venerdì 29 marzo 2024

Kung fu panda 4: la nostra recensione del film sulle nuove avventure del eroico e pasticcione panda di Dreamworks, diretto da Mike Mitchell e Stephanie Ma Stin

C’era una volta il panda Po (in originale con la voce di Jack Black e in italiano con quella di Fabio Volo), un ragazzotto un po’ nerd e pasticcione che serviva ravioli al vapore nella locanda del padre papero, mr. Ping (James Hong), sognando “senza particolare sforzo” di diventare il più straordinario maestro di Kung Fu di sempre. 

Un panda per natura cicciotto, senza zanne o artigli o agilità di alcun tipo, non era mai diventato nella storia un maestro di arti marziali, ma come amava dire (più o meno) il saggio Oogway “quello che può accadere oggi, rispetto che in passato, è sempre un regalo, una sorpresa: per questo lo chiamiamo “presente”. 

Cosi un giorno, del tutto inaspettatamente, Po divenne un grande eroe. Ci vollero molti allenamenti con i mitici super guerrieri conosciuti come “i Cinque Cicloni”. 

Furono necessari duelli incredibili contro avversari temibili come la tigre Tai Lung (Ian McShare), il pavone Lord Shen (Gary Oldman) e il toro generale Kai (J.K.Simmons). Po dovette scoprire il suo “potere interiore” grazie a maestri saggi come il piccolo panda rosso Shifu (voce Dustin Hoffman) e la tartaruga di mare Oogway (in originale Randall Duk Kim). 

Ma piano piano, tra un inciampo e una sconfitta bruciante, la mente di Po, al pari del suo corpo rotondetto, si plasmarono benissimo con la disciplina e la filosofia orientale. Riuscì a diventare il leggendario guerriero dragone, imparò ad accettare i suoi difetti insieme ai suoi pregi, intraprese un viaggio per trovare la sua “origine” (perché i panda non discendono dalle papere, seppur amorevoli) e il proprio posto nel mondo. Le sue gesta eroiche iniziarono a girare per tutto il regno, diventando canzoni e leggende. 

Per Po, che prima del suo “viaggio dell’eroe” riteneva che la cosa più faticosa al mondo fosse “salire le scale”, era diventata routine affrontare a pugni, per ore, eserciti di coccodrilli o mantidi volanti. Pirati pellicani come cinghiali tagliagole provenienti delle più infide bische di periferia. 

Volando con il suo mantello dorato e colpendo con la sua super forza. Trovando sempre il tempo di presenziare all’apertura di centri commerciali e soprattutto ristoranti in franchise. 

Fama, gola  e gloria. 

Solo che tutto passa e in un attimo è giunto anche per Po il tempo di compiere la tappa successiva del suo viaggio “spirituale”. Non più essere guerriero dragone per sempre, deve dedicarsi anche lui all’insegnamento (cosa per altro già rimandata) e soprattutto è arrivato il momento di diventare il successore di Maestro Oogwai: la nuova guida spirituale della valle della pace. In fondo è per questo che ha ora un bastone magico in pugno. 

Il primo atto di questa “nuova vita” sarà scegliere il suo successore, ma non è certo un momento facile per Po. 


Vorrebbe non appendere il mantello dorato al chiodo proprio ora che è all’apice. Preferirebbe svolazzare come un supereroe piuttosto che dedicarsi alla meditazione. E chi inaugurerà ora i ristoranti?

Come il testo della canzone portante del film ci suggerisce, una cover di un celeberrimo brano di Britney Spears interpretata da Jack Black (la voce di Po) con il suo gruppo dei Tenacious D (interpretandolo in versione adatta a un pubblico più piccolo), Po ci supplica: “Hit me baby, One more time!!!”. Ossia: “Fatemi combattere/colpire ancora una volta!!”.

Anche se il maestro Shifu conta moltissimo su un'evoluzione spirituale di Po, rapida quanto indolore, il panda sente di essere nel marasma più totale. 

Il nome del successore non riesce proprio a farlo, nonostante al tempio si siano già presentati dei candidati pazzeschi in grado di evoluzioni marziali fighissime. Temporeggia, fino a che il destino non fa incrociare Po con una volpina scaltra e agilissima di nome Zhen (in originale doppiata da Awkwafina). Una volpina che è stata inviata da un paese lontano per sottrarre notte tempo al tempio delle armi leggendarie, per conto della terribile e misteriosa super boss del crimine conosciuta come  “la Camaleonte” (Viola Davis). 

La Camaleonte sembra all’apparenza piccola e dimessa, quasi una mezza tacca, rispetto ai gorilloni e cinghiali pompati che comandano uno crimine in genere. M è potente e ambiziosa, nonché in grado di trasformarsi, sotto certe condizioni, in chiunque lei voglia, possenti draghi compresi. Sta ultimando i preparativi per un rito magico che le permetterebbe di evocare dall’aldilà, in una notte di luna rossa, i guerrieri più forti del passato. Vuole potersi impadronire del loro Kung fu “rubandolo”, assorbendolo con i suoi poteri camaleontici.  

