lunedì 14 settembre 2015

Across the river - Oltre il guado - la recensione del dvd


Boschi sul confine tra Italia e Slovenia, Friuli orientale. Pochi giorni al Natale. Un etologo che a stenti riesce a ripararsi dal freddo con una giacca pesante (Marco Marchese) è intento nello studio del comportamento della fauna locale. Il luogo è tranquillo ma quantomai vivo, ricco di cinghiali, cervi e forse lupi. Creature che alla telecamera a infrarossi appaiono strane come fantasmi, figure in bianco e nero con occhi di un bianco così lucente che sembrano alimentati dai tizzoni dell'inferno. L'uomo si sposta in un camper attrezzato con un portatile. Compie un lavoro solitario, non ha alcun contatto con altre persone. Fa escursioni e sistema l'attrezzatura sul territorio. Utilizza telecamere a infrarossi, radio-trappola per imprimere i suoni, fotocamere perimetrali e gabbie con esche. Non si separa dalla mappa, dal registratore portatile e dalla sua torcia. Per caccia e difesa dispone di un fucile e di una cerbottana con dardi tranquillanti. E' un po' trasandato, capelli lunghi e barba non curata da giorni. Seguendo la profondità e morfologia delle impronte, analizza la stazza degli animali e i loro spostamenti, scoprendo i tratti di bosco più battuti, i luoghi di riposo. Dall'esame dei resti di animali morti risale alle  zone di caccia, dal tipo di morsi teorizza l'esistenza di branchi. Cataloga predatori e prede, registrando ogni attività con il suo microfono, l'unico strumento con cui si permette di "dialogare", rompere il curioso e multiforme suono del bosco, un'armonia carica di grugniti, dello scricchiolio dei rami mossi dai freddi venti e di silenzi assordanti, cupi. In breve riesce a catturare una volpe, a narcotizzarla con un dardo e ad applicare su di lei una telecamera satellitare a infrarossi. Segue l'animale aggirarsi nella zona di notte, fino a che questi si imbatte in un villaggio isolato dove diventa più debole la recezione del segnale. Le immagini sono disturbate, l'etologo per non perdere il suo oggetto di studio decide di avvicinarsi al paese e per questo attraversa con il suo camper un guado. Il veicolo si impantana nell'acqua, una pioggia improvvisa e costante in poco tempo trasforma il passaggio in un torrente. Ma l'uomo riesce comunque a giungere dall'altra parte, le indagini possono proseguire. 


La telecamera della volpe funziona ancora, le immagini  rivelano che è stata attaccata da qualcosa, forse è in pericolo,  ma i riscontri sul luogo fanno pensare che se la sia cavata e si trovi ancora lì, da qualche parte. Tutto sembra misterioso in quel villaggio dimenticato e di notte si sentono grida sinistre. Forse di donna, forse di un mostro. Non ci sono solo animali ad aggirarsi nella notte. Tornato di corsa,  inquieto, da un giro di ispezione in una scuola abbandonata dove crede di sentire quasi una litania di bambini, l'etologo scopre che il suo camper è sparito, che il guado non è praticabile e che privo di strumenti con cui comunicare è costretto ad aspettare lì l'arrivo dei soccorsi. Dovrà quindi abitare in quello strano villaggio abbandonato, esplorandone i luoghi più segreti e inquietanti alla ricerca di possibili vie di fuga e di vestiti asciutti da indossare, fino a che l'acqua non smetterà di cadere. E sarà un'attesa lunga e snervante, perché qualcosa di inumano è sulle sue tracce.
Torna Lorenzo Bianchini dopo la sua storia d'esordio sulle sette friulane in Radice Quadrata di Tre, dopo i suoi corti pluripremiati, dopo il diabolico Custodes Bestiae, il suo Film Sporco ed Occhi. Ogni volta migliore, più maturo e consapevole del suo talento, qui per chi scrive al suo massimo tanto come sceneggiatore che regista. Il tratto amatoriale che pur caratterizzava le sue prime opere anche in virtù di un budget davvero minimale (e parlo di cifre davvero misere, non oltre i mille euro a volte) viene qui del tutto spazzato via grazie a un interprete credibile e sfaccettato come Marco Marchese, la stupenda fotografia di Daniele Trani, la lirica colonna sonora di Stefano Sciascia per gli inquietanti suoni di Davide Piotto. Lo sforzo produttivo della Collective si sente e Oltre il Guado è riuscito finora a incantare le platee di molti festival del cinema, guadagnando un medagliere pregevole. Mancava solo la distribuzione e Cecchi Gori confeziona un dvd ricco di contenuti speciali in cui è presente anche un corto di Trani. Ma cos'è Oltre il Guado? E' un film sinistro, cupo e disperato in cui un uomo viene  risucchiato in un "incubo che cammina" che ha radici nella Storia italiana e slovena. 


