martedì 25 aprile 2017

Kingsman 2: the golden circle - il primo trailer



Diretto da un Matthew Vaughn in forma straordinaria, tratto da una graphic novel di Mark Millar (che in pratica ha influenzato TUTTI i cinecomic Marvel recenti, l'ultimo Wolverine compreso), con co-protagonista un Colin Firth super -spia leggendario (la scena della chiesa è già storia del cinema action), con una Sophia Boutella villain instant-icon e un Samuel Jackson bad-guy in forma, il primo Kingsman- Secret service è deflagrato come un asteroide incazzato nel panorama degli spy- movie più testosteronici spingendo a mille l'acceleratore sulle esplosioni emoglobiniche (c'erano teste che esplodevano come fontane di sangue multicolore con il sottofondo di un valzer), quanto sulle potenzialità di un mondo narrativo quantomai, si ipotizzava, abusato e avvizzito. È di nuovo figo indossare il gessato da spia, gli orologi costosi e pieni di armi nascoste, andare in giro con un ombrello - mitragliatore, guidare auto laccate che risultano coriacee come carriarmati. Vaughn prendeva le suggestioni di Fleming su mondo, look, stile, onore e giocattoli hi-tech e li legava a un contesto da Harry Potter sotto acido, ma ben contestualizzato al mondo periferico londinese più povero e reale. Diventare spia frequentando una magica scuola "per spie" era fare quel salto sociale che portava a indossare il famoso gessato, che assurgeva quasi a costume da supereroe. E allora si poteva uscire dalla periferia e affrontare un altro mondo, fatto da armi silenziate, protesi bio-mediche che diventavano lame di un metro, scienziati pazzi e covi segreti pieni di belle donne, lusso e pericolo. Ma prima c'era la scuola Harripotteriana da passare, con a capo non un ordinario Silente, ma un non meno carismatico Merlino. Piccole spie crescono, aiutate da un veterano come il miglior Colin Firth cinematografico di sempre. Un gusto / venerazione per il vintage '50/'60 più sfrenato, che da lì a poco sedusse Guy Ritchie. Un contesto da ciclo arturiano davvero cool. Un mondo esagerato ma non troppo riempito tutto di polvere da sparo. E poi un acceleratore premuto a bestia tra inseguimenti, arti marziali e splatter da risultare gasante quanto parossistico. Kingsman era esagerato e amabilmente scorretto. Le spie salvano in mondo, fanno esplodere tutti usando armi e arti marziali e hanno in premio super - sesso, come ai tempi di Sean Connery. Come ai tempi dei film più semplici, intrattenimento al posto della geo-politica di Quantum of Solace. Niente dramma interiore da spia dormiente prigioniera di un passato che non ricorda. Niente "lupi vestiti da pecore". Un mondo semplicemente "altro", dove giocare alle spie senza pensarci troppo. Austin Powers approverebbe. E quella era la vera svolta, l'eccesso ricercato fino ai confini quasi fumettistico/super-eroistici era la precisa carta d'identità del primo Kingsman, quella che ancora oggi spinge i fan a vederla e rivederla e rivederla. Fece un filmone.



Ma reggerà al "capitolo 2"? Abbiamo avuto Craig/James Bond, 4 film, ascesa fulminante (Casinò Royale e buona tenuta fino al bello ma controverso Skyfall, agli albori del blog trovate una recensione) e la sua crisi (Spectre è "bruttino", indietro nel blog c'è un post e li vi mando per dettagli). Abbiamo avuto Damon/Bourne, 4 film e mezzo, inizio favoloso e la sua crisi (l'ultimo film è moscio, anche se "moscio di gran classe"). Vin Diesel/Xander Cage, 2 film e poco più (l'involontariamente comico Ice Cube come possibile successore non conta, anche perché davvero patetico) che doveva spaccare il mondo spogliando le spie dei loro gessati e la sua crisi (nel secondo film già si dava per morto, resuscita nel terzo ed era quasi meglio se non lo faceva... diciamo però che i geni di Xander si sono fusi con quelli di Dom Toretto). Reggerà al capitolo due Kingsman? Il cast sembra interessante ma alcuni personaggi molto iconici, giocoforza, non sono "sopravvissuti al numero 1". Il contesto, il "lore", si è allargato e ora oltre alla ultra segreta Kingsman c'è anche un'associazione gemella americana. Ci saranno cattivi "più grandi" da combattere insieme a differenze culturali ancora più grandi da sopportare. I colleghi americani sembrano tutti cowboy e vederli assieme ai Kingsmen in perfetto gessato bondiano fa un effetto già ironico. L'azione che si preannuncia pare abbondante e per gli amanti dei classici topoi di Fleming già nel trailer troviamo una macchina che diventa sommergibile (The spy who loved me). Se mi metto a elencare tutti gli attori presenti non finisco più. Channing Tatum, Jeff Bridges, Halle Barry, Mark Strong, Julianne Moore, ma pure chicche come Sir Elthon John. E poi c'è anche il ritorno del nostro protagonista Taron Egerton, una faccia da schiaffi che manco Orlando Bloom ma alla fine in sala davvero spassoso e divertente. Noi ci vogliamo scommettere su questo numero 2, soprattutto per l'ultima scena del trailer, quella con Colin Firth. Non vediamo l'ora che esca. 
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Addio Erin!


