giovedì 6 dicembre 2012

The Twilight Saga: Breaking Down parte 2


Perchè io non ci sono?
Mi appassionano molto le indagini antropologiche. Siccome mi reputo un fan, un consumatore di oggetti di intrattenimento, sono felice quando riconosco in altri le mie stesse stigmate: brilla quella particolare luce negli occhi, si dipana la gioia sulle gote, la bocca si apre in autonomia emettendo sbavi e gemiti imbarazzanti. A questo segue un blocco delle canoniche funzioni cerebrali deputate al buon senso. La mente tocca un collasso da guru meditation e proietta nell'encefalo solo un insistito comando imperativo: devo vederlo-comprarlo, deve essere mio. In fondo non è che una manifestazione un po' contorta della gioia, ma nei tempi che corrono, laddove la gioia non è a buon mercato, è facile emozionarsi per le piccole cose; metaforicamente è prendere una boccata d'aria prima di tornare a respirare l'aria pesante della vita quotidiana. Per questo mi divertono molto gli eccessi, le isterie davati al nuovo trailer della tal pellicola. Soprattutto quando la persona che “si gasa” è un soggetto tranquillo tranquillo, mite e rispettoso del prossimo, che magari va al cinema in giacca e cravatta dopo una pesante giornata di lavoro, magari per accompagnare la morosa a vedere il nuovo abominio con Julia Roberts, perchè glielo ha promesso, perchè lo ha promesso anche alla sorellina della stessa, di 5 anni, che sta trangugiando popcorn (confezione sfamiamo-il-Biafra da 9kg, 8 euro, dal soggetto in questione pagata con somma gioia) con la compostezza e silenziosità di una motosega oppure, che è peggio, sta masticando i popcorn uno a uno, con cadenza paragonabile solo alla tortura dell'acqua, e a ogni morso si sforza di riprodurre il rumore di un raudo. È sera, piove, è più povero del previsto in ragione di un ingiustificato aumento del popcorn, ma prima della Roberts parte un trailer, una musica familiare si insinua nella sua mente, le prime inequivocabili immagini, sente un durello insinuarsi nelle parti basse e poi esplode: “C@!!#! C@!!#! C@@@@@!!######!!!!IL NUOVO FILM DEI TRANSFORMERS!!!!!!!!!!!!!” E allora si accorge di essere in piedi, che con la gamba alzata sta schiacciando il cranio dello spettatore seduto nella fila davanti alla sua, che la morosa sta con le mani chiudendo gli occhi alla sorellina, che qualcuno ha chiamato la neuro. Ma frega una sega, è felice, felice perchè ha visto un ammasso di computer grafica che gli ricorda un pupazzo di plastica e metallo che da piccino adorava alla follia. E anch'io sono felice per lui, tutti dovremmo essere felici per qualcuno felice, anche se si esalta per cose che non comprendiamo, soprattutto se si esalta per cose che non comprendiamo. Per quindici secondi di una fosca giornata è felice, io brindo ai quei quindici secondi. È con questo spirito che mi sono intrufolato a vedere l'ultimo episodio di Harry Potter, parte 2, oltre che per la curiosità del 3d, in uno spettacolo di post-pranzo presso il cinema Odeon di Milano. Orario strano, credo abbastanza inconsueto per il resto del mondo, che spinge  i primi ragazzini usciti da scuola nelle sale, che si riempiono di insospettabili professionisti in pausa pranzo e per il resto sono invase dai soliti vecchietti che in virtù della carta sconti si bevono di tutto, compresi i concerti 3d di Janis Joplin. Una folla che ho trovato interamente (vecchini a parte) composta da fan del maghetto della Rowling. Devo aver intravisto una distinta signora sui quaranta, con una copia dell'ultimo libro tra le mani, intenta a ripassare prima della pellicola. Luci spente, massimo silenzio. Poi gli scontri, quelli tanto attesi per chi ha letto, e il pubblico si animava, esultava, in più momenti applaudiva, applaudiva la mamma di Ron, applaudiva Piton, applaudiva Longbottom-Paciock, applaudiva e si commuoveva per Piton. Una collettiva celebrazione della gioia di cui anch'io mi sentivo parte, nonostante avessi solo visto di straforo i film, nonostante li avessi trovati tutto sommato bruttini e troppo prolissi, afflitti dall'interpretazione del figlio-del-produttore, passabile da piccino, monocorde da adulto, per nulla, mai, somigliante al relativo personaggio cartaceo.

