lunedì 16 novembre 2015

Dragonero n. 29 : Il nido del Draughen


Cosa c'è di meglio per una alimentazione sana e completa dei soffici bastoncini di Kraken? Panati al punto giusto, ricchi di Omega 2 e di vitamina b2 sono il nutrimento ideale per le bocche affamate di tutti i bambini dell'Erondar! E che dire delle nuove figurine di krakentetto? Collezionale tutte!!!
Certo che i bastoncini di Kraken non crescono sugli alberi, ma arrivano su tutte le tavole del regno grazie all'impegno costate di uomini rudi, ma dal cuore tenero come un grissino: i cacciatori di kraken! Con nomi da supereroi marinareschi come Uncino, Arpione e Cazzaquellagomena, i cacciatori solcano i venti dell'Erondar a cavallo dei loro zeppelin da battaglia andando solo lì dove il kraken è più fresco. La loro vita è una sfida continua e potrete seguire le loro pazze avventure ogni giovedì nelle sfere tecnocrati!
Anche Ian ha accolto il richiamo dell'avventura e si è imbarcato su una nave dei cieli. Deve indagare su un grosso Kraken del cielo che secondo informazioni attendibili potrebbe essere abitato da dei Draughen potenzialmente pericolosi. Draughen che attraverso droghe pesanti come i piloti spaziali di Dune potrebbero essere in grado di spingere i kraken dove vogliono, magari con l'intento di depredare qualcuno. Ma soprattutto Ian è in trasferta perché a casa sembrano esserci problemi con Gmor ed è per questo che durante tutta la sua avventura passa più tempo a scrivere sulla sua smemoranda da scout imperiale piuttosto che solcare spensierato i cieli in cerca di kraken a cavallo della sua viverna, l'equivalente fantasy di un cavallino pony. I suoi bollenti spiriti sembrano del tutto placati anche perché l'unica donna nelle circostanze si fa chiamare "Arpione" e ha il sex appeal tipico del pescatore di kraken. Ma ecco che, quando la tristezza si fa più forte, arriva un po' di azione tra pesci e isole volanti uscite un po' da D&D e un po' da Avatar. In un tripudio di effetti speciali e tiri critici con dadi +2 tenteranno l'abbordaggio del mega-kraken definitivo e il nostro scout biondo del cuore dovrà pure porsi interrogativi morali degni di una puntata di Star Trek.
Nell'intervallo assisteremo alle divertenti disavventure della elfetta Sera in compagnia della mamma di Ian. La signora Elara scoprirà quanto è utile avere in giro un elfo domestico per prevenire le infestazioni di ragni! In fondo basta procurarsi un albero sul quale fargli fare il nido e l'elfo provvederà da solo a tenere pulito il verde e alimentarsi con le bacche. La signora Elara sta già chiamando al numero verde per prenotare il suo elfo personale... E voi cosa state aspettando? 
Nuovo numero di Dragonero. Si chiude l'avventura dei Kraken iniziata sul numero 28, con i disegni di Rizzato per i testi di Vietti, e abbiamo come gradito extra una storia breve su Sera e Elana, con i disegni della Platano per i testi di Vietti, ghiotta di chicche sul passato dei nostri eroi. La storia dei kraken è per lo più di impostazione action, ma non mancano spunti interessanti come la questione delle pietre levitanti e il rapporto simbiotico tra kraken e draughen, inteso come "nuovo traguardo evolutivo" dopo che i draghi, precedenti "amici" dei Draughen, si sono estinti. Questa razza "giovane" farà sicuramente parlare ancora di sé nell'universo di Dragonero. L'azione come sopra accennato è ricca e le tavole di Rizzato compiono un lavoro egregio nell'illustrare complesse battaglie aeree piene di kraken, navi volanti, arpioni, tempeste e nuvole. L'azione risulta sempre chiara nonostante la complessità dei disegni e si può dire che da pagina 17 a 57 sia tutta una eccitante cavalcata action. Di nuovo da sottolineare oltre alla bellezza di personaggi e veicoli fantasy il senso di vertigine già assaporato nel numero 28 e il sontuoso monster design di kraken e draughen. Divertente. Il racconto di Sera, di 32 pagine è una lunga ma interessante chiacchierata tra l'elfa e la madre di Ian con un finale gustosamente action. Ci viene ricordata la questione dei "ritornanti" accennata mesi fa, si parla un po' delle tre razze di elfi dell'Erondar e del grande zoo imperiale. Accennando senza dire troppo e svelare, in attesa di sviluppi futuri. I disegni della Platano sono molto dettagliati, adatti alla complessa scenografia dei giardini imperiali. Sera è ritratta piccina piccina e fa tenerezza. Molto belli i ragni e le loro complesse ragnatele "a spaghetto", organiche, viscide e appiccicose, spesso usate come punti di luce in tavole dalla connotazione molto scura. Vedi pagina 81-82 e 90-91. Davvero un bell'effetto. Ottimi disegni e una trama gradevole. E in puro stile halloween il prossimo numero vedrà scontrarsi il nostro Dragonero con una delle più famose icone dell'horror giapponese.


Riuscirà Ian a non guardare la videocassetta maledetta? 
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domenica 15 novembre 2015

The martian - il sopravvissuto - la nostra recensione!





Che cosa fa un cane da solo nel deserto marziano? Bobby Solo su Marte. È dalla seconda asilo che volevo riciclare questa battutaccia che nei primi anni ottanta piaceva un casino a tutti i "cinquenni" ingrati e ignoranti della bella musica italiana. Quelli che si sparavano "bimbo mix" a manetta sul mangianastri. Lo faccio con sprezzo dell'idiozia cospargendomi di cenere perché la citazione ha senso, forse. Questo film parla di spazio e abbandono, di sopravvivenza e coraggio ma anche e parecchio di musica ed "emozioni" del passato. Musica anni settanta - ottanta e disco music, omaggiata con uno score da urlo. Vero, lo faceva anche I guardiani della Galassia, ma lì non c'era il deserto e la battutaccia non mi era venuta. E quindi per me doveroso, nel flusso dei ricordi, ora che sono cresciutello (pur rimanendo cretino per la battuta di cui sopra) inserire immodestamente e virtualmente in questa recensioncina brutta, nella track list stellare di The Martian, che annovera giganti come gli ABBA, David Bowie e Gloria Gaynor, anche il membro più carismatico dei "Robot". Così uno in futuro verrà a leggere questa recensione e ci troverà un link (che i miei discendenti si assicureranno sempre funzionante) a un video importante ma che non c'entra nulla con il film, inserito così perché mi andava, lo ritenevo giusto e ci stava bene.



E poi ditemi che non ci sta bene sulle dune di Marte!!

