi?". Ripeto, la cosa non è specificata, così come non è specificato il modo in cui il villain crea dei congegni per potenziare i luoghi infestati fino a rendere visibili i fantasmi stessi, utilizzando come unico riferimento il libro di Abby e Erin. Ve la giro da un'altra prospettiva più paradossale: Abby e Erin hanno smesso in passato di cercare fantasmi perché non ne trovavano quando loro stesse, sulla base del contenuto del fantomatico libro, erano in grado di creare un congegno per renderli visibili? Oppure, e peggio, è possibile che siano tutte euforiche e facciano i balletti di gioia quando vedono per la prima volta il fantasma nella magione infestata di inizio film, dicendole addirittura "sei bellissima" quando di fatto Erin (come viene spiegato solo più tardi nel film) dovrebbe invece essere stata perseguitata da uno di loro per un anno intero nella sua infanzia ? Almeno lei, non dovrebbe averne una paura fottuta? E qui torniamo al discorso che facevo prima, la paura che questo film dovrebbe suscitare e dalla quale fugge in continuazione. I fantasmi sono ridotti a cose colorate senza anima da disintegrare. Le armi sono giocattoli inoffensivi per il mondo reale, ma pericolose "a uso ridere". In fondo non c'è nemmeno mai "qualcuno da salvare", non si avverte alcun senso del pericolo. Il potenziale horror e la credibilità della trama sono presi e gettati via. Ed è un peccato perché bastava un po' di attenzione in più. Bastava tenere la caccia sui binari classici, bastava introdurre il villain non come uno che leggeva a caso un libro e creava dal nulla cose geniali, ma come uno che conosceva già Erin ed Abby, magari un assistente sfigato di cui entrambe non si ricordavano (e ci stava, considerando il carattere di Erin di dare attenzione solo ad uomini bellissimi). 

FINE SPOILER

Gli errori/ orrori più inaccettabili legati alla pellicola "in sé ": Melissa McCarthy e Kate McKinnon (che sarebbe pure molto carina) fanno cagare, perché i loro personaggi non sono mai credibili, totalmente sopra le righe, forzati, finti. Potrebbero funzionare (ma non farebbero comunque ridere)  recitando così in un film comico senza pretese che va avanti con battute a braccio di pura improvvisazione, perfette in ottica demenziale. Ma questo non è ( "non dovrebbe essere", per lo meno ) un film comico al 100% e sembra che le parti di trama importanti se le dimentichino per privilegiare battutine improvvisate su balletti, vocine stridule, scoregge. Stonano e quando fanno uso di gag basate per lo più su un tipo di comicità corporale risultano forzate, insulse, fastidiose, urtanti. Mancano solo le risate registrare delle sit-com più becere a corredo dei loro siparietti più laidi. Non si evince mai che siano davvero le scienziate che dovrebbero essere, sono la triste parodia di loro stesse. La scena delle "pringles" (che compare a culo di cane come se di colpo ci trovassimo in Scary Movie 8) è emblematica in questo atteggiamento e uccide letteralmente un momento che poteva avere un bell'impatto  nell'economia del film. La McCarthy e la McKinnon, davvero  mal dirette, danno l'impressione di non sapere che cazzo stiano facendo per tutta la durata della pellicola, confondono il film con la sua parodia da Saturnday Night Live. Di conseguenza non ci credono tipo "mai" nei loro ruoli e sminchiano il tono generale del film. Bastava che si spaventassero almeno una volta alla vista di un fantasma, "stringi stringi",  ma questa gioia non ce la offrono mai. Mai. E' come vedere un film alla Bourne Identity con un agente dormiente collega del protagonista interpretato in tutto e per tutto da Mr Bean che si esprime unicamente con gag alla Mr Bean. In più in questo caso "due Mr Bean" con un'idea di comicità inesistente, sul livello più triste delle comiche Zelig tipo "Sconsolata": non il massimo. 

Orribili anche i fantasmi, tutti i fantasmi. Viene abbandonata la rappresentazione semi-caricaturale (alla Slimer o stile i due condannati alla sedia elettrica del secondo film) o ultra-horror (i mastini infernali, Gozer e Vigo) a vantaggio di "tizi blu fluttuanti" stile cattivi televisivi di Scooby Doo che volano in cielo come scoregge azzurrine e lasciano come traccia di passaggio spiritico solo moccio verde (per lo meno c'erano mocci di più colore e consistenza una volta.., ma non voglio infierire). Sono figurine banali inconsistenti, le vedi due secondi e poi se ne scoreggiano via in una scia azzurrina. Salvo giusto il pupazzone finale e i mostri-citazione, il resto davvero è troppo inconsistente. 