Twilight per molte ragazzine è stato un fenomeno importante. Conosco alcune che non avevano mai letto alcun libro, al di là di quelli imposti dalla scuola, e Twilight è stato il loro primo acquisto autonomo. Personaggi che possono essere facilmente rapportati alla loro erà, situazioni in cui, in senso lato, possono riconoscersi. Vampiri e Lupi sono allegorie del futuro, non sono i classici vampiri e lupi di Underworld. La ragazza protagonista, in cui si immedesimano necessariamente le lettrici, è umana come in parte umani possono sembrare sia vampiri che licantropi: nel fututo non può restare tale (l'autrice è categorica, per le sue convinzioni religiose non potrebbe mai Bella rimanere zittella o passare all'altra sponda: le donne come le api sono destinate univocamente alla procreazione e a un godimento limitato al solo singolo atto fecondativo), deve necessariamente “evolvere in una delle due razze”, sposando una o l'altra causa. Solo che i vampiri sono aristocratici, individualisti, contorti e si presume ricchissimi. I lupi sono più proletari, vivono in grandi famiglie allargate come i messicani, ti danno il cuore e sono felici di mostrarti i frutti tangibili del lor impegno quotidiano nei confronti della comunità: una montagna di muscoli, da esporre a torso rigorosamente nudo, frutto di indicibili ore di palestra. Ovvio che ogni donna alla fine sceglie per lo stronzo con i soldi, che anche mentre ti bacia sembra che vomiti, la storia insegna. Certo, fosse contemplata almeno una via di mezzo...perchè Bella non può scegliere per un nerd uomo-pesce? O per un impiegato uomo-farfalla? Troppo ambiguo l'uomo farfalla? Ovvio che “si conceda” al più danaroso e solo dopo il matrimonio (l'anello della castità insegna). In fondo le donne sono programmate per questo fin da bamnine, no? E invece no! Dal libro, dai libri, è nato tra le fan un dibattito molto acceso, sono nate due fazioni armate e belligeranti, il team Edward (il vampiro ciuffo) e il team Jacob (il lupo Centocelle). Se le fan del vampiro non sorprendono, in fondo i vampiri sono delle rockstar maledette, secondo le interpretazioni più aggiornate, le fan dei palestrati messicani, cioè i lupi, ci sono e combattono per noi, facendo probabilmente uno sforzo titanico e capovolgendo la loro più intima natura. A livello sociologico questa è una vera bomba, la panacea degli esclusi dai piani divini, che ora possono fiduciosi sperare: “Posto che i soldi non li ho, posso mettermi a fare un numero raccapricciante di pesi e mettermi a dieta e allora qualcosa trovo!". Con in più la certezza che la ragazza plasmata in Twilight sul personaggio di Bella è una creatura fedele a vita, gnocca e dedita ai figli e alla preservazione del nido familiare. E questo grazie a Twilight, grazie agli integralismi dell'autrice e grazie, per quanto riguarda i film, al lupo Jacob, al secolo Taylor Lautner, e alla sua propensione al nudismo.
Wolfman:un vero lupo mannaro
Ovvio che le principali critiche a tutta l'operazione Twilight vengano poste in essere dagli uomini-pesce di cui sopra, esclusi dal triangolo insieme agli uomini-farfalla. Per i nerd, che si rifanno all'interpretazione letterale di miti e leggende, nonché a una considerevole quantità di post, video e libri da loro stessi scritti e autoprodotti sul tema, Twilight è un abominio. Un abominio letterale, in quanto melenso e scritto unicamente per un pubblico femminile, privo di vere situazioni eccitanti e combattimenti accesi. Un abominio filmico in quanto gli interpreti sono da telenovela e gli effetti speciali indegni per un dvd che sta sullo stesso scaffale del Mediaworld dei film dei Transformers. Poi le premesse. Nella storia del cinema, tralasciando la letteratura, i vampiri sono lupi travestiti da agnelli che irretiscono i deboli; le brave ragazze dovrebbero diffidare da tali creature, i vampiri sono cattivi anche se fighi (vedi Ragazzi perduti, vedi Intervista con il vampiro, vedi L'ammazzavampiri, vedi Bats, vedi La regina dei dannati, vedi Dracula 2000, vedi Dracula di Coppola), i vampiri sono comunque, sotto l'aria fica, dei soggetti bruttissimi (vedi Dal tramonto all'alba, vedi Vampiers di Carpenter, vedi Blade 1, 2, 3, vedi Vampiro a Brooklin, vedi L'ombra del vampiro, vedi 30 giorni di notte, vedi The night flyer, vedi Dracula di Coppola). I lupi poi o licantropi sono se possibile pure peggio, creature incapaci di contrapporsi al proprio istinto e destinate inevitabilmente alla morte, che il cinema ha letto sia nella chiave di arroganti possidenti terrieri – imprenditori senza scrupoli che il destino, per punizione ha trasfigurato in predatori autentici (vedi Wolf, vedi l'originale e il recente Wolfman, vedi In compagnia dei lupi), sia in chiave di malati terminali o metafora delle vittime di malattie come l'Aids (vedi Un lupo mannaro americano a Londra). Miti importanti e imponenti che hanno già vissuto di semplificazioni fantasy, nella saga Underworld così come in molti giochi di ruolo (tra cui the Elder's scroll), ma mai sono stati così ridotti ai minimi termini in Twilight. Se il Dracula di Coppola e tutti i vampiri del mondo non sopportano la luce del sole in quanto il sole rappresenta Dio, che li ha maledetti, in Twilight il sole ha un effetto strano sui vampiri e inatteso: li fa sudare di perline colorate come le bocce stroboscopiche di una discoteca. I vampiri vivono nell'ombra, per via del sole di cui sopra, i vampiri di Twilight posson tranquillamente prendere il sole su un isolotto tropicale. Se gli uomini lupo non si controllano e uccidono persino i loro congiunti per via dell'istinto, i lupi di Twilight si trasformano quando cavolo vogliono loro e sono mansueti come cuccioloni. Ovvio che, dal punto di vita della corrispondenza al mito, la saga di Twilight svuoti di significato le due figure: situazione economica a parte, vampiri e lupi sono più simili a dei supereroi che a dei mostri da romanzo gotico. Ma l'autrice non puntava a questo, come già spiegato.
Gary Oldman con Keanu Reeves nel Dracula di Coppola
Poi ci si fionda a criticare Kristen Stewart, l'attice che impersona Bella, in quanto soggetto amorfo, scarsa propensione empatica (ho un geranio che è più espressivo di lei sul mio terrazzo), risibile gamma delle espressioni facciali, che in sostanza si riducomo a una solo espressione, quella della perennemente arrapata, che utilizza sia nelle scene comiche, che nelle scene d'azione, che quando fa il bucato. Critica valida, ma superlfua alla resa finale. Le ragazzine devono immedesimarsi in Bella, è giusto che il personaggio appaia più neutro possibile. Io avrei quasi girato tutta la pellicola dalla prospettiva in prima persona di Bella, non facendo vedere mai il personaggio quindi, l'effetto sarebbe stato migliore. Certo il fatto di avere solo un viso perennemente arrapato non aiuta l'immedesimazione.
Questo è quanto. La saga si conclude dopo aver macinato un numero considerevole di soldini con questo ultimo episodio, episodio che regala una iniezione di azione in più rispetto al romanzo, inserita quasi ad accontentare chi accompagna la propria ragazza-figlia-moglie al cinema per fargli dire all'uscita, magari inconsciamente: “beh, in fondo mi sono divertito!”. L'importante è che si siano divertite loro e magari per ricambiare ci accompagnino al cinema a vedere il prossimo film con Vin Diesel, magari quello con le macchine tamarre guinto al capitolo 6. Un po' per uno. 
Talk0

mercoledì 5 dicembre 2012

All superheroes must die – VS



Si chiamava Versus o semplicemente VS, finora è stato un oggetto oscuro per i più,  esisteva giusto un trailer datato 2011.

