giovedì 15 maggio 2014

Thermae Romae - in uscita a giugno nelle sale e in anteprima visto per voi!

 


 Sì, questo è un peplum o "sandalone" che dir si voglia. Ma non è il solito, a partire dal misterioso figuro che vediamo qui sopra. Chi è questo tizio che si fa avanti da uno sfondo storico antico-romano verso una tendina colorata che mi ricorda cromaticamente Gurren Lagaan? Pensate che sia il protagonista di roba noioserrima tipo il film su Ipazia (Agora) con Rachel Weisz o un nuovo gladiatore con le palle al vento come l'australiano "Spartacus"o un lagnoso ragazzino che schiva lava e lapilli driblandoli con la sua biga (Pompei)? Niente di tutto questo. Lui è Lucius, il nostro eroe, ed è interpretato da Hiroshi Abe, che i più sgamati avranno visto in Chocolate
(quello con la ragazzina che mena, non quello con Depp che limona duro) o in Godzilla 2000 (fiera risposta al Godzilla di Emmerich, nel senso "noi stiamo con i pupazzi"..chissà cosa accadrà di qui a pochi giorni..). Abe è anche la voce giapponese di Toki nel film La leggenda di Toki...e scusate se è poco... Lucius ha un fisico possente, va in giro praticamente sempre nudo (qualcosa in comune con lo Spartacus Starz c'è) , sviluppa pensieri profondi, ha un alto senso del dovere. E costruisce impianti termali, tra cui le note Terme di Adriano. Ma perchè vi sto parlando di lui? Facciamo qualche passo indietro...

Quando succede il successo. Questo è il regista Hideki Takeuchi. Per vedere il suo ultimo film, che chiude il Sedicesimo Far East Film Festival, la gente ha prenotato il proprio posto in sala fin dalle prime ore del mattino, al punto che già alle 14 era tutto sold-out. Quando si spengono le luci e viene inquadrato tra il pubblico il regista, parte una incredibile ovazione e il nostro viene accolto sul parco con lo stesso calore di Francis Ford Coppola. Ringaziamenti, una dichiarazione di amore e rispetto per la cultura italiana e Takeuchi tra serioe faceto estrae dalla tasca un nuovo ritrovato ( a sua detta) della più alta e recente tecnologia nipponica. Un cellulare che all'occorrenza funge da bidet portatile. Mentre il nostro spiega e mima l'utilizzo pratico del prodotto la folla lo acclama da eroe. Ma perchè persone in abito da sera, sindaco e banda, assessori vari e tutta la folla plaude estasiata? Perchè applaudire un uomo con una toilet portatile al posto di un martire-regista-sognatore-pazzo con  un film drammatico-impegnato sul dramma esistenziale umano? Perchè i film di Takeuchi sanno fare di meglio, non puntano ad autoelogiarsi per impegno, ideali, menate. I suoi film fanno ridere, e sanno farlo in abbondanza, con una raffinatezza che non direste. Film semplici, magari ingenui, ma che hanno tutto per soddisfare il bisogno umano di divertirsi. Magari non vinceranno il festival, ma mettono d'accordo tutti. Zero paranoie, tanta classe, tante risate. Oggi Takeuchi è il re del mondo in quel di Udine, perchè il suo film in visione è Thermae Romae 2 e prima della visione la regia del cinema proietta questo...e tutto si chiude con un immenso boato.
Alla ricerca del film comico orientale. Ma forse devo prima fare un altro passo indietro. 2012, quattordicesima edizione del Far East Film Festival di Udine. Si è scelta la commedia come genere trainante, da quella trasciosa a quella sofisticata. (ma ci sono anche altri generi come sempre, e parleremo presto di Blind di Ahn Sang-Hoon e magari anche di Viral Factor di Dante Lam...nel caso una mia previsione si concretizzi...). Io arrivo in ritardo, come sempre, e tra tanta commedia vedo il fuso East Meet West 2011 di Jeff Lau, il romantico It Gets Better di Sukkhapisit Tanwarin, Love in a Puff e Love in a Buff  e Vulgaria di  Pang Ho-cheung (film riuscitissimi che se mi dicessero che, uguali, potrebbero diventare film americani ci crederei senza riservo),il bruttino My Own Swordsman di Shang Jing, recupero il carinissimo Rent a Cat di  Naoko Ogigami, piango per l'agrodolce Sukiyaki di Maeda, ripiango per il buffo Afro Tanaka di Daigo e applaudo facendomi male alle mani per Six degrees of separation from Lilia Contapay (imperdibile ducu-film sulla vita di una attrice, simpaticissima e straordinaria, che ha sempre  rivestito al cinema il ruolo di "strega"nei film horror).  Nota: se ve li ho citati è perchè un recuperino dei più meritori è altamente consigliato, tanto perchè sono piccoli gioielli, quanto perchè possiate apprezzare il lavoro instancabile di questo festival nel cercare e trovare qualcosa di diverso dal solito. Un lavoro oltremodo rimarchevole considerando che i gusti comici di oriente e occidente sono spesso lontanissimi e trovare le giuste combinazioni non è facile (mi ricordo uno spaventoso film "comico"di Kitano, forse Glory of the filmaker, che mi lasciò totalmente esterrefatto e basito e che attesta come "non tutti possiamo ridere allo stesso modo"). Ma prima del mio arrivo già Udine ribolle per Thermae Romae.  Ed è un bel ribollire, parlottare, ricordare e ridere, citare sincero, quello delle grandi occasioni. Thermae Romae ha conquistato il pubblico, ha abbattuto i confini tra la commedia giapponese più demenziale e "locale"e il gusto occidentale in un modo tutto suo. A grande richiesta però Thermae Romae si replica, complice problemini di palinsesto. e io lo vado  a vedere.
 
Sinossi: Lucius (Abe) costruisce terme per il grande Impero Romano ai tempi dell'imperatore Adriano ( l'immenso Masachika Ichimura, che sicuramente ricorderete in 13 Assassins di Miike). Forse non lo sapete perchè non vivete di terme e centri massaggi, e quindi siete dei poveracci come me, ma l'Impero Romano ha costruito terme pazzesche, roba che si cerca di replicare ancora ai giorni nostri. Ma come venire incontro alle aspettative di un pubblico sempre più esigente? Come fare la differenza? Vinto dallo stress Lucius cade all'interno di una vasca termale e misteriosi flutti lo trasportano così nel Giappone moderno, presso le terme gestite da Mami (la carinissima Aya Ueto, che magari avete visto in Azumi 1 e 2, filmoni kappa e spada da recuperare!), aspirante scrittrice di manga.  Lucius troverà risposte inaspettate per migliorare le terme proprio presso questo popolo a lui sconoscuito con la "faccia piatta". Certo non tutto è di immediata comprensione. Certo bisogna fare i conti con la forza d'energia dell'epoca antica(gli schiavi) per replicare procedimenti spesso avanzati. Ma Lucius è determinato e Mami, cotta di lui, conosce anche un paio di paroline in latino per comunicare. Il nostro eroe è pronto per replicare ai tempi dei Cesari i più moderni bagni di sempre. E se i moderni mentre sono alle treme bevono latte al gusto di banana e fanno bolle con sparabolle di Doraemon la cosa deve pur avere un senso ed essere quindi replicata. E ci sarà tempo per riscrivere un po'anche la storia, che vede proiettatissimo su Roma il simpatico sciupafemmine Antonio (Kai Shishido, anche lui visto in Azumi 2), personaggio che a Lucius non è che vada poi a genio per motivi più che validi.
Sì, mi è piaciuto: Con una trovata alla "Inuyasha"e tanta, tanta, tanta ironia e autoironia, pur nella reiterazione (ma forse dovrei dire grazie alla reiterazione) di uno schema fisso (il film ha un sapore episodico con un allungo di trama sul finale), Thermae Romae fa veramente, genuinamente, scompisciare. Lucius ha un problema, via nel viaggio spazio-temporale, apprendimento-o-quasi della soluzione, ritorno con applicazione più o meno logica. E si ride in ogni fase, si pregusta, si ipotizza e poi si rimane spiazzati da cotanta incontrollata demenza narrativa. Lucius poi fa sempre la parte del fierissimo romano che, sempre pressocchè nudo, si aggira come un alieno nel mondo moderno, sempre a cavallo tra stima e timore per lo strano popolo dalla faccia piatta. E la cosa è ancora più strana visto che certe usanze giapponesi moderne ci sono estranee anche a noi! Una specie di cortocircuito. Oltre alla strabordante comicità poi ecco arrivare i paesaggi di Roma ricostruiti a Cinecittà e le terme giapponesi. Luoghi magici, vivi, che davvero verrebbe la voglia di visitare. Almeno i secondi, per i primi è un po'duro a meno che abbiate anche voi una vasca spazio-temporale. Il cast fa un lavoro splendido e si riesce a parlare qua e la'anche di Storia, di quella vera, e di tecniche per costruire strutture termali, pur rimanendo chilometri lontani dal Focus channel. A tutto questo si aggiunge una velata love story impossibile davvero tenera e la musica classica che riempie e inebria la scena, donandole colori caldi. Quella della musica in Thermae Romae è una "storia nella storia". Ad ogni time-warp a sottolineare il viaggio ecco che siamo trasportati su una montagna dove un tenore, interpretato da Walter Roberts (caratterista che avrete visto ovunque)canterà un pezzo classico a sottolineare l'epicità del momento. Solo che non sempre il tenore "è pronto" e questo crea siparietti demenziali degni di Yattaman. Geniale. Incredibilmente il tutto non annoia neanche un po' (forse un pelo sul finale) e lascia estasiati e felici, pronti a spendere uno di quei box da cinquanta euro in servizi termali.
L'autrice del manga insieme al suo alter-ego e al prode Lucius
 
