mercoledì 12 dicembre 2012

Gundam Unicorn Vol.2

(Dopo la visione e a mente fredda, magari un paio di orette dopo). 
SPOILER, SPOILER, SPOILER, SPOILER, SPOILER,SPOILER, SPOILER, SPOILER, SPOILER, SPOLIER, SPOILER, SPOILER, SPOILER,SPOLIER, SPOILER, SUPER SPOILER
Commenti sparsi.

Rosso. Tutto in questa seconda pellicola è rosso. Se avete trovato il dvd/blu ray in edizione First Press lo sfondo della sovracopertina in cartonato è rossa, come è rosso il Mobile Suit raffigurato, il Sinanju, rossa la ammiraglia di Neo Zion e rossa l'uniforme del suo colonnello Full Frontal, rosso è il tè che viene offerto a Banagher, rossa la luce che viene irradiata nella piccola chiesa di Palau da un filamento luminoso dietro l'altare, dietro il crocefisso. Il rosso è comunemente inteso quale il colore della passione, dell'ardore e del coraggio, della rivoluzione. Ma non si limita a questo, rappresenta anche il pericolo, il sangue, rappresenta anche la fede, come si desume dagli abiti talari dei sacerdoti. Storicamente-politicamente richiama anche la bandiera sovietica e fa riemergere le vicissitudini di quella grande nazione: in riferimento al periodo realizzativo del primo Gundam, Zion con i suoi vessilli rossi e il suo popolo povero, a fronte di un importante esercito e certi aspetti della sua ideologia, si può dire che rievochi aspetti della Russia al momento della guerra fredda, ma a mio avviso è una semplificazione eccessiva, in quanto in Zion si possono trovare anche echi relativi alla Germania nazista come alla guerra di secessione americana... anche se in quel caso il colore delle giubbe è sbagliato...
In Gundam il rosso richiama all'istante “la cometa rossa”, l'asso nel combattimento di Zion, Char Aznable, in quanto è rosso il colore del suo veicolo, non troppo dissimile nella prima serie dal veicolo più umile di fanteria, il gera zulu. Un rosso-eroe non casuale nell'animazione giapponese. Possiamo dire che esistano diversi tipi di eroe in animazione e spesso il colore è identificativo del carattere dello stesso.
In Gundam abbiamo eroi-bianchi ed eroi-rossi. Bianco è il colore predominante del Gundam, e ne identifica l'eroe: “puro” . Come in Kyashan della Tatsunoko, parimenti all'eroe bianco che entra saltuariamente a fare parte delle varie squadre di Power Ranger: il bianco è “l'irrisolto”, puro in quanto “non ancora schierato”, in ricerca di una sua identità a fronte di un passato spesso travagliato. Eroi di questo tipo si portano appresso pesanti fardelli, spesso sono avvertiti come dei “diversi” e respinti dagli altri, non ci si fida di loro anche a monte dei grossi successi che ottengono: non poterli classificare tra i buoni o tra i cattivi è il loro principale fascino. Questo in Gundam si riversa sui piloti protagonisti, alla guida di vessilli meccanici bianchi: persone avvertite come stranieri, diversi, orfani, new type. Come il power ranger rosso, come Vash the Stampede, come il colore del Getter One pilotato da Ryoma Nagare, Koji Kabuto, come la sopra citata Cometa Rossa, come Megaloman: il rosso identifica l'eroe ardimentoso, spesso travolto o trasfigurato dalla passione. In genere un eroe a capo di un gruppo, rispettoso dei suoi alleati e delle persone che protegge. La passione lo “accende” di rosso ed è facile identificarlo come simbolo di giustizia. Nell'universo di Gundam si direbbe simbolo di “una” giustizia, ma questo è un altro discorso.
Inganno visivo. Si può dire che il doppio rappresenti il tema centrale di questo episodio: la realtà è duplice, il punto di vista è tutto. Veniamo così a conoscere che molti dei personaggi in gioco indossano delle maschere, chi metaforicamente chi realmente, maschere spesso tragiche. Con i personaggi anche l'ambiente si maschera o imbelletta, quasi a corollario. Allora il relitto della colonia che viene utilizzato come campo di battaglia-trappola. Allora la prigione della Nehal Argama il cui muro metallico proietta olograficamente un ambiente verde con un castello in lontananza, immagine che riporta alla mia mente TotalRecall. L'asteroide minerario Palau, un ammasso di roccia che nasconde due location: una sfarzosa e fittizia a immagine della Zion che fu, dedicata con rispetto e ossequio a Full Frontal, una reale e povera, dove tra slums vive la gente dell'asteroide. Gli stessi asteroidi possono essere dei massicci di roccia così come dei camuffamenti per veicoli da sbarco.
