martedì 29 ottobre 2013

Evangelion 3.33 You can (not) redo

ULTIMA PARTE

5) il senso del tutto a.k.a Evangelion è una melodia già scritta a cui si possono porre solo poche variazioni a.ka. Ma potrei sbagliarmi

Quanto segue è un disperato tentativo personale di unire i puntini. Diciamo che alla fine il quadro generale mi piace e quindi volevo condividere con voi le mie idee. Niente di incredibilmente innovativo o eccelsamente espresso, suggestioni che sono comuni a molti fan di Evangelion (magari inconsciamente pure) e che non mi stupirei di ritrovare esattamente riportate e meglio argomentate in altri siti, anzi! Tuttavia sono suggestioni che possono essere interessanti anche solo dal punto di vista ludico e panacea per intrattenere i più audaci, color che si sono spinti fino qui in questa interminabile dissertazione di quello che, ricordiamo ai posteri, è comunque un cartone animato. Ma siamo su un blog che ama perdere-investire tempo in queste quisquilie e chi ci segue con affetto ci vuole bene anche per la nostra logorrea.

Un po' di storia. Neon Genesis Evangelion costò una follia e sforò ampiamente il budget. Per di più non se lo calcolò nessuno durante la messa in onda e qualcuno decretò anzitempo di chiudere i rubinetti, non sapendo che con l'home video la serie sarebbe letteralmente esplosa. La penuria di fondi decretò tagli alle animazioni, in parte restaurate e migliorate nella versione Renewal in dvd, con un collasso che portò alla circostanza che per la realizzazione degli episodi 25 e 26 si poteva unicamente fare uso di immagini riciclate, di alcune immagini statiche e sporadici schizzi a matita colorati dai nipotini di Anno dell'asilo. Ma come rendere il finale di una serie che per animazione è considerata al top potendo usufruire di poco nulla da animare? È qui che si vide come Anno fosse un genio. Il regista rivoluzionò la scaletta in corso d'opera e operò una delle più ardite rivoluzioni che un cartone animato abbia mai visto. Decise di interiorizzare la storia per raggiungere lo stesso finale che si era prefissato trasformando gli episodi 25 e 26 in qualcosa di mai visto. La storia finisce di fatto con l'episodio 24, gli episodi 25 e 26 sono una riflessione sugli episodi da 1 a 24. Un'autentica seduta psicanalitica di gruppo tra i personaggi della seria per valutare i traguardi raggiunti durante il periodo di “crescita” avvenuto mediante l'anime. Perché se il risultato è “il perfezionamento dell'uomo” questo lo si può raggiungere tanto attraverso uno sfolgorante scontro tra angeli e mitragliatrici quanto attraverso... una seduta dallo psicologo che attesti come al termine di un periodo di terapia il paziente sia migliorato. 

Una rinascita psicologica. Folle. E geniale. Concentriamoci su Shinji, perché Shinji è il cuore di tutto. Nei capitoli 1 e 2 era un ragazzino timido e spaventato che voleva solo fuggire. Ma la vita lo ha cambiato e fortificato, infondendogli capacità che pensava di non possedere. Nel capitolo 19 (che è speculare ai capitoli 1 e 2) è un eroe che vuole entrare in azione con determinazione, risoluto e con grande spirito di sacrificio. Al punto che alla fine del capitolo 24 riesce a portare a termine la missione più difficile di tutte. Pur di preservare il bene dell'umanità diviene un assassino. Dall'isolamento e autocommiserazione dell'inizio Shinji è cresciuto, ha scoperto di essere membro e rappresentante di una comunità e non si è limitato a “fare un lavoro” ha capito “perché” deve svolgere quel lavoro e il suo posto nel mondo. Uno studente modello, un futuro impiegato modello. Un ottimo killer. Ad Anno piace essere cinico. Ora, i capitoli 25 e 26 sono molto più belli come concetto che, ovviamente, quanto a realizzazione. Anche tra i maggiori estimatori di questo finale serpeggia un po' di malcontento. In fondo Evangelion presenta un mondo complesso, rarefatto, con angeli, lance di Longino, computer senzienti, virus informatici viventi, dimensioni parallele a forma di luna di sangue, nemici da sconfiggere a passo di danza, triangoli giganti (non dico piramidi perché triangoli volanti fa più 'gnurante e ha senso con la prossima battuta e quindi lo preferisco) che ci vogliono uccidere come nel peggiore incubo sul teorema di Pitagora (appunto), pinguini nel frigorifero, cloni di mamme morte verso cui provare sentimenti edipici, liquidi con cui riempirsi i polmoni come in Abyss, tizi crocifissi in cantina, mamme suicide, pergamene del Mar morto, scene erotiche inquadrate da vista comodino, treni che vanno in orario (ma siamo in Giappone), collaudatori di preservativi, collezionisti di multe, truccatori di scooter, fedeli al subwoofer, costruttori di pace, bella gente (Jovanotti cit.). Così, dopo che Evangelion passa all'incasso i proventi dell'Home Video si decide di sviluppare i capitoli 25 e 26 nella maniera originalmente pensata. Nasce così il progetto Death'n'Rebirth. O almeno, questo è quello che credono i produttori!

La storia ufficiale parla della messa in cantiere effettiva dei lavori per “nuovi capitoli 25 e 26” che è andata ad infrangersi perché Gainax è Gainax e quindi sempre afflitta dai sempre noti, endemici, strutturali problemi di budget e/o tempo. Non c'è tempo per ultimare il 26 e allora si manda al cinema il 25 “anticipato” da uno strano (assai strano) riassunto dei primi 24 capitoli per poi, con gli introiti-futuri del film, produrre End of Evangelion, un film con all'interno il riproposto cap. 25 e il nuovo cap 26. Ma la realtà per me, e per molti, è un'altra e muove i suoi sinistri passi proprio da quello strano riassuntone di cui sopra. Quel frammento di Eva che prenderà il nome di Death2. Da qui muove la nostra speculazione. Anno ha finito con Eva e nonostante l'imposizione-voglia di tornare a un progetto così di successo decide di sorprendere. Opera in Death2 piccole, “subdole” differenze di trama volte a far intendere più che a dirlo esplicitamente che non stiamo per rivedere gli episodi 25 e 26 corretti, ma che stiamo vedendo in realtà la seconda iterazione di Evangelion. Composti da Death – Beborn e The End of Evangelion. I primi 24 episodi condensati nell'episodio riassunto Death2 con i nuovi capitoli 25 e 26. Sembro pazzo, ma c'è gente in rete che la pensa come me. La qual cosa può essere letta anche nei termini che c'è molta gente pazza in rete. Ma ci sono le prove, la più significativa delle quali è la location. In Death2 non ci troviamo a Neo Tokyo 3, ma a Neo Tokyo 2. e troverete molte incongruenze di questo tipo comparando le informazioni che vengono fornite in Death2 con le informazioni fornite in Neon Genesis Evangelion.

In Death2 si narrano gli eventi della serie seguendo un'impostazione strana. Nell'auditorium di Neo Tokyo 2 arrivano alla spicciolata gli interpreti principali della serie, i children. Shinji, Rei, Asuka, Kawaru. I piloti degli Eva prendono posto al centro della sala e a turno, per unirsi verso il finale, si cimentano in esecuzione di musica classica con strumenti ad arco, alle quali vengono sovrapposte le scene più rilevanti della serie. Esegue la musica chi è protagonista di quelle scene e ogni brano è volto a fornire una sintesi delle azioni dei personaggi. Azione uguale esecuzione. Se si possono interiorizzare i capitoli 25 e 26 mettendo in luce il percorso piscologico dei personaggi in luogo di combattimenti tra robottoni, possiamo sintetizzare come esecuzioni musicali il percorso formativo degli stessi personaggi. C'è una suggestione che mi ronza circa questo argomento. In genere una esecuzione musicale avviene dopo delle prove, faticoso tempo dedicato ad un costante auto-perfezionamento prima di salire sul palco. Mi piace pensare che la serie animata costituisca queste prove e Death2 sia l'esecuzione finale, il sunto ordinato dei lavori. Di certo qualcosa è avvenuto di esteriore alla fine dell'episodio 26 della serie classica, il perfezionamento dell'uomo si è esplicitato perché di fatto ci troviamo in un posto diverso, Neo Tokyo 2, e ci sono dettagli che non collimano. Tuttavia mi piace pensare che alla fine del capitolo 24 Shinji fosse pronto e che il “perfezionamento dell'uomo” fosse istantaneo, subitaneo alla fine dello stesso episodio. Perché nel “nuovo” capitolo 25 e 26 viene introdotta una variazione, in senso squisitamente musicale. Ossia qualcuno che cerchi di ostacolare il “perfezionamento dell'uomo”. Degli estranei che si contrappongono alla Nerv. Fate caso a questo dettaglio, perché avrà ripercussioni-domino sulla saga. Ma la partitura di Evangelion è già da Anno rigidamente stabilita, con il capitolo 26 la storia in ogni caso deve chiudersi con il perfezionamento dell'uomo. Cambierà il “come” ci si arrivi, perché ora c'è una nuova variabile, ma comunque le fasi dell'opera sono già segnate e la trama è così che deve concludersi. Del resto in ambito musicale una variazione di un'opera non può finire con una parte conclusiva del tutto diversa, pur potendosi accettare delle variazioni durante la melodia. Sì, siamo tornati a Death2. Eva è musica. Qualcuno può vedere in questo l'ostinazione di Anno a non distaccarsi dal suo progetto originale-finito ma si può anche considerare, assumendo queste variazioni, un piano più grande di perfezionamento dell'uomo. C'è chi si è spinto a ragionare su questa dinamica di Evangelion in riferimento al film “Ricomincio da Capo”. Alla fine della serie animata Shinji rimodella il mondo, il mondo riparte e arriva al punto in cui Shinji fa il nuovo perfezionamento dell'uomo, nuova distruzione e nuovo inizio all'infinito. E ci sarà sempre una serie di 26 puntate-passaggi con eventi ben scanditi e riconoscibili cronologicamente (in senso lato). 

