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venerdì 1 novembre 2019

Le storie n.85 - L'uomo temperato - disegni Matteo Mosca, storia Chiara Rufino



 In una Torino contemporanea Annalisa, giovane avvocato sottopagato che si occupa per lo più di sinistri stradali, difende la memoria dello zio, un dirigente che in un atto di follia ha ucciso due noti imprenditori per poi suicidarsi. Cosa avrà spinto un uomo apparentemente calmo come lui, quasi noioso, a compiere un gesto tanto eclatante? C'è qualche interesse economico dietro alla vicenda? Ad aiutare Annalisa nelle indagini, che si dimostreranno da subito molto pericolose, c'è il cugino Giampaolo, nonostante il difficile rapporto con il padre e la frequentazione di compagnie turbolente. Oltre a scavare nella vicenda, i due dovranno fare i conti con i forti e contrastanti ricordi del loro passato.
Chiara Rufino confeziona un thriller che riesce a catalizzare l'attenzione, lasciando attaccati alla lettura, dal primo minuto fino a più di metà dell'opera. Il meccanismo narrativo poi diventa più canonico, ma c'è davvero da elogiare questa bella partenza. Quando l'autrice decide di descrivere l'intimità dei suoi personaggi, soprattutto nei flashback riguardanti l'infanzia, riesce a raggiungere delle vette narrative molto interessanti, agrodolci, in grado di rievocare certe suggestioni del cinema di Comencini, su tutti Incompreso del 1969. Lo zio, il signor Temperini è il complesso ritratto di un uomo fragile, che affronta un limite morale per lui troppo grande da condividere e troppo difficile da gestire in modo sensato. Ma anche, meno titanicamente, è un uomo comune, con le sue difficoltà ad amare e a farsi amare. Più lineare il personaggio di Giampaolo, che vive con l'età (e letteralmente in poche pagine di una ridotta sequenza temporale) un cambiamento che necessiterebbe di maggiori approfondimenti. Annalisa allo stesso modo potrebbe essere esplorata di più ma, chi può dirlo, potrebbe non essere l'ultima volta che incontriamo questi personaggi.
Matteo Mosca è uno dei più grandi talenti che si è affacciato sulla collana antologica Bonelli. Il lato oscuro della luna, il numero 5, per i testi di Bilotta è per me ancora il migliore tra tutti i numeri. La Torino raccontata attraverso i disegni di Mosca è una città viva, brulicante, frutto di un amore del dettaglio che ha del maniacale nella ricostruzione di strade e monumenti, anche quando tali scorci sono avvertiti a delle scene prettamente d'azione. Ugualmente i personaggi sono molto realistici e sembra più volte di assistere a un film, con il buon Temperini che più volte ricorda nelle espressività l'attore Christopher Walken. 
L'uomo temperato è un piccolo thriller intimista dal buon ritmo, realizzato visivamente in modo magistrale. La storia vive dei suoi momenti migliori quando indaga i personaggi sul piano introspettivo, ma dispiace che una pari attenzione non sia riservata all'impianto investigativo e che il meccanismo che porta all'epilogo manchi un po' di forza e si basi su premesse poco esplorate. Tuttavia la somma dei punti positivi dell'opera supera di molto i suoi difetti. 
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venerdì 11 ottobre 2019

Le Storie n.84 "Il prisma oscuro" Disegni di Max Avogadro, Storia di Maurizio Principato




Strani suicidi, forse provocati da uno stato di ipnosi, iniziano a piovere incontrollati sopra Milano. C'è forse un nuovo serial killer in circolazione. Si diverte a uccidere nel mondo dell'editoria, gioca con con la polizia decorando le vittime con bigliettini numerati e con strane citazioni. Un giornalista che si occupa di musica per un quotidiano locale viene ingaggiato al volo per occuparsi del caso, non essendo nei paraggi redazionali nessun altro esperto di cronaca nera disponibile. Sarà per lui un viaggio del tutto inedito dalla sua solita routine, che forse lo porterà alla fama o alla dannazione. Al centro delle indagini potrebbe esserci la figura fantomatica di un romanziere misterioso, l'autore di un singolo bestseller di cui nessuno sa niente. 
Dopo un bel po' di tempo, torno con piacere a leggere il mensile antologico di Sergio Bonelli Editore grazie a una storia di stampo action-thriller autoconclusiva di un numero, ambientata nella città di Milano ai giorni nostri. Il capoluogo lombardo è una delle mie principali mete lavorative e ci sono molto affezionato. Anche il mensile "Amarcord" Cani Sciolti di Bonelli è ambientato a Milano e indugia tra vie e monumenti a me noti, anche se prevalentemente ambientati nel passato, come del resto la Milano del passato era scenario del malinconico libro Appunti di un venditore di donne di Giorgio Faletti. Se invece cercate qualcosa di più "contemporaneo", poetico e sulla Milano a me più amata, quella dei Navigli (peraltro oggetto, sempre però "vintage" di alcune delle più belle sequenze di Porco Rosso di Miyazaki), vi voglio consigliare il bellissimo volume Bao Pubishing, Un romantico a Milano, scritto è disegnato da Sergio Gerasi. 
Il prisma oscuro è ambientato dalle parti di un'altra delle mie zone preferite, dalle parti di Palestro, Porta Venezia e Corso Buenos Aires, facendo una capatina vertiginosa in zona City Life, toccando piazza Fontana e buttandosi in Fulvio Testi. Tutto è descritto con dettagli e riferimenti visivi limpidi, che per uno che ci vive un po' commuovono. Il lavoro visivo di Avogadro è accuratissimo, prezioso ma anche duttile per descrivere al meglio una storia dalla cospicua componente action, piena di inseguimenti e omicidi. Il prisma oscuro è un po' come un piccolo Seven di Fincher ambientato nel capoluogo lombardo. L'autore, anche giornalista, infarcisce di citazioni musicali e letterarie tutta la vicenda, le conferisce un ritmo sostenuto e si lascia aperta una piccola porta per il futuro dei personaggi. Rivelare di più di quanto ho già fatto sulla trama sarebbe rovinarvelo, ma di fatto potrebbe essere benissimo l'inizio di una serie, si potrebbero narrare altre vicende a questa collegate. L'idea, che si esplica nella "svolta della vicenda", quando il puzzle diviene più chiaro, è davvero buona, se la Bonelli fosse la Blumhouse forse non se la farebbe scappare. La caratterizzazione dei personaggi è invece un po' da affinare, ma trovo che sia un peccato veniale davanti ai molti meriti visivi e narrativi. Se cercate un divertente thriller a fumetti, quanto proposto da Le Storie questo mese è la scelta giusta. 
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P.S. Se volete che torni un po' a commentare Le Storie della Bonelli, lasciatemi un commento da qualche parte.

sabato 27 febbraio 2016

Le Storie n.40: I Sogni dei morti

Testi: Barbato; disegni: Lazzarini



Shannon frequenta il liceo, è intelligente e un po' sfigata e vive in una piccola cittadina di provincia nel Galles. Il padre è minatore e sta per molto tempo lontano da casa; la madre, visto che non esattamente sguazzano nei soldi, ha trovato un'occupazione saltuaria per la figlia, remunerativa, divertente e socialmente importante: la fa dormire nei letti dei morti. Sì, Shannon "c'ha i poteri" e lo ha scoperto per caso da bambina in una notte di temporale, quando è andata a dormire nel letto che era della nonna. Shannon ha visto l'ultimo sogno della cara nonna e ha raccontato alla madre dettagli inequivocabili sul fatto che non fosse pazza. Invece la madre, lei pazza per davvero, ha raccontato a tutto il paesino della questione, con tutta la gioia di una che il trattamento sanitario obbligatorio se lo ricerca sui denti. Ed è venuto fuori il business: muore qualcuno, spostano la salma, ci fanno dormire lì Shannon, senza manco cambiare le lenzuola e la ragazza dopo un paio d'ore sogna il sogno "a nolo" del caro estinto e tutti felici. Shannon poi, boh, si diverte pure a fare questo "servizio per la comunità" e da perfetta adolescente gotichina dice cose tipo: "I morti mi capiscono più dei vivi", "In Death note tifavo per Kira", "Sono stata a dormire in un capanno annesso al cimitero, ed è stato bello". Forse però non bellissimo, visto quando si è coricata nel capanno ha fatto un sogno parecchio strano. Qualcuno era morto pure li', ucciso. E prima di lasciarci aveva sognato i suoi assassini offrendo dei dettagli utili per trovarli. 
Nuovo numero delle Storie scritto dalla cara Paola Barbato, autrice da noi al 75% amatissima perché, se è vero che magari non imbrocca sempre una storia, quando è in vena ci scappano dei racconti bellissimi. In questo numero si muove con sicurezza strizzando un occhi alla sua più famosa produzione, dalla storia adolescenziale "Davvero" alle pagine sognanti di Dylan Dog. La sua Shannon è una ragazzina sveglia a cui vogliamo immediatamente bene, anche il fatto di sceglierla come voce narrante ce la rende più intima, vicina. Il registro narrativo è molto leggero, la storia si legge tutta di un fiato e anche la parte thriller è ben congegnata, con un paio di twist carini. I disegni di Annalisa Lazzari rivelano un tratto dalle influenza "manga" sebbene  addomesticato, dettagliato e chiaro nella descrizione degli ambienti e delle azioni, che perde un po' in una semplificazione forse eccessiva dei tratti somatici facciali, che tendono ad assomigliarsi un po' tra loro per morfologia. L'espressività comunque è buona. La protagonista quindi "c'ha gli occhioni manga" oltre che "i poteri", ma la cosa non dispiace affatto, lo stile si adatta bene al tipo di racconto. Un numero grazioso.
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lunedì 22 febbraio 2016

