mercoledì 26 luglio 2017

The war - il pianeta delle scimmie - La nostra recensione

Scimmie più evolute, spettacolari, tragiche, intriganti ma saltuariamente un po' noiosette


- breve sinossi: Sono passati alcuni anni dalla fine del secondo capitolo di questa saga reboot del classico con Charlton Heston. La miracolosa "cura per l'Altzheimer" che ha reso le scimmie intelligenti e decimato gli esseri umani ha ulteriormente instupidito quelli rimasti ancora in vita, convincendoli che siano state le scimmie a distruggere il mondo. Una convinzione che diventa ancora più forte quando alcuni uomini iniziamo a regredire evolutivamente e perdere la parola. Da qui inizia la guerra personale di un malatissimo generale umano, stile Kurtzman di Brando, interpretato da Woody Harrelson, che un giorno induce la sua personale Ape-Apocalypse: si appropria con il suo esercito "alpha-omega" di una montagna, tortura e uccide tutti e aspetta che il resto del mondo venga a combatterlo nella sua personale visione dell'Armageddon. Il generale ha fatto un salto pure nei domini della scimmia evoluta Cesare (sempre il grande Andy Serkis) facendo un paio di cose che lo hanno fatto così incazzare da spingere pure lui ad andare alla montagna. Lungo la strada Cesare però farà una scoperta: il suo no è l'ultimo gruppo di scimmie superstite in tutto il mondo. 


-dai a Cesare: la saga reboot del Pianeta delle Scimmie è una delle più belle sorprese dell'ultimo decennio. La tecnologia del motion - capture si è ormai evoluta a livelli indicibili e ogni nuovo capitolo della saga le "scimmie senzienti" sono sempre più reali e credibili. La sceneggiatura, se possibile, ha fatto pure meglio, creando un mondo articolato, un linguaggio, una sotto-cultura e un canovaccio moderno quanto epico, quasi shakespeariano. Le scimmie usano il linguaggio dei gesti, vivono nella natura adattandola ai loro bisogni, riconoscono e fanno uso della tecnologia, seguono regole e riti di una società organizzata. Gli uomini sono sempre più larve e sempre più pazzi, autentici "zombie". Delle creature "sfuocate" senza scopo che cercano di allontanare i pochi metri che li separano dall'estinzione costruendo muri di bossoli di pallottole. E Harrelson è il loro "big Daddy", il capo-zombie, l'ultimo imperatore del mondo (a cui piacciono pure le usanze romane viste in Spartacus), la guida verso la fine del mondo più rapida ed eroica. Ed è così titanico, spietato e magnifico che riesce pure a convincere alcune scimmie a schierarsi dalla sua parte. Idee. Questa pellicola, come le precedenti, trasuda di idee forti, profonde, che spianano senza problemi la strada a future storie e non rinunciano al gusto di un allestimento spettacolare, a un'azione concitata e a una drammaturgia chiara, limpida e intellegibile. 
Però cheppalle.



Apprezzo tutto e sono fan accanito di questo ottimo modo di fare cinema, ma mi sono addormentato in sala quattro volte. Non mi era capitato con il primo capitolo, non mi era capitato con il secondo, mi capita qui. E per lo più la sonnolenza riguarda la prima parte della pellicola, fatta da stupendi paesaggi post-apocalittici in cui tutti parlano con il linguaggio dei segni ed esprimono concetti profondissimi sulla società e cosa definisce al meglio l'essere uomo o scimmia al suo interno. Cheppalle. Per un attimo il mio sonno è contrastato dall'irruzione del generale nel territorio di Cesare, ma poi placidamente le palpebre ricadono fino a che avviene l'incontro con Scimmia Cattiva. Qui mi tocca destarmi un po' dalla nanna perché Scimmia Cattiva è un personaggio irritante che parla all'infinito, rumoroso e fastidioso come una zanzara (non è vero, è un personaggio sfaccettato e ben caratterizzato, solo che al momento ero in "rage mode"). Poi il viaggio riparte, tra fantastici scenari innevati, bambine mute e scimmie eroiche e io continuo ad appisolarmi. Non sto dicendo che fino qui il film è stato brutto, perché sarebbe ingeneroso. Ma il ritmo, tra questi spazi sconfinati e stupefacenti silenzi, mi si perde, non si esprime, "è morto". E questo nonostante la materia sia esaltante, colta, epica, lo ripeto. Poi arriviamo al maniero del generale e tutto diventa ultra-ritmato ed esaltante. Non dormo più e mi calo anima e corpo in questa ape-Apocalypse ultra-violenta, tragica e catastrofica. L'ultimo atto è davvero esaltante, denso e il finale è poetico, chiude bene il cerchio iniziato con la prima pellicola. Di sicuro voglio rivedere la pellicola già da ora, magari carico di caffeina per superare la silenziosissima e lisergica prima parte. Complessivamente, mettendo la parte le ironie, è davvero un bel pezzo di Cinema, l'ultimo capitolo di una saga socio-fantascientifica da consigliare caldamente a tutti. Strepitosi gli effetti speciali, la colonna sonora, le scenografie, lo script e le interpretazioni. Tra Harrelson e Serkis è una gara tra giganti di bravura e non c'è un solo aspetto della pellicola che sia banale o scontato. Matt Reeves ha fatto un lavoro encomiabile e ora vola a dirigere The Batman, cercando il confronto diretto con Burton e Nolan. Gli auguriamo ogni bene e prenotiamo già i pop - corn. Come saranno le scimmie del domani? Arriverà un capitolo reboot del classico con Heston o si seguirà la storia dove finisce questo capitolo tre? Di sicuro chi verrà dopo dovrà per forza avere a che fare con il confronto con questa strepitosa trilogia degli anni 2010. 
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1 commento:

  1. Mi ha stupito, sono soddisfatto per come sia finita la trilogia.

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