martedì 8 settembre 2015

Dylan Dog n. 348 - La mano sbagliata



La bionda, filiforme, magnetica, ultra cool diva dell'arte Anita Novak strega la scena glem della Londra che conta con le sue opere potenti, conturbanti, macabre e affascinanti. Un tempo era dedita a quadri carini e colorati, si offriva per ritratti molto popolari nello star system, linee aggraziate che disegnavano donne-bambine sorridenti in bolle di sapone e con orsacchiotti di peluche. Ma dopo un incidente misterioso le sue opere sono cambiate, insieme al suo stile. Ora la chiamano la pittrice della morte. I suoi soggetti sono donne ritratte uccise in modi cruenti, in scene dove predomina il sangue e un vertiginoso senso di terrore e sconforto, abbellito solo in parte da un ricercato fascino gotico. In città a dividere con la Novak i riflettori sul palcoscenico e i luoghi più ricercati per le esposizioni c'è un'altra donna, Rita Leight, forse un'amica, forse una rivale, si fa chiamare la pittrice della vita. Un giorno i quadri della Novak oltre che macabri e glam diventano pure maledetti. La modella di una sua opera muore nello stesso modo in cui era stata ritratta poco prima dalla pittrice. Ed è solo l'inizio di una catena di sangue che sembra premeditata dai pennelli dell'artista. Scotland Yard si muove per incastrarla. Troppe le coincidenze tra tela e realtà, deboli gli alibi, nessun altro il movente se non aumentare la fama della Novak con un tributo di sangue. La diva chiama in sua difesa Dylan Dog, sicura di essere innocente ma timorosa del suo lato più oscuro, quello che è nato in lei ai tempi dello strano incidente che ha cambiato la sua vita. La Novak forse ha una personalità multipla o addirittura nasconde un demone.


Esordisce ai testi di Dylan Dog la scrittrice Barbara Baraldi, in una storia piena di fascino e stile asservita per lo più allo straordinario, inquieto e gotico tratto di un Nicola Mari sempre più bravo, sempre più unico e riconoscibile nello stile, sempre potente nella messa in scena. Il numero 348 è un'opera così piena e completa dal lato visivo che non necessiterebbe quasi di alcun dialogo, segno dell'ottima coesione che si è instaurata tra disegnatore e scrittrice. Anche se è il Dylan Dog che si muove tra le tavole che magari scontenterà molti lettori dello zoccolo duro. Un Dylan molle, travolto dalle passioni, inconcludente e autentico "sesso debole" in una storia che parla di donne forti e determinate. Ricorda quel Dylan di un numero passato che sono riuscito a dimenticare, dove per stare vicino alla ragazza che amava decideva di andare a vivere da lei per farle i lavori di casa e preparale la cena la sera. Il Dylan "casalin(gu)o", schiavo inerme della patata. Faceva davvero orrore. Ma forse il Dylan di questo numero 348 un po' lo capiamo, comprendiamo la sua incapacità a sfuggire da tanto magnetismo sessuale e un po' lo invidiamo, data la beltà dei corpi femminili affusolati, allungati e sexy delle donne di Mari. Donne che, ripetiamo, sono forti, emancipate, protagoniste e pericolose. Con nomi che richiamano grandi dive del passato e con una storia sensualmente noir e disperata a segnare i passi.
Donne che ci riportano alla memoria le dive di Alfred Hithcock, Eva contro Eva di Mankiewicz, il Viale del Tramonto di Billy Wilder. C'è nel racconto pure un tratto classico della superstizione italiana, radicata fino a pochissimi anni fa ovunque. Il distintivo di mano del diavolo assegnato alla sinistra, che veniva curato nelle scuole degli anni sessanta e settanta ancora con delle bacchettate sulle dita. Un po' di film del passato, un po' di idiosincrasie nostrane, ma il quadro di insieme, a me che sono apocrifo e tamarro, ha fatto pensare anche all'opera omnia dell'immortale Paul Verhoeven. La mano che una volta mutilata diviene il primo passo per il mutamento della propria vita (Robocop). L'inconsapevolezza di essere se stessi e padroni delle proprie azioni (Atto di Forza), la lotta - amore tra donne che si dividono un palco (Showgirls), il fascino sinistro di donne pericolose e sicure di se stesse che porta gli uomini ad agire come burattini (Basic Instinct). Un mix affascinante. E poi c'è Mari, che ci porta nei party più coreografici dell'alta società, palazzi dalle scale infinite, ascensori a gabbia, chiese sconsacrate, roseti conditi con il sangue. Luoghi in cui si annidano corpi vivi in piena esplosione ormonale e corpi freddi a confondersi con gli elementi della natura, diventando personaggi unici e spettrali, i ritratti lugubri e malinconici della Novak.
Si potrebbe obiettare che il giallo alla base di questo tour visivo sia abbastanza canonico, forse prevedibile. A qualcuno darà fastidio un Dylan trasportato dagli eventi come non mai. Ma l'atmosfera e i disegni di questo numero sono davvero pazzeschi. Auguriamo alla Baraldi di poter scrivere altri numeri interessanti come questo, magari qualcosa di più incentrato sulla trama, per saggiare al meglio le sue potenzialità. Non ci dispiace affatto l'idea di avere un'altra donna al timone della testata. Ringraziamo Nicola Mari di esistere. Un bel numero. 
Talk0.

