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venerdì 18 gennaio 2019

L'agenzia dei bugiardi: la nostra recensione e l'intervista esclusiva a Volfango De Biasi!



L'amore è forse un bel gioco, almeno fino a che non diventa una cosa seria, almeno fino a che non passa un mese. Dopo di che iniziano le complicazioni, le paranoie, i momenti di disinteresse, magari le corna. E nel mezzo le bugie, un mare di bugie che rompono la coppia pezzo dopo pezzo. Meglio stare insieme un mese e poi troncare, prima che sia troppo tardi. Questa è la filosofia di vita scelta da Fred (Morelli) e Clio (Mastronardi), entrambi con passate brutte esperienze a causa di qualche "bugia di troppo" ai loro danni, entrambi con un forte "fastidio" nei confronti di chi dice le bugie a qualsiasi titolo. Clio è diventata una donna di legge e si è specializzata nello smascherare gli inganni. Fred ha fatto una scelta diversa, ha fondato una agenzia, la "SOS Alibi". La SOS Alibi come mission "copre le bugie". Soprattutto i tradimenti, che costituiscono di fatto il "core business". Non lo fa per aiutare il mentitore/fedifrago, quanto per mantenere uno status quo, impedire che le famiglie si dividano con danno soprattutto ai bambini. Famiglie come quella di Fred, il cui padre dopo aver lasciato la moglie è sparito lasciandoli soli. Fred dispone di un team composto da attori, spie, psicologi, esperti di informatica. I suoi clienti, che in genere intendono organizzare una scappatella o si trovano con la moglie alla porta e l'amante ancora sotto le coperte, possono fare affidamento su una serie di procedure efficaci per la routine, per l'emergenza, per la falsificazione di documenti, per travestimenti, fughe, per depistaggi. Tutto, tutto fatturabile con discrezione, ma per il bene delle famiglie. Fred è contento del suo lavoro e insieme all'esperto di informatica Diego (uno stralunato nerd interpretato da Herbert Ballerina) e al nuovo apprendista Paolo (un esperto di psicologia interpretato da Paolo Ruffini) sta per incontrare un nuovo cliente, Alberto (Massimo Ghini). Alberto è un professionista felicemente sposato con un giudice, Irene (Carla Signoris), fino a quando non perde la testa per una irresistibile svampita aspirate cantante di nome Cinzia (Diana Del Bufalo). Alberto è un fedifrago impacciato e pasticcione che necessita davvero dei servizi della SOS Alibi, ma c'è un problema. Sua figlia, all'insaputa di Fred, è Clio. Clio di cui Fred è davvero innamorato, al punto da mettere da parte insieme a lei la strategie di stare insieme solo un mese e poi basta. Clio, sempre a caccia di bugie per ossessione, a cui Fred, per timore del giudizio, ha detto di fare l'architetto. Resisterà il loro rapporto alla pioggia di bugie che Fred dovrà scatenare per salvare la faccia al suo nuovo cliente Alberto? 


Volfango De Biasi scrive (insieme a Fabio Bonifacci, che l'anno scorso ha scritto Metti la nonna in freezer) e dirige uno scoppiettante adattamento italiano della commedia francese Alibi.com di Philippe Laucheau. L'ispirazione è francese, il corpus si innesta bene nell'animo italico della commedia degli equivoci (Massimo Ghini fa sua la maschera del cinico imbranato fedifrago resa celebre da De Sica), quando quasi dalle parti della commedia sexy (La Del Bufalo, è una svampita amabile come la Fenech di Cornetti alla crema... peccato non essere più negli anni '70... ma anche la Mastronardi ha delle inaspettate uscite sexy). C'è alla base della SOS Alibi una costrizione narrativa interessante, quasi da spy movie, molto da film action, per nulla banale e che ci ricorda che anche noi italiani sappiamo fare commedie "un po' action" (come negli anni '80 I Pompieri, come oggi Smetto quando voglio). Telecamere, computer, travestimenti, colpi di scena, inseguimenti, perfino elicotteri, il pacchetto completo, ma la ricetta ha altre sfumature interessanti. C'è un tocco di commedia "cattiva ma per finta" sullo stile dei Farrelly, con vittime i classici nerd e animali, (Ballerina e Ruffini sembrano entrambi uscire da un film dei Farrelly, e sono irresistibili), ci sono ottimi momenti e "scenografie" da commedia sociale inglese (tra Boyle e  Ritchie) con mattatore principale RaiZ degli Almanegretta, c'è pure un attimo di surrealissimo, quasi alieno, grazie ai geniali personaggi di Paolo Calabresi e Carla Signoris (un personaggio quasi da Wes Anderson). 
C'è quindi molta contaminazione, molte idee e soprattutto si riesce a ridere, a volte in modo liberatorio e tutto matto, come quando dal nulla, come un meteorite, appare sullo schermo l'autodefinitosi "Willy Smith del Senegal". Come quando, in pieno deliro allucinogeno, uno dei nostri eroi finisce in una festa a tema supereroi molto più inquietante di quello che sembra. Come quando succede che qualcuno si addormenta e si addormenta in continuazione, ma lotta per non essere discriminato dalla società come narcolettico. Ma la struttura regge, l'impianto narrativo diventa sempre più anarchico ma non si sfilaccia e tutto rimane composto. Anche  se forse il finale è meno esplosivo di quanto ci si potesse immaginare, l'oretta e mezza passa e in modo gradevole. Tra tutti gli interpreti la palma del migliore a questo giro la voglio dare a Paolo Ruffini, che lavorando molto di sottrazione e disinnescando il suo modo di parlare veloce e sopra le righe (ho in mente la performance in I Babysitter) crea una maschera comica davvero riuscita. 
L'agenzia dei bugiardi ha ritmo, buoni interpreti, qualche interessante idea di regia ma soprattutto riesce a far ridere, con spensieratezza ma senza far dimenticare un sottotesto interessante sul "valore morale" della verità. Non è esente da qualche piccola sbavatura, soprattutto nel finale, ma si lascia vedere con gusto. Non punta a stravolgere il genere, ma per ordine formale e scrittura frizzante è decisamente una pellicola godibile. 
Talk0


L'agenzia dei bugiardi : la nostra intervista  al regista, Volfango De Biasi

TalK0: Buon giorno e grazie della disponibilità! Non le ruberò troppo tempo, glielo prometto!
De Biasi: Perfetto, sono qua!