E ora che vi ho spinto all'unisono al "facepalm" direi che si può dire una parola o due su questa nuova pellicola di Ridley Scott.






Spazio, ultima frontiera. La missione Ares 3 della NASA punta dritta alla colonizzazione di Marte spedendo degli omini direttamente sul pianeta rosso. Tra di loro c'è Mark, un botanico, preso un po' di mira con il classico #nonserviauncazzo. L'approdo sul pianeta funziona, hanno il classico veicolo spaziale "rover", hanno l'astronavina di recupero, la base costruita, l'Ares 3 non manca di tutti gli accessori disponibili nei set spaziali della Playmobil.




Sembra la classica giornata d'estate marziana perfetta e ovviamente il casino e dietro l'angolo. Come sempre il colpevole delle nostre vacanze rovinate quanto dei viaggi spaziali è lui.






E dire che su Marte fa sempre bello!! Una tempesta di sabbia può capitare tipo una volta ogni cinque anni!! E infatti... Nel fuggi fuggi generale, tra l'ombrellone e l'aggeggio solare per l'abbronzatura lasciati per terra, tutti scappano sulla scialuppa di emergenza che rischia di cadere di lato per le raffiche di sabbia e poi "come cacchio facciamo a rimetterla dritta". "Ma io ho un'idea!", si sente dal fondo della fila degli astronauti in fuga. È la voce del saputello botanico. Tutti, un po' scazzati e innervositi, si girano ad ascoltare l'ennesima "nerdata" di quel fallito. E qui, apro parentesi,  ci sarebbe da dire che Matt Damon non sembra esattamente il "corpo" da abbinare al personaggio che interpreta. L'eroe del film, l'uomo che dovremmo vedere da solo gestire il 90% della pellicola dovrebbe essere più un soggetto di questo tipo...






Solo che passare due ore con Poindexter di Revenge of Nerds virtualmente doveva essere devastante per il botteghino. E quindi c'è Matt Damon, che è un po' la stessa cosa.


Chiusa parentesi "Matt Damon", torniamo al film, che oggi scriviamo davvero un casino a rilento.
Dicevamo, tutti fuggono ma il botanico nerd li blocca e dice: "Non potremmo legare l'astronave con l'antenna, con il domopack spaziale con.." SBEEMM. Manco finisce la frase che una parabola lo colpisce in faccia e lo butta lontano dal gruppo, mentre la tempesta diventa così fitta che tutto fa buio e nessuno riesce più a vederlo. Dopo un paio di svogliati tentativi di salvataggio, tutti vanno via e lasciano in botanico a morire su Marte. In fondo il viaggio verso casa è di un paio di anni, anche migliori da sopportare senza di lui. Se lo avessero salvato li avrebbe ammorbati con i suoi continui discorsi e si sarebbe lamentato tutto il tempo di come lo stavano per abbandonare su Marte, una palla. Cioè , ci rimangono male perché uno di loro è morto ma la vita continua, non piange "nessuno"... sarà l'addestramento spaziale...
Certo se fosse sopravvissuto sarebbe doveroso andarlo a salvare, perché è Matt Damon e già in Salvate il Soldato Ryan che in Interstellar Hollywood ne impone forzosamente il salvataggio come sviluppo narrativo tipico di un film, è roba collaudata.
E Matt-Mark-Poindexter, incredibilmente e come già ci dicono trailer e titolo italiano è sopravvissuto. Con qualche ammaccatura ma ce l'ha fatta. Ce lo immaginiamo esultare con quello che sarebbe il suo reale aspetto.


