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lunedì 28 dicembre 2020

The prey - la preda: la nostra recensione del film di Dick Mass sulla gita di un leone mangiatore di uomini ad Amsterdam

 


Amsterdam, giorni nostri. Con il museo di Van Gogh chiuso e il quartiere a luci rosse un po’ fuori mano, un enorme leone mangiatore di uomini gira dalle parti del parco in cerca di divertimento. Dotato di una fame inestinguibile, presto diventa un pericolo per la cittadinanza. La veterinaria dello zoo (Sophie Van Winden) insieme a un cameraman esperto in documentari sugli animali (Julian Looman) indagano. La municipalità, dopo un paio di tentativi maldestri di catturarlo, decide quindi di affidarsi al un cacciatore di leoni esperto: un inglese eccentrico su una sedia a rotelle con cingolati (Mark Frost). 

Divertente, irriverente, qualche volta cattivello e pure satirico, il film scritto e diretto da Dick Mass è una autentica sorpresa che arriva a noi in home video grazie a Blue Swan e in streaming gratuito per gli abbonati Amazon Prime. È il classico film di “caccia al mostro” in salsa splatter e battute ironiche, sul modello di Piranha 3d, Zombeavers, Black Sheep. La fotografia è molto colorata, l’azione incalzante, l’umorismo si dipana in una serie di personaggi improbabili e sopra le righe intenti nel fare scemenze. Poliziotti che si sparano al buio tra di loro, cacciatori improvvisati che cadono nelle loro stesse trappole, bambinaie un po’ distratte, politici pomposi, tutto “fa menù” per il peluchoso, un po’ finto e un po’ creepy mangiatore di uomini. Una creatura che si muove tra il digitate ok e il “digitale barbone”, un po’ di animatronic e un po’ di giochi d’ombra, che al tempo stesso è simbolo e parodia di questo genere di film. Una creatura fintissima ma adorabile di cui però ci si affeziona, come ci si affeziona subito per il suo assurdo cacciatore sui cingoli, che pare una versione umanizzata di Rick di Rick e Morty. L’attore televisivo inglese Mark Frost è un vero mattatore per carisma sulla scena, ironia e pazzia, riuscendo però a percorrere un filo sottile che non ne fa una macchietta, concedendogli un umanità sincera. Le scene in cui il nostro eroe si scatena ripagano di un paio di comprimari un po’ appannati, al netto della divertente e non scontata final girl bionda della Van Winden. Tutto in Prey fila liscio, tra una risata e qualche effettaccio gore.

In alcuni momenti sembra quasi da vedere il misto di “furia urbana e personaggi fumettosi” delle scene della parte finale di Un lupo mannaro americano a Londra di Landis. Tra i “buffi abitanti di Amsterdam” come non citare la coppia dei netturbini uno balbuziente e uno distratto, il cacciatore stile Fracchia con figlio iperattivo, il rasta dalla criniera leonina che viene scambiato più volte per il predatore e ama fare la cacca dietro ai cespugli del parco. 

Si ride tra tanta azione, in sintesi, nel puro stile dei b-movie ma con tanto amore per il genere.

Bel colpo per la Blue Swan questo Prey.

Talk0

giovedì 8 novembre 2018

Gungrave Gore - in arrivo per il 2019



Qualche tempo fa (il luglio del 2002) Sega, in collaborazione con il mangaka Yasuhiro "Trigun" Nightow portò sulle PlayStation 2 un assurdo videogioco sparatutto realizzato da Red Entertainment (che ricordo soprattutto per il per me bellissimo Blood will tell, videogame sempre per ps2, realizzato qualche tempo dopo, tratto dal manga Dororo di Tezuka). Parliamo ovviamente di Gungrave.