Per la regia e sceneggiatura di Jason Trost, il film sembra essere un incrocio tra Kick-Ass e Saw l'enigmista, nello specifico un Kick-Ass VS Jigsaw.
Simon, antenato di Dance Dance Revolution
Scopro da imdb che questo Jason Trost ha una passione per i film dai nomi corti e il suo ultimo successo del 2011 è relativo alla versione grande schermo di un suo corto di esordio, “FP”. Poi la produzione per dare maggiore tono all'opera lo avrà convinto a rivedere il titolo, a ritornare sui suoi passi e dopo mesi di discussioni e notti insonni in cui tutta la produzione poteva essere a rischio, in cui la vita cinematografica di tale opera era a rischio, si è decisi per un compromesso, sofferto, che avrà sicuramente scontentato la visione mistica di Trost, la sua ossessione di fare film con titoli di due lettere. Così la pellicola che sarebbe stata “FP” ricade in un più banale “The FP”. Tutto è distrutto. Una crudeltà che oggi si perpetra con violenza inaudita, laddove “VS” viene stuprato nella sua essenza a beneficio di un wertmulleriano “All superheroes must die”. Ti prego Trost, non cadere nella trappola della depressione e dell'alcool.
Di cosa parlava questo “The FP”? In un futuro post apocalittico, due gang rivali combattono per il controllo di un territorio noto come Frazier Park (FP per l'appunto). Pistole? Arti marziali? Lanciafiamme contro moto armate di mitra (qualcuno si ricorda Fuga dal Bronx, stracult italianissimo degli anni 80? Che nostalgia...)? No. Si sfidano a gare di Dance Dance Revolution, quel gioco da sala giochi di Konami in cui bisogna ballare su una pedana che si colora in zone diverse (un Simon musicale, quindi). Certo non il Dance Dance Revolution classico, un Dance Dance Revolution in cui chi sbaglia muore, come la partita di basket di Jena Plenskin in Fuga da Los Angeles. Wow! Eccovi il trailer se non credete a quanto ho appena scritto, per ovvie ragioni come logica e buon senso.
Una scena da "The FP"

Voglio vedere questa pellicola, la voglio in blu ray con la firma autografa del regista. Ovvio che dopo un simile exploit qualche produttore abbia voluto spontaneamente coprire di soldi Trost. Anch'io lo avrei fatto spontaneamente. Un dannato genio. Ed eccoci a noi, a VS, che voglio chiamare così per Trost, che così lo aveva pensato. Perchè i produttori di Hollywood potranno privarci della vita ma non ci priveranno mai della libertà (copyright Mel Gibson).
Quindi in assenza di un nuovo imminente Saw e di un ancora in produzione Kick-Ass 2 si direbbe un giocattolino niente male per trastrullarsi un'oretta felice tra popcorn al microonde e fiotti di sangue a sporcare tutine in spandex. Certo non c'è dietro né James Wan (Saw, Dead Silence, Insidious) né Matthew Vaughn (Kick Ass, Kick Ass 2, X-men – l'inizio, Pusher, Star Dust e accreditato per essere uno dei più papabili registi per Star Wars 7). Ma abbiamo Trost! Il tizio di “The FT”!! FT che ha fatto strage in tutti i festival indipendenti di genere. Tra serio e faceto, se ha vinto qualcosa e il mondo non è pieno di solo corrotti, a qualcuno deve pur essere piaciuto! E parrebbe che simile fama-fandom abbia apprezzato anche VS! (certo pure io al Far East Festival di Udine del 2012 ho esultato alla visione del film "The 33d Invader" insieme a una folla disumana di allupati nottambuli, a volte nei festival si esulta felici anche per cose che, a mente fredda, si potrebbero a rigor di logica considerare colossali puttanate, ma che a livello emozionale si ricordano come grandiose puttanate).
Una produzione indipendente quindi, presentata peraltro al Toronto Afther Dark Film Festival con successo (appunto), che si appresta a esssere vista dai più, magari al cinema, magari solo in home video. Le aspettative per ora non ve le so quantificare, a Toronto non ci vado da...mai? Ecco, ora mi sono depresso...
Sarà distribuito in poche sale americane (nonostante The FT???? Bastardi!!) e se farà il botto chissà... magari pure in Papuasia e quindi tra 5 anni passerà pure da noi su Rai 4. Certo spererei in tempistiche più felici, ma davanti a proposte di questo tipo bisogna stare cauti.
Pertanto eccovi il trailer aggiornato, definitivo, con nuovi eccitanti flani e nuovo nome, trailer che sembra essere stato realizzato con maggiore investimento di tutta la pellicola.




Buona visione. Talk0

martedì 4 dicembre 2012

Bullet to the head

Titolo italiano “Jimmy Bobo – un mito diventa leggenda”



Con un appeal simile, questo film non me lo farei scappare per nulla al mondo. Quando Sly impersona personaggi con nomi simili il successo al botteghino è da ritenere assicurato.
Un nome davvero originale per la distribuzione italica dell'ultimo film di Walther Hill interpretato dal granitico Sylvester Stallone. Ma tant'è, dopo Rocky, Rambo (che in originale era il molto più prosaico “First blood”), Slallone sarà anche Bobo. Ma che dire di questo Bullet to the head? È un fumetto l'ispirazione, un fumetto della Vertigo, divisione DC d'autore-adulta. Da qualche parte abbiamo parlato di Transmetropolitan, altro fumetto celebre della Vertigo, e parleremo presto di 100 bullets. Grandi autori, storie forti. Ma in questo caso Vertigo non produce, ma importa una graphic novel francese dal titolo Du plomb dans la Tete di Alexis Nolent. Un noir ambientato a New Orleans perfetto per essere convertito al cinema in un buddy movie, con la strana coppia qui formata da un assassino in disarmo (Stallone) e un detective (Sung Kang, visto in un ruolo convincente in fast'n'furious 3, 4 e 5). Al cast si aggiunge peraltro Jason (Conan) Momoa e Christian Slater. La notizia davvero pessima è che il cast tecnico è stato quasi integralmente mutuato di peso dal “capolavoro” Sono il numero 4. Male, molto male. Cosa aspettarci dunque? Ve lo faremo sapere...
Talk0

