mercoledì 8 gennaio 2014

Le Storie vol. 15: “I fiori del massacro”

Disegni di Andrea Accardi per testi di Roberto Recchioni

Medioevo giapponese. Jun, figlia del consigliere del Daimyo fissa l'acqua scura dal bordo di un ponte con la dannata voglia di buttarsi già. Il padre per denunciare la corruzione della corte aveva da poco compiuto seppuku, ma il regnante e i suoi ministri avevano reagito con scherno a questo estremo gesto, prorompendo persino in risate. Jun, impotente e inseguita dal Daimyo come sua promessa sposa, decide quindi di tuffarsi quand'ecco che in suo soccorso giunge il vecchio Zatoichi, leggendario spadaccino errante. Il fenomenale guerriero le prospetterà due strade da preferire alla morte. Se la donna vorrà tornare a vivere, lui la porterà in un luogo sicuro dove poter ricominciare da capo, essere felici, costruire una famiglia. Se la donna vorrà vendicarsi, Zatoichi le affiderà la sua spada e la porrà sotto le cure di un'insegnante particolare, una donna che potrà forgiarla come un'arma sterminatrice.


Recchioni e Accardi dopo “La redenzione del samurai” ritornano ai personaggi e ambientazioni di quella storia, utilizzando Zatoichi come filo conduttore. Il personaggio cardine o “anfitrione” è sempre lui, il massaggiatore cieco, una delle più riconoscibili icone della letteratura giapponese cui ha dato corpo anche Kitano in un film omonimo. Se il motore centrale del racconto rimane l'onore, non troviamo però una storia sui samurai. Abbiamo qui una nuova protagonista, una figura in bilico tra luce e oscurità che bene si presta a incarnare la figura del ninja. Ma dimenticate Naruto e tutte le riproposizioni recenti di tali figure, Recchioni e Accardi scavano dalle parti di Sasuke e del primo Tetzuka alla ricerca dei loro lati più perversi e sgradevoli. Assassini che vivono nell'ombra votati all'auto-distruzione, persone che fanno della vendetta, dell'omicidio occulto e senza onore, l'unica ragion d'essere. Demoni se non creature miserrime. Recchioni esplora con precisione questa figura, arricchendola di tratti anche forti, pur non allontanandosi troppo dal mito. Jun è un ottimo personaggio, sofferente ma determinato, mossa da giustizia ma ebbra di vendetta. Un personaggio che spero di rivedere in futuro. Se c'è una pellicola a cui deve molto la caratterizzazione della protagonista (Recchioni “ama ispirarsi”), al di là delle opere citate nella rubrica storyteller, quella è proprio Zatoichi di Kitano, dove è presente un personaggio (anzi due) che è piuttosto similare. Molto belli i disegni di Accardi, una rilettura grafica convincente e coinvolgente del tratto manga in cui ogni tavola risulta perfettamente bilanciata tra personaggi e sfondo, dando così vita a un'opera dalla forte connotazione pittorica. A questo punto non possiamo che augurarci una continuazione del filone giapponese delle Storie ad opera di Recchioni e Accardi.
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Kite

Aka A-Kite il nuovo film di Samuel Jackson è tratto da un anime

Sawa è rimasta orfana in seguito a brutti fatti di sangue. Ora è cresciuta, cazzuta e cattiva e farà strage a colpi di revolver di tutti quelli che non le hanno permesso di vivere un'infanzia come si deve. Perché chi l'ha cresciuta ha fatto di lei un'arma perfetta per uccidere. Sawa percorrerà quindi la via della vendetta e cercherà di andare fino in fondo. Sempre che prima non finisca male lei stessa. Perché sembra che non sia la sola ragazzina allenata a diventare killer della zona.

