sabato 28 dicembre 2013

Le Storie vol.14 Cuore di Lupo

Testi e disegni: Carlo Ambrosini


Newark, New Jersey. Alcuni indiani d'America sono impegnati nella costruzione di un palazzo. Vivono in una baracca costruita nel cantiere, arroccati in pochi metri e tanti letti a castello. Poi degli spari. Poi una porta si apre. Dei delinquenti entrano nella stanza e fanno una strage. Eliminano possibili testimoni scomodi di un reato che si è compiuto di lì a pochi metri, ma di cui i nativi americani non sanno nulla. Mentre la maggioranza degli indiani nello stabile viene colpita a morte da fucilate, mentre i criminali dispongono tutto per un rogo dell'intera baracca, due di loro, che si trovavano nel bagno, scappano all'eccidio e da subito vengono inseguiti quali superstiti. Jeff Cardiff è un giornalista. Accorre nel cantiere dell'eccidio, non crede all'insabbiatura predisposta dalla ditta appaltatrice che vuole chiudere la questione parlando di una stufa che ha ucciso gli indiani nel sonno provocando l'incendio, decide di indagare. Ma la vita lo porta momentaneamente altrove. Luna che Ride, la sua nonna indiana, è spirata. Jeff partirà quindi per un lungo e doloroso percorso interiore alla ricerca delle sue radici, ma per questo non rinuncerà a continuare la sua inchiesta. Perché sangue chiama sangue e anche se solo in parte indiano Jeff ha un Cuore di lupo. Strano, onirico, spiazzante. 
Ambrosini continua nella sua missione di offrire opere originali quanto profonde, distanti dai luoghi comuni del fumetto. Opere che spiazzano, che molto si amano o molto si odiano, ma che ad ogni modo non lasciano indifferenti. Cuore di lupo non si sottrae a questa visione e offre davvero molto di più di quanto traspaia a una lettura veloce. È un racconto sofferto, pieno di personaggi delusi e perdenti che può magari richiamare alle atmosfere filmiche dei fratelli Cohen. Ma dove davvero tocca e rimane alla memoria è in ragione di un piano ulteriore di lettura, quasi metafisico, non invadente ha che di fatto guida e unisce i fili invisibili del racconto. Mito, fantasia, cuore. Ambrosini opera sull'onirico per andare a descrivere con più forza le dinamiche emotive, per dimostrare che la storia può essere in funzione dei sentimenti e non viceversa. Facile pensare per gli affezionati di Ambrosini a certe suggestioni “napoleoniche”, che tanto mancano nel panorama fumettistico moderno. Quanto ci manca Napoleone, quanto ci manca Jan Dix. Vi consiglio vivamente questo nuovo volume de “Le storie”, tanto per l'unicità della storia quanto per i dettagli delle tavole di Ambrosini, sempre dettagliate quanto peculiari, quasi espressioniste, ruvide. L'unica punta negativa dell'opera risiede forse in un livello generale non al top della forma del nostro autore, ma il viaggio vale comunque il biglietto. 
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giovedì 26 dicembre 2013

Lo Hobbit: La desolazione di Smaug

contiene un paio di piccoli e poco significativi spoiler, roba che si vede al 90% già dal trailer comunque