I suoi Happy Days erano finiti da un pezzo purtroppo, ma noi vogliamo ricordarla come Sottiletta. Addio Erin...

venerdì 21 aprile 2017

Ghost in the Shell: la nostra recensione del nuovo film dal vivo di Hollywood


-Sinossi fatta male: Futuro. In una tentacolare Megalopoli "bladerunneriana" la sezione 9 di Pubblica Sicurezza è la squadra più hi-tech impegnata nella lotta alle nuove forme di criminalità. Cyborg terroristi con chele metalliche impiantate nelle braccia, hacker in grado di controllare a distanza le persone agendo sul cloud collegato al loro cervello, enormi robot ragni-formi pesantemente armati disponibili sul mercato nero. Il male 2.0 ha mille forme e la sezione 9 risponde con supersoldati potenziati, strateghi e maghi dell'elettronica. Sotto la guida di un integerrimo poliziotto e politico come quella vecchia volpe Aramaki (uno straordinario Takeshi Kitano), il braccio armato della sezione è guidato dal Maggiore Mira Killian (Scarlett Johansson, perfetta nella parte), un cyborg dalle straordinarie capacità belliche e cerebrali confezionato dalla Hanka Robotics con la migliore tecnologia all'avanguardia e i resti di una ragazza recuperati da un incidente navale. Mira è letale e risoluta sul lavoro, ma soffre di una forte crisi interiore, alimentata dal fatto di non ricordare nulla della sua vita precedente con l'incidente. Il numero due del Maggiore è il roccioso Batou (Pilou Asbaek, preciso alla versione anime pure lui), un ex militare americano, gigantesco, cyberneticamente potenziato pure lui ma dal grande sorriso. Il nuovo cyber-criminale che sta impazzando in città si chiama Kuze (Michael Pitt, davvero bravo), ama fare "il burattinaio"  e ha nel mirino proprio la Hanka Robotics. 


-Ai giapponesi è piaciuto: arriva nelle sale, per la Universal, anticipato da un uragano di malumori, il nuovo film di Rupert Sanders, regista di Biancaneve e il Cacciatore. Sanders già all'epoca di quella pellicola aveva dimostrato il suo amore per l'animazione e la cultura giapponese, creando per la seconda parte una magnifica foresta incantata con un'atmosfera fatata che pescava a piene mani tanto da Princess Mononoke e un mare verde con suggestioni della celebre Aokigahara. Sanders era l'uomo giusto per tradurre visivamente l'opera mass-mediatica iniziata con il manga di Masamune Shirow e resa grande dal film di Mamoru Oshii e sul lato visivo azzecca in pieno l'atmosfera. La Johansson era il volto internazionale giusto per il Maggiore, un'attrice che poteva traghettare su questo "cinemanga" l'attenzione degli appassionati dei cinecomics e che per curricula aveva le carte giuste per la parte. Era stata donna forte e combattente vestendo i panni della Vedova Nera Marvel, era stata un corpo alieno e in mutazione in Under the skin e Lucy, era stata "macchina" in Her (sua la voce del computer senziente nell'omonimo film in versione originale). E Scarlett è perfetta nel trasmettere la bellezza plastica e l'aria assente del "guscio" del Maggiore, è "pelle" (o "bambolona", se preferite) che nasconde qualcosa di altro e insondabile che abita al di sotto della superficie. Per Aramaki non si poteva immaginare un attore diverso da Kitano a mio parere (sarebbe stato perfetto Pat Morita) e il geniale attore / regista giapponese è straordinario nel costruire un commissario capo riflessivo ma con tutto l'istinto e i riflessi dei terribili yakuza da lui interpretati in mille film. Curiosissimo il fatto che parli in giapponese (è sottotitolato) in una società che sembra del tutto omologata ad una lingua unica (o si capiscono in virtù dei chip cerebrali che nel futuro dovrebbero portare tutti), ma la sua performance non può che guadagnarne. La trama è diversa, molto più semplificata rispetto al modello di riferimento, ma le scene chiave, per lo più tratte dal primo film di Oshii, ci sono tutte e visivamente sono rese al meglio. E soprattutto, lo ribadisco dopo aver letto i dati e le interviste uscire da poche ore, è piaciuto ai giapponesi. 


