venerdì 22 febbraio 2013

Gundam UC vol. 3


(Corollario a Gundam Unicorn vol.3 ) Ok nuovi pupazzi! Carissimissimi collezionisti, rieccoci all'angolo tanto amatissimissimo e danarosissimissimo. Terzo episodio di Gundam UC, un po' di retrovie prima dell'orgia del volume 4 e dei pezzi ultra cool del volume 5. Andiamo con la top 3, che diventa una top 2 in quanto un paio di modellini che sarebbe stato bello includere non sono ancora stati realizzati. Ci rifaremo con una top 5 per il prossimo episodio!

Secondo posto: MS-S1C DRA – C delle maniche: in bel mobile suit spaziale, con una forma del tutto originare rispetto al solito, che lo rende molto più simile a una astronave che a un mobile suit. Lo abbiamo visto in 0083 ma qui è nella versione “maniche” e in una bella colorazione viola-porta-sfiga. Ma potete colorarlo come vi pare. È un ibrido, le gambe e i propulsori sono infatti derivativi di qualche astronave spaziale. L'armamento è come sempre pesantissimo. Lo trovate in HG.




Primo posto: MSN -001A1 Delta Plus (disponibile in HG) in dotazione alle Londo Bell, di cui si è impossessato Riddhe Marcenas. Lo vediamo poco qui, lo vedremo molto di più nel 4 e 5. In versione Master Grade avrete anche i pupazzetti di Riddhe e Mineva! Potete forse resistere? Un look tra lo Zeta e lo Hyaku Shiki, due mobile suit pilotati da piloti distanti tra loro come il sole dalla luna (Camille e Quattro-Char), ideale per essere l'avatar metallico di un personaggio tormentato come Riddhe, che ancora non si è capito che gioco voglia giocare. Il modellino è bellissimo, ha forme meno solenni dello Zeta ma più essenziali rispetto al Hyaku Shiki. È pure lui un trasformabile in caccia. Davvero fico. Da prendere in MG quindi, ma esiste pure in HG. 
Talk0

giovedì 21 febbraio 2013

Le streghe di Salem




Ditemi se non è un trailer in grande stile!
Torna dopo troppo tempo di silenzio il mitico Rob Zombie, astro nascente nella cinematografia horror moderna, dopo il controverso successo del suo secondo adattamento di Halloween: ha incassato meno del previsto, ha diviso i fan, a me è piaciuto un casino. Il cartoon su Superbeasto da noi di conseguenza non è manco uscito (certo che sarebbe stato davvero difficile farlo uscire).
Un disco misterioso viene fatto ascoltare a un'emittente locale per proporne la messa in onda. Gli autori sono i misteriosi Lords. Ma appena viene messo sul piatto, il disco suona satanicamente alla rovescia e alla dj (Sheri Moon Zombie, moglie e musa di Rob Zombie) succede qualcosa di strano. Al secondo ascolto il disco suona regolarmente, è dannatamente buono e presto diventa una hit. Per ringraziali della pubblicità, il gruppo invita i dj della radio a Salem. Ma non sarà proprio un concerto. Rob Zombie doveva, con il nome alle porte e con la sua carriere di musicista alle spalle, prima o poi affrontare il tema del rock satanico. Le streghe di Salem è l'occasione giusta. L'uscita è ancora ballerina, avremo modo di riparlarne in seguito. 
Talk0

mercoledì 20 febbraio 2013

Sword Art Online


Nuovo anime in Italia by Dynit!


