mercoledì 11 giugno 2014

Smiley - la triste esistenza di un film con un mostro dalla faccia di deretano

  
Sinossi: sulle chat on-line inizia a circolare una leggenda metropolitana. Basta connettersi con un'altra persona in video-chat e scrivere per tre volte "L'ho fatto per Lulz" (dove "Lulz" è una specie di acronimo di Lols, che starebbe per "risate a crepapelle") e dietro il nostro interlocutore apparirà un'entità demoniaca con la faccia cucita a foggia di sorriso delle emoticons: Smiley. Smiley armato di coltellaccio sgozzerà il nostro interlocutore e ci farà un cenno di saluto. Verità? Finzione? La giovane Ashley (Caitlin Gerard), fresca di primo giorno di college e trascinata a forza dalla esuberante compagna di abitazione  Proxy  (Melanie Papalia) in una festa di anonimi da chatroom, assiste a uno degli omicidi di Smiley. Evocato "tanto per ridere" e "tanto di sicuro è tutto finto", da alcuni partecipanti della festa per il gusto di uccidere una persona qualsiasi presa a caso dalla rete. Ashley, di carattere fragile e con un triste passato, sballottata da una cura farmacologica che non segue e dai continui pastiglioni che la amata Proxy le mette di nascosto nel bicchiere, prova lei stessa a evocare Smiley, tanto per accertarsi che è tutta una balla. E Smiley uccide di nuovo davanti a lei. Sconvolta e atterrita anche dalle lezioni di filosofia del nichilista prof. Clayton (Roger Bart), Ashley entra in una spirale autodistruttiva dove non distingue più realtà e immaginazione. Un mondo dove Smiley fa spesso capolino per farle ciao.


Si parte sempre da una maschera: Le premesse per qualcosa di interessante c'erano tutte. Un killer psicopatico e metafisico alla Candyman, l'ossessione-asservimento alle nuove tecnologie, la "noia" di una società dove tutto è possibile e alla portata di tutti e dove al contempo nulla è davvero rilevante. Terreno fertile per far partire magari un nuovo brand che gioca con il nuovo "linguaggio" dei social, i suoi abitudinari fruitori e i suoi luoghi comuni. La maschera del mostro è questo, una disumanizzata e piallata faccia sulla quale è sinistramente cucito uno dei tanti sorrisini che apponiamo alla fine delle frasi di un commento on-line per sembrare amichevoli. Certo graficamente poteva essere fatta meglio, pare davvero una faccia da deretano, ma la potenza visiva in qualche modo ce l'ha, funziona, sulla copertina del film fa un figurone. La maschera basta da sola, al punto che come in Scream assurge a simbolo, avatar del mostro buona a spaventare anche se di fatto ancora più utile a nascondere qualcosa allo sguardo.

