martedì 8 maggio 2018

Overlord - la serie fantasy in onda gratuitamente sul canale YouTube di Yamato Animation




 - La "premessa" della "premessa". Siamo nel futuro, precisamente nell'anno 2126, e la gente continua, felice, a giocare ai videogames. Esistono ancora e vanno fortissimo gli MMORPG (sigla che indica i giochi di ruolo online a cui partecipano e si sfidano tra loro un gran numero di persone), alla faccia di chi già oggi si è rotto le palle con World of Warcraft. Ci giocano tutti, grandi, piccini e soprattutto sfigati trenta/quarantenni ultra-lavoratori senza una vita sociale, e molto probabilmente e incoscientemente per la salute pubblica (il cartone animato qui è ambiguo, ma ci ritorneremo) i dispositivi del futuro per il gaming sono simili a caschetti integrati collegati neuralmente. Insomma, la stessa supercazzola futuristica che ci vendono da anni in anime come .Hack o Sword Art Online. Con questi visori VR- Oculus/evoluti-involuti si gioca con la mente, come sognando, ma di contro non sembra permesso (e pure qui è ambiguo l'anime) staccarsi dal gioco se prima non si fa un logout "in game", che un po' dà la conferma di voler smettere di "sognare". La conseguenza prevedibile/prevista di queste features, in assenza di nessun dispositivo per "l'uscita forzata" che almeno nel 2126 dovrebbe essere previsto per legge (ma in Italia ci arriveremmo comunque dopo), è che senza il suddetto logout un giocatore rimane come in coma, sdraiato sul suo letto con il visore in testa, condannato a morire se non viene in qualche modo alimentato con delle flebo. Quindi metti caso che il gioco si impalla o Telecom ha dei problemi con la linea e sei uno di quegli sfigati trenta/quarantenni ultra-lavoratori senza una vita sociale e magari vivi da solo e senti amici e parenti una volta alla settimana. Mi sa che diventa una prospettiva realistica che ti trovino morto dopo una settimana, con il rigor mortis che ti ritrae mentre ancora cerchi istintivamente di brandire una spada bastarda +7,  maleodorante in una stanza molto maleodorante, con la carnagione di un brutto colore verde menta, probabilmente con indosso mutandoni mimetico verde militare dai quali partono miasmi infernali. Con la maglietta di Star Wars e calzini arancioni con cui sei solito passare la domenica pomeriggio, con le mosche che entrano ed escono dalla bocca e soprattutto con lui, il colpevole di tutto, comprese le delusioni della tua mamma e quei votacci in matematica. Quello stupidissimo visore che hai ancora in testa. Certo evenienze di questo tipo si risolvevano sul nascere in anime come Sword Art Online o .Hack. Il malfunzionamento riguardava un gioco nuovo e attenzionato dal pubblico ed era diventato un problema di portata mediatica, con conseguenti volontari che andavano di fatto di casa in casa a cercare/salvare da morte certa chi aveva il gioco risalendo dall'accout. Inoltre i protagonisti di quegli anime avevano un'età che gli garantiva per lo meno di non essere soli a casa. Ma se non è un problema generalizzato e sei un single sfigato che vive da solo come in Overlord? Forse ti trovano sprovvisto di flebo, a meno che nel futuro prima di giocare a un gioco di ruolo fantasy uno non si attacchi di default a una soluzione fisiologica di svariati litri che gli duri per più di un mese, abbinando questa pratica all'uso di pannolini per incontinenti da elefanti. Certo, può pure essere che nel 2126 hanno finalmente creato le tute dei Fremen di Dune, quelle che convertono tutte le sostanze secrete del corpo umano in sostanze nutritive, permettendoci di vivere per giorni senza mangiare né bere. Me li vedo i fan del capolavoro di Frank Herbert, quelli con il vermone del deserto arrakiano di plastica sulla scrivania, da veri super- nerd, a portarci verso uno stadio evolutivo superiore... dopo anni e anni passati a giocare con la cacca e la pipì... Eroi. Ma stiamo divagando. Sta di fatto che Overlord parla di un tizio molto nerd che forse è morto, ma che ora vive in un posto migliore. Un paradiso in cui è un signore ricco e incontrastato, pieno di donne prostrate a ogni suo desiderio. Solo io mi sto facendo degli strani trip sulla religione in questo momento? 