Ma sarà effettivamente un processo infinito? Un loop infernale? Dalle informazioni in nostro possesso, senza spingermi a così tanto, mi pare di affermare realisticamente che siamo davanti dalla prima serie ad oggi, al terzo tentativo di perfezionamento dell'uomo. E che più di un loop infinito abbiamo davanti un perfezionamento dell'uomo che muta o si autodetermina meglio di variazione in variazione. Kawaru è eloquente in questo, essendo non umano e avendo quindi una memoria che trascende il tempo. Quando vede Shinji dice che lui è il terzo, e che questa volta lo renderà felice. Lo Shinji del Rebuilt è il terzo, laddove il primo è quello della serie animata e il secondo è quello di Death2 (che finisce appunto con la seconda morte “animata” di Kawaru e la conseguente seconda morte dell'infanzia di Shinji, che si guadagna la coccarda di assassino di nuovo). E come è possibile che la serie Rebuilt sia la conseguenza del “nuovo” capitolo 26? Questa è facilissima. Il mare. In Rebuilt è rosso come il mare nell'ultima scena di The End of Evangelion e come lo era nella serie il tratto marino dove è stato recuperato Adam. Ma perché il sangue è rosso se si può ricreare da zero un mondo? Per me è una specie di pro-memoria che qualcuno dovrà intuire per non ripetere gli stessi errori...
Ma quali sono le premesse per passare da Neon Genesis Evangelion a Rebuit of Evangelion?
Sono le “informazioni nuove” apprese nei nuovi capitoli 25 e 26. Ossia: 1) c'è qualcosa nascosto sotto la Nerv; 2) qualcuno verrà ad opporsi alla Nerv; 3) morirà un sacco di gente. A questi dati si aggiunge un rimpianto: riuscire a salvare Rei.
É questo l'assunto alla base del Rebuilt, che rimodella le vicende sotto un ottica di causa-effetto. Tutte le “variazioni sul tema” devono limitarsi a “cambi di carreggiata momentanei per poi riprendere la tratta originale” e “le variazioni vanno fatte dove servono”. Analizziamo quindi il Rebuilt. Eva 1.11 riprendeva pedissequamente gli episodi originali da 1 a 6, Anno non ha voluto compiere nessuna sostanziale variazione a parte per un paio di piccoli vitali dettagli: il mare è rosso come dicevamo e Shinji viene a sapere da Misato il reale motivo per cui gli angeli attaccano la Nerv, ossia la presenza di Lilith. Questo “mettere le cose in chiaro” darà più determinazione alle azioni di Shinji. Evangelion 2.22 cambiava un altro paio di significative variabili. Viene introdotto il personaggio di Mari, il primo pilota “esterno” di Eva che si vede nella serie. È un personaggio ancora indefinito ma che smaschera da subito la natura degli eva, che in 2.22 appaiono come enormi mostri brutali e pieni di denti. Mari in quanto top pilot toglie di fatto dai giochi il fourth childern, ma non per questo un pilota verrà sacrificato. A questo giro tocca ad Asuka. Nondimeno in questo nuovo corso Shinji proverà a salvare Rei e cercando di sovvertire gli eventi causerà inaspettatamente il risveglio, condizione che ci porterà diritti all'episodio 3 del rebuilt. Ci sono questi cambiamenti ma osserviamo come il. 2.22 di fatto reinterpreti senza troppi stravolgimenti gli episodi dal 7 al 19 della serie classica.
Questo 3.33 reinterpreta gli episodi dal 20 al 25, dove per 25 intendo il “nuovo 25”.
Sento schiamazzi tra i miei piccoli lettori “Ma cacchio, perchè Anno non ha parlato di un arco narrarivo di ben 14 anni?”. Semplice. Brutale. Spietato. La mia teoria: questi fatti non erano presenti nel primo anime di Evangelion, le cui puntate dovete immaginarvele come fermate di un treno da rispettare rigorosamente o come note disposte su un pentagramma. Io posso suonare un paio di note più alte o più basse, posso anche cambiare una limitata serie di note ma non possso modificare la struttura del brano o avrei davanti un brano diverso. Così questa parte viene lasciata “fuori spartito” e di fatto non intacca la prosecuzione degli eventi creando una bolla dal 19 al 20.

Non vedete le variazioni a 14 anni di distanza? Incredibile, succedono proprio le stesse cose nonostante questo gap! Shinji comunque come nell'episodio 20 finisce fuso con l'eva, anche se per colpa della modalità risveglio. A questo consegue un allontanamento da Misato, cosa che in qualche modo si ripete nel 3.33, che tornerà a “confortarlo” solo nel cap 25 nuovo. A seguito dello scontro con Zeruel nel capitolo 21 si dice che l'eva 01 ha sviluppato la capacità di auto-alimentarsi e in 3.33 l'Eva01 viene appunto usato come motore della corazzata Wille. Come nel cap. 22 Fuyutsuki rivela della madre di Shinji, ma questa volta lo fa a Shinji stesso. Come nel capitolo 23 abbiamo a che fare con una “nuova Rei” e con la sua diversa natura (parte dei temi del cap 23 sono “arrangiate” anche sul finale di 2.22, che ripesca anche un importante oggetto del cap.22... diciamo che hanno “fuso” alcuni angeli). Poi c'è il cap 24 che in 3.33 viene quasi riproposto integralmente. La variazione utilizza al contempo anche il meta-linguaggio proprio di Evangelion pertanto, per richiamate una scena presente anche nel trailer, quando si vedono Shinji e Kawaru suonare insieme al pianoforte non dobbiamo fermarci al dato esteriore, il fatto che stiano suonando, ma dobbiamo osservare come stiano interagendo insieme e vedere in parallelo cosa invece accada in Death2. Kawaru viene comunque decapitato, sebbene in un modo diverso e con esiti diversi. Sempre nel 3.33 la Nerv è comunque invasa dagli eva di produzione di massa, come ep.25 nuovo, Asuka sopravvive ad uno scontro e poi ferita torna a bordo, sempre come da ep.25 nuovo. A differenza del cap.25 qui nel 3.33 Misato si può salvare dalla distruzione come tutto lo staff della Nerv grazie a una ribellione ancora fosca nelle meccaniche (che forse mai ci saranno spiegate), ma che pesca direttamente da Kaji, grande assente ma mattatore degli episodi 21 e 22.
Perché tutto questo delirio? Per la ferma intenzione di Anno di “ricostruire e non ricreare” Neon Genesis Evangelion, per l'ossessione di un grande regista di utilizzare per un cartone animato le tecniche proprie della musica. 3.33 è tutto o quasi riscrittura di quanto avviene in Eva anche lui. Ancora non comprendo chi si straccia le vesti dicendo che l'opera è “andata a male” o stia tradendo le sue origini, ma posso capire che i ricordi giocano brutti scherzi e ripensare a un cartone animato che non si vede da anni ci fa smussare tutti quei piccoli nei che magari alla prima visione ci avevano fatto storcere il naso. Personalmente sono soddisfatto di come l'opera stia andando avanti.

6) Il futuro a.k.a questo articolo è fottutamente eterno a.k.a. abbiamo quasi finito


Il quarto capitolo è in produzione. Forse. Da Anno mi aspetto di tutto e dalle argomentazioni qui riportate di tutto possiamo aspettarci. A differenza di quanto accaduto per i primi 3 film il numero 4 potrebbe essere un territorio del tutto inesplorato ma anche no. Temo la psichedelia pura. Qualcosa mi dice che sarà un maxi episodio 26 ultra-remixato e impreziosito, con dei recuperi del passato di Asuka (magari) e qualche suggestione (speriamo di no) dei primigeni episodi 25 e 26. Temo quindi che chi c'è “rimasto male” dal cap.3 difficilmente troverà qualcosa di diverso dal cap.4 . Vorrei anch'io scontri con robottoni ma davvero non so se vedremo molto di più di quanto fatto già assaggiare come promo del 4.0. Ma Anno sa stupire e lo ha dimostrato nuovamente con il 3.33 rimesciando e sorprendendo con una storia che sulla carta appariva ben più scontata di quanto nella realtà sia. Sarebbe bello vedere anche il numero 4 al cinema, magari in una sala non frequentata da scimmie urlatrici. Chissà se Nexo e Dynit riproporranno l'iniziativa e chissà quando prenderà materialmente forma il film nelle sale nipponiche. Visti i tempi biblici di realizzazione. Nel 2010 avremmo già dovuto vedere tutte le pellicole, con la quarta a breve distanza dalla terza secondo i piani di lavorazione. Siamo nel 2013 e prima del 2016 non credo vedremo qualcosa. Ma sarei contento di sbagliarmi. Del resto non c'è fretta. Anno non ne ha. Di noi se ne frega. Sempre. E per questo lo amiamo. 
Talk0

domenica 27 ottobre 2013

Buon Compleanno!