Un film d'animazione (nello specifico l'unione di tre oav) del '98 di Yasumoi Umetsu, tratto da anime misconosciuto, crudo, lascivo e sanguinolento, decisamente per adulti, abbastanza grezzo, dai disegni acidi. Un sacco di azione, sbudellamenti come nemmeno al salumificio. In America fa il botto. Ovviamente Tarantino lo ama. Ne viene prodotto un seguito da finanziamenti nippo-americani a dieci anni di distanza.



Sconosciuto per lo più dalle nostre parti tuttora, ma in grado di imprimersi con forza nei fan, il brand prosegue alla grande, al punto da convincere i produttori americani nell'investimento di un live action di lusso.




Sawa sarà interpretata da India Eisley (Eve in Underworld), il vecchio socio del padre, suo mentore, sarà il granitico Samuel Jackson. Molta azione, tanto parkour, pettinature impossibili e contesto teen-malato. 

Alla regia troviamo Ralph Ziman, esordiente, che ha recentemente preso il posto di David. R. Ellis, in quanto quest'ultimo recentemente scomparso (e che ricordo con stima come regista di Final Destination 2 e 3d, Snake on a Plane e Cellular). Non abbiamo ancora una data d'uscita, ma seguiremo con attenzione per voi le vicissitudini di questa interessante pellicola. Sarà forse la volta che tutta l'epopea di kite arriva tra noi. O forse sarà un tittolo che non vedremo mai. Il bello della diretta...
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lunedì 6 gennaio 2014

Welcome to the jungle




Il rude Storm (Jean Claud Van Damme), in puro stile Bear Grylls, ma che parla con una agghiacciante “S” sifula, porta manager panciuti ad affrontare esperienze estreme su isolotti sperduti per metterne a nudo doti di leadership, spirito di squadra e personalità . Questa volta il ritiro aziendale avrà però esiti imprevisti e il gruppo, finito naufrago, metterà in scena le classiche meccaniche da Signore delle Mosche. Dirige il semi-esordiente Rob Meltzer, scrive l'esordiente totale (il nome inganna) Jeff Kauffmann, nel cast tra comparse di teen horror e doppiatrici di cartoni animati si segnala il redivivo Adam Brody aka Seth Cohen di O.C. (nella prima serie simpatico, dalla seconda irritante per poi diventare via via insopportabile). 

Già da questi due minuti appare evidente come tra location assurde e personaggi improbabili ce ne sarà abbastanza da morire delle risate. Capeggia su tutti un oltremodo autoironico Van Damme, eroe di molti b-movie del passato che inspiegabilmente nonostante buone occasioni (Senza esclusione di colpi, Senza tregua, I nuovi eroi, Street Fighters, Time Cop, La Prova, Il legionario) e doti non solo fisiche, non è mai riuscito a sfondare nei film di serie A. Un attore a cui non si può che voler bene e che vorremmo vedere più spesso in contesti più nobili del trash. A quando quindi questo Welcome to the Jungle? Ancora non si sa, ma pare che questa produzione abbia tutte le carte in regola per arrivare sui nostri lidi. Non ci resta che aspettare. Magari in home video. 
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domenica 5 gennaio 2014

Silent night

di Steven C.Miller

Piccolo paesino della provincia americana. Feste di Natale. La bella vice-sceriffo (Jamie King) vorrebbe per una volta evitarsi la ronda di Natate. L'anno passato è stato piuttosto tragico per lei e la prospettiva di passare la giornata a letto è allettante. Lo sceriffo (Malcom McDowell) ha però bisogno di lei per gestire quella specie di circo di miracoli che è il locale distretto di polizia, per altro momentaneamente sotto organico, e perciò insiste che lei venga al lavoro per una delle più incasinate giornate di sempre. Inoltre sembra ci sia in giro un molesto Babbo Natale che ami spaventare a morte i bambini, un tipo losco che bene si nasconde in ragione della colossale parata natalizia che ogni anno, quel giorno, fa della cittadina la meta di molti visitatori.