Fa schifo anche la trama, che presenta voragini di sceneggiatura di vario tipo. Le più tollerabili riguardano personaggi che si incontrano a caso in un punto preciso della città nonostante prima si trovino a chilometri di distanza e non posseggano mezzi di trasporto, ma vabbeh. La voragine di trama più fastidiosa di tutte si palesa però quando le Ghostbusters hanno il primo incontro con il sindaco della città interpretato da Andy Garcia. Riferiscono di una indagine paranormale su vasta scala volta a giustificare l'intensità degli attacchi dei fantasmi. Il problema è che è un argomento di cui noi spettatori non sappiamo che poco nulla. Solo ciò che ci viene fatto intuire attraverso un fugace dialogo nella scena della metro di un sacco di minuti prima e la visione di certi dettagli nelle scenografie. Mancano diverse scene di raccordo, magari soppiantare in corso d'opera da cose tipo "le critiche dei fan al nuovo Ghostbusters". Una cosa un po' patetica che vi liquido in due righe. Dopo il primo trailer diffuso in rete sono piovute milioni di critiche e alcune di queste Feig le ha "appiccicate" al video virale di youtube che in questo film rappresenta il primo incontro del gruppo con un fantasma. Così i fan scrivevano "acchiappare fantasmi non è un lavoro da donne" oppure "i fantasmi nel video si vede che sono fatti male al computer" e le protagoniste "dal film" rispondevano a queste critiche, non mancando di denigrare i programmi tv di cacciatori di fantasmi e gli EVP. Decisamente la reazione di un isterico. Che brutte poi le scene di possessione... Ne avrete già avuto un assaggio dal trailer ma non potete davvero immaginare la portata dello schifo a cui arrivano. E poi c'è il tremendo remix pseudo rap a uso stupro del tema classico dell'86 di  Ghostbusters e il fastidioso e insostenibile maxi balletto finale dei titoli di coda che dura tipo 49 minuti (almeno quelli percepiti).
E poi il cattivo. In cattivo è inesistente e il livello di tensione che dovrebbe procurare nullo. Vorrei riempire dieci cartelle di world di insulti per una mancanza del genere. Ma Feig lo ha almeno visto l'originale, anche una sola volta?  Lo ha "capito"? O i fantasmi sono per lui solo brutti pokemon da catturare in giro per New York? Ha mai parlato con un fan della serie? Lo sa che molti bambini hanno vinto la paura del buio proprio grazie ai Ghostbusters e che i "comici protagonisti" di quel film dei primi anni 80 sono adorati quasi più dei supereroi? Crede davvero che chi critica male questo film lo fa solo perchè è sessista e razzista? Gli auguro di trovare un dio sumero nel frigo di casa.


Tiriamo male le somme:  Il dato incontrovertibile (da leggersi però come "mia schifata e soggettiva impressione del momento"... qui non vendiamo mai giudizi universalmente validi... E diamo del fesso a chiunque si esprima con termini tipo "oggettivamente brutto"...) è che Paul Feig, nonostante la lettera con cui si è raccomandato alla Sony per dirigere la pellicola scalzando gente più brava di lui, incredibilmente e sideralmente più brava di lui, non ami Ghostbusters e non gli sia mai importato di fare un buon film su quel modello. Zero interesse per la materia. Zero interesse per lo sviluppo della sceneggiatura nella parte horror, zero interesse anche solo per gli effetti speciali. Possiede buone se non ottime capacità nel dirigere le sue attrici, come ha dimostrato in altri film e come forse voleva fare qui, prediligendo una linea puramente comica. Ma qui non trova il tono giusto e ritaglia, soprattutto per la McCarthy e la McKinnon, delle parti che non c'entrano molto con il resto del cast. E'criminale poi come avesse garantito per mesi che il film sarebbe stato "terrorizzante", fottendosene sul nascere di questo aspetto-chiave.  E' lui l'anello debole di tutta l'operazione e gli hanno dato totale carta bianca sul lato creativo, le scuse stanno a zero. Ma come avete letto, o leggerete in seguito, nella parte sotto spoiler, le potenzialità per fare bene le aveva tutte, anche secondo le regole che lui aveva imposto. Alla fine ci troviamo davanti a un film che sa essere pure divertente a tratti ma in cui regna una assoluta e deprimente inconsistenza che si trascina fino alla fine. Non bastano le gag stupidine e dei balletti scemi per costruire un film, soprattutto quando fanno cagare. E alla fine non ci frega della trama. Non ci frega del "cattivo". Non ci frega dei fantasmi né degli un tempo amati zaini protonici. Non ci frega di tutta la menata del "girl power" da cui è partita, in modo vigliacco e ipocrita, tutta l'operazione. Non ci frega dei vertici Sony contenti per la pubblicità virale fatta solo di pernacchie nei loro confronti. Questo Ghostbusters 2016 fa sembrare Pixels il nuovo Men in Black. E rivedere un po' tutto il cast originale fare delle comparsate di pochi secondi, in cui irradia ancora il carisma di un tempo, non fa che accrescere il magone. 
