sabato 14 dicembre 2013

Orfani – vol.2 “Non per odio ma per amore”



Passato. Prosegue l'addestramento degli Orfani presso il campo Dorsoduro. Molti non ce l'hanno fatta nella recente missione di sopravvivenza all'aria aperto. Juno piange la perdita del fratetto Hector, che ha sacrificato la sua vita anteponendosi tra loro e un orso. La ragazza nutre profondo rancore e si allena con il massimo dell'impegno per riuscire un giorno a essere abbastanza forte per uccidere il comandante Nakamura, da lei ritenuto responsabile dell'accaduto. Il comandante cerca di alimentare questo odio, comprendendo il potenziale della ragazza; vuole che attraverso l'odio forgi il suo carattere per diventare un'arma perfetta.
Presente. Continua l'attacco al pianeta alieno. Iniziano a moltiplicarsi i dubbi sul nemico e sulla loro misteriosa struttura cristallina. L'orfano Scout, che si scopre essere Jonas, chiede al comandante di procedere per una missione di pattugliamento accompagnato da Angelo, che si scopre essere prorpio Juno. I due arriveranno molto vicino a un'inquietante realtà, in inferiorità numerica ed esposti al nemico. I due ragazzi pertanto decidono che, qualora riuscissero a scampare, daranno una svolta alla loro vita.

Secondo appuntamento con il fumetto block-buster di Recchioni, con ai disegni Bignamini e ai colori di Leoni. Si rinnova il piano temporale sfalsato tra passato e presente e si approfondiscono ulteriormente i rapporti tra i personaggi. L'atmosfera generale omaggia qui grandemente la riduzione filmica di Starship Troopers, tanto sul piano dell'addestramento che riguardo alla vita sugli incrociatori spaziali del tempo presente. Ci sono riferimenti che arrivano fin nei dettagli delle uniformi militari e i fan della serie ne saranno di certo estasiati. Finalmente ci viene data la possibilità di indugiare, fugacemente, sotto le corazze dei nostri protagonisti ed è una svolta interessante che non riduce di una pagina l'azione continua per la quale si contraddistingue questa testata. I segreti sul mondo alieno si infittiscono e danno luogo anche a un paio di tavole spettacolari. C'è un colpo di scena che potrebbe avere interessanti conseguenze sull'economia del racconto e mutarne la forma, ma ci riserviamo di appurarne l'effettiva portata di lungo corso. I disegni sono sempre molto belli, anche se iniziano a venire al vostro recensore alcuni dubbi. Le strutture extraterrestri come la caratterizzazione attuale degli alieni sono peculiari, originali ma poco accattivanti, languono un po' di fascino e ad essere proprio bastardi si ha per ora l'impressione che la razza umana stia combattendo contro una razza di orsetti gommosi. 
Siamo gli alieni gommosi!!
Anche le suit ultra-dettagliate degli orfani quando si accompagnano ai quod fanno un po' l'effetto di giocattoli a causa di una errata rappresentazione scenica. A queste perplessità grafiche si insinua stronzamente pure qualche effettivo dubbio sulla bontà della caratterizzazione di alcuni personaggi, che pericolosamente stanno in bilico tra il drammatico e il ridicolo; è una sensazione ancora subcutanea, grazie al cielo, speriamo che chi di dovere ci stia attento. Secondo numero con più ombre che luci e dove la narrazione frenetica davvero fa rimpiangere rimi narrativi più compassati. 
Talk0

giovedì 12 dicembre 2013

Godzilla


Finalmente ci siamo, ecco il trailer dell'attesissimo remake marchiato Hollywood del lucertolone più radioattivo della storia. Che dire? Il bestione sembra sontuoso e questo teaser lascia ben sperare. Poca carne al fuoco per il momento per tutti quelli che, come noi, si aspettavano (e ancora aspettano...) eventuali collegamenti al mondo di Pacific Rim, dopo la boutade di Del Toro, che avrebbe seriamente intenzione di legare in qualche modo i due marchi. In ogni caso, nella spasmodica attesa di un secondo capitolo con robottoni alti come palazzi (secondo di almeno nove vogliamo sperare...), questo Godzilla pare proprio interessante. 

