giovedì 5 dicembre 2013

Frankenweenie



Il piccolo Victor Frankenstein (in originale doppiato da Charlie Tahan, visto in Io sono leggenda) bambino timido e riservato, ama studiare e passare il tempo con il suo cane Sparky (che ricorda un casino il cane della serie Family Dog di Brad Bird, serie con sempre dietro Tim Burton... ma forse è solo un caso). Sparky è un cane molto vivace ma che si presta docilmente ai giochi con il suo piccolo padrone, recitando per lui nei ruoli di mostro spaziale in filmini amatoriali realizzati con super8, scenografie di cartone e soldatini. Al di là di questa piccola carriera cinematografica Sparky è anche un rubacuori e quando il suo padroncino è a scuola passa sovente il suo tempo in prossimità del muro di cinta che divide la casa dei Frankenstein dai Van Helsing per intrattenersi con la loro cagnolina. Da poco nella classe di Victor è giunto un nuovo docente, Mr. Rzykruski, (in originale doppiato da Martin Landau, già Bela Lugosi in Ed Wood di Burton e qui a dare la voce a un personaggio che assomiglia parecchio al compianto Vincent Price), un eccentrico insegnante di scienze che da subito ha toccato il cuore degli alunni, come lui è stato toccato da loro (School of Rock cit.), grazie al suo appassionato e teatrale modo di insegnare e al suo ambito concorso di scienze aperto a tutti gli studenti. Tutti gli studenti sono in subbuglio e Victor è tra i più gasati, ma il padre (doppiato in originale da Martin “faccio il soldatino” Short) vorrebbe che Victor, già magrolino e solito rintanarsi in soffitta, non passasse tutto il tempo sui libri, motivo per cui propone un compromesso: firmerà l'autorizzazione al concorso di scienze se il figlio parteciperà anche al campionato di Baseball. Condizioni riluttantemente accettate.

Durante una partita di baseball Victor, nonostante il fisico poco abituato, riesce comunque a realizzare un fuori campo che ribalta le sorti dell'incontro. Purtroppo il dramma è dietro l'angolo. Sparky segue la pallina che vola oltre lo stadio per riportarla a Victor, ma in un attimo viene investito da un'auto.
In un giorno piovoso Sparky viene così seppellito nel cimitero degli animali. Victor accusa il colpo chiudendosi in se stesso ma da una lezione del professor Rzykruski sull'elettricità si annida in lui un piano ardito per riavere con sé Sparky. Lo riporterà in vita imbrigliando la forza dei fulmini. Con congegni improvvisati e il cuore spezzato Victor mette tutto se stesso nel progetto e grazie al suo incrollabile amore per Sparky (che significa “scintillante”) elettrifica il corpicino dell'animale debitamente dissotterrato dal cimitero degli animali. Incredibilmente l'impresa riesce e il cane torna a scodinzolare e saltellare. Solo che ora deve essere alimentato con la corrente come un'auto con la batteria a secco. Un compagno di classe di Victor, Egdar “E” Gore, scopre il rinato Sparky e subito si mette a tormentare Victor. Terrà la bocca chiusa se il giovane Frankenstein lo aiuterà nel concorso di scienze. É tempo di disseppellire un altro animaletto defunto e infondergli vita con la forza del fulmine. Può l'amore e qualche milione di gigawatt far riportare in vita i propri cari? È davvero quella dei rinati una nuova vita o solo una parentesi che dura il giusto tempo di salutarsi come si dovrebbe? Di sicuro se fosse possibile provarci ne varrebbe la pena.

Sono quindi l'amore e la scienza, che rimano in fantascienza, i temi di questa nuova opera di Burton. Un territorio familiare e sicuro, diranno i detrattori delle ultime pellicole burtoniane, dal quale ripartire con nuovo slancio. Si può dire che Frankenweenie sia un grosso uovo di Pasqua contenente tutto quanto di meglio prodotto da Burton al di fuori del suo attore-feticcio-alterego in senso felliniano, Johnny Depp, che stranamente appare assente (ma di fatto il piccolo Victor Frankenstein assomiglia molto alla versione giovane di Victor Van Dort, il protagonista della Sposa Cadavere la cui voce è sempre di Depp).