Non è l'immagine stessa della "gioia"? Dopo di che il nostro si ricompone e fa quello che appare più normale per uno che sta per morire nello spazio alla prossima tormenta di sabbia killer, si mette a fare dei video giornalieri che i posteri vorranno a tutti i costi caricargli sul suo canale di youtube. Ma non si limita a questo e noi spettatori ringraziamo caldamente. Sfregando il suo prodigioso testone il nostro eroe elabora un piano di lungo corso per sopravvivere degli anni su Marte. Sfruttando pannelli solari, lezioni di chimica e fisica e affidandosi a una razionalizzazione delle sue risorse, Mark è in grado di avere ossigeno, acqua e pure coltivare qualche patata. Ogni giorno una sfida, ogni giorno una vittoria o una sconfitta con cui fare i conti il giorno seguente. Fino a che, forse, qualcuno riuscirà a mettersi in contatto con lui.
Lo sceneggiatore ultra cool Drew Goddard, una grandissima penna e un ottimo regista con all'attivo Cabin in the Woods e un po' deluso dallo slittamento dei suoi Secret Six prende in mano un istant -Classic del web, il romanzo The Martian di Andy Weir e insieme al leggendario ma ultimamente delizioso regista "vintage" Ridley Scott porta sullo schermo una avventura spaziale che sta un po' dalle parti del Robinson Crusue di Daniel Defoe, un po' sulle coordinate dell'Apollo 13 vera e cinematografica di Ron Howard. Con un pizzico del nolaniano Interstellar, uno spruzzo del cuaronian Gravity e una punta del Castaway di Zemeckis.
E in più si conferma l'adagio, appunto da Guardiani della Galassia,  che se nello spazio nessuno può sentirti gridare, il silenzio cosmico è perfetto per inondare le casse di canzoni vintage. Se quindi The Martian almeno formalmente ricorda questo e ricorda quello, la sua spinta originale nasce tutta nel romanzo di Weir, con il suo nerd che affronta con pigio enigmistico ogni sfida, dimostrando che nulla è impossibile con l'impegno e l'entusiasmo, anche sopravvivere da soli nello spazio. Se il crociato Orlando Bloom in Kingdom of Heaven, sempre di Scott, riusciva a irrigare il deserto costruendo un corso d'acqua, qui Damon fa la stessa cosa; modifica l'ambiente che mano a mano diviene più amico dell'uomo, pur concedendosi qualche volta di deprimerlo un po'. Il romanzo come il film sono così "forti" nella tematica di "problem solving" unita alla matrice logorroica del nostro eroe che il film si permette di mettere in primo piano solo la sopravvivenza pratica su Marte. Poco o nulla sappiamo dei nostri personaggi al di là dei loro problemi pratici e più impellenti. Damon parla e straparla solo di cose tecniche o cose assurde, Gloria Gaynor canta per lui "i will survive". Il lato pratico di questo originale approccio è che si parla solo di roba tecnologica spaziale, cercando magari di non escludere troppo lo spettatore usando paroloni su paroloni e utilizzando infiniti esempi visivi. Ogni tre minuti Mark o i tizi alla NASA che cercano di recuperarlo si mettono a disegnare qualcosa sul muro o a spostare oggetti per descriverci manovre spaziali, distanze, quantitativi di cose. Si arriva alle repliche degli oggetti che Mark usa su Marte, ai modellini in scala. Presente il solito esempio con penna e foglio piegato e bucato che si utilizza da Punto di non ritorno a Interstellar  per descrivere i buchi neri? Tutta roba così che vorrebbe spiegarci qualcosa ma che alla fine non ci riesce a spiegare una sega di nulla. Almeno per spiegare la teoria della manovra a "fionda" potevano usare l'esempio di Star Trek rotta verso la terra... per una volta avrei capito. O forse no. In sostanza, tanti ma tanti termini tecnici e spiegazioni "illustrative". Grazie al cielo però alleggerite da un po' di humor, che ci rende l'esperienza più piacevole. Funziona tutto a meraviglia nel primo tempo, il nostro naufrago spaziale grazie a un Matt Damon in stato di grazia riesce a farsi voler bene anche quando si lancia in noiosetti e continui spot sulla NASA. Ma già nel secondo tempo, quando parte con una maxi Supercazzola ultra-nerd di tre minuti sul fatto che stia per compiere una azione da "pirata" (roba di acque territoriali e trattati spaziali) il pubblico preferirebbe vederlo morire o per lo meno che alzasse il volume di Waterloo degli ABBA e stesse zitto. Perché nel secondo tempo per me l'idillio si spezza un po'. I paesaggi marziali sono favolosi ma un po' tutti uguali ed è un'ora buona che li abbiamo visti. Il coinvolgimento emotivo per il nostro eroe c'è inversamente a quanto incominciamo progressivamente a odiarlo. La vicenda stessa che è raccontata nella seconda parte perde di mordente e si fa piuttosto lineare, pur soddisfacendo un numero sindacale di colpetti di scena. E allora si sente di più la distanza tra Mark e lo spettatore, vorremmo sapere davvero un po' di cazzi suoi, sulla sua famiglia e amici, sogni e progetti, qualcosa che va oltre alla missione spaziale. La Bullock in Gravity viveva una tensione tra terra e spazio che si rifletteva sulla sua famiglia, sul rapporto con la figlia. Interstellar era un film sull'eredità, padri e figli, Tom Hanks in Apollo 13 aveva qualcuno da aspettare a casa e lo stesso valeva per Sigurney Weaver, sempre diretta da Scott, nel primo Alien. Con Matt Damon ho fatto fatica a empatizzare al di là del suo umorismo, di un decadimento fisico volto a manifestare progressivamente la sua malnutrizione e del suo malcelato odio per la musica dance anni ottanta, che pur si ostina ad ascoltare per placare le urla del silenzio cosmico. Quello che è l'approccio originale della pellicola diviene con il minutaggio che si ingrossa forse un suo limite. Un limite che si somma a una sequenza interminabile di situazioni "a tematica spaziale" già viste nei film citati sopra e nei film di fantascienza in genere.
Ottimi effetti speciali, una recitazione buona per Matt Damon e abbastanza nella media per il resto del cast coinvolto, una bella colonna sonora e una splendida fotografia. Uno sforzo serio per rendere tutti gli aspetti scientifici plausibili il più possibile, una sceneggiatura che sa giocare con lo humor, il miglior biglietto da visita per la NASA e un ritrovato entusiasmo per le generazioni future che andranno forse davvero nello spazio. La dimostrazione, in un momento di crisi generazionale come il nostro, che il muscolo più potente dell'uomo è il cervello, che lo studio è importante e che il futuro anche più cupo può essere battuto se si riesce a credere in se stessi. Tuttavia una pellicola che arriva al finale col fiato corto, che non ha abbastanza mordente per desiderare di vederla una seconda o terza volta. Un film carino ma che non riesce in nessun caso a essere memorabile, soprattutto per limiti concettuali già presenti nel romanzo che qui si amplificano. 

Forse se il protagonista avesse avuto davvero l'aspetto di Poindexter, i suoi tic nervosi e la sua pettinatura, la pellicola poteva avere una spinta in più. Il parlare del protagonista solo della missione poteva contornarsi di prospettive mattoidi, ossessive. Potevamo avere uno Spider di Cronenberg ambientato nello spazio. Sarebbe stato più gustoso ma la pellicola avrebbe fallito sul piano dello spot americano al programma spaziale, che era sicuramente uno dei goal cui puntava la produzione. Insomma Poindexter non ci può andare davvero nello spazio in un film così.
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sabato 7 novembre 2015