Come l'anno scorso sotto Natale mi reco al cinema Odeon di Milano con il Maurino, l'esperto tolkeniano di zona, ad assistere al rituale spettacolo allegorico di Peter Jackson in salsa fantasy. Si guarda l'albero in Duomo, la galleria Vittorio Emanuele stracolma di gente con pacchi e pacchettini, si mangia una pizza di lusso. Anno dopo anno questo piccolo rito assume sempre di più la fragranza tipica degli aromi delle feste, quasi fosse l'anice stellato che insaporisce alcuni dolci natalizi. Solo che l'anice stellato deve dare sapore per poi essere tolto dall'impasto, o rischiate che la pietanza sappia solo di quello e stomachi un po'. Allo stesso modo lo Hobbit è qualcosa che va gustato senza soffermarcisi troppo, o si rischia che la pietanza arrivi un po' indigesta. La sala presenta ovviamente oltre agli ormai inevitabili occhialini 3d il tanto arcigno sistema di riproduzione in HF già utilizzato per il primo Hobbit. A una seconda visione mi pare che sia meno devastante, ma risulta una bizzarria che è tuttora lontana dal piacermi.
Dove eravamo rimasti? Gandalf tirava i dadi, faceva +6 e giocava la carta aquile in posizione di difesa salvando i nani e l'Hobbit dalle grinfie delle schiere dell'orco (fintissimo) senza una mano, così che i nostri potessero continuare la loro allegra avventura finalizzata al risveglio con incazzatura del drago Smaug (più o meno). Nelle ultime battute del film precedente Bilbo si era casualmente (ma nulla capita a caso per Tolken) imbattuto nella triste creatura Gollum ed era riuscito con astuzia a sottrargli il suo prezioso tesoro, un anello dal potere oscuro in grado di rendere invisibile chi lo indossi. Le successive tappe del viaggio, per tre abbondanti e ammorbanti ore in sala, comprendono un bosco oscuro verdeggiante, la solita stronza magione elfica abitata da stronzi elfi (e qui ritorna lo stronzo Legolas), una versione triste di Venezia in novembre abitata da psicotici e infine la montagna del tesoro difesa dal (bellissimo) drago digitale. Ok, iniziamo con slancio... cheppalle...

Nonostante in rete c'è gente calva perchè ha con questa pellicola finito di strapparsi i capelli dalla gioia, il film ripresenta, come la peperonata il giorno dopo, tutti i più atroci difetti della pellicola precedente. Salvo le canzoncine, grazie a Dio qui non si canta! Una trama ampiamente imperfetta, tra una parte iniziale brusca dove dovrebbe essere centrale, un tizio importante nel libro che si vede tre secondi in tutto, un capitolo sugli elfi straripante di una noia mortale (basta soffermarsi su sti elfi, hanno rotto!!! - frase ammorbidita in ragione del fatto che abbiamo anche lettori giovani -), un capitolo su Venezia superficiale e stupido fino quasi a essere irritante dove tutto e tutti appaiono caotici o cretini (prima si detestano cortesemente, poi si ignorano, poi si aggrediscono, poi complottano, poi gli eventi precipitano e il tutto avviene in 6 minuti!!! Capisco che si volesse mettere in questa pellicola il drago, ma aveva più senso tagliare l'inutile parte sugli elfi rispetto a questa porzione di trama! Spero che le scene aggiuntive della scontata versione estesa home video diano maggiore logica agli eventi di questa parte). 