-Ma perché sarebbe piaciuto ai giapponesi? Io amo il modo di pensare dei giapponesi, soprattutto perché sfuggono dalle facili definizioni. Ogni riflessione su un argomento genera un nuovo punto di vista che arricchisce ulteriormente, senza mai "completare" un argomento. Go Nagai ha declinato in cinquecento modi diversi il suo Mazinga, Captain Harlock ha vissuto decine di vite diverse e tutte in contraddizione temporale l'una con l'altra e lo stesso vale per Lupin 3, Kyashan, Ken il Guerriero. Questo capita anche per quel mosaico in continua ri-definizione che è Ghost in the Shell. Prendete il manga, confrontatelo con l'anime della Production I.G. e con il dittico cinematografico di Oshii, prendete la serie Arise. Il contesto cambia, la tecnologia cambia, in grado di "umorismo" e "sessualità cambiano", ma i personaggi sono quelli e vengono arricchiti da nuove letture e prospettive. In occidente c'è invece questa mania definitoria e classificatoria, da archivisti sfigati in cerca di certezze universali, che tende ostinatamente e con rabbia a cercare un ordine unico e definitivo nelle cose. Credo che c'entri un po' anche la religione (e il fatto che in Giappone ci sia il più totale politeismo Pacifico). Conosciamo qualcuno di interessante e vogliamo sapere a tutti i costi tutto il suo passato e tutto il suo futuro e non ammettiamo che ci siano versioni diverse dei fatti, interpretazioni criptiche. Anche a livello di "morale declinata all'intrattenimento": mentre vediamo un film ci "confortiamo" a dividere tutti in "buoni vs cattivi", mentre nel cinema asiatico si coltivano i dubbi e gli eroi possono essere criminali e i criminali eroi. Cosa succede quindi quando Ghost in the Shell diventa un blockbuster americano? Succedono tutte le menate che succedono per la produzione di un blockbuster americano oggi. Si mettono da parte registi e sceneggiatori, che per troppo estro o originalità potrebbero "confondere le ampie masse" e salgono in cattedra i producers e gli esperti di marketing con le loro "vincenti" strategie di lungo corso. I film che incassano di più sono categoria PG13, e quindi in grado di complessità e violenza di un qualsiasi prodotto deve essere intellegibile per un 13 enne. Siccome è il primo capitolo di un possibile brand che ""pare"" supereroistico, serve che sia una origin story per spiegare chi sono i personaggi, chi i buoni e chi i cattivi, con minori sfumature possibili che possano confondere i ragazzini. Quindi cosa succede a Ghost in the Shell? Che mentre in Giappone ancora oggi sappiano pochissimo su chi sia il maggiore (background, orientamento sessuale, famiglia, passioni), nel film americano sappiamo già tutto il suo passato. Mentre in Giappone ci sono poteri oscuri che tramano nell'ombra facendo il bello e cattivo tempo, qui si capisce chi sono i buoni e chi i cattivi. Mentre in Giappone parlare di cyborg significa parlare di anima disgiunta dal corpo (Il "ghost" nel "guscio" da cui viene il titolo), di possibile evoluzione umana nella rete informatica, di filosofia applicata a una conoscenza del sapere alla portata di tutti, parlare di Cyborg in America è più declinarlo al "rape and revenge movie": che sia Il Corvo o Robocop, lo "spirito" punta a reimpossessarsi del corpo e della sua vita terrena passata (compiendo una involuzione del tutto opposta al personaggio originale). Tutto è più semplice, più colorato, più veloce.  Meno estremo, meno cerebrale, più "chiaro". 
Come può perdere il giapponese tutto questo "travisamento"? Come una versione "alternativa", delle molte versioni alternative di Ghost in the Shell che già esistono, interessante per quello che ha da offrire di diverso. E qualcosa di interessante anche a livello di trama questa pellicola ce l'ha. Si parla di "scelte etniche" nella costruzione di un corpo artificiale, si parla di "consenso informato" se non vere e proprie PEC per l'accesso al proprio cervello potenziato (ed è un tema attualissimo nelle comunicazioni ufficiali on-line), si parla di conservazione della memoria e del valore dei ricordi. Spunti scaturiti dalla attualità e da una diversa visione del mondo (quella occidentale) che non fanno che rendere Ghost in the Shell più "grande". E se escludiamo la sceneggiatura in sé, a livello di scene d'azione, di interpretazione, effetti e scenografie la pellicola è molto valida. 