Full Frontal-Char Aznable. Capo di un movimento terroristico o colonnello di una fazione militare non riconosciuta? Chi c'è dietro la maschera? E se dietro la maschera ci fosse una maschera ulteriore, se il personaggio fosse un fantoccio realizzato in laboratorio, un clone di quello che rappresenta il vero Char Aznable? Le idee sono immortali o, meglio, le idee sono a prova di proiettile direbbe Alan Moore. Full Frontal è un recipiente che incarna queste idee, dice lo stesso in un dialogo da brivido con Banagher. Ci sarebbe da scrivere pagine e pagine su Char Aznable, l'eroe segreto dell'Universal Century di Gundam, ma meno ne parlo maggiore sarà la vostra gioia nello scoprirlo, magari visionando il primo Gundam, poi lo Z, quindi il film “Il contrattacco di Char”. Limitatamente a questo episodio di Gundam Uniocorn si può dire che tutto, nel bene e nel male, parli di Char. Per intuirne la grandezza smisurata ascoltate le parole di Marida Cruz verso la fine dell'episodio che più o meno suonano così: con l'inizio dell'era spaziale qualcuno affermò che fosse finita l'era di Dio, poi gli spazianoidi trovarono un nuovo dio in Zion. Full Frontal è l'incarnazione di Zion: misericordioso con i deboli e alleati in tempo di pace, pilota infallibile e freddo in battaglia. Impossibile non parteggiare per lui. Anche quando non è in scena in questo episodio, Char è presente, basta una battuta, pronunciata mentre si visionano dei Mobile Suit presenti su una corazzata: “Guarda uno HyaKu Shiki”!(mezzo che Char guidava in Gundam Z, quando si faceva chiamare Quattro Bajeena e stava dalla parte della federazione... ma questa è un'altra storia)
Crescita di Banagher. Per meglio immergerci in questo quadro di confusione, dove il bianco è il nero, o meglio il rosso, il protagonista principale rimane fuori dai giochi per la maggior parte degli eventi e quando verso la fine ricompare è costretto a subire la realtà esterna, ad ascoltare e mettersi nei panni perfino dei suoi nemici! Nel primo film abbiamo assistito a un parto-bio-meccanico, la “nascità dello Unicorn”. Banagher con il sangue si innestava al sistema di guida e urlando letteralmente schizzava dal ventre meccanico della colonia, i sotterranei della Vist, scagliandosi sul povero Quattro Ali di Neo Zion. Ora che è fuori nello spazio, da quale parte del conflitto si schiererà? Anche qui il chara-design fa letteralmente dei miracoli nel delineare la fragilità di Banagher, il suo essere ancora poco più che un bambino nei confronti di persone adulte che, qui più che mai appaiono enormi. Dopo Cardias Vist, sembra che il giovane new type abbia di nuovo a che fare con figure adulte: alla ricerca di nuove figure di riferimento tanto quanto in previsione a ciò che lui stesso potrebbe diventare in futuro. Emergono almeno tre incontri di questo tipo: quello con Daguza, quello con Full Frontal e quello con Marida Cruz. Se il primo e il terzo avranno modo di iniziare un dialogo che si svilupperà in futuro, il secondo è il cuore pulsante della seconda parte della pellicola, il vero pezzo forte. Da questo Banagher esce quanto mai confuso, disturbato e minato nelle sue stesse certezze, tanto da esplodere nella scena seguente in una profonda crisi in cui il bianco e il nero, o il rosso, si confondono. Un Banagher tormentato, non si può dire ancora cresciuto, ma sicuramente dubbioso ed estremamente interessante.
Claustrofobia: se il primo episodio aveva squarci di cielo, qui ci si sente spesso ingabbiati, con un paesaggio chiuso e inscatolato dove pare non esserci aria respirabile. Palau con i suoi cunicoli e il cielo nero pece è opprimente e anche nella parte adibita a Full Frontal l'inquadratura induguia per un istante sul cielo-artificiale, per ribadire un secondo dopo che si trova inscatolato e nascosto dentro un cumulo di pietra. Affascinante la chiesa di Palau, sottolineata da cromatismi caldi con luce che riverbera dai neon lungo le pareti: il fatto che sia un ambiente chiuso non le impedisce di essere a suo modo interessante
Combattimento tra asteroidi: avevamo avuto un assaggio nel primo film, qui abbiamo un sacco d'azione invece, condita da magistrali scenografie di combattimento ed effetti speciali vari. La serie si comferma di assoluta pregevolezza per chi ama le scene d'azione. Se avete un bello stereo accendetelo: qui si fanno i numeri.
SPOILER, SPOILER, SPOILER, SPOILER, ANCORASPOILER E SEMPRE SPOILER NON LEGGERE O SPOILER, GUARDA CHE E' SPOILER, ESTREMAMENTE SPOILER.
Talko