Il cast? Non fa urlare al miracolo, ma forse è anche giusto così, in un titolo dove a farla da padrone deve essere il bestione famelico... comunque troveremo Elisabeth Olsen (sorellina delle più famose gemelle, ora scomparse probabilmente a disintossicarsi su qualche isola caraibica), Bryan "Breaking Bad" Craston, Aaron Taylor Johnson (il simpatico Kick ass dell'omonimo film , con tanto di seguito in uscita), la mitica Juliette Binoche e l'ancor più mitico Ken Watanabe, che da solo varrebbe il prezzo del biglietto. Uscita prevista in Italia: 15 maggio. Stringiamo i denti, mancano solo 5 mesi, 3 giorni, 11 ore, 2 minuti e 13 secondi... 12... 11... 10...
Gianluca

martedì 10 dicembre 2013

Amazing Spider-man 2

Diamo un occhio al trailer e rimembriamo il capitolo 1


Sfoggio indiscriminato di effetti speciali, musica struggente in sottofondo, Spiderman torna a solcare i cieli di New York di ragnatela in ragnatela. Dopo aver scoperto per l'ennesima volta, senza che nessuno lo avesse richiesto, che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, dopo aver sconfitto il digitalmente orrendo Lizard, ecco che il nostro eroe è pronto a elargire umiliazioni a nuovi super-cattivi di turno nonché a fare luce sul torbido passato alla doctor Frankenstein che lega la famiglia Parker agli Osborn. Riusciremo almeno a vedere una tetta di Emma Stone?
Ecco finalmente il tanto agognato (?) primo trailer “consistente” dell'ultima fatica cinematografica di Marc Web, il reboot di Spiderman capitolo due. Sony riccamente produce, forse anche più di prima. La sceneggiature, basata sempre sul lavoro di Vanderblit (che ricordiamo aver messo mano allo sconfortante e mai dimenticato “Al calare delle tenebre”), che in qualche modo seguiva la versione ultimate di Spiderman (alla lontanissima... vuoi forse per il legame Parker-Osborn e pochissimo altro) è qui curata dai “lostiani” Pinkner, Orci e Kurtzman (e deve essere corposa dato il già annunciato Spider-man 3 per il 2016) in luogo delle penne del capitolo 1, cioè Vanderbilt, Sargent e altri quattro (imdb. Cit). La musica è sempre lo spettacolo sonoro garantito da Hans – Il Gladiatore (e Pasta Barilla) - Zimmer.
Confermato in toto il cast del capitolo 1, da Garfield (insopportabile) nel ruolo di Peter Parker alla Stone (carinissima) a interpretare Gwen Stacy passando a Selly Field ad impersonare zia May e Denis Learly (insignificante) sul capitano Stacy. Martin Sheen sarà un quantomai spettrale o flashbackkato zio Ben, Chris Zylka vestirà i panni di uno spero “venomiano” Flash Thompson. A questi si aggiunge un nutrito e interessante cast di cattivoni e comprimari vari. Tra i nuovi arrivi, per gli affezionati dei cattivi pigiamati dell'arrampicamuri, ecco allora la benemerita famiglia Goblin (...cioè Osborn... ) rappresentata da Norman (Chris Cooper) e Harry (Dane DeHaan, già visto ed apprezzato in Chronicles come pazzo scatenato), seguita da Rhino (Paul Giamatti, in versione Rhino meccanizzato direttamente dalla versione ultimizzata del personaggio) e da Electro (Jamie Foxx, anche lui ultimizzato).
Che dire? La giostra colorata offerta da questo trailer è molto attraente e stimola automaticamente all'acquisto del biglietto per la prima del mese di maggio. Da quello che vedo mi trovo inaspettatamente contento.
Dico “inaspettatamente” perché ho detestato con tutto me stesso il capitolo 1. Non ho capito il motivo di far ripartire da zero una saga eccelsa come quella di Raimi, seguendo lo slogan cretino “regista giovane per un pubblico giovane”, anche se devo ammettere che ripercorrere le dinamiche dello Spiderman anni '70 miscelate all'universo ultimate non sia stata una cattiva idea. L'idea però che tale scelta sia dovuta al fatto che vendono di più le “storie delle origini” piuttosto che i nuovi capitoli, che sono più complessi da realizzare, mi rattrista e annoia. Quante volte dovremo risorbirci le origini di Batman, Superman, X-Men perché degli sceneggiatori cani non sono il grado di continuare un lavoro senza ripartire sempre da capo ogni due o tre anni? Ai fan si raccontano sempre le stesse fregnacce, i nuovi fan esultano e al prossimo giro di boa pure loro ricorderanno le fregnacce. Tristezza. Non