Neanche il tempo di metabolizzare la dipartita di David Bowie, ed ecco che un'altra notizia tragica rimbalza sui social. Se ne è andato Alan Rickman, versatile attore inglese diventato famoso in ogni dove per essere stato Piton, uno dei personaggi meglio riusciti e sfaccettati della saga della Rowling...
giovedì 14 gennaio 2016
lunedì 11 gennaio 2016
Addio Duca Bianco
Come ormai tutti saprete, si è spento uno degli artisti più prolifici, eclettici e rivoluzionari di tutta la storia della musica moderna. Non servono parole per esprimere quello che noi de Leconseguenze sentiamo in questo momento...lasciamo ogni commento alla sua musica.
giovedì 7 gennaio 2016
Dylan Dog 351 - In fondo al male
Si chiama Fiona Fenn ed è di Port Frost, un paesino della Scozia di 5000 anime in riva al mare, reso fugacemente famoso negli anni '70 dalla bellezza delle sue misteriose coste, teatro di una misteriosa leggenda, riprese dallo studio Hypgnosis per la copertina di un disco dei Led Zeppelin, Houses of the holy. Leggere Dylan Dog e magari scoprire così i Led Zeppelin è come trovare un cassa del tesoro sepolta e carica di dobloni. Nell'albo viene pure "suonata" The Rain Song e visto che abbiamo youtube, con tanto di pezzo corredato visivamente dalla copertina del disco, aspetti che c'entrano con la storia, utilizziamo questo media player, per una volta, senza andare a cercare solo le gare di rutti.
E' stato
bello, vero? Ma so che voi volete anche la gara di rutti ...
Ok,
pratica evasa, torniamo a noi.
Fiona Finn ha un problema che la porta lontanissima da Port Frost, direttamente
a Londra, in Craven Road, al campanello urlante dell'indagatore dell'incubo. La
sua amica Molly Maclachlain è sparita da una settimana senza avvisarla,
scomparsa nel nulla e forse finita male per via della brutta gente che
frequentava. Anche se Dylan non si occupa di casi "ordinari" Fiona lo
travolge, scatta la scintilla e il nostro eroe non aspetta nemmeno una tavola
dell'albo per partire con lei verso Port Frost. Purtoppo non fanno in tempo ad
arrivare a destinazione che già scorgono il corteo di un funerale. Molly è
stata trovata uccisa e l'indagine di Dylan si tramuta rapidamente un una caccia
all'assassino. Port Frost nasconde molti segreti, celati con cura dietro il
volto amichevole, da cartolina, delle sue coste lussureggianti. Ma se
qualcuno "togliesse il tappo" e tutta l'acqua turbinasse via come
lungo lo scarico di un lavandino, il vero volto della cittadina si paleserebbe
con tutta la sua deforme mostruosità.
Primo numero di Dylan Dog sceneggiato da Ratigher, un autore di graphic novel
interessante, fresco, piuttosto originale e ruvido nei suoi testi. Un animo
inquieto perfetto per il personaggio inquieto per autonomasia. In questo caso
non disegna lui l'albo, come solito, ma Alessandro Baggi, già attivissimo su
Dampyr.
Rathiger allestisce una storia davvero criptica e per me complicata, un flusso
di coscienza che proverò a descrivervi nella consapevolezza che magari posso
andare del tutto fuori strada. Per questo vi invito, se volete, a offrirmi nei
commenti una vostra interpretazione della storia. E' comunque una chiave che
potrebbe guastare una lettura preventiva e peraltro ve la fornisco sotto
SPOILER
Questo non è per me un fumetto con protagonista Dylan Dog, quanto piuttosto
uno Slice of Life. Una specie di racconto sulla quotidianità della vita, la
narrazione di un fatto che ha ripercussioni sulla routine. Come tipo di
racconto stiamo dalle parti di molte opere di Gipi, Zerocalcare e Jiro
Taniguchi. In questa storia di Ratigher osserviamo la vita di una ragazza di
provincia nel momento in cui si trova davanti alla perdita di una amica cara.
Fatto che la porta a un ripensamento generale sulla vita che sta vivendo. In
questo contesto Dylan esiste per lo più come una sua proiezione immaginaria.
Un Dylan che tutti conosciamo tramite i fumetti, racchiuso nei suoi tic e
argomentazioni tipiche. Un Dylan che risulta ininfluente ai fini del racconto
perché forse la protagonista stessa è convinta della sua inesistenza. In senso
ancora più lato potrei spingermi a considerare questo l'albo la risposta alla
domanda: "In che misura l'evasione nel mondo della fantasia fornita da un
fumetto riesce ad alleviare i dolori della vita reale?".