Talk0

martedì 26 luglio 2016

Tartarughe Ninja : fuori dall'ombra - la nostra recensione.



Sinossi fatta male: Shredder, il malvagio capo dei "ninja del piede" che terrorizzava la città di New York con un folle piano a tema virus strani mutanti è stato sconfitto. La sua pazzesca super - tuta - esoscheletro da svariati miliardi, frutto della collusione con un importante magnate della farmaceutica, era stata demolita pezzo per pezzo da un gruppo di quattro tartarughe mutanti grosse come Hulk, aiutate dalla giornalista gnocca April O'Neil. Ma per misteriosi motivi che succedono solo nei cartoni animati (che implicano il fatto che al centro di New York non si trovi nemmeno una telecamera o uno Smart Phone), la sconfitta di Shredder non è stata filmata da nessuno né attribuita ai quattro eroi con guscio Michelangelo, Donatello, Leonardo e Raffaello. La popolazione ha creduto invece, in un inusitato moto di sospensione della realtà, che ad abbattere il capo ninja cattivo fosse stato il rachitico e imbelle cameraman di April, Vernon  (il "diversamente divertente" Will Arnett), che da allora si fa chiamare "il falco" e possiede superpoteri mediatici a livello del Mister Satan di Dragon Ball. Il mondo non è forse ancora pronto perché le eroiche tartarughe escano dall'ombra, cinicamente potrebbe ancora scambiarli per mostri, aspettare sembra la strategia migliore per il momento. Ma non tutte le Turtles sono d'accordo e stanno sorgendo a catena una serie di problemi interni al gruppo. I quattro eroi dovranno far fronte al più letale nemico di sempre: l'arrivo della loro adolescenza. Enormi brufoli verdi e animi che si scaldano per niente. La scoperta di avere delle individualità forti e una scarsa propensione a dare ascolto agli altri. Michelangelo, la Rockstar, vuole pubblicare a natale un cd rap con le voci del quartetto e non ne può più, ora che sono eroi, di stare nelle fogne che hanno come casa e da cui guardano fin da bambini il mondo, vuole camminare tra la gente comune senza nascondersi anche solo durante il carnevale, mentre tutti sono nascosti, vuole essere amato perché è sicuro che nessuno ora lo vedrebbe come un mostro. Donatello, il nerd tecnomaniaco del gruppo, sta diventando un precisino insopportabile, sempre più magro e sempre più geloso dei giocattoli che appiccica in modo sempre più invasivo sulla sua corazza. Non vuole che nessuno faccia casino con la sua attrezzatura. Raffaello lo spaccone, la montagna di muscoli, l'uomo action che cita Vin Diesel come nume tutelare ed è sempre pronto a menare le mani, l'unico dei fratelli che ha guardato negli occhi una tartaruga gigante femmina nella giungla, continua a lamentarsi per la leadership di Leonardo, perché si sente ingiustamente trattato da lui come un bambino. Quanto a Leonardo, effettivamente  non riesce a guardare i propri fratelli se non come mocciosi problematici, non condivide con loro importanti informazioni e continua a piagnucolare di quanto è difficile e solo il ruolo del capo mentre si sottopone a ossessivi e autistici esercizi con le spade. Ma l'adolescenza si può combattere e Splinter, il loro padre-topo-mutante, sa come affrontarla: lasciare che i quattro si "scannino-confrontandosi" fino a che imparino a ritrovarsi, finché capiscano che tutti loro, in modo diverso, sono ugualmente importanti per il gruppo, che non esiste un modo di essere giusto o sbagliato, che sono tutti fratelli. E non c'è niente di meglio per risaldare i rapporti di una bella minaccia cosmica e una nuova ondata di mutanti tra le strade di New York. Stanno infatti per fare la loro comparsa il terribile alieno Krang (doppiato in origine dallo specialista dei cattivi da cartone animato Brad Garrett e da noi dal doppiatore di Robert De Niro, Stefano de Sando) e il suo Technodrome, mentre il vecchio nemico Shredder (ora interpretato da Brian Tee) è riuscito ad evadere e a trovare come temibili, nuovi alleati i mutanti Bebop (il comico Gary Anthony Williams) e Rocksteady (il wrestler Sheamus). Ma in questa lotta le tartarughe non saranno da soli. Ad aiutarli, oltre a Vernon "il falco" e a una sempre più sexy April O'Neil, arriverà il sanguigno vigilante Casey Jones (Stephen Amell... Il bisteccone inespressivo di Arrow). 


