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lunedì 5 settembre 2016

Morgan Lost - Ultima parte


9: volume 10: Senza nome e senza volto
Che fatica fare il serial killer di successo a New Heliopolis! Ci sono così tanti pazzi in giro che, se non si ha un briciolo di originalità, finisce che la proprie imprese finiscano nel "dark number" degli assassini senza look. Certo ci sono i professionisti come Wallendream: un look ricercato da Jake Frost, delle rose nere rarissime come biglietto da visita, interi libri di psicologia criminale scritti su di lui. Ci sono quelli con le "armi ricercate" come i coniugi Rabbit, rigorosamente muniti di accetta e balestra. Ci sono quelli bellocci e tormentati con un presunto "progetto sociale", come Todd Almaric. Ma ci stanno anche tanti "barboni" che vanno in giro con la maschera di Paperino tarocca comprata al Lidl, senza un'arma tipica, senza un'idea interessante per giustificare la loro follia. La "banalità del male" (e mi scuso in ginocchio per questa citazione dotta fuorviante... Ma vi invito a digitarla su google per poi approfondire l'argomento, che non fa mai male). 

Così capita che un assassino anonimo, con la maschera più banale del mondo e con giusto un problema di dizione e poco più, un giorno si imbatte in un'idea inconsueta. Un portachiavi sonoro che dice "I love you" rispondendo a un fischio. Un oggetto piccolo e trendy da inserire nella bocca delle sue vittime. Ed è subito boom! Tutti vogliono in casa uno di quei macabri portachiavi mentre la serie di omicidi legati ad "I love you" si moltiplica in modo preoccupante. Sembra di essere tornati ai tempi del tamagotchi. 
Un interessante numero sul fascino e la banalità del male. Un thriller teso, una caccia all'assassino labirintica, una sfida psicologica. Chiaverotti gioca con gli specchi e noi lettori ci perdiamo tra le pieghe del racconto, seguendo gli indizi più criptici. C'è anche un'interessante e crudele sfumatura di malinconia in un killer che, in fondo, vuole che le ultime parole della vittima a lui rivolte siano, pur grazie ad un artificio meccanico, "ti amo". Amore e morte, che tornano a formare un cortocircuito. La trama è interessante, parte come una cannonata e tesse con sapienza la sua tela complessa. Il castello di carta per me si affloscia un po' sul finale, che rimane in ogni modo interessante. I disegni di Perugini sono molto validi nel ritrarre i personaggi, forse un po' spogli sui fondali. In questo caso specifico però il colore dello Studio Arancia conferisce una nota espressiva in più. Il portachiavi "I love You" schizza sulle tavole con il suo rosso cremisi come il limone ittero del Bastardo Giallo di Frank Miller. 
Un numero dai buoni spunti che poteva forse mirare più in altro. Ma che risulta ad ogni modo gradevole.


10: volume 11: L'ombra dello sciacallo
C'è un killer nuovo in città, uccide donne dai capelli biondi e indossa la maschera di uno sciacallo. Per caso Morgan incontra Azalhee, una donna che sembra in qualche modo legata a questo assassino tramite misteriosi ricordi che sembrano provenire tanto dal passato che dal futuro. Un passato e futuro di centinaia di anni, che coinvolge un sua antenata quanto una sua discendente. 

