mercoledì 4 novembre 2015

Le storie n. 37: Abissinia! ( si', col punto esclamativo, come una imprecazione...)


Storia del veterano scrittore di Tex, Claudio Nizzi, disegni del promettentissimo (quasi un Hirohiko Araki apprendista di Herge'...) Emiliano Tanzillo. Copertina del sempre ottimo Aldo Di Gennaro. 
Abissinia, governo ladro!!! Questo per me negli intenti doveva essere il titolo "uncut" di questo volume. Perché quando si vanno a scrutare le accise sulla benzina compare ancora oggi, per l'importo di 1,9 ex lire per litro, il "sostentamento delle nostre truppe italiane per la guerra in Abissinia iniziata nel 1935". E probabilmente non ancora finita, dopo 80 anni, siccome si paga ancora oggi, orgogliosamente e senza battere ciglio, per permettere la continuazione di quella gloriosa spedizione militare. Della quale in ogni caso si sa pochissimo perché non ci arrivano aggiornamenti da tipo 80 anni per l'appunto, nel pieno disinteresse della stampa. Ed ecco che interviene la Bonelli con la sua collana antologica "Le storie", almeno a raccontarci cosa accadeva nel '35 a coloro che si sono imbarcati in questa infausta avventura. A quelli ricchi e a quelli meno agiati.
Torino, 1935. Due militari, scuola ufficiali, uno abbastanza "pettinato", l'altro di origini più umili, stanno appunto parlando per i corridoi dell'accademia militare della "questione Abissinia". Il "povero" è dubbioso e all'idea di finire in Africa a combattere con le scimitarre non fa i salti di giubilo. Il pettinato ribatte che è una cosa fighissima, se vinciamo avremo un posto extra dove farci le vacanze senza impestare d'estate i due metri cubi per ombrellone di Rimini. E poi bisogna farlo per vendicare la sconfitta di Adua che ancora non lo fa dormire bene la notte e così riscattare il buon nome dell'Italia, trattata da pezzente a Versailles. L'amico ribatte "e sticazzi " e l'agone politico muore lì. Se non che i due si ritrovano a giocare a tennis e il pettinato fa l'errore di presentare la sua fidanzata all'amico che la vede, si innamora e nottetempo se la tromba clandestinamente in un intreccio da sceneggiato di rai uno del pomeriggio della domenica, disegnato in mezza tinta, che fa apparire queste scene "romantiche" come quegli inserti di storie di cronaca di Famiglia Cristiana degli anni inizio '80. E qui arriva però la svolta narrativa figa. Il ritorno dell'agone politico 2.0. L'amico barbone non ci sta a passare da infame con il pettinato, non vuole essere scoperto. Ma  potrebbe più serenamente vivere la relazione con la fidanzata di lui se almeno rompesse l'amicizia con quest'ultimo e allora, con una pretestuosità del tutto italica (e candidamente ammessa dal soldato) decide di litigarci apposta e farci a botte con la giustificazione morale che lui odia i fascisti. Roba che se lo menava perché era laziale la scena non cambiava di una virgola. Con questo gesto il nostro eroe si inimica il pettinato raccomandatissimo ex amico (che in un modo o nell'altro troverà altre ragioni per tenerlo in antipatia) e solleverà un tale polverone che sarà degradato da ufficiale a "truppaglia" e spedito in Abissinia a subire il peggio nonnismo da caserma e magari a rischiare la pelle contro qualche guerriero vestito con una tunica e armato di lancia. Ma il fato renderà di nuovo possibile l'incontro dei due ragazzi e della loro amata, proprio in Abissinia. 
La prima parte del racconto, dove la matrice sentimentale predomina è anche narrativamente la più debole. Visivamente non manca di fascino, il lavoro di ricerca per la ricreazione degli ambienti, vestiti e veicoli è sontuoso e i disegni, con una forte connotazione realistica,  fanno davvero respirare aria di altri tempi. Ci sono tavole imponenti e bellissime come quella di pagina 24 sul discorso di Mussolini del 2 ottobre del '35 (in tempi perfetti per l'anniversario, essendo l'albo uscito agli inizi di ottobre). Ma il pezzo forte di questo volume è la ricostruzione della battaglia presso il fiume Dorè, un autentico spettacolo grafico che occupa l'albo da pagina 52 a 87. Cruento, dinamico, splendidamente ritmato, qualcosa per impatto di molto simile ai primi quindici minuti di Salvate il Soldato Ryan. Tavole straordinarie colorate in mezzatinta a matita che rendono ancora più vivide le dune, le polveri e le esplosioni. Scontri ravvicinati all'arma bianca, scene di massa, le onomatopee grandi e bianche a dare la "voce" delle bocche da fuoco, con il suono della mitragliatrice che in tavole così fittamente disegnate riesce quasi a tagliare, spezzare le immagini. Un lavoro tanto accurato per i dettagli storici, tra divise, armi, mezzi militari quanto appagante nelle dinamiche action. Il volume si chiude poi riprendendo la tematica melò dell'inizio, fornendo una noticina narrativa amara (e forse cattivella...) e un finale forse troppo accomodante, ma la lettura complessiva funziona e il fumetto si legge che è un piacere . Questo anche grazie alle straordinarie e già ampiamente elogiate tavole di Tanzillo. A una  composizione dei paesaggi accurata, accompagna un certo gusto nel descrivere l'azione, un forte senso di realismo, Ma dei  suoi personaggi mi ha colpito una conformazione più "umana" anche se (paradosso) più caricaturale, che si scorge nella espressività dei volti, con sopracciglia folte e "dinamiche" (quasi caricaturali alla Herge') ed occhi profondi. Davvero sapiente l'uso della mezza tinta, che mi ha ricordato la composizione della tavola di un artista poliedrico come Araki. Non vedo già l'ora di ammirare i prossimi lavori di Tanzillo. Davvero un buon numero, che perfettamente si inquadra tra micro e macro storia alla maniera de Un uomo una avventura. 
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sabato 31 ottobre 2015