A giugno nelle sale. Finalmente, grazie all'impegno della Tucker film e ai molti consensi ottenuti a Toronto ed al Far East Film Festival di Udine, ecco arrivare nelle sale italiane, insperatamente e quindi con estrema gioia, uno dei film comici più divertenti e allucinati di sempre. Un "Kolossal" comico, abbiamo detto, girato a Cinecittà con mega scenografie e mega cast, effetti speciali(sia fighi che volutamente farlocchi e spisciosissimi), colonna sonora da urlo che riprende brani di musica classica ben noti, un sacco di tizi a fare da comparse. Un film-sandalone che non si sarebbe fatto se non ci fosse stato alla base una gemma preziosa quanto poco conosciuta. Un piccolo e riuscitissimo manga umoristico di Mari Yamazaki (purtroppo con trasposizione anime...bruttina a dir poco, che avrà influito sicuramente..) , che magari avrete visto in fumetteria e lasciato lì, senza nemmeno aprirlo, pensando fosse una di quelle ricostruzioni storiche noiose e che domani correrete a cercare (scoprendo che è interrotto da una vita perchè non guadagnava nulla..ma chissà mai ora, mi piacerebbe che il film lo "ri-promuovesse"..). 

Vedete che ha l'asciugamano?è per far ridere! o pensavate davvero che era un manga storico?
E per il futuro? I meno distratti e coloro che ora non stanno dormendo righe fa lo hanno già capito.
 
Questa volta il prode Lucius dovrà tra i vari compiti riuscire a costruire delle terme per i gladiatori romani, persone che la fatica rovina in pochissimo tempo. Chissà da quali moderni guerrieri giapponesi andrà per farsi consigliare?

Anche il secondo film è spettacolo puro, e non prde nessun colpo rispetto alla prima parte, tante trovate narrative e visive, massimo divertimento, la totalità del cast del primo episodio confermato e una locandina che è già leggenda, a cavallo tra Star Wars e I Dieci Comandamenti e che se non fosse che costava un botto mi sarei fieramente appeso in ufficio.

Io a giugno un giro al cinema lo farei. Talk0

lunedì 12 maggio 2014

JoJo's bizarre adventure all star battle



Il manga di Jojo: JoJo è la principale opera di Hirohiko Araki, un manga iniziato nel lontano 1986 e che oggi, dopo ben 8 saghe, riscuote ancora un successo senza pari. Un manga che racchiude una grande epopea generazionale, che parte dal Far West e di padre in figlio, di combattente in combattente, arriva fino ai giorni nostri. Un manga che muta pelle a ogni passaggio storico, pur mantenendosi sempre solido e compatto, ricco di richiami all'intera vicenda narrativa. Un'opera monumentale, arrivata da noi grazie all'impegno di Star Comics, che risulta ancora oggi fresca, spiccatamente originale, dal tratto in continua mutazione e perfezionamento. Un'opera piena ci citazioni colte, ricchissime contaminazioni musicali (in pratica tutti le principali rock star e Band sono ricordate nei nomi dei personaggi principali, da Ronny James Dio a Bowie passando per i Red Hot Chili Peppers, Iggy Pop e i Petshop Boys) che ha fatto letteralmente scuola e ha influenzato, con il suo peculiarissimo stile di disegno tanto di personaggi che di abbigliamenti, gran parte dell'animazione, dei fumetti (vedi anche un certo Death Note) e dell'arte videoludica giapponese (specialmente i picchiaduro di Capcom, Snk e Ark System Works, anche i gdr) nonché, cosa che in genere non capita, il mondo della moda. Un'opera seminale come ce ne sono poche.

Partita forse un po' in sordina con la saga Phantom Blood, la serie di Jojo è letteralmente esplosa e diventata di culto con il terzo arco, Stardast Crusaders, caratterizzata dalla presenza dei combattenti spirituali noti come “Stand”, creature di pura energia e dall'utilizzo quantomai originale. Stardust Crusaders divenne a sua volta un anime di successo prima nel '93 e poi nel 2002 e si appresta a una nuova incarnazione nel 2015. Oggi legioni e legioni di fan si associano alla vecchia guardia anche grazie a riedizioni di lusso del manga, tra cui segnalo anche la bella nuova edizione Star Comics.
Un'occasione per me di recuperare le parti mancanti di Vento Aureo e di rimettermi in pari. Ai tempi complice una distribuzione infelice nella mia zona persi un sacco di numeri e dovetti interrompere. Me ne pento ancora un po'.


Jojo e i videogame: A sorpresa, ma complice un altisonante 40/40 su Famitsu e 500.000 copie vendute in Giappone in un giorno, Namco Bandai porta anche in Italia, completamente localizzato nella nostra lingua, il nuovo picchiaduro basato sui personaggi resi celebri da Akari. Non è il primo videogame basato sulla saga a giungere da noi. Da fan del manga, mi era piacito oltremodo il picchiaduro realizzato da Capcom nel '98 per Psx in merito all'arco narrativo conosciuto come Stardust Crusaders. Su Psx non veniva tradotto unicamente un picciaduro da sala, ma era presente un super story mode che ripercorreva, grazie anche a materiale appositamente creato come giochi di carte, minigame e persino sparatutto a scorrimento, praticamente l'intera saga scena per scena.


Un capolavoro assoluto, nato magari solo come contentino per non poter replicare su Psx le animazioni del Dreamcast, ma qualcosa di assolutamente irrinunciabile per tutti i fan e ultra-suggestivo anche per chi non ne sapeva nulla. Da poco c'è anche una bella versione hd per ps3, scaricabile on-line, che purtroppo non presente più quel figherrimo story mode pompato. In seguito arrivò poi questo:


Avrei gradito anche la localizzazione del seguente gioco di Jojo, realizzato su Ps2 sempre per Capcom, basato sulla saga tutta Italiana di Vento Aureo e realizzato in Cell-shading, ma il titolo è rimasto in Giappone. Poi quei geniacci di Cyerconnect 2, autori di Naruto Ninja Storm e Asura's wrath, maestri indiscussi nel trasporre in game il peculiare tratto degli anime giapponesi, hanno annunciato di essere al lavoro su un picchiaduro che ripercorreva non una ma tutte le saghe di JoJo dall'origine a oggi. Dal primo trailer passato in rete appariva come qualcosa di clamoroso, dalla grafica stupefacente. In più erano presenti parecchi personaggi della mia saga preferita, la quarta, Diamond is unbreakable, una storia urbana, quasi noir che vedeva per nemico uno spietato serial killer conosciuto come Kira.


Non mi aspettavo che arrivasse da noi, pur desiderandolo tantissimo. Oggi sono bello contento.