martedì 11 dicembre 2012

La casa – Evil Dead – il remake


Un gruppo di amici decide di passare un fine settimana in una baita nel verde. In cantina trovano un libro maledetto che risveglierà forze oscure che  impediranno loro di andare via e che li sterminerà uno a uno fino a che qualcuno capirà come guarire dal contagio. Tagliando. Questo eroe armato di motosega cercherà di porre fine a tutto, dovendo prima affrontare i demoni che si muovono all'interno dei corpi morti dei suoi amici. Poi tutto si farà più strano. Evviva l'eroe che viene dal cielo per salvarci dai morti!

Un budget ridicolo, tanta intraprendenza, un gruppo compatto di persone a sostenere l'opera. Sam Raimi esordiva così, con un opera che faceva di necessità virtù, che cercava con l'ingegno di superare il vuoto cosmico del portafoglio produttivo. La tecnologia era diversa da oggi, molto diversa. Ora con una telecamera digitale a mano, a un prezzo contenuto, si può fare di tutto, si può fare un Paranormal Activity casalingo, un Blair Witch Project all'amatriciana. Ai tempi de “La casa” non era così: c'era la pellicola e i relativi problemi di conservazione, c'erano telecamere enormi e pesanti. Questo richiedeva che le produzioni fossero ingenti: una telecamera poteva solo spostarsi su binari per fare le carrellate, portarla a mano era un suicidio, serviva una maxi apparecchiatura per il sonoro, servivano dei set, bisognava pure pagare gli attori. Come poteva un neolaureato Raimi con quello che aveva in tasca fare qualcosa di più che un documentario sulle anatre? Piazzando le telecamere con imbragature speciali su delle moto e pregando che non si rompessero. Creando carrucole di fortuna su cui far volare le telecamere, sperando che non si rompessero, operando con filtri, maneggiando direttamente sulla pellicola per creare effetti speciali, sperando che non si rompesse. Utilizzando per il sangue barili di vernice rossa, sperando che non finisse per un errore di ciak (cosa che in La Casa 2 effettivamente successe! La produzione cercò allora altra vernice-rosso sangue e non trovandola passò alla vernice-nero sangue!). Creando effetti speciali non con il computer, che se non lavoravi alla light'n'magic il massimo che potevi fare era guardare un livello in sedici colori del tetris, non con gli animatronic, complessi robot -marionette semoventi e carissimi, utilizzati in Gremlins come in Alien, ma ricorrendo alla più abbordabile...plastilina (vedere il finale de La casa per crederci, è uno stop motion incredibilimente simile a... a una versione malata del cartone per bambini Pingu)! Con tali limiti gli attori necessariamente dovevano bucare lo schermo o almeno essere moooolto convincenti e le musiche dovevano risultare adeguate. Viste le variabili in gioco è sorprendente che ne sia uscito qualcosa, ma non è stato tutto un caso, è stata la ferrea disciplina e professionalità di uno dei più importanti registi odierni a fare la differenza. Quello che ne seguì è storia. Un altro film, almeno un altro paio di pellicole che non c'entrano una mazza ma che in Italia arrivano come La casa 3 e La casa 4 (Chi è sepolto in quella casa, con William Katt, il tizio di Ralph Supermaxieroe, film comunque bellissimo) e poi il terzo episodio, L'armata delle Tenebre. Da allora si è parlato sempre