lunedì 22 giugno 2026

Arion: la nostra recensione del capolavoro fantasy di Yoshikazu Yasuhiko, realizzato dallo studio Sunrise, che arriva per la prima volta sui nostri schermi, in occasione dei 40 dalla sua uscita giapponese, grazie a Nexo Studios e Yamato Video

 


Sinossi 

Prima dell’epoca dei miti, nell’aspro territorio bagnato dal mare Egeo che sarebbe diventato la culla della civiltà moderna, creature misteriose chiamate “titani”, che in seguito sarebbero state definite “divinità”, alimentarono per secoli conflitti antichi quanto violenti. 

Chrono (personificazione del tempo), figlio di Urano (personificazione del cielo) e di Gea (personificazione della Terra), aveva ucciso il padre per arrivare al comando ed essere signore di tutte le cose. Chrono, sposatosi con la sorella Rea (per qualcuno, personificazione dello “scorrere del tempo nella natura”), venne a sua volta ucciso dal figlio Zeus (il “padre celeste”, la “luce del fulmine”), che insediatosi nel palazzo reale dell’ala est del Monte Olimpo, spaventato dalla possibilità di essere tradito, iniziò subito una terribile guerra contro i suoi fratelli Poseidon (“mare”) e Ades (divinità “dell’Invisibile” e dell’oltretomba). Una lotta che aveva in breve tempo distrutto intere città e si stava sempre più espandendo: finendo per travolgere anche Demetra (dea del “raccolto”), che da anni viveva umilmente tra gli uomini, crescendo come pastore suo figlio Arion. Demetra non volle parteggiare per Ades, ma il dio degli inferi, promettendo con l’inganno un’erba in grado di sanare la cecità della madre, riuscì a farsi seguire nell’Oltretomba dal piccolo Arion. Il ragazzo crebbe sotto terra, nella violenza e il fango, sopravvivendo quotidianamente agli attacchi  di serpenti giganti, non-morti, idre. Divenne un combattente potente quanto spesso vittima, per le continue manipolazioni mentali di Ades, di una incontrollabile furia sanguinaria. Poco più di un “burattino” nelle mani di un destino avverso, con la sola certezza di poter affrontare il mondo brandendolo la spada dall’immenso potere che un giorno gli donò il sovrano degli inferi. 

Finché, come fin da principio era stato stabilito, non fu pronto a tornare in superficie. Per confrontarsi da solo contro l’immenso esercito di Zeus: la fanteria di Ares, i cavalieri di Athena, la magia di Apollo. Ma viaggiando tra grotte oscure, sopravvivendo a battaglie campali, torme di soldati, mostri giganti e spiriti vendicativi, sulla strada di Arion non sarebbero mancati incontri “gentili”. Come la strana amicizia nata sotto terra con un orco verde incatenato, venuto forse da un paese lontano. Come il caldo e misterioso legame emotivo che sembrano unire Arion con la muta ancella Resfina. Non sarebbero mancati alleati preziosi quando improbabili come il piccolo ladruncolo Seneca e il misterioso Licaon.

Grazie a questi incontri, forse il destino di Arion avrebbe potuto cambiare.



L’arte di Yoshikazu Yasuhiko 

Realizzare animazione con tecniche simili ai dipinti, mescolando come scelta artistica un massimo di 12 colori, per dare vita a scenari “vividi”, in cui l’ambiente diventa protagonista non è solo una colorazione passiva dei personaggi e degli ambienti, come troppo spesso avveniva nella animazione tradizionale “mainstream”.  

Scrivere, allo stesso modo, personaggi che non sembrassero generici stereotipi preconfezionati/intercambiabili secondo standard già apprezzati: dando vita a “eroi” che non erano “per forza” belli, coraggiosi e buoni, ma potevano essere anche imperfetti, pieni di dubbi, a volte meschini, spesso iracondi, ma più spesso “umani”. 

Creare storie che si mostrassero stratificate, al cui interno potevano convivere tragedia, commedia, psicologia, azione e horror. “Storie dentro storie” che spesso potevano dare voce anche al punto di vista di chi era l’eroe, rendendo il mondo narrativo complesso come lo è il mondo reale. 