Ma come è 'sto gioco? Dal punto di vista meramente tecnico Cyber Connect 2 si è letteralmente superata. I personaggi della saga di Araki prendono letteralmente vita su schermo con una veste grafica e un'accuratezza mai viste. Animazioni bellissime, stile da vendere, grande varietà. Già il numero dei personaggi è consistente, una quarantina in espansione con l'ausilio dei dlc. Ogni personaggio è poi unico per potenza, mosse e raggio d'azione, nonché figlio di una particolare scuola di combattimento in ragione dell'arco narrativo del manga a cui si riferisce. Avremo quindi gli esperti di onde concentriche della saga 1 e 2, gli esperti nell'uso degli stand e i peculiarissimi combattenti a cavallo della saga 7. Nel pieno rispetto delle pagine del manga poi, tutti hanno percorsi autonomi con cui uppare i propri poteri (per attivare Love Train con il presidente dovrete raccogliere "voi sapete cosa", per far evolvere White Snakes nei suoi 3 stand dovrete "cullare"voi sapete cosa....senza contare che una certa mossa "lancia schiacciasassi"potrebbe non avere effetto su qualcuno che nel manga detta mossa la ha parata...chicche a manetta..)Per di più ogni scenario ha elementi interattivi che possono risultare utili armi, come visto anche in "Injustice: God Among Us". Padroneggiare tutte le tecniche non è così scontato, anche se la curva di apprendimento è decisamente dolce e fin da subito, senza impazzire, sarà possibile imparare mosse molto utili. La velocità di combattimento rispecchia in pieno la particolarità degli scontri presenti nella serie, scontri che prima dell'attacco forsennato si basano su astuzia e strategia. Tutto sta nel pianificare le proprie azioni, scoprire il modo migliore per evitare i colpi dell'avversario, cogliere la giusta distanza per allestire un attacco a sorpresa. Ne risulta un'azione piuttosto lenta, ma decisamente appagante e dalle infinite implementazioni. I comandi sono semplici, la hit-box funziona e dall'ultima patch è già migliorata parecchio. Con il tempo potrebbe diventare un gioco buono per le competizioni, se ben supportato.

Sul versante Storia troviamo raccontati con brevi dialoghi tra un combattimento e l'altro tutti gli archi narrativi. Scaricando i dlc (il primo è in omaggio su Psn e contiene Kira e il ragazzino degli stand-insetti- NOTA: i due personaggi sono affrontabili ma se non si può giocare nei loro panni se non si ha il codice in esclusiva in alcune confezioni o non si scarica il loro dlc dal psn, ma non ho chiaro quando esca...ad ogni modo Kira sotto "alter ego"è giocabile "free"sbloccando la campagna di Jojo4..) i nuovi personaggi vengono aggiunti alla storia arricchendo l'esperienza e viene implementata la modalità campagna on-line, un'interessante modalità che permette di affrontare personaggi personalizzati creati da altri utenti e guadagnare dopo ogni vittoria bonus per migliorare le prestazioni del proprio combattente. Una modalità ibrida carina, in alternativa alla sempiterna modalità versus e alla nuova “arcade a 8 incontri”, sviluppata appositamente per la versione europea.

Quello che manca, e che dispiace davvero manchi, è qualche bella animazione di intermezzo a caratterizzare i passaggi narrativi. Forse per i più un orpello ma caratteristica sempre presente e distintiva dei passati titoli Cyber Connect 2, al punto da farne in Asuka's Wrath quasi l'aspetto portante dell'intero lavoro, più una serie di cartoni animati in 25 puntate che un videogame vero e proprio. Questo è di contro il loro primo titolo dedicato a JoJo e vista la calorosa accoglienza è più che auspicabile che migliorie in tal senso non si faranno mancare in future reiterazioni del brand. Il fatto poi di poter far combattere Kira contro Dio Brando è impagabile. Il fan si troverà comunque a suo agio con tutto, dai personaggi sopra le righe agli scenari che ritraggono alcune delle più note scene del fumetto, ai menù che riportano vignette di molti personaggi di contorno. Chi non conosce questi dettagli potrebbe poi trovare la voglia di andare in fumetteria e colmare ogni lacuna! Da italiano e milanese sono contento di vedere un bello stage dedicato a Roma e uno sulla stazione centrale di Milano. In conclusione il titolo è da provare a prescindere per la sua alta qualità, nonché un acquisto obbligatorio per ogni fan di anime che si rispetti. Vedrete che ne varrà la pena! Per tutti i fan italiani degli anime degli esordi, non manca di futura pubblicazione persino un dlc in cui si può impersonare il Baoh, personaggio tratto da uno dei primi fumetti di Araki, arrivato in Italia in uno dei primi numeri di Zero di Granata Press nonché trasposto in oav dallo studio Pierrot e giunto da noi in una delle prime videocassette dedicate di Yamato Video. Imperdibile! 
Talk0

sabato 10 maggio 2014

Chronicle - il film con Dane DeHaan da recuperare


Andrew Detmen (Dane DeHaan, bravissimo attorone in ascesa, scommetterei un nuovo Di Caprio) è un adolescente introverso, isterico, odioso e sfigato, belloccio ma che quando si trova troppo vicino ad una ragazza vomita come Kyle di South Park (deve essere un di quelle cose esotiche americane equiparabile ai giappi che gli scende sangue da naso quando sono eccitati..). Però Andrew c'ha il vezzo artistico e  da quando impugna per la prima volta la sua nuova-usata videocamera scopre di avere il pallino per il found footage e di amare riprendersi ossessivamente qualunque cosa faccia. Ma prima di diventare il nuovo Oren Peli ne ha di strada da fare e le condizioni economiche della sua famiglia, bassissime, non è che aiutino molto. Oltre ai classici problemi dell'adolescenza, tra bulli, scuola e allergia alla gnocca, Andrew ha quella che senza troppi giri di parole è una tremenda situazione familiare. Padre disoccupato-depresso-beone e pure un po'stronzo, madre amorevole ma malata terminale costretta a letto da un respiratore e che abbisogna di cure costanti e medicine costose. Così la telecamera diventa per lui un modo di estraniarsi, riprendere la brutta realtà che lo circonda nella speranza che sia la vita di qualcun altro. Matt Garetty  (Alex Russel , visto di recente nel remake di Carrie Sguardo di Satana)è il cugino di Andrew, altrettanto sfigato ma con più stile. Snocciola massime di filosofia per far colpo su una bella biondina videoamatrice (Ashley Hinshaw), ha un forte senso morale, vuole bene e sopporta il cugino. Steve Montgomery ( Michael B.Jordan, ottimo nel serial "The Wire")è un intraprendente studente -manager vanitoso ed egocentrico, l'anima delle feste, ma in fondo di buon cuore, futuro leader studentesco e presto destinato alla guida del paese. Andrew, Matt e Steve, tre persone diversissime che si scoprono amici inseparabili dopo una strana scoperta, documentata anche dalla inseparabile telecamera del nostro eroe. Una buca trovata nei pressi di un bosco al cui interno c'è uno strano manufatto, probabilmente di origine aliena. Un manufatto al contatto del quale i tre ragazzi svilupperanno prodigiosi superpoteri telecinetici. Ma se da grandi poteri derivano grandi responsabilità, non tutti sono forse in grado di sobbarcarsele. Soprattutto se la vita è stata particolarmente cattiva con loro.
 