Un numero strano, stranissimo e dai contorni tanto fantascientifici quanto sovrannaturali. Si parla di cyborg del futuro, di uomini-sciacallo indiani ai tempi delle colonie inglesi. C'è forse un cerchio della vita che unisce insieme nel suo eterno ripetersi tutti gli eventi, ma c'è anche qualcosa di più. Una spirale sensuale e terrificante che lega vittima e carnefice, che ottunde i sensi e si svela al paranormale. Tante parole messe volutamente a casaccio per stimolarvi senza troppo svelare di questa storia. Stiamo forse dalle parti dell'Albero della vita di Jodorowski, ma è solo una suggestione, i binari della storia sono diversi e nuovamente per Chiaverotti vanno a toccare le pagine del suo amato Stephen King. In tutto questo magma narrativo Morgan si defila in un ruolo di secondo piano, alla disperata ricerca di una serie di cause ed effetti logici concatenati che per la natura del racconto potranno forse portarlo solo fino a un certo punto. Lo vediamo disperarsi sul senso della sua vita, in crisi di astinenza da una nuova caccia all'assassino, di fatto l'unico motivo per cui accetta di essere vivo. Un Morgan struggente e più crepuscolare del solito. Molto bello in personaggio di Azalhee, sfuggente e conturbante lo Sciacallo nel suo diventare quasi un doppio inscindibile. I disegni di Max Bertolini riescono al meglio a delineare i contorni più orrorifici della vicenda e quelli più sexy. Lo Sciacallo mette paura nel sul aggirarsi tra le ombre gotiche di New Heliopolis, come tra le casette in legno di New Canaan, per poi assurgere a mutante nel futuro. I paesaggi e il gioco delle ombre offrono un quadro visivo molto interessante, che salta e amalgama in modo perfetto passato e futuro. Gli scontro sono sempre cattivi e "fisici", tanto quelli che riguardano gli esseri di carne che i corpi dei cyborg. Gli amanti delle forme femminili strabuzzeranno gli occhi davanti alle silouette sinuose e agli eroticissimi "capezzoli a fiore" delle molte donne svestite della storia. E' uno dei numeri più erotici della serie, pieno di amplessi cercati e rubati. Un bel numero, sexy e complicato.



Speciale Brendon & Morgan Lost : La mappa delle stelle
La Nuova Inghilterra del futuro prossimo venturo di Brendon e la New Heliopolis degli anni '50 di Morgan Lost hanno trovato un bizzarro ponte spazio-dimensionale tra di loro. Come conseguenza alcuni dei più brutti soggetti e fantasmi dei due mondi si sono mischiati, andando a infestare nuovi territori. Un Cavaliere Onassiano, alcune fate azzurre e l'imponente testa di pietra volate degli Sterminatori stanno quindi invadendo la metropoli in bianco e nero con ombre rosse. Uno strano squalo volante, i coniugi Rabbit e nientemeno che il cinematografico dottor Hermann Splatter  (tutti rigorosamente in "bianco e nero in un mondo a colori", quello di Brendon, come ne La rosa purpurea del Cairo di Woody Allen) stanno invece facendo strage sulla frontiera post - atomica. Qualcuno deve scoprire come sistemare le cose o per lo meno tentare di  fermarli. Ed è allora che si mobilita a New Heliopolis il cacciatore di serial killer Morgan Lost, gettandosi  a capofitto sulle tracce del Cavaliere Onassiano, inseguendolo tra le fogne della città fino a qualche accampamento di homeless. Ed è allora che un abbattuto e dimenticato cavaliere di ventura come Brendon, arrivato ad una media di 10 whisky rinforzati al giorno ma che " tiene ancora botta , "decide di tornare a cavalcare. Pronto per la caccia al coniglio psicopatico. Riusciranno a dare un freno alla pazzia che dilaga sui due mondi? 