E' stato un attimo. Nemmeno dieci secondi che il mio sguardo incrociava la copertina di Silent Night, recante un tremendo e inquietante Babbo Natale armato di lanciafiamme, che già mi dirigevo in cassa per l'acquisto. Certo Jamie King (la bellissima Goldie di Sin City e sempre bellissima in The Spirit) così come Malcom McDowell (da Arancia Meccanica in poi un mio mito) sono nomi che da sempre mi attirano, il regista esordiente C.Miller non lo avevo mai sentito. Ma l'idea di un film slasher alla Venerdì 13 ambientato a Natale, con tanto di serial killer che fa uso di esecuzioni a tema, tra sedie elettriche fatte con luci di natale e macchine per tagliare abeti usate in contesti più “organici”, mi ha attirato come la mosca è attirata dalla cacca. Certo una vocina nella testa mi urlava che poteva pertanto trattarsi di cacca, che avrei dovuto quantomeno documentarmi prima di elargire moneta sonante, ma chissene frega, pensavo. E avevo ragione; inaspettatamente questo Silent Night è una pellicola carina che, pur con dei limiti, si lascia guardare più che discretamente. Attori ben integrati nella parte, un'atmosfera ben più nobile del classico b-movie, un make-up per il Babbo Natale cattivo davvero accattivante, ottimi effetti splatter, pure una razione extra di sempre gradite tette. Tanto divertimento e il giusto approccio retrò che ai fan di annata come me non può che piacere. 

Questo di “Silent night” è il classico psicopatico “anni uttanta” alla Jason, una specie di pazzo vendicatore-moralizzatore che punisce bambini troppo pretenziosi e impertinenti, spacciatori che si fanno chiamare “mr neve”, coppiette fedifraghe, prostitute o quasi, preti lascivi. Un pazzo con codice morale distorto, peraltro spinto da sana vendetta, per il quale si può facilmente provare simpatia, anche in virtù di attoroni come McDowell (qui bravissimo), specializzati nel fare gli ottusi boriosi e di procaci donzelle pronte a correre ignude o quasi nella neve. Regia adeguatamente valida da tenere alta l'attenzione. Fotografia cool ma un po' rompicoglioni per via di un'illuminazione ultra-foto-sensibile mutuata direttamente da pellicole tipo Star Trek di J.J., roba che un fascio di luce diretta va a definire una specie di riga orizzontale bianca. Perchè una fotografia simile? Boh. Diciamo che ci si abitua ma che un po' rompe. Peccato veniale comunque. Altro difetto il finale, fico ma meno fico del resto della pellicola. Il film infine diverte, questo conta, ed è un vero bene che abbia trovato la strada della distribuzione italiana. Lo dico perchè ho scoperto essere un reboot di una serie di 5 film mai giunti da noi. Niente di indimenticabile, siamo sicuri, ma comunque un modo divertente e e dissacrante per sdrammatizzare le maxi dosi di saccarosio proprie delle classiche pellicole natalizie. Finalmente quando gli zii vi diranno: “Dai metti su un film di Natale” voi saprete bene quello che vorrete mettere (almeno idealmente) nel lettore. E non è un film dei Vanzina o Parenti. A questo punto non vedo l'ora di vederne a che un capitolo 2, 3 e quattro, ogni anno. Perchè un Babbo Natale con lanciafiamme e maschera alla Mike Myers non è proprio niente male.
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sabato 4 gennaio 2014

Orfani vol.3 “Primo Sangue”



Con il terzo numero è giunto il tempo di fare luce su Ringo, il componente della elite militare egli Orfani con il nome in codice di “Pistolero”. A differenza degli altri ragazzi, prima che tutto iniziasse Ringo era già un guerriero, giovanissimo, nella giostra della corrida di Barcellona. Un carattere altezzoso, impertinente controbilanciato da abbondanti dose di coraggio e determinazione e da un sincero e incondizionato affetto per la piccola Sam, per la quale si getterebbe nel fuoco, ne fanno una testa calda alla quale inevitabilmente si finisce per affezionarsi. 