Tredici nani di cui non ci importa nulla e per i quali il regista non fa nulla per renderli simpatici, salvo tre o quattro. Gandalf, che per mascherare la sua indole over-powered (o in ragione di un aumento richiesto dalla controfigura) viene mandato non si sa dove a non si sa bene fare cosa, (pare si faccia mezza mappa della terra di mezzo per incontrare il fratello che vive con la cacca d'uccello in testa e comunicargli pazzesche ovvietà) risulta se possibile più irritante del solito. Ritorna Legolas, interpretato dal peggiore attore mai nato, Orlando Bloom, che ha per lo meno il pregio di parlare poco e menare tanto e in modo figo. Lo hobbit di Martin Freeman (ribadisco la tesi che sia un lontano cugino di Jackson a cui quest'ultimo doveva dei soldi), di una antipatia quasi tattile e dai costumi più brutti mai creati per un'opera fantasy (perché invece i costumi degli Hobbit nella saga dell'anello mi piacevano? Il cugino è anche costumista?) e per il quale non possiamo che sognare una morte atroce nella tragica consapevolezza che questa non avverrà (che bello se Smaug lo facesse a pezzi, lo disponesse a spiedino e ricoprendolo di salsa Yaki Tori provvedesse a media cottura). E poi perché, per Thor, i ragni parlano!!!! L'esperto tolkeniano mi dice che in origine parlano e cantano pure e devo pertanto ringraziare Jackson per aver tolto i canti. Ma abbiamo anche aspetti della pellicola così belli da renderla ad ogni modo, proprio come il primo film, qualcosa di imperdibile. 
L'ottima implementazione dell'elfa Tauriel offerta da Evangelyn Lily, non a caso un personaggio così bello e ben riuscito da non far parte dell'Hobbit originale (si capisce che Tolken non è esattamente il mio autore preferito? Beh, vi sbagliate, non di tanto ma vi sbagliate...). Il sempre affascinante personaggio di Scudo di quercia, doloroso, ambiguo, rissoso, eroico, accidioso, titanico, collerico, maestoso, altruista e senza glutine. La lunga ed elaborata scena della foresta con i ragni con più di un eco dal King Kong di Jackson, l'adrenalinica corsa sui barili, la maestosa apparizione di Sauron, le maxi-zuffe naniche ed elfiche perfettamente coreografate che infarciscono il film in ogni dove, l'ultima stupefacente (per ritmo, recitazione ed effetti) ora della pellicola con lo scontro con il drago più bello e spaventoso che cinematograficamente parlando si ricordi, una sequenza da iscrivere agli annali come quanto di più figo visto al cinema almeno negli ultimi cinque anni. Laddove La desolazione di Smaug eccelle, la pellicola si fa di culto ed è addirittura in grado di ridefinire l'asticella massima dell'eccellenza verso l'alto, e questo automaticamente fa perdonare i mille difettacci elencati poc'anzi. Certo ogni tanto ci si sente ostaggi del film, affamati di maggiore azione e irritati da una scansione degli eventi che non convince. In un film di tre ore non si spiega perché il personaggio del muta-forma sia appena accennato così come non si spiega lo strabordante spazio nella solita dimora elfica. Il film rimane ampiamente imperfetto e non raggiunge le vette di scrittura del Signore degli Anelli. Ma lo spettacolo, se superate incolumi la prima oretta, diverte e avvince e porta in dote alcune delle più belle scene d'azione cinematografica di sempre. È questo quello che conta. Per questo promuoviamo La desolazione di Smaug nonostante i suoi difetti e attendiamo con gioia il capitolo 3. 
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martedì 24 dicembre 2013

Jupiter Ascending

Il nuovo film di Larry e Lana



Gli alieni vivono tra noi. Qualcuno finisce pure sotto i ferri di persone tentate di scoprirne la natura, qualcuno viene salvato e riportato in una patria che non pensava di avere. Le protesi facciali e gli abiti degli alieni sembrano usciti dal Mukka Assassina.
Tornano al cinema sotto egida Warner Brothers i fratelli terribili, i mitici Wachowski! Questa volta il dinamico duo darà vita ad una pellicola fantascientifica in grande stile, da loro scritta e diretta, interpretata dal bietolone Channing Tatum (che è appunto bietolone ma pure simpatico, vedasi alla voce 21 Jump Street e imminente seguito) e dalla sempre bellissima Milla Kunis (amatissima Meg dei Griffin nonché interprete de Il cigno nero). 

Sono di parte, amo integralmente la filmografia dei Wachowski (sì, anche Bound e Speed Racer, passando dalle collaborazioni produttive come V per vendetta e persino il bruttino Invasion) e credo che Cloud Atlas sia uno dei film più belli degli ultimi cinque anni (e perché non l'ho ancora recensito? Ci ho provato, ma veniva un post-atto-d'amore diviso in nove parti abbastanza deliranti troppo incompresnibile pure per i miei livelli... ad ogni modo se amate la fantascienza intelligente alla Gattaca, le storie d'amore tormentate, i romanzi marinareschi, le commedie sofisticate tipo Allen, le ambientazioni alla Mad Max, i drammi interiori alla Shine e il tutto mischiato in un unico film andate a recuperare Cloud Atlas e leggetevi il libro collegato, che ne vale la pena!). Alieni, esperimenti sul genoma, bullet time a manetta, tizi che volano dalle pettinature impossibili e dal trucco pure peggio, quel senso a volte irritante di porti sopra le righe, Jupiter Ascending si presenta da subito con l'inconfondibile stile delle pellicole Wachowski, che sono, per chi riesce ad amarle, più che la somma dei singoli componenti. Pellicole spesso altisonanti, ma sempre in grado di dare qualcosa, offrire occasioni per riflettere, gemme rare degne di essere viste e riviste. Perdere tempo a sezionarle, opacizzare la sgargiante superficie esteriore alla ricerca delle ovvie esagerazioni e ipocrisie, equivale a svilirle quanto a perdersi qualcosa di bello. Per goderne davvero bisogna farcisi trasportare dentro con tutta l'ingenuità di un bambino che varca la soglia di un negozio di dolciumi alla ricerca degli squali gommosi e delle rotelle di liquirizia: pura estasi emozionale. Certo che il trucco di Tatum è oggettivamente di quelli che stimolano ilarità, ma questo non mi farà certo desistere dalla visione. Giugno è lontato, questa prima visione di assaggio non si presenta affatto male. Vi terremo aggiornati! 
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sabato 21 dicembre 2013

