sabato 30 agosto 2014

Inferno - il film

Premessa: odio Dan Brown, trovo i suoi romanzi insulsi e indigeribili, per cui se siete fan mi scuso in anticipo. Da questo momento il nome Dan Brown sarà sostituito con Pippone.


Correva l'anno 2003 e Pippone si accingeva a pubblicare il romanzo che l'avrebbe consacrato permettendogli di vendere milioni di copie: Il Codice Da Vinci, sostanzialmente il saggio  Il Santo Gral di Baigent/Licoln/Leight con l'aggiunta di dialoghi come riempitivo e di personaggi al limite dell'idiozia. Successo clamoroso che gli permette pure di vincere la causa contro i tre storici perché il giudice è un suo fan, tanto da scrivere la sentenza in suo favore inserendovi degli indovinelli (!!!). Passano pochi anni e per un motivo ignoto Ron Howard (cioè mica Daniel Baldwin...) decide di farne un film. Protagonista Tom Hanks con parrucchino che scorrazza per Parigi, scelta che rende il Langdon cinematografico un pelo più simpatico di quello cartaceo per il semplice motivo che non ci assomiglia minimamente. Langdon è uno spocchioso professore onnisciente fisicato di brutto, che in ogni romanzo si fa la gnocca di turno in quanto quest'ultima inevitabilmente rimane attratta dalla sua incredibile bellezza e dalla sua ineguagliabile intelligenza. Il film in ogni caso fa successo, tanto che Bald... emh Howard decide di girare il primo romanzo di Pippone, ovvero "Angeli e demoni". Chiama sempre Tom Hanks e la solita vagonata di star a contorno. Decide di fare qualche minima variazione al romanzo, troppo stupido per poter convincere Hanks a girare certe scene: ecco quindi che il paracadute sostituisce un tendone nella scena dell'elicottero. Immaginare Tom Hanks e la sua panza gettarsi da un elicottero attaccato a un tendone come un Navy Seal era effettivamente troppo. Il film incassa bene, quindi tutti aspettano la trasposizione de Il Simbolo Perduto, inno alla Massoneria di cui Pippone è un adepto. Forse in questo caso Howard ha pensato che fosse troppo anche per lui e ha deciso di attendere il quarto capitolo, Inferno per l'appunto. Non avendolo letto, posso solo immaginare che Langdon debba risolvere qualche mistero relativo a Dante e all'arte fiorentina in genere... wow non vedo l'ora! Per chi fosse interessato, nei prossimi mesi dovrebbe partire la produzione e nel capoluogo toscano potreste imbattervi in Hanks o Howard e magari porgere loro la domanda che  mi frulla in testa da qualche anno... "Ma perché?"
Gianluca

giovedì 28 agosto 2014

The Expendables 4

Non è ancora uscito (almeno da noi) e già come al solito iniziano i rumors. Stiamo parlando ovviamente della saga, ormai è tale, dei Mercenari, ovvero quello che è a tutti gli effetti il tentativo di Stallone di riportare in auge una vagonata di star muscolari degli anni '80. Tentativo riuscito appieno e per questo (anche per questo) ringraziamo Sly. Il terzo capitolo ha incassato meno di quanto ci si aspettava, forse per colpa della pubblicazione online del film un mese prima dell'uscita in sala, ma ciò non ha fermato le buone intenzioni di Stallone ed ecco che ha avuto subito inizio la girandola di nomi. La fan-base si è scatenata chiedendo in pratica tutti gli attori fin qui mai coinvolti, ma tanto si sa che è Sly che decide chi è dentro e chi no. Al momento il nome più caldo è  quello di Pierce "007" Brosnan, forse non proprio uno dei più richiesti e che sicuramente dovrà rimettersi un po' in forma...


Forse il quarto episodio potrebbe essere quello buono per Jackie Chan, da sempre accostato al brand ma mai della partita perché non attirato dai brevi cameo dedicati ad alcune star (troppe per Chan e quindi con poco spazio). I segnali comunque sono buoni. Anche Van Damme si è praticamente offerto, ma un suo ritorno pare complesso a meno di non inventarsi qualcosa... e mi fermo per non spoilerare chi ancora non avesse visto il secondo capitolo. I fan chiedono a gran voce Seagal, Paré, Gibson... chissà come saprà stupirci il buon vecchio Sly. Vi terremo aggiornati!
Gianluca

mercoledì 27 agosto 2014

Addio a Richard Attenborough


Addio anche a Richard Attenborough, per noi nerd mitico creatore delle isole di Jurassic Park, ma in realtà grande attore inglese di teatro e cinema. Sarebbe troppo lungo elencare i suoi successi come attore e regista, da Miracolo nella 34ma strada a Gandhi... putroppo ci lascia un grande del cinema, forse in maniera meno improvvisa  rispetto alle recenti dipartite di Williams o Hoffman, ma il risultato non cambia. Addio Mr Hammond!

martedì 26 agosto 2014

Madman di Mike Allred



Frank è un supereroe. O almeno, visto il modo in cui è abbigliato, presume di esserlo. La sua testa è molto confusa e non i ricorda un granché, tranne il fatto che deve trovare un medico in grado di scongelare lo scienziato morto che ora risiede nel suo frigorifero, l'unico che conosce la sua storia. Nel mentre viene costantemente perseguitato da sgherri di uno scienziato mazzo e deve ricorrere alla sua arma migliore: uno yo-yo corazzato. Ma in alternativa, non trovando lo yo-yo, può sempre dare sfogo alla sua super-forza, picchiare i cattivi e magari mangiare nel frattempo uno dei loro bulbi oculari. Così il nostro eroe parte alla ricerca della sua identità in un viaggio tanto fisico quanto interiore. Non mancheranno infatti momenti in cui potrà prendere appunti o leggere il suo Giovane Holden.


Benvenuti nel pazzo mondo di Madman, eroe nato negli anni '90 da Mike Allred le cui avventure oggi iniziano a essere riproposte, integralmente, da Panini Comics in 14 volumi. Un'opera imprescindibile per ogni fan del fumetto underground, una serie che se prenderete in mano una volta farete davvero fatica a lasciare. Madman è nei testi surreale, ironico e spiazzante, sorprendentemente profondo. Graficamente sembra il frutto di una grossa scorpacciata di b-movie anni '50, da cui sembra attingere luoghi, personaggi e atmosfera, ma c'è molto di più. Il tratto usato da Allred è volutamente vintage, particolareggiato e preciso, Le tavole sono ordinate, chiare, accattivanti, l'azione è sempre chiara e il tutto ha un aspetto giocoso e accattivante. Un lavoro talmente valido al punto che molti si sono spinti a considerare il fumetto uno dei più vividi esempi della pop art.


Questo primo volume, Odissea nello Strano, è ancora in bianco e nero e mezzatinta, ma il colore arriverà in seguito, con l'arrivo della futura moglie di Allred, una delle più affermate coloriste di sempre.
Devo dire di essere stato letteralmente conquistato da questa prima incursione nel mondo di Madman. Un fumetto che per atmosfera, stile e umorismo mi sento di accostare al bellissimo The Goon di Eric Powell. Assolutamente consigliato! 
Talk0

domenica 24 agosto 2014

Echi Mortali - Echoes: il thriller psicologico a fumetti di josha Hale Fialkov e Rahsan Ekedal


Brian Cohn. Una bella moglie, un bimbo in arrivo, una splendida vita davanti. Ma il passato bussa alla sua porta. Il suo vecchio, violento padre, sta morendo ma prima di spirare gli confessa un segreto. C'è una scatola sepolta non lontano dalla loro vecchia casa. Una scatola che il figlio deve trovare.  Per chiudere i conti con il passato Brian trova la scatola e la apre, scoprendo il suo sconcertante contenuto. Bambole. Costruite con ossa e pelle di bambine rapite. Mentre Brian riflette su quei terribili manufatti parcheggia per un istante la sua auto davanti a un parco dove una bambina con le lentiggini sta giocando. Brian cerca le pillole, le pillole per il grave disturbo mentale di cui soffre. Schizofrenia. Stress, personalità alterata e vuoti di memoria, piccolo regalino del corredo genetico paterno, nemico della sua salute che combatte ingerendo chimica ogni volta che il suo orologio lo avverte con una suoneria . Dopo le pillole è di nuovo un uomo nuovo, la sua vita torna a scorrere come se tutto fosse passato. Ma il giorno dopo arriva al suo indirizzo un pacchetto. Al suo interno c'è una bambola. Una bambola che somiglia tanto a una bambina con le lentiggini. Brian ha forse ereditato l'hobby paterno?