lunedì 3 dicembre 2012

The Ring

The Ring – Collezione blu ray by Dynit


Può una ragazzina giapponese in vestaglia da notte e con i capelli lunghi a coprire il viso essere uno dei personaggi più terrorizzanti di tutti i tempi? Bambini inquietanti non sono mancati nella cinematografia, il piccolo Damien di "The Omen" e le gemelline di "Shining" hanno privato del sonno più di una persona, ma erano gli anni 70. I veri mattatori delle pellicole più terrorizzanti quasi fino al duemila rimanevano grossi tipacci armati di machete o motosega o segaligni babau con guanti artigliati. Ma i tempi passano e quando lo scettro di mostro del mese passa ai mattacchioni Ghost Face di Screem il genere è in piena crisi e non fa altro che stare a parlare di se stesso. Partono remake di remake di remake e questa tendenza sembra non avere più freno. Poi qualcuno va in Giappone e torna con The Ring. Il terrore assume tutto un altro significato, si amplia. Non sono tanto gli effetti speciali, non è la ricchezza della produzione, è l'idea, il concetto stesso di orrore a essere nuovo per noi occhi a palla. Finalmente qualcosa torna a scuoterci da dentro, senza ricorrere all'esposizione di frattaglie. Folgorante: la concezione di terrore degli orientali è del tutto diversa dalla nostra. Certo è stata una vittoria facile.
Al di qua dell'oceano i tipacci di cui sopra dominano un genere particolare, non il più mostruoso in assoluto, ma quello economicamente più appetibile per i produttori: i teen-horror. Spettacoli per popcorn, risate di gruppo con qualche spavento gestito ad arte qua e là, con stacchi veloci di camera e striduli commenti sonori a sottolineare lo shock. Quello che genera paura sono, nella maggior parte dei casi, le conseguenze dirette di qualche atto stupido (o che i genitori dicono essere brutto). I nostri personaggi da film horror fanno in genere qualcosa di moralmente sbagliato, non importa che siano però dei “mostri”. Fanno le classiche cacchiate dei giovani, bevono, rispondono male ai genitori, si drogano o copulano prima del matrimonio, non aiutano il prossimo, parlano male degli anziani, ascoltano la musica ad alto volume, non vanno a scuola. Trasgredire e commettere le azioni di cui sopra in genere fa incacchiare i genitori che mediteranno un'adeguata punizione. Sono cose di tutti i giorni e chi più chi meno chiunque può immedesimarsi in certe situazioni, per lo meno potenzialmente. Anche se gli horror sono diretti a essere vietati ai minori, sono sempre i più piccini che ne fruiscono e quelli che ne ricavano la maggiore paura: “stai vedendo un film vietato, vero? Sappi che stai sbagliando e allora ti faremo cacare addosso di gusto”. Ed ecco che arriva la punizione. Il mostro-moralizzatore. La filosofia è la stessa delle favole: “se non mangi la minestra arriva l'uomo nero” (dai siate seri, non leggeteci per forza allusioni sessuali...). Ed ecco che ai trasgressori viene incontro Jason armato del suo grosso machete (ecco, appunto...). Se i pischelli si spaventano, gli adulti spesso non vedono il vero terrore in questi spettacoli, essendo vissuti ai tempi de "L'Esorcista" e de "La Cosa" di Carpenter; i teen-horror sono pappetta. Chi si diverte invece sono quelli che non sopportano certi atteggiamenti dei giovani, forse inconsciamente invidiando di non esssere più tali o non abbastanza spregiudicati, e quindi si immedesimano nel mostro sterminatore-moralizzatore. E i produttori lo sanno, nei teen-horror sopravvive solo la brava ragazza, vergine, altruista, pura e sottovalutata dai suoi compagni di sventura: in un mondo malato la purezza, quella dei deboli e degli innocenti, vince sempre. Se non fosse stato per il quantitativo di budella estratte e gli spaventi si può affermare di essere davanti quasi sempre a spettacoli a lieto fine. Al di là dell'oceano, in oriente, le cose vanno in modo del tutto differente. Mi ripeto, se l'ondata dell'horror orientale fosse capitata nei settanta, mentre da noi impazzava il migliore Dario Argento, Fulci e ci metto pure il primo Romero oltre ai giganti Carpenter, Cronenberg e Kubrick, non so se avrebbe attecchito tanto bene. Il fatto è che ci stanno sti cacchio di teen. Non me ne vogliate, amo Krueger e ne parlerò più volte con stima, ma una decina di anni fa, anche i mostri erano nella loro forma più loffia, decadente. Non intagliavano ragazzotti come ai primi tempi. Al di là dell'oceano la paura è qualcosa di atavico, a stretto contatto con il concetto di maledizione. Non importa quanto ti comporti bene nel mondo reale, personaggi buoni e altruisti sono destinati a capitolare senza scampo. Negli horror orientali esiste una colpa originale, che si perpetra nel tempo attraverso il cosiddetto “rancore”. I fantasmi orientali sono emanazione di questo rancore e infestano luoghi od oggetti in passato legati a fatti di sangue. Risiede qui la peculiarità del j-horror: non c'è un rapporto diretto tra errore – punizione, i fantasmi non colpiscono chi ha fatto loro (o alla società in senso lato, come nei teen horror) degli sgarbi; sono creature spersonalizzate, un'eco delle persone che erano, posti a guardia di un territorio: chi entra muore. Nel momento stesso in cui la maledizione o rancore colpisce, ogni via di scampo è preclusa, l'incauto personaggio è come se avesse già attivato una mina la cui esplosione è solo questione di secondi. Le colpe del passato creano tragedie, le tragedie risuonano negli anni attraverso il loro ricordo e puniscono, con il rancore, chi ha dimenticato, chi fino ad allora ha vissuto la sua vita senza patire quel dolore. Potremmo dire con un'espressione appropriata: “le colpe dei padri ricadranno sui figli”. E' come se la terra urlasse per le atrocità dell'uomo. La via di fuga da questo rancore è il “non dimenticare”, mai, le colpe passate. Il sottile messaggio di questa impostazione è sproporzionalmente più adulto rispetto ai teen. I teen dicono: “se ti droghi arriva l'uomo nero”. I j-horror indagano sulle colpe delle generazioni passate, che ora danno in mano ai giovani un presente deviato, instabile e pericoloso. Discariche, capannoni diroccati, abitazioni abbandonate. Quancuno più in gamba di me ci vede lo spettro di Hiroshima e Nagasaki, ferite aperte del Giappone, che riecheggia ancora oggi con la contaminazione delle centrali nucleari: gli errori del passato non sono serviti a migliorare il futuro, ragioni economiche spingono a mettere sempre più da parte la sicurezza del futuro. Questo può estendersi anche all'inquinamento, alla criminalità, alla corruzione della politica. Si ha la consapevolezza che anche se si opera al meglio per migliorare il mondo, la prossima generazione sarà ancora in bilico e quindi dovremo impegnarci con maggiore passione. Se il messaggio, forte, nasconde un senso civico positivo e lodevole perchè è volto alla speranza, al migliorare le cose, non nasconde la cinica consapevolezza che l'uomo è destinato a fallire di continuo a rendersi reo di collane infinite di maledizioni. Lo sguardo cinematografico risiede su questa ineluttabilità di aggiustare il passato pur con la buona volontà di aggiustare le cose a posteriori, riconoscendo le colpe della società. I fantasmi del passato, letteralmente, vengono a popolare i nostri incubi. Non si può avere con loro un confronto fisico, non si può come Ash ne "La Casa" impugnare una motosega e farla pagare al fantasma. Il fantasma è immateriale, non esiste che nella nostra mente ed è persino slegato da chi era in passato, è “altro”. Il fantasma uccide, terrorizzando, si direbbe uno shock mentale come quello praticato dal buon vecchio Ghost Rider di marvelliana memoria. La tragedia è che non c'è quasi mai via di fuga, gli spettatori dei j-horror in cuor loro sanno che prima o poi finirà male e nello spettatore cresce la peggiore delle angosce, la certezza che si stia solo assistendo ad una prolungata esecuzione di una vittima. La paura più grande di tutte, l'ineluttabilità di sfuggire a un destino tracciato da colpe di persone venute prima di noi.
 