Le storie n.39: Neo Genesi

Storia: Ambrosini; disegni: Camagni



Futuro. L'uomo non ha conquistato lo spazio ed è rimasto col sederone sulla Terra. Come conseguenza gli esseri umani, invece di evolversi in new type superskillati e metafisici come accade in Gundam, stanno regredendo ad autentici cavernicoli. Non si capisce se sia stato un morbo, la selezione naturale, la mucca pazza o una visione sostenuta di oltre una settimana di Uomini e Donne di Maria De Filippi. La gente regredisce male e un po' a casaccio, qualcosa si spegne nei loro occhi ed ecco che diventano bestiali. Non si trova una cura, ce ne sono sempre di più, sono decisamente pericolosi. Il governo si militarizza, crea dei lager, i bambini appena nati vengono sottratti per un paio di anni ai genitori e riconsegnati solo nel caso siano sani. Qualcuno cerca di studiarli partendo dai primati, con tecnologie neurali in grado di comprendere a livello inconscio il loro linguaggio, roba che sembra uscita da Strange Days della Bigelow (film che è ancora fighissimo, se non lo conoscete andate di recupero, Ralph Finnes da urlo, Jennifer Lewis mezza nuda sempre e colonna sonora con Selling Jesus e Feed degli Skunk Anensie, da panico... Chiusa parentesi). Naturalmente questi scienziati che fanno cose "scienziali" e un po' portano sfiga, predicando la comprensione e non la cura/sterminio di questa "nuova razza", non sono amatissimi. Anzi, stanno proprio sulle palle e vengono vessati e zittiti, sorvegliati e sputazzati dai potenti. Uno degli scienziati ha una sorella che è mutata, non può più nasconderla, perché ringhia e si spoglia in pubblico, e se la beccano la ingabbiano e forse peggio. Forse un modo di salvarla ci sarebbe, una specie di riserva poco tollerata in cui un magnate sta facendo vivere a pieno contatto con la natura questi nuovi umani. Ma arrivare non sarà facile, anche perché c'è in giro molta gente con il grilletto facile. 
Nuovo numero delle Storie, che dalla copertina mi ha per un istante illuso fosse un nostalgico amarcord ispirato ai videogiochi del Genesis - Megadrive, quelli dell'era Golden Axe, Alterated Beast e Alien Storm. Sapete una questione di colori e appeal dei personaggi, vestiti in un certo modo con colori di dominante blu per lui e rossa per lei, un qualche mostro da B-movie sullo sfondo... Ok, fine delirio. Aperto l'albo mi è subito dopo poche pagine venuta in mente una nota hit sanremese del 1997



Ambrosini ha parecchio da dirci su questo suo mondo fantascientifico e lo fa con il più sterminato e stremante numero di parole possibili. Roba che visivamente (intendo i ballons stracarichi di parole a perdita di fiato) mi ha ricordato con un certo senso di nausea il più urticante Alfredo Castelli. Per intendersi, quello che in venti pagine di fila di Martin Mystere scrive dialoghi così invadenti che il disegnatore non ha materialmente lo spazio per disegnare qualcosa nella vignetta se non un abbozzo del viso del protagonista (per lo più solo il taglio degli occhi) sormontato com'è da una enorme nuvoletta di "roba da dire". Grazie al cielo ci sono nel numero anche (pochine...) pagine più "leggere". Questa non vuole essere una critica cattiva comunque, la trama è davvero affascinante, forse una delle più interessanti proposte dalla collana, fa riflettere, è intelligente, filosofica, non è per nulla banale e riesce anche a colpire forte a livello emotivo. Ma un "muro di parole" così alto mi ha scoraggiato a più riprese a intraprendere la lettura ed è un peccato. Interessanti i disegni di Camagni, dal sapore o serie dire "argentino" oserei dire, dalle parti di Francisco Solano Lopez. Un tratto ruvido, quasi brutale, essenziale, con scenografie a volte ultra stilizzate o solo accennate, ma sempre piene di dettagli. Un disegno "potente" , squisitamente retrò (e questo può essere o meno nelle vostre "corde". Il riferimento però ve l'ho cercato di offrire) a perfetto corredo di una trama altrettanto potente. Un buon numero di originale fantascienza squisitamente vintage. 
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sabato 20 febbraio 2016

Le storie 38: Ramsey & Ramsey;

Storia: Bilotta; disegni: Bertilorenzi



Londra vittoriana, fumosa, sudicia e libertina. Atmosfera da romanzo di Dickens con soggetti però elaborato da Stevenson e Ricco Siffredi.  In tv non c'è ancora Carlo Conti e la sera la gente esce di casa. Non c'è ancora Checco Zalone e la gente non va al cinema. Non ci sono ancora le cene-aperitivo, i corsi di salsa, il karaoke: la gente o va a ubriacarsi o drogarsi o va a zozze. E le zozze si trovano ovunque, accettano ticket restaurant, dopo una prestazione ti mettono i bollini sulla raccolta punti, ampio parcheggio, cordialità e simpatia. Qualcuno neanche lo sa e c'è pure una zozza per moglie che va a lavorare mente lui va a zozze. Ma in giro ci stanno i pazzi come un nuovo emulatore dello squartatore che fece danni a Whitechapel. La gente ha paura che lo squartatore sia tornato e a Scotland Yard l'ispettore Bloch amico di Dylan Dog non è ancora ispettore, anche perché siamo solo a metà dell'800, quindi deve essersi insediato da troppo poco, giusto una decina d'anni e lo tengono giusto a fare le fotocopie. Il che è vero mobbing visto che le fotocopiatrici arriveranno solo un secolo dopo. Ma l'uomo giusto sta per arrivare, si chiama Philip Wisdom ed è il nuovo ispettore. La maîtresse locale si fionda nel suo studio chiedendo che il nostro eroe fermi l'assassino di prostitute, gli offre subito una carta punti per le zozze e dieci consumazioni omaggio. Ma Philip è nuovo, un pesce fuor d'acqua e scopre presto che la criminalità dei bassifondi è spietata e non conosce timore per un distintivo. Le prostitute morte aumentano e lui brancola nel buio. Ma ecco giungere in suo aiuto, durante una scazzottata notturna con le scenografie di Sweeny Todd un investigatore privato combattivo ed eccentrico. Non viene da Baker Street, ma da Charing Cross Road. Non divide la casa con un ex medico dell'esercito, ma con una bellissima moglie. E poi ha un fratello, uguale a lui, forse gemello. O almeno così pare. Perché l'agenzia Ramsey & Ramsey è gestita dai fratelli Arthur e Jack, ma i due, di carattere opposto, non si sono mai visti insieme e Philip fin da subito sospetta di avere a che fare solo con "un" Ramsey, schizzato e dalla personalità multipla per quanto bravo detective. Il dramma è che Philip di colpo è molto più interessato a capire se Ramsey sia un pazzo rispetto che ad acciuffare l'emulo di Jack lo squartatore. Come andrà a finire?
Male.