Mi ricorda un po' un lavoro di Crepax in cui Valentina incontra Humphrey Bogart.
Una ragazza che ama il nostro fumetto preferito, e questa è Fiona, sa che Dylan
cadrà in ginocchio davanti a una bella donna (magari la lettrice stessa,
lei), sa che se troverà nella sua casa un clarinetto si metterà a suonare male
il Trillo del Diavolo, sa che davanti al pericolo sarà sempre disarmato, a
patto che nelle vicinanze non ci sia il suo assistente a tirargli la pistola.
Sa che in fondo non esiste e la soluzione ai suoi problemi deve trovarla da
sola, ma comunque spera di essere incoraggiata, ispirata, dalla sua
"presenza". Come un'ancora in mezzo al mare. Una speranza. Che in
fondo è quanto si chiede ad un buon fumetto, soprattutto se rivolto ai più
piccini, una scala di valori, la visione di un mondo migliore.
Appioppando così alla "bell'e meglio" la categoria Slice of Life,
trasformando così l'indagatore dell'incubo in una specie di "armadillo
immaginario" (cit. Zerocalcare) che tutti vedono, la storia fin da subito
si sposta ancora di più in campo onirico-metaforico, laddove la distruzione
del mondo interiore della protagonista coincide con la distruzione della intera
Port Frost. Alla fine dell'albo sappiamo che Fiona sa benissimo che fine ha
fatto la sua amica, ma non vuole accettarlo (forse è partita
"metaforicamente" per Londra dopo la morte della sua amica).
Parimenti non vuole accettare che il suo piccolo borgo isolato dal mondo, una
volta luogo sicuro e felice, non gli piaccia più e non sia più sicuro,
isolato dal resto del mondo. La strada che sta riaffiorando sotto il mare la
porterà a unire la sua piccola realtà, che l'ha tradita, con un mondo più
ampio ma che se vogliamo è in grado di spaventarla anche di più. Anche se
forse metaforicamente è l'accettazione di essere diventata grande e più sola.
FINE
SPOILER
Questo
è quanto ho immaginato dopo un paio di letture, segno delle alte potenzialità
dell'autore a fronte di una scrittura forse ancora troppo aspra, oscura e per
nulla addomesticata alle regole più rodate dello story telling a fumetti. Qui
il tasto lettura con pilota automatico è rotto. Avrà sicuramente influito
il fatto di non aver disegnato lui l'opera o di essere stato seguito da un
apparato redazionale che ancora non conosce, ma di questa opera di Ratigher si
apprezzano molto di più le intenzioni che la resa finale. Senza
l'interpretazione che ho provato a fornire sotto spoiler, che non è ovviamente
oro colato, affrontando la lettura con le aspettative di un albo tradizionale,
magari da leggere dopo pranzo nel pre-pennichella della domenica pomeriggio,
questo racconto ha gli effetti classici della peperonata: un incubo. La
protagonista si comporta come una squilibrata, una specie di ninfomane bipolare
con scatti di depressione e violenza. Il nostro eroe ripete a macchinetta e
all'infinito le sue "pose tipiche", il suo essere seduttivo,
vegetariano, animalista, astemio, scettico e pessimo suonatore. L'indagine non
va da nessuna parte fino a che a metà albo si dice: "Andiamo là!"senza che la cosa assuma davvero un senso anche dopo la fine dell'albo.
Forse c'è pure un tocco fuori tempi massimo del "millennarismo" di
fine anni '90. Tutte cose che avrebbero un senso se fossero spiegate in modo più
chiaro, senso che magari lettori più svegli di me hanno saputo cogliere subito.
Io ci ho messo un po', ma alla fine la gita a Port Frost me la sono goduta.
Anche grazie alla colonna sonora dei Led Zeppelin. Rileggendola più volte.
Anche grazie alle tavole disegnate da Baggi.