 - La trama più o meno: Siamo nel futuro, eccetera eccetera, vanno forte gli MMORPG ma ce ne è uno che sta per tirare le cuoia per poco pubblico/fine supporto della software house in ragione di nuovi progetti/nuovo e inaspettato interesse dei videogiocatori nei confronti delle forme di vita a base di carbonio. Sta di fatto che Yggdrasil, dopo aver regalato anni di battaglie fantasy e tante amicizie chiude. Momonga è il nickname del nostro protagonista, uno dei giocatori più forti di Yggdrasil. Momonga interpreta un eroe di razza "lich", un mago non-morto (e se avete letto lo sproloquio qui sopra valuterete che è una circostanza non messa così a caso), e fa parte della gilda di giocatori conosciuta come Ainz Ooal Gown, che ha sede nel castello virtuale della Grande Tomba di Nazarick. La grande tomba è gestita da un gran numero di servitori virtuali, creati esteticamente e caratterialmente dai giocatori, e siccome ospita una delle gilde più forti e famose è carica di tesori, incantesimi, armi e truppe tra le più prestigiose e agguerrite. Tutto un ben di Dio, costruito con anni di dedizione e lacrime rigorosamente sottratti al mondo reale, che verrà perduto quando a mezzanotte i server di Yggdrasil si spegneranno. Momonga gira per i corridoi della Grande Tomba in cerca dei suoi amici, per salutarli un'ultima volta. L'idea di incontrarsi in altra sede o nel mondo reale è esclusa sul nascere, anche se dovrebbe parlarsi di una amicizia di anni. Si rammarica del fatto che nella grande sala con la tavola rotonda dell'intera Gilda ci sia solo un altro giocatore, che presto saluta e si disconnette. Momonga è seduto sul trono circondato da servitori virtuali prostrati e sorridenti. Ha gli occhi piccoli, cattivi e rossi, il volto spaventoso e le allungate e appuntite mani da scheletro proprie della classe lich. Tiene lo scettro più potente in pugno e indossa la tunica da stregone di più alto rango mentre sta seduto come Re Conan nel finale di Conan il Barbaro di John Milius. Momonga aspetta, da eroe che ha raggiunto e avuto tutto da quel videogioco, l'ultimo momento, la mezzanotte e la fine della sua vita virtuale su Yggdrasil. Ma poi ecco l'imprevisto/star-previsto. Passa la mezzanotte e il comando virtuale per fare il logout "sparisce". Momonga è intrappolato nel gioco e il gioco stesso inizia a cambiare. Momonga e la sua Grande Tomba di Nazarick sembrano essere stati trasportati in un luogo nuovo, un mondo nuovo fantasy dove però valgono ancora i poteri e i titoli del lich. I servitori virtuali del castello sembrano più "vivi" e sono commossi dal fatto che uno degli eroi leggendari che hanno servito non li abbia abbandonati e davanti a tutta questa gratitudine e potere Momonga è più felice che spaventato dalla prospettiva di morire in modo atroce per fame e sete mentre è collegato a un videogame. Sarà perché indossa i pantaloncini dei Fremen? 


Il nostro eroe ha davanti a sé dei personaggi creati dai suoi amici giocatori, quasi dei loro fantasmi concettuali ma in fondo delle creature che non lo fanno sentire solo e ben voluto. Decide giusto, con i suoi "poteri da giocatore", di cambiare il carattere di uno dei servitori virtuali, rendendo innamorata di lui la sexy diavolessa Albedo. Con un click il nerd Momonga, un po' subdolamente e pateticamente, decide quindi di crearsi la compagna di vita che non ha mai avuto e con un secondo click compie un'altra scelta importante. Se non esiste più fisicamente il clan Ainz Ooal Gow, sarà Momonga a incarnarne la forza, le conquiste e i ricordi. Per questo da quel momento decide che sarà lui stesso ad assumere il nome di Ainz Ooal Gow. Certo, c'è certo da trovare un modo da tornare al mondo reale, magari facendo affidamento sul fatto che qualche altro giocatore di Yggdrasil sia rimasto come lui intrappolato nel gioco e che prima o poi, esplorando quel nuovo mondo, qualcuno finirà per incontrarlo. Però non ha troppa fretta il nostro eroe, anche perché sta iniziando a sentirsi diverso e, in modo sinistro, più simile al mago non-morto di quanto vorrebbe. Ainz Ooal Gow ragiona ancora con la voce del giocatore nerd che lo impersona, mentre la voce che sentono gli altri è un vocione cavernoso alla Batman. Il "giocatore interiore" di Ainz Ooal Gow è in fondo un simpatico cretino, che esplode in buffi soliloqui sul modo più o meno corretto di interpretare la sua "parte", sottolineando tutto il classico imbarazzo dell'imbranato giapponese medio quando si trova ad approcciare donne virtuali troppo sexy o deve compiere azioni percepite dagli altri come eroiche ma che in fondo lui sa che sono solo meccaniche di un videogame. C'è in lui tutta la disperazione possibile e immaginabile di un gamer, quando viene costretto dagli eventi a usare un incantesimo ottenuto come ricompensa di una sfida on-line multiplayer di un mese, un oggetto ottenuto magari non dormendo per due settimane. Ma qualcosa di umano da sempre presente in lui si sta spegnendo. Scopre dapprima di non provare quasi più alcun tipo di libidine e si ritrova mano a mano, pur per calcolo e dinamiche di gioco, a essere una persona spietata, indifferente alla vita. Un essere però che come gli spietati non-morti lich non hanno bisogno di cibo per vivere. Sta diventando davvero uno spietato Overlord, ma è una natura che Momonga prova a combattere. In cerca di soluzioni a questo problema e per poter esplorare il nuovo territorio in incognito, Ainz decide pure di crearsi una differente identità, il cavaliere Momon, per unirsi in una cittadinanze vicina al classico party fantasy da gioco di ruolo, composto da giovani "avventurieri in cerca di avvenuture". Sarà di colpo più interessato a conoscere persone nuove piuttosto che combatterle come si fa in un videogioco fantasy. Inizierà pure a fare maggiore affidamento sui suoi servitori, con la paura di essere più temuto che amato. Se in questo nuovo e strano mondo Ainz Ooal Gow può di fatto essere forte e potente come in Yggdrasil e può esserlo "per sempre", è l'umanità del nerd un tempo conosciuto in rete come Momonga a essere in pericolo. 