Ciao a tutti! Un anno fa io e il mio amico Gianluca iniziavamo l'avventura di questo blog. Un blog incasinato, diviso senza troppa coerenza tra cinema, animazione, fumetti e videogiochi. Umorale mi verrebbe da dire, ampiamente difettoso, prolisso e mattoide come un po' sono io e, in maniera minore, Gianluca. Ma comunque un blog confezionato con tutta la passione possibile e sempre teso alla ricerca di qualcosa di (spero) abbastanza interessante da stimolare la vostra curiosità, magari proponendo prospettive diverse e soluzioni narrative idiote. Imprecisioni, orrori grammaticali, frasi contorte. A rileggermi mi accorgo di quanto fossi all'inizio inesperto e per molti aspetti dalla narrativa terrificante. Un pelo in un anno credo di essere migliorato, ma questo non sarebbe accaduto senza i vostri incoraggiamenti e la costanza nel seguire gli argomenti ed elucubrazioni più improbabili. A guardare le visualizzazioni in molti siate passati su queste pagine, tra avventori occasionali e lettori affezionati (a cui rivolgo un grazie speciale per i commenti e le critiche sempre costruttive e di sprone a miglioraci) e davvero vorrei stringervi la mano e/o abbracciarvi sudato e/o offrirvi una birra e/o coinvolgervi in una gara di rutti uno a uno per il tempo, la pazienza e l'affetto con cui scegliete di cliccare ogni tanto su questa pagina. Non ci aspettavamo tanto, siamo sinceri. Grazie davvero.
Non solo bonazza che esce dalla torta, ma anche
citazione colta... colta per noi...
Per il futuro del blog abbiamo grandi progetti. Alcuni sono così grandi che sarà dura metterli in pratica per ora, ma ci proveremo! Cercheremo a ogni modo di fornirvi la dose quotidiana di informazioni, recensioni deliri a cui siete abituati in aggiunta ai nuovi contenuti (operando per addizione e non per sottrazione).
Siccome vogliamo che questo posto sia ancora più vostro vi invito a tempestare Gianluca nel caso abbiate richieste circa una recensione, un chiarimento, una curiosità. Nei limiti del possibile proveremo ad accontentarvi. Ma non ci sperate. No scherzo, cercheremo di accontentarvi. Ma non ci contate troppo. Ok sto cazzeggiando : )

Nella speranza che Gianluca abbia messo la foto di qualche smandrappona che esce biotta da una torta di compleanno o qualcosa del genere (tipo la principessa Leila vestita da schiava alla corte di Jabba...) vi saluto e vi ringrazio di nuovo per il tempo che ci avete dedicato in questa prima annata. A risentirci! 
Talk0

venerdì 25 ottobre 2013

Evangelion 3.33 You can (not) redo

PARTE TERZA

4) Ma dopo diecimila parole, com'è 'sto cavolo di 3.33? a.k.a come Anno ripaga le preghiere dei fan

Il film abbandona la coralità tipica della serie e pone al centro dell'azione Shinji. Il ragazzo si è svegliato da poco, in uno strano posto simile alla cabina di una grande nave, da un lungo periodo nel quale è rimasto “fuso” con l'unità Evangelion a seguito dei trascorsi della precedente pellicola (bah...vabbeh, andiamo avanti).

A trarlo in salvo sulla nave sono state Asuka e Mari, recuperandolo da una specie di bara in cui fluttuavano nello spazio l'Eva01 unitamente a Shinji, dovendo per il recupero far fronte all'agguerrita difesa del cimelio da parte di un angelo. Nonostante i volti amici, c'è una strana freddezza nei suoi riguardi, nessuno vuole parlare con lui e le fugaci occhiate che gli vengono dedicate sono per lo più di sdegno e disprezzo. La situazione è così tesa che Shinji si trova con al collo una specie di collare che esploderà, decapitandolo, nel caso che il ragazzo voglia nuovamente salire a bordo di un Eva. Tutti i personaggi sono invecchiati, ci sono molti volti nuovi, sono passati 14 anni. Misato è ora alla guida delle Wille, una agenzia che si dichiara nemica della Nerv. L'Eva 01 gli è stato requisito e fornirà da motore per la corazzata volante della Wille, l'enorme struttura sulla quale si trova a bordo anche Shinji. Non c'è un attimo per i convenevoli, la corazzata della Wille si trova già sotto attacco da parte di strane creature. Ma il colosso volante dimostra da subito di possedere una potenza bellica semplicemente devastante. Terminato lo scontro vittoriosamente, la tensione nei confronti del pilota dello 01 non si placa. Sguardi gelidi e parole spietate danno la drammatica dimensione della situazione a Shinji. Lui non serve più. È tornato a essere una persona inutile. Vivrà segregato. Ma di colpo Rei fa irruzione sulla corazzata volante a bordo dell'unità 00 e offre al pilota dello 01 una via di fuga che Shinji subito accetta senza remore e ripensamenti. Lui sa di non essere una persona inutile e tornando sull'Eva riuscirà a dimostralo a Misato e agli altri. E così Shinji, scappando dalla Wille e ai disperati tentativi di cattura di Asuka e Mari torna verso la Nerv. Un posto molto sinistro e assai più spettrale di quanto si ricordava. Ad aspettarlo c'è però un nuovo amico. Si chiama Kawaru Nagisa.
Anno continua la sua ricostruzione di Eva nel modo più spettacolare e spiazzante possibile. Spettacolare in quanto la pellicola prosegue se non addirittura migliora l'altissimo livello tecnico di cui ha dato sfoggio fin da subito la serie Rebuilt. A una grafica bidimensionale allo stato dell'arte animata moderna si combina perfettamente animazione generata al computer di altissimo livello mentre l'accompagnamento sonoro tanto musicale quanto effettistico è letteralmente in grado di far esplodere un amplificatore cagionando il più appagante orgasmo sensoriale di sempre. Una tale dotazione tecnica unita alla più frenetica regia possibile, esprime al cento per cento il suo potenziale nelle scene d'azione che, seppure in numero inferiore a quanto sarebbe stato opportuno aspettarsi, hanno una tale forza visiva e sonora da ridefinire e collocarsi al vertice di ogni scena d'azione presente in un anime di fantascienza. Come Evangelion ci ha sempre abituati, alle immagini segue sempre una overdose di termini tecnici misteriosi (tecnico-arcaico-mistici) e nelle scene action di 3.33 tra sonoro esploso a mille, grafica ultradettagliata e ultraveloce e supercazzole mistico-tecnico-scientifiche lo spettatore, che magari assiste al tutto su un megaschermo, si trova davvero ad un passo dal collasso cerebrale per overbooking sensoriale. Bello, bellissimo ma davvero troppo per i limiti umani. Roba che pure a visionarla al rallentatore appare troppo veloce...

Spiazzante dicevamo. 3.33 dopo una prima parte ultra movimentata e in attesa di una seconda massiccia (ma non troppo) porzione action sul finale è il film che non ti aspetti (se non conosci Anno), ossia un sentito e doloroso dramma esistenziale con al centro di tutto Shinji. Il nostro si muove in una specie di limbo metafisico. Montagne con i denti, piramidi rovesciate, sangue e creature decapitate in ogni dove. Il suo è un percorso solitario e drammatico. Ripudiato da Misato e dai suoi amici ritrova in Gendo, suo padre, il solito rassicurate gelo anaffettivo. Rei non è più la stessa, appare come una bambola rotta che pertanto vive in una stanza-scatola finta e impersonale. Anche il nuovo appartamento di Shinji è un'asettica stanzina-cella in calcestruzzo. Tutto gli urla di cercare una via di fuga salvo Kawaru. Kawaru è l'unico che crede in lui e diventa il centro emotivo di Shinji. L'infernale mondo in cui si trovano si arricchisce di dettagli che riescono ad abbellire lo scenario che loro condividono, che pur appare come l'hangar dismesso degli Eva... Tra morte e distruzione, strutture diroccate e sangue, sulla decrepita pavimentazione, al centro della sala, c'è un pianoforte sulle cui note è possibile evadere in un mondo più bello. Vicino al piano c'è un piccolo arbusto le cui foglie suonano sospinte dal vento. E poi c'è il cielo notturno e le stelle. E nel cielo notturno è tutto al suo posto come se nulla fosse cambiato, come se la terra fosse quella di una volta. Il film gioca molto su questo registro, fino a spostare tutto il suo baricentro su Kawaru e Shinji arricchendo il rapporto tra i due anche al di là della serie. Alcuni ci hanno letto anche una natura omosessuale di Shinji verso Kawaru, ma io starei più in tema e parlerei di stato di “grazia” che quest'ultimo emana. La grazia intesa come una specie di aura che viene sprigionata dalla purezza interiore e spesso viene descritta come una sensazionie di benessere che si dice sprigionino i santi e i luoghi sacri. Se volete leggervi invece la connotazione omosessuale siete comunque liberi di farlo, ma questo non si legherebbe con le pulsioni di Shinji nei confronti di Asuka più volte manifestate (e pure implicitamente ricambiate). Shinji bisessuale? Fate voi, io da questo territorio ora me ne esco. Anzi no. Torno un attimo alla sala dove ho visto il film e a tutte le battutine ambigue sul conto di Shinji e Kawaru. Battute che provenivano da persone che sono in sala nonostante ci sia questa locandina...


