lunedì 5 dicembre 2016

Un natale al sud





- Suggestive suggestioni: Solo un anno fa Perfetti sconosciuti indagava su quelle "scatole nere del nostro privato" che sono diventati i telefoni cellulari. Strumenti votati alla socialità e alla condivisione trasformatisi in breve in mondi virtuali coperti da password e anonimato, in occasioni troppo ghiotte per crearsi alla luce del laptop autentiche vite alternative, ampliando sogni fedifraghi. Tutti c'hanno i loro scheletrini virtuali nel cloud al giorno d'oggi, ma le corna e le situazioni più scomode, pur virtuali, sono destinate a essere fragorosamente svelate alla prima prova di lealtà che un partner troppo geloso o troppo sadico vuole infliggere al doppiogiochista più incauto. Perché i grandi tradimenti poco possono resistere alla protezione di pur costosi pezzi di plastica. Ne usciva un grande film, godurioso e cattivo, che faceva più paura di cento horror con protagonisti pupazzi satanici inquietanti, perché ci mostrava quanto eravamo diventati piccoli (pur tecnologicissimi) come uomini medi. Uno degli sceneggiatori di Perfetti Sconosciuti torna sul luogo del delitto, la "commedia tecnologica", a raccontare la vita 2.0 ai tempi dei social. In un resort pugliese il sito di incontri Cupido 2.0 ha organizzato un maxi incontro-vacanza per i suoi utenti. Sono liberi di incontrarsi dal vivo ma i più timorosi possono anche scegliere di usare un paravento virtuale, perché il resort è pieno di telecamere e si può benissimo continuare a parlarsi da dietro uno schermo. L'evento è gestito da due fashion blogger di eccezione. Uno, sempre sorridente, vive nel culto del proprio corpo, mascherando con le telecamere lo squallore di trascorrere una vita ordinaria ancorato ancora nella casa dei suoi genitori all'alba dei cinquant'anni. L'altra, sempre sorridente, non crede più di riuscire a provare dei sentimenti e decide di sperimentare la pillola chimica "Happy", che permette di innamorarsi perdutamente della prima persona che si incontra ma il cui effetto è vincolato solo a un uso continuato del farmaco. Poteva essere May we chat di Philip Yung, poteva avere aspetti dell'horror Unfriended di Levan Gabriazde, poteva suggerire scenari alla Simone di Andrew Niccol. Si poteva introdurre la giusta fobia (perché reale) del "grande fratello" oggi stesso al cinema con lo Snowden di Oliver Stone. Si poteva aggiornare i teneri film di fine anni novanta sull'amore virtuale, un novello amore platonico quanto "mutualmente spaventato" in un contesto di utenti techno-reclusi che patiscono il dilemma del porcospino. E quanto sarebbe stato ganzo creare sulla base della pillola Happy una versione malinconica e cinica, da pura fame chimica, dell'indimenticato Amore a prima svista dei fratelli Farrelly? Io ci avrei messo dentro anche la dipendenza e l'impossibilità di tornare ad amare che sfugge davanti agli occhi, come in un film di Michael Gondry shakerato con il più caustico Charlie Kaufman. Questo per dirvi che Gianluca Bomprezzi è uno sceneggiatore con cui si potrebbe volare alto, molto alto. Ma qui siamo in un cinepanettone e molti di questi ottimi spunti sono un po' sacrificati solo a uso ridere. Solo degli zuccherini sfiziosi di zucchero, che cambiano di poco il gusto finale della ricetta. Quindi togliamo la cornice sbriluccicante da fantascienza relazionale del presente o da "commedia tecnologica" e immergiamoci in quello che più propriamente il film vuole essere.


