venerdì 10 marzo 2023

Un uomo felice (Un homme heureux): la nostra recensione della commedia francese di Tristan Seguela che affronta con garbo e ironia le tematiche gender

 


Jean (Fabrice Luchini) è il sindaco conservatore di un paesino con un grosso problema. L’età media dei suoi elettori è salita troppo e alle prossime comunali questi porterebbero morire prima di entrare alle urne per votarlo. È tempo quindi di cambiamenti, si è aperta una fase di transizione. Bisogna essere “più social” aprendo magari un profilo tik tok e postando momenti di vita quotidiana per ammiccare alle nuove generazioni. Lo slogan deve inneggiare al futuro veicolando messaggi come “avanti, sempre più avanti!”. Certo un andare “Avanti, sempre più avanti!” con la classica postilla gattopardesca del politico conservatore, che vede “il futuro buono solo se bene ancorato con la tradizione”, ma comunque questo dà vita a una campagna che per Jean deve essere fresca, dinamica, davvero moderna. Bisogna poi cercare di contrastare un concorrente troppo giovane, troppo aitante, troppo omosessuale dichiarato e per questo “troppo moderno”.

Riusciranno i Tik Tok di Jean in cui il sindaco cucina con la moglie un piatto tipico o parla a elettori ottuagenari durante una escursione mattutina nel mercato rionale a farlo diventare di colpo per spirito di modernità un beniamino delle nuove generazioni?

Anche Edith (Catherine Frot), moglie fedele di Jean da trent’anni e madre dei suoi tre figli ha un problema. L’età avanza e sente che è necessario per lei fare qualcosa prima che sia troppo tardi. È tempo di cambiamenti, è tempo di transizione. Vuole parlare con qualcuno di come realmente si sente, vuole conoscere nuove persone. Vuole ancora bene a suo marito, gliene vorrà sempre e non nega il suo passato, ma si trova dentro un percorso personale ormai per lei chiaro da tempo, che deve andare avanti, sempre più avanti. Edith si sente un uomo in un corpo di donna. Non è stato facile né immediato comprenderlo e ora non sa se può comunicare questo stato d’animo a Jean: perché per lui potrebbe essere qualcosa di “troppo moderno”.


I due si incontrano in un ristorante e con un po’ di e whisky in corpo Edith si dà coraggio e racconta al marito quello che sta passando. L’amico omosessuale Gerald (Gregoire Bonnet), con cui da qualche tempo gioca a golf, ha convinto Edith nel fare questo passo e ora lei è intenzionata ad arrivare alla transizione sessuale e diventare uomo. Jean rimane esterrefatto, prende anche lui un whisky, dice alla moglie di pensarci con molta calma e va via arrabbiato da solo. La sera rincasa per primo e si mette a guardare i filmini di quando loro erano giovani e felici al mare con i figli, con Edith che era bellissima e femminile come solo nei suoi sogni. Edith lo raggiunge, è vestita con un completo da uomo firmato, i capelli tirati all’indietro chiusi da un codino e dei baffoni appiccicati sopra le labbra. Sembra un narcotrafficante. I due parlano e trovano in qualche modo un compromesso. La moglie sa che per l’orientamento politico del partito di Jean una situazione del genere può essere complicata e decide di essere al suo fianco e sostenerlo in pubblico “come donna”, almeno fino alla elezioni. Dopodiché Jean dovrà rispettare il suo orientamento sessuale e lei dovrà ritenersi libera di fare la transizione. Per Jean lei precisa che ci sarà sempre, non cambieranno molte cose. Accordatosi, la coppia inizia ad affrontare le rispettive transizioni. Dopo essere stata a un gruppo di sostegno di persone Lgbtq+ ha capito il suo orientamento sessuale con precisione: si sente un uomo in un corpo di donna a cui piacciono gli uomini. Quindi Edith si sente gay e ama Jean da gay, volendo continuare a stare con lui anche quando avrà il nuovo corpo. Il sostegno di una nuova amica che ha fatto la transizione come Carol (Camille Le Galle) le dà forza e la fa sentire accettata. Il marito messo alle strette da una campagna che non va da nessuna parte accetta la situazione, pur comunicando segretamente ai suoi amici che penserà al divorzio subito dopo la tornata elettorale, a patto che Edith sia al suo fianco pubblicamente, a partire da un video di Tik Tok in cui insieme cucinano qualcosa.  Edith vuole però farsi chiamare Eddy, vuole avere il tempo per comunicare il suo cambiamento ai figli e vuole subito partire con gli ormoni e un personal trainer. Tutto sembra funzionare salvo qualche inaspettato contrattempo ormonale da nascondere all’ultimo momento, fino a che una sera, mentre è in auto, Eddy buca una gomma e chiama Jean in suo soccorso. Eddy con i suoi baffoni è molto spaventato dell’accaduto e contento dell’aiuto di Jean lo bacia con passione Jean sotto le telecamere dell’autovelox. Il giorno dopo l’immagine del sindaco conservatore che bacia di notte un uomo fa il giro della città. Mentre Jean in piena crisi di panico si trincea nel bagno dell’ufficio e chiede di non parlare con nessuno per nessuna ragione, Eddy decide di rispondere sui social con un video in cui spiega il suo amore per il sindaco, le difficoltà di sentirsi in un corpo sbagliato per molti anni e la gioia di poter essere amati dai propri cari in un momento delicato come la transizione. I consensi e le approvazioni per questo coming out subito si fanno sentire. Forse ora anche la campagna di Jean è diventata “troppo moderna” e forse anche per questo ora il sindaco ha una possibilità di vittoria. Ma l’idea di conservare il matrimonio e dover presto andare a letto “con un uomo” un po’ spaventa il vecchio sindaco. Come andranno a finire le elezioni comunali e il rapporto tra Jean ed Eddy? Questi cambiamenti “politici e fisici” saranno in grado di influire su una storia d’amore che dura da oltre trent’anni?