-Tra virtuale e reale, per lo meno scegliamo il "vitale": Overlord è una serie di Light Novel, di Maruyama, trasposta anche in un fumetto, con disegni di Miyama, portato in Italia da J-POP, è portata di recente in animazione dal prestigioso studio Mad House. Su Yamato Animation, il canale di YouTube gratuito di Yamato Video, è in corso, sottotitolato in italiano, lo streaming della seconda stagione, che esce intorno a martedì sera ogni settimana. Confesso che mi sono avvicinato all'anime con poco entusiasmo, spinto più dalla curiosità per l'ottima veste grafica e la potente colonna sonora. Il tema dei videogiochi che diventano un "altro mondo" dove vivere è affascinante, ma ormai già inflazionato e spesso gestito male. Se Sword Art Online riesce sotto chili e chili di belle lolite, due triangoli amorosi e tre spadate a occuparsi anche di tecnologia/parità tra i sessi, bullismo, autodeterminazione, malattia e disabilità, una simile ricchezza tematica non è presente in altre opere analoghe, che si limitano appunto a chili e chili di belle lolite, due triangoli amorosi e tre spadate. Peraltro Overlord parte in modo assurdo, presentando un personaggio che potrebbe morire se non si stacca dal videogioco, ma che davanti a questo fatto "non gli frega". Poi però la storia si arricchisce di strane sfumature malinconiche e diventa quasi terreno da studio sociologico su cosa sia essere un gamer. Il tono della narrazione è solo apparentemente leggero e Overlord butta fuori tutta la sua animaccia oscura. Insomma, non è la versione fantasy un po' sfigata di un Detroit Metro City che mi ero immaginato. E in qualche modo, se sei un giocatore, ti fa un po' "guardarti dentro", soprattutto perché mi ha ricordato i bei tempi andati di quando stavo attaccato al pc con Diablo 2 della Blizzard. Avevo un negromante cattivo cattivo e onnipotente, carico di armaturone e scheletri come il nostro Ainz. La visione di Overlord mi ha fatto venire voglia di scaricare il negromante di Diablo 3 per la play 4. L'esperienza del MMORGP l'ho un po' bypassata, oggi mi diverto con un MOBA come Overwatch, sempre di Blizzard, ma credo che tra un MMORPG e un gioco alla Diablo, se inseriamo nell'esperienza gli amici delle chat e le battaglie insieme a cercare pezzi rari di armatura ci siano ricordi simili. In Diablo, se ci pensi un attimo, in una mezz'ora di gioco puoi sterminare, nel contesto di una cattedrale maledetta con gente fatta a pezzi sparsa dappertutto, una piccola nazione di diavoli e mostri vari e poi puoi ricavare dai loro cadaveri bombe e scheletri combattenti. E' tutto dannatamente creepy ma è gotico, con una musica "calda" sinfonica in sottofondo, affascinante in ogni dettaglio, dalle caratterizzazioni agli oggetti di gioco. Overlord ha un mondo meno cupo di Diablo, ma con la stessa logica in testa. Ti fa empatizzare con dei personaggi, te li fa squartare davanti ai tuoi occhi, a tradimento, per mano di due diavoli e poi ti dà la voglia di vendicarli facendo sgorgare ai Diablo stessi fiumi e fiumi di sangue. Pur se ci innaffi sopra tutta l'ironia del mondo, il dato rimane. Prima passi il tempo a distruggere demoni, poi diventa routine e passi il tempo a distruggere demoni per ottenere oggetti speciali da collezionare o usare. E fai questo salto emotivo in un lasso di tempo brevissimo! A un certo punto la storia non c'è più e sei solo tu che distruggi roba per avere oggetti all'infinito, nella speranza fiduciosa di trovare oggetti rari quanto di vincere al gratta e vinci. Ed è tutto così semplice, bello e appagante che ci stai dei mesi. Se ti piglia troppo inizi a seguire gli eventi stagionali online collegati mettendo spesso da parte tutto il resto, in cerca di quel mondo che sa gratificati sempre e comunque. Ti ritrovi davvero dopo un po' a sentirti come un lich. In tre mesi potevi seguire un corso di judo reale, trovare amici e buttare giù due o tre chili, invece sei rimasto a casa e sei diventato un re lich, con in più la voglia sempre maggiore di preferire gli amici virtuali a quelli fisici, che puoi incontrare a tre chilometri. 