L'annuncio è fresco fresco. Una delle più fortumate serie del 2012 verrà editata in Italia da Dynit.
In un futuro prossimo venturo viene smerciata la forma di intrattenimento definitiva. Un videogioco online, un role play fantasy modello Signore degli Anelli di tipo mmo (giochi che permettono la connessione allo stesso titolo di millemila utenti, creando un vero mondo virtuale di guerrieri contro mostri virtuali... sì, world of warcraft o ultima on-line, per capirci), che per essere giocato necessita che l'utente si addormenti con un casco-consolle in testa di nome NerveGaer che trasmette direttamente al cervello il “gameplay”. Niente pad e tv 3d, basta “addormentarsi” con l'apparecchiatura e come in sogno si sarà proiettati in un mondo fantasy. La più immersiva esperienza di gioco di sempre. Per fornire maggiore realismo al tutto, il mondo fantasy ha forti connotazioni realistiche e si basa sull'abilità nel maneggiare armi da taglio, niente magie salvo la possibilità di evocare piccole creature. Il creatore del gioco è un genio, tutto è ultra realistico e permette davvero di far sentire le persone parte di un mondo alternativo. Bello sì. 
Kirito è un beta tester del game, entusiasta e fiero di fare parte del progetto, pertanto non appena la versione definitiva viene distribuita nei negozi se la accaparra e ci gioca felice, facendo subito conoscenza con un nuovo amico, a cui insegna i primi rudimenti di gioco. I due si salutano, ma il nuovo amico non riesce a sconnettersi, nei suoi comandi virtuali sembra scomparsa l'icona della disconnessione. Pochi minuti dopo le campane di un borgo digitale radunano tutti i giocatori in piazza. Il creatore del gioco, come Sir Richard Garrot in Ultima, fa un'apparizione per salutare i giocatori. Ma qualcosa non va. L'ideatore fa scomparire gli avatar dei giocatori, che da quel momento appaiono così come realmente sono nella vita reale: non cavalieri medioevali aitanti, ma brutti e tozzi nerd. L'ideatore dice che d'ora in poi non sarà possibile uscire dal gioco, se non portandolo a termine, e che chi morirà nel gioco morirà anche nel mondo reale. Morte assicurata anche se qualcuno accidentalmente staccherà i corpi dal sistema Nervegear. 
Nota: sì, una cosa simile capita nel videogioco per ps2 .Hack, non è per me un caso che il protagonista di SAO si chiami Kirito, mentre quello di .Hack si chiami Kite. Per salvarsi bisogna quindi finire il gioco senza mai morire. In un attimo 10.000 giocatori sono imprigionati in questa realtà virtuale mentre i loro corpi reali cadono in stato comatoso. Ma uscire non sarà facile, per diventare abbastanza forti da battere i 100 livelli di giochi occorreranno non giorni ma... anni. Se si può immaginare che i prigionieri virtuali passino i primi tempi ad affettare mostri a profusione, sperando di poter così tornare in possesso della loro vita reale, altrettanto plausibile che dopo un po' subentri la frustrazione, che qualcuno decida di suicidarsi, che qualcuno si rassegni a vivere in quella prigione-paradiso virtuale. È questo l'aspetto originale e accattivante di SAO, il modo in cui i giocatori cerchino di farsi una vita all'interno di un mondo finto, consapevoli del fatto di avere poche alternative o vie d'uscita. Alle meccaniche tradizionali di vita si intrecciano le peculiarità del gioco on-line: il mondo fantasy di gioco impone di andare a cacciare per sfamarsi, vendere e commerciare armi, creare dei gruppi di avventurieri, difendersi oltre che dalle belve dagli altri giocatori che, per sopravvivere ma anche per propria indole, si dedicano a uccisioni e brigantaggio. Al di là dei cieli digitali, l'uomo è pur sempre la creatura bassa di sempre. Ma per alcune persone rappresenta anche la possibilità di vivere una nuova vita da zero, magari migliore di quella reale.
Oggi uccidi due draghi, aumenti lo skill e hai pronto il pranzo, magari ti trovi una compagna per la vita, una casetta virtuale in riva al lago, fai su una cucciolata.. Una materia magmatica e stimolante, che si presta a più trip mentali. Se l'unica differenza tra gioco e vita è che nella vita si muore una volta sola allora, rotta questa condizione, che differenza c'è tra il mondo reale e il virtuale? È vivere anche il solo fatto di essere connessi, magari mentre nel mondo reale si è attaccati ad una flebo e si porta un pannolone? Ma siamo più audaci, capovolgiamo la prospettiva. Se una persona è in coma, la virtualità (pur ancora così fantascientifica) del casco NerveGaer gli permetterebbe di avere nuovamente una vita, di potersi mettere in relazione con altre persone, magari anche di lavorare, laddove lo scenario virtuale non fosse