martedì 28 luglio 2015

Bloodborne



Bloodborne: è Figo e punto. Analisi a membro di segugio del sempre nuovo giocone del "Miyazaki dei videogiochi". In  attesa di Dark Souls 3, almeno io, gioco a poco altro. E l'ho pure finito. Lo dico così, per fregio. Perchè come videogiocatore sono scarsissimo..

Lo so, vi hanno già triturato las balotas con questo Bloodborne. Cercherò di sintetizzare,  meno danni possibili in termini di tempo, con un elenchino puntato facile da seguire sul perché è Figo e basta. 
1) c'ha l'atmosfera malata 

A Yharnam, posto ameno dove la locanda "L'agnello macellato" di Un lupo mannaro americano a Londra ha più filiali di McDonalds a Milano, ci sono sempe grigi nuvoloni ed è tutto umido-bagnato, stile temporale estivo, con la pioggia che si appiccica ai vestiti. Pare di trovarsi in un film bello di Tim burton (quando li faceva), roba tipo Il Mistero di Sleepy Hollow, Batman o Sweeny Todd. Il nostro eroe, tipo loschissimo fin dal primo minuto, va in giro conciato come ne Il patto dei lupi di Gans, con cappottone tamarro e cappellaccio da pirata, armato di scure o bastone dentato (come lo aveva di fatto Vincent Cassel, sempre ne Il patto dei lupi) ad affrontare prede mostruose...tipo quelle de Il patto dei lupi . Belve feroci da affrontare con tattica e calma. Magari quando ci si trova nella boscaglia, facendo uso  di trappole ricavate da tronchi, buche ed esplosivi...un po'come si faceva in Preator... e pure ne Il patto dei lupi. Tra le righe vi sto consigliando qualche film da recuperare se amate queste atmosfere..si era capito o sono stato troppo criptico? Mostri dalla testa esplosa, corvi che non sanno volare ma che mordono ancora, streghe che ballano felici nella loro pazzia per poi piantarvi nella schiena i falcetti con cui tagliano le erbe, mistici pazzi diventati demoni, forse anche dei vampiri. Una dea oscura che piange un figlio mai nato e porta l'oscurità in ogni dove..Alla fanuna non manca nulla. E in più ci sono gli abitanti, la gente comune, quelli che ci vivono o sopravvivono in queste lande. Tutti messi male e guardinghi, magari vecchi orribili seduti su una sedia a dondolo e armati di fucile, come nell'altro classico film di genere uomolupesco In compagnia dei lupi. Villici armati di forconi, torce e spade, con il fucile sempre carico a proiettili d'argento. Il nostro compito è farci strada in questo strano mondo durante una notte di sangue, affrontando i misteri legati a uno strano contagio. Ma più che sterminatori di mostri, non saremo sterminatori di gente comune. Di fatto per diventare forti abbatteremo milioni e milioni di villici, spesso autoisolatisi nelle loro case. Saremo affrontati per questo da altri "cacciatori", come noi, che ci ricorderanno prima di tutto che la carne che stiamo macellando, anche se rabbiosa e orrenda, è comunque quella di povera gente. Siamo in qualche modo noi i cattivi sulla scena. Davanti ad innocenti che urlano "vattene straniero". O davanti a ragazzoni grossi e resi minacciosi e deformi dalla maledizione, che  quando non ci assalgono spaventati si limitano a piangere ed ad ulrare nella notte gelida: "fa freddo". Perchè siamo davvero qui? Siamo davvero degli eroi? C'è una ragione al tutto, ma ci sfugge sempre. Quando dopo pochi minuti vediamo il nostro vestito coperto di sangue ci sentiamo in colpa. Quando scopriamo che altri cacciatori come noi col tempo tendono a tramutarsi in lupi affamati di sangue, avvertiamo che un destino non dissimile ci prenderà. Presto. Bloodborne inquieta e lo fa alla grande. Pochi giochi ti fanno sentire così inerme e nel posto sbagliato.
2) c'ha le armi paura


Raramente ho goduto di un così alto appagamento in fatto bellico. Ogni oggetto da taglio qui è fatto per gasare e gioca sulla nostra passione per l'horror. Da spadoni templari ad asce giganti passando per martelli, lance d'osso e giganteschi - pazzeschi rasoi da barba giganti. Senza parlare delle bocche di fuoco, dai fucili ai lanciafiamme, tutto è pronto per arrostire e sventrare nel modo più artisticamente perverso. Certo fa specie vedere che le fucilate non aprono buchi nelle pance ma al più bloccano il nemico. Tuttavia i nostri avversari sono tutto fuorché umani, i pallini di metallo per loro sono confetti. Nell'arte del distruggere c'è qualità ma forse non quantità. Non tantissime le armi alla fine, ma saperle utilizzare al meglio non è roba da poco, anche perché vi affezionerete a una e vorrete amarla e renderla sempre più forte per tutto il gioco, fino a incastonarci dentro quella roccia di sangue che la trasformerà in una mietitrice quasi metafisica. Tutte le armi sono diverse da padroneggiare e fanno un sacco male. Sempre se sarete in grado di potenziarvi e potenziarle a dovere. Imparate a usarle in ogni modo, nella modalità chiusa quanto aperta, non è così scontato, occorre pratica e tempo e applicazione. Imparare anche a combattere lockando il nemico e poi senza lockarlo diventerà una esigenza. Perchè le armi servono a poco se mancate il bersaglio o avete poca resistenza o energia per infliggere colpi in serie. Ma non preoccupatevi troppo in fondo perché...