Le premesse di questo ponte spazio - temporale sono interessanti (anche perché "ripetibili"), la storia è molto divertente, i "cattivi" sono dei veri mattatori. Chiaverotti prende l'amato dottor splatter ,il mattatore delle pellicole horror che vanno per la maggiore a New Heliopolis. Lo butta fuori dallo schermo, nel molto reale come lo Schwarzenegger di Last Action Hero e gli dice: "Fai un po' quello che ti pare". E il dottore inizia a sfasciare e amputare tutto e tutti, "urlando" come giustificazione di stare intervenendo per curare strane malattie. In pieno humor nero. Ugualmente fantastici, ritornano i due rabbit, da me amatissimi. Lui è sempre il solito matto con ascia e spolverino, la coniglietta è più sexy che mai in tenuta sadomaso - dark - fantasy (grandissimo lavoro ammazza-diottrie di Freghieri) e ci concede più di un siparietto sexy. Entrambi non riescono più a togliersi le loro maschere, non riescono più a "staccarsi" dal loro costume di assassino. Privi di memoria e quasi "prede mutanti" nella Nuova Londra, assurgono a figure deliziosamente tragiche. Il cavaliere Onassiano sperduto a New Heliopolis non può che correre a destra e manca cercando i pochi riferimenti che lo riportano con la mente a "casa". I mostri funzionano, catalizzano l'attenzione del lettore e il numero è questo in sostanza: una caccia al mostro multidimensionale tutta "sparata". In più è anche il numero in cui viene re-introdotto nelle edicole, con garbo, in punta di piedi, il vecchio e mai dimenticato Brendon. Più stanco, più sofferente, più solitario del solito. L'eroe di Chiaverotti riesce a farsi riconoscere dai vecchi lettori quanto a rimanere avvolto in una coltre di mistero per i nuovi. Prima di iniziare con le nuove avventure di Brendon, previste a cadenza semestrale, l'autore sembra così dimostrare la sua gratitudine per i molti fan che hanno seguito la storica serie fino al numero 100, inserendo piccoli dettagli che solo loro possono cogliere.  Chiaverotti ci era rimasto malissimo per questo suo "figlio" abbandonato, lo stesso male che aveva provato Milazzo quando il suo Ken Parker era stato prematuramente abbandonato, per questioni editoriali, in uno storico "penultimo" numero, solo e in carcere (il numero in cui sarebbe uscito "chiudendo la saga" è giunto solo un paio di anni fa grazie a Mondadori Comics). Nell'editoriale di questo numero speciale Chiaverotti racconta di aver sognato Brendon, che lo incolpava di averlo ucciso. E questa malinconia Chiaverotti l'ha declinata anche nelle atmosfere di alcuni numeri di Morgan Lost, nell'episodio de I conigli Rabbit e in uno dei "corti" di Megamultiplex. La peggiore condanna per i personaggi di carta è non poter riuscire a vivere al di fuori di un figlio da disegno. La peggior colpa del loro padre-autore è non avere più la possibilità di scrivere storie da dedicargli. L'autore voleva riparare ed è per questo che si è concretizzato, sembra in soli sei mesi, questo speciale che raccoglie tra i "chiaverottiani tutti": oltre ai vecchi amici di Brendon anche i nuovi amici di Morgan Lost. Certo "chiaverottiani si diventa". Per chi volesse, incuriosito, conoscere qualcosa di più di Brendon dopo questa lettura, consiglio il bellissimo cartonato da libreria Il sogno di Anja, volume che raccoglie alcune delle storie più belle della serie. 


Chiaverotti non ci affligge con il classico cross - over fatto di pacche sulle spalle (modello Bonelliano) o di scazzottate fasulle tra eroi (modelli Marvel). Si può dire che tra Morgan e Brendon basta uno sguardo per comprenderei e riconoscersi come fratelli, in un momento della storia che è davvero unico, crepuscolare, toccante. In un numero carico di action come questo sorprende sempre con piacere il rumore fragoroso di una sottile malinconica nel tratteggio dei personaggi, appena sussurrata. Non ci sono "momenti Martha" ed è una boccata di aria fresca. 
Davvero molto belli i disegni di Freghieri. Carichi di azione, disperazione e di magia. Ho amato le fatine blu che come Gremlins assediavano un povero guidatore, il testone di pietra volante, le "sedie vuote" nel cimitero cremisi di Morgan. Stupendi i conigli "umanizzati", fantastico Splatter nelle sue movenze sempre esagerate e buffissime. Gli eroi non mancano, ma sono volutamente dimessi. Morgan è un po' imballato, sembra davvero che non dorma da un paio di giorni come si dice nel racconto. Insegue a fatica i mostri provenienti dall'altro mondo. Brendon è quasi un fantasma. Etereo e sfuggente come solo un vero "risorto" riesce ad apparire. Anche lui più intento a incassare che a dare pugni, con la faccia pesta e le occhiaie. Vedere New Heliopolis fusa insieme con le praterie della Nuova Inghilterra è semplicemente da infarto, il lavoro sulle scenografie è eccelso. Il fatto che il volume sia a colori per le parti e i personaggi di Brendon e in bianco rosso e nero per il "comparto" di Morgan è una soluzione visiva unica e accattivante.
Questo numero speciale è davvero niente male anche se appare in parte solo accennato, forse solo il primo tassello di un racconto più ampio. Ne vorremmo ancora di più. Vorremmo più interazione tra gli eroi, pur sapendo che nella logica dell'autore "non potrebbe essere". Ci prendiamo così un pugno di malinconia in pieno petto quando, scompigliare le carte del thriller, l'autore ci porta quasi dalle parti di un suo personale Sogno di una notte di mezza estate. Non è quindi per me un caso che sia uscito in questo periodo. 
Non aspettatevi quindi l'incontro del secolo o la trama di un blockbuster da questo crossover. Guardate questo speciale piuttosto come un fugace gioco di specchi in cui i due eroi si sognano a vicenda. L'atto di amore di un autore per i suoi personaggi .