Zhan, che è conterranea della Camaleonte e può portare Po al suo covo, viene da un mondo difficile, dove anche i coniglietti più tenerelli sono assetati di sangue. Ha imparato a vivere ai margini della strada, tra bar malfamati, truffatori e bische clandestine, senza poter mai contare sull’aiuto di nessuno e affidandosi solo sul suo istinto di sopravvivenza, “rubando quello che poteva”, come la camaleonte. 

Zhan ha un caratteraccio ma ha il “potenziale”, potrebbe essere lei il nuovo guerriero dragone se riuscirà a “imparare a esserlo”,  seguita da un maestro degno di questo ruolo. 

Come un seme di pesco non è in grado di vedere il suo “potenziale”, ossia l’albero che diventerà da adulto, Zhen per Po può essere guidata. E Po, riuscendo a elaborare da solo questo concetto (che è in fondo una parafrasi della teoria della “ghianda” dello psicologo James Hillman, padre della psicologa della corrente “archetipica”)  stava iniziando a esprimersi per metafore profonde come Oogway!!! 

Forse anche il cammino spirituale di Po, insieme all’addestramento di Zhan, poteva iniziare. 

Certo il buffo Panda che, inaspettatamente, inizia così a comportarsi con lei anche come un maestro è un'ulteriore novità, che andrà gestita di volta in volta, nei modi più buffi e assurdi possibili. Specie quando dovrà insieme a lei confrontarsi con un mondo più complicato e “cattivo” di quello che conosce. 

Riusciranno Po e Zhan, dopo un nuovo viaggio dell’eroe rocambolesco, a salvare il mondo e i segreti del Kung Fu dalla ambizione della Camaleonte? Chi sarà il guerriero dragone che inaugurerà i futuri ristoranti in franchise?

Quarto appuntamento cinematografico con il celebre e amatissimo Kung Fu Panda di Dreamworks Animation, insieme a Shrek uno dei personaggi più amati della casa fondata da Spielberg. 

La saga cinematografia in computer grafica, alla quale si sono aggiunte con il tempo serie televisive e film in animazione tradizionale, è iniziata nell’ormai lontano 2008 con la pellicola diretta dai registi Mark Osborne (regista di Spongebob il film, nel 2004, poi de Il piccolo principe nel 2015) e John Stevenson (animatore di lungo corso del Muppets Show, esordio alla regia con Kung Fu Panda e regista nel 2018 di Sherlock Gnomes). 

L’impegno dichiarato, sulle note della storica Kung Fu Fighting cantata da Carl Douglas, era quello di divertire e insieme far conoscere al grande pubblico internazionale il cinema action come la cultura orientale, la filosofia come le arti marziali. 

Assieme a un cast vocale pieno di attori Hollywoodiani come Jack Black, Angelina Jolie, Hoffman e Seth Rogen, avevamo quindi la presenza di storici attori di origini asiatiche come Lucy Liu, Jackie Chan, James Hong, Randall Duk Kim. Un team di esperti marziali tra cui Jackie Chan stesso aveva contributo, con la motion capture, a conferire il corretto stile Kung fu a ogni personaggio e gran parte del cast tecnico impiegato nella creazione di scenografie e personaggio era asiatico al 100%, per offrire una visione meno stereotipata e più rispettosa possibile. 

Possiamo dire che è anche merito del buffo Kung Fu Panda, se molti bambini si sono avvicinate oggi alle arti marziali, ed è un risultato davvero meraviglioso. 

Con il tempo e il successo si è andata a formare produttivamente, proprio grazie a Kung Fu Panda, una “sezione orientale” di Dreamworks, con il secondo e terzo capitolo della serie affidati anche alla regia della prima donna asiatica in campo animato, la bravissima Jennifer Yuh Nelson, nel 2011 e poi nel 2016, avvicinando ancora di più a livello creativo Oriente e Occidente, anche per temi e sviluppo dei personaggi. Nello specifico il secondo capitolo, tra tutti quello più “crudo”, con un villain la cui voce veniva offerta da Gary Oldman, possedeva anche la “struttura drammatica” imponente, da film epico/wuxia “autentico” come quelli degli Shaw Brothers, dimostrandosi ancora oggi un’opera particolarmente adulta e sfaccettata tanto sul piano visivo che tragico. Grande successo di critica e amore soprattutto da parte di una platea “più grandicella”. 

Il terzo capitolo, co-diretto dall’italiano Carloni e con il maestro Crock doppiato dal mitico artista marziale Jean Claude Van Damme, vedeva la saga tornare su binari più “mainstream”, in una prospettiva narrativa più “positiva”, più “giocosa e gioiosa”, pur riuscendo ancora ad affascinare il pubblico. Veniva acquisita un'estetica più patinata e conferire alle scene action un approccio più “leggero”, quasi da videogame. Dopo il viaggio dell’eroe e la grande “battaglia” con uno dei nemici più crudeli di sempre, Kung Fu Panda 3 arrivava a parlare di temi come la paternità e l’inclusione, onore e rispetto per le minoranze, disegnando un cattivo più sfortunato che crudele, a cui dava voce il bravo J.K.Simmons.