Il grande Alan Moore prima di finire a realizzare storie hentai con donne nude e tentacoli (non dico che Necronomicon e Providence non mi piacciano, ma "dai a Cesare..") creava un romanzo a fumetti plumbeo e disperato come From Hell, forse il migliore adattamento della storia del più celebre omicida al mondo. C'era tutto, lo sporco delle strade, le tette, gli sbuffi del fumo dei camini, le carrozze nere, il sangue, l'assenzio, la fede distorta nel delirio, cuori umani che bollivano in pentoloni. Gotico, disperato, brutale e per questo intraducibile al cinema. E venne infatti "depotenziato" l'adattamento dei fratelli Hughes: per isteriche e incomprensibili scelte produttive non c'erano tette, non c'era sangue, non c'era piscio e tensione anche se Johnny Depp non era affatto male come ispettore Abberline e il buon Jack aveva una carrozza fighissima che pareva una batmobile. Altra Londra vittoriana è quella di Sweeny Todd di Tim Burton, più gustosamente zozza e disperata, sempre con Depp, qui in gran forma insieme alla Bonham Carter. Più tetra del previsto ma non meno sexy la Londra di Zemekis di Christmas Carol. E poi c'è ovviamente Sherlock, con il suo ultimo nuovo episodio "ambientato nel passato". La Londra vittoriana dei bassifondi è una figata per me, in sintesi, non ne ho mai abbastanza di lei e sono contento di leggere storie in questo contesto. Questo Ramsey & Ramsey mi ha poi ricordato il "Gorilla" di Sandrone Dazieri, che mi ha regalato più di un momento piacevole, ma pure il Joe Fixit di Lee - Kirby, per non dire ovviamente della fonte primigenia di Stevenson, un personaggio letterario gigantesco, primordiale quanto psicoanalitico. Philip Wisdom è di contro un non-eroe interessante , un "loser"perverso che riesce a trascinare la storia da tutt'altra parte rispetto alle aspettative del lettore. Al punto che il grande "cattivo" della storia, sebbene massiccio e spietato nelle scene action, risulta forse troppo depotenziato, anonimo e quindi il vero anello debole di un racconto comunque godibile e leggermente "kinky", per usare un termine caro a Paul Verhoeven. Si sente l'eco di From Hell, dei suoi viaggi psichedelici e della violenza che sopraggiunge rapida come un taglio di rasoio, ma non si eccede mai nel "troppo" e la lettura alla fine non è, come immaginabile da Bonelli, un vm 18. Molto valido il lavoro di Bertilorenzi, che si è sommerso completamente nell'epoca con un attento studio dei costumi e dei luoghi dell'epica. Un encomio per lo studio di Arthur Ramsey è pieno di chicche quanto l'omologo di Sherlock. Qualche influenza orientale, come il vaso e il paravento dietro cui Arthur si nasconde per "conoscere la gente senza vederla", la sontuosa tappezzeria floreale, certosinamente ricreata con i retini per conferirle un tono dorato, scimitarre arabe, coleotteri, strane cose dentro a contenitori di vetro, un gufo sul tavolo. Una ricchezza di dettaglio che colpisce e fa venire voglia di ritornare su quelle tavole. Bella anche la realizzazione dei volti, molto espressivi, e la dinamica delle scene d'azione. Un buon numero che come altri della collana dà però la sensazione di non essere "completo",  quanto solo un assaggio, una prova su pista, di personaggi che potrebbero godere di una serie autonoma su più numeri. Non che sia un male, ben inteso. 
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mercoledì 4 novembre 2015

Le storie n. 37: Abissinia! ( si', col punto esclamativo, come una imprecazione...)


Storia del veterano scrittore di Tex, Claudio Nizzi, disegni del promettentissimo (quasi un Hirohiko Araki apprendista di Herge'...) Emiliano Tanzillo. Copertina del sempre ottimo Aldo Di Gennaro. 
Abissinia, governo ladro!!! Questo per me negli intenti doveva essere il titolo "uncut" di questo volume. Perché quando si vanno a scrutare le accise sulla benzina compare ancora oggi, per l'importo di 1,9 ex lire per litro, il "sostentamento delle nostre truppe italiane per la guerra in Abissinia iniziata nel 1935". E probabilmente non ancora finita, dopo 80 anni, siccome si paga ancora oggi, orgogliosamente e senza battere ciglio, per permettere la continuazione di quella gloriosa spedizione militare. Della quale in ogni caso si sa pochissimo perché non ci arrivano aggiornamenti da tipo 80 anni per l'appunto, nel pieno disinteresse della stampa. Ed ecco che interviene la Bonelli con la sua collana antologica "Le storie", almeno a raccontarci cosa accadeva nel '35 a coloro che si sono imbarcati in questa infausta avventura. A quelli ricchi e a quelli meno agiati.
Torino, 1935. Due militari, scuola ufficiali, uno abbastanza "pettinato", l'altro di origini più umili, stanno appunto parlando per i corridoi dell'accademia militare della "questione Abissinia". Il "povero" è dubbioso e all'idea di finire in Africa a combattere con le scimitarre non fa i salti di giubilo. Il pettinato ribatte che è una cosa fighissima, se vinciamo avremo un posto extra dove farci le vacanze senza impestare d'estate i due metri cubi per ombrellone di Rimini. E poi bisogna farlo per vendicare la sconfitta di Adua che ancora non lo fa dormire bene la notte e così riscattare il buon nome dell'Italia, trattata da pezzente a Versailles. L'amico ribatte "e sticazzi " e l'agone politico muore lì. Se non che i due si ritrovano a giocare a tennis e il pettinato fa l'errore di presentare la sua fidanzata all'amico che la vede, si innamora e nottetempo se la tromba clandestinamente in un intreccio da sceneggiato di rai uno del pomeriggio della domenica, disegnato in mezza tinta, che fa apparire queste scene "romantiche" come quegli inserti di storie di cronaca di Famiglia Cristiana degli anni inizio '80. E qui arriva però la svolta narrativa figa. Il ritorno dell'agone politico 2.0. L'amico barbone non ci sta a passare da infame con il pettinato, non vuole essere scoperto. Ma  potrebbe più serenamente vivere la relazione con la fidanzata di lui se almeno rompesse l'amicizia con quest'ultimo e allora, con una pretestuosità del tutto italica (e candidamente ammessa dal soldato) decide di litigarci apposta e farci a botte con la giustificazione morale che lui odia i fascisti. Roba che se lo menava perché era laziale la scena non cambiava di una virgola. Con questo gesto il nostro eroe si inimica il pettinato raccomandatissimo ex amico (che in un modo o nell'altro troverà altre ragioni per tenerlo in antipatia) e solleverà un tale polverone che sarà degradato da ufficiale a "truppaglia" e spedito in Abissinia a subire il peggio nonnismo da caserma e magari a rischiare la pelle contro qualche guerriero vestito con una tunica e armato di lancia. Ma il fato renderà di nuovo possibile l'incontro dei due ragazzi e della loro amata, proprio in Abissinia. 
La prima parte del racconto, dove la matrice sentimentale predomina è anche narrativamente la più debole. Visivamente non manca di fascino, il lavoro di ricerca per la ricreazione degli ambienti, vestiti e veicoli è sontuoso e i disegni, con una forte connotazione realistica,  fanno davvero respirare aria di altri tempi. Ci sono tavole imponenti e bellissime come quella di pagina 24 sul discorso di Mussolini del 2 ottobre del '35 (in tempi perfetti per l'anniversario, essendo l'albo uscito agli inizi di ottobre). Ma il pezzo forte di questo volume è la ricostruzione della battaglia presso il fiume Dorè, un autentico spettacolo grafico che occupa l'albo da pagina 52 a 87. Cruento, dinamico, splendidamente ritmato, qualcosa per impatto di molto simile ai primi quindici minuti di Salvate il Soldato Ryan. Tavole straordinarie colorate in mezzatinta a matita che rendono ancora più vivide le dune, le polveri e le esplosioni. Scontri ravvicinati all'arma bianca, scene di massa, le onomatopee grandi e bianche a dare la "voce" delle bocche da fuoco, con il suono della mitragliatrice che in tavole così fittamente disegnate riesce quasi a tagliare, spezzare le immagini. Un lavoro tanto accurato per i dettagli storici, tra divise, armi, mezzi militari quanto appagante nelle dinamiche action. Il volume si chiude poi riprendendo la tematica melò dell'inizio, fornendo una noticina narrativa amara (e forse cattivella...) e un finale forse troppo accomodante, ma la lettura complessiva funziona e il fumetto si legge che è un piacere . Questo anche grazie alle straordinarie e già ampiamente elogiate tavole di Tanzillo. A una  composizione dei paesaggi accurata, accompagna un certo gusto nel descrivere l'azione, un forte senso di realismo, Ma dei  suoi personaggi mi ha colpito una conformazione più "umana" anche se (paradosso) più caricaturale, che si scorge nella espressività dei volti, con sopracciglia folte e "dinamiche" (quasi caricaturali alla Herge') ed occhi profondi. Davvero sapiente l'uso della mezza tinta, che mi ha ricordato la composizione della tavola di un artista poliedrico come Araki. Non vedo già l'ora di ammirare i prossimi lavori di Tanzillo. Davvero un buon numero, che perfettamente si inquadra tra micro e macro storia alla maniera de Un uomo una avventura. 
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domenica 11 ottobre 2015