Questo autore ha un tratto che richiama molto come rappresentazione dei
personaggi il lavoro del rodato-amato duo dylaniato Montanari e Grassani, cui
aggiunge una peculiare "esasperazione drammatica" nei visi, con
tanto di occhi spalancatissimi e bocche che sembrano sempre sul punto di
urlare, per me piuttosto gradevole e "vintage". E poi ha disegnato
una protagonista sexy e con il fondoschiena notevole, aspetto che fa sempre
piacere. Le scenografie sono davvero molto belle e particolareggiate, tanto
quelle vivide e realistiche di Port Frost quando quelle surreali e disturbanti
delle sue coste. La struttura della tavola per la prima parte del
racconto riprende i canoni classici cui siamo abituato con il mensile, ma
nella seconda parte assistiamo a delle vere montagne russe, con la
"gabbia bonelliana" (la divisione della tavola in rettangoli per lo
più da sei) che si riduce, si moltiplica per poi diventare splash page per poi diventare "a
cinque vignette" (con la centrale a campo lungo cinematografico) fino a
invadere i bordi della tavola e abbattere ogni barriera, diventando tavola
pittorica a tutto campo. Davvero interessante la sequenza da pagina 64 a 76. Mi
ha molto colpito.
Quindi
accogliamo con gioia Ratigher nella scuderia degli autori di Dylan Dog, sicuri
nella sua maturazione artistica e giusto con la preghiera di venire incontro ai
lettori più anziani come me, magari con intrecci più semplici (ma mai a
discapito della sua originalità, che si nota e stima da subito). Baggi mi è
piaciuto e lo attendo su altri lavori. Un numero da rileggere bene più volte.
Non perfetto ma stimolante. Ruvido ma per questo anche sincero, emotivamente
forte.
Talk0
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domenica 3 gennaio 2016
Orfani : nuovo mondo - volumi 1e 2
Rosa è nello spazio mentre il suo "sgorbietto" nuota ancora placidamente nel suo pancione. Dorme all'interno di una capsula, trasportata da un'astronave cargo piuttosto losca. La lotteria che assegna posti per vivere su una nuova terra a quanto pare è vera, il nuovo mondo esiste e accoglie Rosa direttamente con dei missili che la costringono a un atterraggio di fortuna, in una giungla aliena carica di strani mostri chtulu-formi e tentacolosi quanto tigri-xenomorformi e multi-oculari. Ma la futura mamma non si arrende, si strappa di dosso i pezzi di vetro che gli si sono conficcati nella pelle in seguito all'atterraggio poco ortodosso, indossa anfibi, pantaloni militari e maglietta del decathlon ed è pronta. Si arma con l'arco di Ringo, per tenere un contatto con lui, perché "l'arma di un avventuriero rappresenta la sua anima" direbbe un Granduomo (cit. leggete "Ya - la battaglia di Campocarne di Recchioni, che è una figata). Sanguinante, determinata e un po' incazzata Rosa si prepara a diventare spada e scudo del suo bambino. Ma non sarà sola. Con lei c'è un robottino "di salvataggio", Host, una sorta di hostess del volo appena schiantato. E' come una specie di testa decapitata di Eva 00 (già visto nella prima serie di Orfani un modello simile, guarda caso in compagnia di Ringo), pensa come un GPS e parla come una wiki, svolazza e nonostante abbia qualche chip danneggiato ha pure una personalità. come Irma. Ma non c'è solo il robottino con lei, la rossa presto trova al suo fianco ancora il vecchio pistolero, presente in scena in un modo tutto suo, ma quanto basta per non lasciare sola la sua bambina. Ma la Juric non sta a guardare, è sempre a caccia dei ribelli grazie ai suoi orfani robotici che, dismesse le piume dei corvi, ha moltiplicato come l'esercito dei cloni e resi sempre più servili, sempre meno Fighi e forse pure meno pericolosi. Orfani che hanno ora la nuova forma di schiavi a quattro zampe, cani meccanici da caccia. Ridicoli e tronfi, ora sembrano le truppe un po' buffe e un po' letali dell'esercito di Bryking Boss, direttamente presi da Kyashan. Saranno stupidi ma sempre letali, non meno delle creature del pianeta. Ma Rosa può contrastarli, è più forte, forse perché in lei c'è il doppio dei super-geni che hanno modificato gli Orfani, e il nuovo mondo si presenta da subito come un luogo dalle molte possibilità, forse davvero il posto giusto per il futuro della razza umana. Se solo questo dannato pianeta non cercasse di ammazzarla ogni tre minuti.