10 commenti:

  1. Questa per voi sarebbe una recensione?

    RispondiElimina
  2. Questo per te sarebbe un commento? Illuminaci allora, visto che sarai esperto del mestiere!

    RispondiElimina
  3. Un commento che esprime un dubbio legittimo alla luce delle seguenti considerazioni. Una recensione è una critica ragionata di un'opera, in cui l'autore esprime una sua opinione sui contenuti della stessa, motivandoli e analizzandoli. Tutto ciò nel tuo articolo è inesistente. Così come lo hai redatto sembra un insieme confuso di espressioni, buone intenzioni e obiettivi non meglio precisati. Hai toccato alcuni punti senza analizzarli. Hai omaggiato gli autori come se invece di una recensione avessi scritto una canzone dedicata ad una persona amata. Hai scelto espressioni altisonanti che, nell'insieme, non contribuiscono a diradare il caos logico che hai sollevato. E' perfino dubbio se questo fumetto ti sia piaciuto davvero. Hai ringraziato Mari di esistere, quindi ti piace il cubismo? Dal nostro punto di vista, i disegni ci sono sembrati orrendi se parametrati al realismo che connota i fumetti bonelliani. Ciò che manca di più nel tuo pezzo, però, è un ordine logico. La grande confusione che hai generato, ripetiamo, impedisce di capire cosa volevi dire o il messaggio che volevi lanciare. Un vero peccato perché la prima parte è scritta bene, poi ti sei perso nella seconda.

    RispondiElimina
  4. Egregio Comix Archive. Se è di vostro interesse commentare sulle pagine del nostro brutto blog, le chiediamo la cortesia di utilizzare un tono pacato e gentilmente argomentare nel caso abbiate curiosità o vogliate esprimere delle criticità in merito al contenuto dei nostri post. Pertanto vi ringrazio per aver replicato con questo vosto secondo commento ma vi diffidiamo a ripresentarvi con commenti dal contenuto similare al vostro primo intervento che ad una prima, ma anche seconda, lettura appaiono soprattutto offensivi, arroganti e poveri. Questo è il primo ed unico avvertimento che vi forniremo. Commenti come il vosto primo verranno in seguito automaticamente rimossi.
    Chiarito questo doveroso aspetto, permane l'assenza di una nota squisitamente di etichetta che mi impedisce di capire chi sia la persona cui al momento mi sto rivolgendo. Cercandovi in rete, con la sana curiosità di conoscere il vostro lavoro e in parte giustificare l'acredine da voi espressa nei nostri confronti, sono pervenuto ad un blog che presenta articoli a firma di autori diversi. Tra i tanti nomi in firma leggo Steven Blomqvis, Hans Von Klopp, Kristopher Barmen, Gunnar Anderson. Nomi in firma anche ad articoli della stessa tematica. Per il futuro vi invito pertanto a segnalare, per pura cortesia, magari con una noticina a margine, chi dei membri di Comix Archive si stesse rivolgendo a questo nostro brutto blog. So che non è necessario dilungarmi su queste banalità, ma anonimato ed insulti pur velati configurano esattamente il comportamento da cyberbulli che voi tanto giustamente stigmatizzate sulla vostra pagina facebook. Se richiedete cortesia, solidarietà ed amicizia ai vostri lettori, siate voi i primi a portare il buon esempio.(continua)
    .