Ora posso cambiare argomento. Torniamo all'analisi dell'opera.

Spettacolare e spiazzante. Abbandonatevi al percorso emotivo di Eva senza mettervi paletti-preconcetti-percorsi pre-riscaldati. Non cercate risposte, non ve ne saranno fornite dall'autore dell'opera. Non cercate l'anime ultra-action robotico, anche se qui in parte lo troverete; l'azione non è il nocciolo di quest'opera. Fatevi trasportare dal flusso degli eventi. Godetevi il viaggio con la consapevolezza del fatto che se Anno voleva farci provare il disorientamento di Shinji attraverso il suo dolore interiore, i suoi errori-per-amore e le piccole speranze che nutre per quadrare un futuro quantomai caotico, l'opera colpisce perfettamente nel centro e regala un protagonista al quale si può davvero voler bene al di là di tutti i suoi sbagli e difetti. Un protagonista che nonostante tutto agisce con grande generosità dopo essere faticosamente uscito dalla suo personale dilemma del porcospino (questa è una citazione per i veri evangeliofili). Volevate delle risposte? Dovete sapere ora come Anno intenda terminare Eva? Non credo che Anno abbia ancora le idee chiare, e se le ha non credo che abbia voglia di dircele. Però io un'idea ce l'avrei. Torniamo ad alambiccarci con il prossimo ludico punto...

FINE TERZA PARTE

giovedì 24 ottobre 2013

Evangelion 3.33 You can (not) redo

PARTE SECONDA

Vista la complessità di Evangelion ho deciso di pucciare qui solo su alcuni argomenti, rimandandovi ai molti siti anche italiani molto più esperti di me in materia. Le aree contenenti spoiler saranno previamente segnalate, nei limiti del possibile. Butto pure una suddivisione per punti tanto è il mio caos mentale nell'affrontare con una parvenza di logica l'argomento. Mi scuso fin d'ora per la macchinosità complessiva di tutto questo mega-post. Se volete il giudizio duro e crudo del film passate direttamente al punto 4.

1) Il progetto per il perfezionamento dell'uomo parte dal perfezionamento del fan. a.k.a Premessa alla visione in 2 comodi step a.ka. “l'opera deve anche piacervi”.

Primo Step. Evangelion 3.33 segue direttamente alle prime due pellicole del Rebuilt, 1.11 You are (not) alone e 2.22 You can (not) advance in dvd e blu ray by Dynit. Per il sottoscritto questi film sono legati indissolubilmente alla serie originale, che vi consiglio nella versione director's cut Renewal by Dynit, come ai cinematografici Death'n'Rebirth e The End of Evangelion, questi ultimi remixati in Evangelion The Feature Film in dvd sempre by Dynit. Nota: per comprendere al meglio 3.33 tutto il materiale sopra elencato deve esservi anche piaciuto. Se non amate l'opera non ha senso che la prendiate unicamente perché ha animazioni da paura. Qualcuno sostiene il contrario, che basti vedere 1.11 e 2.22 ma, come vi spiegherò in seguito (per me) si sbaglia. Pertanto se non avete già visionato, studiato a fondo e idolatrato (questo ultimo punto è la chiave) tutto il materiale da me sopra specificato non avete il know how necessario per apprezzare questo film e alcuni passaggi saranno a dir poco criptici. Al di là del fatto che molto probabilmente non ci capirete una fava, anche perché fare un riassunto convincente di Evangelion è complesso e a volte fuorviante. Eva lo dovete “vivere in prima persona” e se farete così non ve ne pentirete (forse).
Secondo step. Se avete già visto tutto il materiale che vi ho raccomandato, vi consiglio almeno un ripassino veloce di 2.22, scene dopo i titoli di coda comprese (sono vitali!).

2) Astenersi perditempo a.k.a. “Anno, il dio cattivo degli anime, prendere o lasciare”

Torniamo al punto “l'opera deve anche piacervi” specificando la questione. Questo potrebbe essere un commento finale ma è più logico girarlo a premessa. Quindi fate conto che sia lo step 3. Lo dico senza cattiveria o pregiudizio, Evangelion non è per tutti anche se punta a essere visto da tutti. Il regista Anno è noto per essere un sadico bastardo che fa di tutto per scontentare le aspettative dei fan. Ma al contempo il regista Anno ha la straordinaria capacità di creare autentici capolavori che spesso sono tali proprio perché arrivano a rompere i canoni, cioè i banali schemi narrativi che i fan si aspettano, mettendoli davanti a tematiche e ragionamenti che non si sarebbero mai aspettati di trovare in un'opera di intrattenimento con protagonisti robottoni armati di mega-mitragliatori. Anno provoca, smuove, fa riflettere sulla sua arte più di chiunque altro nel campo dell'animazione e per “selezionare” il suo pubblico mette in scena situazioni-limite che progressivamente scoraggiano a continuare la visione persone che cercano solo un'opera di intrattenimento . Immaginate di giocare a un videogame in cui dovete sparare a dei mostri. Voi siete pronti a farlo e il protagonista del gioco è il vostro avatar bene armato. 
Solo che il vostro protagonista non vuole sparare, sbaglia a mirare, non esce dalle coperture, inizia a parlarvi delle sue paranoie. Agisce di testa propria. Se una persona su dieci può domandarsi perché il personaggio faccia così, cercando di capire le sue ragioni e la sua diversità, le restanti 9 hanno già decretato che il gioco è una merda e stanno valutando di correre più in fretta possibile da Gamestop per rivenderlo. Tutto in Evangelion agisce “di testa propria”. L'eroe non fa l'eroe, il cattivo non è così cattivo, la squadra dei buoni non è costituita da buoni, la soluzione finale è una soluzione sbagliata. Aspetti che se da un lato stimolano alcuni spettatori, irritano tutti gli altri che tuttavia non se la sentiranno di rivenderlo al volo, semplicemente per il fatto che animazioni così belle altrove non le troveranno mai. Per via di una tale contorsione, appare evidente che Eva sia seguito anche da chi non lo capisce-detesta e troverete in rete migliaia di voci di persone che si inferociscono in modo isterico e danno voti ingiuriosi (tipo 1 su 10) ad Eva perché la trama non va nella direzione (spesso banale) che loro si sono immaginati . Anno ovviamente se ne sbatte di loro, lo fa da vent'anni e lo farà sempre. Anno detesta i pigri che vogliono vedere solo un pigro spettacolo di intrattenimento sorretto da pigri colpi di scena. Questo atteggiamento integralista potrebbe di fatto anche infastidire, ma vi invito a passare oltre e a non essere pigri. Perché ne vale la pena, perché perdereste qualcosa di bello.e poi le palle animate sono altre, vedasi Ghost in the Shell... Quindi! Cercate un'opera leggera? Non guardate Evangelion, restate in Gainax e passate a Gurren Lagaan (Dvd by Dynit, 2 box e 2 film) che fa tanto sangue, humour e botte (e non è manco così scontato). Cercate un'opera mortalmente complessa le cui paranoie vi faranno pensare per anni e anni a teorie e soluzioni a questo interrogativo (e vi dico che io sono arrivato all'interpretazione cristologica di Kawaru...)? Eva potrebbe fare per voi!

3) Ciò che ci si aspetterebbe prima della visione. a.k.a Quando “al capitolo 2 segue il 3”è un concetto banale

(POTREBBE, ANZI CONTIENE, SPOILER SUL FINALE DI 2.22 MA SE STATE LEGGENDO QUESTO PEZZO SENZA AVER VISTO 2.22 PERCHE' NON VI IMPORTA E VOLETE CONOSCERE IL PIU' STRANO META-SPOILER DI TUTTI I TEMPI CONTINUATE LA LETTURA)

Piccolo ripasso del 2.22. Shinji a bordo dello 01 cerca in tutti i modi di salvare Rei, che si è fusa con un angelo. La determinazione del ragazzo attiva un nuovo stadio della macchina umanoide poli-funzione, ancora più pericoloso del Berserk. L'eva 01, con un tasso di sincronia con il pilota che arriva al 400% è ora in modalità “risveglio” ed è quasi vicina a trascendere in una creatura divina. L'angelo viene sconfitto e Rei pare essere stata tratta in salvo ma l'Eva 01 sprigiona un tale potere da provocare uno sconvolgimento terrestre noto come Near Third Impact. Un evento cacaclismatico che viene interrotto quando dal cielo giunge una lancia che trafigge l'eva 01 e in qualche modo lo “spegne”. La lancia è stata lanciata (“gettata” mi veniva più banale e non potevo dire nemmeno “giavellotto” in luogo a lancia... in compenso “lanciare una lancia” è una espressione che fa comunque ribrezzo, chiedo venia) (scagliata? N.d.Gianluca) dall'Eva 06. Il suo pilota, Kawaru Nagisa, rivolgendosi a Shinji gli dice che questa volta troverà un modo per farlo felice.
Questo era in sostanza il finale di 2,22, al quale seguì un trailer che ben presentava gli eventi successivi in brevissime rapide scene.