T: Ho visto il film, l'ho trovato molto interessante. È un remake di Alibi.com di Philippe Lacheau. Lacheau peraltro regista anche di Babysitting, che ha ricevuto di recente un remake italiano, I Babysitter, con la partecipazione di Mandelli, Ruffini e Abatantuono. La commedia francese si presta bene a essere "importata e tradotta" da noi? Penso anche al successo di Benvenuti al Sud. È nelle nostre corde prendere un po' dai francesi?
DB: Mah, io credo che per certi versi "tutti abbiano preso da tutti". I Farrelly Brothers con Tutti pazzi per Mary inevitabilmente ha preso da una visione del cinema scollacciato degli anni '70 che facevamo anche noi. Tutti hanno poi preso dai maestri comici americani degli anni '10, '20, '30, '40. Alla fine c'è come una sorta di partita di giro. I film di Lacheau, devo dire la verità, sono film che pagano sicuramente un tributo molto alto alla commedia americana. Mi viene in mente Ridere per Ridere di Landis. Il fatto che io abbia scelto di riscrivere, probabilmente normalizzandolo o ristrutturandolo, Alibi.Com, è perché ci ho riconosciuto dentro una commedia italiana folle e anarchica anni '70 con elementi di una commedia americana esplosiva degli anni '80. Quindi credo che non si tratti solo di quello che i francesi "ci stanno dando", ossia una sorta di partita iva creativa.

T: Certo. Per altro, sempre restando sulla commedia francese, le è capitato di vedere di recente 7 uomini a mollo di Gilles Lellouche ? 
DB: Purtroppo gli impegni di confezionare un film, l'orgia dei panettoni... mi hanno tenuto lontano dalla visione di 7 uomini a mollo (ride)

T: Posso raccontarle un po' la trama?
DB: Non vedo l'ora! (ride)

T: Parla di alcune persone che hanno un serie di problemi sociali, economici, familiari e lavorativi, che attraverso lo sport, uno sport un po' di nicchia, attraverso l'aiuto di persone che li seguono e motivano, riescono a diventare la nazionale francese a un evento internazionale di categoria. Lo sport riesce a unire le persone e le fa migliorare. A vedere questo film mi è venuto in mente qualcosa che ha fatto lei. Un documentario.
DB: Crazy for Football

T: Esatto! Vuole parlarmene un attimo? 
DB: Mah, cosa vuoi che ti dica?! (ride)  Certo ne parlo con piacere! (ride ancora) Ok, te ne parlo!! Beh, Crazy for football è una storia che seguo da 13 anni. È il secondo film che ho fatto, c'è stato un romanzo. Di fatto io collaboro alla gestione, all'esistenza e alla nascita di questa nazionale composta da pazienti con problemi di disturbi mentali. È una battaglia di civiltà che sicuramente e culturalmente all'interno della battaglia di Basaglia e della legge 180. L'idea che il paziente psichiatrico non sia un "paziente professionista" che è in carica alla psichiatria ma che sia un uomo, con tutti i suoi diritti civili. Un "paziente dilettante". Un uomo come gli altri che possa, nei momenti il cui "rientra dal fuorigioco" della malattia, vivere una vita meravigliosa. Per fare questo bisogna creare cultura e in questo sicuramente il calcio è uno dei linguaggi di connessione più forti. La palla "va da me a te" ed è una forma di comunicazione forte, soprattutto nella nostra società, in cui si continua a pensare che il matto sia uno con il cappello di Napoleone o con lo scolapasta in testa e punto. Oppure dove si arriva a pensare che il criminale sia un matto, cosa che non è. E quindi si racconta. Quando i nostri giocatori mettono la maglia della nazionale, in quel momento la malattia mentale è appiattita per lasciare posto al "mito" di Totti, Buffon, Del Piero...

T: Un messaggio molto bello, che quest'anno viene declinato in commedia anche dai francesi, ma che mi pare fosse nelle sue corde ancora prima di Crazy for Foofball, con un altro documentario precedente..
DB: Sì, Matti per il calcio è la mia prima opera che ottiene visibilità dopo i cortometraggi. 

T: Dopo il successo di Crazy for Football del 2016, che vince il David di Donatello e menzione speciale ai Nastri d'Argento, quest'anno è tornato invece alla commedia. Un genere che l'ha vista come sceneggiatore, con Colpi di fulmine e Colpi di fortuna di Neri Parenti, poi, come regista e sceneggiatore per Un natale stupefacente del 2014, Natale col boss del 2015 e Natale a Londra - Dio salvi la regina nel 2016. 
DB: Esatto. 

T: Com'è stato tornare a un genere così popolare, seguito e importante in Italia? Mi sembra che siamo in un momento di ridefinizione della commedia italiana.
DB: Ogni film è difficilissimo. Nessun film è scontato e ogni operazione va osservata a tutto tondo! Questo era un film che doveva essere solido e far ridere, ridere, ridere. Con un cast fresco, nuovo, perché sono stati un gruppo inedito da mettere insieme. E speriamo di aver vinto questa scommessa! Tornare alle commedia è sempre bello, far ridere è sempre bello. 

T: Parto subito con quello che mi ha colpito di più, in positivo. Mi ha sorpreso tantissimo, e fatto sbellicare,  il duo comico che viene a formarsi tra Herbert Ballerina e Paolo Ruffini! 
DB: Sì, è fortissimo!

T: Con questo film arriva per me una nuova definizione di Ruffini come attore comico. Con uno stile di recitazione in sottrazione, quasi minimale, rende benissimo. È la prima volta che lo vedo in un ruolo così., 
DB: Allora non ti sei visto con attenzione (mi bacchetta simpaticamente ridendo) Natale a Londra e Natale col Boss!