Complice il passato Halloween è finito nel lettore l'ultimo film di Tim Burton. Ed è stata un'autentica sorpresa. Ero un po' riluttante, lo ammetto, perché avevo visto l'originale Frankenweenie, il corto, all'epoca abbinato mi pare alla videocassetta di Edward Mani di Forbice e mi aveva messo in corpo un barlume di gioia insieme però a una tristezza tremenda. È pur sempre un film sulla morte e sui sogni infranti e alla resurrezione di Sparky al di là del bello specchio magico della pellicola, della magia del cinema, io non ho mai creduto. I primi trailer mi facevano poi pensare di trovarmi più o meno nelle stesse acque e allora ho rimandato e rimandato e rimandato. E ho fatto male! Al di là dell'inevitabile malinconia di fondo ha molto da offrire. Mescola e reimposta, con dolcezza, i più bei sogni-incubi del cinema che fu. Il nuovo Frankenweenie oltre che essere un autentico gioiello dell'animazione con pupazzi in stop motion passo uno è il più smaccato, divertente e folgorante tributo di Tim Burton ai mostri classici dell'epoca del bianco e nero. Dracula, il mostro di Frankenstein, l'uomo lupo, la creatura della Laguna Nera, Godzilla, la Mummia, l'uomo invisibile; tutti frullati in un'unica pellicola che cita, per chi bene conosce, costruendo un universo visivo speculare e accattivante nel quale è facile perdersi. Un autentico atto d'amore che si esplica da subito con la scelta, stilosa quanto arbitraria, del bianco e nero e che non lesina neppure di scene forti (anche se lontanissime dal termine cruente). 

Dopo gli alieni di Mars Attacks, la Sposa Cadavere, Jack Skeletron e i mille mostriciattoli di Nightmare before Christmas ecco allora che il mostrario in stop motion Burtoniano si allarga nuovamente per la felicità di tutti i fans. Per chi sa coglierle ci sono mille auto-citazioni anche al resto del mondo Burtoniano, dalle casette che richiamano il paesino di Edward al mulino a vento di Sleepy Hollow, persino suggestioni da Batman e Beetlejuice in un continuo gioco al rimando. Ma al di là di tutto questo fan-service la pellicola colpisce per la bellezza e la leggerezza della trama e per i suoi simpatici personaggi. Come non affezionarsi a Sparky, mister Baffino, Colossus e agli altri animaletti, come non appassionarsi agli strambi compagni di classe di Victor, che citano nella postura Boris Karloff (non a caso si chiama Bob), il gobbo assistente di Frankestain Igor e le classiche damine fantasma, come non ridere dei loro tentativi, piuttosto estremi e da mad doctor, per vincere il concorso di Scienze? Il film è pieno di trovate divertenti e di autentiche chicche da scoprire visione dopo visione. Il finale è forse la cosa più strana, una concessione favolistica forse dovuta al target della pellicola, ma non stona anche se ai più grandi appare per quello che è: una concessione ai sogni dei bambini. Le musiche di Danny Elfman sono come sempre appropriate e la canzone scelta per i titoli di coda della pellicola, “Love si Strange” è una dolce ballata che difficilmente vi dimenticherete. Mi è piaciuto e pure parecchio. 
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martedì 3 dicembre 2013

Silver Spoon

Manga in edicola e anime gratis on-line su popcorn tv


Yugo Hachiken, studente proveniente da una blasonata scuola di Sapporo, decide di iscriversi alla Oezo Agricultural High School. La scelta di tale istituto parrebbe essere motivata unicamente dalla presenza di un dormitorio e ritmi di lavoro tali da tenerlo il più possibile lontano da casa. Libri di testo non troppo difficili e una naturale predisposizione allo studio lo fanno inizialmente illudere di poter facilmente emergere senza sforzi in quello che pare essere un paradiso all'aria aperta, ma deve ancora fare i conti con le durissime lezioni pratiche, lavori massacranti, levatacce all'alba e un bagno che per il numero ingente di alunni può essere usufruito solo per quindici minuti al giorno. A rendere ancora più alienante l'impatto di Yugo è la determinazione dei suoi compagni di classe nel seguire scelte di vita apparentemente umili. Chi punta a diplomarsi per aiutare l'impresa di polli familiare. Chi vuole diventare cuoco. Giusto uno aspira a essere veterinario. Yugo, tanto superiore, non lo sa ancora cosa farà da grande, non si sente ancora parte di qualcosa.