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ora vengo a quanto da voi sollevato nel vostro secondo intervento, partendo dal dato più oggettivo. I disegni del numero di Dylan Dog in oggetto, non vi piaccino e ritenete non siano il linea con i parametri di realismo che connotano le serie Bonelli. Voi avete ragione da vendere quando affermate che un prodotto non vi piace, potete liberamente esprimere ogni opinione in merito, magari argomentadola se ritenete opportuno ( ma se non argomentere qui in futuro vi ignoreremo) e siete liberi di esercitare il più sacro dei diritti del consumatore decidendo di non comprarla. Tuttavia, permettetemi, voi esprimete (esattamente come da voi sottolineato all'inizio del commento parlando "dell'autore di una buona recensione") un commento che è solo "vostro", personale. Quando voi nelle ultime righe parlate di realismo come connotazione dei fumetti Bonelli esprimete, permettemelo, un vostro giudizio di gusto che non corrisponde alla realtà de fatti. Non considerate che in passato molti autori che hanno lavorato per la Bonelli hanno già utilizzato un tratto non realistico ( ho paura a conoscere la vostra opinione per il volume di Un uomo un'avventura disegnato dal satirico Bonvi, spero siate più clementi con Hugo Pratt e il suo tratto destrutturato con figure femminili allungate simili a qeulle di Mari). Non considerate il panorama attuale dello stile di molti disegnatori della casa di Milano. Il Dylan Dog Color Fest, Gli Orfani, alcune opere di Gigi Simeoni e Bacilieri e molti esperimenti provati sulla collana Le Storie, esprimono oggi la volontà della casa editrice di varcare i limiti del disegno "per forza"realistico, avvicinandosi peraltro a realtà artistiche accettate già a livello internazionale da case come la Marvel, la Vertigo, Dark House senza contare le Bande Desinee e le Historietas. Oggi le case editrici pescano disegnatori che si sono fatti le ossa nell'underground, hanno subito le infulenze dei manga, sono crescuiti con le opere sognanti di Moebius e guardano le opere di Sam Kieth, Simon Bisley e Katsuhiro Otomo. Non esiste più "solo"il disegno realistico in casa Bonelli, esattamente come è avvenuto nel mondo dell'arte da parecchio tempo (...). Ed è una realtà. Può piacere e piace ad un sacco di lettori, magari piace di più a molti che bazzicano le fumetterie e sono a contatto con fumetti di tutti i paesi. Esattamente come può non piacere ad altrettante persone perchè, ve lo concedo, fino a "ieri"lo stile realistico era più diffuso. A voi non piace, siete liberissimi di urlarlo al mondo. Ma che un disegno sia brutto perchè non realitico è un'opinione vostra, che ritengo rispettabilissima, ma che non potete arbitrariamente estendere ad altre persone, a meno di non fare il censimento di tutti i lettori Bonelli.

      Elimina
    2. A me Nicola Mari piace, lo seguo da quando ha esordito in Bonelli con Nathan Never. Ricordo il primo piano di un occhio che nella tavola successiva si trasformava nella rotella di un letto da ospedale. Lavora in Bonelli dal 1989, quindi non è esattamente uno appena arrivato e il suo stile è sempre stato riconoscibilissimo, con figure di donne allungate, forti chiaro-scuri, una predilezione alla stilizzazione della scena quasi a dare un'immagine sfuocata da contrapporre a dettagli in primo piano, spesso nature morte. Mi piacciono le sue scene d'azione, mi piaccione le sue scene più sexy e bollenti, i visi dei suoi personaggi hanno qualcosa di austero, gotico, sembrano a volte scolpiti. A me piace moltissimo, se con le mie parole gli ho per voi dedicato una canzone spero di essere riuscito nell'intento. Forse voi preferite opere passate di Mari perchè più legate ad un canone realistico. Forse non amate questa specifica opera di Mari. A me piace e la trovo perfetta in connubio con il lavoro dell'autrice dell'albo. La Baraldi è una scrittrice giovane ed affermata che ha la grande capacità di creare atmosfere soffuse. Ha uno stile fresco che ricorda molto il young adult e si sposa alla perfezione con le atmosfere di Dylan Dog. Mette al centro della narrazione qui dei personaggi femminili. Forse questa scelta piacerà di più al pubblico femminile, forse tutto questo numero, per molti lettori, è maggiormente indirizzato ad un pubblico femminile. A me è piaciuto. Ho letto in giro che il suo stile narrativo non è piacito, ne prendo atto ma non cambio idea. La storia, come scritto nel nostro post, è per me prevalentemente un tour visivo che parla di donne pericolose in grado di dipingere quadri inquietanti e magnetici. Molti dicono che non è sviluppato il giallo che sta alla base, che si vedono poco i comprimari della serie, che Dylan stesso è un po'assente. Sull'ultimo aspetto ci siamo soffermati anche noi se hai notato e non lo abbiamo visto come un dramma. Perchè la storia per noi va oltre il giallo, oltre i personaggi secondari. E'una favola gotica moderna, sul bene e il male, con una Cenerentola che ha perso la mano per troppo amore e forse per questo è diventata una strega (non in senso letterale), una creatura molto più interessante di una damina in pericolo. La storia non vi è piaciuta perchè si è visto poco Carpenter o Groucho? Non lo so, ma per me non serviva che si vedessero, così come non serviva che facesse Dylan qualcosa di più di quello che ha fatto. Magari è stato un uomo oggetto, ma per me arriva quasi ad essere un "uomo oggetto mistico", non a caso preso di mira da due "streghe" (sempre in senso figurato) in grado di infondere magia sulle loro tele.
      Per le critiche alla scrittura del pezzo vi ringrazio, per noi è sempre stimolante capire quali sono i nostri limiti espositivi . Senza falsa modestia noi puntiamo esattamente a creare il caos concettuale in cui Vi siete trovati invischiati. E'per questo motivo che subdolamente non mettiamo nemmeno dei voti alle nostre recensioni. E'nostra opinione che chi vuole affrontarne la lettura sappia cogliere che per noi non c'è mai, in nessuna opera, tutto nero o tutto bianco. Che a volte persino una storia zoppa ( e non è questo il caso) possa diventare stimolante per motivi del tutto particolari. Amiamo parlare di quello che pubblichiamo, tornare sui nostri passi e cambiare idea (in post successivi...non siamo così "tanto"matti), ci piace che un film o un fumetto da noi recensito non diventi di colpo qualcosa di archiviato. Siamo dei pazzi. Lasciamo a chi le sa fare le recensioni belle. Credo di aver detto più o meno tutto. Se siete resistiti a leggere fino a qui vi siamo davvero grati.

