mercoledì 6 febbraio 2019

Goblin Slayer: la nostra recensione del fenomeno giapponese del momento


Per le strade di un mondo fantasy apparentemente così ultra classico da rasentare il banale, guerrieri pucciosi/maghetti-bambini colorati/infermiere-curatrici tettute/(altro) e altra gente disegnata apparentemente tutta in stile ultra caruccio e stereotipatissimo come solo nei peggiori jrpg, si muovono felici, girovagando qua e là. Si muovono in gruppetti sempre schifosamente colorati e allegri, nella routine di tutti i giorni, tra apparentemente noiose gilde, pallosi villaggi/grotte/castelli/(altro). Lo scopo di ogni avventura che li vede coinvolti pare essere sempre lo stesso: sgombrare qualche area da mostriciattoli "classici" (in genere tutta l'epica sottesa in questi racconti è "Mostri brutti inquadrati male" contro eroi  "tutti belli", per lo più eroine poppute), ricevere una qualche ricompensa da questa attività di sgomento e infine comprare armaturine colorate/pozioni magicose/spadini con elsa colorata/(altro) in un maxi quartiere commerciale fantasy stile Akihabara. Apparentemente, in questo mondo più gli eroi/giocatori combattono più "salgono di livello" e accedono a delle "caste sociali" di rilievo (rappresentate dal possesso di una targhetta di riconoscimento di materiale sempre più pregiato), nella più classica (e forse pure razzista) scalata a punti da gioco di ruolo fantasy standard.  Ci possiamo quindi aspettare di essere nel più tipico, trito, vomitevole e generico scenario di giochino di ruolo "di carta o da console", quello in cui la violenza grafica è del tutto assente e non c'è un solo rivolo di sangue anche se i protagonisti della storia ammazzano migliaia di mosti, che elegantemente defungono in stelline colorate regalando punti esperienza al party?
E invece no!
Almeno, qui in Goblin Slayer no. Un "no!" che grida forte e duro fin dalle prime pagine: "nooooooooooooo". Un "no" che fa ben sperare per il futuro dell'umanità in genere ma soprattutto per chi è solito leggere Nagai, Miura, Oku, Hara, Isayama, Kishiro, Hanazawa, Hirano, Yamaguchi, Tachibana, Muneyuki, Kitakawa e tanti altri profeti del fumetto fantasy un po' maturo, magari cruento e magari splatter (sto parlando di me, ovviamente). Alla faccia di chi bazzica il fantasy jappo più patinato, quello che in gente vende, fatto tutto di triangoli amorosi e ore in erboristeria e in sale da the, tra maghetti inspiegabilmente allegri e tutti minorenni. Alla faccia della forte pubblicità intorno all'opera, alla faccia che all'inizio sembrerebbe pure questo Goblin Slayer essere un fantasy patinatissimo ecco che ci si ricrede, quando arriva dopo poche pagine un colpo di scena niente male. Colpo di scena che per i più distratti è stato ben evidenziato, sempre per il discorso della forte pubblicità che gira intorno a quest'opera,  su TUTTI sui social. 
"Cosa sarà successo mai, in un fantasy dall'aria tanto banalotta?"diranno i miei piccoli lettori.