E poi ci sono gli animali, la produzione casearia, la filiera delle uova, la macellazione, la cura dei campi. Allo schizzinoso Yugo già alla prima puntata appare chiaro come non ami che un vitellino gli sbavi addosso, detesta il tremendo tanfo di quando si entra nel megapollaio della scuola e sviluppa una subitanea avversione per le uova, una volta che le vede uscire sudice dal sedere delle galline. Se le uva sono un piccolo trauma per chi abitualmente mangia senza sapere da dove vengono le cose, aspettate di vedere polli decapitati (pure con l'immagine censurata a quadratini per evitare il disagio) o le macellazioni! Poi ci sono i campi da seminare, da recintare, da bagnare. Un inferno che alla fine però inferno non è e porta Yugo passo dopo passo a comprendere quello che sta facendo e ad amarlo, così come ad amare la sua vita scolastica a contatto della natura.

Con i piedi per terra. Questa è la definizione migliore di Silver Spoon, anime tratto dall'omonimo manga di Sho “Full Metal Alchemist” Aikawa. È la riconferma di un'autrice straordinaria, che come grandezza amo accostare a Rumiko Takahashi, una narratrice eclettica, capace con la leggerezza, che hanno solo i più grandi, di passare dal registro comico al drammatico, dall'azione al sentimento. Una disegnatrice sempre precisa ed estremamente abile nel caratterizzare con pochi, definiti tratti gli stati d'animo più complessi. Ho amato alla follia l'anime di Full Metal Alchemist dai primi fansub. All'epoca l'Aikawa aveva realizzato solo pochi numeri e molte delle suggestioni e trame venivano da un regista che adoro e che ho seguito anche nell'avventura Gundam 00. I personaggi di FMA erano “veri”, sfaccettati, doloranti. Ho pianto per Hugh, mi sono commosso come non mi era mai successo per l'episodio della chimera che parla. Ho adorato la svolta delle ultime puntate e il finale del film. Avevo solo sfogliato il manga della Aikawa. Mi ero incaponito come un bambino e per molto tempo non ho voluto leggere FMA né vedere neanche un fotogramma di Brotherhood tanto era il mio attaccamento alla prima serie animata. Ricordo che proprio l'episodio della Chimera che parla, tra la prima trasposizione e manga lo trovavo abissalmente diverso. Poi ho scoperto il manga e ho visto Brotherhood (che ho recuperato by Dynit ma ho visto solo il lingua originale, amando le due straordinarie doppiatrici giapponesi di Al ed Ed). E ho trovato il lavoro della Aikawa semplicemente immenso, diverso dall'anime ma anche complessissimo e intrigante. Così come ho apprezzato Brotherhood (escludendo l'ultimo film ad ambientazione esotica però , che francamente trovo ignobile tanto per il tratto differente, brutto, che sembra usare un pennarello spuntato al posto di un pennino di precisione, quanto per la diversa, e tremenda regia). Da allora leggo e rileggo FMA e cerco dove posso di recuperare le altre opere dell'autrice nell'attesa che faccia (e sicuramente farà) il nuovo “botto”. La Aikawa penso che sia la più grande narratrice a fumetti dell'amore, sia fraterno, figliale che “classico”. Nel mondo dei manga nessuno ha mai saputo come lei trovare una chiave di lettura così perfetta, autentica e cristallina di questi sentimenti, senza eccedere in smielaggini, luoghi comuni, superficialità.

Tenendo un parallelo con la Takahashi, questo Silver Spoon è il "One pound gospel” della Aikawa. Un'opera piccola ma molto personale, nella quale l'autrice riversa molta della sua esperienza personale. Non a caso lei scherza sempre sulle sue origini contadine disegnadosi come una buffa mucchina con gli occhiali. Con Silver Spoon l'intento è di far avvicinare a una diversa visione del mondo agricolo, con le sue gioie e le sue fatiche, il grande pubblico. L'autrice lo fa con un profondo rispetto per il lavoro delle persone che, di fatto, ci permettono ogni giorno di avere qualcosa sulla tavola, fosse anche solo una foglia di insalata. Senza ipocrisie e preconcetti vengono messe in scena anche situazioni “forti”, soprattutto per chi ama particolarmente gli animali, tenendo sempre una prospettiva aperta a diverse opinioni. Poi, piccola parentesi, è per me la primissima volta che sento in un anime parlare di scuole professionali che non trattino la cucina di torte o l'assemblaggio di robot. Il tratto caratteristico dell'opera è una comicità dirompente e spensierata, ma l'autrice non manca di analizzare anche il drammatico e quanto mai attuale tema del “proprio posto nel mondo”. Il viaggio del protagonista non è solo un percorso formativo quanto una precisa scelta di autodeterminazione che appassiona, incoraggia, commuove. Perdere quest'opera sarebbe un delitto e pertanto vi invito a correre in edicola a recuperare il manga e a vedere la serie tv che trovate gratis, subbata, direttamente da Dynit per popcorntv



Dateci un'occhiata e fateci sapere! E speriamo che prima o poi una versione home video venga mesa in cantiere. 
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domenica 1 dicembre 2013

Addio Paul!