Lucca 2015 - la sempre più autolesionista conferenza Dynit


Ho perso le parole, eppure ce le avevo qua un attimo fa! Volevo dirti cose... Cose che sai, che ti volevo... che ti vorrei... Credici! Credici un po', sei Dynit Italia, guardati in faccia! Dico, credici! Credici un po' di più !! Di più, davvero!!!
Il sempre ruspante Luciano Ligabue, uno che è di quelle parti lì della Dynit, con la sua canzone  "Radiofreccia" mi ispira il giusto per parlare della sempre più "sfiatata" condizione dei cartoni giapponesi "nuovi in italiano". E giocoforza, finché non si vedrà qualcosa di concreto da parte di Yamato (e intendo nuovi dvd magari di anime con età anagrafica inferiore ai 35 anni) e qualcosa di più continuativo (pur ammirando l'impegno) da parte di Lucky Red, chi tira avanti "la baracca" per quei due o tre fan, ragazzi che come me amavano Eva e Cowboy Bebop, è sempre la bolognese Dynit. Che quest'anno festeggia 20 anni di attività, sfoderando con rinnovato entusiasmo una unica, stitica, misera  novità per il catalogo home-video: l'anime di Prison School. Che sarà divertente, porcellone e ben disegnato come il manga, di cui parlammo bene qualche secolo fa (clicca qui
). Ma, caspita, tutti qui (a parte la doverosa continuazione di Code Geass: Akito the exiled e gli episodi successivi di Gundam Origin il cui numero 1 è uscito tipo ieri...) sono gli annunci per celebrare il ventennio? Solo simulcast subbati già annunciato in altra sede per gli amanti degli anime? Ma una volta a Lucca non ci stavano gli annuncioni? Forse altri tempi. 
La conferenza ha ripercorso i vent'anni della ditta parlando delle tappe storiche più importanti. Dalla VHS ai dvd (pure citando il mio amatissimo Bem il mostro umano!) le evoluzioni del fandom provocate da Ranma 1/2, Evangelion, Cowboy Bebop. Hanno accennato allo scisma da cui sarebbero nate D/visual, Shin Vision e Dynit. L'arrivo dei blu ray, il cinema, la nuova frontiera del simulcast. E' intervenuto Fabrizio Mazzotta che tra una risata e l'altra ha detto di come sia difficile per un doppiatore italiano fare i cartoni giapponesi, perché tutti i personaggi urlano come ossessi e gli attori si distruggono le corde vocali. E' intervenuto poi il CEO di VVVVID sottolineando l'importanza che hanno per loro i fan degli anime nella programmazione e acquisto di contenti. C'era aria di festa. Qua e là. Ma non troppa perché...
Il mondo degli anime in Italia è cambiato "male" (per me) ed è un po' colpa di tutti. Ma non voglio stare a ripetere quanto già scritto, anche perché identico,  un anno fa, sempre sulla conferenza Dynit (qui il link
). Nella conferenza Dynit di quest'anno il buon Cavazzoni ha pure spiegato come il "core - business" non sia più già da un pezzo il settore anime. Dynit fa più introiti con i prodotti per bambini e di recente si è unita a Minerva per la distribuzione dei c-movie Asylum (brutti ma che fanno scoppiare di risate i giovanissimi.., e sembra che pure li comprano quindi...) come "Mega squalo contro il colosso" (in uscita a metà mese) come nel lodevole ripescaggio di grandi classici del cinema, da Orson Welles ai piccoli cult horror come Puppet Master. Chicche e rarità che stanno allargando il loro pubblico, anche in virtù della alta qualità che Dynit da sempre infonde nei suoi prodotti. La divisione anime Dynit invece va oggi avanti con la paghetta limitata e nella speranza che VVVVID ora, Netfix presto e Rai 4, di nuovo forse in futuro nel pomeriggio, abbiano gli ascolti giusti per investire nei progetti più redditizi. E spesso redditizio può far rima con divertente, simpatico, cool ma non necessariamente con meritevole purtroppo. Conta il successo. Così se un anime in simulcast proposto su VVVVID (o popcorn.tv , che mi sta pure più simpatica) ha tantissimo successo, si potrà pensare di tradurlo in italiano e ritrasmetterlo. Se avrà di nuovo i numeri alla seconda visione e la pubblicità "ripaga", qualcuno potrà sperare di portarlo in home video, spendendo a quel punto solo per il packaging, masterizzazione, dischetto e custodia. Insomma, servono tonnellate e tonnellate di fan fedeli e non c'è alternativa per avere anime in altro modo, se non nel futuro ricorrere a sistemi di crowdfunding (o "finanziamento della folla" già proposto da siti come indiegogo o kickstarter... Peraltro strada che sta intraprendendo Tuckerfilm per finanziare gli adattamenti dei film di Ozu. Un modo per.trasformare i preordini in introiti per produrre e distribuire o se non si riesce ridare i soldi). 

Proviamo però a vedere i frutti attuali di questi "canali distributivi" scelti da Dynit. Simulcast, Netfix, Rai 4 e i prodotti in home video più recenti. 
Partiamo dai simulcast. 
Fino ad oggi dalla "linea - simulcast " è uscito unicamente un titolo, forte e seguito da una montagna di fan, come Tokyo Ghoul. Lo studio di animazione è quello dell'anime di Naruto, ha una storia darkettona sui diversi un po' demoni, un po' X-Men, presenta una manciata di combattimenti e molti, tantissimi soliloqui e disperati dialoghi esistenzialisti con suggestioni dal Profumo di Suskin o dalle "carni di bimbo" di Baudelaire. Un po' Devilman un po' The Crow con obbligatorie paranoie sul senso del bene e del male alla Death Note. Un po' paraculo, ma non lo dico con cattiveria, più con tenerezza. Un prodotto che alla fine ho trovato più che gradevole, bene animato e giusto un po' menoso, ma che ho seguito con piacere, ho recuperato il manga J-Pop bellino pure lui e presto magari ci scappa un post ad-hoc. Bene. 



La prima stagione dell'adattamento dello studio Pierrot del manga di Tetsuya Tashiro usciva in Italia su popcorn.tv e VVVVID contemporanea col Giappone a luglio 2014. Il 23 dicembre fu il primo "storico" anime doppiato da VVVVID, il primo titolo ad arrivare allo step 2, il doppiaggio simulcast. Il 10 marzo 2015 arriva miracolosamente al terzo step, l'home video, con la pubblicazione del cofanetto in anteprima al Cartoomics di Milano, dove viene anche proiettato in una saletta . Il gothic horror piace. Ma già più sfiga capita alla stagione 2, Tokyo Ghoul Root A. L'anime viene supervisionato dall'autore del manga imprimendo una svolta più action alla trama e ingarbugliando la sceneggiatura rispetto al cartaceo. Nuovi personaggi, nuovo punto di vista, più botte, meno piagnistei. Questa seconda parte mi piace un casino, anche perché i soliloqui sui drammi adolescenziali sono forse fuori target per la mia età. Mi piace poi il fatto che il protagonista prenda una decisione forte, magari un po' da pazzo ma precisa. Un po' mi ricorda Shinji di Evangelion, anche quando fa una cazzate riesco a volergli bene. Il fandom però si spacca, legge un "tradimento" del loro manga preferito, minacce varie all'autore, sfoghi nei forum con dichiarazioni di odio eterno, parole di odio scritte nero pece tra pentacoli e unicorni di sangue sulle smemorande della terza b. A qualcuno comunque l'anime piace sempre e alla fine tutti lo seguono. Il Simulcast in contemporanea con il Giappone parte a gennaio 2015. Forse perché c'è questa scissione nel fandom e gli ascolto un po' diminuiscono, forse perché si vuole sfruttare il volano delle future vendite mastodontiche in quel di Lucca, il Simulcast doppiato VVVVID, che entra nella storia come il secondo simulcast doppiato da VVVViD, parte tardissimo, a luglio 2015. Qualcuno iniziava pure a pensare che fosse stato limbizzato come Psycho Pass e Sword art Online, il film di Stains/gate e la serie di Harumi Sukumiha, il film di Toradora , Gintama. Non "wish-list " ma impegni già presi con i fan, anime arrivati in italiano e interrotti perché non hanno fatto magari i numeri grossi, ma che molti hanno ancora in casa "monchi" e in attesa di completamento. Scheletri nell'armadio. Non do di certo la colpa unicamente a Dynit, non può vivere di beneficenza e in perdita, ma sarebbe bello trovare un modo per accontentare i fan di quelle serie, magari facendo ricorso proprio al crownfundig, comunque tenendo aperto un canale di comunicazione reale, ulteriore al classico laconico  "ha da passa'a nuttata", che ti rifilano alle fiere. Un clima di attesa e incertezza che si ripresentava per il seguito di Tokyo Ghoul. Tanto incerto che a marzo, al Caroomics di Milano, ancora non c'era, al di là di un certo ottimismo sulla bontà del prodotto, la certezza che si facesse in home video il seguito. Ma alla fine, come nelle favole, arrivava lo  Step 3, l'home video, 28 ottobre, uscita in anteprima a Lucca, con data ufficiale fissata per il 10 dicembre in tutto il resto d'Italia. 
Dynit pubblicava a cavallo del 2014-2015 anche L'attacco dei giganti, ma in quel caso il titolo era già così forte e con un seguito smodato di fan che il suo doppiaggio era stato ampiamente pianificato prima. Ora mi piacerebbe che per le stagioni future di Tokyo Ghoul e dei Giganti non si facesse più tutta questa trafila, ma questo è il mercato odierno e gli investimenti devono essere fatti con tutte le dovute precauzioni .  
Prison School, anche grazie agli elementi cardine della colazione dei campioni, "tette e risate", ha macinato una partenza in simulcast da record e quindi è stato promosso in pochissimo, istantaneamente,  al doppiaggio, in abbinato al simulcast della relativa serie live-action: risate e tette vere, senza censura. Viva le tette e viva le opere commerciali, se riescono a guadagnare abbastanza da trainare anche la produzione di progetti più autorali e "importanti". Sperando che il saltino lo si faccia e non si aspetti di produrre solo cose commerciali. Al di là dei gusti personali (io amavo Space Dandy... e tifo per il doppiaggio dello spiscioso e surrele One punch man e dell'horror Death Parade... incrocio le dita) ci sono almeno due anime di bellezza assoluta che "dovevano" essere distribuiti in italiano. Lo so, anche se la pongo in questa ottica in fondo è sempre una questione di gusti personali alla fine, diciamo che "in questo caso" però è "meritorietà al quadrato". Sto (di nuovo, l'ho già fatto in passato) parlando di Silver Spoon della Arakawa (di cui vedrei bene pure il nuovo Arslan... Giusto per dare l'idea a qualcuno), parlo di Mushishi della Urushibara. Opere che per fortuna sono giunte da noi almeno come manga. 