- La visione della (poca) fibra da vicino (Elio e le Storie tese cit.): ok ci troviamo dopo il tramonto in una gesina (piccola chiesa) del nord, coperta dalla neve e con le luci accese come nella réclame dei panettoni. Il carabiniere settentrionale Peppino (Massimo Boldi) e il fioraio meridionale Ambrogio (Biagio Izzo) battibeccano durate la messa, mentre le rispettive mogli Bianca (Debora Villa) e Celeste (Barbara Tabita) sembrano andare amabilmente d'accordo. I rispettivi figli, seduti alle loro spalle, Riccardo (Riccardo Dose) e Simone (Simone Paciello) sono invece con la testa dentro al telefonino, a video-chattare con le loro ragazze virtuali Giulia (Giulia Penna) e Ludovica (Ludovica Bizzaglia), conosciute attraverso il sito di Incontri Cupido 2.0, il seguitissimo servizio che ha per testimonial la avvenente fashion blogger Eva (Anna Tatangelo) e l'influencer Leo (Paolo Conticini). Solo che i ragazzi sono così platonici e timidi che forse non avranno mai il coraggio di incontrare i loro amori, ed è un peccato. I loro genitori, diventati solidali, vogliono che i propri figli vivano relazioni "più felici", più reali e meno virtuali  ("La puoi così toccare, sbaciucchiare e magari dal vivo ti fa anche un seghino!!" Massimo Boldi cit.) e allora decidono di andare tutti al meeting resort di Cupido 2.0 in Puglia. Verso la stessa meta si dirige anche Checco (Enzo Salvi), autista romano che per un gioco del destino ha in macchina le miracolose Happy, capaci di far cadere ai propri piedi tutte le donne del mondo. E il suo obiettivo è prosaicamente "trombare". E ci sarà nel resort pure la Bonas di Avanti un altro, che pare specializzata in burlesque!! Siete pronti per una commedia degli equivoci classica, con tante "scurregge", donne panzone, vecchi arrapati e passere atomiche? E naturalmente con i giovani che sono i veri puri in un mondo di vecchi "mostri" (come li chiamerebbe Dino Risi) che si riciclano  in gag da techno - social fanatici? 


- Si potrebbero almeno vedere delle poppe in un tipo di film che in genere ci fa vedere le poppe? 
Sarò triviale ma il problema di questa pellicola e del cosiddetto "nuovo corso" dei cine-panettoni, così come si sono evoluti dopo lo scisma Boldi-De Sica è questo: hanno fatto sparire le poppe. Ed è un dato identitario mica da ridere, anzi per niente! La risata più crassa, quella "scurreggiona" e ruspante nasce da quel contesto, oramai canonizzato trash-cult, della commediaccia da caserma anni settanta. Ve la ricordate? Era un genere, ormai lontano nella memoria, affastellato da infinite docce spiate dal buco della serratura e da palpeggiamenti maldestri, accompagnati con schiaffoni, sonori) con protagoniste le divine Fenech, Cassini, Russo, Cansino, Bouchet. E che dire delle forme generose di Serena Grandi, Debora Caprioglio, Eleonora Giorgi, Lory del Santo? Certo c'erano i portatori sani di libidine e relativi schiaffoni, tra i tanti Bombolo, Renzo Montagnani, Alvaro Vitali, Lino Banfi, Villaggio, Buzzanca e pure Tognazzi se capitava. Ma le protagoniste erano loro, e loro si aspettavano sullo schermo più di un goal dell'Inter: le poppe. Cinque minuti di battutacce, cinque minuti di docce. Il tempo era diviso gordianamente come al Bagaglino, dove alla satira si alternava il balletto. Il cinepanettone originato del premiato forno dei fratelli Vanzina ha infiocchettato il pacchetto con musiche da hit parade e località ultra vip, giocattoli costosi e modaioli e battutacce a raffica, ma il cuore è sempre stato quello, il "sogno erotico prolungato e anticipato da un lungo strip" che muove il cuor degli uomini, le pulzelle procaci e svestite che, ritualmente (come era rurale alla domenica la pasta al forno) "le uscivano". Poi dai cosiddetti "benpensanti", che in genere è gente che i cinepanettoni non li va a vedere per principio, sono piovute negli anni recenti le accuse (fondatissime, ma anche piuttosto "ovvie") di volgarità e sessismo e il baraccone cinepanettoniano ha iniziato a vacillare. Certo è rimasto il product placement rappresentato da oggetti di scena che potrebbero diventare idee regalo, ma la combinazione "belle donne ignude" più "comici sboccacciati" è stata spinta dolosamente a decadere. Sono rimaste le belle donne, ma ridotte di minutaggio e scene sexy velocissime, quasi fossero quel parente scomodo che "non piace a nonna". Le scenette grevi sono rimaste, ma spogliate di qualsiasi significato perché prima (e pure oggi, cavolo!!) risultavano scritte funzionalmente a fare da intervallo tra una doccia della Fenech e l'altra. Docce saponose e prolungate che erano solo l'apice di un interminabile procedimento seduttivo che qui vengono fatte sparire in modo criminale in cambio di dosi extra di scenette grevi. Detto fuori dai denti: non si può promettere allo spettatore la Bonas che dovrebbe fare uno spogliarello burlesque per poi fermare lo spettacolo prima che si tolga il cappotto pesante invernale e i guanti da neve per passare al pur bravo Biagio Izzo che fa da affettuosa spalla a Boldi (che ormai è bene nazionale e pertanto inattaccabile) in una ricerca senza fine dell'ambito "trombare?". E lo stesso si può dire per la Tatangelo, che sembra sempre scafandrata, non si sa se per ordini di Gigi d'Alessio o meno. E' sessismo aspettarsi per lo meno se non "le poppe" per lo meno un erotismo sottile ma potente, presente e prolungato come quello della Loren che disvelava una delle sue magnifiche gambe da una calza scura in Ieri, oggi e domani? Siamo diventati una società sessuofobica? Tutto può essere, ma da un film che basa il 110% delle sue battute sul sesso, con un Boldi che ci figuriamo eternamente con un paio di slip femminili in testa ad urlare gioioso il mantra "me la ciulo!!! Adesso me là ciulo!!" riferito ad avvenenti forme di donne da calendario camionaro, la mancanza di un po' di sensualità visiva in più si patisce male. Tutto si accenna e taglia via subito. Si ripromette e poi si sega senza pietà. Ma perche? A chi giova tutto ciò ? Spero non per ambire alla commedia sofisticata, perché questo non è Woody Allen, ma, per ritmi e regia, La soldatessa alle grandi manovre senza la soldatessa. 