Un autentico Ju-oh, una maledizione che imperversa in un luogo abbandonato. Metafora dei mille scheletri nell'armadio del secondo conflitto mondiale, specchio del decadimento progressivo di molti paesi delle zone di montagna del nord Italia, non solo friulano, che l'inurbamento ha trasformato con gli anni in luoghi spettrali, disabitati dopo che anche gli anziani, gli ultimi che li lasciano, sono passati a miglior vita. Luoghi di cui si riappropria la natura, giorno dopo giorno, eliminando ogni traccia umana. E ce ne sono così tanti e così spettrali di loro che Bianchini ha trovato tutto quello che gli occorreva per il suo horror da uno di loro, Topolo', come spiegato nell'interessante documentario inserito nei contenuti speciali. C'erano già le case, i vestiti, le foto, una location naturale perfetta. Per le telecamere ha chiesto in prestito l'arsenale classico degli etologi. Le loro registrazioni degli animali in notturna, i loro visori e rilevatori sonori, le telecamere da far portare agli animali. Tutto materiale da lavoro che sembra straordinariamente adatto a un horror, al punto che dopo l'intuizione di Bianchini di utilizzarlo in questa pellicola mi immagino che saranno in mille a rubargli l'idea. Ed è singolare e pazzesco allo stesso tempo constatare come un animale-cameraman riesca a fare riprese da found foutage molto più logiche, chiare e meno mosse di un qualunque film epigono di Blair Witch Project - Cannibal Holocaust. Quindi a luoghi reali esistenti e strumentazione esistente Bianchini aggiunge una sceneggiatura assolutamente realistica, pur nella declinazione fantasy. Il nostro protagonista non parla quasi mai, si fa i fatti suoi, cerca di razionalizzare il più possibile parlando a se stesso al microfono. Ne esce una atmosfera di insieme veramente di impatto quanto originale, costruita da talento e pochissimi strumenti di scena. Visto al cinema durante i festival metteva veramente paura, rivisto in home video si difende ancora benissimo. Peccato ci siano alla messa in scena dei limiti, ancora una volta legati al budget. Gli effetti visivi sono molto artigianali e un po' improvvisati. Il finale paga dazio di una spettacolarità davvero contenuta e lascia magari l'amaro in bocca. Quindi ci troviamo davanti a un bellissimo viaggio che si ammoscia un po' sul finale, non avendo gli strumenti per osare di più. Se si pensa invece in termini di produzione, la lavorazione di questo film sembra essere stata così eroica da dover essere premiata con una visione a prescindere. Rimane il fatto che registi come Bianchini dovrebbero davvero poter accedere a un budget proporzionato alle loro capacità. Ma in Italia il cinema di genere è considerato morto e sepolto, non si trovano investitori disposti a rischiare e qualche volta pure la censura, nel caso di film come Morituris (di cui presto parleremo), sembra fare di tutto per ostacolare la distribuzione di questi prodotti. Mi piace sognare Bianchini che conclude un contratto con la Blumhouse. Farebbe un film favoloso e magari mi conquisterebbe gli americani.
Tirando le somme, il film merita e se amate l'horror italiano è altamente consigliato. La regia è solida e le scene girate con gli animali o con gli infrarossi sono davvero tetre e perderete diottrie a scorgere  i dettagli inquietanti, orrorifici, nelle immagini. Un po' come ci di trastullava con le telecamere di Paranormal Activity. La fotografia è affascinante nei suoi colori tenui del bosco invernale e nel bianco e nero delle riprese in notturna, la scenografia è evocativa e l'interprete davvero bravo. Le musiche svolgono al meglio il loro lavoro e gli effetti sonori fanno tenere sempre le orecchie tese. È tuttavia un film che perde gran parte del suo mistero a una seconda visione o ad una visione non troppo "suggestiva", tipo la mattina con una tazza di cereali davanti. È quindi un one-shot (come tantissimi altri horror) da gustare al buio, da soli, con le finestre che sbattono, alle tre di mattina, con magari dei vicini di casa che camminano avanti e indietro nell'appartamento sopra di voi facendo rumori inquietanti. Un noleggio pertanto ve lo consiglio, ma il prezzo invitante del dvd, sui dieci euro, potrebbe pure spingervi verso un acquisto. Se amate gli effetti speciali negli horror, qui ne troverete pochi o nessuno. Se amate saltare sulla sedia per lo spavento avrete invece diverse scene da affrontare a occhi chiusi, ma sappiate che la pellicola preferisce portare lo spettatore in un mondo tetro e minaccioso piuttosto che offrirgli spaventarelli continui. Il finale, come già detto e ridetto è rivedibile ma questa ultima opera di Bianchini ha così tanti altri meriti che sarebbe davvero un peccato perdersela. 
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