Echoes è uno dei migliori fumetti della Top Cow, una storia letteralmetne imperdibile che oggi ci viene proposta in volume grazie alla Panini Comics. Un romanzo a fumetti inquietante, carico di suggestive e disturbanti tavole horrorifiche, che gioca la sua carta vincente su una messa in scena inusuale, accattivante e originale. Le tavole diventano delle autentiche gabbie emotive, non dissimili da quelle architettate da Joe Quesada per Devil: Diavolo Guardiano. I personaggi, ritratti in un suggestivo bianco e nero carico di mezze tinte, cercano di restare vivi e pacifici in tanti piccoli quadretti, ma quando la realtà si impone con tutta la sua drammaticità le tavole-gabbie si rompono, gli schemi saltano, e assistiamo a una delle più riuscite dimostrazioni dell'horror a fumetti di sempre. Una trama inesorabile, cattiva quanto labirintica, che vede al suo centro un eroe perdente, insicuro e pur nei suoi limiti disposto a sforzi titanici. Un eroe che oltre a combattere contro il reale combatte contro le oscure ombre che genera la sua mente, un proiettore che sforna a tutto spiano immagini disturbanti volte a confonderlo.
Un'opera disperata che probabilmente farà spaventare e piangere più di un lettore. Un'opera, meravigliosamente scritta da Fialkov, che offre per una volta la possibilità di parlare della malattia mentale, mettendo al centro del racconto questa problematica. Una storia di grande potenza visiva illustrata da Rashan Ekedel con tutto l'amore e dedizione di chi ha conosciuto persone affette da questo brutto male. Un ottimo horror che riesce anche a far riflettere. Se amate il genere non dovreste aspettare un minuto e correre a prenotarlo in fumetteria. 
Talk0

sabato 23 agosto 2014

The Hateful Eight



Nuovo breve teaser per il prossimo lungometraggio firmato Quentin Tarantino. The Hateful Eight, dopo essere stato sul baratro di una morte prematura causa pubblicazione della sceneggiatura a opera di qualche talpa, è in uscita nel 2015 e attualmente in pre-produzione. Tarantino non abbandona il filone western del suo recente Django e ambienta questa storia sostanzialmente all'interno di un emporio durante una tempesta. Un ritorno al passato, pare, con qualche richiamo al mitico Le iene. Pochi personaggi, ambientazione unica e dialoghi superlativi. O almeno ci speriamo, dato che il film è anche scritto da Tarantino. 
Nel corso di questi venti e più anni (Le iene è del 1992) Quentin ha creato attorno a sé una sorta di comunità di attori, che ciclicamente ritornano nelle sue pellicole con ruoli più o meno importanti. Attori di grosso calibro, ma anche caratteristi che grazie a lui sono stati lanciati nell'olimpo dei più grandi. Film dopo film questa comunità è cresciuta e ogni volta che una nuova pellicola fa capolino nelle sale, tutti sono curiosi di sapere chi sarà della partita. The Hateful Eight non fa eccezione. Protagonisti principali saranno due cacciatori di taglie, Samuel L. Jackson (praticamente in tutti i film di Tarantino da Pulp  Fiction in poi) e Michael Madsen, che non vedevamo dai Kill Bill, attore che io adoro, in grado di passare da Thelma e Louise a Piranhaconda senza colpo ferire. Ritroveremo Kurt Russell, già in Grindhouse e Tim Roth, il Mr Orange de Le iene. I ruoli non sono ancora definiti, quindi al momento non si sa chi sarà chi. Il personaggio di Bob sarà invece interpretato da Denis Menochet (era Perrier LaPadite in Bastardi senza gloria). Il generale Smithers avrà il volto di Bruce Dern, caratterista dai mille volti, già in Django. Un discorso a parte per James Parks, che oltre a essere attore adorato  Tarantino (e Rodriguez) ha anche interpretato l'unico personaggio ricorrente nelle pellicole dell'inventore del cinema pulp: il suo sceriffo McGrow lo potrete trovare nei Kill Bill, in Grinhouse, ma pure nel secondo Dal tramonto all'alba e in Machete.
Completano il cast James Remar (Django), Walton Goggins (lanciato dalla fighissima serie The Shield e già visto in Django) e un nutrito numero di belle figliole: Zoe Bell (una stunt con le palle, partita dai tempi di Xena), Amber Tamblyn (Django) e Dana Gourrier (giovane attrice, vista anche lei in Django). Al momento ci sono serrate trattative in corso con Jennifer "Mistica" Lawrence. L'attesa è tanta, vi terremo aggiornati.
Gianluca

venerdì 22 agosto 2014

Dragonero Speciale



Tempo di ricordi per la coppia di fatto di Dragonero. Davanti ad una pinta insieme agli amici dello squash fantasy locale, Gmor ed Ian si danno al sentimentalismo e raccontano della loro prima missione come scout imperiali e di come in seguito abbiano messo su la casettina in riva al mare. Tra i flutti alcolici i nostri eroi, insieme agli autori dello speciale Enoch e Vietti, ripetono pure più volte gli stessi concetti, per colorire maggiormente l'avventura. Si scoprono così alcuni piccoli scheletri dell'armadio di Ian e Gmor, si rivive il momento in cui il primo lascia l'esercito imperiale mentre il secondo è intento a tradurre testi antichi in un monastero. Si assiste a quando i due si rincontrino dopo tanto tempo e subito dopo due tavole i due sono a petto nudo a schizzarsi con l'acqua. Scopriamo il momento in cui Ian chiede a Gmor di essere suo partner, vivere e lavorare con lui, per sempre. C'è tempo pure per una missione di soccorso ad alcuni monaci dispersi in un tempio assediato da un demone elementare. C'è tempo per fare la conoscenza di un cazzutissimo monaco guerriero che in futuro, chissà, potrebbe tornare. Infine, finita la ciucca, tutti al mare.
Primo special di Dragonero, peraltro completamente a colori. La coppia storica degli autori sovrintende ai dialoghi, i disegui, bellissimi, sono di Cucina e Morrone. Non c'è che dire, il colore dona a questo tipo di storie e molte tavole sono davvero spettacolari. Il racconto di suo è simpatico, sempre di una ambiguità evidente, con ritmo e colpi di scena, niente di rivoluzionario ma godibile. Una gradevolissima lettura, imperdibile per i fan della serie.
Talk0

mercoledì 20 agosto 2014

Collana Le Storie, vol 22: Eroe senza patria




Marsiglia, 1954. Un tempo Jacques era un legionario. Ora si riduce a gestire il contrabbando di alcol e sigarette per un malavitoso marsigliese. Il boss vuole fare il grande salto e dedicarsi allo smercio di sostanze stupefacenti, ma Jacques non se la sente di avere a che fare con quel veleno, declina l'invito cordialmente e potenzialmente si fa un nemico. Nel frattempo un suo vecchio commilitone diventato un pezzo grosso nell'esercito lo chiama per una missione. Vuole che Jacques torni in Indocina. Vada a Nam Dim a porre fine al comando del loro vecchio comandante, che pare implicato in faccende losche. Riluttante e scontento della prospettiva di uccidere una persona che da sempre ritiene amica, Jacques rifiuta l'incarico. Ma qualcuno a Marsiglia sembra volerlo morto e il vecchio legionario è così costretto a una partenza forzata.
Brutto, gestito male, incoerente. La storia è qualcosa di davvero incomprensibile, monco, fuorviante, inappagante. Ultra-complessa in alcuni passaggi, di disarmante banalità in altri.
Non siamo nell'ambito del personale, del "non mi piace", qui oggettivamente il lavoro è confuso, disordinato.  Metto le mani avanti, magari l'opera "vuole" essere disordinata, per amplificare il senso di smarrimento del protagonista, tirato in mezzo a un conflitto da persone che gli sembrano tutte amiche ma che agiscono con un secondo fine. Magari a qualcuno piacerà proprio per questa impostazione, qualcuno troverà la giusta chiave di lettura che non ho colto. Tuttavia non mi ha colpito e mi ha fatto anche poco apprezzare la parte grafica.  Il tratto di Mottura è interessante, molto personale. Gioca con le figure allungate alla Pratt, non lesina di dettaglio, utilizza una impostazione quasi vintage e in alcune pagine riesce a conferire un particolare effetto rotatorio all'azione, un senso di vertigine. Niente. Un'occasione mancata ed è un peccato.
Talk0

martedì 19 agosto 2014

Space Battleship Yamato - tremenda mazzata fotonica

Chi vuole i merluzzi del capitano?
La Terra è messa male, bisogna trovare una nuova patria, nemici cattivi questa volta in formato insettoide, tagli di capelli terrificanti, effetti speciali che manco nel 63, tutine simil-motociclistiche bruttissime accompagnate da tagli di capelli terrificanti (lo so, mi ripeto), atroce, sconfinata, inarrestabile cortina di noia allo stato puro.
Sì, vi capisco, pensate che sono sotto acido, la saga di Masumoto è un capolavoro, questo film è un capolavoro, le tutine da simil-motociclista sono un capolavoro, i tagli di capelli a onda fonati sono un capolavoro. Capitan Avatar Findus è un capolavoro.

