venerdì 8 agosto 2014

Il ragazzo invisibile - il nuovo film sui supereroi di Gabriele Salvatores. prime indiscrezioni


Avere 13 anni, essere innamorato e vessato dai bulli, credere nella giustizia. Le condizioni ideali, secondo il canone classico dei comics americani,  perché qualcosa di magico possa accadere e un ragazzo qualunque diventi un supereroe dal costume sgargiante con grandi poteri e responsabilità. Michele ha 13 anni e diviene così un supereroe con il potere dell'invisibilità grazie a una misteriosa tuta recante una "C" e una stella sul petto. Succede a Trieste, dopo la notte di halloween.

Gabriele Salvatores ha riscritto la commedia-tragedia all'italiana, ha dato voce a una generazione delusa in fuga dall'Italia,  ha cantato dell'amicizia, dell'amore, della solitudine, ha affrontato l'horror e la fantascienza, ha tradotto in immagini romanzi bellissimi, riscoperto il giallo.


Oggi guarda dritto negli occhi il genere supereroistico che riempie le sale con grossi effetti speciali, morale spiccia, zero complicazioni. Decide di giocarci, reinventarlo e riscriverlo con la stessa incoscienza e bravura che riversa in tutti i suoi lavori. Storie intime in grado di diventare affreschi generazionali sono il suo marchio di fabbrica. Ma come dare a queste storie così lontane e americane per colori e passioni un cuore italiano, fare in modo che parlino anche di "noi"?  Non a caso per me decide di ambientare la storia a Trieste, città frontaliera, finestra sull'est, poliglotta e policulturale, a due passi dal resto dell'Europa, sul mare.
Non a caso mette al centro dell'azione un ragazzino che può diventare invisibile. Forse il superpotere più umile, quello che non serve per sbaragliare nemici più grossi e di certo non permette di innalzarsi sugli altri come la capacità di volare. Forse diventare invisibili è il dono-condana di chi conta già poco, di chi rimane ai margini con la sola benedizione di non essere incolpati per sbagli non propri. Ma pur sempre è il potere di agire senza essere ostacolati,  poter scappare quando la stuazione si fa brutta. Il superpotere più adatto a un ragazzo timido che si affaccia sull'incasinato mondo odierno, dove troppi giovani sono invisibili anche se un tale potere non l'hanno voluto.
La storia è scritta non a caso quindi da giovani sceneggiatori. Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo e Alessandro Fabbri, ma siamo sicuri che il tocco di Salvatores non mancherà. Una storia che dal poco trapelato appare classica quanto interessante, soprattutto per la cornice geopolitica e l'origine della misteriosa tuta. Ci sarà da divertirsi anche sul lato più prettamente action, ma proprio sull'invisibilità dalle interviste trapela come la produzione abbia cercato un approccio nuovo, inedito, che di sicuro sarà interessante vedere realizzato su schermo.
Le musiche sono affidate ai compositori dell'evocativa colonna sonora di Nirvana e del bellissimo Io non ho paura, un bel mix musicale al quale si è voluta aggiungere una sorpresa, di cui vi dirò tra poco.

gli inconfondibili disegni di Camuncoli, che citano non a caso il supereroe adolescente per eccellenza

A rendere ancora più multimediale l'operazione uscirà una serie di 3 fumetti-comics dedicati al film, disegnati tra l'altro dal grande Giuseppe Camuncoli, prodotti da Panini Comics e in uscita rispettivamente il  6 novembre, il 27 e l'11 dicembre, data fissata anche per l'uscita nelle sale.
Dal poco che si può scorgere in rete siamo completamente innamorati di questo progetto.
Splendidi i colori freddi con cui è fotografata Trieste, colori che le conferiscono un'aria quasi austera e mettono in risalto i grandi spazi, le piazze e le stradine verticali che si arrampicano sulla collina. Una città vivace, cordiale, ricca di storia e in cui si parlano davvero tutte le lingue.  Trieste l'ho vista nel 2000, in un caldo e bellissimo Agosto, e me la ricordo ancora così, con la sua gioa e malinconia. Sono contento che sia stata scelta lei come scenario.

Molto azzeccata la scelta del protagonista Ludovico Girardello, qui all'esordio ma con occhioni blu grandi così e l'innocenza che conquista. Speriamo sia anche bravo come attore e tifiamo per lui. Nel cast anche Valeria Golino e Fabrizio Bentivoglio.

La dura vita degli attori sottoposti ad effetti speciali
Davvero molto bello il costume come  gli effetti speciali, ma per farveli vedere meglio vogliamo aspettare che esca un trailer ufficiale, non ci va di rovinarvi possibili sorprese. La postproduzione comunque deve essere stata immane.
Interessante l'iniziativa sopportata da Radio Deejay e Salvatores che permette a gruppi musicali esordienti di scrivere un brano per il film. In rete si possono già ascoltare bellissimi pezzi.
Per ogni aggiornamento come per  vedere nuove foto vi rimandiamo alla pagina ufficiale del film:

www.ilragazzoinvisibile.it
Le canzoni le trovate su youtube.
Parleremo ancora di questo nuovo lavoro di Salvatores, potete contarci.
Talk0

giovedì 7 agosto 2014

Left Behind - pronti a vedere la nuova serie cinematografica di Nicholas Cage in 16 comode uscite?


Dopo la fine del millennio e i Maya è finalmente giunta sulla terra una seria apocalisse di stampo prettamente cattolico e priva di fesserie new age. In un nanosecondo Dio preleva dalla terra tutti i credenti cattolici e infanti, ovviamente senza i loro abiti terreni, diabolici telefonini e vil denaro. Solo che li preleva anche mentre stanno guidando auto o aerei, lavorando in centrali nucleari e in procinto di pagare il mutuo della casa. Tra mille incidenti stradali e sciagure aeree il mondo regredisce di colpo e rimane nelle mani di chi è stato "lasciato indietro", i non credenti. Questi potranno aspettare gioiosamente l'arrivo dell'Armageddon e la conseguente battaglia tra Satana e le forze del bene direttamente in prima fila come da fedele trasposizione del libro di divulgazione scientifica noto come Apocalisse di San Giovanni. Oppure potranno convertirsi, affrontare la grande Tribolazione e rovesciare il potere del diavolo, da sempre in espansione a macchia d'olio. Ma torniamo all'inizio, al momento della sparizione dei cattolici. Nick Cage, con panza e parrucchino più brutto del solito, è un non credente pilota in seconda di un aereo che dopo la smaterializzazione del credente comandante di volo è costretto a salvare i viaggiatori da un brutto atterraggio. Come andrà a finire?