un videogioco fantasy ma una replica del reale? Sì, ragionamenti da fusi di testa, per eccesso, ma attuali, specchio di questi tempi, della tecnologizzazione-cannibalizzazione della nostra vita, sempre più attaccata a un cavo di rete anche in ragione della schifosità dei tempi che corrono. Altra suggestione. Perché si passa sempre più tempo interfacciandosi solo con il virtuale, il ludico-superficiale della raccolta di pomodori nei giochini di facebook, a discapito delle relazioni autentiche-del-reale, anche quando si potrebbe comunque avere tempo per queste ultime? Certo, on-line si può parlare con persone che stanno molto lontane da noi, è bello e appagante, ma si arriva sempre più all'assurdo oggi, quando si perde una sera a chattare con un amico che abita a due isolati da te, quando sarebbe pure fattibile fare lo stesso faccia a faccia, insieme a una birra, oppure organizzare una patita di calcetto anziché una sessione di call of duty... Uomo e tecnologia, tecno-alienazioni. Tematiche che ha a cuore l'autore della light novel di Sword Art Online, Reki Kawahara e che lo stesso già affronta in Accel World, da cui Sunrise ha tratto un anime graficamente eccelso, anche se dalla trama un po' facile che di sicuro in Italia, tradotto, vedrei bene... magari in abbinamento a questo SA0 nella stessa serata di rai 4 (io la butto lì... sono un impunito...). In Accel World essere connessi a un gioco diventa più importante che vivere il reale, in quanto permette di valicare i limiti della misera condizione umana di un protagonista bruttino e sgraziato, circondato da belle donne ma forse solo in virtù, amaramente, delle sue potenzialità ludiche. Vivere smaterializzati, come un agglomerato informe di files, condizione non troppo lontana da uno degli scenari classici (e più estremi) di Transmetropolitan di Ellis, i foglet umani, tanto per dire come il tema ricorra ciclicamente e non conosca bandiera nella fantascienza moderna.
Un po' fantasy, un po' commedia, un po' sentimentale, un po' drammatico, un po' fantascientifico. Sword Art Online nasce come opera articolata anche in virtù dello strumento primigeno di divulgazione, la light novel. Autentici cocktail narrativi che permettono di essere letti a più livelli. In sostanza, dei cavolo di romanzi con disegni e ventimila note di approfondimento in cui spesso le storie sono narrate in modo non lineare e letteralmente possono “mutare di genere” da un momento all'altro. Quasi delle scatole cinesi. Un genere che non esiste da noi, ma che per l'animazione jappo è da sempre un'ottima fonte. Al punto che a volte vengono trasposti specifici archi narrativi di un'opera sbattendosene di narrare, per esempio, i primi capitoli. Da light novel sono arrivati anime curiosissimi come la malinconia di Harumi Suzumiya (commedia, fantascienza, sentimentale) e Boogiepop Phanthom (dramma, fantascienza, horror) (entrambe in dvd by Dynit), roba così strana e borderline, nonostante di grandissima fama e successo in Giappone, che si fa davvero fatica a stringere in un genere narrativo. Nello specifico, dovendo sceglie per SAO un genere predominante, mi sento di legarlo al genere sentimentale-drammatico, con le altre componenti tutte equidistanti in secondo piano. Sword Art Online è una light novel, di circa 12 volumi per ora, che ha contagiato un po' tutti i media nel 2012. Vanta per trasposizioni qualcosa come tre manga, ha all'attivo un videogame per psp (solo in giappolandia reperibile ovviamente). Quest'anime che oggi propone Dynit costituisce quindi solo una parte dell'opera, pertanto (anche in ragione del successo riscosso in Giappone nel recente) un sequel è probabile.
Ma così espresso tutto il potenziale narrativo, com'è stringi stringi questo anime? La realizzazione è affidata a A-1 pictures, studio legato alla Sony Music Entertainment Japan. L'impostazione dell'opera ricorda direttamente i classici giochi di ruolo giapponesi (non Final Fantasy, ho più in mente Disgaea), pertanto viene scelto un approccio piuttosto minimale – convenzionale. La caratterizzazione dei personaggi è carina e a tratti pucciosa, idonea a conferire all'anime un'atmosfera rilassante, ottima a supportare le scene più espressamente comiche, anche se qua e là si avverte la sensazione di già visto. Le musiche sono orecchiabili e il mondo narrativo appare colorato e vivace. L'animazione segue la rotta minimalista, ma tuttavia è buoni guizzi e permette di empatizzare con i characters. Lo scenario è purtroppo spesso drammaticamente statico e vuoto, effetto di uno sforzo produttivo contenuto, i mostri sono molto sui generis e spesso paiono colorati da un daltonico, la computer