Teaser fighi e teaser no


Il teaser è un'invenzione degli ultimi anni, per dare qualcosa in pasto ai fan che sbavano da mesi in attesa di un trailer da spulciare per ore e ore in cerca dei più piccoli dettagli, per poi discuterne con altri malati sui forum dedicati. Le case di produzione hanno quindi ben pensato  di lanciare dei mini trailer di pochi secondi giusto per rendere l'attesa ancor più lunga e spasmodica... Ma non tutti i teaser riescono nell'intento di gasare il pubblico. Volete un esempio? Ecco qui:


Quando ho visto che durava ben 2 minuti (che per un teaser è tantissimo), mi sono subito gasato, anche perché il nuovo film di Nolan è attesissimo. Peccato che il teaser in questione non voglia dire una beata minchia. Sembra la pubblicità di un profumo, manca solo che la voce narrante finisca con "the new fragrance by Paco Rabanne". Fa solo girare le balle modello ventilatore in una giornata di metà luglio. Cioè... piuttosto non pubblicate nulla!
Lo volete un teaser figo?


Chi dopo questi 50 secondi scarsi non vorrebbe arruolarsi tra le fila dei mercenari di Stallone? Chi non vorrebbe comprarsi un cargo con un teschio aerografato sopra? C'è sicuramente già qualcuno che è uscito di casa per andare al più vicino negozio di soft-air per comprarsi una divisa nera e il coltello di Lundgren... ave o Stallone, ho già i biglietti per il tuo film e spero che nelle tue intenzioni i mercenari saranno come minimo quindici film. Nolan, guarda e impara!
Gianluca

mercoledì 18 dicembre 2013

Il pianeta delle scimmie – Revolution ( Dawn of the planet of the apes)

Il pianeta delle scimmie, un primo sguardo a Il pianeta delle scimmie – Revolution (Dawn of the planet of the apes) e una piccola chiacchierata sulla storia della saga scimmiesca


Il Pianeta delle Scimmie è una delle saghe di fantascienza più amate di sempre. Da un primo capitolo imperdibile, del 1968, magistralmente interpretato da Charlton Heston e che ancora costituisce il punto più alto della produzione, il brand si è espanso negli anni con altri quattro capitoli, realizzati fino al 1973, una serie televisiva del 1974, una serie a cartoni animati del 1975. Poi il mito si è sedimentato tra i fan, la saga ha assunto l'egida di oggetto di culto, qualcuno trovava bellissime le orrenderrime mascherone da scimpanzé caratteristiche della produzione.

Fino a che trenta e passa anni dopo la 20th Century Fox decise di resuscitare il brand, di affidarlo alle abili mani di Tim Burton e di un cast stellare e farne un mega blockbuster al passo coi tempi. Ma la pellicola fa flop. Nonostante gli effetti visivi ILM, nonostante il trucco da urlo, opera del genio del make up Rick Backer, nonostante la presenza di bravi attori come Paul Giamatti, il compianto Michael Clarke-Duncan, Helena Bonham Carter, uno straordinario Tim Roth, Kris Kristofferson e Charlton Heston stesso, nonostante la strato-gnocca Estella Warren (partita a razzo proprio nel 2001, dopo una carriera di nuotatrice, con questo film e con Driven per poi finire tra un Cangaroo Jack e una minchiatina dispersa, con ultima traccia di sè nel 2010 per l'orrendo Jonah Hex), nonostante le chiappe di Mark Wahlberg.