L'attore dell'anno con la pettinatura dell'anno
C'è gente che ha pianto davanti a questa pellicola, insostenibile, di 140, ripeto 140 interminabili minuti. Il che è impossibile scientificamente perché nemmeno con 30 litri di Redbull in corpo, potrebbero dimostrare i Myth Busters di DMax è possibile arrivare svegli dopo i primi 14 minuti di visione. Gente che magari quando era piccola è partita in fissa per la serie e per questo stimo. Perché è bello andare in fissa, intendo. Ma io davvero non ce l'ho fatta, come per altro sono caduto nel sonno dopo la visione di ogni singolo film della saga proposto in animazione. E dire che le puntate da 20 minuti mi piacevano! E dire che Harlock mi piaceva! Che la Blu Noah mi piaceva! Niente da fare, la Yamato-Starblazer in versione 180 minuti minimo ha su di me l'effetto di un potente sonnifero.
Ma li vedete i difetti prettamente visivi di questa pellicola?
Perché poi, se siamo su una corazzata che spara siluri e raggi fotonici ci devono privare di vedere l'effetto che cotanta forza bellica può sprigionare nei confronti delle navi nemiche? Perché dobbiamo sempre guardare l'immagine del personaggio che spara il missile senza poter poi guardare il missile stesso? Tutto è solo un cavolo di gioco di luci, asettico, sterile, insoddisfacente.

credetemi, sembra di stare in discoteca a Riccione,senza donne, alle 9 di mattina...
C'è anche la velocità warp naturalmente, ed è resa con un effetto tristissimo modello cono di luce della Valle dei Re di Gardaland. E che dire dei modellini dei caccia? Roba che U.F.O. è al confronto Guerre Stellari.
Ma Talk0, direte, basta con questa superficialità! Al diavolo l'estetica, il resto c'è tutto! Pensa alla grandiosità della trama, pensa alla bellissima e vibrante colonna sonora! Ci penso, certo che ci penso. Infatti sul tubo si può sentire la colonna sonora classica, per me ancora da brivido.


e pure il cantante era un bell'uomo, aggiungerei. Io quando la sento piango. Ma allora perché fare questo? Perché fare questo a uno degli aspetti di maggiore fascino della serie, perché questa armageddonata di Steve Tayler? Peraltro la sigla classica compare ma non cantata, praticamente uno stupro.

Credo che sia costata più questa canzone che tutto il film. E in quanto alla grandiosità della trama no, non l'ho vista! Anche per colpa degli attori. Non vedevo tante faccette da parte degli attori giapponesi da tantissimo tempo, dai tempi di Kamen Raider. Questo non è un cast credibile, pare un contest di cosplayer scarsi che si esprime attraverso espressioni esasperate da manga. E ve lo dice uno che ogni anno va a dei festival di cinema orientale: guardate Confesssions, Thermae Romae, Dark Water, Ichi the Killer, 13 assassins, Ran, un qualsiasi film di Kitano. I giapponesi sanno recitare alla grande. Quelli presenti in questo film no! E per sottolineare la bruttezza delle cosa, se c'è un anime in cui nessuno fa mai, ma proprio mai, faccette umoristiche, quello è Battleship Yamato.
Posso peraltro capire l'assenza di nemici umanoidi in ragione di alieni digitalizzati tutti uguali: se dovevano recitare male come gli attori del cast, meglio evitarli.
Non dico che poteva essere a livello degli Star Trek di J.J.Abrams, anche perché il budget di partenza era ben diverso, ma una cosa dignitosa alla Battlestar Galattica, tanto a livello di tematiche che di effetti, per me si poteva fare.
Niente. Magari tra un anno lo rivedrò e griderò al miracolo. In rete so che è un film molto apprezzato e ho un paio di amici che lo adorano. Io per ora a farmelo piacere non ci riesco proprio. Se venderà bene magari ci scappa la serie animata 2199 Yamato, che invece è molto bella, lavorata da Xebec e con un grosso seguito in patria.


Ecco, se  investiranno su questo sarò contentissimo di vedere nuove puntate della Corazzata Spaziale Yamato.
Talk0

domenica 17 agosto 2014

Le storie speciale: Uccidete Caravaggio. Stoira: De Nardo; Disegni: Casertano


Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio, a seguito dell'uccisione di un nobile durante un duello è stato condannato al bando capitale ed è quindi in fuga, è braccato dai suoi nemici. Il pittore si nasconde, sembra svanire dopo ogni fugace avvistamento. Ha molti amici ed è possibile che arrivi la grazia papale a revocare la condanna a morte. Chi vuole ucciderlo ha poco tempo, deve agire in fretta. Così il cardinale Villanova, che detesta l'arte seducente ma eretica del Merisi, mette sulle tracce del pittore il capitano Pablo Domingo Serrano. Mentre Tomassoni, gestore di bordelli e fratello dell'uomo ucciso in duello dal pittore, si affida allo spadaccino Lagarde. Tra i due cacciatori, peraltro discepolo ed allievo nella vita, nasce così una gara spietata all'inseguimento del pittore, che voci dicono trovarsi a Malta e in procinto di prendere voti da cavaliere. Ma la storia sarà quantomai imprevedibile.
Dopo il semplicemente bruttissimo numero 22, il picco più basso della collana bonelliana, per questo primo speciale, interamente a colori, serviva qualcosa di forte, una storia che lavasse l'onta riportando la collana ai suoi splendori più alti. E per Uccidete Caravaggio, scritto da Giuseppe de Nardo per i disegni di Giampiero Casertano, si può a ben ragione gridare al capolavoro.
Una storia bellissima, un romanzo storico frutto di attenta e puntuale documentazione con personaggi ben definiti e carismatici. Tavole ricchissime di dettagli, con ambienti e coltumi finemente riprodotti e  figure umane ben definite, credibili. Tanta azione tanti colpi di scena. Ma dove bene si mischiano colore e disegno si arriva davvero al top, con tavole che riproducono alla perfezione le opere caravaggesce e un tratto grafico che riesce ad armonizzare le tavole alle stesse cromaticità.   
Davvero un'opera magistrale, imperdibile per ogni estimatore della collana antologica della Bonelli. Talk0

sabato 16 agosto 2014

Dragon ball Z - Battle of Gods


Siamo alla fine della saga di Majin Boo, subito dopo l'oav Son Goku e i suoi amici sono tornati. Bulma ha organizzato una mega festa alla quale sono stati invitati tutti, ma proprio tutti i personaggi della serie. Un festino al quale manca solo Goku, in allenamento presso re Kaioh. Caso vuole che Birosu, il dio della distruzione capace per capriccio di spazzare via interi pianeti, venga risvegliato da un lungo letargo e smani per affrontare una creatura chiamata Super Sayan God, il combattente supremo. Il dio così incontra Goku, gli chiede del leggendario combattente e trovando risposta negativa si sposta sulla Terra. Non prima di aver steso il nostro eroe. Sulla terra Birosu, insieme a un accompagnatore, piomba dritto alla festa di Bulma, non prima che un preoccupatissimo re Kaioh informi Vegeta di fare in modo che lo sgradito ospite non abbia in alcun modo da offendersi o lamentarsi. Stoicamente il principe Sayan, memore di una passata visita di Birosu sul suo pianeta, decide di annullare la sua abituale arroganza e stendersi da tappetino a qualunque richiesta del dio distruttore. Ma inevitabilmente la situazione è destinata a incrinarsi. Birosu e Majin Boo hanno messo gli occhi sullo stesso, ultimo, budino alla vaniglia presente alla festa.
Akira Toriyama torna alla sua opera di punta dopo 18 anni e per l'occasione scrive anche la sceneggiatura. Ne esce quella che è una autentica festa, pervasa dal suo caustico umorismo e contornata da bellissime scene di lotta. Chi si aspettava un seguito serio, ufficiale, magari l'inizio di una nuova saga a cancellare la poco riuscita GT, qui purtroppo casca male. Anche se seguiti sono sempre possibili e auspicabili, in virtù del grande successo che questo film ha riscosso in Giappone come nel resto del mondo, questo Battle of God è un one shot che spinge verso le corde più comiche del fumetto, quelle della prima serie con Goku bambino, quelle comuni anche ad Arale e il Dr Slump. Toriyama nasce come umorista e sembra così strizzare un occhio a tutti i suoi fan di vecchia data.
Non poteva però mancare per i fan della serie z una nuova sorprendente evoluzione del SuperSayan e i combattimenti frenetici marchio di fabbrica del brand.
Alla fine della visione posso dire di essere piuttosto soddisfatto. Il film non si discosta molto dalla caratterizzazione classica dei personaggi, è divertente e a volte demenziale. Le animazioni magari sono sono nella norma della serie animata, non cercano mai qualche particolare guizzo e possono sembrare quasi antiquate. Ma l'aria che si respira è davvero quella di una volta e ci si sente subito a casa.
Certo sono partigiano quando parlo di Dragon Ball. Ho letto la prima edizione in italiano quando andavo al liceo, passeggiando per le vie di Milano alle 7 di mattina con un albo appena preso di fresco all'edicola della stazione. Disegnavo i personaggi ovunque e tra i miei amici di allora il fumetto era diventata una vera ossessione. Il cartone animato era stato all'epoca trasmesso solo sulle reti locali e solo per parte della prima stagione, erano ancora lontani i tempi in cui sarebbe stato trasmesso e ritrasmesso dodicimila volte su Italia 1. E pertanto il manga aveva un ritmo pazzesco e scevro dai mille filler della serie televisiva. Oggi vedendo Battle of Gods ritrovo tutta l'azione e ironia della serie con Majin Boo. Magari non il punto più alto del fumetto, ma uno dei suoi momenti più divertenti e stralunati. Non aspettatevi quindi un nuovo Cell Game o una corsa contro il tempo su Namecc. Potreste rimanere delusi. Ma se volete rivedere per una volta ancora i personaggi che hanno caratterizzato la vostra infanzia, questo è il film ideale, peraltro proposto in home video da Lucky Red con una definizione dell'immagine sontuosa.
Per nostalgici. Ma in fondo chi non lo è ?
Talk0

