lunedì 14 gennaio 2013

Una lettera per Momo




Momo ha 11 anni e da poco ha perso il padre e ora si è trasferita su un'isola per stare nella casa della zia insieme alla madre. Ambiente nuovo, forse nuovi amici. Ma c'è qualcosa di sinistro in soffitta, qualcosa che si muove, urla e saccheggia casa. Stiamo per assistere al nuovo capitolo di Ju-oh? O forse no...


Meto il link anche al trailer in italiano, che per qualche strana ragione non riesco a caricare..

Trailer italiano

Tra i film d'animazione e i film tradizionali esiste una zona d'ombra, che mi piacerebbe identificare come i “film in animazione”. Una scelta di design particolarmente tesa al realismo, tematiche in genere adulte, tecniche di ripresa che tradizionalmente richiamano il girato su pellicola di ambienti reali. L'effetto finale, a occhi socchiusi, è di trovarsi davanti a una pellicola con attori in carne e ossa, capace però di guizzi, di effetti speciali propri dell'animazione. Una specie di corrente “realista” o pseudorealista, mi verrebbe da azzardare, terreno sul quale spesso, ma non sempre, si sono spesso confrontati registi come Otomo ed Oshii, il territorio dove ha dominato per me incontrastato Satoshi Kon e sul quale con Momo fornisce una splendida performance Okiura.
Ho constatato di persona che queste opere hanno l'immenso potere di far avvicinare all'animazione gente che in genere la detesta e questo non può che creare un nuovo e suggestivo canale per l'animazione moderna. Di certo ciò non si sarebbe potuto comunque verificare in assenza della forza evocativa di opere come Akira, Ghost in the Shell, Perfect Blue o Paprika e Jin-roh, autentici gioielli non solo per il campo dell'animazione ma per la cinematografia tutta.
Okiura si era già distinto come astro nascente dell'animazione grazie al sublime Jin-Roh (la trovate in dvd, edita da Yamato video, ovviamente ne riparleremo). Atmosfera cupissima, mooolto sangue, un ritmo narrativo perfetto e un comparto tecnico all'avanguardia, supportato da una cura maniacale per il dettaglio, curato da Production I.G. , lo studio di Ghost in the shell, tanto per capirci (che trovate in blu ray by Dynit insieme a al seguito Innocence, anche di questo prima o poi parleremo). La trama era letteralmente da fuori di testa, geniale: in un distopico Giappone degli anni 60 avviene il doloroso percorso di dis-umanizzazione del militare Fuse, che perderà la sua umanità riconoscendosi quale lupo, ripercorrendo sinistramente la favola di cappuccetto rosso. Geniale quanto tetro. La sceneggiatura è non a caso del cupissimo Oshii, ma leggende urbane sostengono che Okiura abbia in qualche misura provveduto a un alleggerimento della trama. Ma l'aspetto di Jin-roh che davvero bucava lo schermo, come si dice in gergo, era la recitazione dei personaggi animati, realistica quanto assolutamente fluida e credibile. A questa si aggiungeva un doppiaggio spettacolare. L'effetto pellicola, di cui sopra vi accennavo, veniva così raggiunto. Il successo conseguente ha fatto di Jin-roh una pietra miliare dell'animazione giapponese. Okiura fa il pieno di complimenti e premi e conscio di non voler più realizzare qualcosa di tanto tragico (il suo maestro Oshii invece ci sguazzerà, concependo il tombale e senza speranza The Sky Crawlers, altro capolavoro che troverete in blu ray e dvd in Italia da Dell'angelo Editore e di cui prima o poi parleremo) decide di dedicarsi ad una storia positiva, magari che possa piacere anche ai bambini. Per trovare questa spinta vitale ripercorre i luoghi della sua infanzia e fa ricerca nel cosiddetto mare interno di Seto, una zona molto suggestiva piena di isolotti di pescatori. È un lungo percorso il suo, tra ideazione, sopralluoghi e lavoro effettivo riuscirà a portare a termine questo “Una lettera per Momo” solo nel 2012.
