(o Casshan/Casshern Sins se preferite) finalmente in home video by Yamato
ATTENZIONE: la disamina di Talk0 è talmente approfondita (lunga) che il post verrà editato in tre parti, quindi continuate a seguirci nei prossimi giorni per non perdervi il profondo (lungo) excursus su questo prodotto!
PARTE SECONDA
La questione del nome e l'uniforme Parte del fascino dell'opera risiede anche su questi due peculiari aspetti legati
all'eroe, nome e uniforme.
Il nome. Kyashan viene ad essere esportato in America come Casshan o
Casshern per il solo fatto che i giappi leggendo i caratteri
occidentali di “Casshern” pronunciano “Kyashan”, come risulta
evidente anche dalla sigla giapponese, in cui il nome del personaggio
(nel ritornello) appunto Kyashan. Per una volta noi italiani abbiamo
tradotto correttamente in kyashan il fonema, ma per il resto del mondo
la serie si chiama appunto “Casshern”. È una divagazione ma è
interessante valutare come ci si sia alambiccati sulla “reale
fonte” del nome Kyashan, in quanto i giappi dicono di riferirsi a una divinità portatrice di pace. Potrebbe per certi aspetti essere
pure Krishna, avatar del dio Visnu, che nel periodo epico del testo
sacro indù Mahabharata assume le vesti di protettore del mondo. I
giappi sono soliti “giocare con le religioni” e il fatto che
Kyashan sia un androide, quindi un avatar meccanico in cui è infuso
lo spirito dell'eroe, potrebbe far filare questa teoria. Anche altri
personaggi di Kyashan Sins hanno nei nomi delle implicazioni
religiose, vedasi Dio e Leda, che sembra proprio una storpiatura di
Veda.
L'uniforme. Kyashan indossa una tuta completamente bianca, un
cinturone con due pistole razzo e un elmo che all'occorrenza può
chiudersi sul volto, proteggendo il viso durante gli scontri.
Partiamo dal casco. È quasi la riproduzione dello storico elmo a
falce di luna di Masamune Date e in effetti c'è qualcosa che ha in
comune Kyashan con il celebre generale: una vita dedicata alla guerra
fin dalla giovane età in supporto al padre. L'elmo rappresenta al
contempo l'onore del guerriero ed è peculiare il fatto che nel film "Kyashan la rinascita" questo accessorio sia stato distrutto prima che
il nostro eroe si appropri dell'armatura. Ne riparleremo! Ci sono
delle razzo-pistole ma Kyashan le utilizza per spiccare il volo in
salto più che per combattere. Questo perché il nostro eroe è per
lo più un artista marziale che affronta a mani nude i suoi
avversari. In questo aspetto l'autore mette in luce probabilmente la
sua avversione per le armi da fuoco, strumenti che nella maggior
parte dei casi mette nelle mani degli antagonisti. Una scelta di
campo che mitiga in parte la violenza dell'opera e avvicina Kyashan
alla filosofia tipica dei supereroi americani.
Infine il colore
dell'uniforme, bianco. Ve lo ho già raccontato in un post di Gundam
U.C. Ma la questione qui è la stessa. Il bianco è il colore della
purezza tanto del corpo quanto dell'anima, tuttavia per i giapponesi
assume anche una seconda connotazione, l'incognita. Perché il bianco
è anche inteso come “assenza di un colore” e in senso lato come
assenza di appartenenza a uno schieramento, un vessillo vuoto.
Giocando su questo dualismo da un lato comprendiamo come in effetti
Kyashan sia il “buono”, dall'altro accettiamo il fatto che la
gente non si fidi di lui, che lo veda come un possibile nemico. Dubbi
che non dovrebbero esserci sui supereroi ma di cui i fumetti sui
supereroi sono pieni. A ogni modo l'uniforme piace e rimane per lo
più invariata fino alle odierne rivisitazioni di Kyashan.
Kyashan – il mito / Casshan Robot Hunter. (in dvd by Yamato
video)
Nel 1993 ecco che si palesa l'occasione di celebrare i 20 anni dalla
prima messa in onda di Kyashan con una nuova miniserie. Certo 4
episodi da 30 minuti l'uno non possono competere contro gli originali
36 episodi e la trama, che grossomodo ripercorre il canovaccio
originale, non innova particolarmente. Visto negli anni '90 l'opera
aveva un suo fascino. Rivista oggi vengono in luce tutti i suoi
limiti: un chara design troppo anonimo se paragonato all'originale,
digressioni sessuali un po' gratuite, musica pop-jap triste in luogo
della marziale colonna sonora originale. Zero epicità, zero trasporto
emotivo. Pare tanto un espediente per battere cassa e di fatto
costituisce un tassello del tutto bypassabile. Non fosse per un paio
di combattimenti carini il recupero non è essenziale.
FINE SECONDA PARTE
