Dopo alcuni episodi di una serie tv il giovane regista Josh Trank realizza con Chronicle uno dei più riusciti film sui supereroi ( e sull'adolescenza)di sempre, vincendo così il biglietto per dirigere, sempre sotto l'egida della 20th Century Fox il futuro film dei Fantastici 4 e opzione sul già schedulato seguito. Un contrattone che si merita assolutamente vista la sua capacità di realizzare (sia come regista che come sceneggiatore), con un budget anche piuttosto risicato, una chiara, spettacolare e originale, nonchè cinica e disincantata, nuova interpretazione della sempre più lanciata mitologiaa supereroistica. Per reinventare il genere il film cambia la tematica classica del potere-dono, trasformandolo quasi in una droga, una facoltà che permette di ribellarsi ai limiti della società con una tale facilità da far ritenere il possessore un essere che ne possa trascende le regole. Una prospettiva nuova in un genere usualmente scandito da tanti costumini colorati e buoni sentimenti americani (anche in riferimento a contesti discriminatorii come nel caso degli X-Men), più vicino alle corde di molte opere asiatiche,di stampo Nagaiano, ad essere pignoli. Una visione veicolata magari dal noto adagio "mazinghiano", differente dal ben noto "spidermaniano"per una più adulta-vietata-ai- minori rappresentazion-trattazione della violenza che recita come: da un grande potere, e relativa ebbrezza, l'uomo può diventare un dio come un demone. Tema che di recente peraltro ha affascinato e contagiato anche il fumetto d'autore americano, e qui penso in proposito a "The cape"di King Junior o al Luther Strode di Jordan, Moore e Sobreiro (vedi catalogo Panini Comics). Di sicuro un lavoro di valore che mischia sapientemente ironia, dramma e perfino una punta di horror in un cocktail decisamente inedito e apprezzabile dove non tutte le aspettative classiche del genere vanno in porto. Viene da fare un parallelo magari con il recente Carrie lo sguardo di Satana, ma Chronicle viene prima e centra meglio il bersaglio. La pellicola è anche l'ulteriore conferma che il found footage, tornato alla ribalta con Blair Witch Project (ma con archetipo Cannibal Holocaust..senza dimenticare i porno..)è un modo di filmare a cui si adattano benissimo tutti i generi (lo ritroveremo presto in queste pagine con la recensione di Frankenstein Army, in uscita gift edition il 22 del mese). E quando avrete occasione di vedere Chronicle scoprirete che tale tecnica è qui potenziata all'inverosimile grazie ad arditissimi e geniali effetti speciali sulla cui natura non vi voglio anticipare nulla (ma che per quanto già scritto potreste intuire facilmente). Di fatto la telecamera diviene personaggio in termini del tutto inediti al suo canonico utilizzo. Più che uno strumento narrante un medium per espandere l'interiorità dei personaggi.
Lo spettacolo si segue dal primo all'ultimo minuto(vi consiglio la versione estesa in blu ray, che ha in effetti 10 minuti in più), diverte e sorprende per l'ottima scrittura, effetti speciali riusciti, ritmo narrativo e l'impeccabile recitazione dei tre protagonisti-mattatori. Grazie alla prospettiva del docu-film, gli interpreti sono chiamati a recitare con quanta più spontaneità possiibile e riescono perfettamente nell'intento di offrire emozioni genuine. Su tutti spicca però Dare Dehaan, un attore davvero promettente in grado di bene rappresentare la complessità d'animo di un personaggio quanto più difficile, sofferto e poco empatico. Un attore che per altro penso possa attirare fans grazie ad un bel faccino, ciuffo bionbo e occhioni azzurri che non a caso è sfuggito alla moda ed è pertanto testimonial di Prada
alla voce "bel faccino"
Tuttavia anche un attore capace, con un paio di sguardi, e per lo più in assenza totale di dialoghi, di costruire un personaggio figo in grado di catalizzare l'attenzione su di sè anche se impiegato in ruoli a volte  marginali o solo abbozzati. Decisamente carismatico.
ruoli marginali-abbozzati ma carismatici..
Purtroppo un attore bravo ma non ancora "immenso", che non può salvare con la sua sola presenza  pellicolacce scritte male, in cui lui compare per pochi secondi e nelle quali viene flagellato da tremendi effetti di make up. Ma fare questo è prerogativa solo di Sean Connery dopotutto...
il povero DeHaan truccato atrocemente e protagonista di una sceneggiatura insulsa di recente al cinema
Di sicuro Chronicle è la pellicola giusta per fare il punto della situazione tanto sul talento di un giovane attore che sulle nuove prospettive che il genere supereroistico offre. Ben consci che in questo preciso momento sia detto attore che detto genere sono impiegati nelle sale con una pellicola pasticciata, (costata 50 volte Chronicle) ipertrofica, banale e senza spina dorsale. Una pellicola che stupra il personaggio come è stato scritto da una vita, che spreca attori come fossero immondizia e clamorosamente taglia su tutte le cose belle che il trailer prometteva. Un film per di più diretto da una persona che per suo vanto considera i fumetti immonde fesserie, mero contesto per scrivere prodotti a tavolino senz'anima. E pertanto il suo è un film senz'anima.
Chronicle lo trovate a 9.90 in home video, è figo e ve lo vedete con tutta la famiglia. L'altra pellicola sta sui 13.50 a testa in "treddì"è una palla e dovete tirare improperi per trovare parcheggio. fate voi...Talk0

venerdì 9 maggio 2014

Assassination Classroom: micro recensione dopo la lettura del numero 1

Riuscirà il Mondo a far fronte ad una terribile minaccia spaziale?
Un mostro tentacolare proveniente dallo spazio pare abbia distrutto la Luna e minacci di fare altrettanto con la Terra entro il mese di marzo. Nessuno è al sicuro e l'esercito è del tutto inerme. Anche se è stata trovata la tecnologia idonea per distruggerlo, peraltro del tutto innocua per gli umani (una specie di gomma parrebbe, con la quale creare proiettili ad aria compressa o armi da "taglio"), riuscire ad abbattere la creatura sembra impossibile, data la sua abilità di spostarsi a velocità Mac 20. Si scatenerebbe il caos mondiale, non fosse che la faccenda viene trattata in gran segreto e poche persone al mondo ne sono a conoscenza. Tuttavia questo polipo spaziale pare avere un punto debole. Ha fatto a qualcuno una promessa. Diventare prima insegnante della classe 3-E della scuola media Kunugigaoka e prendersi cura dei suoi alunni. E i mostri spaziali tentacolari mantengono sempre le promesse.
La classe 3-E viene considearta la discarica della prestigiosa scuola, il buco dove abbandonare i falliti e dimenticarceli. Gli alunni della 3-E hanno aule in una sezione distaccata fatiscente e scomoda, non hanno servizio mensa, non possono accedere ai club sportivi e se non miglioreranni nei voti, condizione che gli permetterebbe di tornare nelle classi dalla A alla D, non potranno nemmeno accedere alla scuola superiore del Kunugigaoka. Una condizione che non fa che alimentare la depressione degli studenti, con conseguente calo di voti in un vortice senza fine. Servirebbero buoni insegnati e, chi può dirlo, magari un mostro tentacolare spaziale potrebbe essere la risposta. Il mostro ad ogni modo pare motivato nell'essere qull'insegnate. Per poi a Marzo congedarsi ed andare a distruggere il mondo. Ma c'è di più. Il mostro permetterà nel frattempo agli alunni di ucciderlo, se saranno tanto bravi da riuscirci, non opponendosi e garantendo la loro piena incolumità. Gli alunni potranno tentare di ucciderlo quando vogliono, armati con la tecnologia adatta, purchè continuino a frequentare la classe e ad impegnarsi nell'apprendimento. Il governo di suo garantisce agli studenti per l'eliminazione del mostro la ragguardevole somma di dieci miliardi di Yen. 
Nella totale assurdità della situazione, gli alunni con il tempo impareranno ad apprezzare questo strano ma molto motivato insegnante, al punto da dare alla creatura un nome. Kurosensei, l'insegnate che non si può uccidere. Anche perchè è un validissimo insegnante, un motivatore a livello di Robin Williams. Ma il nostro polipone non ha ancora avuto a che fare con i soggetti davvero cattivi...
Ho un debole per le storie di ambientazione scolastica e il Giappone ne fornisce in genere quantità industriali. Il sottogenere "rapporti tra insegnati e alunni"ha prodotto nello specifico opere molto valide, tanto in ambito anime-manga, (tra cui annovero tra tutti l'esemplare GTO - Great Teacher Onizuka), tanto in ambito letterario-cinematografico (come non citare Confessions). Opere in cui l'apprendimento nel rapporto ragazzo-adulto, la crescita interiore e le speranze nella riuscita di una pur difficile vita futura rappresentano il fulcro narrativo, anche più che in quei manga ossessivo-compulsivi di genere sportivo, popolati da soggetti monomaniacali per cui l'adolescenza al di là dello sport non esiste (sì, è un metaforone classico che dopo il liceo tutti diventano grigi salaryman e se non diventano campioncini di qualcosa la loro vita futura non ha senso, l'ultima lotta, il Koshen...però cheppalle...per poi trovarsi con un corpo gigante deforme cui poggia una testa piccolissima come in Captain Tsubasa...). Certo, nel genere alunni-insegnanti c'è sempre il ragazzo timido che si sente un fallito, l'atleta mancato per un incidente di percorso, il bulletto che nasconde un trauma infantile, il lecchino che è probabilmente un futoro serial killer, la ragazzina odiosa perchè in realtà timida. Ma questi lavori funzionano, sempre se dosati con la giusta dose di humor o thriller, sanno spesso tirare le giuste corde, coinvolgere anche emotivamente. Mi sono incuriosito circa Assassination Classroom per via dell'enorme pubblicità e successo che la serie ha ottenuto sulla storica rivista Shonen Jump, da anni contenitore di capolavori tra cui Ken il Guerriero, Saint Seiya, Dragon Ball, Beelzebub, Naruto, Bleach, One Piece e tanti altri. Il personaggio è piaciuto tanto che lo hanno messo pure nel videogioco celebrativo di Jump, accanto a Pegasus, Luffy e Raoh! Poi ho visto in edicola la versione italiana a cura di Planet Manga- Panini e ho voluto provare. Yusei Matsui, l'autore di Assassination Classroom, sembra davvero un tizio fuori di testa e devo dire che le premesse per un manga demenziale ci sono tutte. Poi la lettura ti prende, sotto una patina che sembra piuttosto grossolana e "stupidina"si nasconde una sceneggiatura che, pur nella canonica ritualità del genere, riesce davvero a coinvolgere e in qualche caso a stupire. Tanto far ridere quanto inquietare.E l'autore è davvero bravo nel nascondere il meglio proprio in scene veloci e nelle didascalie, così che ad una lettura distratta certi dettagli sfuggano. Un lavoro accattivante e per nulla banale. Da provare andando al di là delle apparenze.
L'aspetto grafico vive della stessa dicotomia. Appaentemente semplice all'impatto, pur gradevolissimo, si scopre carico di sfumature e dettagli grazie all'uso di un tratto semplice ma preciso, che non dimentica di disegnare anche ottimi sfondi. L'azione è precisa, il tratto curato, non c'è una sola tavola in cui si abbiano dei dubbi circa l'interpretazione della scena.  Kurosensei è poi qualcosa di fuori scala, un personaggio che non risponde a nessuna regala fisica ma che sa essere credibile, simpatico quanto a volte sinceramente inquietante. Un personaggio che parrebbe uscito tanto da Tim Burton quanto dal geniale autore di Doraemon dopo una notte con postumi di una peperonata. La caccia al pupazzo, magari in forma di peluche, è aperta. Gli alunni della classe 3-E così come i comprimari sembrano abbastanza interessanti e graficamente convincenti (seppur pucciosi). Al momento trovo prematuro dare un giudizio ma da quel poco che ho letto il fumetto sembra piuttosto promettente. Ne riparleremo tra qualche numero.