T: È vero, lo ammetto!
DB: Perché Ruffini è il terzo film che fa con me e io lo utilizzo come "clown bianco". Quindi sempre in sottrazione con Paolo e infatti (ride)... sì, devo dire che è la sua chiave migliore.

T: Assolutamente! Condivido!
DB: è un ottimo attore. In sottrazione Paolo, che è già un bravissimo comico, diventa anche un ottimo attore. 

T: Mi è piaciuto molto come hanno sviluppato i loro personaggi anche Giampaolo Morelli e Alessandra Mastronardi. Loro sono di fatto il cuore del film, il loro modo di agire e relazionarsi con la società e con gli altri, seppur antitetico, nasce come una loro risposta ai troppi "bugiardi che ci sono in giro". È come una questione personale prima che sociale, il fatto che abitiamo in un paese pieno di bugiardi, dove i tradimenti (di varia natura) sono all'ordine del giorno..
DB: ... e infatti si innamorano perché psicanaliticamente parlando vogliono la stella cosa (ride). Sono come i contrari che si attraggono. Anche il personaggio della Mastronardi in fondo un po' mente, odia i tradimenti ma  non spiega mai "del tutto" il suo punto di vista, nasconde qualcosa pure lei. Anche lui in fondo non ama i tradimenti, lui è il "re dei bugiardi" ma per una giusta causa. Quindi le loro due fragilità coroneranno in una meravigliosa storia d'amore! Questa è la mia chiave di lettura e di scrittura. 

T: Nel cast anche Diana Del Bufalo. Interpreta l'amante del personaggio di Ghini ed è una figura amabilmente svampita, che esce da ogni schema, vive in un mondo tutto suo e appare tanto buffa quando sensuale. Ghini che ormai ha fatto sua la storia maschera del bugiardo fedifrago resa grande da De Sica...
DB: Ghini assurge a una cifra comica da re della commedia, Diana fa ugualmente bene quel personaggio che ha reso famose e fatto vincere premi a tante attrici, cioè la "scema sapiente". Il personaggio di Diana, Cinzia o "Double Cinzia" è davvero un'oca giuliva, una meravigliosa idiota. Che non è un personaggio facile. È stata molto brava.

T: andando a random senza rivelare troppo della trama, mi è piaciuto molto anche il rapper Raiz degli Almamegretta, il suo personaggio, il capo di una comunità nomade, sembra uscito da Snatch di Guy Ritchie! È citazione voluta? 
DB: Certo! Un po' sì (ride). Però voluta no! Il personaggio di Raiz e il mondo che gli gravita attorno può apparire pericoloso ma è pieno di valori positivi, di accoglienza e gentilezze. Poi diventa a un certo punto il "cattivo", ma ha le sue ragioni per quello che gli combinano (ride). 

T: Paolo Calabresi. Il suo è un personaggio composto, apparentemente tranquillo, troppo gentile ma a volte pure terrificante. E lui fa tutto con la sua solita aria imperscrutabile. Molto curioso e a tratti surreale  il suo duettare con Carla Signoris.
DB: Paolo Calabresi in questo film è incredibile. È un personaggio che sembra come Bela Lugosi (ride) va al di là... è oltre ogni limite. La Signoris è una grande attrice e insieme duettano con una raffinatezza... Di cosa è fatto un film comico? Ecco, è fatto di questi attori, che creano tra loro come dei balletti.

T: Prossimi programmi? C'è già in mente qualcosa? Per scaramanzia sì ma non si dice?
DB: Sì... non posso dirlo ancora, ma sopratutto vediamo come va questo! I programmi cambiano anche in base all'apprezzamento del pubblico, che ti indirizza. 

T: ci sarà in futuro anche "un seguito" di Crazy for Football
DB: Crazy for Football continua, anche perché la nostra nazionale si sta organizzando per il 2020. Stiamo lavorando anche ad un adattamento fiction... vedremo! È una storia politica e quindi non si ferma qui, anche se non sappiamo ancora bene come andrà. 

T: L'agenzia dei bugiardi è nelle sale! Ringrazio il regista Volfango De Biasi per il suo tempo e a risentirci presto! 
DB: Grazie!

giovedì 8 marzo 2018

Vengo anch'io - il film di Corrado Nuzzo e Maria Di Biase - la nostra intervista telefonica!




Abbiamo visto "Vengo anch'io", il primo film scritto, diretto e interpretato dalla coppia Nuzzo Di Biase. I due attori hanno un sodalizio artistico di lungo corso, che si è espresso nei programmi di culto della Gialappa's Band e in Zelig, sono su Radio 2 nella ciurma di Blackout e ora cercano di affacciarsi al cinema anche come autori. Il loro film è un piccolo e sincero, quasi intimo, viaggio lungo le autostrade d'Italia che quattro personaggi "acciaccati dalla vita" compiono insieme per uno strano gioco del caso. Con l'ironia caustica che da sempre è marchio di fabbrica della coppia, il gruppo affronta, in una cornice di surreale normalità italica on the road (imperdibili un Francesco Paolantoni romagnolo doc o la farmacista Ambra Angiolini che caldeggia l'uso delle droghe pesanti in luogo dei farmaci antidepressivi), anche delle tematiche sociali importanti. Si svelano nei personaggi aspetti tanto profondi che inaspettati e di colpo ci si accorge che ci si sta commuovendo più che ammazzarsi da ridere. Abbiamo parlato di questo aspetto curioso della pellicola con Nuzzo e Di Biase, che sono stati così gentili da rilasciarci una intervista telefonica.