Un addio A Paul Walker da parte della redazione de "Le conseguenze". Un brutto incidente in macchina, quasi uno scherzo del destino, ce l'ha strappato via.
Fast and Furious non sarà più lo stesso senza di te!

venerdì 29 novembre 2013

Noah

Trailer del prossimo colossal in uscita nel 2014

Ci son due coccodrilli ed un tirannosauro, due piccoli serpenti, un'aquila reale... no aspetta, devo aver già sbagliato qualcosa...
Il regista del Cigno Nero Darren Afronofsky si sobbarca un bel colossal di biblica portata (ma anche oltre-bilbica, considerando che il mito del diluvio universale ricorre in tantissime culture) di cui firma anche la sceneggiatura. Russel Crowe, mio attore preferito a prescindere da qualunque parte interpreti (ma solo io sto aspettando il seguito del Robin Hood di Scott? Quello che non vogliono più fare né Crowe né Scott?) sembra avere la cazzimma giusta per interpretare Noè, quella specie di aura mistica da Charlton Heston (Ben Hur) o Jim Caviezel (The Passion) o Raz Degan (Mistero). E se proprio devi ripopolare il mondo dopo il diluvio farlo con Jennifer Connelly non deve essere così male. Nel cast anche Ermione (Emma Watson), di cui sto seguendo con interesse la carriera in attesa che prima o poi, maggiorenne bene inteso, un ruolo da zozza lo tirerà fuori. Nel cast anche un milione di altri tizi tra cui Anthony Hopkins, Ray Winstone e tanti altri. Scorrendo imdb e quindi SPOILER pare avremo pure la partecipazione di Adamo ed Eva FINE SPOILER 

Bene, che ci comunica ai noi della redazione de Le conseguenze questo trailer? Allora fighi i completini da Signore degli Anelli di Crowe e le battaglie Noah contro “resto del mondo” (in tutti i sensi) in cui il nostro eroe con aiuti divini stende le moltitudini. Belli gli effetti speciali. Tamarrissima quella specie di Excalibur infuocata che brandisce il nostro eroe. Troppo coperta la Connelly per stimolare l'incipiente compito-dovere di ripopolazione planetaria. Emma Watson... ancora in attesa di giudicarla in una parte zozza. E poi la scena dell'arca di Noah con tutti gli animali, che a me rimembra la riproduzione fedele della stessa in legno costruita da un povero pastorello e distrutta da un'ingrata bastarda nel cartone animato che ha segnato in peggio tutta la mia vita futura



ho ancora dei traumi...
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giovedì 28 novembre 2013

Old Boy – il remake di Spike Lee



Un uomo vive segregato da anni, in punizione, tra le pareti di una stanza d'albergo dalla quale non può uscire. Il motivo per cui è lì nemmeno se lo ricorda. Ricorda di essere stato una brava persona, di aver voluto bene a tutti. Qualcuno deve però odiarlo tanto, l'uomo nella stanza ha compiuto qualcosa di irreparabile e pertanto deve essere prosciugato di tutta la sua vita, costretto a guardare il mondo che scorre attraverso un televisore, per anni e anni. Ma l'uomo ha indole forte, il recluso trova anch'egli nell'odio la sua ragione d'essere, al punto che ogni minuto di reclusione viene dedicato alla fortificazione del corpo quanto dell'anima. Non sa perchè è lì dentro, ma appena si apriranno le porte farà una strage di tutti i secondini e mandanti e solo in seguito si reimpossesserà della sua vita. Poi un giorno si sveglia all'interno di una scatola che apre con il suo peso, è di nuovo all'aria aperta. In cerca di vendetta e risposte. Che arriveranno dure. Non è libero, qualcuno lo ha volutamente liberato per continuare a muoverlo a distanza come un burattino. Qualcuno che cova ancora rancore.