Fino a pochi minuti fa non conoscevo lo scrittore Jerry B.Jankins e la sua saga survival-apocalittica nota come Left Behind. Sta di fatto che almeno un paio di volumi sono arrivati anche in Italia e che il ciclo si componga per ora della bellezza di sedici libri. A leggere a grandi linee la trama sulla wiki pare un aggiornamento de L'ombra dello scorpione di King (letto in versione estesa e che ricordo avere un finale bruttissimo, raffazzonato e indegno a monte di una narrazione niente male), pertanto potrebbe per le mie corde (ma temo bruttissime sorprese alla Ned Flanders...) essere una lettura piacevole (di successo sicuro ne ha, dati i 16 sequel) e voglio a oggi cercare in giro la prima uscita. Pertanto da bestia ignorante quale sono, non sapevo dell'esistenza di una prima trasposizione del brand, con la ricca partecipazione di Kirk - Genitori in Blue Jeans - Cameron e Louis - Ufficiale e gentiluomo -  Grosset Jr dal sottotitolo Gli esclusi - il mondo in guerra.


Certo che fin dal trailer le pellicole sembrano avere molto in comune. Sembrano entrambi film tv da domenica pomeriggio su rete 4. Ovviamente tutta la nostra attrattiva per questo nuovo film risiede in lui, il mitico Nick Cage con nuovo smagliante tupè e panza di ordinanza, ritratto in pose agghiaccianti come quelle che vi proponiamo. Autentica pop-art del trash.

Natura morta: Porta rossa con estintore, Nicholas Cage e armadietto a muro bianco

con sfondo cartonato, seggiolina ikea e divisa da pilota più piccola di due taglie, Nick fissa il pubblico dispiaciuto

avanguardista foto promozionale sullo sparimento dei cattolici alla Ned Flanders
Le avvisaglie di una produzione poverissima ci sono tutte. Roba da "Asylum incontra tv sat 2000". Probabilmente i romanzi vendono così bene che solo a contare i lettori le sale si riempiono, senza che la produzione decida ci cacciare un budget decente. Il regista Vic Amstrong è noto prevalentemente per quella oscenità che aveva nome di: Le avventure del giovane Indiana Jones. Un momento orrendo della storia della tv, una noiosa, insulsa e mal recitata cicatrice mai sanata nella memoria dei fan di Indy. Oltre a questo ha fatto Caccia Mortale, con Dulph Lundgren. Punto. Nient'altro. Sarà anche famoso più come coordinatore di stunt, ma come regista... le avventure del giovane Indiana Jones... Il resto del cast è imbarazzante, il nome più noto è dell'attrice che faceva la madre di Michael J.Fox in Ritorno al futuro...
Nick, noi qui ti vogliamo bene e da ora ci rivolgiamo direttamente a te.
Capisco che è da un po' che non aggiorniamo con i tuoi nuovi film (ne avessi fatti di belli di recente e no, Trespass non è un bel film...) e nel mentre ti sei depresso e hai girato questa "cosa". Ti promettiamo fin d'ora che almeno di una tua pellicola al mese torneremo a parlare. Magari una ogni tre mesi, ma comunque lo faremo! Fidati!
Ma non metterti davvero a girare 16 di queste pellicole! Se devi fare due, cinque, undici seguiti di pellicole low budget, tanto per pagare il piastrellista del bagno, falli di tamarrate come Drive Angry, che amiamo alla follia. O piuttosto torna a fare pellicole con i due fratelli di Crank, magari un Ghost rider 3 non te lo producono più, ma un bel Crank 3? Con te contro Statham, che diventate giganti e distruggete una città fatta di cartapesta, sarebbe fichissimo!
E poi ricorda che Bay vuole fare National Treasure 3!! Magari L'apprendista stregone 2!!
Una volta hai vinto un oscar, hai lavorato con i Cohen, con Scorsese, con Lynch, Jonze! Il ladro di Orchidee, the Weather man, Stregata dalla Luna, Lord of war, Face-Off,  Al di là della vita, Arizona Jr, Stress da Vampiro. Sei bravo! Non serve davvero farsi 16 Left Behind!!
Con affetto. 
Talk0

mercoledì 6 agosto 2014

50 sfumature di grigio - primi video e indiscrezioni per il blockbuster rivolto al gentil sesso



se solo questo divano potesse parlare...
Sinossi: Una studentessa con spiccate doti giornalistiche (Dakota Johnson) viene mandata a intervistare quello che sembra a tutti gli effetti Batman (Jamie Dornan, già visto in C'era una volta nel ruolo del Cacciatore). L'intervistatrice è brava e riesce a mettere a nudo aspetti inediti del borioso difensore di Gotham, suscitando nell'eroe un chiaro interesse. Tra i due nasce una speciale alchimia, che si traduce in una relazione  sul piano fisico sempre più estrema, fino a che verrà chiarita la passione per le tute in lattice dell'uomo pipistrello e i due scopriranno di sentirsi attratti non solo dal punto di vista fisico.
Vampiri e uomini pipistrello. All'epoca dell'uscita parlare con una ragazza di cosa fossero i libri della E.L. James equivaleva a proposta indecente. Libri erotici femminili sono sempre esistiti e sono oggetti curiosi, anche perché dal punto di vista narrativo uomini e donne reagiscono a stimoli diversi. Gli stessi Harmony hanno componenti piccanti, ma un uomo non si è mai sognato di chiedere la trama di quel genere di pubblicazioni, temendo di cadere per lo più nella cronaca in un turbine di complotti orditi da tizi che si chiamano tipo Pablo Maria Reginaldo D'Aragoza per impossessarsi di pacchetti azionari o anelli del conte (Boris.cit.). Il fatto era che la E.L. James pareva aver creato qualcosa che vendeva quanto il Signore degli Anelli, la curiosità era in quello. Tuttavia qui appariva una riottosità sensatissima. Le donne non chiedono mai agli uomini (e in genere preferiscono non sapere) quanto tempo dedichino mediamente al giorno nelle principali attrazioni di internet, dai filmini zozzi agli incomprensibili cartoni animati giapponesi passando per calcio, fumetti, quant'altro. Pertanto si aspettano che non le si rompa l'anima sulle loro passioni e intrattenimenti, specie quando i maschietti si atteggiano a santarellini rimanendo scandalizzati da argomenti  di fatto  a loro notissimi.  Un sano e spesso espresso in garbatissimi modi "fatti i cavoli tuoi, non rompere le palle e se ti interessa leggitelo a tue spese, ma non farlo in pubblico o in mia presenza" ci stava tutto. Del resto è giustissimo che ognuno possa leggere quel cavolo che preferisce.
A leggere cosa dice la rete oggi scopro che questi romanzi dovrebbero essere nati come una fan-fiction non autorizzata di Twilight, dove giornalista e Batman dovrebbero essere stati in origine Belle e il vampiro ciuffolone. Una fan-fiction in seguito censurata dalla fan-base (che ricordiamo essere di matrice ultracattolica) in quanto troppo spinta, a fronte di un pubblico di ragazzine ancora giovani, e traslocata con pubblicazione a puntate sul sito della James. Un lavoro che dato il seguito e interesse riscosso l'autrice ha deciso di riadattare a romanzo originale, mettendoci appunto Batman (che non è Batman ma almeno Bruce Wayne tutto) al posto del vampiro, guadagnandoci milioni.
Sarà vera questa storia di Twilight? Ecchilosà, fatto sta che i libri, a dire il vero libroni di millemila pagine, vendevano (e tuttora lo fanno discretamente in economica) e facevano capolino in ogni libreria, supermercato ed edicola nelle loro raffinate copertine allusive, promessa di qualcosa di tanto proibito quanto sexy e raffinato.