3) è un gioco da barboni: come tutti e dico tutti i giochi di From Software per vincere non dovete fare i fenomeni (se ci riuscite tanto di cappello comunque). Basta barbonare a tuono uccidendo milionarie su milionarie di nemici, acquisendo di conseguenza echi di sangue da convertire in punti per uppare il personaggio. Trovare risorse per sopravvivere ed echi per potenziarsi non è poi difficile.  Posti favolosi come il centro di Yharnam di inizio gioco vi daranno in una decina di minuti quintalate di pozioni e proiettili, il bosco delle streghe vi farà avere eoni su eoni di echi di sangue, al punto che lo ripercorrete diecimila volte. Presente i tizi grossi che vi caricano ad inizio gioco dicendo "fa freddo"? Li segherete in un colpo. Davvero. Quindi ,se non riuscite ad andare avanti, raccogliete esperienza a tuono. Ho un amico così barbone ma così barbone che prima di affrontare il secondo boss è arrivato a livello 71... Si può fare.. certo se non contenete il barbonismo il gioco si fa troppo easy. Ma spesso non c'è davvero altro modo per avanzare.



4) c'ha la gente e i boss grossi. In questo gioco vi sentirete sempre delle piccole merdine che vanno a rompere i cacchio a dei giganti. Si torna un po' bambini, quando i bulletti delle classi più avanzate facevano paura, anche quando non erano bulletti ma solo più alti e con dei trionfali brufoli sulla faccia da ragazzini più grandi. Il fascino segreto dei pus cutanei... E in questo gioco pare tutto in scala ingigantita. Noi siamo i nani tra i nani, anche per i nemici più scarsi e ci muoviamo nelle loro case come dei poppanti, quasi sempre senza riuscire ad arrivare all'altezza di una sedia o di un tavolo. Siamo dei tappi assurdi anche se nella creazione del personaggio facciamo un cestista della NBA. E se siamo tappi per i nemici comuni, figuratevi per i boss. Così grossi che la telecamera non gliela fa a contenerli tutti. In un paio di casi la nostra arma non arriva oltre il pollicione dei loro piedi. E per arrivarci al pollicione servono i chilometri, a piedi, di corsa, mentre quelli saltellano e cercano di schiacciarci. Ma quando il vostro complesso di avercelo piccolo più di tutti vi farà girare, ecco che riuscire a buttarli giù, dopo ore di fatiche e sofferenze magari, e allora la gioia sarà tanta, una botta di gioia che non ci credete. Un'esperienza galvanizzante, terapeutica, che crea un po' dipendenza.


5) c'ha le stradine che le conosco solo io: una delle critiche più comuni che viene da gente che non gioca a Bloodborne o ai Souls è l'assenza di save point o la loro presenza accazzodicane. Certo il gioco sfotte su questo fronte appena può. Prima ti mette un boss impossibile dopo quarantamila minuti di strada impossibile e tutta da rifare in caso di morte, poi ti irride con due save point di fila in sei metri. Ma questa frustrazione è figlia del fatto che il gioco "lo stai facendo male" (come disse un tale a uno che cercava di concupire un ombelico). Il gioco è zeppo di porticine, scorciatoie, ascensori, ponti levatoi, tetti spioventi. La strada per un boss non dista mai oltre un minuto di viaggio e spesso meno con la stradina giusta. E tutto combacia, tutto il mondo è fatto di stradine,  scoprirete quasi sempre che se una porta non si apre c'è un perché e altrove si potrà aprire. A una certa sarete a casa vostra, conoscerete ogni mattonella e potrete consigliare agli amici il posto migliore per le salamelle. Anche se sta sottoterra, in un'altra dimensione, ci si arriva sempre, con una stradina. Abusivismo edilizio a manetta.


6) ma quei caricamenti un po'pesanti... ci sono, anche se dopo l'ultima patch si sono ridotti sensibilmente. Certo se non morite il mondo è tutto caricato (e parliamo di chilometri), ma se si accede all'hub per potenziarsi comunque al "ritorno" una trentina di secondi sono la norma. Quando morirete comunque i caricamenti vi daranno tutto il tempo necessario a sviluppare le imprecazioni più fantasiose da rivolgere al gioco, potrete poi raccoglierle in volume. Su questo aspetto non se ne esce comunque, al più ci si abitua...
7) e poi per play 4 non c'è una sega. Aspetto da economia reale ma veritiero. Per ora di esclusivo c'è poco e di buono ancora meno. E i giochi programmati male che richiedono diecimila patch si sprecano. Brutti tempi che speriamo finiscano presto. Magari qualcuno che odia i gdr o gioca solo al tennis arriverà quindi a comprare Bloodborne per disperazione. E scoprirà magari di amarlo. Bloodborne non è perfetto. Ma è grosso e complesso, intrigante e perverso quanto basta a far riecheggiare i fasti di una straordinaria serie passata della quasi defunta Konami: Castlevania. Non vi prenderà per mano, non vorrà venire al cinema con voi e voi non vorrete certo presentarlo ai genitori per dimostrare il tempo che ci perdete sopra, ma Bloodborne è lì, sul led, che aspetta solo di giocare con voi e farvi male, magari puntando anche al vostro sadomasochismo. Ma se varcherete le porte di Yharnam in una notte di luna potreste aver voglia di tornarci spesso. Almeno fino al nuovo Granturismo ...
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