Gioia (Valeria Golino) è una donna sui cinquanta un po’ sfiorita, ma con enormi occhi da bambina che tiene nascosti sotto occhialoni spessi come fondi di bottiglia. Vive nella stessa cameretta ordinata e polverosa di quando era ragazzina, nella casa di periferia che condivide con genitori sempre più acciaccati, sempre più invadenti (Betty Pedrazzi). Tifa la Juve, insegna francese al liceo “Regina Margherita” di Torino e in fondo non sembra essere “mai uscita” (se non forse addirittura “mai entrata”) da quell’età magica di chi, per la prima volta, deve fare l’esame di maturità.
È pronta a innamorarsi, se solo qualcuno, chiunque, si avvicinasse a lei per una volta in un modo gentile. Per lo meno accorgendosi che lei “esiste”.
Alessio (Saul Nanni) è un ragazzino del liceo Margherita, anche se dimostra molti più anni della sua reale età: specie quando di sera si traveste tra mille parrucche e abiti in cuoio, per vivere tra locali notturni e clienti desiderosi di avventure erotiche. Condivide una casetta disordinata con mamma Carla (Jasmine Trinca): di professione commessa e qualche volta escort, poco avvezza alle “coccole”, sempre in cerca di soldi e alcol. Come simulacro di una specie di figura paterna, Alessio ha Cosimo (Francesco Colella): lo “zio”, di professione principale parrucchiere, di professione effettiva organizzatore e collega nella sua “carriera notturna”. È lui che tiene i conti con i clienti e le clienti. È lui che “risolve le situazioni” quando si fanno brutte. Ma un padre è decisamente “altro”.
Alessio ha bisogno di ripetizioni di francese.
Gioia può offrire, pur controvoglia, superando invalicabili muri di timidezza, delle ripetizioni.
Entrambi hanno dentro un “vuoto” a cui è difficile dare un nome e quindi per entrambi risulta più facile avvicinarsi, “riconoscersi”: per sostenersi a vicenda, “completarsi” e forse sognare. Immaginare un futuro comunque oltre le mille differenze. Un futuro che Gioia scopre simile al “volare”. Alessio le fa provare nei momenti più belli “l’assenza di gravità”, facendole assecondare le farfalle che si hanno in corpo e aiutandola a riscoprirsi a sua volta farfalla. Una falena per troppo tempo “autoconfinatasi” in una crisalide simile a cemento. Ma per Alessio il futuro ha connotazioni diverse da quello di Gioia: è puro “desiderio di fuga”. È la diceva dell’occasione giusta per scappare da tutto e da tutti: da Cosimo, dalla Madre, da se stesso. Riusciranno i due a fuggire insieme, vincendo la forza di gravità?
Nicolangelo Gelormini per la sua pellicola sceglie un adattamento dell’opera teatrale Se non sporca il pavimento, di Gioia Salvatori e Giuliano Scarpinato, ispirata alla storia vera dell’insegnante Gioia Rosboch. Una sceneggiatura a cui ha collaborato lo stesso Giuliano Scarpinato, insieme a Chiara Tripaldi e Benedetta Mori, che già nel nel 2021 si è aggiudicata il Premio Solinas, che premia le sceneggiature per il cinema inedite. Le riprese si sono tenute tra il novembre e dicembre del 2024, tra Roma e Torino, con Valeria Golino che ha passato molto tempo insieme all’attrice Tatiana Lepore per imparare l’accento torinese ed essere il più fedele possibile alla storia di Gioia Rosboch. Una storia che per chi conosce la cronaca non è certo “felice”, ma che diventa qualcosa di davvero unico e speciale, un romantico quasi gotico, grazie a un’ottima regia, alla straordinaria interpretazione della Golino, ma anche alla bravura di un Saul Nanni davvero promettente.
Gelormini sceglie con la macchina da presa di essere polarizzante, duale. Vuole dar vita a un racconto scisso tra “ragione e sentimento”: dove se i sentimenti dei due interpreti appaiono sognanti, eterei e “accoglienti”, i fatti e la logica delle cose appaiano chiaramente, inevitabilmente, cinici quanto chirurgicamente spietati. Ragione e sentimento tengono i loro “spazi” orgogliosamente, come un “fortino”, attraverso il preciso “uso alternato” dei cromatismi (caldi per i momenti del “sogno”, glaciali per i momenti del “reale”) richiesti al direttore della fotografia Gianluca Palma. Non si confondono mai, con Chiara Vullo che persegue un montaggio delle scene “brutalmente documentaristico”, dove a ogni “volo pindarico” segue una “caduta di Icaro”. Ma i due estremi riescono sempre nel film a “vivere e convivere”, come in un “eterno ritorno”, tra speranze e delusioni, spostandoci dalla favola alla cronaca nerissima “in pochi battiti di ciglia, dandoci da spettatori la sensazione che tutto può accomodarsi, anche quando i due protagonisti inevitabilmente stanno cadendo in un vortice che sembra fin dai primi momenti inevitabile e ineludibile. Entriamo davvero nel sogno/incubo di un amore impossibile: osservando, quasi impotenti, come i fragilissimo e bellissimi personaggi di Gioia e Alessio andranno a schiantarsi l’uno contro l’altro.
Valeria Golino regala una delle sue interpretazioni più belle e struggenti. Come sanno fare i bravi attori, sa donarsi completamente al suo personaggio. Dalla voce, sussurrata e contratta, alla postura del corpo, curva e spigolosa, sceglie a ritrarre Gioia come “brutta per timidezza”, fanciullesca per una sensibilità rimasta “strozzata” a uno stato quasi infantile. Si tifa per lei. Si spera il meglio per lei. Se ci si affeziona facilmente a lei, ci si affeziona inaspettatamente anche all’Alessio di Saul Nanni. Un personaggio dall’interiorità distrutta, un bambino adultizzato che vive in un perenne stato di “vuoto interiore”, privo di guide e carezze. Un vuoto che cerca di colmare “per far soldi”, indossando mille maschere “preconfezionate” e ipersessualizzate. Il “cattivo ragazzo destinato a finire male”. Il “lupo”, che seduce una “donna bambina” come la più inevitabile e scontata delle sue prede, la più “banale”. Ma al contempo un “lupo” che può provare per lo meno pietà per la sua preda: che cerca attivamente, in un volo pindarico impossibile, di andare oltre a quello che lui stesso sa di rappresentare per gli altri. In ragione di uno strano “sentimento nuovo” che sente crescergli dentro, un po’ come “un alien”.
La gioia ci è piaciuto molto. Ci ha fatto piangere, ci ha fatto volare e ci ha “schiantato al suolo” insieme ai due protagonisti. È un film romantico quanto durissimo, spietato. Un film che colpisce al cuore.
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