Le storie n. 36 : Lysierum


Disegni: Leila Leiz; testi: Alberto Ostini.
Da qualche parte nello spazio esiste un pianeta sul quale si erge una città sconfinata di nome Lysierum. Il governo è nelle mani del Consiglio delle Ultramenti, una casta di anziani semi immortali che negli anni ha cercato di plasmare una società quanto più funzionale, duratura e sicura per i cittadini, grazie a programmi che ne inibissero le pulsioni più primordiali e alla manipolazione di flora e fauna. I fiori non hanno profumo, non piove, i fastidiosi insetti non esistono,  non c'è violenza, tutti sono vestiti con abiti standardizzati e colori tenui, i cibi sono insapori e calibrati per il fabbisogno alimentare minimo, tutto è insonorizzato, tutto è riciclabile, perfino i cittadini stessi. Attraverso la genetica, sconvenienti sentimenti come la felicità, l'ira e la paura sono repressi allo stesso modo con cui le malattie sono scomparse. Giunti al termine del ciclo vitale, i più anziani cittadini sono chiamati a spogliarsi ed entrare all'interno di capsule, a disciogliersi nell'arca di rigenerazione. Da questa usciranno al loro posto persone già adulte, con un nuovo nome e socialmente attive grazie all'induzione di un ciclo di psico-formazione che riassegna le professioni. Per evitare conflitti pure la sessualità è stata inibita, lo spirito di auto conservazione tuttavia, pur considerato un deprecabile istinto animale, non è scomparso. Per far rispettare la legge, che nella stragrande maggioranza del casi si limita ad azioni finalizzate alla preservazione della  procedura di "riciclo umano", con la prevenzione di possibili fughe, esistono i funzionari esecutori. Unici individui con un po' di muscoli che mantengono ancora geneticamente tratti atavici maschili, necessari per conservare istinti predatori e doti di aggressività. Soggetti tenuti per questo sotto costante controllo farmacologico e sottoposti a programmi psico-distensivi. Nihil è un esecutore efficiente e scaltro, però sta sviluppando un'indole malinconica e curiosa, da quando ha assistito a un evento apparentemente insolito quanto inimmaginabile. Un suicidio. Gli incubi lo tormentano, i farmaci non bastano e presto la sua vita potrebbe diventare un problema per l'ordine costituito di Lysierum. Nonostante tutti i controlli sembra che si siano sviluppati in città dei moti di ribellione che infine sono riusciti a sabotare l'arca di rigenerazione. Come conseguenza, da una delle sue capsule è uscito un individuo dalla sessualità femminile non inibita e dal percorso psico-formativo non ultimato. Un individuo che ricorda i profumi e i colori del tempo passato, capace di provare gioia e tristezza. Una creatura affascinante che riesce in breve a stregare Nihil, impegnato in prima linea nella sua caccia, che li porterà  alla scoperta di un mondo ancora più complesso di quello mostrato dalle Ultramenti.
Dallo sconfinato numero di paroloni strani da me utilizzati e dalla copertina del sempre eccelso Aldo Di Gennaro, appare chiaro che ci troviamo davanti a una storia di sci-fi. Una fantascienza dai toni esistenzialistici che cita parecchi Urania del passato, attingendo per lo più da Philip Dick e cinematograficamente dai Figli degli Uomini di Cuaron e soprattutto dal cupo THX di George Lucas. Le atmosfere sono intriganti (io ci ho visto pure una punta dell'anime Psycho Pass... Ma il discorso ritorna poi sempre a Dick), i termini e aggeggi fantascientifici snocciolati e utilizzati, stimolanti. La trama, in tre archi ipotetici, risulta ben sviluppata nella prima e seconda parte, quando dal contesto investigativo passiamo a una caccia all'uomo hi-tech squisitamente vintage ricca di trovate. Tuttavia l'epilogo tradisce un numero forse eccessivamente esiguo di pagine, non in grado di farci assaporare importanti capovolgimenti narrativi. Ostini, uno degli autori di Nathan Never, si dimostra espertissimo in materia sci-fi vintage e confeziona una storia comunque divertente per i molti inseguimenti, interessante nella rappresentazione dello stato d'animo dei personaggi e ricca per tematiche ancora oggi attuali. Ugualmente dal sapore retrò si dimostrano i disegni di Leila Leiz, che sviluppa un tratto spiccatamente Kirbiano non negandosi una punta di piacevole revisionismo pop. Uno stile cinetico e sintetico, quasi minimale nell'accentramento della scena ma sempre chiaro nella costruzione delle tavole e potente nella rappresentazione dei corpi e dei volti, leggermente caricaturali nelle espressioni, seppur eleganti. Un lavoro che mi fa pensare al Madman di Allred e che forse sarebbe stato maggiormente valorizzato dalla colorazione, in quanto il tratto molto chiaro e "per stile" non molto ombreggiato rende la tavola spesso eccessivamente bianca. Rimane comunque un disegno molto affascinante. Il numero 36 della collana si dimostra una piacevolissima lettura. 
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mercoledì 30 settembre 2015

Le Storie - vol. 35 - L'abisso



Storia: Marco Boselli; Disegni: Luca Rossi

Prefazione dotta, da leggere con tasso alcolemico di 0.4 minimo: Maaaare profumo di maaare. Con l'amore io voglio giocare, è colpa del maaare, del cielo e del maaaaree, senza te sto lasciandomi andare. Questo sole, che cosa può fare, io non ci credevo, ma posso sognaaaareeee... Chi vive in un ananas in fondo al mar? Spongebob Squarepants!! Assorbente e giallo e poroso lui è? Spongebob Squarepants!! Oooora siamo su quest'isola. Guaaaardaaa le opportunità! Coooomeee in un una grande favola, noooi viiiviamo in libertà! Faaaammmi volaaare capitan, senza una meta, tra pianeti sconosciuti a rubare a chi ha di piuuuu'.
Che palle il mare e i marinai. Tutte le storie che li riguardano allo scarto del 97% riescono a farmi due coglioni così... e lo dico da lettore di One Piece!! Che ovviamente non significa nulla... Sta di fatto che l'ambientazione piratesca quando declinata al dramma esistenziale e quando condita con un po' di mitologia non è affatto male. Mi sta piacendo ben più di quanto credessi la serie tv piratesca Black Sails di Starz (vuoi anche perché ha un numero spropositato di donne nude). Mi sono divertito con almeno il primo dei Pirati del Caraibi, ma continuo a seguire le avventure dell'alticcio Jack Sparrow aspettando il momento che vomiterà tutto quel rum che gli naviga nel sangue nel più classico epilogo di una sbronza triste. Mi è piaciuto un sacco Nobody, sempre della collana Le Storie. Quest'ultimo aspetto si somma piacevolmente al nome di Boselli, autore poliedrico, dalla scrittura elaborata e un ottimo senso dell'azione, timoniere della testata del ranger Bonelli con prad Kit Carson. Boselli ha già fatto una tappa sulla collana Le Storie, nel numero speciale di luglio, sorprendendoci con un racconto sugli "scorridori", guerriglieri impegnati in una fin troppo dimenticata guerra americana tra coloni inglesi e francesi. Ed eccoci arrivare a questo numero 35, "L'abisso", una mini - enciclopedia dei topos marinareschi che segue le disavventure della Southern Star del capitano Moody, dal momento in cui il vascello trae in salvo il giovane naufrago e voce narrante Michel Davy. Ma il viaggio appare immediatamente arduo. Subito Boselli sembra colto da uno sfrenato impeto di bulimia narrativa. Tra pagina 11 e 12 (e nemmeno "tutte le pagine") ci viene presentato il capitano Moody, Macready lo svedese, Watford il chirurgo, Harpole, Hickson il falegname, Laval il cuoco, Crapoulle il bucaniere di Hispaniola, Matos il portoghese, Bernez il bretone, Pinto l'andaluso, Hinchcliffe, Bonito, Cresswell, Pruit, Wallander...