Sempre più verde: il regista Dave Greed, che non a caso viene da cartoni animati come Earth of Echo, succede alla direzione di Jonathan Liebesman nel maxi giocattolone estivo di Michal Bay. Ed è un bene sotto tutti i fronti, perché è un fan della serie tv e sa esattamente dove portare la pellicola facendo la cosa più semplice: copiando i cartoni animati che guardava anche lui da piccolo. La sceneggiatura è sempre a firma  Appelbaum e Nemec e oltre ad approfondire l'adolescenza dei verdi eroi continua (e meglio) ad affrontare delicatamente e sorprendentemente, nelle linee narrative migliori della pellicola, i temi già affiorati nel primo capitolo come l'accettazione della diversità e la rilevanza della  famiglia come luogo più importante del mondo, il bene ultimo da preservare in un senso, ormai sdoganato terminologicamente, che si può dire "fast'n'furiesco". Per quanto concerne il restante 80% della sceneggiatura, come logica vuole per un secondo capitolo, aumentano in modo esponenziale le esplosioni, i personaggi strambi digitali su schermo, le scene d'azione sono più lunghe e coinvolgenti. Le tartarughe, assecondando l'anima più leggera del film, sono meno "grosse e cattive" e il tono, la fisica, l'umorismo e l'intreccio complessivo è più correttamente settato sui canoni del cartone animato, addomesticato per i più piccoli. Nonostante la presenza di attori e ambienti dal vivo, questo è a tutti gli effetti un cartone animato delle tartarughe ninja con computer grafica sbalorditiva di ultima generazione. L'imperativo categorico  perseguito è trascinarci, farci divertire per un centinaio di minuti come quando guardavamo lo show negli anni ottanta. E allora via alla caccia al tesoro di manufatti alieni che porta alla stramba avventura nella giungla dove Bobop per un istante si scopre parente del Pumba del Re Leone. Via all'inseguimento per le strade di New York, tra ninja motorizzati e macchine della polizia, con al centro dell'azione lo storico furgoncino dei cartoni animati (e non quell'aborto fighetto visto a fine del film scorso), truccato, superaccessoriato, armato, blindato, dotato di braccia meccaniche armate di nunchaku e tombini-proiettile non compresi nella confezione. Via al quasi metafisico scontro tra i cieli multidimensionali di New York con Krang e il suo esoscheletro gigantesco e corazzato con arti estensibili, armi laser e congelanti  (magari in attesa di vederlo in futuro combattere, probabilmente per questioni di leadership, contro Shredder e il suo di esoscheletro, che in questa pellicola sta un po' troppo "in panchina"... sarebbe eccitante). Tanta, tantissima azione, spesso su più fronti contemporaneamente, spesso alternata a tanti siparietti comici ingenui ma graziosi. Certo non manca lo sventolio di bandiere, in fondo siamo in un film prodotto da Bay, ma la cosa non ci disturba troppo. Certo la formula, combattimento finale compreso, replica molto quanto si è già visto nel primo capitolo. Ma è forse un male? 