- Come può prendere il fan - medio-occidentale  dell'anime / manga originale questa pellicola? La risposta è "un po'come gli pare". 
Gli integralisti "più estremi" si sono lamentati della scelta della Johansson "in quanto non attrice giapponese", quando ai giapponesi l'idea è piaciuta molto e lo stesso Oshii nelle pellicole la ha caratterizzata con dei tratti non orientali. Ma uno può amare le opere giapponesi anche in quanto "dentro ci stanno solo i giapponesi"  e non importa se l'ambientazione è la Francia del 1400. I gusti sono gusti.
Gli integralisti "medi" hanno lamentato la mancanza di complessità della trama, che era una cifra stilistica per loro importante. Gli risponderei che spesso (soprattutto nella serie TV e Arise) la trama è resa complessa in modo artificioso e posticcio (con esiti spesso ridondanti e che ridefiniscono il concetto di "noia"), ma non posso di massima che concordare con loro. L'opera-base è molto stratificata nei significati e culturalmente ricca,  mentre il film è omogeneizzato per essere assimilato come un cinecomics. Ma questo non esclude che si potrebbe andare più in profondità sulle suggestioni orientali con i capitoli successivi, magari arrivando al punto da riallinearsi in tutto con lo spirito originale. Certo riporre questo tipo di fiducia è come accettare una cambiale in bianco, ma sostenere pellicole come questa potrebbe aprire la porta a progetti originali con possibilità di discostarsi dai cinecomics e creare un po' di varietà di mercato. 
L'integralista "base" si lamenta della operazione tout-cour perché c'è un solo originale ed è un capolavoro irreplicabile. E ha ragione anche lui e per me può murarsi vivo in un bunker riguardando all'infinito l'anima originale. Ma potrebbe anche considerare il fatto che i film di Oshii (soprattutto) non verranno certo cancellati da questo blockbuster, anche perché il regista è così ossequioso del prodotto che ha voluto intervenire esteticamente a livello minimale (per la sceneggiatura ha invece dovuto un po' genuflettersi ai produttori, ma se non ti chiami James Cameron capita il 98% delle volte che fai un film dall'alto budget... citofonare a Guillermo Del Toro per avere la sua opinione). Da fan, opinione mia personale, guardare le immagini più belle del film di Oshii così trasposte dal vivo da Hollywood, pure in un contesto dissimile, provoca solo una cosa: orgasmi multipli. Però siete liberissimi di non guardare la pellicola.


- in conclusione: ha senso oggi Ghost in the Shell? E ha senso questa "rilettura" americana?  Per me sì, rimane attualissimo. Ma la mia è l'opinione di un fan che non ha mai smesso di leggere/vedere/ giocare (con i videogame) a un'opera multimediale che ha conosciuto la prima volta nel 1992 su Kappa Magazine. Vi mentirei se vi dicessi che già dalle prime scene di questo film non mi è tornato alla memoria un periodo della mia vita in cui Ghost in the Shell di Oshii appariva, come trailer, sui mega schermi della città del videogame di Syndicate Wars. Ho vissuto quel periodo floridissimo per il cyberpunk, lo ho amato quanto si è fuso nel pessimismo millennarista e credo abbia ancora molto da dire in un mondo in cui iniziamo ad andare in giro con dei visori per la realtà virtuale. C'è da dire poi che il linguaggio del cinecomics oggi è imperante e chissà mai che qualcuno che ha visto questa pellicola ne sia rimasto così affascinato da andare a ripescare il materiale originale. Insomma, questo Ghost in the Shell a parer mio non è per nulla il disastro che molti su internet stanno cercando di vendervi. Non è al livello di quei due film / capolavoro di Oshii e purtroppo non ha dietro un regista come Cameron, Nolan o Cuaron ma rimane un film visivamente davvero valido, con una trama forse troppo semplice ma "solida" (... e in un'epoca dove esce Batman v Superman non è più scontato che si facciano trame coerenti) con dei bravi attori in parte e con tanta azione ed esplosioni. Se sarà il vostro primo contatto con il mondo di Ghost in the Shell e vi piacerà, benvenuti in famiglia, scoprirete uno dei mondi più affascinanti che l'arte nipponica abbia mai creato. E scoprirete che la tana del bianconiglio è molto più profonda di come appare in superficie. 
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giovedì 20 aprile 2017

Guardians of the galaxy vol.2

Svelato il ruolo di Stallone in Guardians of the Galaxy vol. 2 - è Star Hawk!

 dice che il suo personaggio sarà legato a Yondu (Micharl Rooker) da un rapporto di stima contrastato. E subito ci viene in mente Cliffhanger...