Predator: dark ages



In attesa che Shane Black (dopo il pallonaro annoiato Rodriguez) ci regali finalmente un nuovo capitolo della saga dell'amatissimo predatore spaziale visivamente creato da Stan Winston e reso famoso da Schwarzenegger e John Mc Tiernan, gustiamoci questo recente (maggio 2015) corto amatoriale scritto e diretto da James Bushe. Il predator ai tempi delle crociate a caccia di souvenir medioevali da appendere al suo caminetto. Un progetto piccolo piccolo, low-low budget ma tanto cazzuto, parecchio lontano dalla consueta sagra del cosplay, con i costumi ricavati dalla carta-forno. 

Un accampamento di monaci è minacciato da una creatura che si crede di origine diabolica, un essere che si muove furtivo nei boschi decimando chiunque vi si addentri. Un manipolo di soldati, abbastanza scassato e sorprendentemente "moderno" è chiamato a indagare. Come insolita guida un nemico, un saraceno, che forse ha architettato tutto e li sta portando in una trappola. La caccia sta per cominciare e sarà combattuta con spadoni, archi e balestre. Pregando che qualche scudo ricoperto in pelle e qualche elmo da battaglia a visibilità zero bastino per difendersi da affilate lame retrattili e raggi laser distruttori.


Il tema sonoro di fondo è il classico, glorioso score di Alan Silvestri. La sceneggiatura semplice ma gustosa, gli attori nemmeno tanto male. Il predatore imponente e perfettamente riprodotto nel suo stile di lotta e codice d'onore. I crociati sono un simpatico gruppetto bad-Ass "wanna-be" che per budget non può fare molto ma quello che fa è convincente, piazzando azzeccate battute da popcorn movie. Lo stile di ripresa è davvero valido, come lo sono trucco e costumi  che, sempre considerata la produzione, sono davvero rimarchevoli. Ci sono anche piccoli ma agguerriti trucchi meccanici ed effetti in stop motion volti a ricreare la creatura e le armi di Stan Wilson. Non ci facciamo mancare nemmeno la mimetizzazione ottica e pure lo splatter. Insomma, un gioiellino che merita la pena di essere condiviso almeno tra tutti i fan della saga. Dopo la visione andate sul link di youtube e spolliciate "mi piace" a volontà . Buon divertimento. 