Nei manga c'è sempre bisogno di un buon insegnante
Ovviamentee la serie si è già candidata a ricevere nell'immediato futuro un adattamento animato. Ottima la versione italiana, con una carta particolarmente valida e buone traduzioni. Credo che sentiremo ancora parlare di questo poliposo mostro giallo...Talk0



mercoledì 7 maggio 2014

Capitan Harlock 3d: recensione

Tutto spoiler free


Sinossi: Futuro parecchio prossimo. L'umanità ha colonizzato lo spazio e non è che ci abbia trovato poi molto. Pianeti brulli e per lo più inabitabili, un sacco di animaletti spaziali più o meno buffi e una sola specie aliena evoluta ma estinta, quella dei Nibelunghi. Luoghi aridi dove la natura muore sul nascere nonostante gli sforzi incrollabili dell'uomo, manco un e.t. a farci compagnia. La Terra rimane il posto più bello e migliaia di coloni ora vogliono tornare alla culla dell'umanità, solo che sono milionate e milionate di persone e non c'è spazio per tutti. Così parte un mega-giga-conflitto extraplanetario conosciuto come Homecoming War e sarebbe stata la fine di tutto se non si fosse imposto, in un periodo così illuminato dalla scienza, il culto di Gaia. Una religione al potere con fondamento l'inviolabilità del pianeta Terra, la sua sacralizzazione. Un culto che manu militari preserva e garantisce che nessuno vi metta piede. Solo così la Terra potrà continuare a essere di tutti e di nessuno. Sono passati ben 100 anni dall'inizio della guerra, ormai la popolazione umana interplanetaria è stata decimata, ma la speranza degli umani di tornare sul pianeta azzurro non sembra ancora sopita. Si narra di una corazzata spaziale, l'Arcadia, comandata da un oscuro pirata che da sempre si oppone al culto di Gaia. Solo chi crede fermamente nella libertà e non è disposto a sottomettersi alle logiche di potere e sopraffazione può però salirvi a bordo. Se mai gli umani potranno tornare a casa, sarà a bordo di questo vascello misterioso

Assomiglia un po'alla Narada...non che sia un male...

La versione home video in mano mia! Com'è? Finalmente ho le mani sulla versione home video di Capitan harlock 3d! Devo ammettere che avevo aspettative abbastanza contenute sulla bontà dell'operazione e che invece mi sono trovato davanti a quello che è effettivamente un capolavoro. Tanto per il lavoro narrativo splendidamente allestito dal mio amato-odiato Harutoshi Fukui (autore anche di Gundam Unicorn... e prestissimo continueremo le recensioni dei capitolo 4, 5 e 6 prima di festeggiare insieme l'arrivo in Italia dell'attesissimo finale), tanto per la sontuosa e spettacolare messa in scena allestita dal mio solitamente odiatissimo Shinji Aramaki (ma come ha fatto a passare a questo dopo quell'aborto osceno di Starship Troopers: l'invasione??? Massimo onore e rispetto quindi a lui e a tutto il cast tecnico della Toei Animation e al mare di soldi che hanno investito nel progetto). Sul versante audio mi è piaciuta la performance di Shun Oguri (lo ricorderete, perché lo ricorderete ne sono sicuro, come Genji in Crows Zero I e II e come Akira in Sukiyaki western Django, entrambi film live action dell'immenso Miike, in blu ray catalogo Dynit, peraltro Oguri interpreta Lupin III nel nuovo live action che non sono ancora riuscito a postare perché il tubo non mi fa caricare il trailer..) su Harlock. Ma Anche Gianfranco Miranda, voce del mitico Ryan Gosling(che come Harlock dice in un film 6 parole, ma sono quelle giuste), fa un lavorone sul pirata spaziale e tutto il resto del cast di doppiatori è perfetto. Bello il 3d , ottimo anche in 2d, interessanti gli extra, soprattutto le interviste, meno gli inserti che anticipano la trama (ca@@o servono?). C'è poi l'intervista all'autore, un Matsumoto vecchietto che pare il nonno di Goku e che parla del significato di Harlock seduto su uno scranno a forma del trono del pirata. Impagabile. A fare i pignolini si poteva mettere la versione 3d e 2d su due dischi distinti (tirchieria?), ma onestamente la visione l'ho trovata ottima tanto visivamente che acusticamente.
Sull'opera in sé ho letto cose un po' discordanti, motivo per cui volevo dirvi la mia in un paio di comodi mini post...