Consensi di pubblico e voci sul film:  In un attimo tutte le donne che conoscevo lo avevano letto. Anche le più insospettabili. Facendo una statistica per lo più apprezzando il primo volume e trovando gli altri minori. Donne che comunque apprezzavano, commentavano, aprivano tavole rotonde e iniziavano a fare il toto attori in vista di una possibile trasposizione cinematografica. Chi avrebbe interpretato la giornalista-avatar di tutte le lettrici? Batman? Chi il regista e sceneggiatore? Piano piano tutte le notizie sono emerse. La regista è Sam Taylor - Johnson, già autrice dell'ottimo Nowhere Boy sulla vita di John Lennon. La sceneggiatura è scritta insieme all'autrice dei libri da Kelly Marcel, responsabile dello script della cazzuta ma sfortunata serie tv Terranova, ma soprattutto del bellissimo Saving Mr.Banks. La coppia di attori principali, come già indicato nelle prime righe, è formata da Dakota Johnson, volto abbastanza nuovo ma che farà strada, e Jamie Dornan, scelto dopo mille provini e la defezione all'ultimo minuto di Chalie Hunnam. Il trailer da un po' circola in rete e ve lo metto qui in calce.

San Valentino 2015: Mi rivolgo alle lettrici, le uniche a poter per ora apprezzare questo primo imprinting della pellicola facendo i dovuti confronti-suggestioni. Cosa ne pensate? Corrispondono più meno alle vostre aspettative ambientazione e personaggi? Era meglio rimanere alla carta stampata? Vi incuriosisce o ci avete già fatto la "x" sopra? Quando vidi il film sul Codice Da Vinci mi incazzai molto perché Howard non aveva scelto per il protagonista Liam Neeson. Quando vidi la trasposizione filmica di Abrahm Lincoln vampire hunter mi incazzai molto perché il protagonista non era Liam Neeson. In genere la totalità dei protagonisti dei romanzi che leggo hanno l'aspetto di Liam Neeson. Anche voi avreste voluto vedere qui come protagonista Liam Neeson? Io ovviamente sono esautorato dal proferire verbo su minaccia di morte. Ed è giusto così. Le condizioni perché possa essere un bel film ci sono tutte, ma ovviamente la prova del nove è la sala.  Le mie fonti dicono di essere abbastanza soddisfatte di cast e tecnici e di attendere fin da ora la data di San Valentino, magari per costringere il ragazzo a portarle al cinema. Chi può dirlo, magari il resto della serata romantica potrebbe concretizzarsi nella visione della trilogia del Dark Knight di Nolan!

solo a me questa locandina ricorda Papà Gambalunga?
Talk0

martedì 5 agosto 2014

Sono pazzi questi americani

Di ritorno dal mio viaggio negli U.S.A. mi sento pronto a condividere con voi qualche esperienza, molte foto e tantissimi luoghi comuni sugli abitanti della "Terra di Hollywood"...
Una terra strana gli USA, dove pensi di andare a New York e trovare i predicatori in giro per strada e invece trovi dei poveracci vestiti da Iron Man. Dove pensi di andare a Las Vegas e trovare gli imitatori di Elvis in giro per strada e invece trovi dei poveracci vestiti da Iron Man. In sostanza, al momento Iron Man spopola e i bambini fanno la fila per farsi fotografare con i poveracci di cui sopra. Ma gli USA sono pur sempre il paese in cui passeggiando per la città puoi trovare questo:


Sì è un... football Balilla... che poi alla fine c'è una pallina e i pupazzetti in plastica la colpiscono, quindi alla fine il tutto si risolve in una partita a calcetto 6 contro 6...


Siete amanti di quelle crociere che nelle città marinare vi portano a osservare i monumenti principali pian pianino dalla costa? Scordatevelo! Montate a bordo di questo coso e condensate il tutto in pochi minuti conditi da spruzzi d'acqua a 200 all'ora...


Qui eravamo in un posto mitico, ovvero il teatro di Chicago (sì quello del film... che non è stato girato a Chicago...)...beh all'interno c'è una parete su cui tutti quelli che passano dietro le quinte pongono la loro firma; guardate chi ho trovato?


Che dire? Questo è un museo... un museo d'arte! Cioè hanno i videogiochi nei musei... sono dei fighi solo per questo...


Il camioncino dei gelati, un classico! Carino l'aspetto, inquietante la musichetta, proprio la stessa di tante scene di film horror a basso costo...


Un bar come ce ne sono tanti anche da noi...qui si poteva fare un giro su un Monster Track o provare a sparare con armi di grosso calibro (ma intendo grosso, tipo calibro 50 e se aggiungevi un extra ti davano anche un'automobile da sforacchiare)...