Considerazioni finali su questo speciale di Morgan Lost

Ho dedicato a sorpresa questa serie di post a questo strano eroe di Chiaverotti, sconvolgendo in parte la scaletta (che comunque recupereremo a breve). L'ho scoperto tardi e come ho spiegato più sopra ho fatto inizialmente fatica ad apprezzarlo, anche per via di una scelta di scaletta che mi è parsa quantomeno criptica. Morgan Lost non è esente da difetti, soprattutto nei termini di una certa linearità "procedurale" e di un apparato grafico che almeno all'inizio rischia di appiattire i disegni, facendoli sembrare molto simili tra di loro. Tuttavia l'eroe di Chiaverotti ha molte frecce al suo arco per farsi amare. Le storie presentano sempre approcci diversi, spaziando con disinvoltura tra una moltitudine di generi diversi. Molti dei personaggi descritti sono davvero azzeccati e memorabili, come Wallendream o i Conigli Rabbit, e al di là dei singoli albi ritornano come elementi ricorrenti anche di una trama più ampia che avvolge tutto il "lore" del fumetto. L'azione è sempre presente, fisica quanto surreale, e anche se Morgan non "sfugge" dall'essere considerati l'ennesimo detective di casa Bonelli, peraltro molto vicino nei toni all'inquilino di Craven Road, le scene action riescono a spingerlo quasi in territori supereroistici inediti e interessanti. E poi c'è la malinconia e il senso di fallimento, sentimenti che condivide anche con Brendon e che donano cuore alla sua presunta invulnerabilità. Si possono fare speculazioni su quanto possa continuare il suo "viaggio editoriale", ma è più bello considerare come fin qui, salvo un paio di incertezze, io mi sia piuttosto divertito e non veda l'ora di leggere un nuovo numero. Si vede che il bianco, il rosso e il nero alla fine, incredibilmente, creano dipendenza. 
Talk0

venerdì 2 settembre 2016

Morgan Lost - parte quinta


6: volume 7: Vulcano 7 
20 ottobre 1953. Il modulo Vulcano 7 porta i primi astronauti sulla luna. Ma l'entusiasmo si trasforma presto in disperazione quando il capitano Duncan Dredd compie in diretta mondiale il primo omicidio-suicido non su suolo terrestre della storia dell'umanità. Ma come è capitato? Lui che salutava sempre, era timido e riservato, che conoscevo la zia ed era tanto una brava persona? Sta di fatto che l'astronauta o per lo meno il suo "fantasma" in qualche modo è tornato e sta distribuendo cadaveri a destra e manca tra i suoi conoscenti e gli addetti del programma spaziale. E quando c'è un serial killer in giro l'inquilino di "orologio rotto" al 7 è pronto a entrare in azione. 
Chiaverotti gioca con la fantascienza dark (questo è il genere omaggiato in questo numero) sullo stile di Astronaut Housewife per costruire un thriller dai risvolti soprannaturali tesissimo, avvincente e geniale nello sviluppo. Uno dei numeri migliori della collana. C'è alla base un giallo da risolvere, c'è forse un complotto politico, ci sono da esplorare le complesse relazioni familiari e lavorative della apparente rosea e dorata vita di una persona di successo. E Anche i ricchi piangono, come recitava il titolo di uno sceneggiato di fine anni '70, anche e soprattutto per oggetti di poco conto, ma autografati, che vengono rotti durante una zuffa. Morgan indossa di nuovo la giacca nera con camicia rossa di Dylan Dog, che gli sta benissimo, e va a caccia di fantasmi. Il finale è molto interessante. I disegni di Andrea Fattori sono bellissimi, il fantasma di Dredd mette davvero i brividi nei suoi contorni "spiritici", le tavole che ricercano gli effetti più orrorifici sono di grande impatto. Davvero un gioiello.
Vorrei dirvi qualcosa di più, ma questo numero è davvero una sorpresa continua e non voglio in alcun modo rovinarvelo. 