Se Jin-Roh parla di alienazione e smarrimento (anche il ragione del nichilismo che alimenta gli adulti), Momo parte dalle stesse premesse, l'abbandono di uno status di riferimento, ma si risolve positivamente nell'accettazione delle diversità altrui e nella voglia di cambiare (proprie della positività che dovrebbe connaturare gli animi più giovani, almeno potenzialmente). Momo ha perduto la sua famiglia e il caso ha voluto che l'ultima volta che ha parlato con suo padre è finita con il litigarci, motivo per il quale vive con un forte senso di colpa. Anche la madre di Momo non si è ancora ripresa dal lutto, cerca di mascherare le sue emozioni, ma soffre in solitudine. Per far uscire Momo dalla tristezza allora ecco che compaiono nella soffitta tre folletti o demoni o kappa o quello che si dirà di loro solo nel finale. Tre autentici e spassosi rompicoglioni che butteranno letteralmente per aria la triste-tranquillità di Momo. Dall'appetito insaziabile, dalla vanità incontenibile, dall'invadenza manifesta di queste creature, discenderà il fatto che Momo letteralmente non troverà più il tempo di piangersi addosso e, anzi, riuscirà a tornare in possesso della sua sua vita con una rinnovata gioia. Da quando i tre demoni pasticcioni entrano in scena, la pellicola diviene una incessante sequela di gag che, incredibile a dirsi, sono anche piuttosto divertenti (ricordo con orrore il film animato Summer Wars, dove quelle che per i giapponesi dovevano essere scene esilaranti al più facevano scaturire in me una rabbia sconfinata... sì, sto parlando di quella particolare scena con protagonista il poliziotto e i blocchi di ghiaccio...). È proprio la recitazione dei personaggi, la loro credibilità, a elevare quest'opera molto al di sopra delle produzioni attuali. Vedere e rivedere Momo risulta decisamente uno spasso e credo che questa pellicola rappresenti senza se e senza ma la punta di diamante dell'animazione giapponese del 2012.
Momo diverte, e molto. Da vedere è un vero piacere ed è quanto di meglio ci si può aspettare dall'animazione giapponese. Credo che se ne parlerà a lungo.
Questo risultato si deve senz'altro all'ottimo Okiura ma, siccome nessun uomo è un isola (About a boy. Cit.) tale magnificenza è dovuta anche alla presenza nel cast di Masashi Ando e Hiroshi Ono. Ando, in Momo direttore dell'animazione, è il motivo per cui Momo mi ha ricordato tanto le opere del grande Kon. Classe '69, ha lavorato per il Ghibli (e sticazzi) a Porco Rosso, Pompoko, Princess Mononoke e La Città incantata. Dopo di che è passato proprio a lavorare con il grande Kon nel bellissimo Paranoia Agent come chara design (che se siete fortunati troverete ancora su Amazon curato dalla defunta Panini Video), per poi passare a Tokyo Godfathers, dove sarà supervisore e a Paprika, dove sarà di nuovo chara design oltre che supervisore. È per questo motivo che Momo sa tanto, ma davvero tanto, di quell'inconfondibile stile che era proprio del maestro Kon.
Ono, classe '52, direttore artistico, è un altro mostro sacro. Anche lui ha un passato sotto la guida di Miyazaki (e ri-sticazzi) curando gli sfondi per Remì, Cagliostro e Kiki. Lavorerà poi per i fondali di Akira e Jin-Roh. Il successo internazionale di Momo con queste premesse non poteva che essere garantito. Sempre più vicina si fa poi l'uscita italiana di uno degli ultimi film cui ha collaborato Okiura, per la quale ha lavorato come disegnatore base, ossia l'attesissimo terzo film di Evangelion uscito da poco in Giappone.
Dynit ci porta quindi quest'opera fresca fresca di stampa, in un bel cartonato rigido con il relativo libricino colorato con schizzi e interviste, il riversamento su disco è maestoso, gli extra sono molto ricchi e comprendono una lunga e interessante intervista oltre ad un dettagliato making of. Il doppiaggio italiano risulta molto valido e in buona sostanza ci troviamo di fronte all'ennesima ottima prova della casa bolognese. Acquisto per lo più obbligatorio per ogni amante dell'animazione giapponese. 
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