In alternativa lo riterrete un bulletto e punto. Anche in questo numero la narrazione è sfalsata tra i giorni dell'addestramento e l'invasione del pianeta alieno, seguendo una scaletta ormai classica quanto ormai rigida, riconoscibile e caratteristica. Nel passato gli istruttori del capo Dorsoduro iniziano ad avere paura di aver dato troppi steroidi ai ragazzini, che ora potrebbero pure menarli facilmente. Nel futuro assistiamo a una missione in solitaria di Ringo contro i soliti orsetti gommosi. Recchioni si dimostra ancora una volta un abile narratore, rapido e divertente, i disegni di Cavenago e i colori di Florean sono spettacolari e in linea con l'altissimo livello della serie. Ho trovato bellissima l'ambientazione del bosco alieno, davvero un tocco di classe. Seguendo il solito giochino delle citazioni, i fan della fantascienza non potranno che cogliere rimandi più o meno velati all'Impero colpisce ancora. Rimane il solito problema di fondo della durata effettiva della lettura, sempre molto veloce in ragione di molte scene, pur bellissime, dedicate all'azione e ai paesaggi, così come permane il senso di una narrazione semplificata, qua e là sempliciotta, ottima ad adattarsi alle fasce d'età più imberbi (Recchioni! Cita di qua, cita di là ma ispirati pure ogni tanto a Warren Ellis e Garth Ennis se ti capita, magari... dacci degli orfani cazzuti e non cazzoni...). 
Siamo sempre noi, gli alieni gommosi! Uccidiamo
i ragazzi-stereotipi!
Ma, lo ripetiamo, non sono questi i problemi della vita e lo spettacolo si gusta con gioia comunque. A differenza del solito, il finale del volume regala un bel cliffhanger a mettere un po' di pepe sulla trama (speravo che anche il numero due terminasse in un cliffhanger ma mi sbagliavo... qui non dovrei sbagliarmi, credo...), sarà nostro vivo interesse scoprire a gennaio come la matassa si sbroglierà. Un altro numero buono, migliore del secondo. Menzione d'onore per la suggestiva copertina di Carnevale, per me fino ad ora la migliore della serie. 
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venerdì 3 gennaio 2014

Shin Getter Robot contro Neo Getter Robot

Nonché il dvd-blu ray by Yamato in cui troverete tutti i robot di Nagai e Ishikawa combattere insieme...

Torniamo tutti felici nel Getterverso? Scopriremo finalmente qualcosa sul modello Shneider B1? Ah ah ah ah ah... Come non detto, continuiamo la narrazione...
Siamo nello specifico in un Getterverso alternativo, come sempre, giunto all'epilogo della guerra contro l'Impero dei Dinosauri. Mentre il professor Saotome cerca di attivare la nuova straordinaria arma della razza umana, lo Shin Getter, Musashi combatte da solo una disperata e solitaria battaglia nel cuore di New York contro un'infinità di nemici. Coraggioso e determinato, Musashi come soluzione estrema decide di estrarre dal petto del Getter One il dispositivo a raggi Getter e stritolarlo con le mani del robot ottenendo una deflagrazione che distrugge ogni forma di vita nei paraggi. Lo Shin pare essere ora funzionante, ma gli altri piloti della squadra Getter, Ryoma e Hayato, non possono che piangere il sacrificio del compagno. Forse la guerra contro l'Impero dei Dinosauri è però conclusa. Passano gli anni. Go combatte in incontri clandestini con una passione e ferocia che lo fanno somigliare molto ad un giovane Ryoma. Tra il pubblico dell'arena lo osserva un taciturno Hayato, giunto sul luogo perché allertato da strane voci. D'un tratto l'avversario di Go rivela la sua vera natura di uomo rettile e tutto il luogo dell'incontro viene devastato dall'arrivo di un robot gigantesco. L'impero dei Dinosauri non è ancora stato sgominato del tutto. Hayato è però intenzionato a dare vita a una nuova squadra getter.