grafica interviene, ma non sempre lo fa in modo efficace. Ciò non toglie la gradevolezza generale dell'insieme, la carineria dei fondali, la gioiosa tavolozza dei colori impegnata, ma la sensazione è di trovarsi di fronte ad un'opera non al passo con i tempi. Ma chissene. Il punto forte di SAO è la trama e le suggestioni che la stessa suscita, come sopra accennato. È per la trama che SAO è un anime interessante, coinvolgente e decisamente da seguire, nonché il motivo per cui ha ricevuto tanta fama il Giappone. È piuttosto facile immedesimarsi nei personaggi, affezionarsi alle loro piccole vite e patire la loro triste condizione. Ecco uno dei casi in cui si può dire: “se c'è la storia, c'è tutto”. Tuttavia c'è da fare una ulteriore doverosa precisazione. L'anime è diviso in due archi narrativi. Il primo arco è stato accolto, più o meno da tutti i fan, come una delle massime espressioni della narrativa fantasy-fantascientifica-sentimental-action-drammatica-equelchevepare. 
Il secondo arco ha completamente spaccato in tre i fan: quelli a cui ad ogni modo piace, quelli a cui non piace ma sopportano e quelli che lo detestano a tal punto da fargli schifare anche la prima parte dell'anime. Questa discussione vorrei però affrontarla con voi nel modo solito con cui abbiamo scelto di parlare di ogni cosa su questo blog: se ne parla nei dettagli solo quando l'opera è reperibile (film al cinema, home video, scritto, game ecc.) in lingua italiana. Su richiesta di un amico faccio uno strappo alla regola, pertanto il prossimo paragrafo è di Spoiler e leggibile solo da chi lo voglia consapevolmente cliccandoci sopra.
Inizio spoiler: arrivato al capitolo 15 ero abbastanza soddisfatto di quanto avevo visto, salvo un paio di capitoli sul “parlare con i morti”, piuttosto pallosi, e in parte la storia della ragazzina-programma, smielata all'eccesso. Non che io sia un “insensibile”, la puntata natalizia mi ha sinceramente commosso, ma quando è troppo è troppo! Puntata 16-17-18 cambio di prospettiva un po' traumatico. Nuovi personaggi interessanti, si fa largo una sensuale pulsione verso il proibito, i giocatori ritornano a rivestirsi di avatar, nascondeno la loro identità e permettendo di identificare il gioco come sogno-pulsione (non è solo il volare, è anche il nascondere il reale). Il fatto che ora si possa entrare e uscire dal gioco, ma che di fatto si preferisca starci, sottolinea il persistente desiderio di fuga dalla realtà, nonostante i pericoli che questa fuga comporta, pericoli evidenti alla luce dei fatti più recenti. Trasgredire, mettere in pausa la realtà per nascondersi in un gioco, questa la nuova chiave di lettura. I giocatori sono giocoforza più viscidi, giocano quando vogliono spadroneggiando i forti ai danni dei deboli, non esiste più nemmeno uno scopo, come la prima parte dell'anime, non esiste solidarietà, giocare è volere scientemente partecipare ad una comunità di stronzi vestiti da fatine. Ma giocare con gli specchi, osare ciò che non si potrebbe nel reale, è stimolo per pagare il biglietto. L'erotismo che deriva può in effetti shoccare alcuni spettatori della prima ora, ma il fattoi si possa diventare integralisti dopo aver visto 15 puntate di un anime mi pare ad ogni modo un eccesso. Questa seconda parte è speculare alla prima, evidenzia i difetti del mondo virtuale da una prospettiva che la prima parte non poteva raggiungere. L'animazione è sempre elevatissima e trova nuovi stimoli nel contrapporre il plastico mondo degli avatar di gioco in contrapposizione con i volti scavati dei personaggi reali. Interessante quindi, ma spiazzante, più cinico e forse per alcuni spettatori “più vuoto”. Posso capire che a molti non sia piaciuta questa parte, ammetto che ha destabilizzato anche me, ma nel contempo mi sembra che con 15 episodi la prima parte aveva di fatto, per come era stata progettata, esaurito gli stimoli. Avrei gradito vedere magari qualcuno che dall'esterno cercava di entrare nel mondo prigione, magari le autorità che torchiavano il programmatore pazzo, ma l'opera non ha mai nutrito interesse per questi temi (almeno finora), ha sempre preferito dedicarsi solo al mondo virtuale di gioco e quindi con il 15 era fisiologicamente conclusa. Il secondo arco porta stimoli diversi e pertanto l'ho apprezzato, pur non urlando al capolavoro. Fine Spoiler
SAO rappresenta quindi, pur nei limiti, un'opera in grado di far parlare di sé, in grado di suscitare anche vivaci dibattiti, di certo non un prodotto anonimo. Trovo bello che Dynit abbia scelto di portarla sui nostri lidi e aspetto con interesse una messa in onda televisiva e una bella raccolta in blu ray. 
 Talk0