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sabato 24 ottobre 2015

Scouts guide to the zombie apocalypse - Scouts vs Zombies

Il trailer del film che in America guarderanno ad Halloween...


Ben, Carter e Augie sono fieri scout in un momento storico in cui non è esattamente la cosa più figa del mondo. A scuola non cuccano molto e sono visti come alieni tristi, ma la cosa peggiore è che purtroppo per loro si trovano anche nel preoccupante momento di apice della loro esplosione ormonale. Coperti di brufoli e con bava alla bocca, ma non dimenticandosi mai del codice "gentleman" dei lupetti, i nostri, naturalmente imbrigliati "in eterno" nelle sacre divise di ordinanza del corpo scout composte da braghette corte, medagliette sulla camiciola e foularino, si trovano costantemente a caccia di tette e culi, pronti a incassare una eterna striscia di due di picche. Alla fine giungono gioiosi in un locale notturno per riuscire in modo veloce e indolore ad assaporare il Sacro Graal della pubertà, ma il destino ce l'ha con loro e di colpo i tre scout si ritrovano al centro di una invasione zombie. Riusciranno con il loro alto rigore morale e con le loro tecniche scout per la sopravvivenza estrema a salvarsi dai mangiatori di cervelli? Riusciranno se non a trombare a sedurre qualche procace donzella, magari quella mega bionda "final girl" armata pesante che il caso gli ha fatto incontrare?


Mentre in America spopola il film di Piccoli Brividi con un ritrovato Jack Black, tutti aspettano Halloween per trovare in sala qualcosa per i "più grandicelli ma non troppo", questo film scorretto, esagerato, splatteroso e un po' scorreggione fatto proprio per farsi qualche grassa risata e divertirsi per un'oretta e mezza. Gli zombie in salsa comica (come del resto oggi in "tutte le salse"... Ma non voglio divagare) funzionano sempre e sempre riempie le sale l'umorismo con deviazione sexy, declinato dai tempi di Porkys a Project X passando per American Pie. 
Ben è interpretato da Tye Sheridan, che avremmo dovuto vedere a fianco di Nicholas  Cage in Joe se avessimo mai visto Joe... Scusaci Nick, rimedieremo presto. Carter da Logan Miller, di cui abbiamo volontariamente saltato un filmetto sulle rock band e a dare corpo ad Augie c'è quel bel facciotto paffutello di Joey Morgan, che ci ricorda tanto tanto il mitico Chuck dei Goonies, esordiente e già interessantissimo. La bionda sventola armata pesante è invece Sarah Doumont, che abbiamo già visto nel simpatico Don Jon. La regia è di quel simpaticone di Christopher Landon, sceneggiatore storico della saga Paranormal Activity dal capitolo 2 e dietro alla macchina da presa per il suo spin off Il Segnato. Il nostro qui si occupa anche della sceneggiatura mitigando la sua indole tetra con l'ausilio di alcuni sceneggiatori di College Roadtrip, un film comico del 2009, a me totalmente misconosciuto e con protagonista Martin Lawrence (doppio "wow"...).
Sarà un nuovo Benvenuti a Zombieland o un nuovo Zombeavers? Ma in fondo chissenefrega, tra splatter e poppe troveremo comunque una scusa per vederlo e per farvi sapere la nostra.
Non sappiamo di preciso quando arriverà da noi ma siamo contenti comunque del fatto che sia uscito. La sceneggiatura erano almeno cinque anni che passava da un tavolino all'altro di Hollywood e la sola idea che magari non avremmo mai potuto vedere un film in cui degli scout affrontano degli zombie era troppo triste per essere vera. 
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P.s. E poi avete visto nel trailer la scena supercool al supermercato che grida Dal tramonto all'alba?

mercoledì 21 ottobre 2015

Star Wars VII - The Force Awakens



A volte basta poco per tornare a provare le stesse emozioni di quando eravamo bambini...



domenica 18 ottobre 2015

Super Meat Boy - il platform difficile definitivo arriva anche su playstation 4!!