Si capisce più o meno quanto succede o dovrebbe succedere. Sono stati fotogrammi studiati e ripassati per anni in attesa dell'uscita della pellicola. Elenchiamoli in ordine sparso. Kawaru arriva alla Nerv sullo 06 e iniziano a predisporsi i piani per conto della Seele. Kawaru sorride e ha il capello bagnato (che sia Lcl? Mistero). Gendo si confronta con quattro figuri in ombra (che possono essere membri della Seele come i quattro piloti dell'eva Shinji, Rei, Kawaru e Mari, considerando Asuka ancora acciaccata).Viene inquadrata una grossa portaerei cui accede qualcuno a bordo di elicotteri, che ricorda tanto l'episodio 6 con l'arrivo di Kaji e Asuka. La zona di Neo Tokio 3 coinvolta dal Near Third Impact viene delimitata e non sembra tutto 'sto macello. Kaji ha un confronto “armato” con Misato. Avvolti da sabbia e vento e imbacuccati come sherpa Gendo con Fuyutsuki e un asinello stanno sul ciglio di una montagnola sabbiosa che Dio sa solo cosa significhi. L'annunciatrice (doppiatrice originale di Misato sempre) ci avverte che faremo la conoscenza con un fantomatico nuovo pilota per l'eva 08 di cui per ora vediamo solo un'immagine da sdraiato. Mari (mai così minacciosa) si toglie cupa gli occhiali e sembrerebbe avere un confronto con Rei e molti suoi cloni. Viene inquadrata una specie di bara su sfondo rosso. Infine ci fanno sapere che Asuka è ancora viva dopo averla vista tritata in 2.22. Bene. Anzi. Male! Tutto quanto descritto nella preview non troverà altra risposta che... nella preview stessa!!! Cosa sono quelle faccine allibite? Non ci credete? Ecco a riprova i trailer di lancio italiano e americano di 3.0



Quattordici anni dopo!!!!!!! Sembra quasi più attinente questo trailer


Dopo averci elargito questo shock, Anno non ci dice assolutamente nulla di quanto è avvenuto in questi 14 anni a monte di problematiche che vanno ben oltre a quanto anticipato nel teaser a fine del 2.22. Noi possiamo specularci un po' sopra, o almeno crediamo nella nostra incoscienza sia possibile tentarci, in parte, mesciando le parche informazioni forniteci. Con il rammarico di aver compreso o intuito quasi tutto delle prime anticipazioni ma nulla delle seconde e con la certezza che se le nostre nuove teorie saranno troppo sensate o banali, Anno nel capitolo quattro farà di tutto per ribaltare nuovamente le carte in tavola per puro gusto di sorprenderci. Ma in fondo non siamo contenti di essere per l'ennesima volta stati messi nel sacco da Anno? Io personalmente godo. Un po' piango ma godo.
Immaginiamo che i piani della Seele siano stati scoperti da Kaji, che ne ha parlato con Misato prima di finire proverbialmente impallinato (magari no, lo dico per le fan). Immaginiamo che ci sia stato un confronto tra Ikari e i piloti a seguito del quale almeno Asuka e Mari hanno salutato così come, più o meno pacificamente lo staff Nerv si è dirottato verso l'agenzia Wille. Possiamo immaginare che Ikari e socio con asinello abbiano trovato qualcosa di interessante per fregare la Seele (tesi che potrebbe essere avvalorata dal commento di kawaru quando si trova davanti a due lance di Longinus identiche). Dove sia finito lo 06 si scopre in 3.33 ma sullo 08 tutto tace, possiamo considerarlo distrutto con pilota annesso e amen. Ciononostante la situazione del secondo trailer, quello precedente al film è decisamente diversa. Ma che cacchio ha combinato la Nerv alla Terra? Kawaru dice a Shinji che la colpa è sua ma non possiamo minimamente relazionare gli effetti del risveglio dell'eva 01 visto in 2.22 con tutto il casino di sangue, eva senza testa rossi ammassati, central dogma satanicamente capovolto e tutto il macello susseguente. E perché Shinji si trovava insieme all'Eva 01 nello spazio all'interno di una specie di bara cruciforme dotata di una specie di "protezione angelica” ad aspettare che Asuka lo liberi? Se è indispensabile per la Nerv non credo siano stati loro a spedirlo nello spazio...oppure sì?
Ora, è possibile valutare dal punto di vista di sceneggiatura (?), interpretazione (?) e azione (?) un capitolo dell'anime che di fatto è costruito da due trailer di 30 secondi? Dal punto di vista “filmico” anche degli spot commerciali raccontano una storia più o meno compiuta, hanno una regia accattivante e una morale (compra dash). Ma possiamo equiparare questi spot almeno ad un episodio di Eva? Difficile dirlo, anche se riflettendoci un po' sopra mi sento di affermare che le suggestioni di questi trailer hanno saputo catturare la mia attenzione quanto un film effettivo. Vi ricordate la questione Iron Man 3 inerente al Mandarino?Stessa cosa. Un trailer ha la potenzialità di far parlare del film che sponsorizza per mesi. Ultimamente stiamo vedendo una maggiore emancipazione dello strumento “trailer”, che si eleva di fatto a capitolo a sé. Trailer che non spoilerano la storia ma che la completano, agendo direttamente nell'immaginario del fruitore. Uno va in sala aspettandosi di vedere più o meno quanto si è immaginato e rimane fregato. Il film va già oltre quel punto. Geniale. Non vi nego che quando accade qualcosa di così suggestivo le mie sinapsi esultano di gioia. Ho speranze che Anno tornando sui suoi passi nel film n.4 spieghi o riassuma o fornisca brevi flashback o spiegazioni? Ma manco per sogno! SPOILER perfino quando in 3.33 ci si presentano situazioni in grado di fornire minimali dettagli, al punto che vengono introdotti addirittura personaggi che potrebbero rivelarci dettagli, come una certa sorellina di qualcuno, la trama fa di tutto per non lasciare parlare questi ultimi!!! E' un'autentica congiura del regista ai nostri danni! E per questo lo amiamo  FINE SPOILER.

E ANCHE FINE DELLA SECONDA PARTE  

lunedì 21 ottobre 2013

Evangelion 3.33 You can (not) redo

In uscita a fine ottobre in dvd e blu Ray

PRIMA PARTE

E' tanto che volevo parlarvi di Evangelion. È una delle serie che più ha segnato la mia tardo-adolescenza e quindi la mia semi-adulta età della ragione, momento in cui oltre a interessarmi di quanto vedevo in un film-anime-fumetto-videogioco ho iniziato ad apprezzare pure cose secondarie come sceneggiatura, messaggio dell'opera, percorso formativo degli autori e attori, inquadramento storico-sociale e altre boiate con le quali vi tedio da sempre in queste pagine. Eva era perfetto poi per aumentare a dismisura l'ego di ogni fan di cartoni animati, ideale per fornire un patentino (un Bignami verrebbe da dire...) da intellettuale esperto in semiologia, religione, psicologia, drammaturgia a chi se avesse un briciolo di onestà dovrebbe ammettere che si guardano gli anime solo per i robottoni e le tette delle protagoniste. Eva era ed è cultura! 

Bastava dire che lo vedevi, sparare idiozie tipo “che lo capivi” e venivi guardato con occhi diversi. E sticazzi, aggiungo, non esistevano in natura anime così contorti prima di allora (e non mi tirate fuori porcherie di Oshii o alcuni epigoni di Gundam, quella è roba solo pallosa, non complicata). Eva era un autentico cubo di Rubik animato scaturito dalla magia di uno dei più grandi studi, Gainax, e dalla mente di uno dei più grandi registe dell'animazione di tutti i tempi Ideaki Anno (sì, ha fatto anche live-action come Cutie Honey... e per questo lo reputo genio solo dell'animazione...). Una personalità controversa quella di Anno. Di grande cultura e dalla mente agile nell'attingere ed espandere a dismisura l'animazione come mezzo narrativo, ritenuto un eroe da molti e un orco da altrettanti, il grande regista ha impresso un marchio indelebile nelle sue opere e in Eva nello specifico, creando un universo narrativo che ha appassionato generazioni di fan. Anche se molti vi sono stati attirati in quanto accecati dalla sontuosità della bellezza scenica (estetica) per rimanervi folgorati a morte (mentalmente e malamente) senza capire il perché, come le zanzare di Bug's life che vanno incontro alla luce delle zanzariere. Una resa visiva ancora oggi da brivido opera dello studio Gainax, da sempre uno degli studi più amati dai cultori di animazione nipponica per il suo speciale occhio di riguardo verso i fan e la passione nel proporre opere complesse, adulte, mai banali e soprattutto ultra-sperimentali. 