7: volume 8: Per morte e per amore
Todd Almaric è uno spietato assassino carismatico stile Manson. Si professa giustiziere dei lascivi costumi della società odierna e ha per obiettivo primario la distruzione della classica "famiglia felice delle pubblicità", nucleo familiare dopo nucleo familiare. Morgan lo scova e lo affronta nel modo più pazzesco immaginabile. Lo porta in tribunale ed è lì che la storia si trasforma quasi in un dramma giudiziario con tanto di circo mediatico. Il mostro nella sua lucida pazzia ha fascino e qualcuno sta continuando la catena di omicidi che lui ha dovuto interrompere prematuramente. Fin dalla prima pagina, fin dalla copertina, sappiamo che "Old Sparky" per la prima volta nella storia sarà accompagnata da un'altra sedia elettrica per una doppia esecuzione. Chi occuperà la sedia accanto a Todd Almaric? 
"Una storia di morte, eppure anche una storia d'amore. Maledetto, folle e distruttivo, ma pur sempre amore". Parole di Chiaverotti, non mie. Si può amare un assassino come Todd Almaric, una bestia spietata che uccide a sangue freddo con la sua mannaia chiunque gli capiti a tiro? Si possono trovare dietro ai suoi occhi rabbiosi sentimenti come la compassione, l'empatia e la tenerezza? Si può arrivare al punto di giocarsi la vita pur di difenderlo? Si può accettare che la sedia elettrica frigga anche solo un essere umano orribile come Almaric? Chiaverotti vorrebbe "sperare" che anche dietro al più mostruoso dei mostri ci sia un cuore e tiene questa linea emotiva forte per tutto il racconto. Il suo Almaric è decisamente un mostro crudele che vediamo squartare chiunque con puro godimento. Il sul Almaric non piange, non si scusa durante il processo, non ha davvero niente da dire alla società al punto da scriverci sopra un libro: è un monolite. Ma un monolite che viene in qualche modo "interpretato" da osservatrici a lui vicine, che riescono a cogliere in lui aspetti che sono negati anche al lettore. Ne nasce un racconto scomodo, disturbante ma anche sublime, che scava nell'ossessione di giustizialismo che avvelena la società odierna. In Italia non c'è la pena di morte, ma quanti la vorrebbero applicata anche solo ai casi di cronaca più pubblicizzati in tv, dove i giornalisti e spettatori diventano giudici e boia senza conoscere gli imputati e senza aver letto un decimo delle carte processuali? Chiaverotti, ripeto, vuole metterci dei dubbi e "dubitare" spesso è quella capacità in più che ci separa dalle bestie. Anche questa sceneggiatura è favolosa. Vincenzo Bufi regala ai disegni la giusta drammaticità del caso, i suoi personaggi disegnati sono attori straordinari che riescono davvero a trasmettere la loro carica emotiva all'intreccio. All'interno del clima statico, teso e disperato da legal-dramma del numero, Bufi ci regala anche la bellissima sequenza action da pag 29 a 45. Quasi un mini-film che conferma il disegnatore straordinario anche per trame più rocambolesche. Davvero un bel numero.



8:  volume 9: Megamultiplex

Morgan si trova nel buio della sala, seduto su una sedia di metà platea, ma non è il cinema di Fitz. Non sa come sia arrivato lì ma lo spettacolo sembra interessante, una rassegna di corti cinematografici con gli attori presenti tra il pubblico. Storie divertenti, storie cariche di tensione, tutte accomunate dalla morte, che prima o poi arriva, inevitabile a chiudere il racconto. A un certo punto però Morgan si accorge di qualcosa di veramente strano, stanno proiettando un corto con lui come protagonista. Un piccolo film che termina inevitabilmente con la sua morte. Uno strano messaggio compare sullo schermo. La proiezione si interrompe. Le luci si accendono. Morgan scopre in breve che quelli che lo circondano non sono attori ma persone che, come lui, hanno appena assistito alla macabra rappresentazione della propria morte sul grande schermo. L'unica cosa a cui il gruppo riesce a pensare in quel momento è uscire da quel misterioso cinema. 
Un altro numero surreale per Morgan Lost. Chiaverotti non sceglie questa volta un "genere cinematografico" unico, ci regala direttamente un grindhouse. Ogni "pellicola" è un tassello diverso concepito con uno stile diverso e un numero contenuto di pagine. Quasi un ABC of the death o un V/H/S a fumetti. Oltre al tema ricorrente della morte, ritorna tra i corti di Megamultiplex il tema delle maschere, artifici psicologici che rendono le persone "doppie" nella società, essere e apparire (in fondo il vero leit motiv di tutto Morgan Lost). Chiaverotti nei racconti trova il tempo anche per farci conoscere nuovi aspetti del passato di Morgan. E' la parte più bella dell'albo, quella più smaccatamente e affettuosamente Kinghiana. La storia o, meglio, le storie si leggono che è un piacere. È un numero frizzante, splatter e divertente.
Lola Airaghi compie un lavoro egregio con i disegni, si dimostra straordinariamente versatile nel risaltare i diversi registri narrativi dei vari "corti". Molto brava nel delineare i personaggi, grottesca il giusto nelle scene più orrorifiche. Spaventosa pag.66, davvero di impatto. E farà piacere ai fan di King pag. 87. Davvero un buon lavoro.
Potrebbe essere benissimo, con poche modifiche grafiche, un numero di Dylan Dog. Uno di quelli belli.