venerdì 15 agosto 2014

Buon Ferragosto!!!




Buone ferie e divertimento in attesa della prossima avvincente stagione cinematografica. Sentiremo ancora parlare del robottino protagonista della locandina qui sopra : )
Talk0 e Gianluca

giovedì 14 agosto 2014

Orfani vol. 10


Il gruppo si è diviso ed è nata tra loro una autentica guerra fratricida. In gioco è la divulgazione di una verità scomoda o il perpetrarsi di una comoda bugia. Troppi sono i morti, troppi sono i segreti sepolti e che dovrebbero rimanere tali. Ma il gruppo ormai sragiona. I ragazzi sono armi inarrestabili capaci di calpestare ogni sentimento umano pur di far prevalere o meno gli ideali di una guerra che li ha visti di fatto degradare a burattini. Ringo e la Mocciosa si affrontano così in un epocale duello, tanto violento quanto in un certo senso erotico. L'attrazione, l'amore fra i due, gioca ancora un ruolo importante nonostante gli ultimi tragici avvenimenti. Ugualmente Boyscout affronta il suo Angelo, la donna da lui appena sposata, con la consapevolezza, per la prima volta, che svolgere il proprio dovere senza fiatare potrebbe non essere la scelta giusta. Tra tanto sangue e dramma, il volume si prende una piccola pausa, raccontando di un'estate di tanti anni fa. Dopo la solita truculenta carneficina socio-politica gli Orfani ancora giovani ridevano insieme in una giornata al mare, quando ancora un barlume di innocenza forse c'era ancora.

orsacchiotti estivi balneari e sentimentali, pare di sentire in sottofondo Yesterday..
  
Recchioni ha del tutto tolto il limitatore e questo numero 10 degli Orfani descrive il massimo punto del sanguinoso dramma umano dei personaggi. L'azione si sussegue concitata e i combattimenti impegnano la maggior parte delle tavole. I disegni di Matteo Cremona, vividi e aggressivi nel tratto, sono straordinari nel sottolineare il coinvolgimento fisico ed emotivo dei nostri eroi. La lotta tra Ringo e la Mocciosa assume quasi per eleganza le movenze di un balletto erotico per poi accelerare verso la più estrema e cinica brutalità.  Una violenza totalizzante che punta i riflettori sui personaggi adombrando fondali che poi tornano a essere dettagliati e curati durante le scene di "calma". Belli i colori di Annalisa Leoni, che sottolineano con tonalità forti la cruenta azione in scena. I colpi si "sentono", bucano la quarta parete come nel classico dc La morte di Superman. Un lavoro encomiabile per una serie che è lanciatissima verso un finale davvero adrenalinico e drammatico.
Talk0

martedì 12 agosto 2014

Robin Williams ci ha lasciato


Cerco da un po'una foto da allegare a questo articolo.  Google mi rimanda a una vasta raccolta in cui sono presenti mille pose diverse dell'attore, ritratto nelle sue molte bellissime pellicole. Solo sfogliando queste immagini mi rendo conto di quante sue pellicole ho amato, al di là di quelle due o tre incredibilmente note. Mi accorgo che nel frattempo mi sono perso nei ricordi. In ogni foto l'attore sorride poi con quella sua aria da eterno bambino dell'Isola che non c'è, uno sguardo che colpisce e rapisce, adulti quanto bambini. Uno sguardo sempre familiare, amico. Risulta  ulteriormente difficile scegliere una foto che si abbini al brutto post che sto scrivendo. Un post di commiato che cade come un fulmine dal cielo.
Il grande attore scompare a 63 anni in circostanze che al momento in cui scrivo risultano poco chiare.  La sua famiglia ha chiesto il silenzio e per me è giusto che sia così.
Sono davvero tantissime le parole che mi si accavallano nella testa, nessuna riesce a esprimere al meglio quello che vorrei dire.
Muore il più grande attore comico vivente.
Muore un gigante, come  Walt Disney o Chaplin, che ha letteralmente rivoluzionato il mondo e il modo di fare cinema. Un attore da oscar ma anche il migliore dei giullari, l'insegnante, l'alieno, il robot o la tata che tutti vorremmo conoscere. Muore l'attore che ti fa ridere in molti film che in realtà sono tristi perchè veri come la vita.
Muore Peter Pan.  
Ci lascia però uno sterminato patrimonio. Pellicole per bambini come per adulti. Comiche ma anche drammatiche. Pellicole meravigliose spesso non apprezzate dai concorsi nella misura in cui era giusto farlo, ma pellicole amatissime, che oggi qualcuno magari andrà a rispolverare.
Ciao Robin. Noi lo sappiamo che non sei davvero andato via. Sei solo tornato su Mork.

Con stima e affetto. 
Talk0 e Gianluca

lunedì 11 agosto 2014

Dylan Dog - svelati i diabolici piani di Recchioni per il rilancio settembrino


Doveva succedere dopo il tracollo della testata a opera dell'innominato. Il personaggio era destinato al rilancio e i migliori autori italiani, benedetti da Sclavi e capitanati da Gualdoni e Barbato si sono messi subito al lavoro perché avvenisse nei tempi più brevi. C'è stato anche un interregno di 10 mesi, che si concluerà con la storia di agosto. Un po' con alti e bassi, nell'insieme piacevole, ma ora siamo già oltre. Il D-Day è segnato per il numero di fine settembre di cui sopra potete ammirare la copertina alla 2001 odissea nello spazio con strizzata d'occhio alle fan più interessate. Sarà un numero di riflessione, una rigenerazione e confronto tra vecchio e nuovo. Il punto di non ritorno che getterà le basi degli avvenimenti che si svilupperanno negli appuntamenti editoriali a venire.  Dopo mesi di attesa, speculazioni e smentite la Sergio Bonelli Editore ha rilasciato ieri questo maxi-comunicato


A noi, fan di vecchia data dell'inquilino di Craven Road, qualche considerazione sparsa sui punti salienti di detta operazione.
1) Più Londra per tutti:

potremo finalmente vedere sulle pagine di Dylan Dog il Megafallo!!!
Era una questione dibattuta da tempo. Il luogo dove effettivamente viva Dylan Dog. Posto che un mio amico a Craven Road c'è stato e pur nella sua totale determinazione non ha trovato lo stabile, la Londra di Dylan Dog è sempre stata più un luogo virtuale che reale. Ma compatibilissima con il suburbano reale. Anche per il fatto che Dylan non è esattamente un tipo mondano. A parte la sede di New Scotland Yard, un paio di pub, una pizzeria e un cinema defilato non è che frequenti molto la City. E ci possono pure stare questi luoghi, disegnati esattamente come sono sempre stati disegnati, essendo Londra gigantesca e Craven Road fuori mano. Tuttavia la Londra immaginata da Sclavi potrebbe essere pure per architetture e abitanti un italianissimo paese vicino alla Boffalora di Dellamorte Dellamore. Una specie di Milano zona Biccocca. Qualcosa della Londra reale qua e là spuntava, ma sporadicamente, più su intuizione grafica. Gli autori del rinnovamento dylaniano hanno deciso che può essere interesante un contatto più diretto con la città UK.  Dylan così com'è è poco british (ma in questo stava anche il suo fascino per me) e potrebbe esserlo di più, andare a trovare la regina, girare per Piccadilly, ammirare estasiato il Megafallo e il Tower Bridge, prendere un treno dalla stazione di Harry Potter e le bustine di the da Harrods. Certo si potrebbero ambientare storie lugubri in Oxford Street o in zone perfettamente ricostrite del porto, magari sotto la stauta di Peter Pan. Così il mio amico quando torna a Londra per cercare i luoghi di Dylan Dog poi non ci rimane male. Devo ammetterlo, una versione Tuttocittà o Googlemaps di Londra applicata a Dylan Dog non è che mi dispiaccia. Sono curioso e possibilista.