Attori digitali:  Le tartarughe sono in forma, parzialmente riviste nella stazza e nel look rispetto al primo capitolo, più leggere e meno corazzate (anche se Raf sfoggia fiero nuovi spallacci sul modello di Mad Max - Kenshiro), ma sempre sulla stessa linea creativa (se non vi piacevano quelle non vi piaceranno queste). Sono dinamiche, sempre più differenti l'una dall'altra, acrobatiche, si chiudono pure "a testuggine"come non le avevo mai viste fare e menano alla grande, anche se il focus qui scelto è più negli inseguimenti che sui combattimenti. Anche Splinter sembra rivisitato, il vestito più sgualcito, il pelo più arruffato e l'aria meno severa rispetto al primo capitolo. Così assomiglia molto di più alla controparte animata anni '80 (in fondo la forma più amata) rispetto alla versione a fumetti moderna. E poi vengono i pezzi forti, almeno per il sottoscritto.
Giravano dei concept su Krang, Bebop e Rocksteady fin dal primo film, erano bellissimi e rivelavano
che la produzione si stava muovendo nella direzione giusta, ma era corretto aspettare un secondo capitolo e lasciare per il primo film che l'attenzione fosse tutta per le tartarughe. Si poteva introdurre con calma tutto il resto. E' per lo stesso motivo che Splinter e Shredder si vedono poco in Fuori dall'ombra (come un nuovo personaggio che qui viene solo introdotto), sono in qualche modo "vittime di turn-over" per consentire ai nuovi arrivi di presentarsi al meglio. Bebop e Rocksteady sono fenomenali, esattamente come dovevano essere e non sminchiati come accadeva ne Il segreto di Ooze. Sono stupidissimi e divertentissimi quanto massicci e temibili, pronti a buttare fuori la loro natura bestiale e quadrupede quando più arrabbiati (quasi un parallelo con Zootropolis). Hanno l'appeal del classico elefante nella cristalleria, più che di portentose armi biologiche. Ogni loro passo a fronte di inaspettati sporadici successi provoca danni enormi e insensati. Zero risentimenti e tristezza per essere diventati dei grossi mutanti, solo gioia. Sono grassocci, maldestri, sovraeccitati e in fondo infantilmente ingenui, con un contenuto nelle mutande post-trasformazione che li rende fieri. Non si può che volergli bene, incondizionatamente, da subito.  Gli attori si sono divertiti un mondo a interpretarli e questa gioia traspare al cento per cento, quasi si tocca, vorremmo andare a bere una birra con loro. Il look dagli anni ottanta non è cambiato di una virgola (forse gli spallacci a guscio di tartaruga mancano ancora, ma li vedrei bene implementati in futuro) e sta così fuori dal tempo oggi che, per giustificarlo, hanno deciso che il dinamico duo sia appassionato dell'epoca d'oro dei paninari, al punto da frequentare unicamente e ossessivamente uno spettacolare nostalgia-bar in cui si trova ancora nel 2016 un jubox con le canzoni di Vanilla Ice. Mi aspettavo Ninja Rap, che ho letto presente nei titoli di coda ma non ho trovato, ho sentito al suo posto Ice, Ice Baby. E' stato comunque bello, triste (nel senso di deprimente, come lo era 30 anni fa) ma bello. E poi c'è Krang. Vedere in un film Krang, il robot con "il cervello nella panza" sulla scia di tanti cattivi nagaiani, era il mio sogno bagnato fin da bambino. Quello era il pupazzo che volevo, non le tartarughe. Non si era mai visto nelle pellicole anni '80, quando invece era il perno della serie tv, insieme a tutti i suoi robottini. Mi ha sempre rattristato la sua assenza in considerazione del fatto che avevano realizzato per Grosso guaio a Chinatown di Carpenter un Beholder con la stessa sputata faccia di Krang. Di conseguenza perché non avevano provato a metterlo nei film delle tartarughe, magari pagando il noleggio del pupazzo animato a Carpenter? Mistero. Ma ora ci siamo e il personaggio è venuto davvero bellissimo da vedere. Con il testone rosa e i suoi tentacolini. Con la voce irritante e il carattere manipolatore. Con il supporto robotico che "lo prende a pugni" per alloggiarlo nella cabina di comando nella pancia. Krang è perfettamente viscido, tridimensionale, sgradevole, con il suo inseparabile e rugginoso robot con la faccia-finta di un Ranx ebete (chissà se pensarono al personaggio cyberpunk di Tanino Liberatore quando crearono l'alieno Krang, mi piace pensare di sì). Krang  è esilarante e può apparire goffo ma non scherza affatto quando bisogna menare. E' a tutti gli effetti il boss di fine livello in ogni videogame delle tartarughe.