Sembra che per ogni goccia del mare ci sia un pirata con la sua storia e ogni pirata canti una canzone piratesca. Ogni tappa della Southern Star è poi un viaggio nel mito. Mostri marini, piante senzienti, corsari cannibali, pestilenze assassine, il Giona Portasfiga, la donna a bordo Portasfiga, il capitano molle in odore di ammutinamento perché porta sfiga, vascelli fantasma, gente che esce pazza e si fa a pezzi, isole piene di donne nude, abbordaggi, pallettoni, isole del tesoro, maledizioni varie. Non succede "di tutto", nel racconto di Boselli succede proprio "tutto", in sole 114 pagine. La bravura dell'autore risiede della capacità di far fluire eventi e personaggi con una incredibile naturalezza, regalandoci la versione a fumetti della giostra dei corsari di Gardaland. L'atmosfera regna sul valore dei singoli eventi a una prima lettura, ma il viaggio assume un fascino tutto suo quando di è entrati nell'ultimo porto e si è scovato qualcosa di dannatamente interessante, un autentico tesoro nascosto che ci spingerà alla rilettura immediata e integrale del volume da una nuova prospettiva. La storia di Boselli è quindi esaltante, ma così densa che può scoraggiare molti lettori che non abbiamo il tempo di dedicarle il tempo che merita. E pure io inizialmente sono caduto vittima di questa "maledizione piratesca". Il poco tempo mi permetteva di fruire la lettura a spizzichi e bocconi ed era tutto un ricominciare da capo, manco stessi studiando i cartaginesi in terza elementare con Ken il Guerriero in televisione. Sarà anche per la mia età che avanza. E questo è anche il motivo per il quale a lungo ho rimandato questo pezzo. Alla fine, decidendo di dedicargli una domenica pomeriggio, l'ho affrontato per bene e ne ho colto le mille sfumature e fascino. Quindi se la lettura è consigliata per i suoi molti meriti, devo rilevare che possa risultare per qualcuno magari difficoltosa. Dal punto di vista grafico il lavori di Luca Rossi è davvero valido. Le tavole trasudano dettagli, ognuno dei millemila pirati descritti è riconoscibile, unico e le scene di massa si sprecano così come le scene d'azione, per lo più ambientate nella maniacalmente ricostruita nave pirata. Il "formato classico bonelli" non rende giustizia a tanta beltà. Il volume meriterebbe un cartonato gigante.
La collana intasca ancora una volta un racconto prezioso e ottimamente illustrato. Tosto da leggere ma che vale dannatamente la pena di aggredire dalla prima all'ultima pagina. 
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mercoledì 12 agosto 2015

Le Storie Speciale n.2 : Mohawk River

Testi: Mauro Bosetti; Disegni: Angelo Stano


Upstate New York, lungo il fiume Mohawk, autunno 1755.
È in corso una cruenta guerra tra coloni inglesi e francesi. Le tribù dei nativi si dividono tra le due fazioni,  si combatte nella boscaglia, con tecniche di guerriglia. Il paese è coperto di sangue e corpi scalpati. Riley Black sta percorrendo il fiume insieme a dei Mohawk. Deve avvisare i suoi amici coloni di prepararsi a scappare, perché i francesi stanno arrivando e sono in tanti. Dick Chapman accoglie Riley e i suoi amici nella sua casa. La famiglia si prepara a viaggiare all'alba. Il giovane Daniel Chapman decide a sua volta di andare a informare i coloni olandesi a Fort Bear. Dopo la cena i guerrieri si allontanano, si preparano ad avvisare altre famiglie. Ma nel cuore della notte sinistri fuochi si innalzano dalla casa dei Chapman. Riley giunto sul posto trova gli anziani scalpati, i giovani rapiti. Inizia così la ricerca dei superstiti e la vendetta. I rapiti confluiscono a Fort Frontenac, scortati dai francesi. Vivranno come membri dei nativi, adottati dai locali. Un violento guerriero reclama per sé la figlia più grande dei Chapman, ma il tenente Riviere si batte per lei, permettendo alla ragazza di vivere nella famiglia di Tabid "grand ours", capo Abenaki di Yamaska. Il gesto di Riviere viene notato dal maggiore Guichet. Il tenente combatterà con lui contro i coloni inglesi nei boschi.
La guerra tra coloni inglesi e francesi è un evento storico per molti ignoto. Il film e serie di libri di riferimento per approfondire l'argomento è L'ultimo dei Mohicani, ma la Bonelli ne ha parlato di recente anche con il romanzo a fumetti Mohican e la celeberrima serie Un uomo un'avventura annovera nel '79 L'uomo del New England di Dino Battaglia , senza dimenticare Wheling del 1962 del grande Hugo Pratt.



Fu un conflitto terribile, per gli indiani davvero fratricida, combattuto con attacchi lampo tipici della guerriglia. Tutto il paesaggio diventava una trappola mortale. Case bruciate, gli alberi con appesi cadaveri scuoiati, compagni uccisi lasciati in terra ma con le mani giunte per una sorta di rito funebre di fortuna, cadaveri scalpati per "dare il messaggio". I coloni spingevano i nativi a comportarsi come animali feroci nello stesso periodo in cui i religiosi portavano loro la cristianità (entrando in conflitto quindi con i coloni "militari") e pervicaci resistevano le tradizioni e i valori dei nativi, primo tra tutti l'accoglienza e il rispetto degli altri popoli. Un mondo insanguinato ma in cui l'onore sopravvive, un ambiente perfetto per raccontare una storia.
La collana schiera in campo autentici giganti del fumetto italiano. Mauro Boselli, il curatore di Tex, e Angelo Stano copertinista e disegnatore di culto di Dylan Dog, che si occupa anche della colorazione del volume.
Boselli non è solo uno scrittore, è un comandante. Nelle sue storie gestisce un numero enorme di personaggi, incrocia relazioni, dosa alla perfezione l'azione e cura maniacalmente i dettagli storici. Non a caso è l'unico che sa gestire storie di centinaia e centinaia di pagine. Per questo Mohawk River fa un lavoro non dissimile a R.R. Martin. Ci introduce dei personaggi, crea un evento e poi ce li sparpaglia nel mondo narrativo, a vivere avventure autonome e diversissime. Ugualmente a Martin, Boselli è qui libero dai vincoli della serialità, piuttosto spietato e truculento. Nessuno è mai quello che sembra, e sono i dialoghi degli altri personaggi a farcelo scoprire. Nessuno è al sicuro, anche se moralmente dovrebbe esserlo, anche se è percepito come uno dei "buoni". Grazie a questa frammentazione narrativa riusciamo a vedere i mille volti di questo periodo storico, il bene e il male, le contraddizioni e abbiamo una storia che si sviluppa perfettamente nelle 130 pagine del volume senza strascichi o rimpianti. E con tanto, tantissimo sangue che scorre .
I disegni sono opera di uno dei più grandi autori italiani. Angelo Stano sceglie per le sue matite e colori le atmosfere horror nelle quali non conosce rivali. Riley Black indossa una divisa scura con disegni orizzontali bianchi che nella notte appaiono come le ossa del cassa toracica di uno scheletro. Ha i capelli lunghi e fluenti raccolti come un indiano e grosse cicatrici sul volto magro scavato.
Agamok, uno dei più terribili guerrieri indiani, ha il volto coperto di una tintura bianca ma sul lato destro del viso e intorno agli occhi contornato di nero. Sopra la fronte è pittato di segni neri, sulle parti nere del viso pittato di segni bianchi. Un trucco di rara bellezza ed eleganza per un mostro. Ogni personaggio è unico e riconoscibile. Stano è suggestivo nei disegni notturni, i suoi paesaggi sono accurati, minuziosi, ma quando si dedica all'azione la tavola esplode sotto i nostri occhi. Viene quasi spontaneo fermarsi sui singoli movimenti, immaginare idealmente che avvengano al rallentatore. Tutto è perfetto, dirompente  e splendidamente consequenziale (vedi pag 56-64). E naturalmente non mancano tavole prettamente horror dal grande impatto (84-85). L'apice però si raggiunge prima della divertente e prettamente "action" scena finale, nella cruenta ricostruzione di un fatto storico (pag. 94. - 103). Una sequenza crudele e inesorabile, in grado di stamparsi in testa.
Ci troviamo davanti ad uno dei migliori volumi della collana. Imperdibile e da conservare. Se siete poi lettori di Tex o Dylan Dog diviene imprescindibile per la collezione. Consigliato a tutti. 
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lunedì 10 agosto 2015

Le Storie n. 34 - L'innocente

Testi: Gianfranco Contro - Disegni: Francesco Ripoli


Coltonbridge, deprimente, tetra e lugubre cittadina nel Nord Est dell'Inghilterra. Lady Eleanor Kilgorne è vestita di nero, in un giorno di pioggia, al funerale di suo marito, il povero Lord Winterhouse, morto in un combattimento navale in una guerra troppo lontana da casa.
Non è la sola tragedia ad aver colpito casa Kilgorne, la ricca famiglia intorno alla quale ruota il piccolo mondo di Coltonbridge. I genitori di Eleanor sono scomparsi mentre lei era ancora giovane, il nonno che l'ha cresciuta, Erasmus Kilgorne  è rimasto vittima di un incidente con il cocchio, con la carrozza che è caduta in un burrone. Le miniere dei Kilgorne poi sono recentemente crollate con dentro un gran numero di lavoratori. Serve un nuovo lord in grado di salvare la cittadina. Eleanor è istruita, capace, amante di Shakespeare, esperta erborista e introdotta alle arti mediche da Erasmus. E' lei a gestire il ricco patrimonio e possedimenti da sempre, essendo il marito spesso all'estero per la guerra. Ma rimane nonostante tutto una donna. È necessario che abbandoni presto il lutto e convoli a nuove nozze, per il bene di tutti. Il tenente Twimberton, amico e compagno d'arme di Lord Winterhouse, viene chiamato dalla governante Mrs Thornrbridge all'uopo. È un giovane devoto, pronto a riaggiustare la famiglia dell'amico in questi momenti tempestosi. Eleanor convola presto a nozze, un rito riservato date le circostanza. Ma presto ombre inquietanti ricominciano ad avvolgere il castello Kilgrove. Una notte il nuovo lord incontra nel soggiorno una creatura putrescente e decomposta, un bambino che non dovrebbe essere mai nato. Il trauma lo inchioda a letto mentre una lunga catena di morti misteriose richiamano l'attenzione delle forze di polizia, nella persona del tenente Christopher Lacombe, ufficiale del corpo dei Constables di Leeds.