mercoledì 31 agosto 2016

Morgan Lost - parte quarta



4) Volume 5: L'orologio del tempo 
Per le strade di New Heliopolis si aggira "Il caimano", un serial killer spietato che si muove nella zona del quartiere a luci rosse. Uccide chiunque senza fare distinzione di sesso o età. Per i familiari delle vittime non è certo possibile far tornare indietro l'orologio del tempo, si può solo sperare che la giustizia faccia il suo dovere e che un giorno, in un altro mondo, sia possibile ricongiungersi con i propri cari. Tuttavia anche Old Sparky non è esente dalle leve del potere. 
Abbiamo parlato di vittime e di assassini, questa volta invece Chiaverotti ci parla di "chi resta". I familiari con gli affetti distrutti per mano dei serial killer e i familiari dei serial killer stessi. Il rimpianto per le parole non dette, l'impossibilità di accettare la realtà, la vita insieme che non potrà più esserci, la separazione avvenuta in un momento difficile e troppo repentino. E non essendo cacciatori di taglie indistruttibili che possono incrociare i revolver con i cattivi, i familiari devono cercare l'aiuto degli altri, sperare nella giustizia, riuscire a convivere con il dolore. 

Ogni numero di Morgan Lost è stato di "genere diverso". Abbiamo visto un horror, abbiamo visto un action, poi un poliziesco. Il film che Chiaverotti ci proietta con questo numero è quasi un legal-dramma. Impacchettato non senza qualche inseguimento e zuffa il cattivo, si passa quindi ai tribunali. E si riflette anche sul fatto che sia veramente possibile accettare come unica forma di giustizia la sfrigolante Old Sparky. La giustizia deve davvero essere sempre ridotta a vendetta dello stato, anche quando si parla di "mostri" che sono davvero l'espressione massima della banalità e stupidità del male? E' un tema provocatorio ma che fa riflettere, scomodo, accettare che anche un caimano possegga lacrime di coccodrillo. Chiaverotti gioca con il tempo, cercando di ricostruire insieme alla protagonista della vicenda, una madre disperata, il disordinato svolgersi degli ultimi giorni. Morgan fa da supporto alla vicenda, ma dimostra che nemmeno lui può niente contro la macchina della giustizia dei tribunali, perché sono questioni morali che non si possono affrontare con i pugni. Non tutto si può risolvere come nel far west. 
Le tavole di Giuseppe Liotti svolgono egregiamente il compito di mettere al primo posto l'espressività dei personaggi, la capacità "recitativa dei disegni" è davvero buona e ci dà l'opportunità di immedesimarci in ogni personaggio. Non manca l'azione e gli stupefacenti scorci di New Heliopolis cui ci hanno abituato finora i disegnatori della testata, ma il top Liotti lo raggiunge proprio con quei volti. La dimostrazione di una grande sensibilità artistica. Un altro bel numero.