Fu ancora successo e questo nuovo approccio viene in parte sposato anche per questo quarto capitolo, che però torna in alcuni toni, di nuovo, ad avere un gusto narrativo quasi crepuscolare, vicino al tragico. 

Come ulteriore cambio di rotta, alla regia arriva il regista di Shrek 2 e Mostri contro Alieni Mike Mitchell, affiancato dalla brava Jennifer Ma Stine, che esordisce qui alla regia cinematografica (già regista della serie televisiva di She-ra), dopo essersi fatta le ossa come addetta alle scenografie in Raya, Dragon Trainer e opere tv legate a Big Hero 6 e Il gatto con gli stivali. Mattatrice indiscussa dell’opera, a fianco dei sempre bravissimi Hoffman e Jack Black, è la rapper di origini cino-coreane Awkwafina, che riesce a rubare la scena anche alla “cattiva”, interpretata della pur straordinaria e sempre luciferina, Viola Davis.


Kung Fu Panda 4 tra tantissimi inseguimenti, gag e arti marziali ci parla di “passare il testimone”, fare largo alle nuove generazioni, supportarle e sorvegliarle da vicino, per aiutarle a crescere al meglio. Potremmo intenderlo come il perfetto “film da vedere con il papà”, specie per i bambini più piccoli. Il perfetto film per chi vuole intraprendere la professione di insegnante. 

Narrativamente Po è quasi costretto a “diventare adulto”, di colpo e senza possibilità di tornare indietro. Un'evoluzione repentina che ci ricorda molto anche quanto avviene nel bellissimo Il gatto con gli stivali 2, dove lo spadaccino interpretato da Banderas viene posto di colpo davanti alla sua “età adulta”, quasi ad affrontare la morte stessa nella scelta di dare o meno un senso alla sua esistenza. Crepuscolare, come crepuscolare era anche Toy Story 4 se vogliamo: forse intrinsecamente per la natura stessa di queste pellicole, per il fatto di richiedere ai loro autori spesso degli anni, per la loro realizzazione. 

Po il Panda invecchia e forse in futuro avremo una Kung Fu Volpe, facendo sentire tutti gli adulti in sala un pochino più vecchi, ma così è la vita.

Tuttavia la trasformazione di Po in mentore e il viaggio dell’eroe della volpe convincono, anche grazie a una messa in scena come sempre colorata e movimentata, veloce e avvolgente come una corsa sulle montagne russe. 

Torna ancora e ben gradita la filosofia orientale tra i dialoghi sulla “spiritualità”. 

Si parla in positivo del valore della scuola e dell’insegnamento rispetto al “codice della strada” e alle sue scorciatoie, in un periodo storico in cui questi temi sono particolarmente difficili quando attuali, senza banalizzarli. 

Tornano le arti marziali in grande stile, con una “rentrè“ di tutti i principali villain affrontati da Po nel tempo, riuniti stile amarcord a celebrare anche loro l’evoluzione del Kung Fu Panda. 

Si torna per un attimo anche a parlare di genitorialità, con “i due padri di Po”, il Panda Li (Bryan Cranston) e Mr. Ping (James Hong) che diventano co-protagonisti di una simpatica sottotrama comica in cui si confrontano e supportano a vicenda, ripercorrendo insieme più o meno le stesse tappe di Po e Zhen. 

La ricetta funziona ancora, le musiche sono ancora di Hans Zimmer e il divertimento rimane garantito anche in questo clima più “malinconico”, da cambio della guardia.

Le animazioni si assestano qualitativamente sui livelli del terzo capitolo, di fatto rinunciando alla rivoluzione estetica che Dreamworks ha operato con Il gatto con gli stivali 2, dove la computer grafica ha assunto quasi un “espressionismo da stop-motion”. Ma la maggior parte del pubblico forse non sentirà il bisogno di questo “upgrade” e riuscirà comunque a godere “One more time”, “una volta ancora”, delle avventure del buffo Panda con la voce di Jack Black. Sperando che questa non sia davvero la sua ultima avventura.

Torna invece a doppiare Po in lingua italiana Fabio Volo, che rispetto a tutta l’energia che Black infonde da sempre nel suo panda resta sempre un po’ con il freno tirato a mille. Ma alla fine molti amano Po anche per la voce di Fabio Volo e in genere tutto il doppiaggio italiano fornisce una prova di buon livello, con un plauso per la Zhan di Alessia Amendola e lo storico Carlo Valli su Shifu.

Il Panda più amato dell’animazione torna al cinema in ottima forma, sebbene senza particolari stravolgimenti della formula originale: sarebbe un peccato perdersi il suo Kung fu e le sue mille battute sullo schermo panoramico di un cinema, tra pop corn e coca cola. 

Buona visione.

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