Un ispiratissimo, ruggente e moderno Mecha design progettato da Ikuto Yamashita e dallo stesso Anno, pensato per essere funzionale e realistico e che molti hanno cercato di copiare senza riuscire. Chara iconici disegnati magistralmente dal grande Yoshiyuki Sadamoto, soprattutto tante belle ragazze sensuali che sono entrate di diritto nei sogni erotici (ammettetelo pipparoli!!) e ancora oggi sono soggetto preferito da quelle sante donne che sono le cosplayer gnocche (quelle che si vestono come Ayanami o come Poison Ivy). E per non scontentare le ragazzine pure maschietti affascinanti e dai sentimenti ambigui (e qui parlo a voi, zozzone!). Ritmo narrativo incalzante con diecimila cose che succedono contemporaneamente e gente che urla diecimila termini tecnici che noi riteniamo a posteriori sensatissimi come: “tasso di sincronia disceso del 15%”, “è stata lanciata una bomba enna quadro”, “qualcuno si è introdotto nella camera di Gaf”, “ragioniere cazzi quella randa e si muovi” (no, questa forse non c'era). Ambienti e strutture di un mondo alieno ma credibile, logico, reale, stracolmo di grilli che rompono il silenzio e con al centro una città-fortezza con tanto di “palazzi armati” al cui interno sono celati mitragliatori giganti (quanti millesimi di proprietà in quanto vano lanciamissili, e quindi non abitabile, spetteranno alla Nerv in media su un palazzo di venti piani, e soprattutto, la Nerv andrà alle riunioni di condominio per decidere il ripristino della facciata?) . Una colonna sonora con musiche ed effetti che trapassano i sensi e tormentano le menti con incessanti tamburi e violini quanto con il “ciup ciup” dei maneggiamenti di Shinji. Una regia, quella di Anno, che non conosce mezze misure: si ama o si odia amandola. Una trama che sembra all'inizio classica, robotico-nagaiana (ma dalle chiare influenze Tatsunokiane, che ricorda per molti passaggi Kyashan... non state a scomodare Ideon, che so no ha visto nessuno) con influenze realrobotistiche (disse un mio amico fan dei real - robot, cui comunque rispondevo Nagai è un dio, stolto, Anno è suo figlio e non c'è real robot che potrebbe farcela contro un missile centrale), ma che in realtà è tutt'altro che semplice, tutt'altro che scontata, reiterata, allungata. Davanti alle puntate di Evangelion non si può mai essere sicuri di “capire ogni cosa”, proprio perché gli autori non vogliono e non lasciano che le cose appaiano chiare.

C'è sempre la speranza che qualcuno apra una porta chiusa svelando l'enigma della legge vaticana che impone massimo 3 evangelion per nazione (una delle mille assurdità della trama), ma questo puntualmente non accade. Il regista Anno divaga sul fatto che non ci sia mai stato da parte sua un progetto definito (e in questo ha maggiore onesta di J.J. Abrahams su Lost), ma troppi sono i dettagli e i riferimenti precisi, troppo articolato il progetto e la approfondita documentazione cui ha attinto. Se “non c'è linea guida” siamo davanti a uno dei più colossali casi di depistaggio della narrativa moderna.
La strada giusta-unica per dare un senso alla visione è “interpretare”, adattare a noi stessi Evangelion, magari cogliendo spunto dalle tematiche portanti della serie. Scienza. Religione. Drammaturgia. Filosofia. Psichiatria. Musica. Prendere e mischiare da queste arti (spesso colpevolmente tirandocela un sacco parlando a vanvera di cose che si conoscono solo tramite wikipedia), anche solo per ludico esercizio mentale, spalanca Evangelion oltre i suoi limiti di intrattenimento (quante volte vi hanno detto “questa serie è figa” e quando gli avete chiesto i motivi di interesse vi hanno risposto “perché è giapponese, è quindi figa e punto”?) e porta (caso raro e unico... se escludiamo speculazioni moderne per fenomeni come Death Note e poco altro) a essere veicolo di opinione tra i fan. Interpretare, elaborare e condividere. Sembra che mi stia esprimendo come su un canale educational rai che invita a piegare il cartone per costruire trenini, ma è così! Perché si può scoprire, parlando con altri appassionati-ossessionati-entomologi di Eva, che tutte le teorie sul tavolo, influenzate anche dalla nostra (spesso bassa) cultura individuale, possano magicamente essere tutte giuste e tutte valide. Tutti possono partecipare! Evangelion è uno dei migliori regali dell'animazione giapponese proprio per questo, perché stimola il confronto e l'immaginazione anche al di là di ciò che appare nella serie e nei film. Ed è grandioso che se ne parli ancora oggi dalla prima messa in onda del 1994 e che ancora oggi la gente possa godere di nuove trasposizioni di questa grande-piccola saga. Perché con la sua trentina scarsa di episodi (episodi variant compresi) e i suoi pochi film, Eva fa discutere più che serie animate da 4000 puntate.


L'occasione per parlaverne arriva dritta dalle sale, dove il 3.33 della Rebuilt è stato in programma il 25 settembre. Ma per chi non è riuscito a vedere questo meraviglioso film su grande schermo, la Dynit ha confermato l'uscita in home video per fine ottobre. Dalle specifiche mi pare ahimè che manchi il corto in cg-live Ghibli presente nella versione giappa (ideale anello di congiunzione-supercazzola tra Nausicaa nella Valle del Vento ed Evangelion), ma spero di sbagliarmi.  

FINE PRIMA PARTE

sabato 19 ottobre 2013

Gravity

Recensione


Spazio. La missione consiste nell'implementare su un satellite un componente studiato originariamente per la cura medica, una maxi lente che consente di migliorare l'occhio dallo spazio per meglio osservare la Terra. Utile per sbirciare la privacy, ottimo come upgrade bellico. Il piccolo gruppo di cosmonauti inviati per la missione deve arrivare con uno shuttle, agganciare al satellite il nuovo componente con una passeggiatina spaziale in tutta sicurezza, tornare a casa. Niente minacce aliene, niente pazzoidi, niente roba complicata. Una missione di routine. E tutto è così sicuro che l'astronauta Kowalski (George Clooney) assiste direttamente nel montaggio la progettista del nuovo up-grade, la dott.ssa Stone (Sandra Bullock), mentre il resto dell'equipaggio cazzeggia o poco più. Curiosità dalla rete: Millando sul tema Clooney + satelliti ho trovato una notizia curiosa e inquietante da una mia spulciata in google (e quindi affidabilità dubbia sull'info). Pare che George Clooney con i soldi della Nespresso finanzi il mantenimento di un satellite volto a controllare gli spostamenti di terroristi nel Sudan! Roba da Batman quasi!! Altro che Ben Affleck... Vi metto il link.. http://news.in-dies.info/2013/08/04/4280/
Torniamo a noi. Bullock e Clooney nello spazio.
Ma quando a Hudson, base delle operazioni, c'è Ed Harris (in voce nella versione in lingua originale di Gravity), come anche in Apollo 13, a comunicare con gli astronauti, le cose vanno sempre male. La missione di routine è concomitante con le pulizie di primavera del programma spaziale russo. Gli elettori di Putin vogliono liberarsi di molta della spazzatura spaziale sedimentata da anni e invece di fare la raccolta differenziata decidono di sparare missili contro loro satelliti in disuso. Come conseguenza detriti di roba russa schizzano veloci come pallottole sulla altitudine della maggior parte delle strutture spaziali terrestri, distruggendo quasi tutto e puntando dritti dritti sulla missione di routine di Clooney e Bullock. La tragedia è però solo all'inizio. E non sono passati nemmeno 5 minuti di film.
Gravity esplora il legame tra uomo e le stelle. È sogno di tutti gli astronauti riuscire la superare il cordone ombelicale con la Terra, la forza di attrazione terrestre superata la quale si ha accesso al resto dell'universo. Ma forse per il fatto che attualmente non si può andare troppo lontano alla scoperta di strani nuovi mondi (Star Trek cit.) il posto più bello dove andare rimane casa, il nostro pianeta azzurro mai tanto bello come visto dallo spazio. Ed è bellissimo come la pellicola tra mille apparecchiature e amenità spaziali perfettamente riprodotte e pulsanti di ingranaggi si prenda tutto il suo tempo a farci rimirare la Terra cullati sulle note di una dolce melodia al pianoforte. Da 2001 Odissea nello spazio in poi la contemplazione del grande silenzio cosmico risulta ancora un'esperienza da brivido e la nuova tecnologia tridimensionale amplifica a dismisura l'immersività nella scena.
Se una cornice così sontuosa ci dà la possibilità di perderci nell'infinito, l'ottima sceneggiatura esplora la dualità, il conflitto interiore umano, tra vivere sulla Terra o scegliere lo spazio. Il cuore dell'opera ruota su due soli personaggi, scampati fortunosamente a un disastro. Il loro rincorrersi, comprendersi e accettarsi reciprocamente è la massima attrattiva della pellicola di una pellicola che eccelle quasi in ogni suo aspetto.
Perché scegliere lo spazio? Lo spazio è lontano dalle miserie terrene, è la massima via di fuga dai dolori del quotidiano. Spesso non si cerca davvero una nuova meta, basta essere riusciti a “perdersi altrove”. Questo vale tanto per gli astronauti quanto per gli amanti della fantascienza, fateci caso. Perché è un luogo nuovo, libero, inesplorato. In senso lato possiamo vedere lo spazio anche come l'autodeterminazione, il “proprio spazio”, la tendenza-sopravvivenza che spesso spinge l'uomo a buttarsi a capofitto nel lavoro o nelle passioni pur di sfuggire alle meccaniche della vita di tutti i giorni, alle interazioni con le altre persone, ai dolori quotidiani della vita. Questa “voglia di spazio” è perfettamente incarnata nella pellicola dal personaggio della Bullock, la dottoressa Stone. La sua missione nello spazio ha lo scopo principale di scollegarla, almeno un po', dalla Terra, permette alla sua mente di prendere una pausa da un passato-ancora-presente doloroso.
Perché vivere sulla Terra? Forse per paura dello spazio e del suo vuoto ma anche perché nello “spazio”, lontani da casa, ci siamo stati e dopo aver esplorato piccola parte del mondo ci manca qualcosa. Il personaggio di Clooney, l'astronauta Kowalski, è questo. Un veterano che per essere stato troppo lontano, troppo “nello spazio” ha perso la vita che aveva sulla Terra, ha visto i suoi affetti sparire e affievolirsi allo stesso tempo in cui lui stesso diveniva lontano, quasi un fantasma, per i suoi cari come per i colleghi. Forse anche Kowalski stesso è come un relitto spaziale che piuttosto che riportare dolorosamente in orbita si preferirebbe abbattere con un missile e dimenticarsene. Pur nel rimpianto il personaggio di Kowalki vuole riuscire a tornare, anche simbolicamente, riuscire almeno a significare qualcosa per qualcuno. Poi le carte si scompigliano, i detriti russi portano a scelte estreme di vita o morte e deve essere rivalutato il peso delle proprie scelte di vita. Ma forse non serve cambiare quando si è già scelta una via radicale, quando si è già scelto un proprio indirizzo di vita. Ma cambiare può portare anche a una rinascita e non è detto che sia male.
Questa dualità è magnificata tanto psicologicamente quanto visivamente proprio dalle forze di attrazione, confini fisici-mentali con cui fanno i conti i due protagonisti costantemente. Ogni avvicinamento tra i due come alla complessa strumentazione spaziale provoca letteralmente dolore da impatto, un attimo prima tutto galleggia nel vuoto e un momento dopo si sbatte violentemente contro una superficie rischiando di perdere una presa difficilmente ottenuta con una sorta di colpo di frusta che riporta verso il placido galleggiare cosmico. Un personaggio vuole perdersi e cadendo nella disperazione del nulla vuole stare lontano dalla Terra, almeno inconsciamente, in quanto non ha più “nulla” sulla Terra. Un personaggio vuole tornare e convincere l'altro a volerlo altrettanto, perché la disperazione è inutile e il mondo può essere meraviglioso come è meraviglioso anche solo vederlo dallo spazio. Meraviglioso. Ma come non ti accorgi che questo mondo sia meraviglioso? ( Modugno, Negramaro, cit.)
Se tutto quanto sopra esposto può ragionevolmente farvi pensare a una messa in scena diluita, quasi teatrale, una istantanea statica di uno spazio cosmico delineato dai confini fisici dello schermo come della pellicola fin dal trailer dovete ricredervi. Gravity è un film sulla velocità in cui gli eventi capicollano frenetici sui sensi stessi degli spettatori. Perché il linguaggio visivo parla tanto di corpi che galleggiano nel nulla da contemplare in assurde rotazioni rallentate, quanto di frenetiche corse all'esterno e all'interno di strutture spaziali di salvataggio-speranza, dove tutto in un attimo diviene precario e pericoloso. La pellicola procede a passo di valzer tra questi due limiti con una musicalità che affascina i sensi, irretisce e sorprende, spaventa.
Ve lo dico con lucida certezza: Gravity è il film che sfrutta al meglio la tecnologia 3d, la eleva da strano orpello e la porta a costituire effettivamente qualcosa di significativo per l'economia di uno spettacolo visivo. Tutto è concepito per “venirvi addosso”, ma l'aspetto che più vi colpirà è che è un approccio sensato, corretto di vedere le cose. I movimenti in cui si vede l'azione dalla soggettiva dei protagonisti sono straordinari, ma assisterete anche a scene in cui vedrete un protagonista piangere con lacrime che sospinte dalla assenza di gravità galleggeranno in 3d verso di voi. Qualcosa di difficile da descrivere al meglio ma che bisogna provare e provare obbligatoriamente in 3d.
Cuaròn si conferma il regista straordinario che abbiamo già conosciuto ne "I figli degli Uomini", un artista forse poco prolifico, ma perfezionista e risplendente di luce propria tra i più grandi nomi della cinematografia odierna. In Gravity riversa il suo amore per i piani sequenza lunghissimi, al punto che tutto il film può essere visto come un unico, complessissimo piano sequenza. La scrittura, opera di Cuaròn stesso, del fratello Jonas e dello stesso Clooney è un perfetto ingranaggio che dosa con precisione azione, sentimenti, dramma. Gli interpreti sono semplicemente straordinari e danno vita a personaggio che da subito avvertiamo come reali, autentici. La musica di Steven Price sa essere potente e inquieta quanto dolce come una ninna nanna, contribuisce in modo evidente all'impatto emotivo dell'opera e sa essere quando serve non invadente, donando credibilità agli effetti sonori.