Nel 2003 usciva il secondo film della trilogia della vendetta (il primo è Mr Vendetta, il terzo sarà Lady Vendetta... trovate la trilogia in un bel cofanetto della Dolmen che vi consiglio) di Park Chan-Wook, Old Boy, basato su un manga di successo di Garon Tsuchiya. I tre film parlano appunto della vendetta, la pulsione animale a “regolare i conti” per i torti subiti presentando tre situazioni limite. Old Boy è sicuramente il film più riuscito del trittico e ha avuto anche importanti riconoscimenti in ambito internazionale, nonché il classico "Tarantino approved" in copertina. Un film duro come un pugno allo stomaco, viscerale, cattivo ma anche profondamente ironico, di cuore, carico di lirismo e girato in un modo quasi poetico. Un film completo in tutte le gamme si può dire. Per molti è uno shock soprattutto perchè Park Chan-Wook è straordinariamente bravo nella scelta delle inquadrature, misurato nel dosare le scene più cruente, eccelso nel dirigere i suoi attori: perché un tale regista era ancora tanto misconosciuto in occidente? Min-Sik Choi interpreta “l'uomo nella scatola”, Dae-su Oh, e la sua è un'interpretazione straordinaria, da brivido. L'attore subisce in prima persona anche la metamorfosi fisica del personaggio passando da rubicondo cicciottello a derelitto anoressico, in seguito all'inizio del suo periodo di detenzione, arrivando a una massa di muscoli perfettamente scolpita. Di contro da personaggio superficiale, comico e alcolizzato l'attore muta in ostaggio vittima di paranoie e ossessioni fino all'ultimo stadio, la resurrezione quasi a killer senza scrupoli a cui seguirà un progressivo ritorno all'umanità. Un'interpretazione difficile, sfiancante, che negli anni mi ha fatto pensare, in ragione di un molto probabile remake americano che avrebbe prima o poi preso forma ( e infatti siamo qui...) all'utilizzo di un attore come Christian Bale, capace di passare da L'uomo del Treno a Batman. Anche per il regista avrei senza dubbio optato per l'autore delle due pellicole appena citate, Nolan, soprattutto per l'aria che si respira nel suo Memento e le suggestioni del suo Inception, ottimi “sogni paralleli” in cui ambientare un american Old Boy.
C'è un problema però. Old Boy è un dannatissimo capolavoro. Un film estremo, non per tutti, decisamente violento e disturbante, ma a ogni modo un film che si ricorda, che si insinua nella mente dello spettatore da cui non esce più, anche per il suo agghiacciante finale. Riusciranno gli americani a rifarlo, con la stessa forza e dolore? La sfida la raccoglie il mitico Spike Lee, regista decisamente discontinuo (vedi gli obbrobriosi Miracolo a Sant'Anna e Girl 6, il troppo lungo Malcom X) ma in grado di autentiche perle (He got game, la venticinquesima ora). Dae-su ha di sicuro qualcosa in comune con il Norton della Venticinquesima ora o con il Washington di He Got Game. La scelta del regista mi appare quindi appropriata; Lee è dotato dello spirito giusto per reinterpretare il film di Park Chan-Wook. L'attore è però altrettanto importante, si può dire che in questa pellicola faccia da solo il 70% del lavoro su schermo. Josh Brolin è il nuovo uomo nella scatola. Un attore spesso relegato alle secone file che di recente sta acquisendo sempre più (meritata) fama nei ruoli da “duro” o “cowboy”, come nei recenti Jonah Hex, Gangster Squad e Men in Black 3 e nel futuro sequel di Sin City. Ma Brolin sa essere più di un duro riuscendo a toccare registri ben diversi, lo dimostrano ruoli come quello del fratellone in Goonies nel suo inizio di carriera e soprattutto il ruolo dell'idiota in Non è un paese per vecchi, che tanto ricorda il Dae-su prima maniera, pre-ingabbiamento. Un attore interessante e anche auto-ironico (vedasi la voce Planet Terror) che quindi pare cucito per la parte. Vediamo un trailer quindi del nuovo allestimento:



Il film è in uscita dal 5 dicembre dalle nostre parti. Il paragone con l'originale è decisamente pesante e si affianca alla canonica considerazione: “Perché voler rifare un film già perfetto?”. Ad ogni modo, vi faremo sapere. 
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mercoledì 27 novembre 2013