Star Hawk è uno dei personaggi cosmici più noti in casa Marvel e la sua storia (una costante per gli eroi cosmici, c'è da dire...) con il tempo, tra mutamento di poteri, ruolo e pure sesso (diciamo che ha anticipato molto della Marvel moderna editoriale) è diventata così complicata che è quasi un delirio cercare di sintetizzarla. Il costume e i poteri sono molto iconici e non vediamo sinceramente l'ora di vedere questa traduzione cinematografica. Lo rivedremo in Avengers: Infinity Wars? Chi lo sa, dipende da quello che succederà nel film di Gunn in uscita a Maggio. Di certo è che ci sono ancora altri attori nel cast di GOTG:V2 il cui ruolo non è stato ancora rivelato. Nei prossimi giorni potremmo avere altre sorprese. 
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mercoledì 12 aprile 2017

Thor Ragnarok: il trailer


"Veniamo dalla terra del ghiaccio e della neve
Dal sole di mezzanotte dove sgorgano le fonti calde
Il martello degli dei guiderà le nostre navi su nuove terre
Per combattere le orde, cantando e piangendo: Valhalla, sto arrivando!"

È la traduzione di Immigrant Song, dell'album III dei Led Zeppelin, la colonna sonora che sentite in sottofondo a questo trailer esplosivo. 
La fine di Asgard sta arrivando, il Ragnarok, e solo Thor (Chris Hemsworth) potrà salvare la situazione, con l'aiuto di un vecchio amico verde (Mark Ruffalo). Ma prima dovrà scappare dal pianeta in cui è stato confinato per combattere come un gladiatore.
E gli hanno pure tagliato i capelli!!! Cosa diranno le fans?
Cosa diranno le fans del nuovo look di suo fratello Loki (Tom Hiddleston) e del prode Heimdall (Idris Elba)? E pure il dottor Strage (Benedict Cumberbatch) cambierà taglio di capelli? Perché non ce lo dicono subito?!!


Delirio chiuso, finalmente lo vediamo, se pur per un minuto e poco più, il primo trailer del film di Taiki Waititi dedicato a Thor. James Gunn, che lo ha potuto vedere in anteprima, diceva che gli era piaciuto un sacco. E piace anche a noi. Tra i Led Zeppelin in sottofondo e le immagini di una fotografia acida quanto le tavole di Ranxerox dell'immortale Tanino Liberatore, sembra di trovarci sulla copertina di un disco rock metal di inizio anni '80. Ci sono le botte, le astronavi, i cavalli che volano e tante ironia. I guardiani della galassia sembrano avere contagiato a dovere la filmografia del dio nordico, ma lo spirito è quello giusto. A questo punto vogliamo vedere pure Thor trasformarsi in rana. 
Cate Blanchett è maestosa, sexy e pericolosa come si conviene ad Hela, la sovrana degli inferi che interpreta nella pellicola. La nuova Valchiria, Tessa Thompson, non ci dispiace affatto e Jeff Goldblum come Gran Maestro dal pizzetto variopinto è così stralunato che in un contesto spaziale è semplicemente perfetto. E poi c'è Hulk in armatura gladiatoria come nel ciclo Planet Hulk e World War Hulk. Un must.
Insomma. Hype a palla. Ci erano mancati il gigante di giada e il biondone nel forse troppo lungo Captain America: Civil War. Siamo contenti di rivederli a spasso nello spazio a fare scorribande. Chissà se andranno a bozzare contro la "Milano",  l'astronave di Star Lord e compagni. 
Talk0
P.s. E in calce vi mettiamo pure il classico dei Led Zeppelin. Se ancora non avete l'album correte su i-tunes...


giovedì 6 aprile 2017

Power Rangers - la nostra recensione


Premessa: C'è una strega verde che terrorizza e ridacchia sulle sorti degli abitanti di una cittadina pacifica e colorata, mentre i suoi mostri / minions seminano il terrore nelle strade distruggendo ogni cosa.


Ma i giovani di Oz... cioè ... di  Angel Grove (che sembra un po' la Southport di So cosa hai fatto) non sono da soli, un essere potente e misterioso, Zordon, è disposto a guidare i più volenterosi conferendogli dei sorprendenti poteri..