E niente, poi ti trovi allo Smithsonian, nell'area dedicata ai presidenti (in cui potrete osservare reperti incredibili e imperdibili come il mulinello della canna da pesca di Carter o il pigiama di Reagan...non scherzo...) e in una sala vengono raccolte le targhe delle vie o strade dedicate ai presidenti...e chi mettono vicino? Tirate voi le somme... solo negli USA...
Gianluca

Man of tai chi - L'esordio alla regia di Keanu Reeves


Keanu, un nerd come noi. Un giorno Keanu Reeves decide di eclissarsi per un po' dal grande schermo, prendersi un po' di tempo per la famiglia e reinventarsi. Dopo questa pausa ce lo troviamo di colpo in due produzioni. Il bruttissimo 47 Ronin, di cui abbiamo già parlato e questo suo primo impegno da regista, il film di arti marziali Man of Tai Chi con interprete principale un tizio di nome Tiger Chen nel ruolo di Tiger Chen. Una pellicola nientepopodimeno che con le coreografie di Yuen Woo Ping, il genio che ha portato alla ribalta del grande mercato i combattimenti acrobatici con i cavi con Matrix, e con la partecipazione (per tre brutti minuti) di Iko "The Raid" Uwais. Certo a voler girare un film di arti marziali con in giro per il set Yuen Woo Ping, un degno discepolo non può che inginocchiarsi e dire: "Fai tu, o maestro, tutto quello che ti passa per la testa!". Ed esattamente così Keanu Reeves fa, delegando quasi la totalità del film a spettacolari combattimenti coreografati dal guru. Un Yuen Woo Ping per altro in piena ispirazione, determinato a mettere in scena, contro gli stili classici del Kung Fu (io ho riconosciuto la tigre e la gru), una variante bellicosa di Tai Chi, inedita quanto spettacolare. Alla faccia di chi ritiene il Tai Chi buono solo per la ginnastica per anziani. Ama le cose orientali. Fa film su leggende giapponesi. A prescindere dal risultato finale, Keanu con questo film diventa il nostro migliore amico a vita, al punto che potremmo spingerci a comprargli pure l'home video di 47 ronin, magari in offerta...
se cercate su yahoo immagini di Tai Chi, trovate di fatto anche queste belligeranti vecchiette
con queste festanti premesse, ecco quindi il festante trailer della pellicola.


Sinossi: Tiger Chen è l'ultimo discendente di una particolare disciplina di Tai Chi e si allena con il suo maestro in un tempio vecchio di 600 anni. Di giorno fa consegne per Bartolini arrivando puntualmente in ritardo, ma nel tempo libero combatte per due lire in tv in tornei di arti marziali alla Dragon Ball che non si caga nessuno. Rimasto al verde e con la minaccia che gli tirano giù il tempio se non trova i soldi per un restauro, Tiger cade vittima delle losche macchinazioni di un tizio cattivo cattivo (Reeves) che organizza tornei clandestini (Uwais è in uno di questi, anche se è la cosa più tragica del film per questioni di trama) e che già da tempo seguiva interessato la carriera del campioncino. Seguono botte, botte, botte, botte e ribotte con certificati più di 40 minuti di puro spettacolo di arti marziali. Il resto del minutaggio consiste in Tiger Chen che si reca da un incontro di arti marziali all'altro. Fine.
Lo sguardo della tigre: Il Tai Chi, ci viene detto nel film, consiste grossomodo nel bilanciamento e controllo della energia interiore  (immagino che sia comunque qualcosa di più complesso e se volete precisare accolgo volentieri un aiuto). Evitare la foga e il rancore, muoversi con grazia e ordine. Insomma, la solita menata del non cadere nel lato oscuro della forza. Per impersonare al meglio questa disciplina, nonché filosofia di vita, viene scelto un artista marziale che incarni la purezza interiore del Tai Chi tanto per le movenze aggraziate che per l'aura angelicata. Questi è Tiger Chen, da sempre collaboratore di Yuen Woo Ping e diventato amicone di Keeves durante i vari Matrix.  

giuro, questa è una immagine a grandezza reale di Tiger Chen
Tiger è naturalmente un'iradiddio nel combattimento ed esegue (anche grazie ai cavi di Yuen Woo Ping), della coreografie pazzesche. Tuttavia a recitare è terribile, al punto che il film cerca di tenere botta mostrandolo UNICAMENTE mentre mena e si sposta (per lo più dormendo, in auto o in aereo) da un combattimento all'altro. Quando però la trama necessita di quel "passettino in più" partono delle espressioni assurde come quella qui sotto.

Tiger in scena drammatica e primo piano ravvicinato, roba non adatta ai deboli di cuore
Tuttavia la pettinatura sbarazzina e lo sguardo che Tiger ha quando si limita a camminare ce lo fa sembrare un angelicato Nino D'Angelo, motivo per cui lo troviamo immediatamente simpatico. Anche la costumista, vedendo il ragazzo in effettiva difficoltà quando si tratta di non muovere le mani, ha cercato di dare un po' di consistenza a Tiger e alla dualità del suo personaggio nella inesorabile discesa al lato oscuro della forza.
Pigiamini bianchi quando Tiger combatte di giorno nel torneo serio e sfigato di arti marziali.


Completini neri Decathlon quando combatte per Keanu Reeves contro tizi borchiati.


Purtroppo anche il resto del cast non è che faccia miracoli, Keanu Reeves in testa. Incredibilmente poi succede qualcosa di assurdo a livello di casting. Tra tante smandrappe orientali da urlo... mi scegli Karen Mok?
compare in questo film alla voce "gnocca"....
Insomma, tirando le somme su questo paragrafo, Man of Tai Chi è un film che non mette al centro gli attori, la trama o le belle donne.  Man of Tai Chi è un fierissimo film di botte e basta!