di un sequel, ma Raimi ha volato sempre più alto, da Dark Man al noir Soldi Sporchi, dal western con Crowe, Di Caprio e la Stone (Pronti a morire) alla trilogia di Spiderman (anni luce dallo Spiderman “fighetto” del reboot, che comunque ha pure lui il suo perchè... ne riparleremo...). Poi Raimi produce e ne saltano fuori ancora bei film come The Boogeyman (che a me e pochi altri sul pianeta è pure piaciuto... non possono tutte le ciambelle uscire con il buco), come Possession, The Skeleton Key, come il remake americano di The Grudge, produce serie tv come Hercules, Xena e il più recente Spartacus. Un piccolo impero quindi, ma senza dimenticare gli amici e le sue origini. Si sperava che quel La casa - davvero - numero 4 fosse lì lì per materializzarsi, che Ash - Bruce Campbell - avrebbe nuovamente brandito Remington doppia canna (che trovate nei magazzini Smart, i migliori d'America) e motosega di ordinanza. Ma si è scelta una via diversa e forse più giusta: come Apollo Creed ha dato a Stallone la possibilità di cimentarsi con un grande pubblico, Raimi chiede al giovane Fede Alvarez di dirigere una nuova versione de La Casa – Evil Dead. Quando Raimi ha messo in piedi il suo self-made-horror aveva il fuoco della gioventù, l'estro e la fantasia a palla e solo altro sangue giovane poteva trovare in sé altrettanta energia. Presupposto nobile, ottimo se tutti i giovani registi fossero al livello creativo del giovane Raimi. 
Vedremo cosa ne uscirà questa estate, quando il film si paleserà nelle sale, con la sicurezza però che la supervisione di Raimi e Campbell è costante, presente ad ogni giorrno sul set, fornendo vigilanza, consiglio e ordine ai lavori. Lo spirito è lo stesso, il budget contenuto (ma comunque infinitamente più ampio rispetto ai “mezzi” dell'epoca e per fare ottimi effetti speciali oggi si può comunque non dover spendere necessariamente un capitale. Tra gli attori Shiloh Fernandez, noto per essere stato visto in Cappuccetto Rosso Sangue e Gossip Girl (e detestando il personaggio di Gossip Girl spero che in questo Evil Dead muoia – parliamo di finzione cinematografica – nel modo più macabro possibile: tipo amputato, sbudellato, farcito, sminuzzato e ridotto a carne trita e infine impiattato con patate novelle e olio a crudo... ovviamente auguro questo al personaggio di Gossipi Girl, non a Fernandez che è invece un valido attore), Jessica Jucas, vista in Cloverfield (a quando il sequel?), e altri volti più o meno noti. Quindi più o meno tutti esordienti di belle speranze. Speriamo bene.
Potrà mai la saga sul Necronomicon continuare senza Bruce Campbell, il leggendario Ash del reparto ferramenta, seppure Bruce Campbell sia insieme a Raimi, a curare la produzione della pellicola? Non ci è dato saperlo per ora, ma sappiamo che è in atto una guerra silenziosa per dare la certificazione “R” alla pellicola, condizione indispensabile per creare un'opera estrema senza necessariamente cadere tra le forbici della censura, che per avere due pischelli in più al cinema svuota di senso sempre più pellicole che nascerebbero per essere horror.
Quindi arriviamo al flano, al poster originale. Linea aggressiva “il più terrificante film a cui potrai mai assistere”...Speriamo sia vero!.
Potevamo lasciarvi senza un trailer? A letto i piccini.