Dead Snow e il suo sequel


Nel mondo dei film dell'horror non esiste posto che non nasconda qualche oscura maledizione, non importa quanto la location sia fuori mano! Ne fanno le spese un gruppo di studenti di medicina che decidono di recarsi in una baita di montagna per passare il classico fine settimana sulla neve. Il posto è ricoperto di neve e serve una lunga camminata per raggiungerlo nonché un bel po' di tempo per riscaldarlo. Ma non appena tutti sono al calduccio e belli allegri ecco che arriva il classico personaggio oscuro, un montanaro menagramo, pronto a vendergli la maledizione locale. I nazisti durante la guerra avevano in pugno il territorio e avevano privato di ogni bene gli abitanti del luogo provocando sevizie di ogni genere. Per reimpossessarsi del maltolto i locali sono insorti contro di loro riuscendoli a disperdere tra le montagne, dove i soldati hanno trovato morte per assideramento. Ma da allora qualcuno di loro vaga ancora tra i monti, come non morto, elargendo morte e rivendicando il loro bottino di guerra. Certo, sono tutte storie...

Tommy Wirkola filma con Dead Snow il sua lasciapassare per Hollywood, che lo accoglierà permettendogli di realizzare il suo personale riadattamento in salza raimiana di Hansel e Gretel. E c'è da dire che se lo è proprio meritato! In un tripudio di battutacce da dark commedy e smembramenti vari Dead Snow è il perfetto B-movie scacciapensieri, accattivante e sgangherato quanto basta per una bella serata tra amici. Tutto è volto al massimo disimpegno possibile e se accettate di prendere il film per la piega giusta passerete un'oretta e mezza divertente. Partiamo dai personaggi. Molto “terra terra” e del tutto incompatibili con i classici mascelloni monoespressivi della maggior parte dei brutti horror moderni, rappresentano coglionazzi (Fantozzi cit.) tra cui tutti, chi più chi meno, potrebbero ritrovare loro amici o conoscenti. Persone bruttine, un po' sgangherate, un po' volgarotte per le quali, anche solo a livello subliminale, non possiamo che parteggiare in quanto è facile riconoscersi tra noi “normali” e non attori. Certo spero di non venire a sapere che qualche mio amico ha avuto un amplesso su una turca mentre espleta funzioni corporali (una delle scene del film), ma sono proprio cretinate di questo tipo che descrivono al meglio la tragicomicità della vita. Appurato che si stanno simpatici e che non lesinano battutacce e situazioni ridicole anche quando non servirebbe ecco che abbiamo i mostri del giorno, i nazi-zombie. Molto più intelligenti di uno zombie classico, in quanto ancora dotati di rudimentali tecniche di combattimento che includono anche l'uso di armi da fuoco, agiscono con finalità non diverse dalla ciurma di Barbossa, ma si rivelano in ogni caso degli avversari piuttosto sfigati, non fosse per il loro numero sul campo, drammaticamente tendente ad infinito. Ben intruppati e armati, con tanto di “Big Daddy” in versione kapo che fa molto Darth Vader, i nazi-zombie sono una gioia da vedere smembrati, dimezzati, impalati, triturati, sparati, affettati e rosolati dai nerdacci antieroi della pellicola. Il sangue scorre a fiumi con la gioiosa incoscienza dei primi lavori di Jackson e per gli amanti dell'emoglobina c'è da divertirsi anche in relazione di uno svolgimento dell'azione che è sì abbastanza canonico, ma che regala, proprio per le peculiari caratteristiche di personaggi resi al meglio da una divertita interpretazione degli attori, pure scene inaspettate e spettacolari. I nostri nerdacci messi a tritare zombie sono delle autentiche furie, perfino se hanno stampata in volto la denominazione di vittima designata! Vi troverete a fare il tifo per loro in una maniera che non vi aspettereste.


Tuttavia la paura latita, se non è proprio del tutto assente, e questo aspetto potrebbe non piacere ad alcuni integralisti dello zombie-movie più cupo e serio. Precisiamo, non è assolutamente un capolavoro ma a ciò nemmeno si mirava. Una pellicola “stupidina” magari, ma di quelle da riguardare con affetto. Dead Snow è un B-movie divertente e dissacrante, fortemente spinto sulla strada della parodia di genere, realizzato con mezzi piuttosto contenuti tanto per attori che per effetti. Ma è uno spasso e tanto basta. Solo per veri catecumenti ( Ciak cit.) 
E il sequel? Purtroppo per ora non si farà, la campagna fondi su "Indieagogo" non ha dato i frutti sperati... ancora per qualche tempo i nazi-zombie rimarranno nel freezer. Attenti ad aprire il vostro!
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