Terza stagione di Orfani delle quattro originariamente pensate da Roberto Recchioni. Una serie sempre molto action e molto "pop", ma per questi non priva di spunti interessanti. Nella prima stagione abbiamo conosciuto dei ragazzini senza più legami, orfani, cresciuti troppo in fretta e soli a causa di città improvvisamente esplose come se nulla fosse. Forse sono stati gli alieni forse no. Ragazzi diventati presto uomini, educati al mestiere delle armi al campo Dorsoduro (c'è un campo Dorsoduro pure in "Ya", lo sapevate?) Forse sono l'evoluzione umana definitiva, gli eroi che salveranno il mondo dalla minaccia aliena, i veri Jedi. Ma forse sono ancora, sotto gli steroidi e le armi d'assalto, ancora dei bambini, sperduti, in cerca della riconoscenza e amore che non hanno potuto avere, sentimenti che sperano di trovare dal loro nuovo genitore adottivo, l'esercito, diventando dei bravi boy-scout. Ma l'esercito non è granché come padre, non si pone problemi a modificarli geneticamente, a farli combattere tra di loro, a corazzarli, renderli armi specializzate nel fabbricare cadaveri. Da un'ambientazione da videogame, Halo su tutti, con i suoi "Spartan" nelle fonti di ispirazione, la trama ci ha procurato però, in pochi numeri, un colpo gobbo. Ci siamo spostati presto nei territori tetri dell'indottrinamento mentale, della manipolazione delle informazioni, degli oscuri giochi di potere specchio di una società che tratta gli individui come burattini utili solo per dinamiche di potere. La Terra sta morendo ma forse gli alieni non c'entrano. Forse gli orfani non sono nati per essere degli eroi. Qualcuno trama nell'ombra. Alcuni orfani si solo ribellati, altri hanno giurato fedeltà a chi li aveva "creati". Le due fazioni si sono scontrate tra di loro ed è stata una carneficina. Nella seconda stagione della serie abbiamo seguito le gesta di uno di questi orfani, un sopravvissuto che è riuscito a togliersi il collare del padrone, uno che ha saputo girare pagina, diventare padre, anche se inizialmente non se ne era neanche accorto, sprecando gran parte della vita nell'alcol e nel rimpianto. Riluttante, ha cercato a suo modo di crescere i suoi cuccioli , proteggerli in un mondo difficile, degradato e impoverito dai tempi in cui era giovane. Ai suoi eredi poteva trasmettere l'unica cosa che sapeva, l'arte di sopravvivere e combattere. Questa serie ha parlato di famiglia, ( di paternità nello specifico, un tema non molto utilizzato in genere) come di rivoluzione, di saper alzare la testa o tenerla bassa davanti a chi decide della nostra vita. Ha parlato, cosa rarissima per il nostro mercato, anche del nostro Belpaese. Abbiamo intrapreso un viaggio nell'Italia del futuro, triste specchio di quella del presente, in fuga da una società malata e morente, inseguendo quella che pare più di una metafora. La rassegnazione che un futuro vero non si può trovare nel nostro bel paese, che sia necessario arrivare all'estero, nel resto del mondo, se non nello spazio. E un padre deve essere severo e determinato, più duro di quanto vorrebbe, per dare la forza ai suoi figli per potersi muovere da soli, staccarsi da quella che chiamano casa, diventare grandi. Ora siamo alla terza stagione del fumetto di Recchioni, in un mondo nuovo, lontano dalla Terra e che offre al l'umanità una nuova casa. Ma è un mondo già abitato da strane creature e i nuovi coloni sono circondati da mille insidie come in un nuovo far west. La terra brulica di brutti insetti in grado di uscire dalle fottute pareti. Come in molta fantascienza di serie A, come in Alien, l'eroe diventa donna perché solo lei, come madre, è in grado di portare una nuova vita, far continuare la specie. Non mi sorprenderebbe, anche perché sarebbe perfetto, che nella quarta parte di Orfani si parlasse di eredità, per chiudere il cerchio, con protagonista delle storie il figlio di Rosa.
Ormai siamo al terzo anno di questo progetto, che siamo riusciti a seguire dall'inizio.
Più il tempo passa più i "meh" dei primi numeri di sono diradati, la miniserie Bonelli ha saputo essere sempre nuova e intrigante. Ho aspettato a parlare di Nuovo Mondo anche perché il primo numero è stato tutta una botta di adrenalina, un'unica sequenza action a rotta di collo, esaltante ma che ancora non metteva a fuoco il carattere dei personaggi, anche perché non riusciva ancora a presentare la maggior parte di un cast che immagino ancora in espansione. L'impressione al termine della lettura del numero 2 è che questa terza stagione assomigli per ora a un survival horror in salsa sci-fi.