Castelli maledetti, nebbia, pioggia, fantasmi e non morti. Il nuovo numero delle Storie è un rinfrescante horror gotico, davvero inquietante, splendidamente disegnato da Francesco Ripoli, già autore per la testata di quella perla horror di Il lungo inverno, già recensito nel blog. Il suo tratto è elegante, i suoi personaggi quasi eterei, dagli occhi sempre espressivi, gli abiti ricercati nella ricostruzione storica e ricchi di dettagli, i luoghi godono di architetture complesse, quasi resi vivi dai continui fenomeni meteorologici che li coinvolgono. L'azione è spesso accennata, sottile, con indizi da ricercare nelle tavole; e poi ci sono i mostri. Bellissimi e in grado di regalare momenti davvero suggestivi. Ripoli attua qui inoltre una particolare colorazione dei neri, probabilmente a matita, in grado di gradarli di mille sfumature. Il bianco e nero bonelliano si arricchisce quindi di sfumature. Dal nero leggero dei guanti da lutto di lady Kilgrove al nero sfumato, appiccicoso, dei vestiti bagnati dall'acqua. Dalle tavole pittoriche e quasi sognanti che descrivono i flashback ai neri che sfumano i volti pallido dei personaggi. Un lavoro davvero suggestivo che ci butta in un attimo nelle atmosfere di Sleepy Hollow di Burton o del recente Woman in Black della Hammer. Questa è l'atmosfera giusta per l'horror, amerei una serie sulle inchieste di Lacombe.
Gianmaria Contro allestisce una trama horror con venature investigative intrigante, plumbea e disperata con un magnifico twist finale. Vi consiglio per una volta di non leggere subito la paginetta introduttiva, fatelo dopo o una mezza sorpresa ve la rovinate ed è un peccato. Tutto è inserito in un meccanismo di alta orologeria, nessuno dei dettagli narrati è secondario e vengono sfruttate appieno tutte le pagine disponibili per il migliore allestimento possibile degli eventi. Certo i nomi inglesi scelti sono una vera tortura, scioglilingua terribili che da bestione becero mi facevano tornare a capire "chi è chi". Certo era meno poetico dire in luogo di "è morta lady Greenpitchermellison/Parker" un banale "è morta la vecchia". Ma consiglio/ mi auguro per il futuro nomi più brevi, per venire incontro alle mie modeste capacità mentali (cit.). Fesserie a parte un numero davvero intrigante, suggestivo, romantico e decadente . Ci piacerebbe fossero tutti così. Ho letto che la collana non è troppo seguita. E questo è decisamente un peccato. Ci sono storie meno intriganti di altre ma i piccoli capolavori non mancano. Supportiamo questa bella realtà editoriale. 
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lunedì 27 luglio 2015

Le Storie: La Grande Madre


Disegni: Francesco Bonanno; Storia: Lorenzo Calza.


Stockwell, una cittadina da qualche parte nel Nord America. Si trova a ridosso di una grande montagna e fa freddo. Nonostante sia poco più che un dismesso centro minerario che ora annovera solo poche anime, che per fare la spesa si spostano a cavallo di motoslitte, Stockwell nasconde tanti segreti. Orsi immortali, fantasmi di bambini, cospirazioni politiche per creare super soldati, creature metafisiche che fanno da guardiani della natura. E non sto scherzando, c'è tutto il pacchetto completo sopra descritto. E ci sono pure un sacco di indiani d'America, con le loro pantofoline e abiti tradizionali a righe orizzontali e grechine a dire roba sotto acido di continuo.
In questo scenario da sogno a tenere ordine nel caos c'è solo un poliziotto,  con la sua motoslitta, padre di una bambina che vede una sorella immaginaria.
Avrà a che fare con l'orso del terrore e una serie di strani omicidi che implicano la presenza di gente che di colpo va fuori di brocca. Come si sbroglierà la matassa? Ci saranno dietro di alieni? Gli spiriti? Gli zombie? I super soldati? Il governo corrotto? O bambini immaginari?
Lorenzo Calza, uno degli scrittori dell'acclamato fumetto di "Julia, avventure di una criminologa" prende un paesino americano di confine e ci ambienta la sua personale Twin Peaks "on the rocks". L'ambiente è suggestivo, in bilico tra sogno e realtà, tra cime innevate e il rosso sangue che va a sporcare il bianco del panorama. Tra poliziotti buoni e altruisti con ciambella glassata di ordinanza servita alla tavola calda e vecchi sciamani che mentre fanno da baby sitter a bambine biondissime e americanissime parlano di grandi spiriti, equilibrio tra bene è male. Ma Calza sbaglia clamorosamente. Pecca di ingordigia. Butta suo fuoco troppa carne. Più che un volumetto la sua Stockwell poteva avere i numeri per essere una miniserie di grande respiro
Calza ci vuole raccontare troppe cose e tutte insieme, minando l'equilibrio interno, rivoluzionando la bilancia di bene e male di troppi stimoli creativi. Se il racconto inizia benissimo, diventa intrigante nelle scene di battute di caccia all'orso e quasi ci convince con il "mistery" dietro al simbolo sciamanico del serpente, poi nel finale si perde. Tutto diventa confuso, forzato, aggiunto male e con pochi preamboli come fosse un polpettone composto da ingredienti di prossima scadenza. Un polpettone che può essere un patto con la morte per auto avvelenamento. Calza poi supera la soglia, donando quasi una salvifica vena trash al racconto, detonando un finale con non uno, non due ma ben tre colpi di scena. Tutti bruttini, abbozzati e incollati male. Al punto che ci si aspetta davvero che come quarto twist arrivino gli squali volanti di Sharknado. Il lavoro non funziona.
Sul lato visivo abbiamo Francesco Bonanno, probabilmente al suo esordio in Bonelli, dopo una ricca carriera nei "bonellidi". C'è da dire che Calza gli ha allestito uno scenario quasi da test di ingresso, in cui il disegnatore è chiamato a disegnare qualsiasi cosa. E Bonanno è davvero bravo, non mi stupirei a vederlo prossimamente su Julia. Possiede il tocco cinematografico che da sempre è fiore all'occhiello di quella serie. Disegna complessi e credibili personaggi-attori. Ha una composizione della tavola sempre precisa e ordinata, gli vengono molto bene le scene action. Un talento da tenere d'occhio. Davvero versatile.
In buona sostanza ci troviamo davanti a una storia da b-movie perfettamente disegnata. Un racconto che parte con tante belle promesse ha che di perde via, per bulimia rincorsa all'accumulo. Preso con la giusta filosofia, una storia che può comunque essere gradevole. 
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domenica 7 giugno 2015

Collana "Le storie": Ex Tenebris - storia di Di Gregorio; disegni di Possenti

 
 