Yuen Woo Ping mentre spiega una coreografia a Jet Li in un altro film... un mattacchione : )
Un film di botte e basta! Può reggere un film di botte e basta? Ci basta assistere a combattimenti e combattimenti per dire di aver assistito a un film? I film di arti marziali di Tony Jaa come The Protector possono risultare pacchianissimi per la trama, ma almeno una battuta degna di nota ce l'hanno: "Ridatemi il mio elefanteeeeeee!!!". Qui una battuta memorabile (pur cretina) manca del tutto. Certo il contesto sarebbe stato stupendo per un videogame e in effetti vado su imdb e scopro che lo sceneggiatore scrive di fatto trame di videogame come Devil May Cry o Resident Evil!! Cosa potevamo pretendere di più? Magari di avere un pad con cui giocare con il film magari. Insomma, cassiamo tutto, viva i combattimenti, E qui ci sono combattimenti su combattimenti, in porzioni extra-large. Colorati, sfarzosi, concitati, epici. Calci e pugni, prese e controprese frutto di studio e sperimentazione continua alla ricerca dell'armonia visiva perfetta. Complicatissime coreografie, balletti visivi che non potrebbero essere resi che su pellicola. Lo stile di Yuen Woo Ping è pura arte in movimento. Anche se a volte  (e qui ogni tanto capita) scorgiamo un cavo e l'artigianalità dietro al trucco da gran prestigiatore, la poesia visiva non decade. Reeves di suo dona alla pellicola tutto il ritmo possibile, ci impedisce di addormentarci o distrarci anche solo un secondo. Riprende in modo semplice, geometrico, chiaro. Non è geniale o innovativo ma raggiunge lo scopo. Usa colori caldi, ci fa perdere tra un cut e l'altro tra splendidi paesaggi da cartolina.  Resta al servizio del coreografo, sempre, e per questo eccesso di altruismo non riesce a porre una precisa cifra al suo lavoro. Migliorerà con il tempo, forse. Aprirà un domani gli occhi sul fatto che deve scegliere attori per fare gli attori e deve fare la voce grossa quando la sceneggiatura (e magari non chiamare un tizio che scrive dialoghi per picchiaduro) è carente o il casting scialbo. Ma come prima prova non mi sento affatto di silurarlo, al punto che medito una seconda visione. Il film con tutti i suoi limiti diverte, non stanca e fa tornare alla memoria capolavori come Senza esclusione di colpi con Van Damme. Se avessi sei anni mi faerebbe venir voglia di iscrivermi a un corso di Tai Chi.

regista e attore visibilmente colti dopo aver fumato un cannone e ancora in viaggio mistico
Finale: se amate le arti marziali è un appuntamento straconsigliato. Se cercate trama e introspezione cadete malissimo. In fondo non così male. E chissà che un domani Tiger Chen non invada le camerette delle teeenagers americane... per ora se ne esce con Kung Fu man... giuro!!!

Talk0

lunedì 4 agosto 2014

The innkeepers - dopo quasi quattro anni buoni, esce in dvd e blu ray anche da noi



la locandina che abbiamo anche noi per l'home video, bruttissima rispetto all'originale
Sinossi: Claire (Sara Paxton) e Luke (Pat Healy) sono gli ultimi dipendenti del Yankee Pedlar Inn, albergo ormai fatiscente e prossimo alla chiusura. Al suo interno vi sono solo un paio di clienti, una moglie separata con figlio fetente e piagnucoloso. Una diva della tv del passato (Kelly McGillis, dai tempi di Top Gun invecchiata paurosamente)  in città per una convention di sedicenti mistici. Claire è una ventenne annoiata con il cruccio di non aver ancora combinato niente nella sua vita. Luke è un disilluso programmatore informatico senza nessuna prospettiva. In un clima sfigato-giocoso alla Clerks i due si alternano alla reception cercando il modo più indolore di ammazzare il tempo. Fino a che Claire non si sofferma sul sito di indagini paranormali allestito da Luke e scopre che nel Yankee Pedlar Inn è presente un fantasma. Da allora tutti i rumori strani e cigolii del vecchio albergo sembrano presagire qualcosa di sinistro.


Giusto un paio d'anni d'attesa: Fare horror non è facile, i rischi di risultare banali o semplicemente di "non far paura" sono dietro a ogni angolo e molte persone lo giudicano per lo più un genere alimentare, minore e con pellicole usa e getta. Tuttavia ogni tanto qualche buon regista arriva e il prodotto risulta meno banale del solito. Il problema è che la grande distribuzione a volte non se ne accorge. Ti West è senza dubbio uno dei più interessanti registi horror emergenti. Classe 1980,  ha già all'attivo il bellissimo The House of the devil (da non confondere con Devil's Rejects di Rob Zombie, arrivato da noi appunto come La casa del diavolo), il rimaneggiato ma gradevole Cabin Fever 2 e l'interessante The sacrament. Per motivi più o meno ignoti in Italia è pressochè sconosciuto, The house of the devil si è visto fugacemente in dvd ed è già fuori catalogo e questo suo Innkeepers del 2011 esce da noi solo tipo "ieri". Per fortuna è comunque arrivato!

classico corridoio con gemelline inquietanti dietro l'angolo...volete andare a vedere?
Come spesso accade per Tarantino è l'attesa del momento clou, il salire della tensione, il vero spettacolo. West non transige a questa regola ma anzi cerca di espandere l'attesa a tutta la pellicola, fino ai 15 minuti finali (o anche meno) che chiuderanno definitivamente i giochi. Il come si arrivi a quei 15 minuti è frutto di una formula del tutto originale del nostro regista, di cui vi parlerò nei dettagli più tardi.  Posso dire che a essere onesti West non è ancora riuscito del tutto a padroneggiare una così radicale tecnica, ci sono delle sbavature da correggere soprattutto a livello di scrittura, ma il potenziale c'è, si può tastare. Speriamo di riuscire a vederlo sbocciare in un grandissimo regista, prima o poi. Nel mentre ringraziamo 01 Distribution per averci portato questo interessante Innkeepers.

La povera Claire sta per vedere il classico di youtube sulla "sedia che dondola" mentre Luke se la ride
Il vedo e non vedo degli show televisivi sui fantasmi: Le storie di fantasmi piacciono. La consapevolezza di potere un giorno trovarsi davanti ad una testa mozza volante atterrisce quanto gasa alla follia. Un tempo i più temerari si recavano in loco, nei luoghi dove le guide spiritiche attestavano la presenza di entità erranti o stanziali. Oggi la rete e soprattutto il tubo ci permettono di vedere sedicenti documentazioni presunte vere e totalmente farlocche. Alla fine solo ombre, pulviscoli volanti o scherzi sadici come appunto la nota "sedia che dondola". Però noi ci cadiamo sempre, clicchiamo e vediamo, magari facendoci affascinare da leggende urbane come quella del fantasma del film Tre uomini e una culla. Ve la ricordate? Gli appartamenti per le riprese del film furono affittati da una coppia il cui figlio era morto pochi anni prima. Al cinema la coppia con stupore riconobbe il figlio in una inquadratura della pellicola, la cui immagine appare semi-coperta da una tenda quando nell'inquadratura precendete a quella finestra non c'era nessuno. Andate al secondo 36 del filmato qui sotto e fatevela sotto.