Overlord parla un po' di questo, della "perdita dell'umanità", potremmo dire usando dei paroloni. Una perdita alla quale comunque il nostro protagonista dal volto scheletrico (che potremmo pure essere noi stessi in senso lato, poiché il vero volto umano di Ainz non lo vedremo mai) cerca di far fronte, in modo impacciato ma comunque umano. C'è un momento della trama (più di uno in verità) in cui Ainz potrebbe resuscitare un personaggio, che è una magia in fondo "base" nel mondo fatato di ogni gioco di ruolo, ma decide di non farlo. Il problema è il "costo dell'incantesimo", ma di fatto per un costo esiguo lui non fa la cosa giusta e questo ha delle ripercussioni. L'anime, sommerso nella sua ironia e assurdità, ci dice che anche se, in un mondo ipotetico, l'esperienza maturata "perdendo tempo" sui videogiochi contasse qualcosa (anzi molto) e ci desse dei crediti, facendo di noi delle persone importanti per la società, non è detto che sapremmo usarli al meglio. Ma possiamo pur sempre provarci, mediando realtà e finzione dove possibile, non escludendoci dal mondo reale per fuggire in un epico mondo virtuale. Questo per me è il cuore interessante di Overlord. La seconda stagione poi ha un cambio di punto di vista interessante, mettendo il nostro eroe in disparte e soffermandosi sugli altri personaggi. In questo modo si ha una diversa percezione (spesso devastante) dell'impatto che le scelte di Ainz provocano sugli altri personaggi. Ed è un meccanismo curioso, supportato da un'ottima gestione del casting dei personaggi, che mette ancora più da parte la componente ironico-umoristica dell'opera, andando a colpire su sviluppi emotivi per me più interessanti. Insomma, questo Overlord non è affatto male, ma dovete andare oltre alla patina iniziale, alla confezione da giocattolo da intrattenimento di classe, per trovarci le cose migliori. Riuscirà il nostro eroe a tornare nel mondo reale o ora di fatto è già morto e si trova nel paradiso sognato da ogni giocatore troppo solo (ed escluso dal mondo e dagli affetti volente/nolente) dei giorni nostri? Andremo avanti a seguirlo fiduciosi.


Il fumetto non è male, anche se c'è meno gnocca che nell'anime e più World building dello strano scenario in cui è arrivato Ainz. L'anime non è niente male, anche se fa un po' l'opposto di cui sopra. Per gli amanti del fantasy che cercano qualcosa di spensierato si può seguire l'opera anche solo per divertirsi, essendo le elucubrazioni sul personaggio di Ainz un aspetto sottile (ma sublime) della narrazione. Alla fine il nostro protagonista potrebbe sembrare anche solo un mago eccentrico proveniente da un'altra dimensione, un po' come avviene in Magic Knight Rayeath delle Clamp. 
Molto carino il fatto che spesso la serie giochi sugli stereotipi degli eroi fantasy, spesso ribaltandoli in modo grottesco o tragico. Guardare per scoprire come!
Mi piacerebbe tanto che Yamato tirasse fuori un blu ray doppiato in Italiano, e adorerei Maurizio Merluzzo su Ainz. Io la butto lì... 
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P.S.: il popolo dei rettili è fighissimo, c'è una donna lucertola così sexy che non sfigurerebbe su playboy.

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