Un gruppo di sopravvissuti dispersi in una giungla mutante aliena deve fare i conti con creature da incubo e robot nazistoidi potendo contare solo sul fatto di avere le palle quadrate e consci che si può sopravvivere in quel posto sono insieme, in un gruppo. Rosa la abbiamo vista bambina nella seconda serie, affettuosa, quanto ingenua. E' cresciuta con l'andare avanti dei numeri, diventando sempre più combattiva, sempre meno "cappuccetto rosso", come la chiamava Ringo. Rosa è riuscita a farsi largo in un futuro da incubo con la stoffa della final girl di un film horror, con la cazzimma di Ripley, di Katniss e di Ygritte. Ora la vediamo anche più determinata, con i capelli rossi un po' alla mohicana in seguito a una specie di auto-scalpo, un po' modaiolo ma che ci piace. Sguardo di ghiaccio e muscoli tesi a protezione del suo rotondo, dolce pancione coperto dalla maglietta blu, la culla per "sgorbietto"(così lei lo chiama), la nuova vita, il futuro, a cui dedica le pagine del suo diario, che leggiamo prima di ogni numero di questa stagione. Vogliamo sempre più bene a Rosa, la sentiamo sempre più vicina, con i suoi dubbi, l'estrema schiettezza, l'ostentazione da "bulla" forse non così bulla, tanta autocritica e ironia, mentre scrive che si lamenta del girino mutante che la scalcia dentro al pancione, ma a cui rivolge i suoi pensieri e apre il suo cuore, a cui dedica dei disegnini buffi a sfondo delle parole di un figlio a righe. Davvero una bella rinfrescata per l'anima questo suo diario, al posto dei tristi e sconfortanti proclami-testi di sociologia deviata della Juric, che nella scorsa stagione impegnavano lo stesso spazio dell'albo. Un intrigante parallelo, considerando che per funzione non solo narrativa tanto Rosa quanto la Juric sono delle "madri", anche se in modo non convenzionale. E forse questo status potrebbe con il tempo pure cambiare del tutto il carattere della Juric se non addirittura "rivelararlo". Starà all'estro di Recchioni farcelo scoprire. Siamo già con le orecchie tese, in ascolto. Ci sono anche altri personaggi interessanti in queste pagine, ma forse è ancora troppo presto per capirli a fondo. Quello che affiora di più e si impone è Cesar, eroe controvoglia, vigliacco e pure bastardo. Forse in cerca di redenzione, forse no. Mi piacerebbe scommettere su di lui. Impossibile non vederci l'anti eroe cosmico di Vin Diesel. Non Groot, quell'altro.
Andiamo ora un po' sul tecnico.
Il numero 1, intitolato "L'aliena". Soggetto e sceneggiatura di Recchioni e Vanzella, per una storia che procede veloce come un Rollercoaster, cita Pitch Black, Elysium, ci mette a contatto di mostri strani come sulla Pandora di Avatar. Un mix divertente, con tanta azione e l'arco futuristico del pistolero, che ritorna glorioso, con i suoi proiettili ad attivazione vocale che ci fa arrapare come il Legislatore del Giudice Dredd. I disegni di Cavenago in una storia con tanta azione fanno la parte da leoni. Sono sempre precisi, chiari e dinamici, la sua Rosa è strepitosa, sexy e cazzuta, i robottoni ridicoli quanto basta e richiamano in sgraziate movenze i robot paperini della federazione dei mercanti della trilogia prequel di Star Wars. Belli i colori della Leone, mi sono piaciuti particolarmente nelle sequenze subacque e oniriche, nelle scene in notturna. Ottime matite che riportano alla mente proprio i colori di Avatar, una natura lussureggiante, viva e accogliente ma pronta a castigati in un istante. Bello.