Nuzzo: Pronto?
Talk0: Pronto? Parlo con la signora Di Biase o con il signor Nuzzo?
N: Sono il signor Nuzzo!
T: Buon giorno signor Nuzzo, sono Paolo e scrivo per un piccolo blog di cinema che si chiama Le conseguenze del troppo tempo libero.
N: Che è bellissimo ah ah ah. Mi piace! Già mi piace! (ride)
T: Grazie! Ho visto il film!
N: Bene! E...?
T: Ed è interessante! È un film che parla di tanti argomenti sociali e mi ha anche sorpreso un po', devo essere onesto. Forse perché mi aspettavo qualcosa di molto più divertente e spensierato, magari (rido). E invece sa essere molto melodrammatico, ma in senso per me positivo! Quindi mi è piaciuto da quel punto di vista! 
N: Si'. Abbiamo alla fine mischiato molto questo aspetto con la comicità. Si ride ma c'è anche una vena più malinconica e poetica che ci piace.
(intanto raggiunge l'apparecchio anche Maria Di Biase) 
Di Biase: Ciao! Sono arrivata ora!
T: Buon giorno signora Di Biase. Vi do del tu, del voi, come mi regolo? 
D: Come vuoi!! Ma dacci del tu, ovviamente!
T: Va bene! Stavo dicendo a Corrado che il film per me non è male soprattutto perché sa essere anche qualche volta drammatico. Non pensavo che questa componente venisse fuori quasi più di quella comica e invece l'ho trovato un approccio particolare, che per me dà un punto in più al film. 
D: Anche secondo noi! Ci eravamo immaginati dei personaggi molto borderline, molto particolari. La loro emotività durante la recitazione è venuta fuori quasi da sola. 
N: Ci hanno sorpresi!
T: Da dove nasce questa epopea on the road di un gruppo formato da un assistente sociale aspirante suicida (Corrado Nuzzo), da una ex carcerata (Maria De Biase), da un ragazzo affetto da sindrome di Aspeger (Gabriele Dentoni) e da un'atleta di canottaggio salentina (Cristel Caccetta)? E qual è il più sventurato? Forse l'atleta salentina? 
D: L'idea del film nasce dal voler raccontare il "diritto alla felicità" che dovrebbe avere ogni essere umano. Anche quello che si sente più disperato o ha vissuto una vita difficile ha diritto alla felicità e gli può capitare di trovarla quando riesce a fare gli incontri giusti...
N: ...che non sono poi gli incontri migliori! Perché non devono per forza essere gli incontri migliori quanto gli incontri che possono trovare una rispondenza con il tuo passato e...
D: ...anche farti vedere, sotto una luce diversa, sia te stesso che la tua vita, che magari fino a lì ti sembrava che non girasse proprio. Ognuno di loro ha una grande difficoltà a comunicare con gli altri e allora ci è piaciuto mettere accanto al mio personaggio e a quello di Corrado un ragazzo con la sindrome di Asperger che avesse difficoltà a comunicare proprio in ragione della sua malattia. In realtà tra tutti i personaggi lui risulta quello messo meglio tra tutti noi. E funge un po' da grillo parlante...
N: ...infatti abbiamo dato a lui il compito di aprire e chiudere il film. Ci tenevamo e questo personaggio specialmente, lo adoriamo. È quindi un viaggio on the road... un "piccolo" viaggio on the road. Loro partono quasi senza valigie. Maria ha questa busta di plastica gialla e basta. È un viaggio poco organizzato, ma abbiamo cercato di riempirlo di sentimenti. E sono sentimenti positivi soprattutto! Perché i personaggi sono sì borderline, però alla fine hanno un'anima.
T: Nel film si vede quasi una famiglia in costruzione a cui partecipano attivamente i quattro personaggi. Mentre la loro "famiglia di base" in tutti i casi appare un po' disastrata c'è una voglia di "riassemblarsi in corso".
N: Sì, è una cosa un po' rivoluzionaria e sembra strana, ma in fondo è il "rimedio della nonna" (ride). I personaggi hanno bisogno di stare insieme, di credere al fatto del gruppo...
D: ...la puoi chiamare famiglia come la puoi chiamare in un altro modo, però è un sentimento di amore che li tiene insieme e che permette ad ognuno di loro di superare le debolezze...
N: ...per noi una famiglia non è solamente una famiglia di sangue, quanto un luogo in cui si può stare insieme per superare le difficoltà. Loro poi non trovano una vera pace...
D: ...non è che trovano una "grande felicità" alla fine quanto una quiete. Alla fine si acquietano. E vuol dire tanto, quando sei una persona agitata o hai vissuto male fino a quel momento. 
T: Ho trovato una certa tensione tra i personaggi, di tipo intergenerazionale. Le illusioni dei personaggi più giovani (il ragazzo con l'Asperger, Aldo, e la ragazza che fa canottaggio, Lorenza) che si scontrano con le certezze/disillusioni degli adulti (Quelli di Maria e Corrado). Abbiamo quindi il personaggio di Aldo che ha molta fiducia nel fatto di essere intelligente e di non poter mai mentire (e quindi essere in questi termini un "puro").
D: ...la cosa bella secondo me nella costruzione del personaggio di Aldo è che non abbiamo voluto "mettergli addosso" tutti gli stereotipi che in genere le persone (come il personaggio di Paolantoni) attribuiscono a chi è affetto da Asperger. Aldo pensa di essere bravo in matematica, ma durante il viaggio scoprirà di avere altre qualità. È bello quando gli altri considerano che tu sei geniale per una cosa quando invece tu scopri di essere geniale e unico per un'altra.