Dopo il clamoroso successo ottenuto da Change! Shin Getter Robot the Last Day, una reinterpretazione-sequel estrema-hard-core-splatter-incasinata della mitica serie, nel 2000 viene subito messa in cantiere una nuova serie sui robot componibili creati da Go nagai e Ken Ishikawa. L'idea è quella di proporre un revival dei film anni '70 della serie “Vs”, citando a mani basse gran parte della produzione di quel periodo. Nello specifico nasce una miniserie di 4 oav qui raccolti in un'unica soluzione. Se Last Day rappresentava in qualche modo il lato oscuro e drammatico della serie, fedele lavoro di riadattamento ed estremizzazione delle pagine più belle del manga di Ishikawa, SGRVSNGR (è lunghissimo pure come acronimo) è pertanto un divertente e divertito omaggio al passato, dall'aria un po' retrò, ma spettacolare e coloratissimo. Anche se non conoscete la saga di Getter Robot e poco o nulla sapete dei personaggi (peraltro l'asset si basa sulla serie Getter Robot Go, da noi inedita), se siete nati negli anni '70-'80 e vi siete nutriti delle produzioni animate che le tv locali copiosamente elargivano all'epoca qui vi troverete davvero a casa vostra e letteralmente tornerete bambini. In un mega frullatore ritroverete oltre che riferimenti ai classici robottoni nagaiani suggestioni da L'uomo tigre, Daitarn 3, robot componibili vari e perfino una bella dose maxi di umorismo alla Yattaman e una gustosissima parodia di Django. Se avete amato il bellissimo The Last Day sarete felici di sapere che il cast tecnico è praticamente lo stesso. Jun Kawagoe è peraltro alla regia come negli episodi 4-12 di Last Day e come lo sarà (sempre in ambito nagaiano) nel divertente Getter Robot Re: model del 2004, nel nuovo Jeeg del 2007 e in Mazinkaiser SKL (tutte opere che in Blu Ray e dvd trovate e troverete by Yamato Video). Kawagoe punta tutto sulla frenesia e sull'epicità, confezionando un prodotto divertito e divertente. SGRVSNGR è un'accattivante e sostenuta corsa sulle montagne russe bellissima da guardare e ascoltare. Sui personaggi il tratto di Ishikawa viene ripreso e alleggerito da molte delle estremizzazioni di Last Days (che rimane sempre magnifico), conferendo ai personaggi un'aria più innocua forse, ma che non li inibisce dall'esprimere le solite, cattivissime, emozioni esagerate di naganiana memoria. 

I robot vengono trattati con molta cura, attestandosi su un livello di dettaglio pari alle prime e ultime puntate di Last Days. L'animazione è morbida e fluida. Alla continua ricerca di sbalorditive soluzioni visive il tratto muta continuamente forma, spesso diventando anche volutamente schematizzato, ma una tale impostazione dona allo spettacolo una forza visiva travolgente. La musica, orchestrata, è semplicemente favolosa. Ci sarebbe il problema della trama, un po' frammentaria e ampiamente volta al più totale disimpegno. Le lacune dell'intreccio, che in più frangenti si prende così poco sul serio da apparire quasi “sciocchino”, potrebbero far storcere il naso a qualche appassionato d'anime più giovane, ma in genere in molti potrebbero patire la mancanza di un approccio più “raffinato”. Anche perché spunti seri ce ne sono qui e là, ma non vengono raccolti o messi volontariamente da parte. La bilancia del piatto va ad ogni modo a mio parere sui molti aspetti positivi dell'opera. Una scanzonata rivisitazione che non vuole davvero essere qualcosa di più profondo.
Chicca. La presenza del mini-film per la celebrazione del 25mo anniversario di Dynamig Planning: “La Grande Battaglia dei Super Robot Dynamici”. In pratica un maxi scontro di pochi minuti che racchiude su schermo Mazinga Zeta, Grande Mazinga, Goldrake, Jeeg, Getter Robot, Getter Robot G, Shin Getter, Mazinkaiser e tanti altri robot e comprimari delle più note serie televisive nagaiane. C'è gente che comprerebbe questo dvd- blu ray solo per questo extra.