Il secondo numero, "Madri Guerriere", è scritto da Recchioni e Monteleone e racconta del tentativo di Rosa di soccorrere i sopravvissuti dell'astronave schiantata su cui era arrivata sul Nuovo Mondo, se non addirittura riuscire a creare con loro una piccola carovana con cui uscire dalla giungla aliena. Anche qui l'azione è predominante e scaturisce da una caccia ai sopravvissuti senza tregua da parte tanto dei robot che di animali grossi e brutti quanto desiderosi di carne fresca. Rosa spicca sul suo "branco" per leadership e forza, anche se sarcasticamente è chiamata Principessa Rosa, e dovrà scontrarsi con un'altra autorità "matriarcale", una regina insettoide degna di Alien, che si pone a difesa anch'essa del suo branco, del suo nido. La stupenda copertina di De Longis racchiude perfettamente questa dicotomia. Uno scontro tra donne alfa. Lo svolgimento dell'azione, sempre in ottica di survival horror, si espande e non faremo in tempo a ricordarci il nome di qualche personaggio che già ce lo troveremo decapitato dagli insettoni o crivellato dai colpi dei robot. Stiamo come citazioni dalle parti di Alien quanto di Starship Troopers. C'è una vera chicca, poi. Al centro della vicenda due pagine oniriche pazzesco (pag 63-64 il cui effetto non so se attribuire agli autori dei testi o ai realizzatori, diciamo bravi tutti!) che fanno tornare in mente, per suggestione, colorazione e impostazione di tavola il celebre "frammento" di Watchmen di Alan Moore, "I racconti del vascello nero". E' in questo numero che conosciamo qualcosa di più su Cesar e assistiamo alla partenza della Juric per il nuovo mondo. La storia è veloce e si legge che è un piacere. I disegni sono di Maconi per i colori della Aquaro. Le tavole sono anche qui un susseguirsi di azioni spericolate e inseguimenti frenetici, che spesso coinvolgono in gran numero di personaggi in ambientazioni sontuose e dettagliate. La Rosa di Maconi è un ottimo equilibrio di forza e dolcezza, anche grazie al modo in cui viene dinamicamente nascosto o svelato il suo pancione. Molto bello il monster design e le tavole più bucoliche, come pagina 68. C'è un po' di splatter che ci piace sempre tanto e le tavole riportano una ricca e vivida vegetazione in cui spesso l'acqua diventa il principale elemento scenico. L'ambientazione serale è quella che preferisco. Tavole molto belle su cui risaltano sfumature blu notte alternate ai rossi accesi dei falò come delle bocche di fuoco dei mitragliatori. Bello il giallo acceso misto a verde acido delle uova aliene che fa anche da illuminazione della grotta della regina. Mi ha ricordato Specie Mortale. Anche questo un ottimo numero.
Orfani non molla e si conferma una piacevolissima lettura nel panorama del fumetto italiano.
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giovedì 31 dicembre 2015
Gods of Egypt - primo trailer del film in uscita a febbraio!! Ed è una tamarrata fotonica!!!
Alex Proyas, uno dei registi che più ho amato negli anni novanta,
da The Crow a Dark City, torna finalmente al cinema con quello che a tutti gli
effetti è Scontro tra Titani 3. Mitologia usata con disinvoltura, effetti
speciali a manetta, tamarroide tamarritudine che spruzzava da tutti i pori,
tutti volevano girare il guilty pleasure sandalone ma cacchio... erano finite
le idee. A dire il vero, non che le avessero cercate a fondo... Avevano
giusto giocato a God of War per playstation riciclando un film in stop motion
con civetta meccanica degli anni '70... Così si sono decisi a cambiare
ambientazione, con Sam Wartinghton che ha continuato per anni a dire a parenti
e amici che avrebbe fatto il capitolo tre, una tristezza che non vi dico.
Hanno scelto come le vacanze di natale di Boldi e De Sica di ambientate tutto
in Egitto. Se andrà bene e finiranno le idee hanno già confermato Cortina con
un una scena di capodanno con gli sciatori e fiaccole che manco in Al Servizio
Segreto di Sua Maestà e XXX. Ma ora l'obiettivo è appunto l'Egitto e ci stanno
le divinità egizie che si menano in armature transformers ultracolorate. Scelta
logica per gli attori, Jamie Lannister (Nicolaj Coster-Waldau) del Trono di
Spade televisivo e Leonida di 300 (Gerald Butler). Proprio egiziani tipici, che
con le tuniche dorate stanno una bellezza. C'è pure Geoffrey Rush che dopo aver
visto nei Titani sputtanarsi Liam Neeson e Ralph Finnes ha gridato: "Pure io!!" "Ti faremo vestire da fesso scintillante!!".
Brenton Thwaites, l'attorucolo con i sopracciglioni da scemo di Maleficient è nel cast e porta ancora i sopracciglioni da scemo.
Gli sceneggiatori sono gli stessi di Dracula Untold e di The last
witch Hunter, la produzione, come per i Titani, è ricchissima. La credibilità
di questo Egitto mi ricorda un noto video di Katie Perry.
Ma il fatto vero è che non sto più nella pelle per l'attesa pur
sapendo che sarà qualcosa di enarrabile. So già che con scuse patetiche andrò
a vederlo tre volte al cinema e avrò il blu ray 3D appena sarà stampato.
E' più forte di me, quando vedo tanta mano sicura che guida verso una palese porcheria,
nasce in me un sentimento non dissimile dall'amore e so che vorrò bene a questo
film anche se sarà l'esatta porcheria che furono i Titani. Certo non più
bruttino però, brutto il giusto va bene, troppo è da evitare.