Attori di carne: Il Casey Jones di Arnett sa il fatto suo, è massiccio, veloce, con una maschera pazzesca, la pazzesca ossessione per l'hokey e con una muscle car ancora più pazzesca.  Un simpatico psicopatico, tanto sopra le righe quanto buffo, un personaggio decisamente riuscito anche nella vecchia trilogia e che qui si riconferma gradevolissimo. Arnett si diverte a interpretarlo e qualche volta prova a rubare la scena alle star. E ci riesce. Sto seriamente iniziando a pensare che posso rivedere la definizione di "bisteccone inespressivo" che gli ho sempre affibbiato. E poi c'è l'effetto speciale migliore di tutti: Megan Fox. Fare la giornalista d'assalto in un cartone animato per ragazzini significa camuffarsi continuamente in modo buffo per seguire una notizia e la nostra April O'neil non lesina di completini ultra-sexy e audaci. Solo che rispetto alla eroina animata vestita con tutona anti-stupro giallo banana e stivaloni bianchi da cavallerizza Megan Fox è su un altro livello. Sa di essere una delle donne più desiderate al mondo e sfoggia senza esitazione un fascino esplosivo e ammiccante all'interno di micro vestitini che starebbero stretti a una barbie. Non sarà la più grande attrice della storia, ma ammazza che presenza. Anche il suo ruolo è stato messo un po' da parte, insieme a una comprimaria di lusso quale era Whoopi Goldberg, ma in effetti il ruolo di April nella prima pellicola era eccessivo, quasi da protagonista assoluta. Will Arnett invece è esattamente come nel primo film, insignificante. Non fa ridere tipo "mai", è penosa ogni sua comparsa sullo schermo anche quando è finalizzata a sbeffeggiarsi di lui, non ha alcun carisma. Si trascina lungo la pellicola con la sua palletta gigante di battute di merda come uno stercorario. Fortuna che si vede poco. In lingua originale ha una voce buffa, inutilmente da figo, al punto che in Lego the Movie interpretava Batman e in 30th Rock faceva a gara con Alec Baldwin su chi aveva il tono di voce più basso e più figo. In italiano gli hanno appioppato un doppiatore che non valorizza nemmeno questo suo unico talento. Un po' spiazzante Brian Tee su Shredder e non per colpa dell'attore, che una presenza scenica ce l'ha pure. Il personaggio si vede troppo poco e fa realmente poco rispetto ai divertenti, lunghi e cattivi combattimenti in cui si scatenava nel precedente film. Come ho accennato sopra, sarà una questione di turn-over, ma si ha quasi l'amaro in bocca. Forse Tee avrà l'occasione di rifarsi con il terzo possibile film. Ci si chiede quale ragione abbia comportato il cambio dell'attore precedente, Tohoru Masamune, mettendo anche da parte la prospettiva del suo "successore", che si speculava dalla prima pellicola interpretato dal personaggio di Fichtner. Forse per l'intenzione conclamata di renderlo qui un villain secondario? Forse per garantire in futuro a Fichtner di tornate in cattedra con un ruolo dal minutaggio più consistente? Lo sapremo solo vivendo. Tyler Perry infine ha già le faccette buffe giuste per incarnare lo scienziato pazzo Baxter Stochman ma il suo destino, che i fan del cartone animato già ben conoscono, è ancora tutto da scrivere. 