martedì 19 febbraio 2013

Da qualche parte tra alba e tramonto

di Eddie Cadavir

Eddie Cadavir è un giovane scrittore italiano; al momento è disponibile su Amazon il suo primo lavoro, anche se tra non molto la sua ultima fatica letteraria dovrebbe vedere la luce.
"Da qualche parte tra alba e tramonto" raccoglie sei racconti di lunghezza variabile, mai scontati nello svolgimento e soprattutto nel finale. Stabilire un genere preciso non è facile; al momento penso sia collocabile sullo "scaffale" della fantascienza. Ma sarebbe come collocare King nell'horror solo sulla base dei suoi racconti, eterogenei e mai stereotipati a differenza di alcuni romanzi). Cadavir è una ventata di freschezza in un panorama letterario asfittico e con poche idee originali, specialmente in Italia e nel campo fantastico, dominato da saghe vampiresche e thriller senza nerbo. I racconti scivolano via velocemente e coinvolgono fino all'ultima riga, sapendo sorprendere il lettore con finali sempre diversi. Lo stile di scrittura non è mai affetto dalla megalomania sintattica che affligge molti scrittori, che sembra vogliano solo mostrare quante parole rare conoscono o quanti brocardi latini riescono a ficcare in un capitolo del loro libro.
Leggendo i racconti mi sono sentito trascinare con forza in scenari apocallittici, che mi hanno ricordato atmosfere ora alla "Fallout", ora alla "Ultima Odissea" (un gran film datato 1971, se non l'avete visto recuperatelo!), lasciandomi, nonostante un velo di malinconia che avvolge tutta l'opera, pienamente soddisfatto.
Fortemente consigliato, anche perchè lo potete trovare su Amazon, seppur solo in formato Kindle, a soli 99 centesimi. Pochi soldi davvero ben spesi. Vai così Eddie!
Gianluca