Grazie a Zordon, i giovani sono così sostituiti sullo schermo da comparse nipponiche dal corpo e dal volto coperto da tutine colorate, che grazie alla loro esperienza nelle arti marziali possono fare dei combattimenti assurdi contro i mostri della strega.


Fino a che un mostro diventa più grosso degli altri e i nostri eroi devono chiamare in loro aiuto dei veicoli giocattolosi destinati a unirsi in un robot componibile altrettanto giocattoloso...


Ora: avete avuto una eccitazione quasi sessuale nel vedere il robottone qui sopra? Avete provato una ingiustificata e curiosa attrazione per questo coso assurdo, che è palesemente finto tanto quanto palesemente "figo"? Vi siete esaltati senza pensare ai poveri mimi giapponesi che sotto chili di plastica stanno cercando di rendere plausibile un combattimento che sarebbe stato più fluido se combattuto tra due frigoriferi? Se la risposta a queste domande è sempre "Sì", allora la Fiamma di Megalopoli è con voi e siete fan, o lo sarete, di una delle serie TV per ragazzi più longeva di sempre. Ma se i mostri di cartone, i trucchi di gomma piuma, gli esperti di arti marziali, le streghe verdi e il paesino felice da salvare non vi piacessero, come si potrebbe farvi cambiare idea? 
Negli anni novanta bastava aggiungere alla formula la relazione tra la pink e il green ranger e le ragazzine, per un Twilight effetti ante litteram, andavano in fissa per lo show 


Ma i giovani d'oggi come possono essere attirati dai Power Rangers? La "roba colorata" che si mena come in un film di Bud Spencer tira ancora?

Sinossi veloce veloce: Ad Angel Grove fa ancora riderissimo la gag di rapire e mungere una mucca senza sapere che in realtà è un Toro, e così il nostro eroe Jason (Dacre Montgomery) finisce nella classica storiaccia alla Maial college. Furto, inseguimento, arresto e pure un gps al piede per non violare i domiciliari. Corsi di recupero obbligatori e carriera da divetto del football finita, Jason va a conoscere gli amici della detention room e subito il primo giorno diventa l'idolo delle folle detronizzando il bulletto locale e salvando lo scombinato Billy (Rj Cyler). Billy gli è riconoscente ed è abbastanza geniale da poter manomettere il gps giudiziale di Jason, ma vuole che in cambio il ragazzo vada con lui alla miniera, a scavare in una zona che secondo le indicazioni del suo defunto padre potrebbe essere molto ricca. Per un motivo o per l'altro la zona della miniera è bazzicata da altri ragazzi di Angel Grove. La bad-girl Kimberly (Naomi Scott) va lì a tuffarsi nel piccolo laghetto con cascata, la outsider Trini (Becky G) pratica lo Yoga sulla montagnola più alta e il bulletto Zack (Ludi Lin) se ne sta rannicchiato tra il verde per non pensare ai casini che ha a casa. Cinque ragazzi sfigati di una cittadina di provincia sfigata, cinque loosers, cinque Goonies. Poi Billy tira fuori gli esplosivi e il boato richiama tutti i ragazzi verso lo scavo. Si scoprono dei medaglioni colorati luccicanti e ognuno ne prende uno, acquisendo così una sorta di superpotere. Forse i ragazzi erano destinati a qualcosa di più grande del paesino di provincia. Qualcosa si è risvegliato insieme a quella esplosione. È una strega "ringhiana", Rita Repulsa (Elizabeth Banks), che vaga in giro per Angel Grove semi - nuda. Si nutre di oro, e ogni grammo che ingurgita la fa tornare più giovane e forte. Ha il potere di far fuoriuscire dal terreno delle creature di roccia. Ha già ucciso e non si fermerà. Nel cuore della montagna si è risvegliata però anche una forza positiva, Zordon (Bryan Cranston), che ora attrae i cinque ragazzi presso di sè, per farne i difensori dell'umanità. I Rangers.