Una trama più "semplice": Certo la nuova impostazione "cartoonesca" della pellicola va a cozzare con tutto il lato scientifico che veniva invece esaltato (mai termine fu più "ambizioso") nel primo film e in questo ci lascia un po' le penne la serietà di Donatello, che si deve qui cimentare continuamente nell'esposizione di una serie infinita di irripetibili Supercazzole "pseudoscientifiche", basate sul nulla siderale, esaltanti se avete giusto sette anni. Vede un pezzo di ferro volare a cacchio su New York e da questo va a capire  grazie a un  programma eccezionale di sua invenzione che capta ogni tipo di onde e fornisce un database di tutto lo scibile umano, non solo che è un componente di una nave aliena, ma anche che è il pezzo di una nave con un preciso comandante in carica. Guarda un raggio bluastro e riesce a teorizzare che è l'effetto di un teletrasporto la cui traccia energetica riporta a manufatti presenti in un museo. Osserva una componente aliena di origini ignote e in tre minuti passa alla sperimentazione su se stesso senza effetti collaterali. Esticazzi. La quintessenza dello "scienziato che fa e dice cose scienziate", il "macguffin" definitivo per portare senza un perché la trama laddove nessun rettile era giunto prima. Un espediente quasi da truffa per inanellare scene d'azione senza costruire una trama sensata. Certo noi siamo qui per vedere le tartarughe che affrontano Bibop e Rocksteady armati di un carrarmato con mitragliatrice pesante all'interno della stiva di un aereo-hangar che precipita su una giungla tropicale. Alla fine ci si abitua anche a questa tecnologia-fuffa  e in fondo "chissenefrega". Quasi. Per me, per continuare questo discorso masochistico, l'apice  di non-sense si raggiunge comunque in una scena che riguarda Shredder e un museo (il modo in cui sia lui il primo ad "aprire" un certo congegno e non "chiunque" in duemila anni di storia umana per puro caso grida davvero vendetta) e susseguente analisi dei luoghi da parte di Donatello (che si poteva fare solo conoscendo cose umanamente ignote), ma è una bella lotta. Tuttavia posizionando il cervello su "off", la posizione che dovreste aver tenuto in memoria dall'ultimo Transformers, si possono sorvolare tali fesserie e godersi in pieno lo spettacolo.
Allora, mi è piaciuto?  Il film merita ed è divertente, passa veloce senza tempi morti, esalta come non mai, soprattutto se siete bambini o bambinoni cresciuti con i cartoni animati delle tartarughe. Un seguito si fa già aspettare con trepidazione e speriamo che i cinesi (che qui cofinanziano come nel caso dell'ultimo Transformers, sempre di Bay) ci mettano una buona parola. Perché se aspettiamo gli americani mi sa che sarà dura vedere qualcosa. Perché complice Dory, Independence Day Resurgence, l'ultimo di Wan, la linea lunga di Civil War e X-men (le tartarughe sono uscite a inizio giugno in Usa) e le nuove pellicole che in America e solo in America arrivano in questi giorni, dei 183 milioni costati, in terre yankee la Paramount-Platinum Dune ha ripreso solo 80 milioni. E alla loro audience poco importa se nel resto nel mondo, uscendo anche con un mese in ritardo,  ha già racimolati 233 milioni in più. Il film è un floppone. Floppone in patria ma non all'estero quanto Pacific Rim, che solo ora, a distanza di troppo tempo, riparte per un seguito proprio grazie ai fondi cinesi. Rischiamo di vedere una Megan Fox ultra-quarantenne la prossima volta, ma voglio con tutto me stesso sbagliarmi. Anche perché la prossima tappa del franchise, come trapela da dialoghi e indiscrezioni, dovrebbe essere proprio il misterioso oriente e sarebbe bello vedere i ninja del piede trasformarsi, acquisire quella consistenza "fantasmatica e zomboide" già intuita nella serie tv insieme alle espressioni facciali caricaturali da tanti piccoli Deadpool viola. E poi dobbiamo ancora vedere le trivelle del Technodromo, i robottini, gli altri mutanti (e io in un'operazione nostalgia metterei dentro anche guest star,riprese dal cartone animato e del fumetto come Usagi, Savage Dragon  e magari gli Street Shark, che in fondo non c'entrano una fava ma sono pure loro stretti parenti mutanti degli show televisivi per ragazzi). Questo TMNT fuori dall'ombra è appagante, ma ha molto l'aria per potenziale di essere solo l'antipasto a più ampi sviluppi del brand. Manca ancora un po' a queste pellicole per trasformarsi in tutto e per tutto in quel cabinato da sala giochi di Konami che mi fece innamorare del tartarughe nel 1990.

N.B: TMNT Fuori dall'ombra migliora sotto molti aspetti il film uscito un paio di anni fa, ma sostanzialmente ne ripercorre filosofia e tecnica. Se avete amato la prima pellicola anche solo come "guilty pleasure"amerete anche questa. Se la prima non vi è piaciuta è davvero molto difficile, se non utopia, che questa riesca a farvi cambiare idea. Pertanto pur nella nostra logica di non dare mai un giudizio sintetico, riteniamo questo TMNT 2 con un ipotetico "punto in più" rispetto al primo capitolo. A voi e alla vostra valutazione personale della prima pellicola consigliamo di agire di conseguenza. 
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