lunedì 18 febbraio 2013

Cappuccetto Rosso Sangue



Poteva Cappuccetto Rosso essere esente dal nuovo restyle emo-gotyhic che si sta abbattendo su tutte le favole e miti horror? Ma certo che no, soprattutto quando a dirigere abbiamo dietro la macchina da presa la stessa regista, Catherine Hardwicke, responsabile di aver portato sullo schermo il primo Twilight! Mancherà un triangolo amoroso? Mancherà una colonna sonora appropriata a essere utilizzata come ballo lento in tutte le feste delle medie che si rispettino?Mancheranno effetti speciali abbastanza finti da non recare alcuno spavento alle teenager, target di riferimento del prodotto? Andiamo a dare un occhio a questa pellicola che, devo dirvi la verità, ho piuttosto snobbato all'uscita nelle sale e solo ora mi sono deciso a recuperare. Dopo la visione, ve lo dico subito, ammetto di essere rimasto piacevolmente sorpreso.
Forse qualcuno non lo sa, ma esistono di fatto diverse versioni di Cappuccetto Rosso. Non sempre arriva il cacciatore. A volte il lupo può anche vincere. Questo perché è un racconto che nasce oralmente, che qualcuno come i Grimm poi metterà per iscritto, la cui finalità era sempre e comunque spaventare a morte i bambini, per redarguirli sullo “stare attenti agli sconosciuti” e “non restare fermi e immobili come dei babbi quando quella che dovrebbe essere la nonna parla come un'indemoniata... cercate, prima di chiamare il medico, un possibile testamento... magari”. Per accentuare la lezione morale era pure d'uopo per i genitori-narratori magari modulare la voce, riprodurre il ringhio-parlato del lupo cattivo in modo da poter raggelare anche Freddy Krueger. Il fatto che arrivi il cacciatore permette di utilizzare il racconto come favola per la buona notte... poiché il cacciatore tira fuori la nonna dalla pancia del lupo, ne ricuce la carne smembrata e con rito voodoo la fa risorgere come un demone che cammina (beh, immagino abbia fatto così, non si può aprire la pancia di un lupo come fosse una porta e tirare fuori la vittima integra... il voodoo deve c'entrare in qualche modo)... e tutti vissero felici e contenti. Tuttavia gli estimatori delle favole si sono divisi su quale sia il finale più autentico: vince il lupo o Cappuccetto rosso? Questo fino a che i Giapponesi hanno trovato un modo scientifico per dirimere per sempre tale conflitto ideologico...


Sako vs Takahashi, un classico! Ok, fine del cazzeggio! Direi di passare direttamente a questa pellicola, pertanto ecco il trailer del nostro film...