ho capito poi perché trasformare Peter Parker in un bulletto belloccio del tutto in antitesi al Peter Parker sfigato e mingherlino, uno che nei fumetti dal “nuovo” Peter Parker le avrebbe prese di santa ragione. Drammaturgicamente equivale a non avere mai letto o non aver capito una sega del fumetto. Si può parlare di modernità, bocciare per anacronistici gli scontri tra lo spiderman raimiano e doc ock in cui i due si affrontano lanciandosi sacchi di monete d'oro modello Paperon de Paperoni, ben vengano contesti più tecnologici e realistici in luogo di ragni radioattivi. Ma non si può disintegrare del tutto il carattere del personaggio. A Garfield, che interpreta il ruolo in modo tronfio, sguardo da ragazzetto ribelle e con muscoli guizzanti non serve il costume dell'uomo ragno per essere figo e sentirsi realizzato nel mondo. Posso capire che le ragazzine lo preferiscono al bruttino Tobey Maguire, ma Spideman è sostanzialmente questo, un ragazzo buono, altruista, ma che non spicca, uno che se non lo conosci non ci parleresti, uno con sempre la nonna tra le palle e i vestiti sgualciti, uno che ha grandi potenzialità ma è ancora così insicuro da non riuscire a esprimerle al meglio. È un insicuro a cui guarda caso si scioglie la parlantina quando indossa il costume e può sfogare su beoti in calzamaglia (pur con i limiti di un codice morale auto-imposto da bravo ragazzo) tutte le paranoie che la sua vita da frustrato gli propone giorno per giorno. 
 Garfield (che mi sta sul cazzo e quindi quando lo vedo in Social Network prenderla in quel posto dall'altro attore odioso godo...) non ha nulla di tutto questo a parte la formula delle ragnatele (che poi tutta sta storia dello spara-ragnatele... cheppalle!!!), che vedendo un po' il personaggio non mi stupirei avesse rubato a un secchione fracassandogli la faccia (cosa che non accade da che a prima vista potrebbe pure starci). Tralasciando il vomitevole personaggio e passando al cattivo di turno, non ho capito perché disintegrare Lizard rendendolo al contempo un personaggio superficiale e un villain esteticamente insignificante. Da un lato ringrazio per non essere ricorsi come primo cattivo di nuovo al Goblin, che tanto ce lo ripiglieremo nel capitolo2 o 3, ma non si può prendere uno dei personaggi più tragici e complessi della storyline e brutalizzarlo in questo modo. Lizard è combattuto, in perenne conflitto interiore tra umanità e bestialità. Lizard è sofferente, sempre pronto ad auto-sedarsi per non perdere il controllo, è una specie di Hulk con la consapevolezza; se si accende il suo cervello rettile inizierà a mangiare le persone che lo circondano. Quando Connors diventa Lizard poi ecco che pensa come Lizard, attua strategie e si muove con la furtività di un rettile che conosce anche gli schemi comportamentali umani, è un predatore cosciente. Un personaggio da film horror, ma può essere affrontato come una figura shakespeariana e funzionerebbe. Qui è un cattivo da fumetto buttato nel cesso quanto il due facce di Tommy Lee Jones, uno che dovrebbe essere riflessivo, distaccato, austero ma invece è solo isterico. Pura cacca. E poi la cga. In un'epoca poi in cui al cinema arrivano i Transformers e i mostri giganti di Pacific Rim possibile poi che Lizard abbia una cga così orrenda e approssimativa, qualcosa che avrebbe fatto vergognare i costumisti del power rangers? Riguardatevi i vituperati dai produttori Spider-man di Raimi: Doc Ock, Sandman e l'Obgoblin sono personaggi mille volte più fighi di Lizard (certo Goblin e Venom sono un po' ciofeche, ma non si può avere tutto...).
Al di là della nuova caratterizzazione del personaggio principale e del cattivo, al di là del solito “spirito americano” della scena delle gru (che c'è a chi piace...), al di là della forzosa re-visione della scoperta dei poteri, le responsabilità, zio Ben in carriola e tutto il resto, al di là di tutto il primo Amazing Spiderman ha comunque i suoi meriti, primo tra tutti una regia dinamica, un apparato visivo sontuoso, ottime interpretazioni di quasi tutti i personaggi. Perfino una limit edition con pupazzetto su Amazon, esticazzi. Così lo spettacolo passa, diverte. Non è “lo spider-man che dico io” ma chissene.