Medioevo. Roba stile Nome della Rosa. Frate Raimondo è appartiene ad un misterioso ordine di monaci del deserto, specializzato nella caccia ai demoni. Le creature delle tenebre spesso si annidano nei luoghi più impensabili, spesso all'ombra degli edifici eretti in nome del Signore,  e il nostro eroe, seguito dal suo personale giovane assistente, è specializzato nello scovarli tra le pagine dei libri. La sua nuova meta è l'abazia di Hildesheim, nella bassa Sassonia, luogo dove si trova una florida, immensa biblioteca. Il suo arrivo crea subitaneo trambusto e sinistre figure iniziano ad aggirarsi tra gli scaffali e i tavoli da lavoro degli amanuensi. E il male sembra diventare sempre più forte mentre il frate disperatamente cerca di eliminarlo con i suoi pochi mezzi. Sarà sconfitto il demonio che si annida ad Hildeshein ?
Monaci barbuti, tavoli polverosi, complessi edifici stra-carichi di colonne ed affreschi, un terrore maledetto per tutto quello che è malefico o può essere peccaminoso. Un calderone dove ragione e paura si confondono, dove la religione accusa tutto quanto le è differente di eresia. Il modello, le pagine del capolavoro di Eco, è puntualmente omaggiato, riverito e riletto in un modo più orrorifico, pratico all'apparenza ma centrato in pieno nella suggestione, dalla penna di Di Gregorio. Non ci sono le dispute filosofiche, l'aflato malsano dei borghi degradati da malattia e ignoranza (soprattutto della versione cinematografica del Nome della Rosa, il libro è invece qualcosa di fuori da ogni schema, assolutamente da leggere se non lo avete ancora fatto), manca la lussuria e la pazzia dell'inquisizione ma l'atmosfera dei monasteri ugualmente è presente, severa, oscura ed insidiosa,  propria dei luoghi che dovrebbero essere la culla del sapere.E non c'è solo atmosfera, Di Gregorio fa qualcosa di davvero spericolato, controcorrente e forse autolesionista. Quante guerre sono state ispirate da libri? Quanti regimi hanno provveduto alla distruzione di libri scomodi ?  Si può cambiare la storia strappando delle pagine, ammorbidendo dei termini o tale atto è comunque inqualificabile, orrendo?
Un argomento serissimo e che sarà sempre attuale, fin quando si scriverà la storia, che fa tremare i polsi e sul quale chiunque si esprima, in un modo o nell'altro, spesso potrebbe sbagliare. Di Gregorio sceglie magistralmente una via narrativa duplice, con un intreccio che può essere a piacimento letto tanto dal punto di vista mistico che realistico. E pertanto vi invito alla doppia lettura, perchè il secondo giro ha sorpreso (parecchio) anche me in fondo, mi ha permesso di girare tutto il senso del racconto, tifare e comprendere le ragioni di un altro personaggio della vicenda, facendomi apprezzare sfumature nuove. Gli interpreti della vicenda sono tutti doppi, tutti in un certo verso cattivi, egocentrici quanto folli. Una costruzione narrativa interessante. 
 
 
Possenti, già alle matite di San Michele, miniserie delle Star Comics, è un esperto disegnatore di atmosfere medioevali, quasi magiche. Mi è piaciuto molto il suo Nicolas, l'assistente di Frate Raimondo, con l'aria furbina e la fisionomia similare ad un giovane Dylan Dog. Il disegnatore sembra davvero a suo agio nella descrizione di intricate geometrie gotiche, sorprendenti dedali visivi ( nella mia top, la prima vignetta pag.27, prima pag.30, pag.43, pag.47, terza pagina 68), e ama giocare sui tratti grotteschi per caratterizzare i suoi personaggi. Sono quasi tutti barbuti, ma tutti con diversa rappresentazione e dettagli anatomici accentuati(c'ho trovato anche un omaggio a Magnus (pag.39).  Belli sono anche i demoni, possenti e selvagge creature che sembrano uscite da un fantasy. Tuttavia il suo tratto, così interessante, a volte, e (mannaggia)soprattutto nelle scene d'azione con protagonisti i demoni, diviene poco intelleggibile. Principale imputato per me il bianco e nero e la stampa classica bonelliana, che giocoforza va ad appiattire, attenuare o far del tutto scomparire molti dettagli che a matita sono invece evidenti.  L'immagine è, pur in pochi frangenti, di così complicata lettura che occorre strabuzzare gli occhi per riuscire, in una selva di dati visivi, a distinguere i fondali dagli oggetti e dai personaggi ( vedi terza vignetta pag.7, ultima pag.10, prima e terza vignetta pag.12, quarta pag.51,  ). Niente di davvero grave, comunque, laddove una lettura sequenziale veloce dei disegni permette nel 98% dei casi si riesce a capire alla perfezione ciò che succede. Ma, lo ripeto, imputo questo probelma soprattutto alla stampa. Perchè le tavole di questo Ex tenebris scannerizzate on-line mi hanno dato una sensazione decisamente migliore in questi frangenti critici. Ce lo vedrei benissimo Possenti su dei volumoni di BD ( le pagine da 110 a 114 sono fenomenali, magnifiche), magari a colori ( e dove il tratto della matita risalta di più che nella stampa economica), dove potrebbe davvero far esplodere il suo talento certosino in tavole che possano strabordare di dettagli.
Un numero interessante, strano per molti aspetti tanto narrativi e visivi. la dimostrazione delle molte anime di questa sempre curiosa ma sempre attesa collana antologica Bonelli.
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giovedì 14 maggio 2015

Le storie vol. 31: Il prezzo dell'onore.

Testi: Accatino
Disegni: Bacilieri


1871, Califonia. Siamo nella città di San Juan de Coronado ed è giorno di cappi al collo autorizzati dalla legge. Il boia ha mandato il suo garzone e lo sceriffo teme l'inesperienza del ragazzetto, ma quello passa il convento. Già al primo ceffo arrivano i casini, il cappio è fatto male, non si rompe e potrebbero essere grane. Ma siccome la storia della grazia se il cappio si rompe è tutta una fesseria di propaganda, il ragazzo boia si butta addosso al condannato per farlo cadere nel buco e lo sceriffo, a scanso di equivoci, pianta una palla d'acciaio in fronte al penzolante. A San Juan oggi si sta con le palle girate, non si prevede nulla di buono da sperare per il destino degli altri due tizi in coda per il patibolo, che vediamo solo di spalle grazie ad una vignetta diabolica. Certo per finire lì qualcosa di brutto lo si è fatto ed è adesso che la storia va a ritroso di un mese, a farci ipotizzare chi siano i due sventurati a un passo dal grande salto. Quando almeno in copertina i personaggi sono tre. Uno più basso, certo, ma non andateglielo a dire, potrebbe incazzarsi.
Ecco un bel western del genere "brutto e cattivo". Sogni infranti e azioni vietate ai minori che portano gli eroi dalla parte sbagliata. Gente sconfitta ma con un barlume di orgoglio che fa riecheggiare i momenti più belli del classico con l'immenso Dean Martin (e il solito noioso Wayne) "Un dollaro d'onore", il cui prezzo è richiamato per me non a caso in locandina. L'aggiunta di una seria e sentita dose maxi di nichilismo edulcorata da un pizzico di fascinoso humor nero. E almeno un personaggio davvero cult, il sergente Lester Y.Durrett, rissoso piccolo amabile bastardo da autentico colpo di fulmine. Chissà per cosa starà quella "Y" nel nome... Molta azione, molte scorrettezze, zero buoni all'orizzonte ad arrivare con la cavalleria. Fare l'eroe in questo mondo di carta è una questione di palle, ma le palle non serve bastano a sottrarsi dalla forca.


Accatino, vecchia (ma non troppo) conoscenza di Dylan Dog, attanaglia da subito il lettore e non lo molla fino all'epilogo. Dimostra di conoscere benissimo i meccanismi del western crepuscolare e cattivo e ci mette anche una vena moderna accattivante. Dipinge gli indiani come fantasmi inquietanti, capaci di scomparire in un istante e attaccare alle spalle. Usa la satira per farci credere di assistere a una favoletta, ma è sempre pronto ad assestare il colpo gobbo. C'è molta gente che muore male qui dentro, sparata, impiccata, inforcata e bruciata. Alle matite il bravissimo e gotico Bacilieri. Da me amatissimo sullo sfortunato (ingiustamente) Jean Dix e sull'altrettanto (ingiustamente) sfortunato Napoleone, entrambi del grade Ambrosini. Eccelso nel romanzo a fumetti  Sul pianeta perduto e conoscenza recente anche per l'indagatore dell'incubo. Bacilieri, con le sue figure classiche-vintage, quasi gommose, a cui accompagna espressioni quasi lombrosiane è inconfondibile, tra Chester Gould ed Hergè, con una punta del nostro amato Mike Allred. E qui forse prende pure un po' da Jacovitti. A noi piace il suo mondo plastico e carico di dettagli, quasi espressionista. I suoi confederati hanno il fascino di soldatini di piombo sanguinolenti, i sui anti-eroi hanno sguardi penetranti e molto meno buffi di quanto a prima vista appaiano.
Accatino e Bacilieri danno vita a un numero delle Storie perfetto, ottimo per ritmo, strepitoso per i disegni, cattivo come piace a noi per la storia cupa e sgangherata da commedia nera. Li vorrei davvero vedere su Tex. Prima o poi. 
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domenica 10 maggio 2015