Silver Spoon scritto e disegnato con il tocco magico e sensibilità della autrice di Fullmetal Alchemist, parla di scuola e lavoro nei campi, proponendo la natura come possibile indirizzo di vita per i giovani. Abbiamo avuto l'EXPO sul cibo e sui progressi della agricoltura, abbiamo un tasso di disoccupazione spaventoso, un anime di questo tipo era e può ancora essere importate, magari se fosse accessibile anche ai più piccoli, in italiano . Anche perché elogia l'impegno, la fatica, lo studio e mette in luce i dubbi e perplessità ma anche le soddisfazioni e l'importanza sociale che si celano dietro a occupazioni percepite spocchiosamente come "di serie b" in troppe zone di Italia, nonostante siano le occupazioni che permettono alla gente di avere qualcosa nel piatto da mangiare a colazione, pranzo e cena.


Mushishi parla anche lui di natura, ma condita con una punta di soprannaturale, con una raffinatezza tale che non sfigurerebbe su un canale che si occupa di film d'autore. C'è cuore e tanti di quei riferimenti alla botanica e all'ambiente come alla tradizione, alla vita agreste, che viene davvero la voglia di saperne di più. Anche se sono aspetti legati a una cultura diversa dalla nostra la natura abbraccia l'uomo allo stesso modo, un rapporto simbiotico. Esattamente come accadeva con il bellissimo (e fortunatamente grazie a Dynit e Nexo passato anche al cinema) Wolf Children. Pensate che dopo aver visto Wolf Children a una mia amica è venuta seriamente voglia di informarsi per lavorare nel corpo forestale, anche perché il nostro paese ha un importante patrimonio boschivo. E che un anime possa far giungere a tali ispirazioni è straordinario. Per me poi stilisticamente come regia, tradizioni nipponiche e impegno, Mushishi sta dalle parti di Ozu e Kurosawa. Non per tutti, un po' lento, ma imperdibile. Ci sono intere schiere di intellettuali, quelli che magari "non li guardano i cartoni animati", che potrebbero innamorarsi di questo anime se fosse programmato su Rai 3 con prefazione di Enrico Ghezzi. Lo scrivo tra il serio e il faceto ma un po' ci credo. Io una serata su Rai 3 con Mushishi e Paranoia Agent (del fu, immenso, Kon) me la vedrei alla grande. Sorseggiando una tisana al the verde. Il guaio vero di Silver Spoon come di Mushishi è che sono per loro natura opere che se non aiutate non arrivano al grande pubblico per ricevere lo spazio che meritano, nonostante sia lodevole vederle almeno in simulcast. Sarebbe bello magari se si riuscisse (perché magari si è pure tentato senza riuscirci) a promuovere queste serie tanto da portarle in tv magari con dei partner istituzionali come  Confagricolutra e il Corpo Forestale dello Stato, il WWF. In fondo con il WWF (non la lega di Hulk Hogan) negli anni '80 su rai 1 è arrivato Nausicaa (vabbeh che poi è pure sparito fino al 10 ottobre 2015, quando uscirà finalmente ovunque in home video dopo la breve parentesi cinematografica nel ciclo "the space extra"). Insomma non è un male (se poi realmente succede) se delle serie che trattano di funghi e piante vengono prodotte con gli introiti extra di serie in cui ci sono protagonisti adolescenti emo con aria triste alla Twilight, spettacoli che fanno maggiormente battere il cuore del pubblico giovane (soprattutto femminile, quello maggiore ai giorni nostri a seguire gli anime). 


Tutto questo sproloquio per dirvi che allo stato attuale, pur apprezzandone la potenzialità e sperando  per il meglio, sono più timoroso (non è che pubblicheranno solo ed esclusivamente i blockbuster?) che entusiasta dei simulcast come mezzo per passare alla produzione  di serie  doppiate e poi in home video. Troppa gente finisce la fruizione di un'opera allo step 1. Se la serie è lunga o divisa in più parti non è sicuro che verrà ultimata se gli ascolti calano. La situazione drammatica in cui versano le vendite degli anime in Italia fa si che escano in home video cose nuove unicamente in ragione delle fiere di Milano e Lucca, con (tolti i "big" e ripescaggi) la media orribile di circa 2-3 novità anime all'anno che arrivano all'home video. Poi ti vedo Death Parade. Mi piace. Vedo che ha fatto gli ascolti alti su VVVVID. Vedo che ha pochi episodi, ottimo per una proposta commerciale da "un cofanetto e via". Ci credo. Prima della conferenza di Lucca penso che, se ho capito il sistema, è matematico che esce in home video o che per lo meno ne annunciano il doppiaggio simulcast. Poi leggo i resoconti della conferenza e vedo che non l'hanno nemmeno nominato. Significa che in fondo anche se una serie la gente la guarda su simulcast a cannone, questo potrebbe anche non voler dire nulla? Hanno forse calcolato che dopo due visioni nessuno vorrà più rivedere Death Parade e quindi non ha senso fare lo step 2 e 3? Si tengono,come spero, Death Parade per un futuro annuncio? Magari come Tokyo Ghoul doppiaggio a dicembre e a marzo home video al Cartoomix? Mistero. Forse sarò un illuso ma mi aspettavo una specie di "nomination alla fase due" per almeno i primi due simulcast in classifica (assoluta) di visualizzazione su VVVVID. Magari per il futuro sarebbe carino farlo.