Mito? Verità? Suggestione? Semplicemente un ragazzino che passava per caso sul set e si è messo a librare in aria oltre alla finestra del 15° piano pur di scorgere una inquadratura del film? Trucco orchestrato per vendere, prima dell'arrivo di youtube, milioni di videocassette? La risposta probabilmente c'è, è triste e plausibile ma non frega a nessuno, per molti quello è il fantasma di Tre uomini e una culla.  Ci piace spaventarci, ci piace credere che sedicenti medium possano trovare bambini dispersi, aneliamo avere contatti con una qualsiasi Twilight Zone pur sapendo quanto possano essere pericolosi certi incontri ravvicinati. Spesso riusciamo a spaventarci anche davanti a pure invenzioni di sceneggiatura perché pur dietro a un personaggio immaginario scorgiamo il volto del male, come scriveva King in It. Le conseguenze di una eccessivamente morbosa attrazione per il paranormale sono piuttosto classiche. Il mondo ci appare di colpo più grande, ma allo stesso tempo abbiamo una paura tremenda di affrontarlo e ogni cigolio, frase composta dal vento o luce strana prodotta dai fari di un'auto ci fanno tornare bambini impauriti. Il risultato finale è che si potrebbero vedere anche cose che (effettivamente) non ci sono. Il film indaga questa situazione limite tra spavento e autosuggestione e lo fa alla grande.
Escher insegna che le scale fanno venire grossi mal di testa esistenziali.
Chi vuole passare un po' di tempo in un albergo fatiscente?  I vecchi alberghi mettono una paura fottuta. Questa è una regola non scritta esposta tra i tanti da Hitchcock (Psycho) certificata da Kubrik (Shining), confermata dai fratelli Cohen (Barton Fink). Gli alberghi sono "abitazioni momentanee" in sospeso tra i luoghi che chiamiamo casa, luoghi in cui estranei (pur gentilissimi) entrano a rifarti il letto e a rifornirti di alcolici il frigobar. Palazzi costituiti da lunghi corridoi con stanze tutte uguali ed equidistanti, scale infinite coperte da tappetini e carta da parati floreale  ovunque a dare al cemento un aspetto più umano (non riuscendoci). Luoghi ideali per la pazzia e i fantasmi, geometricamente costruiti come le più classiche (e di successo) scenografie dei film di Argento.
Anche se faranno altri diecimila film ambientati in alberghi a me faranno sempre paura, la formula è virtualmente vincente. Datemi due porte che cigolano e un corridoio buio e sono già terrorizzato, ma se a farlo è un regista che sa dosare ogni inquadratura come James Wan o il nostro Ti West andrò dritto in visibilio.
Tuttavia non si può fare un film di tensione senza bravi attori e qui Ti West davvero si supera. Perché non cerca la solita gente che sappia urlare di paura, ma davvero rivoluziona il genere.  Prende la bellissima Sara Paxton e la trasforma nella sempre bellissima, ma dall'aria trasandata, Claire. Prende il rodato caratterista Pat Healy e ne fa l'altrettanto stralunato Luke. La novità è che i due non sono clienti dell'albergo ma commessi che ci vivono tutti i giorni, notti comprese. L'albergo non è per loro un luogo nuovo oppure ostile, ma lo scenario della loro quotidianità, tra sacchi della spazzatura da eliminare prima che riversino per strada liquami e asciugamani sporchi da lavare. Il cliente non è un alieno, ma il rompipalle che si lamenta per la lentezza del servizio in camera o gli schiamazzi notturni. Il film parte così con i toni più propri della commedia alla Clerks, come dicevamo poco sopra, utilizzando il bancone della reception come luogo adatto per una sit com. E Luke e Claire sono davvero buffi (e pertanto Paxton e Healy bravissimi) nel loro continuo battibeccare e girare in mutande proprio nel momento che serve a stemperare un accenno di thriller nella pellicola. Il quotidiano, la routine, pare essere il tema ricorrente e giorno dopo giorno ci affezioniamo a i nostri due eroi, magari sognando che da una sbronza nasca qualcosa di più.  Ma la pellicola inevitabilmente punta dritta a spaventare e quando i fantasmi diventano ossessione tutti gli equilibri si confondono con il risultato che mentre per le mille vittime abbozzate di uno slasher ci dimentichiamo della loro esistenza dopo lo squartamento canonico, West riesce a darci l'impressione di aver conosciuto davvero delle persone e di aver avuto paura per il loro destino.

chi si ricorda questa bella topolona in Top Gun?
Finale, in tutti i sensi: Abbiamo detto di come Ti West costruisca una storia del tutto atipica, che parte lenta, quasi come una commedia, per diventare poi qualcosa di più drammatico, insostenibile nel climax finale.  Il finale è decisamente geniale, ambizioso, aperto ma per molti è risultato insoddisfacente per più di un fondato motivo. In primis per il ritmo narrativo, che regala spaventi, tanti, ma stempera con la commedia. Molti duri e puri da un film horror richiedono solo spaventi e basta e quando c'è una costruzione narrativa minima si annoiano. Pace. In seconda istanza si critica la natura stessa dei fantasmi, alla The grudge se vogliamo ma anche no. Anche questa è una critica che viene mossa alla stessa peculiare costruzione del film, che può piacere o meno, ma al contempo è pure una critica che dimostra come si sia affrontato in maniera errata lo spettacolo, a mio parere. Ma le critiche più consistenti arrivano dritte al finale. In effetti è uno di quei finali in grado di trascinarsi dietro tutta la credibilità e fascino del film, il classico tassello in grado di traslare lo stato d'animo dello spettatore da amore a odio. Forse se Ti West riuscisse a dosare meglio i suoi 15 minuti finali, donando alla pellicola un tocco di "populistico buon senso" in più spiegazioni razionali, avrebbe meno detrattori. Anch'io in un primo momento sono rimasto scornato dal finale. Ma poi a mente lucida, ricostruendo gli avvenimenti appena visionati, mi sono accorto di dettagli di non poco conto, disseminati nella trama ma accantonati da qualche parte nella mente. Dettagli che fanno sì la differenza e riescono a mostrare la bellezza e profonda "libertà interpretativa" che questo offre. Pertanto vi invito a vedere o rivedere il film concentrandovi sulle informazioni che vengono offerte, al peculiare modo che hanno i personaggi a relazionarsi fra di loro e soprattutto al peculiare modo con cui appaiono i fantasmi.
A conti fatti una pellicola che merita assolutamente di essere vista, senza indugio e magari un paio di volte. Pur consci del fatto che si potrebbe uscire incazzati dalla visione. A chi piacerà, questa pellicola piacerà molto. E non è cosa da poco. 
Talk0

domenica 3 agosto 2014

Apes Revolution Il pianeta delle scimmie (Dawn of the planet of the apes) - dai a Cesare quello che è di Cesare