In genere non guardo oltre al mio orticello. Se un film mi piace sono contento e non scelgo una pellicola in relazione ai premi che ha vinto in concorsi e manifestazioni vari. Gravity è eccelso, una pellicola che entra sottopelle dopo la visione, un film che anche visto una sola volta nella vita va bene. Spero ad ogni modo che piovano sull'ultima pellicola di Cuaròn centinaia di statuette. Se le merita. 
Talk0

giovedì 17 ottobre 2013

Kyashan Sins

(o Casshan/Casshern Sins se preferite) finalmente in home video by Yamato

ATTENZIONE: la disamina di Talk0 è talmente approfondita (lunga) che il post verrà editato in tre parti, quindi continuate a seguirci nei prossimi giorni per non perdervi il profondo (lungo) excursus su questo prodotto!

PARTE TERZA


Kyashan – Rinascita/ Casshern.(in dvd e blu ray bt Dolmen-Time code...pure disponibile in assurda deluxe edition con copia del calco della testa dell'attore in scala )

Ecco quello che di fatto è un sequel-reboot, per altro sotto forma di pellicola live-action, decisamente valido e memorabile! Siamo nel 2004 e qualcuno pensa bene di spolverare un classico del passato. Le premesse sono poco allettanti, anzi quasi devastanti per un fan della serie classica. Il regista è un videoclipparo incallito di nome Kazuaki Kiriya ed è il boyfrendo ( Lino Banfi cit.) di una idol piuttosto in voga, Kumiko Aso, che vuole fare il gran salto e diventare attrice. Tuttavia alla sceneggiatura c'è un certo Yuji Hayashida, una delle penne più interessanti del panorama nipponico e che in futuro scriverà capolavori come 13 assassins per Miike. Un artista peraltro che nutre un profondo amore e rispetto per i manga, curando alcune riuscite trasposizioni live action.

Hayashida riprende le suggestioni dell'opera originale e decide di aggiornarne il contesto storico. Consapevole del fatto di non aver vissuto il pre e dopoguerra e quindi di non poter ben interpretare quel periodo, ma ha conosciuto le guerre moderne, dove eserciti bene armati si affrontano contro persone spesso umili e male armati. I fantasmi del Vietnam così come le vittime coinvolte loro malgrado nella guerra al terrorismo. In questo caso il nostro scienziato lavora ad una panacea per rigenerare il tessuto cellulare, ma per perfezionare le ricerca gli servono cavie. Cavie che gli possono essere fornite dalla politica espansionista del suo paese, coinvolto in guerre continue a cui partecipa anche suo figlio. Un giorno però i risultati arrivano e dal brodo di cultura di alcune cavie riemergono, ricombinate, delle creature di sembianza umana. Non c'è tempo di gioire che il figlio cade in un agguato e muore. I ricombinati scappano rapendo la moglie dello scienziato e giurano vendetta per tutti i torti subiti dalla loro nazione a causa degli invasori. Scoprono un castello abbandonato tra i monti, la base dell'impero di Bryking e riattivano i robot-soldati. Con questa nuova forza cercheranno di invadere il mondo. Al contempo lo scienziato recupera la salma del figlio e la immerge nel brodo di coltura. Il figlio rinasce e, spaesato, dovrà forse seguire la volontà del padre di vendicarsi per riavere indietro la madre.

Qui non abbiamo più i robot (o neoroidi se preferite) come razza superiore, abbiamo in loro luogo i ricombinati, la carne da cannone raccolta sui campi da battaglia. Gente comune che si trova di colpo la guerra in casa e muore senza poter combattere contro mire espansionistiche altrui. Gente che però poi rinasce e giustamente indispettita giudica i suoi aguzzini, decretando che è meglio eliminarli. Perché un mondo migliore per la razza umana qui deve esserlo “per tutta la razza umana” o, vista la tendenza degli uomini a uccidersi a vicenda, “per nessuno”. Come i robot anche le vittime della guerra decidono per lo sterminio. Altrettanto spaesato è il nuovo Kyashan, soldato che sente sulle sue mani il sangue delle vittime della guerra cui lui stesso partecipa e di cui si sente colpevole. Il suo ritorno alla vita non ha quindi il sapore dell'eroe che si contrappone al male come non può rappresentare l'orgoglio bellico. È per questo che il nostro eroe non può indossare l'elmo che richiama la mezzaluna di Masamune Date, elmo che è presente in una scena ma che vediamo visibilmente rotto e inutilizzabile. Kyashan dovrà trovare una sua personale via per accettare di combattere ancora per le persone che lo hanno reso ciò che è contro avversari che sono a lui molto simili. E questa via sarà di nuovo possibile tramite Luna, che permetterà a lui di maturare un principio importante, alla base sempre del messaggio originale dell'opera: le guerre non servono e vanno fermate.
Con questa visione lo sceneggiatore Hayashida si dimostra la persona giusta per riscrivere la storia di Kyashan. I molti rimandi fanno dell'opera anche un sequel dell'originale dicevamo, laddove il palazzo di Bryking e i suoi robot rappresentano bene i tristi errori del passato che gli uomini sono sempre pronti a rispolverare. Un richiamo geniale che non sovrascrive ma mette in risonanza opera originale e remake.