Partendo da queste premesse bassine è quindi facilissimo per me essere stupito da Amazing Spider-man pellicola 2. Il trailer mi fa ben sperare, l'effettistica appare fighissima, ho quasi più attrattiva per questo che per il nuovo Capitan America. Di sicuro il biglietto per il cinema lo prendo. Ne riparleremo. 
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sabato 7 dicembre 2013

Thor: the Dark World



Ai tempi di Bor, padre di Odino, i guerrieri asgardiani hanno dovuto combattere la minaccia degli elfi oscuri, una belligerante razza di bastardi spinti dalla brama incolmabile di portare l'intero universo verso la tenebra. Naturalmente gli elfi le presero, e ne presero tante, ma qualcuno (il rancoroso Malekith interpretato dall'incolore Christopher Eccleston) si salvò, meditando vedetta per un secolo o due, mentre la loro principale arma, che è sempre marvellianamente una fonte di energia distruttiva, veniva dagli asgardiani nascosta nel posto più improbabile dell'universo, la Terra. Giorni nostri. La missione degli Avengers per liberare New York dall'invasione dei Chitauri capitanati da Loki (Tom Hiddleston, sempre bravissimo) è andata a buon fine e ora il belligerante infingardo fratellastro di Thor (Chris Hernsworth, sempre biondo) gode di una suite nelle prigioni personali di Odino (Anthony Hopkins sempre compassato, ma nei momenti di veglia dal pisolino quotidiano abbastanza reattivo), schifato da tutti ma sempre amato dalla madre adottiva Frigga (Rene Russo, commovente). 
Thor nel frattempo brandisce il martello sedando guerre e riportando la pace in tutti i regni e il suo divino padre inizia a pensare che la corona donerebbe proprio sulla capoccia bionda del ragazzone. Jane Foster (Natalie Portman, sempre carinissima), la scienziata di cui Thor si è innamorato, intanto attende che il suo biondissimo eroe torni a trovarla (Se Natalie Portman avesse partecipato ad Avengers tutto questo casino non sarebbe successo). Il suo capo Eric Selvig (un incredibilmente versatile Stellan Skarsgard... che attendo nelle annunciate evoluzioni erotiche nel prossimo Nimphomaniac di Von Trier, che uscirà in patria in versione censurata e versione super-porno-deluxe per la notte di Natale) è letteralmente uscito di testa dopo aver subito il lavaggio del cervello da Loki e ora vaga nudo per l'Inghilterra, la sua stagista Darcy Lewis (l'adorabile Kat Dennings) si sta allargando e si è pertanto trovata Ian, un sub-stagista (Jonathan Howard) da utilizzare come personale giocattolo. Mentre Jane guarda le stelle e viene invitata in tragici appuntamenti al buio volti a farle dimenticare i muscoli di un dio celtico, Darcy scopre non distante da Londra una strana anomalia gravitazionale che pare una barbara scopiazzatura di un episodio di Animatrix, (Aldilà di Koji Morimoto); guarda caso è proprio al cento di quella stranezza spaziale che si nasconde l'arma definitiva degli elfi oscuri.