T: C'è però della tragedia all'ingresso di Aldo nella vita adulta. Mi ha colpito il fatto che fa diciotto anni, un attimo dopo brucia la casa, si ritrova da solo, non riceve il regalo del padre e da allora non può più sapere se mangerà puntualmente alle 13 di ogni giorno. Con la vita adulta in qualche modo "muore la sua serenità". 
N: Vero! C'è una certa scena in cui si festeggia un certo successo dei giovani quasi per "circostanza". Infatti il mio personaggio subito dopo aggiunge: "sono giovani..." (ride) e Maria aggiunge: "sì sono giovani... credono ancora all'amicizia". I nostri personaggi sono disincantati e disillusi, ma anche attraverso gli occhi di quei giovani i nostri personaggi un po' scoprono o riscoprono che la vita ha un senso. Soprattutto il mio personaggio, che all'inizio del film non dà più alcun significato al senso della vita... questo gruppo di squinternati lo porta a distrarsi da questa negatività e a cercare per una volta di vincere ..
D: Non spoilerare!! (ride)
T: Una cosa che mi ha colpito, non so dove la avete trovata, e complimenti, è il canottaggio usato come metafora esistenziale. Il fatto di andare avanti guardando indietro, una specie di costruzione del futuro sulla base di un passato che è stato edificato prima (insieme ad una famiglia unita, anche se può essere valido solo per chi ha avuto la fortuna di avere un tale passato felice). È un'immagine che voi puntate in parte a scardinare. 
D: Viene da un aforisma che abbiamo trovato su internet. "La vita è come il canottaggio, per andare avanti bisogna guardare indietro". Abbiamo cercato l'autore ma non lo abbiamo trovato. Appena abbiamo trovato quella frase abbiamo pensato: "Nel film dobbiamo metterla su qualche muro!" (Ride)
N: Abbiamo voluto fare in modo che il racconto fosse scandito da delle frasi scritte sui muri. Capita tutti i giorni di leggere sui muri delle frasi e qualche volta queste possono avere una rispondenza con quello che tu sei quel giorno, con l'emozione che provi. La abbiamo trovata una cosa interessante. È nato tutto perché avevo visto una scritta sulla facciata del carcere di Roma, che quando siamo andati per girare era stata già tolta...
D: ...durante un sopralluogo avevamo visto una vecchia foto del carcere con la frase: "è inutile che vivi fuori se sei morto dentro"...
N: ...e da lì ci è venuta l'idea di proseguire il corso del viaggio scandendolo con delle frasi. Come "Dio ti odia, noi pure. Un'altra che mi piace molto è "Non accettate sogni dagli sconosciuti", che avviene subito dopo l'incontro di Aldo con il padre, interpretato da Alessandro Haber. 
T: Ma quindi avete fatto rimettere la scritta sopra al carcere? 
D: Abbiamo provato a proporlo, ma alla fine lo abbiamo fatto in post produzione (ride). 
T: Parliamo un po' della scena topica del film. Un quadro quasi botticelliano con Corrado Nuzzo che nudo abbraccia un albero. (ridono). Come è stata scelta la location?
N: Lo abbiamo fatto solo perché il film esce l'8 marzo!! (ride)
D: Era per invitare le donne a non andare a vedere quegli squallidi spogliarelli ...
N: Vieni al cinema e vedi un vero uomo (ride)
D: ...un vero uomo che cerca di acquietarsi facendo silvoterapia...
N: ...è una scena che serve per raccontare il contrasto che vive all'interno il mio personaggio. È uno che vuole mangiare benissimo per evitare il colesterolo ma poi ha manie suicide e si inventa questa silvoterapia che è una cosa quasi surreale da come sta combinato. (ride) 
T: Spero che comunque l'albero fosse consenziente.
D: Per me poco (ridono).
T: Diciamo che è stato preso un po' sul momento. Ci sono molti attori, come abbiamo già citato Haber, che prendono parte in piccoli ruoli nella pellicola. C'è Francesco Paolantoni, Aldo Baglio... C'è un ricco cast di supporto, oltre ai ragazzi molto bravi che avete scelto per i ruoli di Aldo e Lorenza. 
D: Si', c'è anche Ambra Angiolini e molti altri che si sono prestati anche per piccolissimi cammei. Loro sono stati bravissimi e hanno accettato volentieri, erano contenti del lavoro. 
N: È stato per noi un grande attestato di stima, non smetteremo mai di ringraziarli.
D: Non so se segui i nostri social, stiamo in questi giorni pubblicando dei video che abbiamo realizzato con loro. Per gioco ognuno di loro ci offende e parla male di noi. Facciamo l'anti-pubblicità (ride). 
N: Stiamo seguendo anche in questo il nostro modo di essere. Siamo scorretti, ma di una scorrettezza sana. (ride).
T: Adesso cosa farete "da grandi", dopo questo film.
N: Vorremmo fare una vacanza e poi farne subito un altro. Il sogno è quello perché fare questo ci è davvero piaciuto tanto. Noi facciamo radio, TV, tantissimo teatro. Ci siamo approcciati a questa nuova esperienza umilmente e speriamo di aver tirato fuori un prodotto credibile. Noi lo amiamo questo prodotto...
D: Non lo chiamare prodotto che è brutto! È un'opera! 
N: Noi amiamo moltO quest'opera e quindi ci siamo esaltati molto...
D: ...siamo contenti del risultato e sentiamo che ci rappresenta. 
T: Direi che ho tutto! Grazie mille per la cortesia e di questo tempo che mi avete dato.
N+D: Grazie anche a te