La maschera al servizio di genitori e bigotti: Ecco poi le suggestioni fighe sul mostro che vive in un mondo parallelo che si apre al nostro attraverso infinite porte, sempre che gli sia concessa una vittima in sacrificio per l'evocazione. Come il mostro senza occhi del Labirinto del Fauno sta sempre dietro il muro che ci sta più vicino, Smiley viaggia nella rete ed è sempre a un passo da noi, si nutre di essa e ne sfrutta il suo nichilismo, la sua superficialità. Diviene facilissimo in rete, protetti dall'anonimato, commettere un sacco di atti di bullismo per il solo gusto di farlo, perché è divertente e si rimane per lo più impuniti. C'è come una sospensione della moralità, fornita da un mezzo che di colpo diventa un giocattolo per essere cattivi, terreno fertile per mettere in atto un male indifferente, letale, davvero spaventoso. Un male evocato da persone che nel mondo reale non farebbero niente, ma che dietro all'anonimato un bell'insulto o un calcio nel culo lo tirano. C'è da dire che siamo sempre nell'ambito del molto generico, del qualunquistico. Non è vero che la rete è popolata da soli mostri. Ma i babau servono proprio a questo, usano il moralismo distorto per cercare di insegnare comportamenti più socialmente adeguati. Freddy Krueger colpiva giovinastri e piccoli ragazzini impertinenti vari, ma cedeva davanti alle persone con una delineata linea morale. "Se fai il bravo, Freddy non arriva o non avrà potere su di te". Per Smiley è lo stesso: "Se non vai in chat a fare il pirla, magari non muori". Moniti inutili per gli adulti, ma che magari riescono a far desistere qualche bambino, da sempre il vero fruitore dei film horror. Che se la beve per lo più condita da strafalcioni pseudofilosofici serviti dal competente (?) prof. universitario della pellicola. C'è del bigottismo dietro tutto questo, ma fa parte del gioco, ha sempre fatto parte del gioco.
L'evocativo mostro senza occhi del Labirinto del Fauno di Del Toro
Quindi belle premesse. Peccato che il film faccia cagare. Sconfortante. Non c'è una parola che meglio descriva la pochezza, l'insussistenza, l'amatorialità di questo progetto. Si dice sempre un gran male dei film Troma, ma lì c'è passione, divertimento, un'idea precisa di spettacolo e sincero affetto per i fan. Qui non c'è niente. Attori realmente cani fanno capolino in una sceneggiatura diarroica, insulsa e spaventosamente telefonata fin dai primi minuti. Impossibile trovare una qualsiasi empatia con personaggi che per esigenze di trama appaiono sempre sballati, superficiali, arroganti e sopra le righe. L'attrice che interpreta Ashley è sempre sballata. L'attrice che interpreta Proxy esagera ogni espressione facciale ed è fintissima in ogni circostanza. I ragazzi della chat sono un gruppuscolo di stronzetti senza palle e senza storia che in un film horror decente finirebbero tutti smembrati dal killer di turno nel modo più cruento possibile. Ma qui non siamo in un film horror decente. Impossibile spaventarsi per un mostro privo di ogni connotazione a parte una faccia da culo che da subito appare farlocco, artefatto, superficiale e latore di un inganno che si rivela subito scoperto ed esposto. Dove il film riesce, per lo più copia da altro e lo fa nel modo più pedestre e banale. Manca qualsiasi componente emotiva. Manca pure, e serviva pochissimo, l'erotismo prurigginoso tipico di queste pellicole. Non c'è alcuna tensione. Sono brutte perfino le poche scene splatter. Gli attori sono così sopra le righe e incapaci che verrebbe voglia di schiaffeggiarli. Una oscenità "fatta solo per ridere". Da questo schifo salvo comunque una cosa, l'inquietatnte spirito nichilista di fondo, il male che in realtà è indifferenza. Ma è comunque troppo poco e male gestito. 


Infine la vera faccia del male, il regista Michael J.Gallagher. Giovane, 24 anni. Molto paraculo e probabilmente sponsorizzato da qualche cosca massonica. M.J.Gallagher è il volto dell'horror moderno che non vogliamo vedere, mai più. Vuoto, amorfo, impalpabile. Nessuna capacità tecnica, nessuna predisposizione a far funzionare il cast, crede di stare girando il suo Funny Games e non si vergogna di aver fatto un intero film con nascosto tra le natiche il bigino di Scream di Wes Craven. Una vergogna. Segnate il nome, ricordate il suo volto nella foto d'archivio qui in calce ed evitate accuratamente ogni sua opera presente e futura. Non merita il vostro tempo e i vostri soldi. Gallagher non ama il genere horror, non ha passione, non ha talento, eppure in rete fa i numeri, come i video sulle scoregge su you tube; è la dimostrazione che quando si riesce a trovare un'idea valida, un'idea che piace,  si ha successo a prescindere dalla bontà della realizzazione. Serviva un mostro sui social. Lui l'ha creato. Anche se è un mostro insulso dalla faccia da deretano.

Questo è il regista della pellicola. Potete stamparla e distruggerla in mille pezzi.
Da evitare per non incattivirsi, farsi venire l'ulcera e passare la notte sul water. 
Talk0


2 commenti:

  1. Fantozzi direbbe << Smiley è una cagata pazzesca>> (scusa il francesismo)!
    infatti quando ho visto il trailer la maschera l'ho trovata brutta e non paurosa ma pietosa e quindi non sono andata a vederlo... avevo dimenticato questo film del 2012...

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  2. Eh, sì, è davvero brutterrimo : D
    L'idea dei social, della rete, però non era così male. C'era un corto di The ring niente male "in tema"(allegato al ring 2 americano)che mischiava con youtube, c'era The Pulse, che era interessante, trattava di "siti fantasma".Mancava il social. Qui, ok, è sempre il solito clichè di dire bloody mary 3 volte allo specchio, ma la figata è proprio che ad evocarla non è l'autolesionista davanti lo specchio ma un bastardo carnefice che lo guarda "dall'altra parte", protetto da anonimato e stronzerrimo, che uccide tanto per ridere-sfottere. E la realtà del film è pure più svilente di così. Certo, c'è tutto il bigottismo di base tipico degli slasher, la semplificazione, ma poteva starci, come soggetto, se lo facevano bene. In mano a gente più competente poteva davvero essere qualcosa di interessante. Serviva decisamente poi una maschera più ispirata : )Talk0

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