Secondo appuntamento con le avventure che vedono nominalmente Thor come protagonista, anche se c'è subito da dire come il film Avengers rappresenti un tassello importante e irrinunciabile che fa da ponte tra la prima e seconda pellicola. Se in Iron Man 3 gli eventi di Avengers si avvertono ma con una certa distanza, l'intero cast del primo Thor è stato letteralmente stravolto dalla pellicola sui vendicatori. Alla regia troviamo Alan Taylor, tanta gavetta nella HBO dietro la macchina da presa, da Sex'n'The City ai Soprano al recente Games of thrones e già accreditato come regista nel 2015 per il nuovo Terminator. Il film è più “grosso” del primo in termini di combattimenti, effetti speciali e drammaticità, ma non rinuncia del tutto a gustosi siparietti comici e al divertimento generale (da sempre anima dei comic-movie Marvel, aspetto che la DC dovrebbe imparare a copiare). Gli attori sono perfettamente in parte e il film riesce abbastanza a ritagliare qualcosa di significativo anche per i personaggi che sono relegati ai ruoli più marginali come i tre guerrieri (Fandral interpretato dal belloccio e simpatico Zachary Levi, Volstagg intepretato dal granitico Ray Stevenson - uno dei nostri attori preferiti amato anche in The Punisher, G.I. Joe la vendetta, King Arthur - e per finire il terzo guerriero Hogun, interpretato da Tadanobu Asano che arriva, dice una battuta e va via), Sif ( Jaimie Alexander, sempre bellissima) e il mitico Heimdall (interpretato da Idris Elba, stra-amato da noi in Pacific Rim e Prometheus, anche se in quest'ultimo fa una parte un po' del cacchio... ma pur sempre rocciosa!). 
Tuttavia, come io stesso mi sto rompendo di scrivere nomi su nomi di gente, appare evidente allo spettatore che Dark World patisca un po' di overbooking... é vero che Taylor con Games of Thrones abitualmente gestisce decine di personaggi, ma per i tempi filmici di qualcosa che non sia il Signore degli Anelli quando c'è troppa gente sullo schermo qualcosa giocoforza si comprime. Per assurdo in questa pellicola quello che maggiormente viene compresso è quello che dovrebbe essere il cattivo, Malekith, già figura piuttosto incolore nei fumetti, che vegetando troppo tempo nelle retrovie pur adoperandosi in un paio di scene chiave della pellicola non riesce, per il ristretto minutaggio a lui concesso, a bucare lo schermo come a farsi ricordare dopo i titoli di coda. Tuttavia quello che non riesce a scatenare emotivamente Malekith riesce a farlo senza troppi problemi Loki, colui che finora risulta essere il villain più convincente di tutto il marveluniverso filmico. Hiddleston ne accentua la tragicità ed emotività, promuovendolo a effettivo antieroe in grado di oscurare per carisma il pur sempre simpatico e appropriato Thor. Loki è contorto, spietato, ma al contempo umanissimo, fragile e ferito. Le sue scene con Frigga, una straordinaria Rene Russo, e Thor sono in assoluto le parti più belle della pellicola e riescono ad avere un peso, per quanto possa sembrare assurdo, anche le scene che Loki “non” ha con Odino. Davanti a un personaggio come il dio degli inganni il pubblico viene quindi rapito e anche se l'elfo oscuro e cattivo appare sciapo la struttura drammaturgica del film risulta comunque valida. Altro aspetto che mi ha colpito in negativo sono le mini-battaglie campali, quella collocata nella scena iniziale, come della prima battaglia di Thor. Sembrano monche di qualcosa, partono maestose per poi fermarsi una manciatina di secondi dopo. Non le capisco. Forse per probelmi di durata della pellicola le hanno ristrette. Forse per problemi di costo le hanno ristrette. Forse per entrambi questi motivi quando il film avrà racimolato abbastanza soldi saranno reinserite in una versione estesa del dvd o blu ray. Mi sarei pure accontentato di vederle "ingigantite"al rallentatore! Un po' squalificano l'epicità di base dell'opera. Poteva essere tipo il Signore degli Anelli e invece..