lunedì 18 dicembre 2017

Natale da Chef: le interviste di Talk0 al cast!



Francesca Chillemi

Ex miss Italia, dal vivo ancora più bella che in TV, sembra più minuta e timida. Come attrice è molto portata per i ruoli comici, grazie anche alla forte dose di autoironia con cui stempera la sua avvenenza riuscendo ad apparire buffa e sempre dolce.  In Natale da Chef interpreta Laura, una ragazza in cerca del grande amore che si scontra con l'affascinante ma un po' troppo materiale Filippo (Dario Bandiera), un sommelier "astemio" disposto ad andare a letto anche con una donna anziana (Milena Vukotic) se questo significa la possibilità di vincere una competizione e trovare un lavoro. Cosa non si fa oggi per un lavoro. Laura e Filippo si inseguiranno e ostacoleranno a vicenda mentre tra loro inizierà a crescere una certa intesa. Francesca Chillemi ci piace ed è stata gentilissima nel concederci questa intervista.

T: Ho con me qui Francesca Chillemi, protagonista del cinepanettone di Neri Parenti con Massimo Boldi. L'abbiamo conosciuta in televisione per il ruolo simpatico e buffo di Azzurra in Che Dio ci aiuti, l'abbiamo vista in Braccialetti rossi in una parte dai risvolti anche drammatici. La commedia è nelle tue corde, possiamo dire.
F: Sì, la commedia me la sento abbastanza addosso. È la parte che mi piace di più perché quando fai cose drammatiche ti devi un pochino immedesimare in quei ruoli e io non sono una particolare amante dei drammi di per sé. Li vedo al cinema, quando ho un sano momento di libertà, ma preferisco le commedie, mi rilassano di più.
T: Neri Pareti, Massimo Boldi, come ti sei trovata sul set?
F: Il cast era affiatatissimo e già aveva lavorato più volte insieme, io sono una new entry. Mi sono trovata benissimo perché loro sono fantastici e sono davvero riusciti a creare gruppo, una cosa che non capita sempre.
T: Il film parla di cibo...
F: Ci piace! Il cibo è un tormento ma anche una grande passione per tutti!
T: È un po' un "argomento - rifugio" in questo momento. Invece di parlare dei guai dell'attualità, delle crisi economiche..
F:...è il quotidiano per tutti, già parliamo di cosa mangeremo per Natale!
T: Che rapporto hai con il cibo?
F: Un rapporto... sano... malato no! Ovviamente è un rapporto di "attenzione" perché siamo bombardati da immagini di cibi buoni che offre la televisione. C'è cibo da tutte le parti! Siamo un popolo di sovranutriti e io ovviamente mangio spesso più per golosità che per bisogno effettivo. Spesso me lo concedo e spesso devo stare attenta, come tutti!
T: Il tuo personaggio in Natale da Chef? Cosa dobbiamo aspettarci in sala?
F: Il mio personaggio non è uno chef, ma un giudice-sommelier. Entrerò in contatto per lo più con il personaggio di Dario Bandiera...
T: Siete i giovani della ciurma...
F: Io sì, Dario un po' meno (ride). Sono tutti giovani e il più giovane di tutti è Massimo Boldi! Nel film si creeranno poi un sacco di equivoci che porteranno poi ad una commedia esilarante. 
T: Progetti futuri dopo questo film?
F: Io sono scaramantica!! 
T: Non si dice allora! Diciamo che stai facendo cose e vedendo gente quindi...
F: Esatto! Sto facendo cose... e poi si vedrà!
T: Allora ti aspettiamo il sala?
F: Assolutamente! 


Massimo Boldi

Massimo Boldi è uno dei più grandi giullari del cinema italiano e una delle colonne del cabaret milanese. 
In Natale da Chef interpreta Gualtiero Saporito, un cuoco con così tanta ossessione di stupire a tutti i costi con i suoi piatti da finire per alterarli irreparabilmente con ingredienti ricercati, fuori posto e stravaganti. Per questa sua mania distruttiva e per il bene del ristorante a gestione familiare, Gualtiero viene spesso allontanato dalla cucina dalla moglie Beata (Barbara Foria), una chef che proprio grazie alla semplicità della sua cucina ha avuto dei riconoscimenti importanti. Alla continua ricerca di una affermazione e stanco di essere estromesso dal suo "regno" in continuazione, lo Chef Saporito si farà coinvolgere in una strana gara per l'appalto del catering del prossimo G7. Perché avranno scelto proprio lui per questo incarico? 
Mi basta vederlo per un secondo per scoppiare a ridere. Seguo Massimo Boldi da sempre. Da quando in TV ai tempi del Derby, l'ho visto duettare con Teocoli. E' presente nella maggior parte dei film comici che ho amato da piccolo, da Scuola di Ladri a I Pompieri. Ma l'ho apprezzato anche per un suo raro ruolo drammatico in Festival di Pupi Avati, film che lo consacra come attore completo e che vi consiglio di recuperare. E dovete davvero recuperare su YouTube gli spezzoni in cui suona la batteria. Dal vivo Massimo "Cipollino" Boldi ha le spalle più larghe di come appare in video ed è anche meno rotondo. È riservato ma molto cordiale e ha una personalità complessa, lunare. Entra in sala a luci spente, si mette nelle prime file e tende l'orecchio al pubblico. Ascolta quando arrivano le risate, è genuinamente contento. Prima della fine del film si alza ed esce in punta di piedi, senza disturbare. 
Nell'intervista Massimo Boldi parla piano e si commuove, riesce a stregare la platea che lo ascolta. 