Abiti griffati Arcadia, nei migliori negozi di articoli da carnevale e sexy shop

Mi sono perso qualcosa? Ovvero: "La circolarità nelle avventure del pirata spaziale": Siamo in un perido in cui la parola reboot è ultra-utilizzata, pure a sproposito a volte. Spesso è confortante vedere e rivedere le stesse cose, il pubblico non si “spaventa”, la major incassa su roba sicura. Tuttavia chi culla il ricordo del vecchio Harlock passato in Italia a inizio anni '80 può sentirsi magari tradito dal nuovo assetto imposto da questo film e non trovare in questa nuova incarnazione quei due o tre capisaldi che bene aveva in mente. La bambina, le Mazzoniane, i caccia-spaziali, l'Arcadia con prua a “lama”, l'aliena al pianoforte senza bocca e che beveva parecchio. Una vaga (e sbagliata) sensazione che il protagonista delle vicende fosse effettivamente Harlock, probabilmente frutto di indigestioni da girelle... A questi consiglio, wikipedia alla mano, di recuperare i molti diversissimi anime sul personaggio di Matsumoto, divisi tra i cataloghi Dynit, Yamato e Shin Vision (oggetto di molte ristampe e facilmente reperibili). Magari proprio sulla spinta di questo nuovo film, scopriranno che “riscrizione” e “attualizzazione” sono aspetti che connotano al 100% le avventure del pirata.
Capitolo nuova Arcadia( e non "Alcadia", 'gnuranti nostalgici!) a.k.a differenze con il passato e"Ma che è 'sto teschione?". Il teschione risale al film “L'arcadia della mia giovinezza” e da lì prende il posto della prua a serramanico in maniera quasi stabile. É figo il teschione e speronare astronavi a crapate è truzzeria autentica. Perchè usare una lama quando hai una zarrissima capoccia argentata? Qui mancano i caccia staziali corsari(può essere che li avevano finiti? stanno in riparazione? Yattaran fancazzista non li aggiusta? L'ultima probabilmente...), ma ci sono comunque “astronavine varie” e a fruizione dell'equipaggio belle armature corazzate modello Big Daddy di Bioshock, nonché operativi sul vascello un nutritissimo numero di bucanieri spaziali (aspetto sempre variabile di saga in saga, ma che a ben vedere dovrebbe essere presente sempre, è l'effettiva presenza sull'Arcadia di un nutrito equipaggio o anvhe solo di "equipaggio in genere"..di cui vediamo sempre sì e no tre elementi come in Star Trek..qui nel film se ne vede decisamente un buon numero, cosa insolita, cosa gradita). La questione della tecnologia dell'Arcadia e del suo “super computer” è argomento indissolubile dalla trama, per cui niente spoiler. Però è resa piuttosto bene, coerente e con il suo perchè.
Sull'aspetto di Meeme, l'aliena che ricorderete bevona e in genere senza bocca, qui ha connotati quasi elfici tratti dalla sua caratterizzazione in  Harlock Saga : L'anello dei Nibelunghi. Anche questo ha il suo perché con la trama e gira a dovere. Sbrigate-spiegate queste due cosine che appaiono strane al fan degli anni 70, eccoci al piatto forte, il motivo per cui dovete prendere questo film e fregarvene di chi vi dice che è brutto al di là delle differenze puramente grafiche.
Arriviamo ad Harlock e alla storia nonché alla assenza di Mazoniane. O meglio ad Harlok ed al suo rapporto con la "Storia".Chi ama e segue i progetti relativi a Capitan Harlock (e che tanto per dire sa che le scene action sono da sempre mooolto diluite e l'atmosfera generale richiama per lo più uno Star Trek apocrifo), magari chi ama fare la punta a rete e fumetterie per aggiornarsi periodicamente (vuoi anche solo su wikipedia dicevamo..), conosce bene la peculiare caratteristica delle storie che riguardano questo carismatico personaggio. Harlock non è protagonista di una vicenda che si arricchisce di nuovi sequenziali capitoli. In favore di ogni nuovo progetto grafico o animato, in favore di nuove, più attuale analisi della Storia contemporanea, il personaggio e il suo gruppo di comprimari si reincarnano, si reinventano, come attori che recitano un ruolo, all'interno di uno scenatio definito, recitando versione aggiornate di un canovaccio abbastanza consueto-tipico. Così anche se ci sono rimandi narrativi e grafici tra l'Harlock di Rin Taro (quello che combatteva le Mazoniane) e quello della serie SSX o quello che appare in Galaxy Exress, anche se possono apparire similari l'Arcadia “con prua a teschio” di SSX, di Endless Odyssey e quella dell'Anello dei Nibelunghi, la storia, pur similare nelle premesse, risulta sempre diversissima, nuova. Ogni volta un giovane, che si chiami Daiba o Yama, spinto da un forte senso di giustizia e libertà, magari vendetta, salirà sull'Arcadia decidendo di diventare un pirata, come nel più classico romanzo di formazione. Ogni volta un soldato, che si chiami Kirita o Irita o Ezra, simbolo di un ordine costituito ancora possibile ma illusorio sottoposto ad un governo corrotto, cercherà di fermare il pirata, ma sarà alle prese con un personale “Deserto dei Tartari”. Ogni volta un personaggio femminile, che si chiami Mayu o Nami, rappresenterà la Terra, o sarà la Terra stessa a essere l'obiettivo, intesa nella sua attitudine a rinascere rigogliosa nonostante tutte le avversità, divenire la culla per future speranze, il bene prezioso da preservare e la ragione unica per cui combattere. Magari anche solo un eco di quanto era rigogliosa in epoca passata (L'Arcadia di cui ci parlano gli scritti dei greci anntichi appunto, e non "Alcadia", che richiama le pile alcaline di Toy Story..), ma sempre un bene da difendere, non abbandonare.
 Le storie di Harloch sono, su queste premesse, sempre letture critiche alla Storia (come Ken Parker attraverso il western rilegge la storia italiana dal 68 a oggi), per lo più giapponese ma non solo, e al modo in cui gli Eventi umani abbiano sporcato, ma non distrutto, il mondo, al quale però con la buona volontà si può sempre dare un colpo di spazzola. Ogni volta Harlock, che si tratti, attraverso metafore fantascientifiche, di combattere la povertà del dopoguerra (tema caro anche a Galaxy Express e alla pima serie), la meccanizzazione industriale spinta e  conseguenti conflitti generazionali (Galaxy Express movie 2), il militarismo (L'Arcadia della mia giovinezza, SSX), il lassismo della Bubble Economy e l'impoverimento ambientale (Capitan Harlock di Rin Taro), la Guerra Fredda (Harlock Saga), la gerontocrazia (Last Odyssey) sistemerà le cose, riluciderà la terra e se ne andrà in punta di piedi, a vele piegate, sparendo dal nulla dal quale è apparso ma non restando mai troppo lontano. Prenderà o deprederà provviste per la sua ciurma da qualche cargo di passaggio, tornerà sulla sua luna artificiale per le riparazione e la sbronza di rito, sarà pronto per un nuovo viaggio. Che sarà sempre lo stesso ma in epoche-storie diverse. Ma nelle sue avventure Harlock è sempre il deus ex machina, la rappresentazione della forza di volontà e dello spirito di ribellione con suoi rischi e virtù. É sempre il ragazzo, la nuova generazione, Daiba o Yama, ad essere al centro della vicenda, a intraprendere un percorso di crescita. É sempre il soldato, la vecchia generazione, Kirita, Irita o Ezra, a riflettere sui suoi errori, ad attaccare e poi comprendere e poi pentirsi di essere stato l'ottimo ingranaggio di un sistema corrotto. Sono opere circolari.
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Harutoshi Fukui riscrive così il mito ancora una volta da zero. L'autore rispetta lo schema e crea per questo film  una trama solida e ricca di citazioni nonché quello che a mio avviso è l'Harlock più chiaro e meglio definito di sempre. Ebbene sì. Per un personaggio che è sempre stato sfuocato, misterioso e per questo affascinante, sempre a cavallo di tempo e spazio, la storia in oggetto ci spiega per filo e per segno chi è questo Harlock, come sia nato, come sia nata l'Arcadia e come si sia arricchita del suo equipaggio. Il tutto è plausibile, torna, ci fa dormire sereni la sera senza dubbi, conforta dicevamo una ventina di righe sopra, ma va bene così. Certo è l'Harlock funzionale solo a questa storia, ma vederlo così preciso, così tormentato e (novità) quasi autodistruttivo-umano nei segreti che nasconde, così epicamente super mistico-potenziato, metafisico ma concreto, è una figata pazzesca. Il protagonista è sempre il ragazzo, dicevamo, suo è il percorso di crescita tra sbagli e speranze. Anche il ragazzo è ben definito, è più adulto del solito, ribelle, pronto a sobbarcarsi le responsabilità di un futuro grigio anche se questo comporterà scelte estreme. L'antagonista è sempre il soldato, l'adulto e i suoi dubbi, ma anch'esso è molto meno banale di come da subito appaia e possiamo comprenderlo e capirlo nelle sue scelte e errori. Ma un Harlock così chiaro penso che non lo abbiamo mai avuto, un Harlock che per la prima volta ha dei limiti “umani”, che non è più sicuro di sé né infallibile. 