E dopo aver sproloquiato in lungo e in largo sui simulcast, vediamo Netfix, che Cavazzoni ha già dichiarato avrà anime da Dynit, e Rai 4.
Su Netfix e Rai 4 arrivano prodotto già doppiati salvo future collaborazioni produttive. Se un prodotto tira su Netfix o Rai 4 io spero un casino che si punti a "rinnovarlo", magari collaborando al costo di doppiaggio delle serie successive. Insomma, datemi almeno Psycho Pass due e film . È un prodotto divino, intelligente e ben realizzato e una tristezza infinita che non arrivi in Italia. Preghiere a parte, questo permetterebbe anche a serie che non hanno avuto il simulcast di VVVVID per la seconda stagione (dannata Daisuki) di poter "terminare" l'iter produttivo. Non sarebbe male. 
E ora parliamo di recenti uscite home video. 
Riguardo ai prodotti presenti in fiera o tra poco disponibili presentati da Dynit, non posso che essere felice di avere in dvd il classicone Crusher Joe, che per ben sei secondi ho sognato in box con gli oav inediti. Sei magnifici secondi. Pazienza. Il dvd è già stato fieramente posto a fianco ai dvd di Arion e Venus Wars. Pronto per una lacrimevole maratona amarcord. Ugualmente felicissimo per Gundam Origin vol.1. Dopo la visione mi dedicherò al montaggio dell'HG del Guntank RTX-65, preso a 15 euro e bellissimo... Nerdate a parte, su questo blog continueremo e finiremo dopo una vita e mezza l'analisi di Gundam Unicorn e faremo dei post anche su questa nuova serie con Char protagonista. L'ho appena intravista e già l'amo alla follia. Sono ugualmente felicissimo del simulcast di Gundam Orphans. Averi prefetto Regonguista in G ma non voglio fare il trombone per forza, è sempre Gundam, evviva Gundam. E se va bene con i simulcast magari per la prossima Lucca ci scappa pure l'home video. E detto questo spero di non aver gufato la cosa. 
Escono finalmente in unico cofanetto gli episodi di Ghost in the shell Arise, border 3 e 4. E sorpresa delle sorprese, annunciato a Lucca 2014, a fine mese esce pure Ghost in the Shell The Rising! Film cinematografico che per ora va a chiudere la saga "prequel" di Ghost in the Shell, collocandosi dopo il cosiddetto "border 5" o "Pyrophoric Cult". Fermi tutti, che diavolo è questo "Pyrophoric Cult"? Per rendere le cose più incasinate possibili la serie di oav Arise è stata convertita in serie tv, dal nome Ghost in the shell Arise Another Architecture. In acronimo GITS:AAA. Acronimo che si aggiunge ai gioiosi acronimi delle altre serie come GITS:SAC, GITS:2nd GIG, GITS:SSS e roba divertente così. GITS:AAA taglia a metà i quattro episodi di Arise (un episodio prima parte o "Zenpen" e un episodio seconda parte "Kohen"), buttando via anche una manciata di minuti (che chissenefrega... tanto della trama già non si capisce una minchia...) per un totale di 8 episodi. Per fare i "simpa della cumpa", i primi 2 episodi sono in realtà ricavati dal quarto border, ghost stands alone (acronimo GITS:AAA-GSA 1/2;2/2 ) i successivi invece riprendono il primo, il secondo e il terzo border di Arise. Perché farlo? Ma per chiamare la serie "another Architecture!" (AA!). Aveva senso farlo? Assolutamente no, perché cronologicamente il border 4 è l'ultimo e si porta dietro tutta la trama dell'1, 2 e 3 che ancora non avete visto. Un po' come la consecutio temporum degli episodi di Harumi Suzumiya. Roba da giapponesi. Caso vuole che da veri incasinatori di trame, a una certa hanno deciso di creare, per fare da ponte con il film Ghost in the shell The Rising un episodio nuovo di pacca, strutturato come fosse un border anche lui è quindi diviso in Zenpen e Kohen (che diventano gli episodi 9 e 10 della serie AAA) ambientato fino al giorno prima degli eventi del film. Questi episodi compongono  il fantomatico border "Pyrophoric Cult", in cui compaiono peraltro (guarda tu che bastardi) molti personaggi della saga Arise ed elementi alla base del film. E ci sono anche delle dipartite... Non esattamente un easter egg, ma un episodio vero e proprio. Perché Dynit non pubblica quindi prima Pyrophoric Cult e dopo il film The Rising? Ora il problema penso che sia anche pratico. Un dvd-bluray che racchiude questi due episodi extra è uscito a fine agosto, come prodotto autonomo. Mentre i diritti distributivi di the rising sono stati già "anticipati" da Dynit da almeno un anno, nonostante il film esca da noi in home video quasi in contemporanea col Giappone, magari Dynit non ha comprato i diritti di Another Architecture "in toto" avendo già quelli di Arise. Peraltro la premiere di Rising si è svolta in Giappone il 20-6, quando ancora Pyrophoric Cult era solo passato in tv. Per me Pyrophoric Cult potrebbe arrivare dopo, quindi con una gestione di diritti "a sé". Oppure potrebbe non arrivare proprio mai nel caso i jappi impongano il riacquisto di tutta la AAA completa per distribuire anche questa parte inedita. Un vero furto considerando che ha pure meno minuti di Arise. Ora, sto benedetto Pyrophoric Coso si trova comunque online. E' fondamentale per fruire del film The Rising? Finché non vedo The Rising non ve lo so dire. 
Se tutta la sua ragione d'essere si riduce a introdurre un nuovo terrorista, Pyromania che ama far cadere aerei utilizzando il virus incasina - memorie Fire - Starter (ma quanto erano Fighi i Prodigy) e gli eventi a lui collegati vengono riassunti in un altro modo (a me sembra importante il modo in cui debellano il virus... Ma forse mi sbaglio e a guardare il film tappano il buco..) magari ai fini del racconto non è fondamentale. Ma succedono comunque cose, ci sono inseguimenti, sparatorie e la trama rimane collegata, essendo ambientato poi un giorno prima del film (ribadisco). E ovviamente rompe un po' i coglioni il fatto che un tassello vada a mancare in una serie così recente per follie produttivo-distributive come l'insensato copia-incolla AAA. Come si risolverà la situazione? Vi faremo sapere. 