2) Più tecnologia per tutti:
per una volta Dylan non avrà una crisi isterica se deve rispondere ad un cellulare
Anche il discorso tecnologico doveva per forza entrare in gioco prima o poi. Come avevo scritto in un vecchio post, o si continua ad ambientare le storie negli anni '80 con i telefoni pubblici alla Dr Who oppure si accoglie il cambiamento, si ambienta ai giorni nostri e computer e cellulare compaiono senza troppe menate. Anche perché è inconcepibile che un eroe che corre a destra e manca per salvare la vita alle persone non possa comunicare rapidamente con loro perchè "la tecnologia non gli piace". Recchioni e soci hanno detto sì parzialmente alla implementazione tecnologica, utilizzando un escamotage pazzesco. Dotando, come da comunicato (leggetevelo anche voi per credere), Gruocho di un simpatico smart-phone parlante e senziente con voce da donna e un caratterino tutto suo. Un fantascientifico alleato digitale con impementazioni umorali che non sopporta Dylan ma ama Groucho. Prendiamo fiato. Analizziamo. Certo, a leggerla così pare una assoluta stronzata. Tanto valeva introdurre un nuovo/a aspirante cacciatore di fantasmi con il pallino di tecnologia, evp e telecamere a infrarossi, magari un nerd simpatico come quelli di Insidious. Il telefonino senziente... Vabbeh, prima di giudicare è sembre cosa giusta valutare per bene. Per tanto ci asteniamo da ogni commento postivo o negativo. Con la speranza che un cellulare, pur senziente, quando è rotto si può buttare via...

aggiornamento: pare da dichiarazioni di Recchioni che il cellulare intelligente sia in realtà qualcosa di più vicino alla applicazione "SIRI"dell'IPhone 4, per l'occasiore ribattezzata IRMA. In pratica un programma a comando vocale che ricerca in rete o compie azioni semplici (tipo sveglia o memo)a seconda delle richieste che gli fai. Qui sotto uno spot di siri applicato alla Opel Adam, che per questa pubblicità gratuita non ci da un euro...ma se volesse spedirci due auto...


Di fatto da esperienza personale ( giochicchiando con app altrui) Siri è ancora perfettibile e spesso totalmente inutile. Tipo che se gli chiedi l'esistenza di un ristorantino in zona è capace di mandarti in Uganda e certi nomi o posti non riesce proprio ad identificarli. Ma con il tempo sono sicuro che la miglioreranno fino a renderla senziente e vista la pochezza delle richieste umane ( c'è gente che chiede tipo "le poppe Siri, fammi vedere in rete le poppeeee!" oppure "Siri stampami del denaro")fino ad allora perorate ci metterà un attimo ad attivare Skynet e decretare la fine del genere umano..Ma senza invocare l'armageddon e tornando al nostro Dylan + capace che IRMA possa datare al secondo la prima volta che sono apparse nel Cenozoico alcune delle battute di Groucho.

3) Meno raccomandati per tutti:
Bloch è riuscito ad andare in pensione, nonostante la Fornero
L'ispettore Bloch va in pensione e si ritira in un paesino di campagna non troppo distante da Londra. Continuerà a collaborare saltuariamente con il nostro eroe e ogni anno, in un episodio contenuto nell'Almanacco della Paura, ci saranno storie ambientate nel paesino di Bloch. A Scotland Yard arriverà invece un nuovo ispettore di nome Carpenter a cui Dylan starà sulle scatole. Basta favori sotto banco, basta uso indiscriminato di tesserini scaduti, basta supporto logistico-tecnico. Anche se pare che un alleato o due alla centrale il nostro eroe li avrà sempre, le indagini dovrà condursele in solitaria, con una (presumibile) buona implementazione della componente investigativa nelle trame. Ma credo che il cellulare senziente riuscirà ad ogni modo a dare una mano...
Non è ancora chiaro quanto la pensione di Block influenzerà la presenza del personaggio nelle storie. Di certo le classiche scene al pub andranno riducendosi. Ma togliere Bloch dal mondo di Dylan Dog non equivale a mandare  in vacanza Zia May nel mondo di Peter Parker. Di sicuro mancherà a Dylan, da sempre sognatore incallito, la persona che equilibrava in modo razionale le sue indagini, che lo portava con i piedi per terra a valutare prove concrete. Come togliere Dana Scully da X-Files, impossibile. Ma forse non cambierà nulla e il vecchio amico sarà sempre disposto a un aiuto e confronto, dall'altra parte della cornetta di un cellulare senziente.

4) Più cattivi per tutti: Preparatevi a all'ingresso in scena di un nuovo super cattivo al passo con i tempi, che utilizza tecnologia e debolezze umane per dominare il mondo. wah aha ah ah ah ah ah. Dylan ha sempre avuto grandi nemici come Xabaras, ma di fatto hanno fatto apparizioni sporadiche. Il nuovo cattivo 2.0 pare invece un burattinaio con le mani in pasta in più campi, capace di far avvertire la sua presenza in svariati archi narrativi, pur rimanendo le storie nella classica formula autoconclusiva per ogni numero. Siamo interessati.

5) Più Dylan del futuro per tutti:
ma quanto è troppo figo?
Esiste un Dylan del futuro, ispettore di polizia in una Londra invasa dagli zombie. Un personaggio figo, nato su un color fest e poi ritornato qua e là le cui storie sono tutte raccolte in un bel volume della Bao editore che vi consiglio di comprare. Un eroe diverso, maturo ma imbruttito, più cinico e spietato. Per dare seguito a questo character si è deciso di dedicare anche a lui un appuntamento annuale, un po' come si fa per la versione "anziana" di Nathan Never. Così ogni anno un bello special ci aggiornerà sulle sue zombesche avventure. Tutti contenti.

6) Più Dylan alla vecchia maniera per tutti:

Vi spaventano i cambiamenti? Tremate per episodi ambientati nel Megafallo in cui il computer senziente di Groucho battibecca con Dylan nel tentativo di fargli scoprire dove si trova il nemico finale 2.0  mentre Bloch è intento a coltivare patate? Non temete! Nel caso tutto non piacesse ai lettori si può pur sempre buttare il computer, eliminare il cattivo e far tornare momentaneamente dalla pensione Bloch come in un film di Fantozzi. In tutta l'operazione rilancio è ben visibile il tasto della "autodistruzione" nel caso le cose vadano male. Ma se amate il personaggio classico e volete seguire le storie come erano una volta, ecco che i maxi Dylan diverranno trimestrali, raccoglieranno sempre tre storie l'uno e prendono il nome di Old Boy Dylan Dog. Avrete così almento 9 episodi all'anno in cui Dylan è quello che leggete dal 1986, senza tecnologia, senza cattivo 2.0. senza ambientazione al Megafallo e con Block a Scotland Yard a dare una mano. E tutti sono felici.
Conclusioni: Sebbene su queste pagine siamo soliti fare sarcasmo siamo tutti fan del bel fumetto bonelliano e in specie di Dylan Dog. Recchioni e Barbato hanno negli anni dimostrato di avere a cuore il personaggio, scrivendo alcune delle pagine più belle del mensile. Da parte nostra i migliori auguri e speranze perché questo nuovo corso sia più bello e intrigante che mai e faccia tornare il personaggio all'apice qualitativo che merita. Seguiremo con interesse tutta l'operazione.
Talk0

domenica 10 agosto 2014

Sword Art Online II - Phantom Bullet. Considerazioni a metà della miniserie


ATTENZIONE: IL POST CHE SEGUE ANCHE SE A LIVELLO INFORMATIVO RIMANE SUL GENERICO CONTIENE SPOILER SULLA PRIMA STAGIONE DELL'ANIME SWORD ART ONLINE E PICCOLI SPOILER SULLA SECONDA STAGIONE. NOI DOVE SI PUO' ABBIAMO SCRITTO IN BIANCO, PASSATE SOPRA IL CURSORE SE VOLETE LEGGERE.