Se avremo update vi faremo sapere. 
Talk0

lunedì 10 dicembre 2012

Assassin's creed 4


Abbiamo appena messo le mani sul terzo episodio della ormai mitica saga di Ubisoft, che già cominciano a zigzagare in rete i primi rumors relativi al nuovo capitolo. Si parla insistentemente di una spettacolare modalità cooperativa attivabile durante la partita in singolo. Pensate: state appostati su un albero in attesa della vostra vittima, che purtroppo risulta scortata da un numero considerevole di soldati, la qual cosa vanificherebbe completamente la possibilità di agire furtivamente. Se solo ci fosse un mio amico, ma con cervello pensante e non una stupida IA che potrebbe impazzire e fargli fare cose stupide tipo attacco suicida o fuga insensata. Beh, i ragazzi di Ubisoft ci stanno lavorando! Onestamente, non penso che un episodio 4 vedrà la luce tanto presto, forse neanche sulle console attuali. Molto più probabile che la software-house punti al classico episodio 3.1, un po' come è successo per il secondo, trasformato in poco più di due anni in una trilogia su Ezio. Considerato l'enorme successo e le possibilità narrative infinite che il gameplay stesso del gioco offre, sembra inevitabile un nuovo capitolo per Connor e per la Frontiera.


Per il momento godiamoci le avventure della Rivoluzione americana; per chi non avesse avuto modo di giocare i precedenti episodi, fondamentali a mio avviso sia per completezza, sia per bellezza del prodotto, è appena uscito un super cofanetto chiamato "Assassin's Creed Anthology", che raccoglie tutti gli episodi usciti finora (più un pass per scaricare tutti i DLC che usciranno per il terzo capitolo).
Gianluca

domenica 9 dicembre 2012

1000 visite

1000 visite in poco più di un mese. Grazie a tutti quelli che ci seguono, a quelli che sono capitati anche solo una volta sul nostro blog, a quelli che ci sono finiti per caso cercando su google "guardoni con visore notturno" (giuro che è vero)...insomma grazie a tutti!
Talko e Gianluca

Gundam UC vol.2

(Prima della visione. Accendete l'impianto. Epurate dal locale prescelto ogni forma di rumore molesto. Pertanto murate parenti, fidanzate e bambini vari in locale insonorizzato provvisto di sufficiente provvista d'aria e scorta alimentare. Per poterli a fine visione liberarli e non subire rappresaglie predisporre sdolcinato bigliettino di scuse.)


Serie: Gundam Unicorn è una serie di 7 anime, 50 minuti l'uno con l'ultimo che si preannuncia di durata doppia secondo dei rumor, tratta da una light novel pubblicata a puntate sulla rivista Gundam Ace, successivamnete raccolta in dieci volumi. I fatti si svolgono nell' “Universal Century”, anno 0096 U.C.
Versione Italiana: a cura di Dynit,che fornisce anche un mini-sito sulla serie.
Bellissimo il libretto di accompagnamento al dvd o blu ray. 
Formato: Dvd – Blu Ray.
L'episodio inizia riprendendo il cliffhanger che concludeva l'episodio precedente e ha il focus nel presentarci le forze in campo. Il protagonista viene messo volutamente in secondo piano a favore di una narrazione più corale, ottima per approfondire senza troppo stressare le molteplici facce di Gundam Unicorn. Preparatevi a una iniezione di adrenalina, i combattimenti non mancano e saranno altamente spettacolari. Se dopo la visione del primo film vi sentivate confusi per molti aspetti, alla fine di questa seconda pellicola avrete sicuramente le idee più chiare, anche se parmarrà una strana, subcutanea idea: quella di aver assistito quasi a un anime differente. Questo è un obiettivo perfettamente voluto dai realizzatori e punta su uno dei nodi chiave delle serie di Gundam: fornire sempre due visioni diverse, interpretare gli eventi dal punto di vista di due fazioni, entrambe motivate da aspettative del tutto legittime, condivisibili e nel contempo censurabili. Per farvi un esempio cinematografico diretto, pensate al magnifico dittico di film di Clint Eastwood sulla seconda guerra mondiale: Flags of ours fathers e Letters from Iwo Jima. Sono necessari per comprendere Gundam? Dovete vederli? La risposta è sì e sì ma, anche in questo caso, come per tutti i consigli che vengono dati sulle pagine di questo blog, solo se ne avete voglia e avete il tempo libero necessario, magari ne riparleremo in una recensione futura. Inserite il disco e buona visione! 
Talk0


sabato 8 dicembre 2012

The Boys

Garth Ennins (testi)
Darick Robertson – John McCrea – Russ Braun (disegni)