I quattro oav sono presentati in un unico dvd o blu ray caratterizzato da un'altissima definizione. I colori sono brillanti e caldi, la colonna sonora è potente. Il doppiaggio italiano, realizzato integralmente ai tempi della prima distribuzione home video by Dynamic Italia (che purtroppo si fermò al numero 1 della pubblicazione, a causa dello scisma interno da cui nacquero D-Visual, Dynit e Shin Vision) è appropriato e convincente e richiama ai ruoli i doppiatori di Last Day.

Yamato Video confeziona un prodotto niente male. Quasi imperdibile per i nostalgici, interessante per meriti anche solo squisitamente tecnici per gli altri. Io come sempre non faccio testo: ho già rivisto 6 volte la pellicola con alcune visioni in loop. Ma dai tempi in cui uscì il dvd di Dynamic devo aver visto l'episodio 1 almeno 40 volte. Ma io faccio parte della generazione le cui mamme si legavano davanti ai cancelli della sede Rai di Roma protestando per la messa in onda del violento Goldrake...
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mercoledì 1 gennaio 2014

Edge of tomorrow – Senza domani



Bill Cage (Tom “placenta” Cruise... noi della redazione lo chiamiamo così da quando ha dichiarato di aver mangiato di gusto, per motivi religiosi, la placenta della sua figlioletta insieme ai cereali... come tutte le cose strane credo che sappia di pollo... brodo di pollo... meglio che andiamo avanti) è un soldato hi-tech del futuro che combatte una guerra contro una razza aliena. Per uno strano caso del destino è inoltre condannato a rivivere sempre lo stesso giorno come Bill Murray nel mitico "Giorno della Marmotta". La soluzione a questa maledizione sembra essere legata in qualche modo alla sorte di un'altra combattente, Rita Vrataski (Emily Blunt).

Cruise con "Edge of Tomorrow" torna alla fantascienza esistenzial-militaresca, dopo l'interessante "Oblivion2. E si nota da subito, già dal trailer, come i due film parrebbero avere tantissimo in comune. Come in Oblivion Cruise assurge a modello dell'uomo comune in bilico tra essere ingranaggio della società moderna o artefice del suo destino. Come in "Oblivion" ci sono spettacolari effetti visivi relativi ad armi da fuoco e astronavi. Come in "Oblivion" la chiave solutoria della ragion d'essere dell'eroe pare essere il completamento con una figura femminile inizialmente in antitesi ad una grigia esistenza belligerante fatta di routine periodiche lavorative. Mettete dei fiori sui vostri cannoni, cantavano gli hippy. Forse in un futuro lontano, in cui gli archivi smarriranno gran parte dei database dei film del passato, "Oblivion" come "Edge of Tomorrow" saranno considerati autentici capolavori. Ma oggi, dove pellicole come "Moon", "Donnie Darko", "Il giorno della marmotta", "2001 odissea nello spazio" sono ancora facilmente reperibili (e meno male) le pellicole fanta-cruisiane devono giocoforza fare i conti con le fonti dirette. Pur nell'ottica che “copiare dai migliori” o, esprimendoci nel politically correct,“variare sul tema” non è poi sempre una cattiva cosa. Di fatto queste pellicole riescono in qualche modo a sdoganarsi, spingersi verso nuove linee interpretative e attirare meritatamente un pubblico che, pur consapevole dei plagi, riesce ad ogni modo a divertirsi e (perché no) a riflettere sulle “nuove” tematiche proposte. Tematiche che poi stanno sempre nel “mettete dei fiori nei vostri cannoni”, ma poco importa.