Un paesino tra i boschi è costantemente minacciato da un terribile mostro, un lupo gigante. La cosa va avanti da anni e per placare la creatura, che ama cibarsi di esseri umani, i villici nei giorni di luna piena si barricano in casa lasciando un animale come vittima sacrificale. Tutto va bene, sono oltre vent'anni che il lupo non uccide nessuno, ma qualcosa sta per cambiare. Valerie, interpretata dalla brava e bellissima Amanda Seyfried, che un giorno riceve in dono dalla nonna un mantello con cappuccio rosso, perde la sorella per la fame del mostro. Ma pronti a vendicare la sua perdita ci sono già il suo spasimante di sempre, il tagliaboschi Peter, interpretato da Shiloh Fernandez che rivedremo presto nel remake de La Casa, e il fabbro nonché promesso sposo Henry, Max Irons. I due decideranno, insieme a tutto il villaggio, di attaccare frontalmente il lupo direttamente nella sua tana, facendo tesoro di quello che sanno per combatterlo al meglio: a) il lupo si muove di notte, di giorno è inerme e addormentato; b) il lupo non sopporta l'argento, bisogna attaccarlo con armi d'argento. Il parroco decide di chiamare uno specialista, un nobile pazzo che ha dedicato tutta la sua vita alla lotta con i lupi mannari, ma il villaggio sceglie di agire prima dell'arrivo di quest'ultimo al grido di “l'unione fa la forza”. Pertanto decidono di attaccare di notte, ubriachi, utilizzando bastoni di legno. Con un così ben studiato attacco ci scappa ovviamente il morto, ma provvidenzialmente passava di lì un cane-lupo cucciolo, che viene ovviamente scambiato per una bestia alta tre metri. 
I villici uccidono il lupetto e festanti tornano a ubriacarsi. Arriva il cacciatore-vescovo-inquisitore-nobile decaduto, interpretato da un Gary Oldman ultra folle e invasato (quando fa queste parti lo adoro alla follia e anche il questo film è ai massimi livelli), si porta dietro tizi in armatura pesante provenienti dall'Africa, una truppa di ninja e un assurdo elefante meccanico che funge da padella per la cottura degli eretici. Svela ai villici che il cagnetto non poteva essere il mostro, poiché il mostro da morto si trasforma... in uomo. Di più, con un solo morso la creatura può trasformare altri uomini in lupo e la lotta diventa per questo un discreto delirio, quindi Oldman si porta dietro colossi d'ebano e ninja nel mezzo del medioevo (ma dove caccio li avrà trovati? Mistero). I villici se ne ri-sbattono e organizzano una festa, proprio con la luna piena, e siccome siamo in una favola goth-emo si balla sulle note di un gruppo goth-emo e va di lentazzo e lingua. Valerie, distrutta dal lutto, cerca intanto nuovi ed esotici posti dove limonare con il boscaiolo, non disdegnando però nemmeno le attenzioni del fabbro. Ovviamente il lupo attacca, ma quando sta per attaccare Valery succede qualcosa di inaspettato. La storia è interessante, abbastanza leggerina, ma non priva di fascino. L'interpretazione del terzetto di attori “giovini” è credibile e interessante, con meno forzature di quanto mi aspettassi, ma lo spettacolo è Gary Oldman, che mixa nel suo cacciatore il cattivo di Leon e il suo celeberrimo Dracula imponendosi con forza ogni volta che è in scena. Le scene d'azione sono molto movimentate e di gran divertimento, tuttavia il target è prettamente femminile, un po' di smielature ci sono e il finale è decisamente una cosa “da donne”. 
La cosa che ho meno digerito è però il lupo. Il lupo doveva essere più spaventoso, doveva essere qualcosa da gelare il sangue, doveva essere almeno degno della creatura di Rick Baker per "Un lupo mannaro americano a Londra", se non dai tratti affilati come "In compagnia dei lupi", almeno vicino alle cavalcature degli Urukai, mi bastava una reinterpretazione di "Van Helsing" o anche un nude-look alla "Underworld". Niente da fare. Il lupo di Cappuccetto Rosso Sangue è comunque un essere cazzuto che strappa arti a destra e manca, non è bruttissimo ma appare spesso pupazzoso, artefatto, innocuo. La cosa mi fa incazzare soprattutto perché la considero una netta scelta di produzione, come accennavo a inizio post. Ma questo è. Non siamo davanti a un horror, come non lo eravamo con Twilight, ma Cappuccetto Rosso Sangue ha ad ogni modo la cupezza, la scrittura, i paesaggi giusti da farsi apprezzare anche da chi ama gli horror, con giusto il rammarico dello spreco, del potenziale non sfruttato. La regia fa un buon lavoro, il ritmo narrativo è interessante. Di sicuro un bel film da recuperare, ma non sperate di spaventarvi...
Talk0

domenica 17 febbraio 2013

Dead Space 3


La demo

Non conoscete Dead Space, amate i videogiochi e siete amanti della fantascienza horror alla Alien? Male... ma si può sempre recuperare, i capitoli 1 e 2 si trovano intorno ai 19,00 euro l'uno! Vi metto qui sotto un trailer del primo giusto per ingolosirvi...


Certo, se non avete ancora Dead Space 1 e 2 il resto non leggetelo né guardatelo nemmeno per sbaglio, pena una revolverata con una sparachiodi... questa battuta la capirete poi... non farà un gran ridere nemmeno dopo comunque...
Se volete invece partire da qui e poi recuperare gli altri due, continuate pure e leggere, la trama è sì importante, ma è il gioco in sé ad essere fantastico, quindi seguite pure l'ordine di fruizione che preferite.
Questo è invece il trailer sulla storia Dead Stace 3, ufficiale e da non guardare per evitarsi SPOILER sui primi due Dead Space o avere anticipazioni di sorta


Ora invece ecco i primi minuti ufficiali e commentati, anche qui se volete non sapere nulla, è SPOILER su ecc.ecc.ecc.. (..sì, l'ho già detto fino alla nausea..)