Meat boy è... Beh, Meat boy è... un cubetto. Con le gambette, le baraccine e la faccina sorridente. Ed è fatto di carne, se no sarebbe solamente un "cube boy" qualsiasi. Non sarebbe di un fighissimo colore rosso fuoco. Né sporcherebbe di sangue, dopo una delle sue morti frequenti e orribili,  tutti i muri, gli spuntoni e le falci rotanti dei livelli infernali del platform in cui si trova. Perché si trova a farsi squartare "a nastro" in posti tetri che manco Hostel di Eli Roth? Per via del terribile Doctor Fetus. Che ha un nome bruttissimo, è ambiguo, piccolo piccolo ma alla guida tipo di un esoscheletro minaccioso. Un esoscheletro ricavato da una incubatrice. I programmatori si drogano. Meat boy ama Bandage Girl, una dolce cubettina rosa con una margheritina in testa e gli occhioni dolci. Nessuno ama il Doctor Fetus, motivo per il quale l'omino patisce, scrive testi metal sulla Smemo, fa i cattivi pensieri e infine rapisce Bandage Girl diventando un genio del male. Meat Boy non si lascia scoraggiare e affronta così una serie di diabolicissimi livelli per salvare la sua amata. Ma siccome è un po' sfigato o babbo o tutte e due le cose insieme, ogni volta che raggiunge Bandage Girl quel lestofante del Doctor Fetus riesce a rapirla di nuovo e portarla alla fine di un altro intricato e splatterosissimo livello. Ogni tanto è il malvagio omino stesso che si cimenta nello sterminio del povero Meat Boy alla guida di robot dotati di motoseghe giganti e roba così. Ma Meat Boy non molla. A meno che non molli il giocatore dopo una crisi di pianto, una esplosione di ira o la morte della sua console o della tv a furia di testate e calci liberatori.


Edmund McMillen nel 2008 creava un giochino flash. Grafica puccettosa ma che nascondeva foschissime ambientazioni horror, in grado di artigliare con sorprendenti tocchi splatter. Comandi facili e intuitivi, ma ostici da padroneggiare, ritmo e difficoltà "seria", hardcore . In un attimo ebbe gli occhi di tutti i player e le case di produzione puntati addosso. Gli arrivarono i finanziamenti, Edmund mise su il suo bel "Meat Team" e tutti i pc e le console ebbero una propria versione del suo omino di carne. Una droga digitale per notti in bianco e urla di frustrazione a monte di pochi sani momenti di pura gioia. Nasceva uno dei giochi più amati di sempre. Un indie low budget ma cazzuto che era un po' una sorta di Super Mario Bros incontra Lemmings saltando come Megaman. Duro come Ghost'n'Goblins, ipnotico come lo sta-cult Rick Dangerous per Amiga. Tutti felici, tutti esaltati, il gioco piace pure alle ragazze. Tutti bestemmiano alla luna dopo la duecentesima morte di fila. Il buon Edmund McMillen batteva cassa, si faceva il "nome" e da lì a poco arrivò il suo nuovo game, ancora indie, ancora horror - puccettoso ma più stile Zelda per Super Nintendo: The Binding of Isaac. La play rimaneva sfigatamente a bocca asciutta dell'avventura del pupazzino di carne, per via di una esclusiva Microsoft. Oggi la grande ingiustizia è finita! Meat boy arriva su Ps4 in versione riveduta e corretta. E io esulto perché anche noi videogiocatori Sony abbiamo diritto di ululare alla luna e rispondere male ai nostri cari se moriamo male in un giochino.
Però cacchio se è difficile.
Una musichina rockeggiante ci accompagna per i livelli caricandoci a mille, i colori sono vivaci ma in un lampo diventano "noir" e iniziamo ad assistere al massacro sanguinario di puccettosi scoiattoli. Non chiedetemi il perché. Ci sentiamo allegri ma il buio è dietro l'angolo, le trappole e gli scenari sono qualcosa di davvero infido. Si inizia un livello con l'obiettivo di raggiungere la cubettina rosa, in genere nascosta da qualche parte, a volte sotto chiave. Si salta con un tasto, ci si arrampica e si corre per saltare più lontano, ogni tanto di collezionano chiavi o si batte qualche boss utilizzando lo scenario, tutto qui e poco altro. Subito possiamo ammirare quanto il game design sia geniale nella sua essenziale ma continua sfida. I programmatori sono dei bastardi puri. Ogni nuovo schema cambiano le carte in tavola. Livelli in cui è chiesta velocità, livelli in cui è chiesta logica, livelli che sembrano fatti per essere passati solo per una fortuna bestiale. La costante è che si muore e rimuore male. E qui torniamo (noi figli degli anni '70) al primo Lemmings per Amiga dei primi '90. Stesso fascino "schematico -brutale" a livello visivo, non tanto nella grafica pompata ma nel 
modo in cui sono stati costruiti i livelli piattaforma dopo piattaforma, baratro dopo baratro. 