Oblivion a conti fatti mi era piaciuto abbastanza, nonostante la paraculata di essere tratto da un fumetto che non esisteva. Anche se calava un po' nella seconda parte, ed era interamente copiato da altre pellicole più belle ("Moon" su tutte), aveva delle belle sequenze d'azione e un Cruise in vena (ci ho visto una riflessione sul senso della vita dal punto di vista di un brute di warcraft, ma ammetto che tale mia visione sia un tantino allucinata). Questo "Edge of Tomorrow" sembra avere effetti visivi da urlo, caratteristica cardine per la quale un biglietto, pur masochisticamente, lo spendo sempre e porta in dote uno script pur derivativo del capolavoro comico con Bill Murray ("Ricomincio da capo", tra l'altro già ampiamente copiato da molti, anche in campo fantascientifico), ma opera di uno degli sceneggiatori hollywoodiani più apprezzati (ed anche qui come con Oblivion una speculazione sui videogame-vita moderna ce la posso ancora vedere). E poi ci sono gli esoscheletri da combattimento...
Sapevo che dopo Elysium la moda degli esoscheletri potenziati, scomode protesi sci-fi intraviste in "Aliens" e "Matrix" (e misteriosamente assenti nel primo "Starship Troopers"... ma nel quarto le hanno aggiunte pure lì), sarebbe esplosa. Era ora! Mi aspetto di vederle ovunque adesso, pure nelle commedie romantiche (di fatto il Biff di "Ritorno al futuro 2" indossava una sorta di esoscheletro potenziato). E poi ci sono anche alieni cazzuti che non sembrano orsetti gommosi (questa è per gli affezionati del nostro blog!), schifosi e tentacolosi, da prendere a spadate e mitragliate in un corpo a corpo velocizzato. Figata.
Il regista Doug Liman è un po' un Carneade. Dietro la macchina da presa per The "Bourne Identity", dirige anche l'interessante "Jumpers", del quale si appresta a preparare un sequel non ancora schedulato (in effetti buttare via così Jumpers era un peccato). Un po' pochino ma valido. Lo scrittore è invece, dicevamo, uno con le palle. Uno che ha dato vita alla migliore pellicola di Bryan Singer, "I Soliti Sospetti", al secolo Christopher McQuairre, già accreditato come regista di "Mission Impossible 5". inoltre McQuairre ha lavorato già a pellicole con protagonista Cruise, come "Operazione valchiria", ed ha anche avuto modo di dirigerlo in "Jack Reacher – La prova decisiva". Peccato che "Jack Reacher – La prova decisiva" sia una mezza minchiatina... non esattamente un lavoro da sventolare ai posteri. Passando al parco attori c'è da dire che Cruise ultimamente pare rinato e con almeno un bel ruolo nel passato recente (Stacee Jax in "Rock of Ages", l'unica cosa bella di quel musical pertanto), anche se deve fare i conti con una età anagrafica non più clemente (e allora ben vengano gli effetti speciali delle armature esoscheletriche potenziate!) e vederlo scattante nei nuovi Mission Impossible mi fa tanto pensare a Linus di Radio Dee Jay che si allena per la maratona di New York nel parco presso San Siro, scattante ma non più affascinante (solo con questa immagine mi deprimo). 

Emily Blunt è simpatica (leggi “poco avvenente”), e non ha ancora trovato una parte memorabile (leggi: “non memorabile”), Bill Paxton dopo l'ottimo "Frailty" e l'odioso "Big love" è sempre un comprimario garanzia ottimo a portare sullo schermo personaggi “alla Bill Paxton” (il che comunque non è poco). Giudizio finale sul cast: boh!

Insomma, l'aspetto estetico di questo trailer ci ha convinto, il regista e sceneggiature hanno il loro bel potenziale, gli attori sono da valutare meglio nel concreto. Ora il film deve fare il resto, dimostrandosi qualcosa di bello da guardare e riguardare. Ovviamente non ci perderemo la pellicola. Vi faremo sapere. 
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