Realizzato in grafica cell shading per renderlo più simile ad un anime, arricchito di una struggente musica jazz e ambientato in un futuro hardboiled con elementi neo-noir, Gungrave era uno sparatutto in terza persona che ci metteva nei panni di un misterioso omone armato pesantemente, che portava costantemente con sé (come nello storico western Django) una bara. I'ingombrante feretro, pesante ed eccentrico (opera come tutto il mecha design di un altro nome illustre tra i mangaka, Kosuke "Oh mia Dea/Tales of" Fujishima), era legato alle braccia stesse del protagonista ed era in grado di cambiare il suo aspetto in una combinazione infinita di armi pesanti, similmente alla leggendaria croce del reverendo Wolfwood di Trigun. Ma il nostro oscuro eroe, conosciuto come Beyold the Grave, la teneva solo come extra, prediligendo farsi strada, tra montagne di gangster futuribili, robot da combattimento e una casta di vampiri, dando voce alle sue due enormi pistole. Grave è un non-morto, una specie di mostro di Frankenstein muto, tragico e letale. Per portare a compimento l'inevitabile sterminio che un gioco action a base di tanti proiettili impone, seguendo una trama che lo porterà a scontrarsi con figure legate al suo oscuro passato, Grave viene collegato periodicamente da uno scienziato a un macchinario che gli trasfonde grosse quantità di sangue. Giocare nei panni di Grave permette di assaporare l'onnipotenza, la tragicità e la bellezza di un personaggio unico, ma questo non rende il gioco un titolo perfetto, anzi. Grave è "troppo grosso", al punto che il suo personaggio di spalle + bara copre i tre quarti dello schermo di gioco. Grave è "troppo potente" e se si cerca una sfida il gioco risulta molto facile anche nei livelli di difficoltà più elevati. I livelli sono "troppo simili",  pur contando su alcuni guizzi davvero felici (che me lo fanno paragonare alle opere di Susa 51), la trama è "troppo breve". In genere c'è di molto meglio in giro per i videogame action e Red non è il top degli sviluppatori quanto un onesto e volenteroso team di pochi membri. Però l'intero gioco trasuda carisma e se preso nel modo giusto sa farsi amare. Il blasonato studio di animazione Mad House, non a caso uno degli sviluppatori di alcune puntate di Cowboy Bebop, non si lascia certo perdere il fascino di Beyond The Grave e del suo mondo. E così nasce un anime da paura, che è una vera tragedia non sia mai arrivato in italiano.



La trama dell'anima è più hard-boiled e molte delle derive steampunk  "alla Batman di  Tim Burton" del videogioco originale vengono accantonate in ragione di un contesto più concreto e tragico. Ma lo spirito è ancora quello, la realizzazione ottima e la storia avvincente. Non passa troppo tempo e arriva un nuovo capitolo del videogame, sempre targato Red.


Questa volta il nostro eroe è accompagnato nelle scorribande da una sua banda di Mariachi (ogni riferimento alla trilogia western moderna di Robert Rodriguez è assolutamente voluto). I livelli sono più vasti e ragionati, il divertimento è sempre presente, ma tutte le amabili imperfezioni che rendevano unico il primo gioco sono sparite. Gungrave Overdose è imprescindibile per i fan ma allo stesso tempo una delusione che di fatto affossa il piccolo brand. Ci sono meno scene animate evocative, si sente di trovarsi tra livelli spogli, anche se la formula e il budget impiegato sarà probabilmente lo stesso. La danza delle pistole ipnotizza come sempre i fan di Equilibrium (altra citazione voluta), ma il corpo lento e pesante di Grave appare "troppo piccolo". Gungrave chiude. 


Qualcosa è però rimasto nei sogni di una silenziosa comunità di videogiocatori che hanno adorato il primo piccolo ed imperfettissimo capitolo. Qualcuno aspettava un ritorno del pistolero con la bara. Ogni tanto ci rigioco a dispetto delle animazioni legnose, della scarsa interazione di gioco, dell'approssimazione dei comandi. Per me è uno dei titolo che riescono ancora oggi a trascinarmi di peso in un anime, come Asura Wrath, Killer is dead e Killer 7. Tutti titoli imperfetti (per questo non ho citato cose come Zone of The Enders second runner, che gli sta diverse spanne sopra), ma che rigioco come "riguardando un anime". Così ho fatto i salti quando un annetto fa sono iniziati i lavori di non uno, ma due Gungrave. Un titolo è per i visori vr e di lui per ora non mi interesso (forse i vr di prossima generazione...). L'altro è Gungrave Gore, ed è a tutti gli effetti il nuovo capitolo.