Il successo di queste opere è straordinario. Dopo Ring ecco quindi arrivare il bellissimo Dark Water e l'agghiacciante (almeno per quanto riguarda la trasposizione televisiva iniziale) Ju-on. Nell'ondata del “pigliamo tutto dall'oriente” dalla Cina arrivano invece i fratelli Pang con la trilogia di The Eye, entra in gioco un altro mondo: il buddismo riveste di affascinanti connotazioni i legami del mondo dei vivi con il mondo dei morti, ne riparleremo. Seguono un centinaio di film, più o meno declinazione dello stesso concetto, migliaia di sequel e remake che putroppo fanno cumulo, intoppano: prematuramente viene a noia questa ondata orientale come dopo un'indigestione di peperonata. L'horror moderno intanto si evolve sullo splatter estremo e sul gioco mentale di vittima e carnefice, arriva il giustiziere Saw. Da lì a poco nasce l'horror da telecamera di sorveglianza alla Paranormal Activity e siamo già ai giorni nostri. Non ho parlato di The Blair Witch Project? Gran film, ma che scopiazzava l'immortale Cannibal Holocaust, ancora anni settanta, ancora il grande horror made in Italy. Quando la paura era lo straniero, lo scontro culturale, quando la paura era l'inefficacia della fede nel proteggere un gregge sballottato dai tempi moderni. Anche di questo  riparleremo.
Ring è il capostipite di questa ondata, dei primi anni duemila. Possederlo in blu ray è portarsi a casa un pezzo di storia del cinema horror contemporaneo.
Una cassetta vhs uccide chi la guarda entro sette giorni. Una urban legend in piena regola. Se ti rechi in villeggiatura in una località tra i boschi, potresti trovare vicino a un videoregistratore una cassetta vhs che nessuno sa a chi appartenga. Introducendola nel lettore, per la curiosità di vedere cosa effettivamente sia, vengono trasmesse dalla tv immagini strane e inquietanti. Dopo la visione del nastro si riceve una telefonata in cui una giovane voce femminile dice alla vittima: “sette giorni”. Iniziano gli incubi, la misteriosa Sadako appare come figura spettrale. Poi arriva il settimo giorno, il fantasma viene a prendere la vittima, fine dei giochi. Decessi misteriosi attirano l'interesse della stampa, qualcuno inizia le indagini. La ricerca della verità costituirà un ingegnoso puzzle da risolvere, che parte dalla visione e comprensione della cassetta stessa. Pur nella circostanza che i “detective” sono i primi a incorrere nella maledizione. Ma risolvere il caso porterà alla salvezza? Spezzerà la maledizione?
Koji Suzuki scrive questo racconto nel 1991 ed è fino ad oggi la mente dietro a tutti i Ring, orientali come occidentali, oltre che il papà di Dark Water. Sapevate che è uscito in giappone, basato sul suo ultimo lavoro “S” il film Sadako 3d, proprio quest'anno? Vi linko il trailer in attesa che qualcuno in Italia si svegli a pubblicarlo.



Ecco come è avvenuta la promozione del film in Giappone...



State tranquilli, nel caso non arrivasse mai, cosa che dubito, è già in cantiere un remake americano. The ring 3d che Imdb dà in uscita per il 2014.
Si può dire che il buon Suzuki sia un autentico maestro della tensione, il migliore nel rappresentare il “rancore” come sopra descritto. Sebbene gran parte della sua opera riguardi “The ring”, gli spunti narrativi sono sempre originali e degni di interesse e il nostro si muove agevolmente anche in ambito fantascientifico. Non è stata quindi una sorpresa che qualcuno si sia fatto avanti a proporre una trasposizione della sua opera maggiore. Nel 1995 arriva quindi Ring Kanzenbam e no, non è il Ring che pensate voi. E' un film tv misconosciuto ai più. Presente la figura spettrale che esce dalla tv? La terribile Sadako Yamamura o Samara in versione occidentale? Ok. E se fosse una bella gnocca completamente nuda? Stareste probabilmente vedendo Ring Kanzenbam.


Sì, i sub in spagnolo donano quel “tocco in più”. Wow.
Dopo questo evidente passo falso, The Ring passa nelle mani di qualcuno più capace. Al secolo il regista Hideo Nakata e lo sceneggiatore Hiroshi Takahashi, che nel 1998 realizzano la prima pellicola cinematografica. O meglio, una delle due. In parallelo viene infatti prodotto un altro adattamento del racconto di Suzuki che era il diretto seguito di Ring, dal titolo Spiral, a opera del regista-sceneggiatore Joji Iida, stessa produzione, pure parte dello stesso cast. Grande paese il Giappone: ti piace un film? Non devi aspettare 5 anni per un seguito, sperando che regista e attori ci siano ancora tutti. Basta che esci dalla sala, ancora tutto gasato, passi alla cassa per prenderti un secondo biglietto ed entri nella sala accanto dove è già in programmazione il sequel! Figata!!
Il film di Nakata è un capolavoro e diventa la testa di ponte dell'invasione j-horror in tutto il mondo. Viene realizzata anche una miniserie tv, mai vista oltre il giappone, di 13 episodi.
Il film di Iida è molto buono, ma non se lo fila nessuno. Al punto che nel 1999 viene messo in cantiere Ring 2, seguito diretto della pellicola di Nakata e Takahashi e agli stessi assegnata, che letteralmente cancella la time-line dell'opera di Iida andando da tutt'altra parte. Ma Spiral godrà a sua volta di una serie televisiva di 13 episodi da un'ora l'uno. Ma siccome non è piaciuto troppo la trama sarà di nuovo stravolta rispetto allo scritto originale di Suzuki. Per me ciò è male, Spiral mi era piaciuto...
1999, ecco che arriva il remake coreano di Ring, Ring Virus. L'opera risulta un adattamento più fedele del romanzo di Sukuzi, solo che i protagonisti hanno ora nomi coreani e leggere modifiche vengono apportate al character di Sadako, che diventa Park UnSeo, è ermafrodita, ama suo fratello, lavora con lui in un night club (...oh mio Dio, mi gira la testa....).