Questo succede. Un gruppo semi esordiente, colorato e banale, di eroi, soprattutto composto di fanciulle procaci, da classico "jrpg caruccio e puccioso" di cui sopra, entra in una caverna popolato dai mostri. Lo scopo è ovviamente guadagnare qualche soldino presso la gilda per comprare un capellino nuovo nel centro commerciale fantasy più vicino, affrontando pericoli non così "pericolosi". Nello specifico il gruppo deve affrontare i mostriciattoli apparentemente più innocui di tutti: i soliti storditi, debolucci, bruttarelli e un po' mediocri goblin. Sono per il sentire comune gnappetti per lo più grandi come bambini, sono intelligenti quanto bambini in età pre-scolare, sono male equipaggiati e prevedibili, sono i mostriciattoli più ambiti per gli eroi di basso livello e i più snobbati dagli eroi seri, perché a farli fuori non ti danno in genere una grossa ricompensa. Carne da macello fantasy, concepiti solo per fare punti, più facile che si suicidino cadendo sui loro coltellini da soli, piuttosto che fare dei danni reali agli eroi. E invece... eccolo che arriva come una brezza, da lontano, il "nooooooooooooooo!!" di cui sopra vi dicevo.
Il piccolo party di eroi semi esordienti finisce fatto a pezzi. Non solo nel modo più cruento possibile che Go Nagai approverebbe, ma anche letteralmente "deflorato con violenza" dai pisellini dei brutti ometti verdi (e potete quindi immaginare la pubblicità su cosa andava a parare... anche in questo caso Go Nagai approverebbe, comunque). A salvare i pochi brandelli di carne "eroica" rimasti estranei dalla macellazione e dai giochi erotici, interviene un eroe misterioso, lercio, pesantemente armato, in armatura pesante e con il viso coperto da un arrugginito elmo integrale che ne nasconde ogni possibile fattezza. Un tizio cattivissimo e potentissimo, che aprirà crani come non ci fosse un domani fino a scavare tra morti uccidi male l'unica via d'uscita da quel brutto buco putrido. Chi sopravvivrà alla fine? Ovviamente solo lui e una bella ragazza, la prima di un alto numero (per lo più) di belle donne che si unirà al suo gruppo durante la storia per aiutarlo, supportarlo, un po' capirlo se non amarlo.


Perché lui è il Goblin Slayer, ed è un eroe oscuro e tenebroso, e per questo sottilmente sexy. Sexy quanto i personaggi maledetti e disperati dei videogame dark fantasy come Dark Souls, a cui lui assomiglia visivamente un casino, che di fatto oggi rappresentano a tutti gli effetti la "nuova tendenza" dei giochi di ruolo fantasy. Eroi perdenti, senza volto, probabilmente pazzi e che è un po' da pazzi frequentare. Già la prima "companion" di questo Goblin Slayer quanto durerà?  Più passano le pagine e il tempo più questa ragazzina dai grandi occhioni si intristisce, si deprime, rimpiange gli studi da maghetta e inizia a pensare al suicidio. E nel mentre mi diventa pure emo, perché il Goblin Slayer c'ha sta carica "dark" che è "tanto dark", per cui dark diventano tutti intorno a lui, pure i nemici più improbabili, i "piccoli dark goblin", che grazie a questa opera assurgono a ruolo da villain seri e professionali, dopo una vita di stenti e derisioni da parte di ogni gioco/libro/fumetto/film fantasy esistente. I goblin quasi diventano più fighi degli alien di Ridley Scott. Eccoteli numerosissimi, prolificissimi, organizzatissimi, infidissimi, sessualissimamente ambiguissimi e molto, molto pericolosissimi. Avranno armi del cavolo, saranno debolini ma anche solo per il numero esorbitante con cui "in questo mondo" sono soliti radunarsi e attaccare, appaiono come vere e proprie piccole e infinite legioni della morte, pronte a sbucare a sorpresa "da tutte le fottute pareti" di ogni dungeon, pronte a tendere imboscate nel buio di ogni albero, pronte a darsi da fare creando armi avvelenate mortali, allestendo trappole, rapendo giovani donne a uso stupro "svuotando" di fatto i villaggi (e portando a far capitolare le città per assenza di provvigioni), divorando uomini dalle cui ossa intagliare nuove armi e suppellettili (le ossa umane divengono per i Goblin favolosi elementi dei loro mobili ikea). Vaglielo tu a dire, a questi goblin: "siete dei nemici del cacchio". E loro, proprio perché sottostimati per anni, considerati alla stregua di una bassa minaccia a uso "trastullo per eroi novellini", ora stanno pure alzando la testa e sembrano diventati feroci proprio quanto gli xenomorphi di Ridey Scott. E la cosa davvero figa di questa evoluzione dei goblin è che è "colpa degli eroi" e in senso lato dell'intera socialità del cacchio che può scaturire da un mondo fantasy gestito a membro di segugio. Ovviamente i soliti piccoli villaggi rurali fantasy sono il principale terreno di caccia dei goblin, perché gli avventurieri "seri" ignorano il problema considerandoli innocui, perché far fuori Goblin fornisce di fatto per i "tariffari attuali" delle gilde un bottino da poco. Ed è colpa della gilda perché questa non legge ancora i Goblin come un problema sociale esteso e non hanno richieste di intervento perché i villici non hanno molto soldi da offrire. È tutto collegato... cioè, stiamo davvero parlando qui di problemi legati al "Welfare fantasy"!! Quando avete letto di recente di riflessioni politiche sulla gestione del problema dei goblin secondo il piano di zona del comune fantasy tipo? Qui potete farlo!! Il problema è così serio che gli eroi novellini (leggi: "quelli che si accontentano di una paga da miseria") ormai è più facile che muoiano quando incontrano i goblin, anche perché vanno ad affrontarli senza esperienza e male equipaggiati sottovalutando il problema. E qui c'è pure un problema a livello di "istruzione primaria e secondaria fantasy!!" Quando è stata l'ultima persona ma volta che in un fantasy avete sentito caro il problema dell'istruzione primaria dell'eroe medio? Qui in Goblin Slayer si parla anche di questo!! Ma solo io sono gasato a questa cosa? Solo io sto ammattendo? Comunque, nasce pertanto in questo contesto "per reazione" un eroe come il Goblin Slayer e non può essere che un tizio strano e imperfetto, con sindromi post traumatiche che non ti dico e che lo rendono afflitto da più fragilità mentali. Un tizio diverso fisicamente e psicologicamente dal classico cavaliere in armatura argentata pieno di onore e classe, al punto da essere quasi straniante la sua esistenza per gli altri. Il tocco di genio nel manga, è nel ritrarre l'eroe sempre in armatura, tocco di genio dell'anime realizzare la suddetta armatura in computer grafica per dare al personaggio anche delle movenze fisiche diverse rispetto agli altri personaggi disegnati in modo tradizionale. Goblin Slayer è strano, è alieno, è per tutto il mondo un pazzo e noi, che siamo pazzi quanto più ci immergiamo nel suo pazzo mondo, siamo innamorati pazzi di lui, che pagina dopo pagina, scena dopo scena, ci conquista sempre di più per le sue doti fisiche e tattiche di combattente, quanto per la rarefatta e ferita umanità che sotto la corazza nasconde.