Tirando le somme. Il secondo film di Thor funziona bene quanto il primo, ma forse soffre di eccessiva bulimia tematica senza mai diventare travolgente nelle singole parti. Appaiono a ogni modo divertenti sia le scene di natura guerresca che si svolgono per lo più ad Asgard e dintorni che le scene più prettamente sentimentali e comiche che si svolgono sulla Terra. A fatica anche la bella love story tra Thor e Jane trova i suoi spazi e questo è decisamente un bene per l'economia della storia e della serie. Assolutamente spettacolare Skarsgard nella su demitizzazione di attore serio, una prova che non può che rimandare alla strepitosa performance di Ben Kingsley sul Mandarino in Iron Man 3. I film della Marvel continuano a dimostrarsi stupende giostre animate per tutta la famiglia,divertenti e leggeri ma carichi della giusta tensione per appassionare anche il pubblico più grandicello. Thor 2 è divertente, magari non a livello di Avengers per mille motivi, ma comunque un film che fa passare con piacere il tempo della visione e che più di una persona amerà collezionare in home video. In attesa del Soldato D'inverno, Marvel prosegue la sua cavalcata gloriosa nei cinema. 
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giovedì 5 dicembre 2013

Frankenweenie



Il piccolo Victor Frankenstein (in originale doppiato da Charlie Tahan, visto in Io sono leggenda) bambino timido e riservato, ama studiare e passare il tempo con il suo cane Sparky (che ricorda un casino il cane della serie Family Dog di Brad Bird, serie con sempre dietro Tim Burton... ma forse è solo un caso). Sparky è un cane molto vivace ma che si presta docilmente ai giochi con il suo piccolo padrone, recitando per lui nei ruoli di mostro spaziale in filmini amatoriali realizzati con super8, scenografie di cartone e soldatini. Al di là di questa piccola carriera cinematografica Sparky è anche un rubacuori e quando il suo padroncino è a scuola passa sovente il suo tempo in prossimità del muro di cinta che divide la casa dei Frankenstein dai Van Helsing per intrattenersi con la loro cagnolina. Da poco nella classe di Victor è giunto un nuovo docente, Mr. Rzykruski, (in originale doppiato da Martin Landau, già Bela Lugosi in Ed Wood di Burton e qui a dare la voce a un personaggio che assomiglia parecchio al compianto Vincent Price), un eccentrico insegnante di scienze che da subito ha toccato il cuore degli alunni, come lui è stato toccato da loro (School of Rock cit.), grazie al suo appassionato e teatrale modo di insegnare e al suo ambito concorso di scienze aperto a tutti gli studenti. Tutti gli studenti sono in subbuglio e Victor è tra i più gasati, ma il padre (doppiato in originale da Martin “faccio il soldatino” Short) vorrebbe che Victor, già magrolino e solito rintanarsi in soffitta, non passasse tutto il tempo sui libri, motivo per cui propone un compromesso: firmerà l'autorizzazione al concorso di scienze se il figlio parteciperà anche al campionato di Baseball. Condizioni riluttantemente accettate.

Durante una partita di baseball Victor, nonostante il fisico poco abituato, riesce comunque a realizzare un fuori campo che ribalta le sorti dell'incontro. Purtroppo il dramma è dietro l'angolo. Sparky segue la pallina che vola oltre lo stadio per riportarla a Victor, ma in un attimo viene investito da un'auto.
In un giorno piovoso Sparky viene così seppellito nel cimitero degli animali. Victor accusa il colpo chiudendosi in se stesso ma da una lezione del professor Rzykruski sull'elettricità si annida in lui un piano ardito per riavere con sé Sparky. Lo riporterà in vita imbrigliando la forza dei fulmini. Con congegni improvvisati e il cuore spezzato Victor mette tutto se stesso nel progetto e grazie al suo incrollabile amore per Sparky (che significa “scintillante”) elettrifica il corpicino dell'animale debitamente dissotterrato dal cimitero degli animali. Incredibilmente l'impresa riesce e il cane torna a scodinzolare e saltellare. Solo che ora deve essere alimentato con la corrente come un'auto con la batteria a secco. Un compagno di classe di Victor, Egdar “E” Gore, scopre il rinato Sparky e subito si mette a tormentare Victor. Terrà la bocca chiusa se il giovane Frankenstein lo aiuterà nel concorso di scienze. É tempo di disseppellire un altro animaletto defunto e infondergli vita con la forza del fulmine. Può l'amore e qualche milione di gigawatt far riportare in vita i propri cari? È davvero quella dei rinati una nuova vita o solo una parentesi che dura il giusto tempo di salutarsi come si dovrebbe? Di sicuro se fosse possibile provarci ne varrebbe la pena.

Sono quindi l'amore e la scienza, che rimano in fantascienza, i temi di questa nuova opera di Burton. Un territorio familiare e sicuro, diranno i detrattori delle ultime pellicole burtoniane, dal quale ripartire con nuovo slancio. Si può dire che Frankenweenie sia un grosso uovo di Pasqua contenente tutto quanto di meglio prodotto da Burton al di fuori del suo attore-feticcio-alterego in senso felliniano, Johnny Depp, che stranamente appare assente (ma di fatto il piccolo Victor Frankenstein assomiglia molto alla versione giovane di Victor Van Dort, il protagonista della Sposa Cadavere la cui voce è sempre di Depp).

Complice il passato Halloween è finito nel lettore l'ultimo film di Tim Burton. Ed è stata un'autentica sorpresa. Ero un po' riluttante, lo ammetto, perché avevo visto l'originale Frankenweenie, il corto, all'epoca abbinato mi pare alla videocassetta di Edward Mani di Forbice e mi aveva messo in corpo un barlume di gioia insieme però a una tristezza tremenda. È pur sempre un film sulla morte e sui sogni infranti e alla resurrezione di Sparky al di là del bello specchio magico della pellicola, della magia del cinema, io non ho mai creduto. I primi trailer mi facevano poi pensare di trovarmi più o meno nelle stesse acque e allora ho rimandato e rimandato e rimandato. E ho fatto male! Al di là dell'inevitabile malinconia di fondo ha molto da offrire. Mescola e reimposta, con dolcezza, i più bei sogni-incubi del cinema che fu. Il nuovo Frankenweenie oltre che essere un autentico gioiello dell'animazione con pupazzi in stop motion passo uno è il più smaccato, divertente e folgorante tributo di Tim Burton ai mostri classici dell'epoca del bianco e nero. Dracula, il mostro di Frankenstein, l'uomo lupo, la creatura della Laguna Nera, Godzilla, la Mummia, l'uomo invisibile; tutti frullati in un'unica pellicola che cita, per chi bene conosce, costruendo un universo visivo speculare e accattivante nel quale è facile perdersi. Un autentico atto d'amore che si esplica da subito con la scelta, stilosa quanto arbitraria, del bianco e nero e che non lesina neppure di scene forti (anche se lontanissime dal termine cruente). 