Ma che sta bevendo quella, roba gialla?...
Siamo nel 2000 ed ecco arrivare Ring 0: Birthday, Nakata si è stufato e fa dirigere a un altro. La storia è di Takahashi, ma si ispira comunque a un racconto di Nakata: vengono narrati eventi di 30 anni prima alla linea temporale di Ring e Sadako diviene il personaggio principale. Viene anche realizzato per l'occasione un fumetto. Ottimo successo per entrambi.
Sempre nel 2000 esce per la console Dreamcast The Ring: Terror's Realm, un bel survival horror alla Resident Evil dove Sadako impazza in un mondo virtuale. IGN lo premia con un orrido 5.4 e ha pure ragione!




Esce pure un altro gioco, Ring Infinity per una console giapponese misconosciuta, il WonderSwan, un'avventura testuale su cui mai nessun occhio occidentale ha mai avuto la possibilità di posarsi.
Anno del signore 2002, esce il remake americano di The Ring, forse la migliore pellicola di sempre del regista Gore Verbinski (che con il nome che si trova era ora si dedicasse all'horror serio), soundtrack evocativa di Hans – il Gladiatore - Zimmer. Produzione Dreamworks stra-cazzuta e danarona, la splendida e bravissima Naomi Watts, un ottimo lavoro di ri-sceneggiatura, pazzeschi effetti speciali, visivi e trucco, opera dell'immortale Rick Backer. Alla sceneggiatura collabora direttamente Suzuki, il papà, affiancato da Ehren Kruger, già sullo script di Screem 3 (non un gran biglietto da visita) e Scott Frank, lo stesso anno alle prese con lo script di un certo Minority Report.
Ho ancora negli occhi il trucco, opera del pluri-premio-oscar Rick Backer, dei cosidetti morti-di-paura. Quasi una mutazione facciale derivativa della celebre opera di Munch, un'immagine da incubo. Vedere dopo questi i morti-di-paura originali, degli attori giapponesi che al più sembrano fare boccacce con occhi da pesce lesso, è un po' straniante.
Naomi Watts in "The Ring 2"
Originale e remake americano conservano però ciascuno una propria identità, anche concettuale. Non si è operata una banale sovrascrittura, se mai si è riempito il recipiente di connotazioni diverse. Laddove l'originale parla di maledizioni e del loro modo di diffondersi a macchia d'olio, il remake parla dell'indolenza dell'uomo moderno, circondato da tecnologie che non usa o non comprende. In più scene viene rimarcato come l'uomo conviva a stretto rapporto con la sua televisione: la televisione vista come un camino per illuminare, male, una stanza, un oggetto cui dedicarsi passivamente a discapito del buon senso. La causa dell'inedia, del fancazzismo, cui ci si può liberare solo togliendola dal soggiorno, magari mettendola in soffitta. Se non ci si riesce si rischia di morirci, magari immergendosi insieme alla tv in un bagno mortale. Forse Samara, la Sadako americana, è proprio questo in senso lato: una televisione che imbambola senza farsi veramente capire per quello che dice, un oggetto pericoloso che, per farci diventare tutti suoi schiavi, vuole diffondersi, altri perdano tempo con lei. Facile che se la pellicola fosse venuta alla luce in questi ultimi anni, Sadako sarebbe stata una pagina fantasma di Facebook.
Dark Water, locandina
Successo strepitoso e stra-meritato. Ring acquista così due anime distinte e anche la prospettiva americana ha il suo fascino. La pellicola apre la strada ad altri remake di pellicole j-horror: lo splendido Dark Water di Nakata, una tenera e al contempo crudele Ghost Story su una piccola fantasmina e The Grudge, trasposizione dell'estremo e tremendo Ju-on, la cui primissima trasposizione televisiva giapponese rappresenta uno dei più spaventosi e disturbanti horror di sempre. Il Remake di Dark Water, anch'essa opera dello scrittore di the Ring, ma guarda il caso, con la Connelly riesce bene, The Grudge con Sarah Michelle Geller risulta altrettanto valido, ma si perderà in sequel un po' insulsi.
Nel 2005 si mette in cantiere Ring 2 americano, alla regia viene chiamato Nakata, il resto del cast confermato. La pellicola risulta anche in questo caso ottima. Più di un eco a Dark Water, ma in fondo lo scrittore è lo stesso e tale costruzione narrativa ci sta benissimo.Viene nel contempo realizzata una piccola perla, Rings, un cortometraggio che sarà allegato all'home video di Ring 2 e lega cronologicamente le due pellicole. Nella manciata di pochi minuti si crea una storia avvincente con un esito non scontato, assolutamente da vedere o recuperare in qualche modo. Ma il j-horror ha stancato e i critici impazzano per impallinare Ring 2 per colpe che, a conti fatti, non sono sue. Si alza un coro di “Basta”. L'import in blocco dall'oriente è momentaneamente sospeso. Ragazzine dai capelli lunghi e camicia da notte (ring) e bambini bianchi (grudge) hanno rotto.
Ora che ci siamo disintossicati, sono passati quasi 8 anni da Ring 2 americano, possiamo a mente fredda riguardare il tutto e valutare come non fosse affatto male il j-horror.
Il romanzo "Spiral" di Suzuki
Dynit oggi offre in blu ray disk la trilogia originale di Ring: Ring 1, 2 e Zero in un bel cofanetto. Ottima edizione, imperdibile per chi ha amato questo fenomeno. Per farmi contento fanno uscire in blu ray anche Spiral. Niente edizioni italiane per il ring coreano ermafrodita, sorry.
Da vedere e rivedere con un po' di nostalgia. Lo spettacolo è buono, ma un po' invecchiato, non so se riuscirebbe ora a destare l'attenzione dei nuovi appassionati di horror, quelli che magari stanno tutto il giorno attaccati al videocitofono e si riprendono quando dormono... rimane la testimonianza importante di un genere forte, che poche consessioni ha lasciato allo splatter, putroppo precocemente dimenticato in virtù di una cannibalizzazzione del mercato. Ad ogni modo donne con i capelli sulla faccia e bambini mezzi nudi coperti di bianco a me fanno ancora un sacco di paura...
Talk0