Il film non funziona, il finale è così assurdo poi da far storcere il naso a più di una persona. Il brand incassa comunque tanti soldini, ma ritorna in soffita. Il finale di pellicola, per altro più aderente al libro, sarebbe stato spiegato in un seguito che la major non volle mai mettere in cantiere. Ed è un peccato perché il film di Burton era buono sotto molti aspetti e visivamente eccelso. Poi inaspettato, 10 anni dopo, si fece timidamente avanti un nuovo capitolo del brand: Rise of the planet of the apes, diretto dal misconosciuto ma talentuoso Rupert Wyatt per la sceneggiatura opera degli artefici del bello ma poco noto Relic: Jaffa (accreditato anche per il prossimo Jurassic Park del 2015) e Amanda Silver. L'idea è di offrire una sorta di prequel del capitolo originale del '68, basandosi su una novella dell'autore del romanzo originale, Pierre Boulle, ma la vera chicca è squisitamente a livello realizzativo. Grazie a una tecnologia che negli anni ha compiuto autentici passi da gigante nella riproduzione in digitale di animali, si decide di creare al computer le scimmie e nel contempo fare uso di reali primati in ragione di tizi con mascheroni pelosi. A rendere le movenze di Caesar, la prima scimmia senziente evoluta, viene quindi chiamato uno degli attori più straordinari degli ultimi anni, l'uomo che con le sue movenze e la sua interpretazione ha dato vita al Gollum della saga del Signore degli Anelli, Andy Serkis. Peraltro Serkis è da poco reduce dalla interpretazione di un'altro illustre primate oggi riproposto in digitale, il King Kong di Peter Jackson, e quindi già profondo conoscitore delle dinamiche di comportamento delle scimmie.


Il talento di Serkis unito a una sorprendente sceneggiatura, che lega l'ascesa delle scimmie alle decimazione della razza umana come conseguenze di un catastrofico esperimento volto in origine a curare l'Altzeimer (che invece rende le scimmie superintelligenti), fanno della pellicola qualcosa di originale. Soprattutto la prima e seconda parte dell'opera, grazie oltre che a Serkis al taleto di attori molto validi come James Franco, Freida Pinto e John Lithgow (quest'ultimo straordinario), apporta qualcosa di davvero mai visto nella saga, una dinamica familiare interessante e sfaccettata, una drammaticità autentica e desolante. Vediamo Cesare, figlio di una cavia-schiava dell'uomo, nascere, crescere, scoprire la sua strada e infine diventare simbolo per il suo popolo in quella che parrebbe, grazie al filtro della migliore fantascienza, una biografia credibile e realistica.

Il film piace, e molto. Tanto che si mette subito in cantiere un numero due. Dopo un tira e molla, la produzione decide però di accantonare regista e cast dell'ottima pellicola in ragione di voler offrire qualcosa di differente. Così alla regia subentra Matt Reevers, noto braccio destro di J.J.Abrams, regista dello spledido Cloverfield sui mostri ripresi con telecamera a mano e di Blood Story, riuscito remake americano della tenera e inquietante pellicola vampirica Lasciami entrare. Se Reevers non fosse un talento verrebbe quasi da pensare all'influenza di Abrams in 20th Century Fox in relazione ai suoi incarichi direttivi per il brand di Star Wars... e si sa che a pensar male... Giocoforza Franco e gli altri vengono scaricati, ma rimane (e ci sarebbe mancato il contrario) Andy Serkis, che qui sarà accompagnato da Jason Clarke (già visto in Zero Dark Thirty e nel Grande Gatsby), il sempre eccelso Gary Oldman, Keri Russel (la Felicity nella serie guarda caso di J.J.Abrams e Matt Reeves) e Kodi Smit-McPhee, già visto in The Road e (guarda tu il caso) nel ramake di Lasciami Entrare.
La trama sembra riguardare un periodo succesivo agli eventi della precedente pellicola, un'epoca nella quale un certo numero di esseri umani è comunque sopravvissuto e deve vedersela con la nuova dominazione scimmiesca. Come sarà? Ecco il nuovo trailer!