      Elimina
  5. Contrariamente a quanto affermate, abbiamo già argomentato e spiegato le criticità del vostro pezzo. Null'altro da aggiungere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un'ultima cosa per mettere un puntino su una singola i...siete blogger quanto noi, non pretendete di conoscere appieno un mestiere che non appartiene né a voi né a noi e di poter dispensare saggezza quando anche il vostro blog (come questo) è solo uno dei tanti. Risultate inutilmente boriosi.

      Elimina
  6. Per me il tizio di comix archive ha dormito col culo scoperto

    RispondiElimina
  7. Ciao Alessando!
    Questo non lo so ^_^ ! Quello che personalmente non mi è piaciuto è proprio il "modo"con cui l'utente (non) si è presentato nel primo commento. Le critiche ci stanno sempre. Io ho inteso questo numero come un'opera prettamente visiva e per sottolineare il concetto ho parlato del lato visivo (per sottolineare l'armonia testi -disegni) anche nella parte in cui parlavo della storia. Questo aspetto, cocciutamente ricercato, mi è sembrato integrato in modo fluido alla lettura finale e mi ha convinto. Ma si vede che per qualcuno magari risulta confusionario e ne prendo atto. Poi su questo blog cerco sempre di scrivere recensioni che possano stimolare collegamenti con altri media. Ho trovano interessante ed appropriato all'impostazione della storia del numero i rimandi ai film e soprattutto il ricercato"gioco dei nomi"che ha imbastito l'autrice. Lo accenno appena per non fare spoiler nell'articolo, ma posso qui fare un esempio. SPOILER nelle prime battute viene fuori una donna che si chiama Marnie, come la Marnie di Alfred Hitchcock, e nella trama guardacaso si parla di un furto di gioielli. Se ho visto il film faccio due più due e lo spiegone finale non mi serveFINE SPOILER Considerando poi che la protagonista si ispira a Kim Novak, chi si nutre di gossip "vintage"magari si è imbattuto sulle dispute sulla sua sessualità (addirittura si dice fosse ermafrodita). Ci sono nel racconto sicuramente delle sbavature tipiche di un'opera prima, ma per me gli aspetti positivi superano parecchio i negativi. Il disegno di Mari negli anni si sta evolvendo in modo pazzesco, come testimoniano gli ultimi volumi de Le Storie. Per me l'uso di un tratto qui particolarmnete sognante ed allungato nelle forme contribuisce a dare all'opera ulteriormente l'aspetto di una favola gotica. Tutto questo può piacere come non piacere, basta che i modi per "comunicarlo"siano giusto un po'meno bruschi.O almeno questo è lo stile che usiamo su questo blog. Ciao! ^_^

    RispondiElimina