Sembra che presto, intorno all'inverno 2019, tornerò a impersonale il buon Grave su ps4.  La storia è ovviamente ancora blindata, il timore di un titolo non epocale è palpabile e giustificato da un Gungrave Overdose così così. Ma il fascino c'è tutto ed è ancora intatto e la produzione sembra promettere un lavoro di classe, benedetto da un alto budget. Se fosse uscito un capito 3 di Gungrave per la ps3 mi sarei immaginato meccaniche alla Gear of War o un ritmo di gioco indiavolato alla Vanquish. Certo aspettative altissime per il Red studio, ma qualcosa di "similare" mi avrebbe per lo meno fatto felice. Oggi incrocio le dita più che posso e non vedo l'ora di sapere di più di questo Gungrave Gore. Se saranno guilty pleasure fioriranno (tanto anche se sarà una ciofeca so che vorrò prenderlo), ma se la saga godrà di un primo, vero, titolo tripla A non vedo l'ora di esultare. 
Talk0

sabato 31 ottobre 2015

Predator: dark ages



In attesa che Shane Black (dopo il pallonaro annoiato Rodriguez) ci regali finalmente un nuovo capitolo della saga dell'amatissimo predatore spaziale visivamente creato da Stan Winston e reso famoso da Schwarzenegger e John Mc Tiernan, gustiamoci questo recente (maggio 2015) corto amatoriale scritto e diretto da James Bushe. Il predator ai tempi delle crociate a caccia di souvenir medioevali da appendere al suo caminetto. Un progetto piccolo piccolo, low-low budget ma tanto cazzuto, parecchio lontano dalla consueta sagra del cosplay, con i costumi ricavati dalla carta-forno. 

Un accampamento di monaci è minacciato da una creatura che si crede di origine diabolica, un essere che si muove furtivo nei boschi decimando chiunque vi si addentri. Un manipolo di soldati, abbastanza scassato e sorprendentemente "moderno" è chiamato a indagare. Come insolita guida un nemico, un saraceno, che forse ha architettato tutto e li sta portando in una trappola. La caccia sta per cominciare e sarà combattuta con spadoni, archi e balestre. Pregando che qualche scudo ricoperto in pelle e qualche elmo da battaglia a visibilità zero bastino per difendersi da affilate lame retrattili e raggi laser distruttori.


Il tema sonoro di fondo è il classico, glorioso score di Alan Silvestri. La sceneggiatura semplice ma gustosa, gli attori nemmeno tanto male. Il predatore imponente e perfettamente riprodotto nel suo stile di lotta e codice d'onore. I crociati sono un simpatico gruppetto bad-Ass "wanna-be" che per budget non può fare molto ma quello che fa è convincente, piazzando azzeccate battute da popcorn movie. Lo stile di ripresa è davvero valido, come lo sono trucco e costumi  che, sempre considerata la produzione, sono davvero rimarchevoli. Ci sono anche piccoli ma agguerriti trucchi meccanici ed effetti in stop motion volti a ricreare la creatura e le armi di Stan Wilson. Non ci facciamo mancare nemmeno la mimetizzazione ottica e pure lo splatter. Insomma, un gioiellino che merita la pena di essere condiviso almeno tra tutti i fan della saga. Dopo la visione andate sul link di youtube e spolliciate "mi piace" a volontà . Buon divertimento. 

Talk0

giovedì 26 febbraio 2015

Power/Rangers - il corto pazzesco che sta infiammando la rete!!



Prima che questa figata, frutto dell'amore spasmodico di alcuni fan,  scompaia dalla rete!!! Eccovi il filmato integrale qua sotto!


Credo che sia la produzione amatoriale, totalmente gratuita e senza fini di lucro, più figa che io abbia mai visto in vita mia, imprescindibile se amate i supereroi colorati nipponici e sognavate di vederli in un contesto più dark del solito. Belli gli effetti, convincente la recitazione (nel contesto), stimolante come il cioccolato fondente al peperoncino. Naturalmente la casa madre dei Power Rangers, la Saban, non è contenta della cosa, il modello originale non sembra stato rispettato, i bambini queste cose troppo violente e adulte non le dovrebbero vedere, non c'abbiamo i pupazzetti da vendere ecc., e vuole oscurare il video, magari invocando il famigerato Content ID di youtube. Ma per ora non lo fa. Chissà mai che qualche futura pellicola dark uscirà davvero al cinema...
Talk0