E se i supereroi fossero reali, vivessero nel mondo e lo influenzassero di conseguenza, nel corso della storia? La domanda può apparire in effeti strana per chi non legge direttamente comics. Cerco di spiegarvela con un esempio: gli eroi Marvel. Gli eroi Marvel vivono nel mondo reale, quasi tutti vivono a New York mentre i mutanti attualmente (ma non so ancora per quanto) vivono su di un isolotto vicino a San Francisco. Ogni stato americano ha almento un suoergruppo di eroi, ma ci sono anche supereroi canadesi, gli Alpha Fight, inglesi, Excalibur, europei, russi, giapponesi, di tutto il mondo insomma. Certo, ci sono luoghi fittizzi come il Wakanda di Pantera Nera (che pare la versione tecnologica di Zamunda, patria del protagonista de “Il principe cerca moglie” con Eddie Murphy), c'è Atlantide, Asgard (di recente stava “ancorata” tipo a una cittadina nel New Jersey), la Terra Selvaggia e altro. Il succo è che vivono nel mondo, moltissimi sono americani. Non è un segreto quindi che il presidente degli Stati Uniti sia Obama (in DC Comics sono stati più arditi, per un periodo di tempo presidente degli Stati Uniti è stato Lex Luthor, la pelata nemesi di Superman). Essendo il contesto “reale”, i supereroi ci sono stati anche nella seconda guerra mondiale, ai tempi di Kennedy, durante l'11 settembre. Ma perchè non hanno salvato Kennedy, perchè non hanno impedito che cadessero le Torri Gemelle? Perchè sono personaggi di fantasia che vivono in un contesto reale, personaggi che spesso sono “avatar” dei disegnatori e autori che li stanno scrivendo. Emblematico il numero di Spiderman dedicato all'11 settembre. Tutti gli eroi aiutano a salvare i superstiti, a raccogliere i cocci. Ma non ci sono solo loro, ci sono anche quelli che fanno di solito la parte dei cattivi. Magneto è immobile e ricorda come lui c'è già passato, per gli orrori della seconda guerra mondiale lui era stato in un campo di sterminio, il re del crimine Kingpin è affranto, il Dottor Destino piange! Di colpo tutte le “faide” si annullano, come i combattenti del wrestling che alla fine degli show vanno tutti inseme negli spogliatoi e anche quelli che sul ring sembrano nemici giurati si passano lo shampoo. In fondo sono attori che interpretano una parte, i palazzi che fanno esplodere sono veri solo in un mondo di carta. Sempre nel celebre numero di Spiderman vengono indicati chi sono i “veri” eroi dell'11 settembre, i pompieri e le forze dell'ordine, i medici e i volontari che stanno cercando di rialzare il paese di salvare il salvabile in una corsa contro il tempo. La realtà è diversa dalla fantasia. In un celebre numero di Hulk un personaggio si scopre affetto da Aids. Potrebbe forse essere salvato con una fiala contenente il sangue di Hulk ma semplicemente non è possibile, Hulk non può cambiare la realtà, le malattie sono più vere di lui.
Scelte editoriali, condivisibili in relazione a prodotti che sono destinati, nerd a parte, soprattutto ai bambini, a chi fa ancora confusione su quello che è vero e quello che è falso, ma anche a chi vuole a prescindere che i due mondi non si tocchino, che il mondo dei fumetti resti un mondo migliore dove gli eroi possono esistere davvero, volare e farla pagare ai “cattivi”. Una barricata dovuta.
Ma se il prodotto è per adulti, allora possiamo giocarci, creare del futuri alternativi o “distopie”, rileggere interi capitoli della Storia in ottica “supereroi”. Uno dei più grandi “trip” è giocare con i personaggi “ufficiali” di Marvel e DC, vedere cosa proprio “loro” avrebbero combinato. Alan Moore è un genio, ipotizza un affresco sul ruolo dei supereroi DC nel ventesimo secolo, dalle guerre fino alla fine degli anni 80. Anche gli stessi personaggi si sarebbero rivestiti di realtà, spogliati del loro intento educativo-edulcorativo sarebbero apparsi come uomini, in preda alle pulsioni più basse, più vere. DC non vuole che si tolga la patina magica dai suoi personaggi, allora Moore re-inventa i personaggi, Superman diviene il Dr. Manhattan, Batman diviene il Gufo Notturno e nonostante le modifiche sono riconoscibili anche altri personaggi. Il risultato di questa operazione è noto. Il primo fumetto a vincere il premio Hugo: Watchmen. Pure il film viene una figata.