- Un teen action leggero leggero: Daniel Israelite confeziona un prodotto decisamente godibile. Un film che risulta molto buono nella prima parte, un po' lento nella seconda, ma decisamente gustoso nella mezz'ora finale. Forse un film troppo lungo nel complesso, ma decisamente simpatico. Gli effetti speciali stanno un più dalle parti di Twilight che in zona Godzilla o Pacific Rim, ma funzionano per i fan, riportano al meglio l'animo sopra le righe, pupazzoso e giocattoloso della serie classica. In genere tutto ha un'aria colorata e simpatica. Merito soprattutto della Banks, che reinventa alla perfezione la cattiva caricaturale e sopra le righe Rita Repulsa, resa nota da Barbara Goodson, conferendole un'interessante venatura dark in più, che la potrebbe far associare alla Incantatrice vista di recente in Suicide Squad. La Banks ama giocare con questa supercattiva. Prima la vediamo aggirarsi come un mostro coperto di stracci sbavante oro liquefatto poi, in perfetta silhouette latte sadomado trangugiare felice dei donuts in una caffetteria mentre i suoi mostri distruggono palazzi. Sarebbe la perfetta Miss Dronio di un Yattaman americano. Quello che le manca, purtroppo per questo primo capitolo, è tutta la variegata corte dei miracoli di sudditi idioti e pupazzosi di cui si circondava nella serie tv. Avrei amato rivedere i pupazzoni, magari declinati con la stop motion stile Labyrint. Ed è un vero peccato che manchino, speriamo sia una lacuna che sarà colmata nei prossimi capitoli, se la saga avrà successo (la Saban punta a farne non 3, non 4 ma sei!!). Il team dei Power Rangers funziona molto bene come cast, soprattutto nei primi quaranta minuti, dove la pellicola cita un po' Chronicles. Sono attori giovani, ma di stanno facendo le ossa. Nella sceneggiatura si avverte lo sforzo di farne qualcosa di più che semplici macchiette colorate e la sfida riesce. Davvero  riusciamo ad affezionarci un po' a loro. Soprattutto al Billy di RJ Cyler, un attore molto versatile da tenere sott'occhio. Gli attori ci sono, la storia è semplice ma ha ritmo, peccato per una parte centrale un po' stanca è un po' inutile, che mette in scena il classico e logoro topos tira e molla del passaggio all'età adulta, qui declinato in ottica "se diventare eroi o restare ragazzi qualunque". Questa fase, intervallata, pesa un po' ma migliora in crescendo, con un bel cliffhanger dall'animo gustosamente orrorifico che, inaspettato, ho apprezzato. E poi arrivano i combattimenti con stunt-man giapponesi e i pupazzi giganti  della terza parte della pellicola. Sui primi davvero nulla da dire, lo spirito è quello giusto, anche se i simpatici mostri di roccia non sono affascinanti quanto gli sgherri umani in pigiama della serie classica e le coreografie ne risultano un po' confusionarie. E veniamo agli attesissimi zord, gli esseri robo-animaleschi amati dai grandi e piccini che devono mettersi a combattere combinati in un robottone contro un mostrone dorato liquidiforme e gigantesco.


Non è che si vedessero molto gli Zord nella serie. Erano, storicamente, realizzati con una computer grafica infima e dovevano apparire il giusto (il meno indispensabile, per vendere il giocattolo) per poi assemblarsi rapidamente (per vendere il robot-giocattolo), diventando le braccia e gambe di cartone del povero diavolo che indossava il costume del robottone, spesso con zero mobilità. Non si capiva da dove arrivassero, che comandi avessero, come i piloti ci entrassero dentro, quali tracce del loro passaggio rimanessero sulla perennemente rasa al suolo Angel Grove. Qui un po' di più si vedono e qualcosa fanno, con il risultato che permanendo di più su schermo risulta evidente quanto siano sbilanciati. È curioso quanto sia letale lo pterodattilo, quasi ai livelli di una Getter -Machine cazzuta, e quanto sia sfigato il T-Rex rosso robotico, da sempre il giocattolo più bello. E giocattoloni rimangono visivamente anche sul grande schermo, ma va benissimo così. Il Megazord è molto bello ed elegante, ma pecca un po' di personalità, stesso difetto che imputo al mostrone dorato Goldar. Goldar è grosso, ma non ha un centesimo del carisma del Goldar della serie TV, che era una specie di uomo - leone blu con un'armatura dorata. Nella serie è il classico generale d'armata circondato da sottoposti incapaci, irascibile con chi gli sta sotto, perennemente genuflesso nei confronti dei superiori. Una specie di Conte Blocken di Mazinga Z con tanto di spadone da brandire inutilmente in aria per sfogarsi di una sconfitta, per poi essere redarguito e umiliato dall'Ashura di turno. E questi teatrini, al pari di quelli del trio Dronio di Yattaman, erano spesso più divertenti dei combattimenti stessi. Goldar nel film è solo un gigante dorato, pur realizzato in una forma simil-liquida molto affascinante da vedere. 