Bene! La demo è un balenottero di quasi due giga per una ventina di minuti belli abbondanti. Il gioco può essere giocato in singolo ma anche on-line con un altro giocatore. Non l'ho provata, non so dirvi. Non ne sentivo il bisogno, del resto non mi sono mai spinto a giocare la modalità multiplayer di Dead Space 2, più che altro perché ritengo i movimenti del personaggio troppo “ingessati” per un contesto action. Ma se avete un amico con cui giocare on-line potrebbe essere anche divertente, magari sopperendo a possibili lacune narrative (il 2 sotto questo aspetto, salvo sul finale, mi ha detto pochino pochino). Ho letto casini sul fatto che ci siano micro-transazioni per avere dei componenti per creare delle armi. Mi pare che armi a pagamento ce ne fossero anche in Dead Space 1 e 2, così come armature a pagamento. 
La cosa bella era che si poteva tranquillamente ignorarle e finire il gioco sereni senza di loro. Speriamo che tale impostazione continui: se dovessi trovarmi davanti ad una porta che si può aprire solo con una pistola da 30 euro mi girerebbero un po' gli zebedei. Comandi alla mano, è sempre Dead Space. Non venitemi a dire che a livello normale è difficile (anche God of War non è difficile... ma perché c'è gente che dice che Dead Space e God of War sono difficili? Ma hanno mai provato Demon's Souls o Ninja Gaiden Sigma?), sembra di usare un carro armato per uccidere dei bacarozzi. Il personaggio è armato pesantemente e i nemici sono belli schifosi e tentacolosi. Colpire sempre le protuberanze atte alla mobilità e schiacciare sereni. Carucci gli zomboidi animati “a ragno”! L'atmosfera è quella giusta, ci si sente subito a casa. Forse pure troppo, però! Non che fossero per me necessari grossi cambiamenti ma, neve a parte, mi sembra sempre lo stesso piacevolissimo gioco. Graficamente è bellissimo, ma tutti i Dead Space sono bellissimi. Una cosa che dovrei appurare... ma anche in Dead Space 1 e 2 si può tenere in inventario solo 2 armi con il resto da stipare in cassoni alla Resident Evil 1, 2, 3? A me sembrava di no. Tuttavia ci sono nella demo così tante di queste casse che fosse così per tutto il gioco non sarebbe davvero un problema.
In uscita il 7 marzo. Copia preordinata. Lo giocherò all'istante se possibile. Speriamo la trama sia un po' meno monocorde del due...
Talk0

sabato 16 febbraio 2013

Star Wars VII


Ci siamo, ennesimo aggiornamento. Dopo la conferma di Abrams dietro la macchina da presa, già di per sé una notiziona per tutti i fan, arriva un altro rumors di quelli che fanno tremare i vetri delle case. Pare proprio che Harrison Ford abbia firmato per apparire, nei panni del mitico Han Solo, nel settimo episodio della saga, in programmazione per il 2015. Fosse vero, si aspetterebbero a breve anche le conferme di Mark Hamill e di Carrie Fischer, in quanto avrebbe poco senso la presenza del contrabbandiere senza quella degli altri due protagonisti della trilogia originale...a meno che non si tratti di un semplice cameo.
Altra notizia è quella, ormai nota, della possibilità di vedere lungometraggi dedicati a singoli personaggi della saga: si vocifera di un giovane Han Solo, del rivalutato Boba Fett e addirittura del maestro dei maestri Yoda...mi chiedo come si possa sopportare la sua parlata per due ore e mezza...
Un dubbio sorge spontaneo: va bene sfruttare un brand potenzialmente milionario, ma non c'è il rischio di saturazione?
Gianluca