Premessa: In genere non pubblichiamo articoli che riguardano prodotti non ancora licenziati nel nostro paese e questo per consentirvi la fruizione più totale e semplice dei prodotti di cui parliamo. Pertanto oggi facciamo un'eccezione, supportata dalla nostra fiducia in Dynit. La casa bolognese dopo la pubblicazione della prima serie animata di Sword Art Online e la futura pubblicazione, in contemporanea con il Lucca Comics'n'games, di Sword Art Online EX., potrebbe ben annunciare questa seconda serie. Di fatto è un prodotto molto amato e potrebbe vendere bene ma, non avendo noi i dati di vendita, non sappiamo se "realmente" tutti quelli che sono fan lo comprano e c'è un margine idoneo a produrlo (Leggi: se volete il 2 in italiano comprate i dvd o mandate una mail a rai 4 chiedendo quando programmano la seconda serie). A ogni modo incrociamo le dita e diamo un'occhiata a questi Sword Art Online II, che già potete trovare in streaming su internet in varie forme e lingue facendo una semplice ricerca con google. La serie è arrivata alla metà del terzo arco narrativo, un tempo considerevole per esprimere già una o due opinioni di senso compiuto. Ma forse anche no... Procediamo per ordine! Possono esserci piccoli spoiler.
Sinossi: dopo aver salvato la vita della sua amata, il nostro eroe ha davanti ad attenderlo una vita normale. Lo stato ha predisposto una scuola speciale per gli studenti che sono stati imprigionati per quasi due anni nel mondo virtuale di Sword Art Online. Negli ospedali si stanno ora risvegliando gli ultimi prigionieri-cavie di ALfheim Online. Qualunque nazione sana di mente distruggerebbe e bandirebbe la tecnologia del NerveGear Fulldrive, ma business e nuove accurate patch volte a limare gli effetti collaterali simili alla morte fanno sì che il sistema si rinnovi, una nuova multinazionale rilevi i diritti d'uso e un nuovo videogioco online arrivi sul mercato. Nasce così Gun Gale Online, un mmo ambientato in una specie di futuro post-apocalittico dove i giocatori guadagnano punti ed esperienza in arene dove combattono utilizzando armi da fuoco. La morte virtuale qui equivale solo a perdere punteggio e il gioco arriva a dare premi in denaro ai giocatori più coriacei. Tra questi vi è una ragazza il cui nick name è Sion, una camper un cecchino spietato armata di PMG Ultima Ratio Hecate II, un mega-fucile a distanza letale quanto un Barrett. Sion nell'adolescenza ha vissuto una bruttissima esperienza personale a seguito della quale è diventata una persona fragile e insicura. Per lei GGO ha quindi una specie di effetto terapeutico oltre che costituire una interessante entrata economica. Ma poteva GGO essere esente da rischi? Ovviamente no. Motivo per cui un giorno nel mondo di gioco appare un tizio ammantato di nero e con una maschera scheletrica in volto che si fa chiamare Death Gun. Death Gun quando spara riesce ad uccidere i giocatori nel mondo reale. Per fermare la strage occore chiamare uno specialista. Qualcuno decide quindi di far arrivare  in GGO Kirito per indagare.


Nuova serie animata, nuovi mondi virtuali: dopo lo straordinario successo di Sword Art Online, una serie animata che ha saputo conquistare una ampia fetta di pubblico, tanto maschile quanto femminile, era inevitabile che il produttore Aniplex e lo studio A-1 Pictures mettessero in cantiere una stagione 2. Inevitabile perché la innovativa graphic novel scritta da Reki Kawahara e illustrata da Abec (che ricordiamo essere uscita nel 2002,  gli Mmo Pc si riducevano all'epoca a Ultima Online del 1997, con World of Warcraft che uscirà solo nel 2004) si compone di quattro parti, ognuna ambientata in un diverso mondo di gioco. Così, dopo aver visitato nelle prime 24 puntate i reami fantasy di Aincrad e ALfheim, tutti volevano vedere il futuro post-apocalittico di Gun Gale e le ambientazioni dark gotico-europee di UnderWorld. Anche perché Reki Kawahara non si limita a spostare i personaggi da un luogo all'altro, ma mette in scena per ogni capitolo peculiari temi di riflessione legati al mondo virtuale. In Aincrad parla, in un mondo in cui le relazioni divengono sempre più virtuali,  della possibilità effettiva (nonchè il rischio) di vivere in un mondo virtuale, di come possa essere considerato un'alternativa possibile al mondo reale dove la gente può innamorarsi, sposarsi e morire. In ALfheim l'autore si concentra sulla possibilità (e rischio) che offre il virtuale di assumere nuove identità. La fiducia nelle persone e sui loro sentimenti diviene argomento centrale. Gli scenari possibili vanno dalle truffe a programmi tv come Cat Fish di Mtv. In Gun Gale  si affrontano i cosiddetti "giochi arena", aggiornamento dei giochi gladiatorii dove viene (se organizzati da sponsor) offerto ai player del denaro se riescono a uccidere, anche se virtualmente, altri giocatori. Giocare diviene anche un lavoro e può essere il mezzo con il quale poter vivere una vita "reale" migliore. Ma pur sempre un gioco moralmente discutibile che implica l'uccidere altre persone, affrontato di norma con il cinismo di schiacciare degli insetti. In UnderWorld si affronterà invece il tema del tempo reale e virtuale, ma averemo modo di parlarne a "tempo debito". Dopo i primi 12-13 episodi della seconda serie, avremo già a che fare nei successivi con UnderWorld.
La cosa geniale dell'opera di Reki Kawahara è il modo very easy con cui tratta questi temi. Dei semplici input in una storia sempre leggera che più dei combattimenti virtuali, pur presenti come ogni videogioco impone, punta a mettere al centro dell'attenzione le regole-paradossi di questi mondi virtuali e i sentimenti dei personaggi. Per ogni arco con queste regole si potrebbero scrivere 50 puntate tradizionali vivendo di rendita e allungando il brodo, ma l'autore non lo fa, cerca di arrivare subito al "succo" della questione. Per lui il meccanismo è più interessante, come i sentimenti colpiscono più di duemila duelli (certo qui e là gli capita di essere pure sdolcinato per questo). A maggior ragione ogni saga è anche legata alla storia di un personaggio femminile con cui il nostro eroe Kirito entra in contatto. Ogni avventura non si "completa" senza conoscere a fondo la protagonista femminile. Decisamene originale, anche se magari è un aspetto che può non piacere a tutti. Lo stile grafico di A-1  rispecchia abbastanza nella caratterizzazione dei personaggi le illustrazioni di Abec, ma non cerca mai di far gridare al miracolo. Visivamente l'opera è comunque piacevole, molto colorata, con un tratto funzionale tanto nelle scene umoristiche che action, buona per le scene sentimentali ed emotive. Carina, ma che si eleva proprio per la scrittura. Personaggi che parlano di sentimenti e paranoie, pochi combattimenti, molta attenzione ai sentimenti femminili, uno stile grafico gradevole ma che non cerca né vuole essere di riferimento. L'ambientazione da videogame e le beltà dell'harem femminile, peraltro protagonista di ampia oggettistica legata allla serie, dalle action figures alle real doll, fanno sì che su Sword Art Online accorrano a frotte maniaci vari e appassionati di fantascienza. I primi ringraziano per tocchi di classe come il finale del secondo arco narrativo e per qualche scena soft (roba che si vede ben di più in Ranma 1/2, per intenderci). I secondi si lamentano di continuo perché l'opera non vuole dargli l'azione cazzuta che pretendono né vuole arrivare ad essere una menata alla Ghost in the Shell. Ora qualcuno perchè ha intravisto fucili e ambiente alla Mad Max sono sicuro che ritornerà alla carica. Come già detto nel vecchio post in merito ribadisco il mio punto di vista: sword art online è una serie prevalentemente sentimentale. C'è in giro gente a cui le menate sentimentali piacciono. Fatevene una ragione : )