Mettendo da parte in contesto narrativo, l'aspetto di maggiore interesse di Goblin Slayer, quello che colpisce di più da subito, è poi, e per forza, la magnifica composizione visiva, tanto del fumetto che dell'anime. C'è un intero mondo fantasy e colorato che piano piano si spegne, come le luci di un albero di Natale, senza però che i colori ritornino. Tutto si fa monocromatico e freddo, claustrofobico e opprimente, come in un Horror come The Descent di Neil Marshall o come tra i corridoi del neo-medioevale Alien 3 di Fincher. Anche qui come in quelle belle pellicole (da alcuni colpevolmente snobbate) è tutta una questione di torce che si fanno strada nel buio sotto terra, tra sudore che appanna la vista e urla in lontananza. Se entrate in questo mood, Goblin Slayer sa conquistare. Come sanno conquistare i videogame crudeli e disperati alla Dark Soul.
E Goblin Slayer, prima come serie di light novel (da noi inedita) e ora bel fumetto (da noi con J-Pop) e bell'anime (da noi con VVVVID in simulcast) può rappresentare proprio questo, il dark fantasy (che oggi trasuda dai videogiochi come un tempo trasudava dalle pellicole alla Alien) che "si pappa" il fantasy "classico", soprattutto di stampo giapponese, fatto da ormai troppi vestitini colorati e personaggi simpatici (mi vengono in mente i giochi alla Atelier della Gust, ma pure i mille harem-anime che spesso si auto definiscono fantasy). Goblin Slayer non si accontenta di essere solo "molto" cupo, vuole scavare nel "marcio", mettendo in scena nelle prime tavole, un po' a tradimento, facendo prima proprio un vero canovaccio da film horror, chiedendo la certificazione quasi di "rape'n'revenge fantasy", per solo poi (appunto e per fortuna) cercare di elevarsi nella "fantascienza / fantasy sociale" dove ogni evento viene percepito in rapporto al suo impatto sociale sui personaggi e il territorio. Certo c'è molta violenza e non ho i mezzi (ho visto pochi episodi e letto il primo e secondo numero del fumetto) per sapere quanto l'uso della violenza sia funzionale alla trama o gratuito o foriero di schemi "a effetto" che andranno a reiterassi. Ma di fatto questa rappresentazione visiva cruenta e sessualmente forte è una cifra stilistica che la serie sente come propria, al punto che il tema dello "stupro fantasy" viene elaborato anche nella sigla di testa dell'anime. Quello che rende più forte il messaggio è proprio per contrasto il contesto apparentemente zuccherino e per nulla realistico su cui muove i primi passi la vicenda, che se vogliamo è qualcosa di molto simile a quanto abbiamo già visto in Sword Art Online. Proprio in Sword Art iniziavo a diffidare della patina da plasticoso e multicolore mondo fantasy, trovando fragranza nella ricchezza narrativa sottostante, quando un babbo natale deforme e "digitale" uccideva (in un mondo visivamente virtuale ma che diventava reale per davvero!!!) dei ragazzini: player incauti, che aveva visto la vita troppo simile a un gioco. Certo se siete cresciuti a pane e Urutsukidoji, guardando a colazione gli oav di Devilman e Violence Jack, questo Goblin Slayer è acqua fresca. E magari ai detrattori dei gioco di ruolo fantasy può dare qualche soddisfazione vedere tritati i pupazzini pucciosi e ultrastereotipati reiterati in troppi gdr. Sarà per me quindi una sfida dell'opera, tanto scritta che animata, andare oltre allo splatter, valorizzando al meglio la affascinante struttura politica-sociale di questo mondo, prima che tutto venga a noia, anche perché il contesto cruento è una buona base narrativa ma l'opera può e deve ambire a di più. O mi viene in mente quanto un po' accade oggi con One Punch man di One, che dopo una partenza ugualmente dissacrante e intensa, piena di splatter e World building, sta attraversando una fase da "fiato corto" (in concomitanza con i contenuti di quella che sarà la seconda stagione animata) un po' preoccupante dopo che di fatto il top si raggiungeva nelle prime tavole. E se una light novel come Sword Art Online riesce a variare un po' la formula e punti di vista in modo anche interessanti (più sì che no, almeno per me), come potrà evolversi la novel/manga/anime di Goblin Slayer senza ripetersi dopo i primi 12-13 episodi animati? Non è che finiranno per normalizzare/reiterate tutto?
Ma queste sono solo chiacchiere vane, per ora il biglietto vale tutti i suoi soldi. E farsi trascinare in questo mondo oscuro e pieno di trappole mortali è oggi un'esperienza esaltate, che vi invito a godere senza remore. 
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2 commenti:

  1. Mmm... confesso di non averlo ancora visto ma di conoscere già qualcosa dell'opera per via della pubblicità martellante che ne hanno fatto, come hai giustamente sottolineato. Solo che ho sentito anche che dopo l'inizio davvero shock, il manga si instrada su binari classici, basta guardare l'immagine del party che hai allegato all'articolo per avere l'impressione di trovarsi di fronte al solito nippo-fantasy, magari giusto un poco più violento. Confermi l'impressione?

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    1. Chi può dirlo! La "normalizzazione" può sempre essere dietro l'angolo qui e in ogni caso in cui un prodotto riceve tanta attenzione a livello mediatico. Per ora, e ti parlo dopo aver letto più o meno tre volumi e aver visto la serie, siamo ancora in acque "calme rosso sangue". L'opera ha una sua identità precisa nell'efferatezza del contesto e combattimenti, che riesce a mantenersi anche con l'arrivo del "party allargato" del protagonista. I mostri fanno ancora paura e schifo, come continuano ad essere triturati dai nostri eroi in tutte le forme più "scorrette e crudeli". sgozzati mentre dormono uno a uno, fatti soffocare dentro le grotte con l'apertura magicamente bloccata, smembrati da porte interdimensionali che vengono aperte direttamente "dentro i loro corpi" con le pergamene. È un modo splatter-creativo di rileggere il fantasy che profuma quasi da Mortal Kombat qua e là e sa divertire. Il ritmo è ancora scandito da una struttura episodica di breve-media lunghezza, e questo in sostanza è il "piatto principale", stemperato se vuoi da un'aria malinconica ( se vuoi un po' alla Fullmetal alchemist) che ogni tanto tende a smussare i personaggi e renderceli più "umani", ma che per ora non è troppo invasiva.
      Anche se si "normalizzasse troppo", la confezione generale ne farebbe un prodotto comunque notevole.

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