A volte davvero sembra un'impresa eroica affrontare due o tre piattaforme stronze, nonostante non ci siano legioni di draghi giganteschi da abbattere. Serve precisione, calma e il giusto ritmo per superare le insidie di Fetus e gli ostacoli naturali (leggi strapiombi e aculei) che ci si parano davanti ogni pochi centimetri. Tutto l'impegno profuso può sfumarsi a un passo dalla meta dopo una sequenza di gioco degna delle olimpiadi, ogni errore si paga e nonostante i comandi siano buoni si ha talvolta la sensazione che il nostro pezzettino di carne scivoli  troppo, ma scivolare è la sua "essenza" e domare questo aspetto è una delle sfide più impegnative e appaganti dell'esperienza. Come accadeva nei giochi degli anni '80 qui se si muore prima della fine di uno stage si ricomincia tutto da capo, per 300 livelli uno più bastardo dell'altro. Alla fine di un livello si può salvare, vero, ma nel mentre... ore e ore di frustrazione dedicate al subdolo giochino manco fosse un dio pagano. Perché se cadete nel "tunnel" il gioco vi elettrizzerà e sedurrà con la sua curva di apprendimento progressiva-ripida e non ne avrete mai abbastanza. Inizierete a ragionare da professionisti e a rigiocare mille volte le sfide più dure per arrivare al top finendo un quadro impossibile in otto secondi e bendati, pronti a bullarvi con voi stessi. Meno tempo ci si mette e meno Meat Boy si sacrificano, più si alza il punteggio e si possono sbloccare extra. E poi c'è un aspetto proprio malato da "humor nero", che spinge al masochismo videoludico più estremo. Ogni volta che moriamo nel gioco il livello si "sporca", arrivando  letteralmente e perversamente  a traboccare di sangue. Siamo morti su una sega circolare? Nel tentativo successivo la sega sarà sporca di sangue. Certo potrà essere utile per "segnare" maggiormente l'ostacolo, un po' come i messaggi dei giochi della saga Souls, ma c'è anche il "lato b" della perversione. Sempre in tono macabro-buffo, una opzione replay che si attiva a livello superato e ci mostra tutte le nostre morti di quella fase. In un attimo il replay ci fa assistere allo spettacolo di tutti i nostri meat boy che contemporaneamente e inesorabilmente vanno incontro  a morte certa fino che l'ultimo riesce a superare la sfiga e la sfida. E tanti meat boy insieme sembrano un lago di sangue che manco gli ascensori di Shining. Il sangue di legioni di cubetti rossi defunti è indelebilmente sulle nostre mani ed è qui, come sopra citato, che torna di nuovo l'effetto "Lemmings". Anche lì c'era il replay mortale se vi ricordate, anche lì in pochi secondi si accelerava il livello vedendo spiaccicare milioni di creaturine indifese che cadevano contro l'asfalto o il fuoco i peggio. Il puccetto-sadismo è potente in Super Meat Boy.
Non vi spaventate se occorreranno giorni per passare uno stage. Non distruggete la vostra casa se non riuscite subito a passare le diaboliche ventole del livello 2.4. Un bel respiro, un po' di yoga e un the caldo faranno il caso vostro. Anche se dopo la decima tisana probabilmente tornerete a imprecare duro contro il Meat Team e le loro madri. Forse la frustrazione vi farà prendere in mano dei libri, incontrare gente, tutto pur di non pensare a Super Meat Boy. Questo gioco è ottimo per lasciare da parte i game e tornare a socializzare nel mondo reale, una vera terapia d'urto. Ma comunque una droga a cui è bello tornare per perderci dentro, imprecando al mondo bastardo mentre abbiamo i pollici sul pad. Possiamo entrare in contatto con il nostro lato più animale, riconoscerlo e vincerlo. Una perfetta terapia comportamentale che vi viene offerta grata questo mese se avete il playstation plus. Perdersi questa chicca di gioco è un delitto. Super Meat Boy è gameplay puro ed è fatto per divertirvi (poco) e appagarvi (poco ma "abbastanza"). Non ha una mega grafica moderna, non ha diecimila opzioni online, non ha una "storia" cinematografica. È solo saltare, correre, schivare ed arrampicarsi. Nel mente distruggendo pad, console, finestre, pareti e per ultimo dare fuoco alla vostra abitazione. Ma lo fa in modo spaziale. Puro rock'n'roll digitale, grezzo e è cattivo ma che non esce mai dal vostro stereo. 
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lunedì 12 ottobre 2015