Resterebbe da parlare della uber porno lusso edition del film de L'attacco dei giganti. Maglietta, cartoline, libricino ecc.ecc. Ma onestamente è un film che ho saltato. Gli riconosco il merito di spremere la decompressione di 13 puntate in due orette di visione, ma i film di ricapitolazione per me devono comunque apportare degli elementi nuovi. Se non sostanziosi come i film di Gurren Lagann, almeno formali, di rifinitura, come i film di Puella Magi Madoka Magica. Qui non ho notato una scena che sia una inedita rispetto alla serie animata. Mi hanno detto che ce ne sono ma io non le ho viste. Ma non voglio fare troppo il formale precisino, che scappo per essere ridicolo. Se invece della maglietta mi mettevano una Figma di Eren, Levi o Armin o Mikasa o anche solo un pupazzo e della Pops con il gigante colossale, probabilmente questo film me lo portavo a casa. 
Poche novità ma speriamo un futuro roseo e ricco di anime. 
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Buon compleanno Dynit e grazie per tutti gli anime e manga che ci hai portato in Italia in questi 20 anni.

mercoledì 4 novembre 2015

Le storie n. 37: Abissinia! ( si', col punto esclamativo, come una imprecazione...)


Storia del veterano scrittore di Tex, Claudio Nizzi, disegni del promettentissimo (quasi un Hirohiko Araki apprendista di Herge'...) Emiliano Tanzillo. Copertina del sempre ottimo Aldo Di Gennaro. 
Abissinia, governo ladro!!! Questo per me negli intenti doveva essere il titolo "uncut" di questo volume. Perché quando si vanno a scrutare le accise sulla benzina compare ancora oggi, per l'importo di 1,9 ex lire per litro, il "sostentamento delle nostre truppe italiane per la guerra in Abissinia iniziata nel 1935". E probabilmente non ancora finita, dopo 80 anni, siccome si paga ancora oggi, orgogliosamente e senza battere ciglio, per permettere la continuazione di quella gloriosa spedizione militare. Della quale in ogni caso si sa pochissimo perché non ci arrivano aggiornamenti da tipo 80 anni per l'appunto, nel pieno disinteresse della stampa. Ed ecco che interviene la Bonelli con la sua collana antologica "Le storie", almeno a raccontarci cosa accadeva nel '35 a coloro che si sono imbarcati in questa infausta avventura. A quelli ricchi e a quelli meno agiati.
Torino, 1935. Due militari, scuola ufficiali, uno abbastanza "pettinato", l'altro di origini più umili, stanno appunto parlando per i corridoi dell'accademia militare della "questione Abissinia". Il "povero" è dubbioso e all'idea di finire in Africa a combattere con le scimitarre non fa i salti di giubilo. Il pettinato ribatte che è una cosa fighissima, se vinciamo avremo un posto extra dove farci le vacanze senza impestare d'estate i due metri cubi per ombrellone di Rimini. E poi bisogna farlo per vendicare la sconfitta di Adua che ancora non lo fa dormire bene la notte e così riscattare il buon nome dell'Italia, trattata da pezzente a Versailles. L'amico ribatte "e sticazzi " e l'agone politico muore lì. Se non che i due si ritrovano a giocare a tennis e il pettinato fa l'errore di presentare la sua fidanzata all'amico che la vede, si innamora e nottetempo se la tromba clandestinamente in un intreccio da sceneggiato di rai uno del pomeriggio della domenica, disegnato in mezza tinta, che fa apparire queste scene "romantiche" come quegli inserti di storie di cronaca di Famiglia Cristiana degli anni inizio '80. E qui arriva però la svolta narrativa figa. Il ritorno dell'agone politico 2.0. L'amico barbone non ci sta a passare da infame con il pettinato, non vuole essere scoperto. Ma  potrebbe più serenamente vivere la relazione con la fidanzata di lui se almeno rompesse l'amicizia con quest'ultimo e allora, con una pretestuosità del tutto italica (e candidamente ammessa dal soldato) decide di litigarci apposta e farci a botte con la giustificazione morale che lui odia i fascisti. Roba che se lo menava perché era laziale la scena non cambiava di una virgola. Con questo gesto il nostro eroe si inimica il pettinato raccomandatissimo ex amico (che in un modo o nell'altro troverà altre ragioni per tenerlo in antipatia) e solleverà un tale polverone che sarà degradato da ufficiale a "truppaglia" e spedito in Abissinia a subire il peggio nonnismo da caserma e magari a rischiare la pelle contro qualche guerriero vestito con una tunica e armato di lancia. Ma il fato renderà di nuovo possibile l'incontro dei due ragazzi e della loro amata, proprio in Abissinia. 
La prima parte del racconto, dove la matrice sentimentale predomina è anche narrativamente la più debole. Visivamente non manca di fascino, il lavoro di ricerca per la ricreazione degli ambienti, vestiti e veicoli è sontuoso e i disegni, con una forte connotazione realistica,  fanno davvero respirare aria di altri tempi. Ci sono tavole imponenti e bellissime come quella di pagina 24 sul discorso di Mussolini del 2 ottobre del '35 (in tempi perfetti per l'anniversario, essendo l'albo uscito agli inizi di ottobre). Ma il pezzo forte di questo volume è la ricostruzione della battaglia presso il fiume Dorè, un autentico spettacolo grafico che occupa l'albo da pagina 52 a 87. Cruento, dinamico, splendidamente ritmato, qualcosa per impatto di molto simile ai primi quindici minuti di Salvate il Soldato Ryan. Tavole straordinarie colorate in mezzatinta a matita che rendono ancora più vivide le dune, le polveri e le esplosioni. Scontri ravvicinati all'arma bianca, scene di massa, le onomatopee grandi e bianche a dare la "voce" delle bocche da fuoco, con il suono della mitragliatrice che in tavole così fittamente disegnate riesce quasi a tagliare, spezzare le immagini. Un lavoro tanto accurato per i dettagli storici, tra divise, armi, mezzi militari quanto appagante nelle dinamiche action. Il volume si chiude poi riprendendo la tematica melò dell'inizio, fornendo una noticina narrativa amara (e forse cattivella...) e un finale forse troppo accomodante, ma la lettura complessiva funziona e il fumetto si legge che è un piacere . Questo anche grazie alle straordinarie e già ampiamente elogiate tavole di Tanzillo. A una  composizione dei paesaggi accurata, accompagna un certo gusto nel descrivere l'azione, un forte senso di realismo, Ma dei  suoi personaggi mi ha colpito una conformazione più "umana" anche se (paradosso) più caricaturale, che si scorge nella espressività dei volti, con sopracciglia folte e "dinamiche" (quasi caricaturali alla Herge') ed occhi profondi. Davvero sapiente l'uso della mezza tinta, che mi ha ricordato la composizione della tavola di un artista poliedrico come Araki. Non vedo già l'ora di ammirare i prossimi lavori di Tanzillo. Davvero un buon numero, che perfettamente si inquadra tra micro e macro storia alla maniera de Un uomo una avventura. 
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sabato 31 ottobre 2015