Dopo gli alieni di Mars Attacks, la Sposa Cadavere, Jack Skeletron e i mille mostriciattoli di Nightmare before Christmas ecco allora che il mostrario in stop motion Burtoniano si allarga nuovamente per la felicità di tutti i fans. Per chi sa coglierle ci sono mille auto-citazioni anche al resto del mondo Burtoniano, dalle casette che richiamano il paesino di Edward al mulino a vento di Sleepy Hollow, persino suggestioni da Batman e Beetlejuice in un continuo gioco al rimando. Ma al di là di tutto questo fan-service la pellicola colpisce per la bellezza e la leggerezza della trama e per i suoi simpatici personaggi. Come non affezionarsi a Sparky, mister Baffino, Colossus e agli altri animaletti, come non appassionarsi agli strambi compagni di classe di Victor, che citano nella postura Boris Karloff (non a caso si chiama Bob), il gobbo assistente di Frankestain Igor e le classiche damine fantasma, come non ridere dei loro tentativi, piuttosto estremi e da mad doctor, per vincere il concorso di Scienze? Il film è pieno di trovate divertenti e di autentiche chicche da scoprire visione dopo visione. Il finale è forse la cosa più strana, una concessione favolistica forse dovuta al target della pellicola, ma non stona anche se ai più grandi appare per quello che è: una concessione ai sogni dei bambini. Le musiche di Danny Elfman sono come sempre appropriate e la canzone scelta per i titoli di coda della pellicola, “Love si Strange” è una dolce ballata che difficilmente vi dimenticherete. Mi è piaciuto e pure parecchio. 
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martedì 3 dicembre 2013

Silver Spoon

Manga in edicola e anime gratis on-line su popcorn tv


Yugo Hachiken, studente proveniente da una blasonata scuola di Sapporo, decide di iscriversi alla Oezo Agricultural High School. La scelta di tale istituto parrebbe essere motivata unicamente dalla presenza di un dormitorio e ritmi di lavoro tali da tenerlo il più possibile lontano da casa. Libri di testo non troppo difficili e una naturale predisposizione allo studio lo fanno inizialmente illudere di poter facilmente emergere senza sforzi in quello che pare essere un paradiso all'aria aperta, ma deve ancora fare i conti con le durissime lezioni pratiche, lavori massacranti, levatacce all'alba e un bagno che per il numero ingente di alunni può essere usufruito solo per quindici minuti al giorno. A rendere ancora più alienante l'impatto di Yugo è la determinazione dei suoi compagni di classe nel seguire scelte di vita apparentemente umili. Chi punta a diplomarsi per aiutare l'impresa di polli familiare. Chi vuole diventare cuoco. Giusto uno aspira a essere veterinario. Yugo, tanto superiore, non lo sa ancora cosa farà da grande, non si sente ancora parte di qualcosa.

E poi ci sono gli animali, la produzione casearia, la filiera delle uova, la macellazione, la cura dei campi. Allo schizzinoso Yugo già alla prima puntata appare chiaro come non ami che un vitellino gli sbavi addosso, detesta il tremendo tanfo di quando si entra nel megapollaio della scuola e sviluppa una subitanea avversione per le uova, una volta che le vede uscire sudice dal sedere delle galline. Se le uva sono un piccolo trauma per chi abitualmente mangia senza sapere da dove vengono le cose, aspettate di vedere polli decapitati (pure con l'immagine censurata a quadratini per evitare il disagio) o le macellazioni! Poi ci sono i campi da seminare, da recintare, da bagnare. Un inferno che alla fine però inferno non è e porta Yugo passo dopo passo a comprendere quello che sta facendo e ad amarlo, così come ad amare la sua vita scolastica a contatto della natura.