E veniamo al Megazord, il primo Megazord della storia con una mobilità effettiva e non mimata. Il primo che abbia una logica nella trasformazione (come il fatto di dove vengano allocate le cabine di guida). È interessante che appena entri in scena si ponga una questione di mobilità coordinata del corpo, che strizza un po' l'occhio alla seconda storica puntata di Neon Genesis Evangelion. Una scena che era semplicemente irrealizzabile con i Megazord di cartone e compensato "classici". Però, ugualmente al pupazzone di Goldar, il Megazord non colpisce quanto l'originale. Gli manca carisma, gli manca una "faccia", al di là di una scodella da atleta di scherma. Non ci sono teste di Mammuth a fare da scudo o code di dinosauro a fungere da frusta. Mancano le incoerenti alette da pterodattilo per conferirgli una impossibile aerodinamicità, manca la spada "dove cacchio la avrà tirata fuori?". C'è troppa coerenza visiva, qui. Sembra uno Jeager di Pacific Rim, e questo, per un Megazord, non è un complimento. 



- Insomma, ma alla fine, io, cosa volevo?  Credo di aver passato anni a chiedermi cose tipo: "Ma perché non fanno un bel cartone animato di questo materiale, una roba almeno a livello di Voltron? Perché devo guardare dei tizi che si muovono male in costumi di cartapesta mentre buttano giù palazzi in cartapesta? Perché non fanno un telefilm dove i robot sono come quelli di Aliens -Scontro finale invece di queste poverate per bambini? Ma questi sono degli alieni malvagi o le comparse di un musical come Cats? Ma perché la cabina di comando del Megazord pare lo studio televisivo di un quiz tipo La ruota della fortuna? Come fanno i Power Rangers ad avere identità segrete e basi segrete se si muovono su veicoli di centinaia di metri di altezza? Nessuno li ha mai seguiti dopo uno scontro? No, perché basterebbe guardare il tramonto per scorgere la base dove vanno...". E via dicendo, fesserie di questo tipo, più o meno motivate. E non capivo. Il magnetismo dei Power Rangers era proprio in queste assurdità, un autentico "cumulo di assurdità". Questo film, che come detto è divertente e ha molti meriti, non ha ancora deciso cosa essere, se serio o rubicondo. E per questo aspetto è per me come il primo Tartarughe Ninja di Michael Bay. C'è sempre paura ad abbracciare l'assurdo. Il secondo Tartarughe Ninja ha abbracciato in pieno lo spirito assurdo anni '80 del cartone animato. A me è piaciuto di brutto per questo coraggio e per lo stesso motivo ha floppato nel resto del mondo. Perché i tempi sono cambiati, forse. Questo Power Rangers sta ancora in bilico tra i pupazzoni e Rim, si sta reinventando ma ha problemi identitari che si riversano sul tono generale dell'opera. Pur contando su un grosso fandom e forse su più puntate di Star Trek non si sa come accontentare le nuove generazioni. Certo l'idea di contaminare con l'horror mi piace. L'idea dei super-problemi declinata alla Chronicle (e quindi un approccio "Dark" al cine-fumetto) mi piace. E l'atmosfera generale (soprattutto per la scelta dei ragazzi e il tono del racconto), l'adolescenza mixata alla fantascienza, ha quel qualcosa che mi richiama il cinema per ragazzi anni '80, dalle parti di Explorers, Navigator o The last Starfighter. Quei sogni di mezza estate in cui la provincia più depressa d'America diventava il trampolino, per le nuove generazioni, verso le stelle. Cinema che non si fa più, forse perché ai più giovani non piace più (e qui si aprirebbe parentesi enorme, come ho appena fatto). Poi però non si può togliere tutto e i giocattoloni colorati zord diventano tanto più fasulli più la trama va in cerca di realismo. E' una bilancia sbilanciata. Qualcosa in questo mega frullatone di Israelite (prodotto da Bonaventura) si è Lost in translation, per dirla come la Coppola, ma gli stimoli ci sono, la trama è limpida e coerente come oggi è sempre più difficile trovarne, gli attori simpatici e il tutto diverte. Uscendo di sala però ho visto alti e bassi tra gli spettatori. Quel non essere più simile a un party con pupazzi colorati ha in parte deluso i fan. Quel voler cercare di essere più serio e complesso, mantenendo però i tratti più naïf, non ha fatto cambiare idea a chi non apprezzava di base i Power Rangers. A me, pur con quanto sopra evidenziato, non è dispiaciuto affatto e mi sa che in home video mi faccio un altro giro di giostra. In fondo la pellicola non ambisce ad altro che a farvi divertire e lo fa discretamente bene e se avete amato anche voi la fiamma di Megalopoli sarete attratti come falene da questo film. 
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