Il regista del divertente Chiamate un dottore! (trasposto anche in una brillante pellicola italiana con Diego Abatantuono e Frank Matano, Una notte da dottore, già recensita sul blog) dirige una straordinaria coppia di attori comici in un film scritto da Guy Laurent (autore della fortunata serie Non sposate le mie figlie!) e Isabelle Lazard (autrice del thriller giudiziario Un’intima convinzione). Fabrice Luchini (tra le sue interpretazioni Alice e il sindaco, La Corte, Uomini e donne istruzioni per l’uso)  e Catherine Frot (tra le tante pellicole La cena dei cretini, Quello che so di lei, Un figlio all’improvviso) trovano fin dalla prima scena una grande intesa e complicità, che dà luogo a dialoghi esilaranti in cui i tempi comici sono sempre perfetti, ma anche a uno sviluppo emotivo dei personaggi non banale, romanticamente malinconico e dotato del giusto garbo per trattare dei temi attuali quando complessi come la transizione di genere. Fa piacere in un momento storico in cui il cinema sta ancora timidamente “prendendo le misure” per affrontare le tematiche LGBTQ+, spesso con effetti così grossolani da rendere quasi “antipatiche” delle persone che si vorrebbero invece integrare a livello sociale, che arrivi una pellicola in grado di dare più spazio ai sentimenti e meno alle etichette e ruoli di genere. Come in Non sposate le mie figlie!, al di là di ogni differenza culturale, fisica e di stile di vita, la pellicola di Seguela sembra dirci che è l’amore il vero “collante sociale naturale”. Un amore o amicizia che nasce nel quotidiano dall’incontro con persone che vivono la sessualità come solo una delle loro molte e uniche caratteristiche. La “stessa persona in un corpo diverso”, per citare la Tilda Swinton di Orlando, come una moglie che magari un giorno ti chiede di condividere la schiuma da barba, fino a che diventa nei giorni successivi un gesto meccanicamente spontaneo. Un ottimo messaggio rivolto alla inclusività che Seguela veicola anche con il piccolo ma centrale personaggio di Carole, interpretato da Camille Le Gall: un tecnico nucleare la cui transizione a donna in fondo non ha minimamente cambiato le relazioni umane con i colleghi, al di là di alcune “battutine da caserma” nei primi tempi. C’è poi naturalmente il tema della transizione “al nuovo a tutti i costi” di una politica in cerca di consensi, che satiricamente cerca di cavalcare l’onda della modernità e delle tematiche di genere in un modo che è puramente di facciata, dando vita a siparietti gustosamente sulfurei quanto amaramente attuali in cui il personaggio di Luchini amabilmente sguazza, con la costante paura che in video la moglie appaia più forte e mascolina di lui. Si può quasi parlare sarcasticamente di una “virilità politica frustrata”, che ha per il personaggio del sindaco quasi più peso di una virilità domestica ormai negli anni caduta in disuso e il film sa giocare e riflettere su questa semplificazione, sapendola problematizzare con gusto. Il personaggio di Catherine Frot invece dopo una vita da casalinga, moglie e madre riscopre di avere un corpo al di là di un “ruolo sociale”. Un corpo per lei del tutto nuovo, da accudire e allenare fisicamente ma anche psicologicamente. Un corpo che se nelle prime scene può apparire anche comicamente buffo, per via di quei baffoni finti a manubrio appiccicati con la colla e per l’improvviso “atteggiamento da macho” che Edith cerca di adottare. Ma è un corpo che in poco tempo riesce ad adattarsi e prendere una forma più definita, attraverso un percorso che viene illustrato con cura anche sul lato emotivo. Verso la fine della vicenda Edith diventa a tutti gli effetti Eddy e anche Jean deve in qualche modo cambiare, anche se nel modo più maldestro e confuso possibile. È in questo punto che la pellicola forse non riesce a trovare una giusta dimensione al di là del precedere “scontro tra transizioni”, andando ad apparecchiare una fase finale un po’ irrisolta e forse troppo veloce ma comunque interessante, che potrebbe magari essere un ponte per una pellicola futura. Del resto Non sposate le mie figlie! è già al terzo film e continua a esplorare con leggerezza e sarcasmo le tematiche sull’integrazione razziale e culturale. Un uomo felice “2” potrebbe fare un percorso analogo esplorando ulteriormente le tematiche gender e offendo nuovi aspetti su cui riflettere in modo ironico. La commedia francese ad ogni modo si conferma una ottima fucina per raccontare il sociale attraverso l’intrattenimento.


Il film di Tristan Seguela è una pellicola divertente e veloce con un cast di attori brillanti, molto affiatati e coinvolti nella parte. Le tematiche di genere vengono rappresentate inizialmente in un modo buffo ma mai caricaturale, andando a sviluppare nel corso della pellicola una narrazione ricca di interessanti punti riflessione per leggerle attraverso un atteggiamento positivo e inclusivo. La satira di Seguela ha molte assonanze anche con i recenti gattopardismi della politica italiana e questo offre ulteriori occasioni di divertimento per il pubblico. La parte finale forse può risultare un po’ troppo veloce, ma questo non toglie che si possa correggere il tiro in un auspicabile secondo capitolo.

Un uomo felice è una scelta ideale per una serata in cui ci si volte divertire al cinema con una commedia che riesce bene a ragionare con leggerezza su temi di grande attualità. 

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