domenica 2 dicembre 2012

Star Wars episodio 7

Rumors sulla regia

Come sempre, quando si parla di grandi progetti, le voci di corridoio si moltiplicano ogni giorno. Figuriamoci quando il progetto in questione è il primo episodio della terza trilogia della saga più amata/venduta/guardata/idolatrata di tutti i tempi. I primi rumors pertanto, riguardano la macchina da presa...dopodiché si parlerà di cast per qualche mese, poi si aspetteranno le prime foto rubate dal set, si agognerà il primo trailer... tutto come semre insomma! Dicevamo della regia: al momento i nomi caldi sono tre: il primo è Matthew Vaughn, l'uomo dietro a Kick-Ass e X-men l'inizio. Forse poca esperienza, ma tanto talento. Il secondo è Jon Favreau, attore (è Hogan in Iron Man) e regista (i primi due Iron Man, Cowboys and Aliens), un fan sfegatato della saga, quindi al momento in pole positon. Il terzo nome è una bomba dell'ultima ora: David "Fight Club" Fincher! Forse si è cercato il colpo ad effetto, ma è anche vero che Fincher ha lavorato come assistente agli effetti visivi sui set de "Il ritorno dello Jedi" e di "Indiana Jones e il tempio maledetto" e pare essere sinceramente interessato. Chi la spunterà?
Gianluca

Gundam UC

(Corollario 3 a Gundam Unicorn vol.1 ) Ok, sono in palla, vai con i pupazzi!

Cari collezionisti, se volete morire felici tra plastica e tubetti di vernice potete farvi già malissimo (economicamente) con questo primo capitolo di Gundam Unicorn. Vi ricordo che i modellini li trovate nei migliori rivenditori on-line e su Amazon, gli HG sono abbastanza abbordabili intorno ai 50 euro e meno, per gli MG il prezzo sale fino al centinaio se volete versioni in titanio e amenità varie. Ci sono anche i FIX, anche loro sul centinaio. Tranne che per i FIX vi occorerà munirvi di pinze da elettricista per disassemblare i pezzi dalle griglie, taglierini e seghetti. Per i colori ci sono i prodotti ufficiali di Gundam, ma potete tranquillamente utilizzare colori classici da modellismo, esistono dei tutorial su youtube e sono imprescindibili per coprendere le tecniche; cercateli e traetene frutto. Vi proporrò ogni volta una top 3 dei mezzi più belli apparsi nell'episodio in esame... e spesso non basterebbe una top 20 per dare giustizia al lavoro dei realizzatori. 
Andiamo con la top3!

Terzo posto: D-50C Loto: (disponibile in HG) della Federazione Terrestre, corpo Ecoas. Questo mobile suit a disposizione delle truppe d'assalto si traforma in un tank, con tanto di cingoli dall'aria cattiva e compatta. Presenta un design abbastanza inconsueto per la serie, bello aggressivo. A conti fatti parliamo sempre di un mezzo deboluccio ma chissene...


Secondo posto: NZ-666 Kshatrya: (disponibile in HG, ma se me lo facessero in MG mio subito) in dotazione alle “Maniche”, chiamato minacciosamente anche “il quattro ali” per ovvi motivi non solo estetici. Un mostro di imponenza, l'esatta definizione di zack grosso e cattivo anche sulla mensola di casa vostra. Ha una linea ricercata e moltissimi dettagli. Un orgasmo.
Prima Posizione: RX-0 Unicorn Gundam (disponibile in tutte le sigle e versioni chiuse o destroy. Io vi consiglio quella che ho io, l'MG, trasformabile in destroy dal colore rosso, in tema con questo primo film). Per quelli che dicono che i Gundam sono tutti uguali ecco la risposta di Sunrise: un mobile suit semplicemente unico. Magnifico nella sua versione all white con il caratteristico corno invece del diadema, assolutamente fuori di testa nella versione destroy: diventa pure più alto, grosso e cattivo... e con lui pure le sue armi! Assolutamente bellissimo, nemmeno troppo delirante da montare. Di certo se questo sarà il vostro primo gunpla rappresenta una sfida stimolante, sicuramente da provare.
Talk0