Anche la premessa che non ci siano altri alieni nello spazio, a parte mostri e stupidi animaletti dal comportamento che si sottolinea "incomprensibile", è un bello schiaffo agli affezionati e agli espoloratori di fantasticherie cosmiche varie, ma è perfettamente funzionale alla potenza narrativa della vicenda. Anzi, in un'epoca in cui si cerca sempre più la fuga in spettacoli di ambientazione fantasy, per stordire con forme e colori spesso vuoti di trama, il concetto del "non c'è niente"ha la forza di colpire come ujn pugno in faccia tutta la fantascienza da due soldi odierna. Perchè i programmi spaziali sono fermi al secolo scorso e non ci sono transformers insediati sulla Luna. a maggior ragione la presenza dei Nibelunghi riflette la gloria di un passato epico, un vezzo che faceva ritenere gli uomini discendere dagli dei e pertanto capaci di ogni cosa, che purtroppo rimane splendido ma perduto. Fukui prende in mano la Storia odierna e lo fa con un cinismo estremo, guarda alla crisi economica mondiale e alla necessità che abbiamo di preservare il nostro orticello, uomini contro uomini come ai tempi del Far West (non a caso ambiente tipico di molti pianeti dell'immaginario harlockesco), prima di andare a guardare “il resto dell'universo”. Fukui non vede un nemico-alieno-cattivo-facile contro cui coalizzarsi, non vede terre lontane-"Arcadie" da colonizzare nello spazio infinito che non siano dei mezzi bidoni, il sogno dell'esplorazione è fallito. L'uomo è riuscito benissimo ad autodistruggersi da solo e non ha nemico peggiore di sé stesso. L'uomo ha ucciso la solidità del passato mettendo una grossa ipoteca sul domani. Manca, il senso del domani, non c'è futuro se non qualcosa di molto blando e lontanissimo per il quale bisognerà lottare per anni, anni e anni prima di vedere dei frutti, prima che quelli dopo di noi, se non i loro figli vedano i frutti. La soluzione sarebbe riparare i danni dal passato, “ricominciare”, ma fate molta attenzione al significato che questo termine assume durante la pellicola. Fukui non uccide la “speranza”, ma la rende lontanissima (in quanto anche le generazioni future sono condannate dagli sbagli delle generazioni passate) e crede al contempo nella necessità di preservare-perpetrare nel frattempo delle illusioni utili che tutto vada bene, “politica” ma anche “fede”, purché sia un sentimento disinteressato e volto a creare un nuovo domani, equanime e non un arma di potere (il concetto "harlockiano di libertà, bene primario che la politica dovrebbe garantire e la fde dovrebbe guidare...). É un dualismo estremamente interessante, che si risolve in un nuovo “senso del tempo”, decisamente non banale, l'uomo rinascerà in quanto preserva sempre, in positivo, nel suo animo, dei valori. Noi siamo artefici del nostro destino ma il destino dell'umanità è una staffetta con le generazioni future. E noi lo sappiamo bene, come Moore ci insegna, che i valori buoni, le idee che portano ai cambiamenti e miglioramenti, sono “a prova di proiettile” (V per Vendetta, cit.). 
La libertà si costruisce così passo passo, attivamente e nel tempo, come cantava qualcuno: “la libertà non è stare sopra un albero, non è il volo di un moscone, non è essere liberi, ma partecipazione” (Gaber, cit.). Non è più tempo di eroi, i mitici Nibelunghi sono estinti (anche se in variante aliena, qui), è il tempo degli uomini, di tanti uomini. La metafora ecologica della pellicola a questo mira, ma permettetemi di argomentare a quanti dicono “è come Wall-E” (che ricordo essere un film straordinario in ogni caso), che c'è anche dell'altro qui, le premesse dello status della Terra sono molto ben diverse e il ruolo richiesto all'uomo decisamente meno passivo... Sono temi che sono sempre stati dietro alla figura del pirata spaziale, qui bene attualizzati. Al dramma si alternano le parti comiche, per lo più delegate a Yattaran e al resto dello spensierato equipaggio dell'Arcadia. Niente di trascendentale ma gradevoli. Magari avremmo voluto vedere di più il Dottor Zero. Se vi sembra infine che il ritmo narrativo sia piuttosto lento... riguardate l'anime e ne riparliamo! In genere Harlock è più contemplazione di spazi siderali e dramma umano, rispetto a combattimenti frenetici e spade laser. Certo quando l'azione arriva al culmine si possono trovare spettacolari scene d'azione, ma queste non sono il fulcro dell'opera, così come non lo sono, per fare un esempio in Star Trek. Non aspettatevi un Fast'n'Furious spaziale...

Ma tutto 'sto treddì animato? Eccoci al secondo punto. L'aspetto visivo dell'opera. Chi ha visto "Starship Troopers: l'invasione" sa che Aramaki è a volte un vero pezzente. I suoi personaggi hanno zero caratterizzazione (leggi “tutti uguali”, realizzati sembra utilizzando l'editor di fifa '98, manco un colore diverso di uno stemmino sull'armatura per distinguerli... ma qui può essere colpa della produzione), ma soprattutto zero carisma e insignificanti nelle relazioni interpersonali (e qui è tutta colpa tua Aramaki... il giapponese fa il kung fu, il nero fa lo sborone, il mistico parla poco... pare il frutto di un corso di regia e sceneggiatura trovato come sorpresa nelle patatine Wackos al peperoncino). Quello non era un film, ma una tech-demo, fatta abbastanza col deretano in tempi in cui la Pixar faceva già roba fuori di testa. Io l'ho guardata rompendomi le palle (pure il ritmo narrativo era una @@@@@, complimenti Aramaki...) e ho giurato odio eterno a questo figuro. Certo una certa tendenza a rifare gli stessi giochini ce l'ha ancora. In Starship Troopers c'erano armature ispirate ad Halo (o Captain Power? Una via di mezzo brutta, comunque...), qui abbiamo armature “ittiche” che paiono Big Daddy presi da Bioshock, armature bianche alla “Vanquish” per le truppe della Gaia, armature leggere modello “Rocketeer” per Kei e Yama. 

Usare le armature permette come sempre di risparmiare duemila dettagli, pigliare un tizio con il motion capture e in giornata fargli girare chilometri di pellicola. Però sticazzi. Qui le armature spaziali sono fatte decisamente bene, non sono mai eccessive e caratterizzano un po' le varie fazioni. Anche le figure umane non sono male e rendono bene l'aspetto filiforme dei personaggi matsumotiani, pur cedendo a una sorta di umanizzazione del tratto. Il risultato è che il Dr Zero e Yattaran, non sono più caricature ma personaggi più umanizzati e di fatto tutto l'aspetto umoristico del tratto originale è un po' smorzato. Ad ogni modo dopo due secondi Yattaran risulterà spassoso come sempre, anche merito dell'ottima performance del modello animato. Harlock è invece in splendida forma, imponente, oscuro, metafisico, orgasmatico e anche il resto del cast se la cava.  Le figure femminili poi, tra Kei e Meeme, sono rese ultra sexy e sinuose, coperte da vestitini in pelle o vesti da fatine, e di certo si fanno apprezzare. Per i volti si è fatto lo stesso,  prendere il chara 3d e umanizzarlo combinandolo con avanzate tecniche di motion capture facciale (roba già vista in Beowolf ma qui più simile all'impostazione “anime” del tratto originale), la resa è decisamente buona, così come convincente il labiale. Molto bella le aresa grafica di capelli e tessuti. Permane nelle animazioni un certo livello di legnosità nei movimenti, ma è davvero robetta da poco. Gli ambienti sono molto belli ed evocativi. Magari un po' parchi di scene di folla ma nel complesso validi. La cabina di comando dell'Arcadia è orgasmo puro e in genere tutti gli interni della nave sono spettacolari. Lo skyline della della Terra, la stazione di Gaia, gli amibienti desertico-western classici di Matsumoto, tutto è bellissimo. Le astronavi di supporto sono invero bruttine, si poteva di certo fare qualcosa di più carismatico. L'Arcadia è particolarmente ispirata (e ci sarebbe mancato altro), tra fumi minacciosi di materia oscura, teschio argenteo e mille torrette a ingranaggio meccanico, nonchè la classica poppa da galeone spagnolo, anche se ha una forma un po' monca (sul finale appare in una configurazione molto bella che si vede però troppo poco). I vascelli nemici a forma di “carriarmati” bellini-gradevoli, le ammiraglie spaziali di Gaia dei sinceri cessi e in genere orripilanti tutte le astronavine e modulini spaziali vari, ma potrebb essere una ricercata scelta retrò, quella di farle apparire come modellini vintage.
E il 3d treddì con occhialetti ?
Da quanto mi avevano detto mi aspettavo una visione in 3d pazzesca, ma pur considerando lo spettacolo più che valido non mi ha colpito in modo eclatante e in genere avrei voluto maggiori effetti volti ad accentuare la spazialità (oltre alle fesserie che "ti vengono in faccia"da minimo sindacale). In 2d va benissimo. A livello di animazione computerizzata giapponese, qui abbiamo senza ombra di dubbio un'eccellenza. Nel mondo (leggi "Pixar") c'è di meglio tecnicamente, ma il livello qui raggiunto è decisamente alto. Non si rimpiange quindi la scelta dell'abbandono della grafica bidimensionale classica. Anche se Last Odyssey, con animazioni 2d della Mad House, era davvero straordinario.