Mi rincuora la presenza di Proyas, parecchio. Certo che Dark City è del '98 e Il Corvo del '94. Di più recente solo il bruttino Io Robot con Smith e una cosa con Nick Cage e la fine del mondo con gli alieni che mi sono scordato esistesse fino a sei secondi fa. Ma la mano è sempre buona, le scene di azione le sa girare, tifiamo per lui. Questo primo trailer è come l'intero progetto, destabilizzante. Non so cosa si sono fumati i produttori per dare l'ok. Ma io so che sarò a vederlo. Male che vada mi ammazzerò dalle risate. Speriamo.
![]() |
| Da Il trono di spade all'antico Egitto con sobrietà. Il gonnellino dorato per me andrà un casino in spiaggia quest'anno! |
Mi rincuora la presenza di Proyas, parecchio. Certo che Dark City è del '98 e Il Corvo del '94. Di più recente solo il bruttino Io Robot con Smith e una cosa con Nick Cage e la fine del mondo con gli alieni che mi sono scordato esistesse fino a sei secondi fa. Ma la mano è sempre buona, le scene di azione le sa girare, tifiamo per lui. Questo primo trailer è come l'intero progetto, destabilizzante. Non so cosa si sono fumati i produttori per dare l'ok. Ma io so che sarò a vederlo. Male che vada mi ammazzerò dalle risate. Speriamo.
Talk0
lunedì 28 dicembre 2015
La top 3 natalizia dei bambini odiosi dei film di natale
Per festeggiare degnamente il natale, la tv propina il
classico allestimento di film su babbo natale et similia. Spettacoli orribili di
sentimentalismo a buon mercato in cui produttori zelanti infilano bambini
scelti come cuccioli dai migliori allevamenti americani e limitrofi. Baby
attori che sono stati per i genitori una fugace voce positiva sul conto in
banca, perché sul lungo termine si sono inevitabilmente imbruttiti senza
diventare attori degni di nota. Ma soprattutto baby attori che, sulla scala
ipotetica del neorealismo, offrono un drammatico spaccato sociologico del
"bambino americano adorabile/tollerabile medio". Piccoli mostri
frignanti, che urlano gesticolando, con faccine imbronciate insostenibili e
prolungate più che in una telenovela brasiliana. Ne abbiamo pescati 3.
N.3 : il "coso" di Santa Clause. Insomma il film con Tim Allen che deve diventare Santa Clause per via di una "santa clausola" che si attiva dopo aver indossato il vestito di un babbo natale decesso (sic.). Allen, rampante industriale del giocattolo, grazie a questa situazione recupera l'affetto di un figlio pazzo ossessionato dal Natale, che gli starà intorno ossessivamente per questo e altri due seguiti. E il bambino è quello della foto, con i capelli a caschetto così perfetti da sembrare la capocchia di un pene. Urla, piange, si mette nei casini e occupa ogni inquadratura, con i suoi capelli "a pene". Il film è già bruttino, lui lo rende da suicidio.
Oggi ha aperto uno studio di post produzione audio. E
si pettina in modo meno imbarazzante.
N.2: Il "coso" del primo Star Wars e di Una promessa è una promessa. Benché tocchi a caso e senza senso i comandi di una astronave e si ponga davanti al gran consiglio Jedi come un bambino annoiato che sta in piedi ciondolando come nel coro dello Zecchino d'oro, in fondo vogliamo bene al piccolo Darth Vader. Così come vogliamo in fondo bene al "coso" quando impersona il figlio di Schwarzenegger, padre distratto intento a cercargli il regalo di Natale nel girone infernale dei megastore della Vigilia. Jake è ovviamente petulante e frignoso, ma sempre sotto il livello di guardia. E non ha la pettinatura a pene. Almeno, non troppo accentuata. Anche lui comunque come attore è col tempo scomparso. A noi fa specie però che oggi sia diventato così...
Direttamente da abc news
Dagli sgusci alle autostrade americane in contromano. Speriamo davvero che questa fase passi presto e il buon Jake si rimetta in pista. Non possiamo parlare male degli attori di Star Wars, in fondo per i fan sono come dei parenti. Tranne Hayden Christensen.