Piccolo bisticcio linguistico e premessona generale: C'era una volta un film del 1968 su un mondo abitato da scimmie che tenevano in schiavitù esseri umani. Fu un clamoroso successo tanto per la scrittura che per l'originale, accattivante messa in scena unita alla presenza al centro delle vicende di un attorone di nome Charlton - Ben Hur- Heston. Pagine fa, parlando del primo trailer della pellicola oggetto di recensione odierna, vi abbiamo raccontato più o meno tutto quello che successe di lì fino ai giorni nostri, vita, morte, miracoli e rinascita compresa del Brand grazie all'Alba del Pianeta delle scimmie, nel 2011. Ma allora perché, vi chiederete, c'è sopra una locandina che recita Dawn of the planet of the apes senza accanto un 2? Semplice, perché il film precedente in America si chiamava Rise of the planet of the apes mentre questo che esce oggi si chiama in effetti Dawn of the planet of the apes. In Italia hanno tradotto all'epoca il verbo to rise come alba, non un brutto termine, similare, meno arcaico e più epico paragonato con la traduzione letterale di to riseascesa. Non si aspettavano che un secondo film avesse nel titolo proprio dawn, ossia alba. Per questo eccoti lo spettacolare titolo in inglese, che in originale non esiste ma è di concezione tutta italiana Apes revolution con sottotitolo il pianeta delle scimmie.  
Titolisti a parte, ciò che caratterizzava maggiormente il film del 2011 era una trama semplice e lineare che andava all'origine del racconto e l'utilizzo, in luogo di costumi di carnevale brutti (per alcuni bellissimi, per me IMHO no), di scimmie generate al computer e animate con la motion capture grazie a performance di attori specializzati.

scimmie old fashion posano per la copertina di quello che pare un cd di Adamo
Tra questi, ad interpretare il ruolo di Cesare, la prima "scimmia evoluta" veniva scelto Andy Serkis, attore bruttino, ma autentico genio che già in passato aveva offerto il suo corpo e la sua recitazione facciale a personaggi digitali come King Kong e il Gollum della saga del Signore degli Anelli. E Serkis era talmente bravo su Cesare che riusciva a rendere tutto secondario. Al punto che alla Fox hanno deciso di tenere solo lui defenestrando il pur bravissimo regista e i pur bravissimi attori principali del primo film a favore di uomini di J.J.Abrams, il nuovo re Mida di Hollywood. Sarà stato un bene?

Cesare incazzato sul set prima della post produzione.
Lo saprete a fine post, ma quello che davvero rimane anche dopo la visione di questa pellicola immutato è lo straordinario talento di Serkis nel dare corpo (e anima) a creature fantastiche. E dire che per farlo va in giro con un pigiamino aderente che lo fa sembrare uno spermatozoo con in faccia dei punti luminosi tipo varicella aliena. Ormai da lui mi aspetto di tutto, perfino un film drammatico in cui interpreta un sacchetto di Macine del Mulino Bianco in concorso a Cannes.
Andy Serkis, nel suo prossimo ruolo, una scatola di Macine...e sarà oscar!!

Sinossi (SPOILER PER CHI NON HA VISTO LA PRIMA PELLICOLA MA SENZA SPOILER PER CHI DEVE VEDERE SOLO LA SECONDA): dieci inverni sono passati da quando la geniale cura per l'altzheimer creato dallo scienziato James Franco ha lobotomizzato il 99,9% della razza umana e reso super intelligenti le scimmie. Si vede che Franco non aveva la faccia giusta per interpretare uno scienziato... Oggi Cesare vive tra i boschi oltre il ponte dove lo avevamo lasciato alla filne del primo film ed è a capo di un ragguardevole numero di primati. Ha una moglie che lo ama, un devoto figlio chiamato Occhi Blu e un frugoletto appena nato.  Lo scimmione Maurice scrive le leggi della neonata comunità mettendo al primo punto "scimmia non uccide scimmia", lo sguercio Koba si specializza nel guidare la caccia agli animali presenti nei dintorni. L'uomo non compare da molto tempo. Forse è estinto.
Tuttavia un uomo arriva, in cerca di un modo per riattivare la corrente elettrica e far ripartire la civiltà. La paura, il principale nemico di uomo e animali, giocherà un ruolo decisivo sugli avvenimenti che seguiranno.