Wow. Credo che ci sarà da divertirsi! Vi forniremo aggiornamenti sullo status della pellicola non appena ne avremo la possibilità. Restate con noi! 
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martedì 17 dicembre 2013

Hansel e Gretel – cacciatori di streghe


Medioevo con qualche licenza poetica, centro Europa senza particolari specifiche. Il mondo è pieno di streghe che rapiscono bambini per mangiarli, sventrano cacciatori che troppo si avvicinano ai loro covi, evocano demoni di ogni tipo. La gente ha paura. Nei villaggi vengono arse vive in continuazione donne accusate di stregoneria pur non avendo i cittadini prove concrete sulla loro natura demoniaca. Tutto sembra volgersi verso una prematura fine del mondo quando sta per approssimarsi in cielo la notte della luna di sangue. Ma come ci sono le streghe, c'è anche qualcuno che si oppone a loro come gli orfani coraggiosi Hansel e Gretel. Abbandonati nel bosco da piccoli, questi sono stati attratti da una casa interamente fatta di dolciumi abitata da una terribile strega. Imprigionati e messi all'ingrasso in vista di essere mangiati dalla fattucchiera, i due bambini riuscirono a opporsi, contrattaccare e spingere nel forno la loro aguzzina. Da allora cresciutelli e diventati Hansel un figo (Jeremy – occhio di falco – Renner) e Gretel una stratognocca (la divina Gemma Arterton) vestiti di abiti in pelle e armati pesantemente vagano di villaggio in villaggio nella loro personale opera di sterminio. L'obiettivo più grosso è la potente strega Muriel (Framke – Jean Grey - Janssen), ma avranno inaspettati problemi con il tutore della legge di un piccolo villaggio, l'ottuso sceriffo Berringer (Peter Stormare).

Nuovo B-movie dell'arrembante Tommy Wirkola, lanciatissimo dopo il simpatico Dead Snow. Il budget qui è considerevolmente accresciuto e possiamo quindi godere di stupendi effetti speciali dall'anima retrò- anni '80, di predatoriana memoria mi verrebbe da dire. Il focus è nel realizzare le streghe più brutte e grottesche possibili e si nota chiaramente l'omaggio alle fattucchiere-ninja di Raimi tanto nel make up che nelle movenze. I combattimenti tra orfanelli e le megere sono un autentico spettacolo, scanditi da humor nero ed eccessi di vernice rosso sangue e più di una volta ci si trova a pensare alla trilogia di Evil Dead. Le ambientazioni sono altrettanto evocative (sempre di Evil Dead verrebbe da dire), con piante che attaccano come nelle più tetre scene del Biancaneve della Disney e con i gustosamente spettrali villaggi medioevali. Gustosa in tutti i sensi la casetta costruita di dolciumi, al contempo innocua e sinistra fin dalle sue porte che si spalancano come una bocca dentuta. Al centro di una continua e concitata azione ecco che vediamo i nostri eroi. Il simpatico e sempre bravo Renner e soprattutto la divina Gemma Arterton. Pelle bianchissima, forme generose, viso che incanta. Non sarò razionale qui, nutro una profonda e incurabile cotta per la suddetta attrice inglese, roba che non mi capitava dai tempi di Jennifer Jason Leight e Juliette Lewis. Una fascinazione in grado di farmi dimenticare tutto, dalla trama alla fotografia al momento di pausa pubblicitaria, e rimanere in estatica contemplazione per ore. I produttori sanno del potere di questa sirena ammaliatrice e spesso la mettono in filmacci come Prince of Persia e Scontro tra Titani, dove io come un ebete passo il tempo a guardare solo ed esclusivamente lei, incurante di tutto il resto. Ho visto il seguito di Scontro tra Titani, ossia l'Ira dei Titani incurante della sua assenza e ho trovato per ampi tratti la suddetta pellicola terribile. Ho rivisto Scontro tra Titani cercando di isolare le scene in cui non appare Gemma, ma non ci riesco (Tuttora non mi importa nulla della trama di Scontro tra Titani o dell'anacronistico taglio di capelli del protagonista), sono completamente soggiogato e maledetto alla visione continuativa di film come Tamara Drew, la scomparsa di Alice Creed e Quantum of Solace (che apprezzo sempre tantissimo, ma potrebbe essere per via del “Tamara Drew bless”). È stato annunciato un Hansel e Gretel 2, anche se mancano ancora conferme specifiche è quasi sicuro che si farà. Gemma ha di nuovo fatto il miracolo dei titani, quello che comunque non è riuscito con Prince of Persia (era davvero un film troppo brutto quello... con un principe sbagliatissimo).