sabato 1 dicembre 2012

X-men Giorni di un futuro passato

Manca ancora tanto, ma si delinea sempre più chiaramente quello che sarà il nuovo film degli X-men. Esultiamo. La saga cinematografica degli X-men ha costituito la testa di ponte dell'invasione dei supereroi al cinema. Una formula moderna, personaggi inseriti in un contesto più realistico, la mano di Brian Singer a dare lustro agli eroi più sfigati del panorama supereroistico mondiale. Dal giorno alla notte tutti conoscevano gli X-men dopo aver visto una singola pellicola, tutti vivevano il loro dramma di popolo emarginato e soffrivano con loro, tutti diventavano esperti di fumetti. Oltre a un bravo regista, che ha saputo capitalizzare un budget meno stellare di quanto si possa immaginare, ottimi attori si sono espressi al meglio. Gigantesco Patrick Stewart, indimenticato capitano Picard di Star Trek next generation, nell'incarnare il Professor X, telepate più potente della terra, ma destinato a muoversi su una sedia a rotelle. Convincente Hugh Jackman nel dare umanità e spessore a un personaggio per lo più grezzo e violento come Wolverine (almeno in superficie), al punto da meritarsi uno spin off autonomo di cui al momento è in produzione un numero 2, ispirato a un celebre run di Miller, quello di Sin City, che all'epoca aveva reinventato Wolverine, come ronin decaduto in un Giappone mai così familiare per lui. Straordinario Ian McKellen (attore già utilizzato da Singer in “L'allievo” e noto per un figherrimo “Riccardo III” in versione hitleriana); dopo il suo Magneto, signore del magnetismo vittima delle brutture dell'olocausto, l'attore ha goduto di una rinnovata giovinezza artistica e indossato la tunica di Gandalf nella saga del Signore degli Anelli. Favolosa Halle Berry nel ruolo di Tempesta, che in seguito passerà alla storia per uno sconvolgente topless in Codice Swordfish e successivamente per amplessi da autentico porno in “Monster Ball” e per la tutina ultra-fetish di Catwoman: tengo a precisare che è, anche, una brava attrice, ma davanti a cotanta bellezza si rimane disarmati e sbavanti senza capire quello che effettivamente dice mentre recita.
Adeguato al ruolo anche James Marsden nel ruolo di Ciclope, la sua interpretazione ha influenzato pure la controparte cartacea, che appare sempre di più quale un ottuso idiota con il complesso del pene piccolo (ma Marsden recita bene ed è simpatico, è il personaggio di Ciclope a essere così). La fatale Famke Jenssen oltre ad essere una delle creature più sexy del creato incarna alla perfezione Jean Grey, l'incarnazione umana della forza Fenice. Poi altri, tutti straordinari, Anna Paquin su Rogue, Rebecca Romijn su Mystica. Grandi attori, ottimi effetti, un quantitativo allucinante di gnocca: il primo X-men di Singer è un successo. Si mette in cantiere un seguito. I produttori nonstante sfoggino dei nuovi rolex di diamanti, fanno tuttavia ancora gli stronzi e danno a Singer un budget altrettanto scarso. Ma lui se ne frega e fa di necessità virtù. Il secondo film conferma tutto il bene del primo e si chiude con un cliffhanger che preannuncia un terzo episodio, con l'inevitabile deflagrante arrivo della Forza Fenice. Poi Singer si perde, si defila come produttore e crea quel capolavoro televisivo che è Dr House. Osserva da esecutivo anche X-men conflitto finale, che viene affidato al regista di Rush Hour 2, Brett Ratner. Al cast si aggiunge il Fenomeno interpretato da Vinnie Jones, si aggiunge Bestia, si aggiungono una marea di nuovi personaggi alcuni dei quali, pur leggendo gli X-men, manco io riconoscevo. Purtroppo il film deflagra, è programmato per essere il capitolo conclusivo di una trilogia, molti personaggi, anche chiave, defungono ponendo grossi interrogativi su un continuo del brand. Il film è comunque bellissimo, il meglio che finora si sia visto per effettistica speciale. Dispiace la sua definitività, si sarebbe voluto vedere molto di più. Un particolare, nelle primissime scene della pellicola Wolverine allena i ragazzi X nella stanza del pericolo contro una figura strana che ancora non si era vista. Interviene per aiutare gli studenti e si fa lanciare da Colosso (mossa tipica che nel fumetto ormai appare con consuetudine) con gli artigli sguainati. Quando atterra si vede chiaramente che ha decapitato un robot gigante. Ma non un robot gigante qualsiasi, una Sentinella. Chi legge i fumetti o ha visto il cartone animato conosce bene questi esseri meccanici: fanno parte del cosiddetto Progetto Sentinella, volto all'eliminazione dei mutanti. 

Le Sentinelle
Alcune pilotate, alcune puri automi, sono IL nemico per eccellenza, la personificazione del rifiuto della razza umana di condividere il pianeta con i mutanti. Oggi sarebbe costoso mettere le sentinelle in un film degli X-men, ma visto quello che si è fatto per The Avengers risulterebbe comunque possibile farlo. All'epoca di "X-men conflitto finale" realizzare degnamente delle sentinelle sarebbe stata utopia (chi coglie questo riferimento fumettistico ha diritto a un derattizzatore...). Il terzo capitolo chiude un ciclo, dicevamo. Ma qualcuno decide di resuscitare il brand, in tempi più recenti. Bryan Singer è di nuovo della partita, reduce dal tremendo Superman con Brandon Routh (che dopo l'uomo d'acciaio è corso a distruggere pure Dylan Dog. Qualcuno lo fermi!), alla regia quel Matthew Vaughn che si era da poco cimentato nel genere supereroistico con Kick-Ass. Si sceglie la strada del prequel. JamesMcAvoy, già protagonista di Wanted, tratto da un fumetto di Millar (autore anche di Kick-Ass... c'è come un filo invisibile, rosso, che lega certe persone, come si direbbe nel terzo capitolo di una celebre trilogia cinematografica francese) veste i panni di un giovane Professor X. Michael Fassbender, reduce da Ingloriuos Bastards e uno dei più promettenti attori attuali, diviene un giovane Magneto. La splendida January Jones diviene la giovane Mystica e scende in pista Kevin Bacon ad impersonare il capo del Club Infernale. Perfino Hugh Jackman appare come Wolverine in un breve cameo. Il titolo originale è X-men: First Class e visto che ha un senso solo per chi legge il fumetto, in Italia è tradotto come X-men: l'inizio. Un brand morto nelle mani di un ottimo cast tecnico. Gli X – men risorgono ed eccoci ai giorni nostri, con la produzione di un film che è l'esatta continuazione di X-men: first class.
Certo che in First Class c'erano dettagli strani, legami tra personaggi inediti o incongruenti rispetto alla trilogia classica degli X-men. Anche se si narravano eventi passati incongruenze permanevano tipo: da quando Mystica è legata al Professor X? Voluto o non voluto, in rete si scatena un putiferio su come considerare X – men: First Class che non può essere un prequel, ma neppure un reboot. Ecco che tutto oggi assume un significato, alla luce della sceneggiatura in corso di scrittira per questo nuovo film degli X-Men.
X-Men First Class si trova in una dimensione alternativa a quella della originale trilogia degli X-Men e i personaggi dell'una dimensione passeranno nell'altra proprio come avveniva nel celebre arco narrativo Giorni di un futuro passato. In una delle due dimensioni i mutanti sono perseguitati e messe alle strette dal governo con l'utilizzo di un numero abnorme di robot giganti Sentinelle. Hanno già firmato per la pellicola sia McAvoy che Fassbender, così come Patrick Stewart e McKellen. Si presume, ma sarebbe folle che ciò non accadesse, che ci saranno anche una marea di gigantesche e incazzate sentinelle, con cui i mutanti avranno a che fare, sperando che il tutto si risolva in una prolungata estenuante orgia di effetti speciali di transformeristica matrice. Finora le premesse per un capolavoro o per un prolungato orgasmo visivo ci sono tutte. La regia è di nuovo nelle mani di Singer. Orgasmo. Il 2014 appare sempre troppo lontano. 
Talk0