Sion, la ragazza di GGO (passare con cursore per vedere possibili spoiler): Asuna era la forte protagonista del primo arco narrativo. L'unico personaggio che non ha un nick name ma usa il suo nome vero, che non ha niente da nascondere. Una guerriera costretta a vivere online determinata, una ragazza cresciuta troppo in fretta all'interno di un game, forte e meritoria al punto di arrivare a essere in una elite sociale. Con Kirito trova una persona che la completa e riesce a rompere quella corazza che le è propria da una educazione quasi di stampo militare, scopre che la vita non è per forza un combattimento continuo. Leafa è il nick-name di Suguha, sorella per adozione di Kirito (ma non è chiarissimo, almeno per me) e protagonista del secondo arco narrativo. Leafa ama il mondo fatato di ALfheim, un mondo cui può entrare e uscire, che tiene ben separato dal reale, dove può letteralemente volare e non pensare ai problemi della vita di tutti i giorni. I problemi per lei iniziano quando si innamora on-line del fratello, che non riconosce in quanto entrambi usano avatar che ne camuffano la fisionomia. Una situazione che lo spettatore conosce da subito ma che i personaggi scopriranno dopo molto tempo. Leafa è un personaggio positivo, solare nonostante una vita a volte ingenerosa, pronto però a rialzarsi sempre. Sion, la protagonista di Phantom Bullet è forse il personaggio più drammatico fino ad ora incontrato. Orfana di padre, a seguito di una rapina che l'ha vista coinvolta direttamente ha subito un durissimo trauma psicologico in seguito al quale è soggetta ad autentiche crisi di panico e numerose fobie. Fragile e insicura, spaventata a morte dalla sola vista di un'arma da fuoco, la ragazza viene convinta da un amico a superare le sue paure partecipando a un gioco on-line come Gun Gale. Qui lei trova nuova vita e rinasce con il nickname di Sion, divenendo uno dei top player. Sion è comunque un cecchino, preferisce affrontare gli avversari dalla lunga distanza e ugualmente nella vita reale mantiene tra sè e gli altri delle distanze, anche perché i suoi problemi emotivi non sono ancora risolti. In Kirito vede inizialmente una ragazza, a causa dello strano avatar usato da quest'ultimo, in seguito una persona che come lei può aver assistito nella sua vita a qualcosa di drammatico. Sion ci piace, è combattiva ma per nulla scontata. Capace di perdere ore a leggere sognante le caratteristiche di proiettili e armi da fuoco, fredda e sicura quando è sul campo di battaglia, al punto da gettarsi in azioni temerarie, fragile e sensibile quando rivela la vera se stessa, una persona che davvero si vorrebbe difendere dal mondo.


GGO, pistole e odore di lubrificante per metallo: Il mondo di Gun Gale non è fatine e arcobaleni. Il cuore del gioco è costituito da una enorme città che secondo la storia equivale a un'astronave ricaduta sulla Terra dopo che questa a seguito di guerre e terribili esplosioni  varie è diventata una landa desolata alla Mad Max. Pertanto la tecnologia bellica vede l'ìmpiego di evoluzioni delle armi da fuoco dei ventesimo secolo unite a nuove armi futuristiche caricate  con plasma, tra cui figurano anche light saber alla Star Wars. Dalla città si passa attraverso delle waiting room al teletrasporto verso le arene di gioco, dislocate in tutto il mondo, ognuna con diverse condizioni di clima e implicazioni tattiche. Nella città sono presenti anche negozi, bar, centri d'addestramento e casinò, raggiungibili velocemente facendo uso di veicoli. Decisamente uno scenario diverso dal solito, dominato da colori cupi notturni o abbagliato da un sole che rende quasi indistinguibili le costruzioni. Anche il sistema di gioco è stato implementato rispetto a quello dei due game fantasy, aggiungendo alla visuale dei giocatori un cono di mira, variabile a seconda di parametri come la respirazione e stress , e alcune capacità proniostiche atte ad anticipare i colpi nemici. Aspetto rimarchevole, anche perché assente ancora in molti sparatutto moderni, le armi hanno un peso che influenza la mobilità e stamina del personaggio. Mica male. Anche in questo caso il mondo di gioco sembra frutto di uno studio non banale, rimarchevole ricordando bene anche l'anno in  cui è stata realizzata l'opera originale. Di grande interesse per me è però anche il mondo reale, aspetto solo accennato nel precedente anime e che qui prende maggiormente corpo. Esiste uno stato ed esistono strutture ospedaliere, scuole e lavori destinati a color che sono rimasti imprigionati online in SAO. Veniamo a sapere come i giocatori di sao sono stati assistiti durante il coma, come le istituzioni si siano mosse e per mezzo di chi. Veniamo altresì a sapere chi altri ha ricevuto la tecnologia NerveGear e come anche gli studi sul condizionamento umano siano continuati. Ne risulta un quadro generale più completo e che risponde a molti degli interrogativi che la prima parte della storia sollevava.



Death Gun, il nuovo nemico: Ha una voce artificiale alla Darth Vader, una maschera lugubre che sbuffa vapore con occhi infuocati e sembra coperto da delle bende al di sotto di un ampio mantello con cappuccio. Dopo il carismatico nemico del primo arco narrativo e la semi-parodia (ma per questo non meno pericolosa) del secondo arco, Death Gun mette i brividi e buca letteralmente lo schermo. Un assassino le cui mistiche armi e le cui motivazioni rimangono per il momento ancora di origine sconosciuta, ma che sembra colpire i top player, ossia di fatto quelli che uccidono più gente con l'effetto che guadagnano di più.   


Considerazioni spicce dopo sei puntate: Ho alte aspettative per questo terzo arco. Soprattutto dopo aver rivisto il secondo arco narrativo, tutto di seguito in un'unica maratona, trovandolo più gradevole che al primo giro. In effetti come il cap.2 la storia è ultra-mega-extra decompressa e vedere una puntata alla settimana dà veramente l'impressione che non succeda mai praticamente nulla. Di fatto così non è, il mondo di volta in volta si colora di dettagli nuovi e la storia che riguarda Sion è decisamente bella, profonda e in grado di offrire anche un paio di scene da brivido, su tutte il ricordo della rapina e la violenza psicologica che le fa la compagna di scuola puntandole un dito come fosse una pistola.
Ci sono per gli estimatori anche intere puntate completamente dedicate all'azione, decisamente spettacolari e appaganti. Tuttavia la trama verticale, quella riguardante Death Gun, anche in considerazione del fatto che i personaggi principali sono pochi cioè Sion e Kirito mentre il resto del cast è per ora parzialmente fuori dai giochi, avrebbe dovuto essere già a buon punto con sei puntate già fatte e solo sei, forse sette, alla fine. Certo, nel primo arco narrativo una puntata era in grado di riassumere eventi accaduti in mesi, ma qui si ha davvero la sensazione di stare assistendo ancora ai titoli di testa del film quando in realtà siamo già alla fine del primo tempo. E se la narrazione rimarrà blanda come è adesso, buttandoci già direttamente contro al boss finale, sembrerà davvero che quest'arco narrativo sia destinato a essere nient'altro che una altisonante ed epica ambientazione risolta in una scaramuccia da poco. Un petardo. Noi ci auguriamo che non sia così, anche perché molti aspetti di questo anime ci piacciono. Primo fra tutti la caratterizzazione di Sion e il suo peculiare "vestitino" da battaglia. A confronto appena vediamo Asuna solo per un secondo nella sigla di apertura mentre prega con "labbambina" per la sorte di Kirito ci cadono letteralmente i coglioni ci deprimiamo. Sion ha un mucchio di cose da dire ed è anche un bel tipo. Allo stesso modo Death Gun sembra un grande e tutta l'ambientazione convince. A non convincere ancora del tutto è invece l'animazione, nella norma ma senza guizzi, che però si attesta sullo stesso livello della prima serie di Sword Art Online. Le scenografie appaiono più belle, ma credo che sia questione di gusto personale. Dove la grafica al computer si nota, fa come sempre dei danni. Tuttavia, ripeto, se vi è piaciuta la prima parte, vi piacerà anche questa. Ancora una volta la parte sentimentale è il centro di tutto e quanto convince di più.
A questo punto credo che ne riparleremo alla fine del terzo arco narrativo, sperando in una decisa implementazione del ritmo generale, ma plaudendo quanto di buono giù portato in scena. 
Talk0

sabato 9 agosto 2014

Lo Hobbit - la battaglia delle cinque armate - primo teaser

Sotto la montagna oltre a un drago c'è un enorme tesoro. Scacciare la bestia  farà risuonare i tamburi della guerra. Forse i tesori attirano meno la cupidigia quando sono protetti da mostri alati.
Primo incontro, grazie all'account ufficiale youtube di Warner Italia, con il terzo e ultimo capitolo della saga dello Hobbit di Peter Jackson. Un teaser che dice ancora poco, ma che fa immaginare bene l'enorme potenziale a livello di drammaticità e spettacolarità della pellicola. Jackson, con la benedizione dei fan, integra con racconti tolkeniani, assembla, pompa e ingigantisce oltremisura la favola per bambini originaria. Cambia il sottotitolo della terza parte filmica da "andata e ritorno" al più altisonante "la battaglia delle cinque armate" e promette che assisteremo alla più gigantesca guerra fantasy cinematografica di sempre, persino più grande delle mega-zuffe de Le due torri e de Il ritorno del re. Non mancherà un tripudio di effetti speciali e la solita pellicola a doppia velocità ad alta definizione treddì, che fa cagare a tutti tranne che a lui. Ma diamo un'occhiata alle immagini.