Con i piedi per terra. Questa è la definizione migliore di Silver Spoon, anime tratto dall'omonimo manga di Sho “Full Metal Alchemist” Aikawa. È la riconferma di un'autrice straordinaria, che come grandezza amo accostare a Rumiko Takahashi, una narratrice eclettica, capace con la leggerezza, che hanno solo i più grandi, di passare dal registro comico al drammatico, dall'azione al sentimento. Una disegnatrice sempre precisa ed estremamente abile nel caratterizzare con pochi, definiti tratti gli stati d'animo più complessi. Ho amato alla follia l'anime di Full Metal Alchemist dai primi fansub. All'epoca l'Aikawa aveva realizzato solo pochi numeri e molte delle suggestioni e trame venivano da un regista che adoro e che ho seguito anche nell'avventura Gundam 00. I personaggi di FMA erano “veri”, sfaccettati, doloranti. Ho pianto per Hugh, mi sono commosso come non mi era mai successo per l'episodio della chimera che parla. Ho adorato la svolta delle ultime puntate e il finale del film. Avevo solo sfogliato il manga della Aikawa. Mi ero incaponito come un bambino e per molto tempo non ho voluto leggere FMA né vedere neanche un fotogramma di Brotherhood tanto era il mio attaccamento alla prima serie animata. Ricordo che proprio l'episodio della Chimera che parla, tra la prima trasposizione e manga lo trovavo abissalmente diverso. Poi ho scoperto il manga e ho visto Brotherhood (che ho recuperato by Dynit ma ho visto solo il lingua originale, amando le due straordinarie doppiatrici giapponesi di Al ed Ed). E ho trovato il lavoro della Aikawa semplicemente immenso, diverso dall'anime ma anche complessissimo e intrigante. Così come ho apprezzato Brotherhood (escludendo l'ultimo film ad ambientazione esotica però , che francamente trovo ignobile tanto per il tratto differente, brutto, che sembra usare un pennarello spuntato al posto di un pennino di precisione, quanto per la diversa, e tremenda regia). Da allora leggo e rileggo FMA e cerco dove posso di recuperare le altre opere dell'autrice nell'attesa che faccia (e sicuramente farà) il nuovo “botto”. La Aikawa penso che sia la più grande narratrice a fumetti dell'amore, sia fraterno, figliale che “classico”. Nel mondo dei manga nessuno ha mai saputo come lei trovare una chiave di lettura così perfetta, autentica e cristallina di questi sentimenti, senza eccedere in smielaggini, luoghi comuni, superficialità.

Tenendo un parallelo con la Takahashi, questo Silver Spoon è il "One pound gospel” della Aikawa. Un'opera piccola ma molto personale, nella quale l'autrice riversa molta della sua esperienza personale. Non a caso lei scherza sempre sulle sue origini contadine disegnadosi come una buffa mucchina con gli occhiali. Con Silver Spoon l'intento è di far avvicinare a una diversa visione del mondo agricolo, con le sue gioie e le sue fatiche, il grande pubblico. L'autrice lo fa con un profondo rispetto per il lavoro delle persone che, di fatto, ci permettono ogni giorno di avere qualcosa sulla tavola, fosse anche solo una foglia di insalata. Senza ipocrisie e preconcetti vengono messe in scena anche situazioni “forti”, soprattutto per chi ama particolarmente gli animali, tenendo sempre una prospettiva aperta a diverse opinioni. Poi, piccola parentesi, è per me la primissima volta che sento in un anime parlare di scuole professionali che non trattino la cucina di torte o l'assemblaggio di robot. Il tratto caratteristico dell'opera è una comicità dirompente e spensierata, ma l'autrice non manca di analizzare anche il drammatico e quanto mai attuale tema del “proprio posto nel mondo”. Il viaggio del protagonista non è solo un percorso formativo quanto una precisa scelta di autodeterminazione che appassiona, incoraggia, commuove. Perdere quest'opera sarebbe un delitto e pertanto vi invito a correre in edicola a recuperare il manga e a vedere la serie tv che trovate gratis, subbata, direttamente da Dynit per popcorntv



Dateci un'occhiata e fateci sapere! E speriamo che prima o poi una versione home video venga mesa in cantiere. 
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domenica 1 dicembre 2013

Addio Paul!


Un addio A Paul Walker da parte della redazione de "Le conseguenze". Un brutto incidente in macchina, quasi uno scherzo del destino, ce l'ha strappato via.
Fast and Furious non sarà più lo stesso senza di te!