T: Massimo Boldi nel film di Natale, Natale da chef. Com'è questo Chef Saporito?
B: È Saporito di nome, ma invece fa schifo. È una schifezza unica...
T: È un uomo un po' succube delle donne...
B: Più che succube delle donne è succube della situazione in cui si è venuto a trovare! Perché lui è convinto di essere un grande chef stellato e invece di stelle non ne ha neanche una. Viene assunto da un catering per vincere la gara del pranzo del prossimo G7 e quello che succederà è un po' improbabile. Si crea una sorta di armata Brancaleone con lo scopo di far mangiare bene i potenti della terra. 
T: Il cibo è l'argomento principe del cinepanettone di quest'anno. Il cibo può essere la giusta panacea in questo momento di crisi? In TV ci beiamo di spettacoli che esaltano cibo ultra raffinati e riusciamo per un attimo a "pensare ad altro"...
B: Sì, anche se io sinceramente preferisco la cucina semplice. Spaghetti al pomodoro e uova al burro.
T: Il film è molto divertente, è una farsa riuscita. Ma io mi ricordo suoi film del passato come I due carabinieri o anche Festival per la regia di Pupi Avati. C'era nello sviluppo del suo personaggio ne I due carabinieri una venatura tragica che era interessante in una commedia, la dimostrazione di un talento drammatico che poi è venuto fuori anche in Festival. È possibile oggi pensare ancora a delle commedie con una venatura tragica?
B: Secondo me sì, è una formula ancora applicabilissima. Sicuramente il fatto che tu abbia apprezzato quel film cogliendo quelle sfumature è per me molto importante, significa che abbiamo centrato un obiettivo forte. Un film per il grande pubblico può parlare anche di qualcosa di importante, evolvendo il genere in qualcosa di meglio. Sono strade che si possono ancora percorrere. Sarebbe interessante. 
T: Uscendo dalla fermata Garibaldi della metro c'è una libreria Feltrinelli con una parete sulla quale c'è una foto gigantesca di Jannacci, Fo e Gaber. La Milano del cabaret di una volta è cambiata. Come sono i nuovi?
B: Parlare di Jannacci, Gaber e Fo è parlare della Milano "vera", quella del Derby Club, quella che ha praticamente insegnato a tutte le altre generazioni di comici. Quasi tutti sono diventati noti, simpatici, popolari e hanno avuto successo. Sono partiti da Milano e poi hanno fatto il giro d'Italia. Oggi cosa è cambiato? È cambiata l'arte di fare la televisione, non tanto l'arte di fare spettacolo. Perché il cabaret non esiste più o esiste poco, il teatro è sempre quello ma non è sicuramente la televisione. La televisione ha preso lo spazio che una volta era quello del cabaret con prodotti come Zelig, Colorado ecc. Succede che l'arte di fare televisione, che era quella che ci hanno insegnato i grandi maestri, è diventata di pochi. Pochi hanno vero talento e questo è un dispiacere, perché non si riesce più a fare la palestra. Quando si lavorava nelle cantine si lavorava cercando di costruire i personaggi, provandoli sul pubblico sia in positivo che in negativo. Tu riuscivi a centrare il bersaglio quando sapevi che quel pubblico rideva in un certo modo mentre un altro in un altro modo. Era un lavoro sempre ristretto a un pubblico piccolo, riservato. Oggi subito in televisione, subito con dei testi che non sono tuoi o con magari sfumature diverse dalle tue. Può piacere, può non piacere, può essere interessante, può essere completamente zero. Diventa difficile. Allora tutti avevano un loro spazio ed avevano il loro successo, oggi è tutto cambiato, è completamente differente e cercare di rimanere a galla è molto difficile. 
T: Nel cinepanettone dell'anno scorso si era vista comunque una staffetta che coinvolgeva anche gli attori più giovani, anche provenienti dalla rete...
B: Io cerco sempre di dare un'opportunità ai giovani e di essere in sintonia con i giovani. Devi metterti vicino a dei giovani che speri possano essere dei talenti futuri. Alle volte riesci, alle volte riesci meno. In questo film c'è Iacopo Sarno che secondo me è davvero un bravo artista. Non è un comico ma è brillante, ha fatto con me A Natale mi sposo e qua ha un piccolo ruolo, ma si vede che la classe ce l'ha. 
T: L'anno prossimo cosa ci aspetta dai cinepanettoni? Magari i supereroi? 
B: L'anno prossimo non lo so... Supercipollino a 360 gradi? (ride)  mah, vedremo! 


Barbara Foria 

Barbara Foria è una delle mattatrici di Colorado. 
In Natale da Chef interpreta Beata, la moglie dello chef pasticcione Gualtiero Saporito e di fatto il vero Chef del loro ristorante a conduzione familiare. È una donna di polso ma ancora innamorata e decisa a fare di tutto perché nessuno si prenda gioco della sua famiglia e di suo marito. È gelosissima, ha un carattere battagliero e mette subito in chiaro uno degli aspetti più interessanti del film: sono le donne oggi a portare i pantaloni. 
Dal vivo Barbara ha una personalità travolgente e tutto il calore delle donne del sud. E' gentilissima e ci ha concesso una breve intervista.

T: Questo è il film di Natale di Neri Parenti con Massimo Boldi. Tu hai un bel curriculum, hai fatto tante cose in televisione: Colorado, Bambine cattive, molto su Commedy Central...
B: Sì, su Commedy Central per altro ho avuto l'opportunità di fare molte cose mie, da sola, perché sono una "one woman show". Vengo dal teatro in primis, poi sono passata alla televisione e adesso sono alla prima esperienza cinematografica. Ci tengo a dirlo: gavetta, gavetta e ancora gavetta. (ride)
T: Assolutamente! Com'è lavorare con Neri Patenti e Massimo Boldi? 
B: Divertente! Anche questa è una bellissima gavetta e una grande scuola. Impari sempre sul campo e io ho iniziato salendo sul palco davanti a persone che non conoscevo a 14 anni. È la migliore scuola di cinema possibile con Neri Parenti e Massimo Boldi come capitano di questo cast, non mi poteva capitare occasione migliore. Per imparare io osservo moltissimo, ascolto, capto. Da Neri ho imparato l'umiltà, la grandezza e la signorilità di un uomo incredibile. È un maestro e mi ha accolto come un padre, mi ha guidato per mano anche solo nel ritmo da dare a una battuta. Lui ti lascia andare e se non gli piace l'effetto riesce a guidarti per il meglio. È stato un percorso bellissimo, non potevo essere più fortunata a iniziare con loro. 
T: L'argomento del film ha a che fare con il cibo. Ormai se ne parla su tutti i media con le gare, i reality, i quiz...
B: Si può dire "cheppalle"?  (ride) 
T: È un po' il momento del cibo, diciamo...
B: Io poi sono sempre stata una mangiona e pure si vede! Per fare una dieta mi devo proprio violentare! Potrei rinunciare a tutto ma non ai dolci. È "il momento del cibo" anche perché siamo italiani e ci piace mangia'. Noi meridionali poi mangiamo anche in modo compulsivo.
T: C'è la crisi, la politica, l'Europa. Il cibo aiuta a essere più spensierati?
B: Sicuramente! Però come vedi anche qui si parla del G7. Temi anche più "impegnativi" ci possono stare in un cinepanettone. 
T: Senza anticipare nulla, il film presenta anche un finale sarcastico in questo senso.
B: Vero! Ci sono poi diverse chiavi di lettura interessanti in questo film e le donne hanno qui un ruolo molto importante. Sia io che la Chillemi che la Vukotic esploriamo aspetti diversi della femminilità in questo film. 
T: Il personaggi di Massimo Boldi. Se ci fosse un ipotetico secondo film riuscirebbe a imparare a essere un pochino meglio in cucina?
B: Secondo me se si impegna sì. Però si deve proprio impegnare! Io lo aspetterò al varco! (ride). 
T: Nel mondo reale come sei messa ai fornelli?
B: Sono messa bene. Mi piace più mangiare che cucinare però sono messa bene! Bisognerebbe avere tempo. Sicuramente sono per i piatti semplici e buoni, non tutte queste cose sofisticate... la nouvelle cuisine non fa per me, andiamo alla sostanza di un bel piatto di spaghetti con le vongole o un bel piatto al ragù o anche una bella genovese... ehh "capisci amme'.."
T: Cosa farai da grande, adesso che hai aperto anche le porte del cinema? 
B: Speriamo che questo film sia un grandissimo successo poi ancora televisione. Adesso sono a Colorado su Italia 1 dove faccio la parodia di Chanel, il personaggio di Gomorra interpretato da Cristina Donadio. Poi arriverà a inizio anno il teatro e speriamo tante altre belle cose. 
T: In bocca a lupo per tutto!
B: Crepi il lupo.