Le storie 30: i due re

testi: Barbato
Disegni: Giordano


Un tizio che pare Dolph Lundgren è il più cattivo del carcere e tutti hanno una paura fottuta di lui. Solo che bastano due fessi per incrinare il regno di terrore del nostro eroe al di fuori della prigione. Dolph non ha  più le spalle protette e decide di evadere per sistemare le cose, bagnando di sangue ogni superficie piana delle tavole dell'albo. Perché lo hanno fatto incazzare come Keanu Reeves in John Black. Uguale uguale. Ah, poi in città c'è pure un avvenimento storico random a dare la giusta cornice storica.
Ragazzi, i disegni di Giordano sono una bomba! Quest'uomo dovrebbe disegnare un nuovo ciclo di Daredevil con testi di Bendis o Hitch, sarebbe fighissimo. Tratto deciso, cazzuto, dettagliato ma quasi intagliato nella carta. Azione, di tipo guerriglia urbana, chiara e dinamica, volti dei criminali dai tratti lombrosiani che ci fanno tornare alla mente Dick Tracy
Puro stile. 
La storia opera della mia comunque sempre amata Barbato è convenzionale, ma ottimamente sbilanciata, come John Black appunto, sul lato action. La Barbato è al servizio di un grande disegnatore e il risultato finale è un divertissment crudo, dinamico e divertente. Una bella storietta action quindi.
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giovedì 5 marzo 2015

Le Storie vol.29: La Battaglia di Marengo. Disegni Saudelli, Testi : Ruju

Spinetta Marengo, ai giorni nostri. Quattro ragazzi decidono di andare nei luoghi dove si è svolta la storica Battaglia di Marengo, il 14 giugno 1800, tra le armate di Napoleone e l'esercito austriaco. Il bel tempo, gli abiti striminziti e le belle forme femminili descritte da Saudelli con la riconosciuta consueta maestria, tutto fa pensare che da lì a poco "si trombi". Cosa che infatti una delle coppie si appresta a fare. Solo che l'altra ragazza inizia a dire che quel luogo è legato al passato della sua famiglia, c'è dietro tutta una storia bellissima che non ti dico, lunghetta ma che ne vale veramente la pena di sorbirsi, integralmente, invece che trombare, per tutto il resto dell'albo. Un ragazzo sano di mente, considerato il posto magico e pieno di verde e le belle forme femminili, come sopra già detto splendidamente descritte dal tratto di Saudelli ecc.ecc, le avrebbe ficcato la lingua in bocca alla seconda nuvoletta parlante/delirante evitandoci la mattonata. Ma lui no, lui è un esperto di storia a livello maniacale, uno che non si limita ad andare al museo storico cittadino di tanto in tanto ma ci "sverna proprio", al punto che gli addetti lo conoscono, se non lo vedono si preoccupano. Così mentre noi increduli speriamo in una qualsiasi svolta narrativa "di qualsiasi tipo" ma comunque atta ad ammazzate un racconto di cento pagine, la ragazza inizia a raccontare una storia d'amore stile Harmony tra un ufficiale, una bella damina e un cacciatore con tanto di rivisitazione del popolare, tutt'oggi amatissimo (???), sceneggiato rai "La freccia nera"...
No.
Il mio giudizio su questo albo potrebbe tranquillamente iniziare e finire con queste due lettere, accompagnate da un punto esclamativo per sottolineare la mia irritazione: "no!"
Ruju mi è totalmente uscito pazzo. E dire che su Dylan Dog spesso lo ho profondamente apprezzato. Ma forse gli hanno assegnato l'ingrato compito dall'alto e lui ha dovuto solo eseguire. Lo spero.

no Martin, anche se sai la risposta a noi non ci frega e tu per noi puoi sempre morire male!!!
Nell'anno di grazia 2015 è inconcepibile una struttura narrativa che si basa su un didascalismo tale che avrebbe fatto arrossire la redazione de "l'intrepido". Tanto per cominciare. I due ragazzi "non trombanti" oggi, anagraficamente, non possono esistere. Voglio un sondaggio su base nazionale per stabilire quanti giovani ventenni hanno visto lo sceneggiato rai anni '60 "la freccia nera" (perché la rivisitazione con Scamarcio non l'ha vista nemmeno la madre di Scamarcio) e conseguentemente gliene è fregato qualcosa.  Più di due non ne trovi e uno di loro vive tipo nella casa dei bisnonni, dove assembla galeoni in legno e vede in dvd "I cannoni di Navarone". L'altro è pazzo, vive in uno scatolone in autostrada. Ma i due eroi del racconto sono pure esperti delle armi d'epoca, hanno studiato la tattica militare della battaglia, compiuto ricerche sulle uniformi e sul ruolo delle truppe di retrovia. Probabilmente, a vent'anni (quindi precocissimi e geniali), stanno già ultimando l'università  facendo una tesi di un corso avanzato di storia o sono, semplicemente, degli intollerabili saccentelli stile Martin e Lisa, i secchioni dei Simpson, che tutto sanno e tutto appuntano. 
Il fumetto storico esiste ed è prospero, soprattutto in Francia, ma anche nel nostro ridente paese. Le Storie serve anche allo scopo di rappresentare eventi storici. Solo che oggi si tende a costruire storie che sono ambientate direttamente nel periodo storico di interesse (ma già dai tempi de Un uomo un'avventura) e che di conseguenza ampliano il coinvolgimento del lettore, dandogli la prospettiva di visitare, con gli occhi del protagonista di un racconto immaginario, ogni volta un mondo nuovo per tradizioni e usanze. Faccio un esempio recente di modo bello di trattare la storia: l'ultimo Tex di Serpieri. Nell'albo vengono presentati sommariamente dei fatti e descritti oggetti che sono spiegati nelle note, messe fuori dall'albo. Allora uno legge, si incuriosisce, piglia le note e scopre che il coltello di Tex è una replica di quello usato ad Alamo da Jim Bowie, che il contesto storico sono le guerre indiane ecc, ecc. L'interesse per questi oggetti ed eventi consegue all'interesse per la lettura. Qui assistiamo a due tizi ventenni che invece che fare "du zompi", al suono delle cicale, ci fanno una lezione di storia, sul pretesto, dicevo, di un romanzetto harmony di cui pure a loro sbatte pochissimo,  dicendo ogni due per tre "ma questo è avvenuto perché il moschetto..." e "ma questo è quello che dicono essere...", "il ruolo del tamburino era quello di...", " le donne che seguivano l'esercito francese avevano nomea di zoccole" ecc. ecc. .
Tutto questo, immagino consistente, lavoro di documentazione, pur astrattamente interessante viene mortificato dal dialogo tra saputelli". Non serve e spesso è ripetuto e ripetuto quasi si ritenga il lettore colpito da deficit dell'attenzione, sottolineare poi ogni minima cosa. Posso capire il quadro generale di un'opera su commissione destinata magari a una scuola di Marengo. Ce la vedo, la lettura di questo albo su dei banchi di scuola con annesso tema da svolgere sulle "tue impressioni". A me si sarebbero triturate le palle a svolgere quel tema. Ma poi cosa abbiamo come intrattenimento? Una storia che dice: "oh, sto copiando la Freccia Nera per spiegare un po' una battaglia di anni ed anni fa". Ok, questa è onestà intellettuale, la apprezzo. Comprendo altresì che l'intento magari nascosto di Ruju è cercare di attualizzare la storia, dirci che se sai la storia puoi magari abbordare una bella straniera. Ma è lui stesso a non crederci fino in fondo, appena ci presenta l'altra coppia che "collima", mentre i nostri due protagonisti si "smaronano" e noi con loro e il piccolo twist finale non è per me in grado di dare quel "di più" che l'intreccio necessitava.
I disegni di contro sono molto belli, molte scene di massa, molti paesaggi. Le scene ambientate nel passato sono colorate a mezza tinta e sono suggestive, calde. Lo stile di disegno dei volti e le fisionomie sono un po' schematici ma permettono ai dettagli di uniformi ed oggettistica di essere riprodotti al meglio. E poi ci sono i corpi femminili di Saudelli, che tutti ci resero già ciechi in giovine età e qui ritornano come smagliante marchi di fabbrica. 
Concludendo. Apprezzo l'impegno e il coraggio nel cercare un modo diverso dal solito che possa essere accattivante per suscitare interesse nelle nuove generazioni su importanti avvenimenti storici del passato. Tuttavia ritengo che non sia stato centrato a pieno l'obiettivo, pur nella splendida cornice artistica ritratta. Forse non è adatto al mio palato e ad altri potrà sicuramente piacere di più.
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