Anche la Marvel ha un suo personale mondo distopico che riguarda interpretazioni alternative dei personaggi DC: lo Squadrone Supremo reinventato da Staczynski (lo stesso autore del numero di Spiderman dedicato all'11 settembre sopra citato, non un puro caso) per Supreme Power. La Marvel coltivava da sempre il sogno bagnato di far scontrare i propri eroi contro quelli DC per far vedere chi è il più forte. Sarebbe successo in seguito, metà anni 90, che Marvel e DC si sarebbero effettivamente scontrati con l'evento noto come Amalgam, ma fino ad allora gli eroi Marvel le avevano già ampiamente date al cosiddetto Squadrone Supremo, una parodia non autorizzata delle Justice League. Lo Squadrone conta di un proprio Superman, Hyperion, un proprio Batman, il Nottolone, una propria Wonder Woman, Zarda, una propria Lanterna Verde, il Dottor Spectrum, e un proprio Flash, Blur (da rilevare che la Marvel già disponeva di un proprio Flash, Quicksilver, e di una propria Lanterna Verde con corpo delle lanterne al seguito, Nova e i Nova Corps, ma i casi di “prestiti” si sprecano e vanno anche in senso opposto... a voi indagare chi abbia copiato chi per primo... io lo so e non lo dico. In seguito la Marvel avrà comunque un “suo” Superman, una versione ultrapotente e squilibrata, Sentry). Staczynski crea un mondo parallelo in cui lo Squadrone Supremo viene reinventato e reso realistico: sebbene con copie sta realizzando così il “piano a” di Watchmen voluto da Alan Moore. L'opera che ne esce è forte, forse troppo per la Marvel, che decide di abortirla-svuotarla rapidamente, speriamo non per sempre. Superman, cioè Hyperion, cade sulla terra ma appena i suoi “genitori” sono davanti alla culla spaziale dei mirini laser compaiono sulle loro teste. Hyperion viene allevato dall'esercito in una casa “finta” che replica quella di Superman con agenti che “fingono” di essere i suoi genitori. Cresce senza vere guide morali e diviene con il tempo un sociopatico con il complesso del dio. Batman, ovvero il Nottolone, è un ragazzino di colore che vive la dura realtà del ghetto, i suoi genitori muoiono e lui affronta la criminalità a muso duro privo dell'alta considerazione della giustizia che avrebbe Bruce Wayne: il Nottolone uccide e non è troppo dissimile dal Punitore, solo più ricco. Una Wonder Woman spietata, che tratta come insetti gli uomini in quanto razza inferiore e sogna di creare con Superman-Hyperion una nuova stirpe, proponendosi sessualmente a lui. Un Lanterna Verde che non risponde a una voce aliena amica, ma probabilmente a un invasore alieno spietato. Nessuno si salva. L'opera è disegnata da Gary Frank così bene che in seguito l'artista passerà dalle tavole del finto-Superman-Marvel a quelle del Vero Superman DC. L'opera è magistrale e Staczynski continua a essere una delle punte di diamante della narrativa a fumetti. Oggi sta scrivendo il prequel di Watchmen di Alan Moore... corsi e ricorsi storici.
Ora prendiamo un contesto storico distopico e mutabile in relazione all'inervento dei supereroi come in Watchmen. Mescoliamo con una lettura più realistica dei supereroi, deviati come in Supreme Power. Amalgamiamo con un tasso big-size di sangue e ironia propri di Garth Ennis, l'autore di Preacher, del migliore Punitore di sempre del nuovo Crossed e di mille altre opere cool. Mettiamo la parte grafica a Darick Robertson, genio nell'illustrare la realtà nel dettaglio, sottolineandola con ironia come già visto in Transmetropolitan. Ecco pronta e servita la serie più estrema sui/contro i supereroi: The Boys.
