domenica 30 settembre 2018

The nun - la vocazione del male : la nostra recensione




Siamo negli anni '50, nell'est Europa più "draculesco", tra le mura di un imponente convento sperduto tra i boschi. È successo qualcosa di sinistro in quei luoghi, un contadino, un ragazzo di origine francese (Jonas Bloquet) addetto a rifornire periodicamente le suore dei beni di prima necessità, ha trovato una di loro impiccata davanti al portone principale. Il Vaticano sembra molto preoccupato dell'accaduto e invia a indagare uno dei suoi più risoluti preti esorcisti (Demian Bichir), raccomandandogli di portare con sé una particolare risorsa, una novizia (Tessa Farmiga) che dovrebbe essergli utile in quanto "avvezza a quei luoghi". I due si inoltreranno nel convento e avranno a che fare con una serie di misteri che nulla hanno di umano. 
Siamo idealmente al punto di arrivo perfetto per la poetica cinematografica di uno dei principali autori/produttori del new-Horror. James Wan, ovviamente di lui stiamo parlando,  punta da sempre, in un'epoca di found foutage "pseudo-realistici", alla riscoperta e al re-innesto dell'horror cinematografico più classico, quello di stampo Universal. È un processo ad ampio raggio, che riguarda tanto le tematiche quanto i meccanismi su cui si crea in sala la tensione. Se vogliamo è quasi un romantico recupero dell'horror tout-cour, quello nato per spaventare i nostri nonni con il poco splatter e la poca violenza ai tempi permessa. Un Horror di genere, ma quasi "gentile", lontano anni luce dal body-Horror e dalle pulsioni/urgenze tematiche più contemporanee. Un Horror prevalentemente fatto sulla ancestrale divisione di bene e male e intriso di morale che Wan riscopre dopo che il genere si è declinato in tutte le salse, fino a svuotarsi e rivelare i suoi schemi più intimi, fino a che del fantasma tutti hanno visto solo il lenzuolo vuoto mosso da un ventilatore.
The nun, scritto dall'autore dei (fino ad ora) due film di Annabelle, rappresenta a tutti gli effetti il "Dracula" della "waniana" saga cinematografica Horror ispirata alla famiglia "Warren della Warner". The conjuring, in attesa del capitolo tre, mescolava L'Esorcista (del 1973) con gli Horror della Hammer. Annabelle giocava con le sette in zona Polanski mescolando con il filone delle bambole maledette (una delle prime in Dead of night del 1945). E in un viaggio a ritroso nel tempo sempre più marcato, The nun è un Dracula classicissimo (come quello di Lugosi del 1931), con la sua aura epico-fantasy, ambientazioni gotiche e desolate, nebbie e tempeste a scatenarsi di continuo e un'eterna lotta tra bene e male, fede ed eresia. Un film che trasuda atmosfera prima che paura, che affascina e conquista a prescindere da un canovaccio sempre più risaputo ma gustoso. 
Dovrei forse metterci un cubico "per me" prima di esplicitare quanto sia bella e riuscita questa pellicola, diretta con buona mano e solidissimo cast tecnico e artistico da Corin Hardy. Il "per me" diviene forse d'obbligo in ragione di una trama un po' sghemba, che qualche volta gira su se stessa e si perde, ma anche in ragione di molte delle critiche piovute sul film, per lo più a mio giudizio da chi da questo si aspettava qualcosa di diverso o per lo meno "più moderno". The nun è un film sghembo che lascia molto/troppo spazio "all'onirico" per tappezzare la logica, non punta a spaventare ogni tre secondi con un jump-scare, non vuole neppure "sorprendere per sorprendere".  È una ricetta semplice, magari per qualcuno semplicistica. Manieri isolati ai confini del mondo moderno abitati da presenze solitarie e spettrali. Cacciatori di mostri, con la pancia piena di paura, che si aggirano al loro interno mentre "il male dorme", ma sono destinati a trascorrerci notti di terrore. Croci e preghiere che diventano "armi sacre", oggetti più potenti di bombe atomiche, anche se in mano a un non credente (come accade nell'ultra-citazionista Dal tramonto all'alba di Rodriguez/Tarantino). Un nemico ancestrale che si nasconde tra i mortali sotto sembianze umane da abbattere con la forza della fede. Bene contro male, dritto, senza fronzoli, come nel Dracula cinematografico delle origini, quando il vampiro era ancora un mostro con una credibilità. Puro Horror - fantasy, se vogliamo leggerlo oggi. Il demone "che si traveste da suora", che si muove silenzioso tra le consorelle che hanno fatto il voto della clausura e del silenzio, per annientare la loro fede, per corromperle, mutando d'aspetto, rovesciando gravità e crocifissi, un demone che vive nutrendosi di paura. È un'immagine di una potenza devastante, come un drago (Dracula etimologicamente discende da drago quanto da diavolo), immortale, da combattere all'ultimo sangue, con truppe infinite (in questo caso "suore combattenti" quanto gli esorcisti), in una lotta eterna, che si perpetra per generazioni, per impedire che esca dalla sua tana e distrugga il mondo. È quasi strano che la pellicola non sia in bianco e nero, è quasi spericolato che nel 2018, mentre le chiese sono sempre più disertate dai giovani, si parli in modo così cristallino della pura fede che distrugge il maligno. L'horror moderno sottolinea i nuovi pericoli di internet, nutre la sempre viva paura per il prossimo (sia straniero, sia diverso, sia alieno), ci fa sentire sempre più preda degli zombie (e zombie noi stessi) della sovrappopolazione mondiale. I film di The Conjuring, e questo in particolare modo, sono, pur divertentissimi e visivamente affascinanti, match tra preti e diavoli. Ci sono vittorie e sconfitte da ambo le fazioni, ma questo rimangono: forse il miglior invito, dai tempi dell'Esorcista, ad indossare una tonaca per combattere il male. Ma i giovani d'oggi la vedono ancora così? Non è che vedono piuttosto la questione esorcisti vs diavoli come una strana declinazione, per l'appunto, dell'intrattenimento fantasy e basta? Riesce davvero a "toccarli", a coinvolgerli, la storia di un demone che assedia un convento di suore? E finiti i jump scare e trovata l'ambientazione "risaputa", a monte di tonnellate di videogame Horror ambientati in castelli abbandonati, non è che vorranno subito a fine pellicola passare ad altro?  