Conclusione: Dalle poche aspettative che avevo, mi trovo pienamente soddisfatto nella visione di un film maturo e ben sviluppato, ottimo per la celebrazione di uno dei più grandi personaggi dell'animazione di sempre. Ci sono state velate polemiche sul finale, di quanto sia o meno “coraggioso” nel prendere una decisione “forte”che per esigenza di trama poteva starci. Io questa “decisione forte” l'ho vista ad ogni modo presente, anche se a livello implicito, grazie ad un ben studiato uso delle inquadrature nonchè in merito ad alcuni passaggi di trama che aacquisiscono di fatto un significato proprio per "accumulo". Il “senso” del finale mi ha convinto. Ora, visti gli incassi planetari, io metterei in cantiere un numero 2. E ce lo riempirei di alieni(magari quelli storici che anche il film di Yamato ci ha negato), divinità nordiche, fantasmi, robot e caccia da combattimento spaziali. Un seguito ci può stare e potrebbe attingere da tantissimo del materiale classico(io crossoverei con Galaxy 999... non so voi..). Magari però è una mossa troppo facile. Magari questo Harlock è giusto che rimanga così. E ve lo dice uno che al liceo frequentava un bar chiamato Arcadia...
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lunedì 5 maggio 2014

Orfani vol. 7: Bugie e Pallottole



Giunge finalmente il tempo delle risposte, quelle vaghe e confuse. Riecheggia minaccioso ancora adesso nella mia testa un termine: “Painted sky”. Chi ha letto Caravan a questo punto sono sicuro avrà già iniziato a bestemmiare, informarsi circa una possibile richiesta di risarcimento danni, inneggiare alla pena di morte per il povero Recchioni.
Gli alieni non esistono, ma al contempo esistono i “mutanti” e sono pure più carini. Tutta la storia dell'invasione è stata a conti fatti una mega supercazzola volta a coprire un'altra supercazzola di cui in futuro vi dirà, nonché occasione per testare nel concreto un certo piano governativo per la creazione di super-soldati.
Rest in peace!
Sì amici, oggi noi celebriamo la morte degli alieni a forma di orsetti gommosi. 
É uno dei momenti più strazianti di questo blog, un qualcosa di inaspettato, vigliacco e carognoso. Ma è capitato, dobbiamo accettarlo e continuare la nostra vita. Anche per loro. Anche per i nostri amati orsetti.

I disegni di Santucci e Bignami per i colori di Bertelè e Niro sono un autentico spettacolo. I nostri orfani hanno un tratto di ruvidità extra, di stampo quasi eternautiano, le scene action sono di un bello ed esagerato che non vi dico, gasanti e dalla forte componente splatter. La trama si infittisce e confonde, dove voglia andare a parare Recchioni torna ad essere argomento oscuro. In sostanza un ottimo numero della serie, in attesa di una maxi-svolta nel prossimo volume. Ehi, ma questa cosa non l'avevo già detta di recente...
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domenica 4 maggio 2014

Psycho Pass

Stai calmo e fumati una paglia

Il futuro è un brutto posto. Più brutto del solito per lo meno. Piove sempre a dirotto, la gente in strada non ti calcola, integrarsi nella società è un caos in quanto un computer decide per te, fin da piccolo, che cosa dovrai fare da grande. Il maxi cervellone si chiama Sybil System ed è per lo più roba da alchimisti marziani. Attraverso degli innesti sottocutanei che inviano segnali al Sybil, ogni persona viene giudicata in tempo reale secondo un coefficiente di criminalità. Un coefficiente che può variare nel caso che si delinqua o anche solo se si subisce una violenza, ma che ha un effetto immediato, far suonare i campanelli d'allarme al Dipartimento di Pubblica Sicurezza. Oltre un certo livello si viene considerati quali criminali latenti e prontamente si è rinchiusi a vita un un maxi centro di cura-controllo con pareti imbottite a prova di matto e pilloline rosse da ingerire. Se il livello è invece molto alto le pistole dei membri del Dipartimento, le tecnologiche Dominator, non si limiteranno a sedarvi per poi internarvi. 

Il Sybil potrebbe anche emettere una sentenza di morte e le vostre budella potrebbero andare ad imbrattare i muri di una metro perché siete stati trovati troppo incazzati mentre cercavate di superare il livello 35 di Candy Crash. Bisogna quindi stare calmi, tenere un profilo basso, fare bel viso a cattivo gioco. E a non far salire troppo la tensione perfino i poliziotti cercano di dare una mano, presentandosi camuffati in buffi ologrammi superdeformed a birillo e con la testa a palla sorridente. Ma non basta a volte, così la gente cerca di sfogarsi on-line, inventandosi una vita fittizia vituale e affidandosi a cose come l'oroscopo per tenere alto il livello di gio-gioia. Pure fare il poliziotto è comunque complicato. Il dipartimento dispone come membri operativi di ispettori ed esecutori, i primi comandanti sul campo e i secondi come braccio armato. Gli esecutori sono pescati direttamente tra i criminali latenti, compiono le loro missioni all'aperto sfogando il loro istinto assassino per poi tornare a vivere nell'ospedale di cui sopra. Gli ispettori sovrintendono e un solo colpo non viene esploso se non direttamenre autorizzato dal Sybil, ma tra tanta vita deviata e situazioni al limite cui vanno incontro, nonostante un costante controllo medico di profilassi e tante pastiglie colorate, perfino gli ispettori potrebbero trovarsi con un tasso di criminalità latente alto e potrebbero di punto in bianco essere internati.

Tutti felici? Non proprio. Certo che servirebbe proprio avere la conferma che valga la candela tutto questo controllo. Ma non depone a favore del perfetto sistema Sybil il fatto che ci siano in giro persone che hanno mire rivoluzionarie e non vengono rilevate dal sistema.
Plumbeo, cupissimo, dal ritmo incalzante e dalla trama ben articolata. Psycho Pass è una bella sorpresa per chi pensava di imbattersi nella verbosità di "Ghost in the Shell", altra celebre produzione del premiato studio Production I.G. La storia ha convinto tanto che sono in produzione una seconda serie animata, che dovrebbe partire intorno a settembre, e un film cinematografico. Da fruitore dell'intera serie sono grato di questa scelta in quanto con il tempo mi sono riuscito ad appassionare, cosa rara, alle storie di quasi tutti i personaggi principali. Nonostante le premesse e chara ben riconoscibili e piuttosto classici, la squadra di poliziotti di Psycho Pass evolve letteralmente di puntata in puntata, regalando anche discreti colpi di scena nell'intessitura dei rapporti interpersonali.

Personaggi “sbarbati” diverranno adulti, personaggi cupi si incupiranno ancora di più ma si dimostreranno incredibilmente umani; ogni membro, anche delle seconde file, avrà il giusto tempo in scena e potrà narrare la sua storia. Non da meno è il “cattivo” della serie, un personaggio spietato ma necessario, un specie di Guy Fawkes dall'indubbio carisma per il quale in più occasioni ci troveremo a tifare al quale su contrappone una società per la quale da subito nutrirete forti dubbi. Ma la vera chicca è il concept della serie, frutto dello stesso autore di un'opera importante e revisionistica come "Puella Magi Madoka Magika". L'autore pesca dal migliore Dick (Minority Report, Blade Runner) e fa qualcosa che apparentemente è in controtendenza con il genere fantascientifico (ma è prerogativa dei suoi migliori narratori), crea un mondo e ce lo spiega punto per punto, tenendoci per mano, facendoci davvero coinvolgere nell'apprendimento in una serie di procedure, oggetti e macchinari a prima vista piuttosto complessi. A tutto questo si aggiunge un imponente e interessante studio para-sociologico sul comportamento umano, originale e ben gestito, che porta in scena reali devianze umane e situazioni come il mobbing e lo stalking, bene articolate e descritte. E non c'è un solo buco narrativo, il lavoro è a prova di bomba. Similmente a "Ghost in the Shell" la serie viene divisa in storie che durano anche più puntate rappresentative di effettivi casi, autoconclusivi, del Dipartimento di Pubblica Sicurezza.

Se l'impianto narrativo è quindi bello e solido, l'anime non è da meno dal punto di vista grafico. Un chara che si impreziosisce mano a mano e risulta sempre indovinato, tanto nella rappresentazione grafica dei personaggi che per il loro vestiario, curato anche solo nella scelta degli abbigliamenti e gadget vari dei nostri poliziotti. Oggetti tecnologici come le Dominator, realizzate ibride tra grafica 2d e 3d sono belle a vedersi, imponenti e cattive, c'è tutto un credibile parco macchine, tutte le strutture, dai palazzi alle strade, passando per fogne e industrie hanno un loro fascino e funzionalità. L'animazione punta molto sul realismo, la storia segue i tempi di un crime alla C.S.I. permettendo una fruizione piacevole anche a chi non è strettamente amante dei cartoni animati, l'accompagnamento sonoro è solido e spettacolare come potremmo aspettarci.

Dynit dopo averci offerto la serie in simulcast sul canale Popcorn Tv, e dopo aver trasmesso la serie il giovedì sera su Rai 4, ci propone in home video la serie in due eleganti box, il cui primo volume è uscito da poco, dalla qualità tecnica eccelsa, accompagnati ognuno con un cd della colonna sonora e un piccolo libretto con i bozzetti del personaggi. Un acquisto che vi invito a fare senza alcuna riserva nell'attesa dei prossimi episodi della stagione 2, che speriamo giunga presto anch'essa sui nostri lidi. 
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