Ennis non fa prigionieri, in The Boys sono presenti, parodiati, tutti i supereroi esistenti, Marvel e DC. Solo che sono una versione estremamente greve e terrena degli stessi. I superoi, che in The Boys si chiamano “super” e basta, sono i prodotti di una multinazionale prima specializzata solo nella produzione di armi, che sta così cercando di espandersi nel settore delle armi biologiche. Pasticci genetici fuori controllo, vittime delle pulsioni più basse, provocatori magari inconsapevoli di stragi in ragione di un addestramento superficiale se non nullo. Tutto però viene insabbiato, magistralmente, dalla stampa, nello specifico dai fumetti, che assurgono a cronaca. Qui risiede la più acuminata delle critiche al mondo dei comics che penna di autore abbia mai fatto: ci dicono che viviamo in un mondo sempre illusorio e bello dove il bene trionfa sul male. Un superoe ubriaco sfonda un palazzo e provoca un tamponamento in pieno centro cittadino? Sarà raccontato che stava combattendo contro un mostro alieno, magari uno che ha già affrontato, la sua nemesi. I Super si dividono secondo gruppi in ragione anche del target dei fumetti che li “raccontano”. Dai “Sette”, ennesima parodia della Justice League con un Superman pericoloso psicopatico, ai Rappresaglia, parodia degli Avengers, alle fazioni Teen e ai Mutanti. Geniale quando, come capita nella realtà editoriale e capiterà anche sul fumetto The Boys, viene associato ad una fazione, magari dalle scarse rendite economiche in fumetti e marchandising, un personaggio nuovo o un personaggio più cool per attirare nuovi lettori: scaturiranno situazioni grottesce e degradanti. Tutti ci credono e sono felici che il mondo sia pieno di Super, mentre la realtà viene spazzata sotto il tappeto buono. Highie (modellato da Darick sulla fisionomia e carattere dell'attore Simon Pegg) vive felice e inconsapevole fino a quando un super, uno stupidissimo super per uno stupidissimo motivo, gli distrugge letteralmente la vita. Ora ha del giusto rancore nei loro confronti e Billy ”the” Butcher (modellato su un inedito, giovane e nerboruto Dak Aykroyd) è pronto a fargli l'offerta che gli cambierà la vita: entrare nei “Boys”, un ultra segreto dipartimento governativo che vigila sull'attività superumana, un ristretto gruppo di agenti a cui verranno forniti dei superpoteri per contrastare il dilagare dei Super. Vedrà quanto è davvero marcio il mondo dei super, tra multinazionali, sette religiose, tossicodipendenza e sessodipenzenza, godrà nel punirli, magari anche lui eccedendo a causa dei suoi nuovi poteri. Ora il fumetto è in edicola, io lo seguo da alcuni anni in fumetteria. Un'occasione per apprezzare una delle opere più interessanti e moderne del panorama fumettistico mondiale. Come già detto per Crossed, anche qui la lettura è ristretta a un pubblico adulto. Ennis non lesina con trovate estreme, sangue e situazioni imbarazzanti, non credo che esista una sola sua opera destinata ai più giovani. Buona lettura e buon divertimento. 
Talk0

venerdì 7 dicembre 2012

Kaze Tachinu (Si alza il vento)

  Il nuovo film di Hayao Miyazaki.


Dopo Ponyo sulla Scogliera il grande maestro torna dietro la macchina da presa per raccontare la storia di Jiro Horikoshi, il creatore del Mitsubishi A6M Zero Fighter, aereo utilizzato nello storico attacco di Pearl Harbour.


L'opera è la trasposizione dal manga dello stesso Hayao Miyazaki pubblicato per la rivista Model Graphix. Un particolare: da un manga breve che Miyazaki pubblicò sulla stessa rivista prese forma il suo celebre Porco Rosso. Possiamo quindi sperare, con le dovute differenze di ambientazione e trama, di trovarci nelle stesse felici acque dell'opera sull'aviatore Marco Pagot, uno dei film più amati e voluti dallo stesso regista. Miyazaki non ha certo mai nascosto la sua passione per i veicoli volanti, presenti in quasi tutte le sue opere. Possiamo dire quindi che “giochi in casa” e noi saremo ben lieti di andare al cinema a tornare di nuovo bambini. 
Talk0