Su questi pilastri si è sempre basata la filosofia di lavoro da Yoshikazu Yasuhiko, secondo un’intervista rilasciata da lui stesso nel 1986, nell’ambito della promozione del film Neo Heroic Fantasia: Arion. Sono però concetti che si possono benissimo ritrovare anche nell’opera a cui l’autore si è dedicato contemporaneamente all’inizio della serializzazione del manga Arion nel 1979: la serie Mobile Suit Gundam, diretta dal grande Yoshiyuki Tonini, per la quale Yoshikazu Yasuhiko è stato direttore generale dell’animazione e chara designer. Ma nel caso del film di Arion, del 1986, Yoshikazu Yasuhiko è riuscito per la prima volta a lavorare come “autore completo”: da regista, soggettista, autore del manga originale, sceneggiatore e chara-designer, supportato dalle animazioni del leggendario studio Sunrise (lo stesso di Mobile Suit Gundam), ma pure da una colonna sonora opera del genio Joe Hisaishi (autore al servizio di Takashi Kitano e Hayao Miyazaki).

Per arrivare a essere un “autore completo”, Yoshikazu Yasuhiko, che dagli amanti dell’animazione è spesso affettuosamente chiamato “Yas”, ha lavorato negli anni moltissimo, ricoprendo i ruoli e incarichi più disparati e facendo, per sua ammissione, le prime “prove di regia” partendo dal linguaggio dei manga. Un po’ come fece negli anni ‘80 Miyazaki, per riuscire a visualizzare il suo sperimentale Nausicaa nella Valle del Vento

Il manga Arion veniva scritto e disegnato da Yoshikazu Yasuhiko come suo fumetto d’esordio nel 1979, sulle pagine della rivista “Monthly Comic Ryu”, mentre l’autore era all’opera su Gundam e nel recente si era occupato della trasposizione animata del 1978 del romanzo Il piccolo principe. Sarebbe rimasto al lavoro su Arion fino al 1984, riuscendo nel frattempo nel 1983 a curare la sua prima regia: il divertente Action-Fantascientifico Crusher Joe. Il manga, che sarebbe stato raccolto in 5 volumi (oggi ristampati in 3 maxi volumi dall’editore J-Pop), sebbene presentasse dei personaggi che per moltissimi aspetti ricordavano gli eroi di Gundam (ci torneremo!), si allontanava decisamente dal contesto fantascientifico della serie Sunrise, che “Yas” avrebbe “iniziato a disegnare” solo nel 2002, con il manga-capolavoro Gundam - Le Origini. In più, in Arion già iniziava a trasparire il grande interesse dell’autore per la storia e cultura occidentale. Un interesse ravvivato nel 1995, disegnando il manga Giovanna d’Arco, nel 2003 con manga Alessandro Magno - Il sogno dell’impero e nel 2007 con manga Il mio nome è Nerone

Una storia occidentale in cui “Yas” ha voluto “immergersi” prima di portare sullo schermo il suo Arion, viaggiando tra Turchia e Grecia: per poter vedere dal vivo e riprodurne, al meglio, il clima aspro, il territorio quasi desertico dell’entroterra, le grotte a strapiombo sul mare, i resti dei primi insediamenti umani. Per infine poter “trovare l’Olimpo”, all’interno delle cavità delle montagne. Un lavoro imponente e personale, frutto di un metodo di lavoro complesso e meditato che l’autore presto avrebbe replicato nella sua seconda opera da “autore completo”: il suo manga (del 1986) e poi film (nel 1989): Record of Venus Wars



Una mitologia greca con “attori” che ricordano Gundam.

Arion presenta una storia ricca di azione ispirata ai miti greci, dal forte impatto tragico, quasi Shakespeariana. 

Io racconto parte quasi come una fiaba, diventa presto una autentica e nerissima tragedia famigliare con tanto di spiriti vendicativi, sa trasformarsi progressivamente quasi in film storico, rievocando battaglie come il celebre assedio di Siracusa del 214 a.C. con le armi a specchio di Archimede. 