Neri Parenti

Neri Parenti, il regista di Natale da Chef, è uno dei più grandi guru della commedia all'Italiana. Oltre a diversi cinepanettoni sono suoi molti dei film di Fantozzi e tra le tante pellicole I Pompieri, Fracchia contro Dracula, il raffinato Sogni mostruosamente proibiti, i malinconici Ho vinto la lotteria di capodanno e Infelici e Contenti e il tentativo di tornare alla comicità delle origini con il dittico de Le Comiche. Il suo Natale da Chef è una farsa spensierata che affronta di petto tutto il proliferare mediatico della nuova ossessione per il cibo e la cucina. 
T: Abbiamo visto Natale da Chef. Siamo in un periodo storico in cui il cibo è diventato importantissimo a livello mediatico? Nel film si parla di cibo e del G7 ma forse per molti spettatori è oggi meglio seguire in TV una trasmissione sul cibo, piuttosto che il G7...
N: Lo abbiamo fatto per questo! (sorride) In questo momento c'è tutto un proliferare di trasmissioni di successo, in TV, sul web e su tutte le piattaforme, che coinvolgono anche i giovani. Quindi era un argomento ghiotto, se permetti la battuta. Certo volevamo affrontarlo in maniera comica in questo film e i nostri cuochi sono dei grandi pasticcioni. Non sono assolutamente dei cuochi bravi come quelli di Master Chef.
T: Certo! In questi ultimi tempi si è visto un modo diverso di fare commedia in Italia, comicità  ibridata con l'azione. Uno stile che anche lei ha utilizzato in passato con film come Scuola di LadriI pompieri e oggi utilizza Sydney Sibilia in Smetto quando voglio. Lei se ne avesse l'opportunità tornerebbe a girare film di quel tipo?
N: Beh sì. Diciamo però che ho un po' già dato (ride). Poi probabilmente questi film per tutta l'azione che hanno dentro devono essere fatti oggi da artisti più giovani. E parlo anche di interpreti, non solo di registi. Direi però che Sydney è l'unico caso, le commedie sono un po' rimaste uguali, anche se la nostra non è una commedia, la nostra è una farsa.
T: Posso però sognare di vedere in futuro di nuovo un film come Fracchia contro Dracula? Qualcosa che mischi i generi anche con toni horror? 
N: La prima cosa da fare sarebbe trovare un Fracchia. Di Dracula se ne trovano, ma di Fracchia ne nasce uno ogni mille anni e Paolo purtroppo non c'è più. 
T: Devo dire che anch'io vedendo nella pellicola Milena Vukotic, unito al fatto che lei interpreti una vedova, ho sentito un po' questa assenza...
N: Non bisogna essere malinconici in queste cose però. Quella era una parte che sembrava fatta apposta per lei, io sono stato felicissimo di tornare a lavorare con Milena e penso anche lei con me.
T: Com'è invece dirigere Massimo Boldi?
N: Ne ho fatto talmente tanti con lui! Abbiamo avuto un po' di rodaggio, da 10 anni non lavoravamo più insieme però alla fine ci siamo ritrovati amici come prima. 
T: Nei cinepanettoni è sempre presente un discorso generazionale. Si mettono a fianco di comici più giovani persone che ormai hanno fatto la storia della comicità italiana. Si punta ancora sui giovani o si è un po' timorosi in questo momento?
N: Nel nostro cast di giovani giovani... forse le donne. Io non ho fatto molti film dove c'era la tendenza di mettere in risalto fenomeni adolescenziali o mini star del web. Quando mi hanno chiamato la prima cosa che ho detto è stata: "Però gli adolescenti non li voglio". Perché? Perché molti oggi non fanno ridere... 
T: Nel suo sterminato curriculum c'è anche l'adattamento del romanzo di Thurber, Sogni mostruosamente proibiti, adattato di recente al cinema da Ben Stiller con I sogni segreti di Walther Mitty.
N: C'era già stato il film con Danny Kaye, Sogni proibiti, del 1947, sempre adattato da "Le meraviglie di Walther Mitty", del 1939. Noi abbiamo alla fine copiato Danny Kaye e ha fatto lo stesso Stiller alla fine (ride).
T: Si riescono ancora a trovare progetti così anticonvenzionali, con quella originalità, cercando nella letteratura del passato ?
N: Oggi si tende a cercare più nelle cinematografie estere più che nel passato. Ci sono tantissimi film oggi che in realtà sono remake di film cileni, film argentini o di nazionalità strana. Questa è la tendenza. Io mi sono ispirato due volte ad opere del passato, con Sogni mostruosamente proibiti e con Fracchia e la belva umana, che era ispirato a Tutta la città ne parla, con Edward J. Robinson. 
T: Per il futuro quindi andiamo sul cileno o sul supereroistico, che va tanto di moda anche lui insieme alla cucina?

N: Dipende. Queste sono decisioni che si prendono dopo che l'ultimo film non è più al botteghino.