Forse questo è il limite più evidente di The nun. È una storia fantasy, priva delle "documentazioni ufficiali" che invece fanno acquisire alle altre opere cinematografiche basate sulle imprese dei Warren un'aura di "credibilità". E quello che rimane è una atmosfera da Horror classico che non riesce a toccare tutti gli spettatori. 
Se amate l'horror classico, quello fatto di lupi mannari e mostri della laguna, The nun diventa davvero Gardaland. Se non siete di quella scuola di pensiero, potreste trovare la muffa in ogni pertugio del convento tra i boschi di The nun. Che pur ci regala delle magnifiche scene oniriche, un'ambientazione maniacalmente precisa e affascinante, tanti spaventi, una fotografia magistrale e attori straordinari, prima tra tutti Tessa Farmiga, sorella della altrettanto brava Vera Farmiga, l'interprete di Lorainne Warren di The Conjuring. Ci sono scene così riuscite che personalmente non vedo l'ora di rivederle in home video, sopratutto quelle che riguardano la badessa e le suore del convento, ma anche il "mostro" non è affatto male e sicuramente può essere ulteriormente esplorato in nuove pellicole (se ne potrebbero fare due distinte, peraltro entrambe potenzialmente molto interessanti, solo espandendo due flashback presenti nella pellicola). 
Concludendo. Non è un capolavoro ma un film che pur nei limiti sa divertire e intrattenere molto. Chi cerca spaventi infiniti può rimanerne deluso, ma chi ama la claustrofobia di un luogo che sembra un livello del videogame Diablo (e che per un attimo lo diventa a tutti gli effetti) ne uscirà più che contento. Chi non apprezza il ruolo "fantasy" giocato dagli esorcisti e dalle loro armi sacre e vorrebbe un Horror che analizzi di più il rapporto/scontro tra uomo e società (o mancanze della stessa) non troverà qui ciò che cerca. In genere è un film che giudico "più figo che spaventoso". Scegliete voi se vederlo come un pregio o un difetto.  
Siamo comunque decisamente nella categoria del film di genere. Se vogliamo dell'ottimo film di genere, con un alto tasso di voglia di rivedere la pellicola più volte. The Conjuring gioca in un campionato più alto, me se avete apprezzato gli Annabelle qui vi divertirete comunque. Il livello qualitativo è sempre elevato e la confezione affascinante e ricercata. Di roba così ne vedrei a chili senza annoiarmi. La saga "espansa" dei Warren sta sempre più assumendo i contorni di un ottimo telefilm, come in casa Marvel Disney. Se volete però il film più terrorizzante del mondo, a questo giro vi è andata male. 
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