Gli amanti dei miti e della Storia apprezzeranno la straordinaria direzione artistica e fedeltà ai dettagli con cui sono realizzati (con piccole “licenze poetiche”) i vestiti e le armature dell’epoca i campi di battaglie, gli accampamenti e la ricostruzione di ogni ambiente. Alcuni dei lettori più giovani potrebbero imbattersi in situazioni che sembrano uscire dal Berserk di Kentaro Miura, tanto per la crudezza e tragicità delle scene di combattimento all’arma bianca, quanto per le numerose incursioni in mondi onirici e metafisici. 

Ma il pubblico che si sorprenderà di più sono forse i fan di Gundam. Non solo Arion e Gundam, come opere, condividono lo stesso anno di nascita, ma sembra che alcuni personaggi di Gundam qui “rivivano”, quasi come “bravi attori”. 

Il riferimento più facile di tutti è il personaggio di Apollo, che richiama in tutto e per tutto Char Aznable: nella crudeltà “razionale”, nel fascino quando nella leggiadria con cui sa muoversi quasi volando. 

Il personaggio di Resfina, che può “parlare con la mente” sembra essere molto vicina a Lalah Sune.

Athena ha la “marzialità, l’orgoglio ferito e la femminilità repressa di una Kycilia Zabi, Poseidon possiede l’aura paterna e accogliente di  Ramba Ral, l’orco verde fa facilmente pensare al rude, “spaventoso ma generoso” Dozle Zabi. 

L’orgoglioso “combattente decaduto” Ades assomiglia molto al  pilota delle Black Tri-Star Gaia.

Arion invece “viene un po’ dal futuro”: non ha l’aspetto di un Amuro Ray o un Kamille Bidan. Sembra già un Arno Seabook da Gundam F-91, serie che uscirà nel 91 in cui Yas curerà ovviamente il Chara Design. Ne ha la stessa innocenza infranta e incoscienza, ne condivide l’essere trascinato controvoglia in un conflitto più grande di lui.

Yas li usa a tutti gli effetti come attori ma in modo molto raffinato. Come è raffinato collegare lo “status di Titano” al possedere qualche potere di tipo mentale come i “New Type” di Gundam. Rimaniamo sempre nell’ambito della “suggestione”, perfettamente sul solco di una “epica affine”, tra mitologia classica e space-opera moderna. Ma è un’idea che funziona soprattutto perché questi sanno essere personaggi complessi, mai scontati: personaggi/attori che, in modo “molto orientale”, in Arion hanno la possibilità di tornare sulla scena, magari prendendo strade diverse rispetto al passato. 


Finale

In occasione del quarantesimo dall’uscita in sala in Giappone, arriva per la prima volta al cinema in Italia, grazie a Yamatovideo e Nexo, uno dei più affascinanti film animati degli anni ‘80. Un film epico, tragico e che a tratti sa essere anche ironico. Realizzato tutto a mano, con un tratto grafico elegante e raffinato, in grado di rendere i personaggi sulla scena espressivi quanto dinamici. Con scenari inediti per l’animazione giapponese, frutto di una attenta ricerca e sincero amore per la Storia.

Con una storia Shakespeariana, quasi “amletica”, che sa trascinarci dentro l’azione grazie a “interpreti animati” molto convincente e un lavoro di doppiaggio italiano particolarmente curato. 

Arion è l’opera di un autore già amatissimo negli anni ‘70 per Gundam, ma che negli anni ‘90, con il suo Venus Wars (manga pubblicato per Granata Press, anime per Yamato Video) era stato scelto anche tra gli apripista del “fenomeno manga/anime” nel nostro paese. Un autore che ha affascinato più generazioni di lettori e spettatori, che non sembra aver perso quasi nulla del suo smalto oggi. 

Arion era e rimane un capolavoro.

Al netto di una ritmo narrativo che, per i più giovani, può a tratti apparire forse un po’ compassato nella parte centrale. Al netto di alcune piccole “soluzioni visive e narrative” che tradiscono inevitabilmente il suo periodo di realizzazione. Al netto di tutto, Arion è un'opera da vedere, godere e studiare, come meritano i grandi classici.

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