Hayashida fa un lavoro tanto buono che il regista lo vorrà con sé nella sua pellicola successiva, il purtroppo da noi ancora inedito Goemon. Nel parco attori peraltro figura anche Akira Terao, diretto in passato da Kurosawa e Yosuke Iseya (che farà parte anche del cast di 13 assassins come di Sukiyaki Western Django) nel ruolo di Kyashan si rivela una scelta indovinata. Dettaglio da non trascurare, il budget di questa pellicola è “grosso” e permette oltre a maestranze di peso di avere una ottima computer grafica, aspetto per il quale il film si guadagna un buon passaparola nelle fiere di settore internazionale e un posto in varie rassegne e film festival. Come sempre per i film nipponici non tutto è perfetto ma quello che traspare è uno spettacolo che, pur stordente per accumulo di materiali (caratteristica di troppo cinema nipponico, lo “stordire” intendo), risulta affascinante per la fotografia (esautorata quasi a ricordare Sin City di Rodriguez), coinvolgente per l'interpretazione, appagante da vedere nelle molte scene d'azione e sensato in riferimento all'opera originale (laddove anche il fatto di essere “sensati” è una classica carenza del cinema nipponico). Un prodotto degno di entrare tra i cult movie di genere fantascientifico e che fa venir voglia di giocare ancora con il personaggio, creandone altre storie.

Kyashan Sins /Casshern Sins (secondo amazon dal 5 novembre in dvd e blu ray by Yamato Video)
Eccoci quindi all'ultima parte di questo mega-articolo, pronti per godere dell'ultima incarnazione del personaggio. I nomi coinvolti nella realizzazione sono troppi da elencare, ma fanno parte del gotha dell'animazione nipponica e in diretto riferimento alla premiata casa di produzione Mad House, artefice di capolavori del calibro di Metropolis, Cowboy Beebop, Paprika e tanti altri ottimi prodotti. Lo stile grafico risulta differente dall'originale in più punti ma è molto accattivante, plastico e aggressivo, non risultando per nulla stonato dell'ambito del tributo. I volti mi piacciono molto, ci scorgo almeno nel ricordo tratti dell'indimenticato stile del compianto Shingo Araki.
Anche qui Kyashan si riadatta per una differente lettura della storia. Siamo in un futuro lontano in cui la Terra è lacerata da anni e anni di lotta contro i robot, che in fine hanno vinto lasciando uno sparuto scampolo di umanità a vivere nascosto nell'ombra. Pare che Kyashan sia stato l'ago della bilancia del conflitto, ma che abbia combattuto dalla parte di Bryking. L'eroe vestito di bianco non ricorda quanto è accaduto di preciso. A dire il vero non ricorda nulla, ha come la memoria cancellata e solo a tratti il quadro del passato si ricompone. Vaga in questo mondo desertico senza seguire una meta ed è così che incontra e salva Ringo, una ragazzina androide che incrocerà qualche volta il suo cammino tra superstiti derelitti, robot rugginosi e nuovi nemici fino al completo ritorno della sua memoria. Ma soffermiamoci per un attimo sui robot rugginosi. Con il tempo i “vincitori”stanno per la prima volta vivendo l'esperienza più umana possibile, la morte. Le corazze metalliche si arrugginiscono, gli alimentatori vanno spegnendosi. Il possente esercito di Bryking si aggira come una mandria di zombie alla ricerca di pezzi di ricambio, a volte spingendosi a cannibalizzare altri robot pur di avere nuovi componenti funzionanti.
Kyashan Sins parla ancora di guerra, ma di una guerra di resistenza-sopravvivenza in un mondo ancora governato dai vecchi poteri forti. La guerra è un eco lontano e, come nel nostro presente, viene combattuta tra nuova e vecchia generazione, laddove è la seconda a detenere ancora con forza il potere pur nel disfacimento. In fondo la detenzione del potere è sempre una causa di conflitto. Il nostro eroe vivrà quindi ancora un dualismo, camminando ancora sul limite, danzando sulla frontiera (Jovanotti cit.).
La serie Sins ha avuto un grande successo in ambito internazionale e l'edizione home video è più volte stata magnificata sul siti di settore per la qualità della realizzazione. È quindi un vero piacere che giunga anche nei nostri lidi. Vi offro il teaser trailer by Yamato video che, ascolterete, presenta pure una piccola sorpresa.



Sì, una sigla in italiano! Ed è dei Finley!!! Ed è decisamente appropriata e, opinione mia personale, più incisiva della opening originale. Ma che fine avevano fatto i Finley? Hanno ovviamente un album appena uscito con questo pezzo, dal titolo “fantasmi”! Non ci resta che aspettare novembre e ringraziare Yamato per questo nuovo prodotto che, se rispetterà l'alta qualità delle sue recenti produzioni in blu ray, sarà qualcosa di davvero imperdibile. 
Talk0

lunedì 14 ottobre 2013

Kyashan Sins

(o Casshan/Casshern Sins se preferite) finalmente in home video by Yamato

ATTENZIONE: la disamina di Talk0 è talmente approfondita (lunga) che il post verrà editato in tre parti, quindi continuate a seguirci nei prossimi giorni per non perdervi il profondo (lungo) excursus su questo prodotto!

PARTE SECONDA

La questione del nome e l'uniforme Parte del fascino dell'opera risiede anche su questi due peculiari aspetti legati all'eroe, nome e uniforme.
Il nome. Kyashan viene ad essere esportato in America come Casshan o Casshern per il solo fatto che i giappi leggendo i caratteri occidentali di “Casshern” pronunciano “Kyashan”, come risulta evidente anche dalla sigla giapponese, in cui il nome del personaggio (nel ritornello) appunto Kyashan. Per una volta noi italiani abbiamo tradotto correttamente in kyashan il fonema, ma per il resto del mondo la serie si chiama appunto “Casshern”. È una divagazione ma è interessante valutare come ci si sia alambiccati sulla “reale fonte” del nome Kyashan, in quanto i giappi dicono di riferirsi a una divinità portatrice di pace. Potrebbe per certi aspetti essere pure Krishna, avatar del dio Visnu, che nel periodo epico del testo sacro indù Mahabharata assume le vesti di protettore del mondo. I giappi sono soliti “giocare con le religioni” e il fatto che Kyashan sia un androide, quindi un avatar meccanico in cui è infuso lo spirito dell'eroe, potrebbe far filare questa teoria. Anche altri personaggi di Kyashan Sins hanno nei nomi delle implicazioni religiose, vedasi Dio e Leda, che sembra proprio una storpiatura di Veda.

L'uniforme. Kyashan indossa una tuta completamente bianca, un cinturone con due pistole razzo e un elmo che all'occorrenza può chiudersi sul volto, proteggendo il viso durante gli scontri. Partiamo dal casco. È quasi la riproduzione dello storico elmo a falce di luna di Masamune Date e in effetti c'è qualcosa che ha in comune Kyashan con il celebre generale: una vita dedicata alla guerra fin dalla giovane età in supporto al padre. L'elmo rappresenta al contempo l'onore del guerriero ed è peculiare il fatto che nel film "Kyashan la rinascita" questo accessorio sia stato distrutto prima che il nostro eroe si appropri dell'armatura. Ne riparleremo! Ci sono delle razzo-pistole ma Kyashan le utilizza per spiccare il volo in salto più che per combattere. Questo perché il nostro eroe è per lo più un artista marziale che affronta a mani nude i suoi avversari. In questo aspetto l'autore mette in luce probabilmente la sua avversione per le armi da fuoco, strumenti che nella maggior parte dei casi mette nelle mani degli antagonisti. Una scelta di campo che mitiga in parte la violenza dell'opera e avvicina Kyashan alla filosofia tipica dei supereroi americani. 

Infine il colore dell'uniforme, bianco. Ve lo ho già raccontato in un post di Gundam U.C. Ma la questione qui è la stessa. Il bianco è il colore della purezza tanto del corpo quanto dell'anima, tuttavia per i giapponesi assume anche una seconda connotazione, l'incognita. Perché il bianco è anche inteso come “assenza di un colore” e in senso lato come assenza di appartenenza a uno schieramento, un vessillo vuoto. Giocando su questo dualismo da un lato comprendiamo come in effetti Kyashan sia il “buono”, dall'altro accettiamo il fatto che la gente non si fidi di lui, che lo veda come un possibile nemico. Dubbi che non dovrebbero esserci sui supereroi ma di cui i fumetti sui supereroi sono pieni. A ogni modo l'uniforme piace e rimane per lo più invariata fino alle odierne rivisitazioni di Kyashan.
Kyashan – il mito / Casshan Robot Hunter. (in dvd by Yamato video)



Nel 1993 ecco che si palesa l'occasione di celebrare i 20 anni dalla prima messa in onda di Kyashan con una nuova miniserie. Certo 4 episodi da 30 minuti l'uno non possono competere contro gli originali 36 episodi e la trama, che grossomodo ripercorre il canovaccio originale, non innova particolarmente. Visto negli anni '90 l'opera aveva un suo fascino. Rivista oggi vengono in luce tutti i suoi limiti: un chara design troppo anonimo se paragonato all'originale, digressioni sessuali un po' gratuite, musica pop-jap triste in luogo della marziale colonna sonora originale. Zero epicità, zero trasporto emotivo. Pare tanto un espediente per battere cassa e di fatto costituisce un tassello del tutto bypassabile. Non fosse per un paio di combattimenti carini il recupero non è essenziale.

FINE SECONDA PARTE