Dove sei Edwige? Dove sei????
Ci sono nella pellicola i giovani, timidi e carini ma dal minutaggio su schermo risicatissimo e dalla evoluzione emotiva che taglia a tappe forzate in modo così brusco che ce li figuriamo passare da ragazzini a sposati con figli in un amen. Sono loro i tecnodipendenti principali ma di tutte le trovate virtuali che la sceneggiatura potrebbe scatenare si vede ben poco. Barbara Tabita e Monica Villa mi sono piaciute, sono travolgenti e tirano su anche i loro rispettivi partner, la coppia un po' ingolfata di amici per caso formata da Boldi e Izzo. Questa intesa, già nata nella precedente pellicola Matrimonio al Sud, funziona, ma deve uscire dall'ottica degli sketch brevi da commediaccia da caserma per tirare fuori il meglio che ha da offrire, deve avere più tempo sullo schermo. In tutto questo clima di incertezza, dove domina più il rimpianto che la gioia, c'è una sola certezza, un uomo solo al comando: Enzo Salvi. Salvi è fenomenale e fa davvero morire dal ridere, sempre. Ha i giusti tempi e la giusta faccia per entrare nel pantheon dei comici più boccacceschi (per dirla con un'espressione che amerebbe Brass), se qualcuno prendesse il coraggio a piene mani e allestisse una bella commedia sporcacciona ruspante stile 1970 è lui che vorremmo come Pierino 2.0. E quindi, cercasi Fenech 2.0 disperatamente. 
- Chi non ride in compagnia.. 

Un natale al sud parte da spunti davvero interessanti,che purtroppo non vengono molto sfruttati ai fini della trama. Disegna la canonica commedia degli equivoci, virtualmente (troppo poco) porcellona, che riesce comunque grazie alle amate "scurregge" a strappare qualche risata, soprattutto per meriti di Salvi. Infine, per un istante, raggiunge toni incredibilmente alti e crepuscolari SPOILER con un Boldi che sul finale, per una strana, curiosa e surreale scena, si siede tra le poltroncine di un cinema a guardare il suo film, questo film, con tutta la voglia del mondo di augurarci un buon Natale, sperando di averci regalato qualche risata. Un momento molto umano e intimo che ci ha colpito, FINE SPOILER che per un attimo ci fanno quasi commuovere. Tirando le somme queste pellicola non si discosta troppo dai cinepanettoni degli ultimi anni, limando parolacce e volgarità in un modo che per me appare autodistruttivo ma che forse per i produttori paga. Non è un capolavoro, ma probabilmente non ambiva a esserlo. Tuttavia io in alcune scene ho riso, e riso di gusto. Dai a Cesare. 
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2 commenti:

  1. Ottima analisi...
    Io non avrei potuto scriverla. Mi sarei fatto prendere dalle sensazioni di stomaco..

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