Non c'è che dire, la pellicola appare grande, grossa e cattiva come dovrebbe. Tante suggestioni e un mare di tocchi di classse. Vengono messe  in scena immagini spacca-mascella, che i fan vorranno stampate su maglietta, come questa tra Galadriel e Gandalf che da sola è il grado di provocare l'orgasmo nerd definitivo.

altro che il bacio di Klimt...
Di contro spuntano i soliti inutilissimi cloni di Orlando Bloom a infestare le inquadrature quando l'originale non è di servizio. Perchè non possiamo godere almeno di una pellicola fantasy completamente priva di Orlandoblooms? Sì è visto che Transformers 4 senza Shia LaBoeuf sale da solo di 5 punti di valutazione, qui non si poteva fare la stessa cosa? Ma a che servono gli Orlandoblooms? A niente! Girano in pigiama e recitano male. Ma Jackson misteriosamente li ama e li mette ovunque, anche quando alle ultime fan non frega nulla della loro esistenza.

Sono un "Orlandoblooms"arrendetevi, la rsistenza è inutile
Poi eccoti le scene prettamente ludiche, fintissime ma chissenefrega, con carri da guerra a scivolare sul ghiaccio come sul Colorado Boat di Gardaland. Riusciranno a scalzare nei nostri cuori le fintissime-bellissime scene delle botti del secondo Hobbit? E ci saranno tanti, tanti, tantissimi mostroni colorati in un finale che da solo dura 6 ore?
Quello che conta e dispiace un po' è che quasi senza accorgercene siamo alla fine del secondo giro e nonostante tutto a questa saga tolkeniana per bambini anabolizzata ci siamo affezionati. Continuo a detestare i nani e gli elfi, continuo a trovare Martin Freeman un attore tremendo, odioso e che trasmette zero empatia. Odio le musichine esattamente come al primissimo ascolto e tutti gli sterotipi fantasy e tutti i tempi morti fantasy e tutti  i colpi di scena assurdi o telefonati per esigenze di trama. Ma poi penso alle scene con i troll, le aquile, il risveglio di Sauron, i ragni, la lunga discesa nelle caverne, la corsa delle botti, il drago e il suo maniero, dama Galadriel e Gandalf il grigio. La saga dello Hobbit è davvero così "enorme" che i difetti scompaiono in un mare di pregi soprattutto ludici, visivi, scintillanti. Forse alcuni arriveranno stremati dal solito devastante minutaggio complessivo al cinema, ma ormai i fan di vecchia data, dopo sei film, sanno amare queste abbuffate, goderne e aspettare pazienti la fruizione migliore, l'home video a distanza di un anno. Peraltro a novembre esce la extended de La Desolazione di Smaug con 25 minuti buoni aggiunti inediti, milioni di gadget.
Tirando le somme, forse questa trilogia non scalzerà dai cuori Il signore degli anelli. I personaggi sono meno carismatici (che palle i nani, tutti i nani), l'intreccio generale meno sentito (che palle i "torno subito" di Gandalf). Ma restano pellicole davvero divertenti, splendidamente realizzate a livello visivo e così ben incastrate narrativamente da diviene un "unicum" con la precedente trilogia, che ora con l'ultimo tassello si chiude. Sarà forse l'ultima volta che vedremo la Terra di Mezzo? C'è ancora altro materiale in giro, chi lo sa.
Ma ora concentriamoci su questo maxi filmone, in uscita da noi il 17 dicembre. E speriamo che nani ed elifi si sterminino tutti a vicenda.
Di sicuro non mancheranno di farci vedere un nuovo trailer più corposo e noi saremo qui per postarvelo. 
Talk0 

venerdì 8 agosto 2014

Il ragazzo invisibile - il nuovo film sui supereroi di Gabriele Salvatores. prime indiscrezioni


Avere 13 anni, essere innamorato e vessato dai bulli, credere nella giustizia. Le condizioni ideali, secondo il canone classico dei comics americani,  perché qualcosa di magico possa accadere e un ragazzo qualunque diventi un supereroe dal costume sgargiante con grandi poteri e responsabilità. Michele ha 13 anni e diviene così un supereroe con il potere dell'invisibilità grazie a una misteriosa tuta recante una "C" e una stella sul petto. Succede a Trieste, dopo la notte di halloween.

Gabriele Salvatores ha riscritto la commedia-tragedia all'italiana, ha dato voce a una generazione delusa in fuga dall'Italia,  ha cantato dell'amicizia, dell'amore, della solitudine, ha affrontato l'horror e la fantascienza, ha tradotto in immagini romanzi bellissimi, riscoperto il giallo.


Oggi guarda dritto negli occhi il genere supereroistico che riempie le sale con grossi effetti speciali, morale spiccia, zero complicazioni. Decide di giocarci, reinventarlo e riscriverlo con la stessa incoscienza e bravura che riversa in tutti i suoi lavori. Storie intime in grado di diventare affreschi generazionali sono il suo marchio di fabbrica. Ma come dare a queste storie così lontane e americane per colori e passioni un cuore italiano, fare in modo che parlino anche di "noi"?  Non a caso per me decide di ambientare la storia a Trieste, città frontaliera, finestra sull'est, poliglotta e policulturale, a due passi dal resto dell'Europa, sul mare.
Non a caso mette al centro dell'azione un ragazzino che può diventare invisibile. Forse il superpotere più umile, quello che non serve per sbaragliare nemici più grossi e di certo non permette di innalzarsi sugli altri come la capacità di volare. Forse diventare invisibili è il dono-condana di chi conta già poco, di chi rimane ai margini con la sola benedizione di non essere incolpati per sbagli non propri. Ma pur sempre è il potere di agire senza essere ostacolati,  poter scappare quando la stuazione si fa brutta. Il superpotere più adatto a un ragazzo timido che si affaccia sull'incasinato mondo odierno, dove troppi giovani sono invisibili anche se un tale potere non l'hanno voluto.
La storia è scritta non a caso quindi da giovani sceneggiatori. Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo e Alessandro Fabbri, ma siamo sicuri che il tocco di Salvatores non mancherà. Una storia che dal poco trapelato appare classica quanto interessante, soprattutto per la cornice geopolitica e l'origine della misteriosa tuta. Ci sarà da divertirsi anche sul lato più prettamente action, ma proprio sull'invisibilità dalle interviste trapela come la produzione abbia cercato un approccio nuovo, inedito, che di sicuro sarà interessante vedere realizzato su schermo.
Le musiche sono affidate ai compositori dell'evocativa colonna sonora di Nirvana e del bellissimo Io non ho paura, un bel mix musicale al quale si è voluta aggiungere una sorpresa, di cui vi dirò tra poco.

gli inconfondibili disegni di Camuncoli, che citano non a caso il supereroe adolescente per eccellenza

A rendere ancora più multimediale l'operazione uscirà una serie di 3 fumetti-comics dedicati al film, disegnati tra l'altro dal grande Giuseppe Camuncoli, prodotti da Panini Comics e in uscita rispettivamente il  6 novembre, il 27 e l'11 dicembre, data fissata anche per l'uscita nelle sale.
Dal poco che si può scorgere in rete siamo completamente innamorati di questo progetto.
Splendidi i colori freddi con cui è fotografata Trieste, colori che le conferiscono un'aria quasi austera e mettono in risalto i grandi spazi, le piazze e le stradine verticali che si arrampicano sulla collina. Una città vivace, cordiale, ricca di storia e in cui si parlano davvero tutte le lingue.  Trieste l'ho vista nel 2000, in un caldo e bellissimo Agosto, e me la ricordo ancora così, con la sua gioa e malinconia. Sono contento che sia stata scelta lei come scenario.

Molto azzeccata la scelta del protagonista Ludovico Girardello, qui all'esordio ma con occhioni blu grandi così e l'innocenza che conquista. Speriamo sia anche bravo come attore e tifiamo per lui. Nel cast anche Valeria Golino e Fabrizio Bentivoglio.

La dura vita degli attori sottoposti ad effetti speciali
Davvero molto bello il costume come  gli effetti speciali, ma per farveli vedere meglio vogliamo aspettare che esca un trailer ufficiale, non ci va di rovinarvi possibili sorprese. La postproduzione comunque deve essere stata immane.
Interessante l'iniziativa sopportata da Radio Deejay e Salvatores che permette a gruppi musicali esordienti di scrivere un brano per il film. In rete si possono già ascoltare bellissimi pezzi.
Per ogni aggiornamento come per  vedere nuove foto vi rimandiamo alla pagina ufficiale del film:

www.ilragazzoinvisibile.it
Le canzoni le trovate su youtube.
Parleremo ancora di questo nuovo lavoro di Salvatores, potete contarci.
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