Predator: dark ages



In attesa che Shane Black (dopo il pallonaro annoiato Rodriguez) ci regali finalmente un nuovo capitolo della saga dell'amatissimo predatore spaziale visivamente creato da Stan Winston e reso famoso da Schwarzenegger e John Mc Tiernan, gustiamoci questo recente (maggio 2015) corto amatoriale scritto e diretto da James Bushe. Il predator ai tempi delle crociate a caccia di souvenir medioevali da appendere al suo caminetto. Un progetto piccolo piccolo, low-low budget ma tanto cazzuto, parecchio lontano dalla consueta sagra del cosplay, con i costumi ricavati dalla carta-forno. 

Un accampamento di monaci è minacciato da una creatura che si crede di origine diabolica, un essere che si muove furtivo nei boschi decimando chiunque vi si addentri. Un manipolo di soldati, abbastanza scassato e sorprendentemente "moderno" è chiamato a indagare. Come insolita guida un nemico, un saraceno, che forse ha architettato tutto e li sta portando in una trappola. La caccia sta per cominciare e sarà combattuta con spadoni, archi e balestre. Pregando che qualche scudo ricoperto in pelle e qualche elmo da battaglia a visibilità zero bastino per difendersi da affilate lame retrattili e raggi laser distruttori.


Il tema sonoro di fondo è il classico, glorioso score di Alan Silvestri. La sceneggiatura semplice ma gustosa, gli attori nemmeno tanto male. Il predatore imponente e perfettamente riprodotto nel suo stile di lotta e codice d'onore. I crociati sono un simpatico gruppetto bad-Ass "wanna-be" che per budget non può fare molto ma quello che fa è convincente, piazzando azzeccate battute da popcorn movie. Lo stile di ripresa è davvero valido, come lo sono trucco e costumi  che, sempre considerata la produzione, sono davvero rimarchevoli. Ci sono anche piccoli ma agguerriti trucchi meccanici ed effetti in stop motion volti a ricreare la creatura e le armi di Stan Wilson. Non ci facciamo mancare nemmeno la mimetizzazione ottica e pure lo splatter. Insomma, un gioiellino che merita la pena di essere condiviso almeno tra tutti i fan della saga. Dopo la visione andate sul link di youtube e spolliciate "mi piace" a volontà . Buon divertimento. 

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sabato 24 ottobre 2015

Scouts guide to the zombie apocalypse - Scouts vs Zombies

Il trailer del film che in America guarderanno ad Halloween...


Ben, Carter e Augie sono fieri scout in un momento storico in cui non è esattamente la cosa più figa del mondo. A scuola non cuccano molto e sono visti come alieni tristi, ma la cosa peggiore è che purtroppo per loro si trovano anche nel preoccupante momento di apice della loro esplosione ormonale. Coperti di brufoli e con bava alla bocca, ma non dimenticandosi mai del codice "gentleman" dei lupetti, i nostri, naturalmente imbrigliati "in eterno" nelle sacre divise di ordinanza del corpo scout composte da braghette corte, medagliette sulla camiciola e foularino, si trovano costantemente a caccia di tette e culi, pronti a incassare una eterna striscia di due di picche. Alla fine giungono gioiosi in un locale notturno per riuscire in modo veloce e indolore ad assaporare il Sacro Graal della pubertà, ma il destino ce l'ha con loro e di colpo i tre scout si ritrovano al centro di una invasione zombie. Riusciranno con il loro alto rigore morale e con le loro tecniche scout per la sopravvivenza estrema a salvarsi dai mangiatori di cervelli? Riusciranno se non a trombare a sedurre qualche procace donzella, magari quella mega bionda "final girl" armata pesante che il caso gli ha fatto incontrare?


Mentre in America spopola il film di Piccoli Brividi con un ritrovato Jack Black, tutti aspettano Halloween per trovare in sala qualcosa per i "più grandicelli ma non troppo", questo film scorretto, esagerato, splatteroso e un po' scorreggione fatto proprio per farsi qualche grassa risata e divertirsi per un'oretta e mezza. Gli zombie in salsa comica (come del resto oggi in "tutte le salse"... Ma non voglio divagare) funzionano sempre e sempre riempie le sale l'umorismo con deviazione sexy, declinato dai tempi di Porkys a Project X passando per American Pie. 
Ben è interpretato da Tye Sheridan, che avremmo dovuto vedere a fianco di Nicholas  Cage in Joe se avessimo mai visto Joe... Scusaci Nick, rimedieremo presto. Carter da Logan Miller, di cui abbiamo volontariamente saltato un filmetto sulle rock band e a dare corpo ad Augie c'è quel bel facciotto paffutello di Joey Morgan, che ci ricorda tanto tanto il mitico Chuck dei Goonies, esordiente e già interessantissimo. La bionda sventola armata pesante è invece Sarah Doumont, che abbiamo già visto nel simpatico Don Jon. La regia è di quel simpaticone di Christopher Landon, sceneggiatore storico della saga Paranormal Activity dal capitolo 2 e dietro alla macchina da presa per il suo spin off Il Segnato. Il nostro qui si occupa anche della sceneggiatura mitigando la sua indole tetra con l'ausilio di alcuni sceneggiatori di College Roadtrip, un film comico del 2009, a me totalmente misconosciuto e con protagonista Martin Lawrence (doppio "wow"...).
Sarà un nuovo Benvenuti a Zombieland o un nuovo Zombeavers? Ma in fondo chissenefrega, tra splatter e poppe troveremo comunque una scusa per vederlo e per farvi sapere la nostra.
Non sappiamo di preciso quando arriverà da noi ma siamo contenti comunque del fatto che sia uscito. La sceneggiatura erano almeno cinque anni che passava da un tavolino all'altro di Hollywood e la sola idea che magari non avremmo mai potuto vedere un film in cui degli scout affrontano degli zombie era troppo triste per essere vera. 
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P.s. E poi avete visto nel trailer la scena supercool al supermercato che grida Dal tramonto all'alba?