Tiriamo le somme! Il film è un B-movie dal chiaro e dichiarato old-style fashion per effettistica e trama. I riferimenti a Evil Dead sono evidenti, bellissimi e fanno da ossatura a tutta l'operazione. I due protagonisti si muovono in ruoli di stampo quasi supereroistico simpatici, eccessivi e soprattutto divertenti. Tanto ma tanto sangue, budella, deflagrazioni cefaliche e quant'altro, pare una puntata di Ken il Guerriero. Gemma Arterton. Non ho provato il 3d. 88 minuti che passano in un soffio, una pellicola che si presta a essere vista e rivista per i suoi eccessi visivi e per Gemma. W Gemma. Giudizio critico: una puntata di Hercules/Xena con tanto sangue (e a me piace Xena). Giudizio acritico: una figata spaziale per chiunque sogni scene come una strega che imbraccia la scopa per schivare i dardi intrisi si acqua santa esplosi da una balestra a ripetizione. Epico. 
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lunedì 16 dicembre 2013

Robocop


Nuovo trailer un po' più convincente



Ne abbiamo già parlato su queste pagine. L'iniziale entusiasmo per la realizzazione di un reboot di una delle più belle e splatterose pellicole “anni ottanta” si è andato spegnendosi notizia dopo notizia fino alla visione del primo trailer, dove lo scoramento ha raggiunto preoccupanti livelli di guardia, quasi da caduta testicolare verticale. Il problema è la tremenda scelta, già evidente da una manciata di immagini, di livellare il target, di fare di Robocop un film per tutti come i Teletubbies. A essere onesti lo stupro del povero Murphy in senso “spettacolo per tutti” si è avuto subito all'indomani della seconda pellicola quando cartone animato e serie tv sono provvidenzialmente partite con l'intento di fare di Robocop un pupazzo da vendere, cosa che la prima pellicola non voleva, cosa che la prima pellicola cinicamente criticava, ma che giocoforza la serie è diventata a colpi di cartoni e pupazzi. Non metto nel livellamento target i videogiochi perchè negli anni “ottanta” era già costume sul c64 o sull'Amiga o Megadrive proporre giochi per adulti, cosa che di fatto Robocop era... ricordo in proposito un leggendario Robocop vs Terminator sanguinolento come pochi di cui un remake non schiferebbe, anzi. Noi, nerd sadici, che amiamo il sangue e sbudellamenti della prima, cinica e disperata, pellicola del crociato meccanizzato non possiamo nulla contro le major. Ci aggrappiamo al regista già noto per Tropa d'elite, Padilha, ma le immagini sconfortano. Fanno tornare alla mente Street Hawk, Kamen Raider, Captain Power.


Tutto questo fino al nuovo trailer di cui sopra, una leggera botta di entusiasmo. Nelle poche scene vediamo gran sfoggio di attori, dal mitico trash-hero Samuel L. Jackson al mai dimenticato Beetlejuice Michael Keaton al sempre valido Gary Oldman. Anche la computergraficaccia del primo trailer pare dimenticata e l'aspetto visivo speciale non lo trovo così sgradevole; infine, direi quasi figlio di suggestioni calate (bene) da Io Robot o Real Steel (sperem). Certo Robocop di Verhoeven era “acciaio che schiaccia carne, carne che si comprime e scoppia schizzando” (questa frase è mia, già depositato il copyright.-.). Qui siamo molto più dalle parti di bullone schiaccia bullone, più innocuo e socialmente accettabile. Ma se il tutto sarà veloce e divertente chissenefrega e benvenga anche questo “Robocop Light”, con la sua moto rombante, psicologia appianata e la stupidissima (almeno a vederla così) “mano umana”. Potrebbe almeno essere una valida alternativa ad Ironman in fondo. Forse. 
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