Cesare con il suo drappello in tenuta Call of Duty Ghosts
Tutti scimmiati per le scimmie: Il film del 2011 mi era piaciuto, molto. Non mi aspettavo niente di chè prima della visione, a ogni modo. Le scimmie di Burton del 2004 erano bellissime negli splendidi costumi e trucchi di Rick Baker, l'ambientazione gotico-medioevaleggiante fantastica e da fuori di testa, ma il film era un po' pasticciato e faceva affidamento su un seguito poi mai venuto alla luce. L'idea di ripartire da capo, di rebootare tutto nel cesso, così tipica dei nostri tempi, non mi è mai andata troppo a genio. Tuttavia il film del 2011 funzionava, giocando le carte giuste del prequel, facendo solo presagire lo scenario futuro, classico, del film del '68. Per la prima volta eravamo spinti a volere bene alle scimmie prima che a odiarle e questo grazie anche a una tecnologia che ce le rendeva meno aliene. Gli uomini però non vivevano ancora ingabbiati alla fine della prima pellicola ed era cura di questo nuovo film del 2014 (e delle future, la prossima già fissata per il 2016) gettare le basi perché tale condizione si realizzasse. Questo nuovo filone fornisce la possibilità di scrivere autentici libri di storia scimmiesca rimasti da sempre solo immaginati. Il massimo per il nerd-fan. Un viaggio davvero interessante, nuovo. Possiamo in questo step-2 vedere come l'uomo sopravviva a una ecatombe (Jamesfranchiana, diremmo) ultra - decimato. Come cerchi di ricostruire piccoli gruppi, casupole e pseudo-società "alla Walking Dead". Per l'uomo ripristinare le fonti di energia sarà come spazzare in un lampo il decadimento medioevale che sta subendo (Mi viene in mente un telefilm come "Revolution", che affronta questo tema, ma con attori ignobili). Parallelamente le scimmie costruiscono i primi nuclei-fortezze e vivono la loro prima condizione simil-medioevale. Se l'energia elettrica sarà ripristinata le scimmie (che ricordiamo essere super-intelligenti per il morbo Jamesfrankiano), potrebbero avere una grossa spinta evolutiva. Una spinta che appare alla portata di mano, vista anche la tranquillità con la quale in questa pellicola le scimmie riescono a imparare a usare particolare oggetti. Di contro abbiamo la consapevolezza che la meta da raggiungere è sempre il film del '68 e il film si chiama Il pianeta delle scimmie.  Le scimmie  per forza domineranno la terra andando in giro a cavallo con l'uomo al guinzaglio e vestite con i pigiami di Star Trek...
Considerato lo scenario sorprende come il tutto si elevi a tragedia classica.  Dove i ruoli principali sono assegnati a creature che, ricordiamolo, vengono realizzate in digitale e che per lo più parlano a monosillabi!! Ci sono sì gli uomini (e recitano anche bene), ma sono per lo più una formalità, degli "sparring partner" che permettono ai prodigi digitali di apparirci ulteriormente veri e sfaccettati.

il giovane Occhi Blu con le sue regali cicatrici 
Apes Revolution così sviluppa e approfondisce gli splendidi personaggi scimmieschi incontrati nel primo capitolo e si fa forte anche di un nuovo nutrito cast. Indaga sulla loro interiorità in modo non banale, gli fa compiere scelte che, per quanto estreme, sono dettate da logica e sentimento. Risulta evidente e senza ritorno l'odio di Koba per esseri umani che per anni ne hanno fatto cavia da laboratorio, ma allo stesso modo è chiaro l'amore per la sua gente, la devozione con la quale si assume l'onere di difenderla. La calma e il raziocinio sono tipiche di Maurice, che ha visto anche del buono nei suoi padroni umani e ne ha appreso la cultura, ma sostanzialmente non è un uomo d'armi, non ha e non richiede di esprimere un opinione. Il personaggio di Occhi Blu è straordinario, del tutto inedito nella sua foga adolescenziale, simile a un novello Tarzan in bilico tra ferocia e cuore. Su tutti poi c'è Cesare, che si esprime con poche parole e tanti silenzi, giocando una eterna partita a scacchi tra guerra e pace di cui purtroppo presagisce già l'esito. Cesare lo abbiamo visto bambino, crescere come un umano, addossarsi le prime responsabilità di leader, padre. Cesare è uno dei personaggi più belli e completi dell'epica cinematografica moderna e Serkis si merita uno a uno tutti gli elogi che gli sono stati offerti. Con caratteri così peculuari e differenti, le interazioni tra scimmie risultano qualcosa di sublime, a metà tra il linguaggio dei segni e urla di guerra. I primati quando parlano vanno tutti dritto al sodo, ma tutti hanno un ulteriore calcolo, zone d'ombra più o meno scoperte del loro carattere che affiorano, rituali per ristabilire pace e fiducia, leggi da seguire alla lettera come indirizzo morale imprescindibile per non in-volversi. Una società non perfetta ma perfettibile, i cui principali limiti risiedono, per paradosso, nel ricordare troppo quella umana.

Koba fratello orso...Lobroso colpisce ancora...
Booom, Boooom, Badabadabooom! Messa come ve l'ho descritta fino a ora, la visione di questa pellicola può sembrare una palla esistenzialista di 139 minuti. Tutto l'opposto. Non c'è la frenesia folle di Michael Bay, ma il film diretto da Matt Reeves (da quando fece saltare la testa alla Statua della Libertà in Cloverfield me lo vedevo attivo su un film del Pianeta delle Scimmie...), ha quintalate e quintalate di splendide scene d'azione sullo sfondo di spettacolari scenari apocalittici. A livello visivo è bellissimo e l'ultima ora del film tutto scoppia e deflagra con milioni di scimmie dappertutto. Un impatto visivo quasi a livello de Il signore degli anelli. Un film grosso, epico, non banale. Se cercate puro spettacolo in questa pellicola lo troverete in aggiunta a una buona trama. Un film lungo ma che non annoia, peraltro impreziosito dalla presenza di bravi attori come Gary Oldman e Keri Russell (sempre scuderia Abrams ricordiamo Felicity). Mi pare ci sia pure in 3d ma io l'ho visto in formato tradizionale e sto sereno così. In questo asfittico periodo estivo, in attesa dell'arrivo di The Rock con i capelli a metà agosto, questo è il film da vedere in un multisala, senza indugio, magari recuperado a dieci euro il dvd del prequel da ripassare la sera prima. Tuttavia anche se non avete visto la prima pellicola, la visione non risulta per questo inficiata o monca. Se mai ci sarà la curiosità di saperne di più.

Finale: Come ogni blockbuster che si rispetti è già prenotabile la versione home video, che naturalmente non poteva che essere un busto di Cesare, nella speciale versione "pittato per la guerra" alla Call of Duty Ghost (in questo periodo i trucchi a teschio si sprecano, vedi anche Edge of Tomorrow... non vorrei diventasse una banalità quanto i vampiri al cinema). Sulla scrivania ci sta bene, non c'è dubbio.
Il brand è cresciuto, non c'è dubbio. La "scala" è diventata più grande e alla luce dell'epilogo di questo secondo capitolo sono tante le suggestioni e trip mentali che ci accompagneranno fino al numero tre, previsto per il 2016. Letteralmente non ci sono limiti e nuovi fan si accoderanno ai vecchi. Peraltro una particolare circostanza  simbolo del film del '68 non è ancora avvenuta. Prima o poi...
Chissà se il busto con i blu ray si apre dal cranio come il cervello di scimmia semifreddo di Indiana Jones e il Tempio Maledetto....
Talk0