Orgoglio e pregiudizio zombie - il primo trailer!


Lo aspettavamo da quando è stato annunciato Abramo Lincoln Cacciatore di Vampiri (bello ma quanto sarebbe stato più bello con Liam Neeson protagonista..) e ora anche il libro "Orgoglio e Pregiudizio Zombie" , sempre di quel geniaccio di Seth Grahame, Smith si appresta ad arrivare nelle sale. Un libro, assolutamente splatter e assolutamente scorretto, che prendeva il classico di Jane Austen (che più o meno tutti siamo stati costretti a leggere a scuola e solo in sei ricordano) e ne coglieva al cento per cento la carica più nascosta (parecchio nascosta ) e sovversiva .
Il regista Burr Steers ha in curriculum il simpatico 17 again e Charlie St.Cloud (che non ricordo), entrambi con protagonista Zack Efron, e serie tv come Weeds, Big Love (che non ho esattamente amato) e L World. Il buon Burr è anche sceneggiatore e in passato ha scritto una commedia con Kate Hudson e Matthew McConaughey, il mieloso e deprimente Come farsi lasciare in dieci giorni, e torna a scrivere per questa nuova pellicola zombesca, schedulata per ora per un 2016 generico.
Il cast è ricchissimo e schiera la bellissima Cenerentola "live Disney" Lili James come l'ugualmente corvo "live Disney" di Maleficent, Sam Riley. Inoltre comprende  lo stralunato e tenero Doctor Who "Eleven" Matt Smith e ben due "Lannister" dal Trono di Spade, il gigantesco Charles Dance e la stupenda e sempre cattivissima (ma qui non so, magari no) Lena Headey.


Da segnalare anche il bello ma attore canissimo in Jupiter Ascending Douglas Booth, che speriamo nella pellicola muoia subito e male, prima di recitare peggio. Ma no dai, speriamo che ci diventi di colpo l'attore del secolo. Ma forse stiamo mentendo .
Cosa c'è di meglio per prepararsi alla visione di uno zombie movie se non tornare a spolverare un libro "di scuola" che abbiamo subito odiato e dimenticato perché impostoci mentre volevamo fare delle vacanze? Potremmo per una volta leggerlo e magari restare piacevolmente sorpresi di quanto una "roba da donne" possa in realtà piacere anche a rudi maschiacci. Del resto se a Grahame Smith è riuscito in miracolo di farci appassionare a Lincoln, cosa che non è riuscita a Spielberg, chissà mai che non ci venga il colpo di fulmine per Jane Austen. Potrebbe essere pure un occasione per capire di più le ragazze che amano queste letture. Del resto in Animal House di Landis il massimo per la confraternita più scassata del college era proprio andare a tampinare le ragazze della scuola privata Jane Austen.
Insomma siamo curiosi di vedere questa pellicola, sperando che sia bella divertente, sgangherata e con la giusta punta romantica. Del resto agli zombie piace mangiare i cuori. 
Il buon Gianluca intanto è a caccia del romanzo di Grahame Smith... Presto una recensione con comparazione dell'originale della Austin. Forse.
Seguiremo con interesse i futuri sviluppi di questa pellicola. 
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