N.1: il "coso" di Mamma ho perso l'aereo e tanta altra roba orribile. Quando nel videoregistratore parte questo inarrivabile classico natalizio, io inizio a lanciare improperi all'orribile bambino protagonista. E'una reazione epidermica. E a fianco a me trovo sempre qualcuno che dice: "Ma dai, non ti incazzare! È un bambino di 7 anni ! E' spontaneo!!". Ed è lì che mi sale la scimmia, scatenando la violenza. Il fattore "carineria" del coso è così potente da incantare il 99% del pubblico. Questo sì che è autentico potere jedi. Ma io vedo solo un coso che fa le faccette più artificiali e finte del mondo, che si mette a ridere in una scena di inseguimento mentre dovrebbe essere terrorizzato, che urla "uuuuaaahhh " e "UUUUUAAAAHH" di continuo. Certo il film è così perfetto nel creare un Bruce Willis in miniatura che affronta il crimine in un Nakatomy Palace in miniatura che alla fine mi adeguo. Columbus è grande come le trovate visive di questa pellicola, che mutuano tanto dai Goonies (un sacco di "tracobetti") che da Fantozzi (la scena della casa disabitata riempita di manichini guidati da Kevin, uguale alla mega ditta assenteista riempita di manichini guidati dal rag. Ugo). Ma il coso l'ho sempre detestato in questa e in tutte le sue pellicole future, trovandolo sempre artificiale, divo e non attore. E in quella famosa scena de "l'innocenza del diavolo" io ho goduto, rivedendola più e più e più volte. Oggi il nostro "coso" va in giro così...
Lo rivedremo presto. In Zoolander 2...
E con questo vi auguriamo di cuore un sereno buon natale! Fate i bravi e se potete mettere da parte per un momento i problemi di tutti i giorni, siate felici e voletevi bene!
Talk0 e Gianluca
mercoledì 23 dicembre 2015
One punch man ... Sei disposto a sbarcare in Italia?
Da poco più di un'ora Dynit ha annunciato la versione
italiana dell'anime più fuori di testa del momento, in esclusiva per il canale
simulcast VVVVID. E a questo si aggiunge il manga, già pronto a invadere il
nostro suolo by Panini il prossimo anno.
Yusuke Murata è un autore dal tratto sopraffino e
dalla carica umoristica innata che già conosciamo e amiamo per il suo manga sul
football americano Eyeshield 21. Nel 2009 inizia sul suo blog la pubblicazione, che ora conta 9 volumi, di un manga supereroistico con protagonista Saitama,
un eroe pelato che riesce letteralmente ad abbattere i suoi avversari con un
solo singolo pugno. Dallo sguardo un po' assente e la faccia a uovo, Saitama lo
incontriamo subito sfigato e dimesso, intento nelle comuni miserie della vita
come fare la spesa al supermercato, rigorosamente con il suo costumino da
supereroe. Ma quando il gioco di fa duro il nostro eroe è pronto a scendere in
campo, con effetti a dir poco devastanti, per poi tornare a completare la
raccolta punti Esselunga. In breve il mondo ha sempre più bisogno di lui, i
nemici si moltiplicano. Ma il nostro eroe non sarà solo, ad affiancarlo
arriveranno un manipolo di eroi degni degli Avengers o della Justice League.
E' pazzesco come da un tratto comico e caricaturale l'autore riesca
a passare a tavole ultra dettagliate degne del migliore Akira di Otomo. E non
da meno è l'anime, a firma Madhouse, davvero d'impatto e che per ora conta di
12 episodi.
All'annuncio di Panini riguardo il manga avevo esultato come un bambino.
Dopo l'annuncio della messa in onda del simulcast su VVVVID by Dynit eravamo in molti a incrociare le dita per l'anime. Ormai, diciamolo chiaramente, è una rarità vedere nuovi anime in italiano, soprattutto se non legati a serie già di successo. Mi sento pertanto di ringraziare Dynit (che mi pubblicherà anche Space Dandy... Sono alle lacrime...) quanto i molti spettatori che hanno supportato il simulcast permettendogli questo nuovi step. Grazie davvero ragazzi. E voi siete pronti per adorare un eroe pelato e dallo sguardo non troppo vispo? Noi sì.
All'annuncio di Panini riguardo il manga avevo esultato come un bambino.
Dopo l'annuncio della messa in onda del simulcast su VVVVID by Dynit eravamo in molti a incrociare le dita per l'anime. Ormai, diciamolo chiaramente, è una rarità vedere nuovi anime in italiano, soprattutto se non legati a serie già di successo. Mi sento pertanto di ringraziare Dynit (che mi pubblicherà anche Space Dandy... Sono alle lacrime...) quanto i molti spettatori che hanno supportato il simulcast permettendogli questo nuovi step. Grazie davvero ragazzi. E voi siete pronti per adorare un eroe pelato e dallo sguardo non troppo vispo? Noi sì.
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