5) Volume 6 : I conigli rabbit 

Sono sexy, sono folli, sono la coppia di serial killer dell'anno!! Lui brandisce l'accetta, lei preferisce una specie di balestra. E si amano. Dopo un omicidio fanno sesso sfrenato nella stanza da letto, rimanendo coperti solo delle loro maschere da conigli. E sono in fondo dei cosplayer, adoratori di un fumetto underground ormai quotatissimo. Una miniserie, seguita da molti fan, che parla di un mondo popolato da persone zoomorfe dove i più deboli vengono schiacciati dai più forti e dove i due protagonisti conigli alla fine si suicidano. Ma i killer hanno deciso di dare un finale diverso alla storia, saranno loro a uccidere tutti.  L'autore del fumetto fiuta l'affare grazie ai due pazzi cosplayer  che seminano il caos a New Heliopolis e decide di cambiare il finale, creare una nuova mini serie. E commette sacrilegio. Fa imbestialire i fan e forse incazzare pure i due killer. Riuscirà Morgan Lost a fermare la coppia assassina prima che ammazzino tutti per poi fare sesso in tutte le case del mondo?
Entriamo in un ambito molto "meta", un fumetto che parla di un fumetto per parlare di quegli strani esseri che poi li leggono i fumetti. Gente strana i "fan" che non può che contenere qualche assassino tra le sue file (a leggere certi forum alcuni fanno davvero paura!!). Come storia stiamo un po' dalle parti di Misery non deve morire, un po' la summa di tutto l'affetto che i fan hanno verso le loro passioni, ma declinato ovviamente al mondo dei comics, con le giuste influenze rabbittesche dello sclaviano omaggio a Chi ha incastrato Roger Rabbit?, il fondamentale I conigli rosa uccidono.  I fan che sono pronti a venerare la loro opera preferita, mettendola alla base del loro sistema di valori (tipo i Trekkers). I fan che sono pronti alla lotta se qualcuno dileggia il loro mito (tipo molti fan dei film DC comics... Soprattutto quel gioviale senso dell'umorismo). Fan "kinghiani" assassini (ma pure R.R. Martin se la passa male, nel mondo reale...), dicevamo, ma soprattutto, e qui il bello, una coppia. I conigli Rabbit è una storia, contortissima ma geniale, sulla "famiglia", sui valori dello stare insieme. Ed è per questo che un po' ho visto sotto le orecchie dei Rabbit gli inquietanti assassini del film The Strangers di Bryan Bertino. Chiaverotti confeziona un bel thriller e tira fuori un finale davvero interessante, se vogliamo "poetico" SPOILER 
e che George Lucas approverebbe FINE SPOILER. I conigli sono cattivi, sexy, dannatamente iconici (e infatti "torneranno"... e sono già oggi in edicola nello special a colori di Brendon) e ci piacciono tanto anche grazie ai disegni di Cristiano Spadavecchia. Davvero favolosi e perfetti nell'integrare l'animo cartoon e un po' fiabesco all'horror. C'è una sequenza che è una gustosa citazione a Scream 2 e mi piace un sacco. C'è un ottimo senso dell'azione, i fondali sono sempre dettagliati, alcune tavole sono davvero sognanti. Ma soprattutto è ritratto un intero mondo di garruli e gentili fan di fumetti, che Spadavecchia descrive alla perfezione in tutte le smorfie e tic nervosi: Spadavecchia osserva, ha studiato e ha riprodotto i fan dei fumetti meglio di duecento puntate di Big Bang Theory. Davvero un bel numero!

sabato 27 agosto 2016

Morgan Lost - parte terza


2) Volume 3: Mister Sandman
Un nuovo serial killer appare in città. Si fa chiamare Mister Sandman, porta una maschera strana, è armato di coltelli e sembra tormentare una ragazza che lavora all'osservatorio che da poco ha incontrato Morgan. Lui forse la ama, del perverso amore con cui amano i pazzi, e non vuole che nessun altro la tocchi. La lotta sarà durissima. Mister Sandman è imprendibile, onnipotente e fa paura, riesce quasi a distorcere i piani della realtà. Il buon cacciatore si mette subito dietro le tracce del mostro e riesce forse a trovare un filo logico, ma è qualcosa di davvero strano, ultraterreno. Qualcosa che rimanda alle strofe della celebre canzone che dà titolo a questo albo. 
Mi è piaciuto il numero 3? Tantissimo, una vera bomba. Quando nel bollettino dei serial killer del primo numero compariva un'assassina che sembrava la Sadako/Samara di The Ring, sembrava una citazione e invece no. Il mondo di Morgan Lost dimostra qui di saper cambiare pelle e dai territori dell'hard boiled supereroistico riuscire ad arrivare a districarsi in territori impensabili. Siamo qui dalle parti dell'horror e la storia, con un paio di modifiche, sarebbe potuta essere un numero bello di Dylan Dog. Tanta malinconia, tanta disperazione, tanto rimpianto. Mister Sandman punta dritto al cuore in modo spietato, è un incubo da cui si esce solo nel modo più doloroso possibile, col rimpianto. Chiaverotti centra il bersaglio e ci regala una storia bellissima . Un incubo ad occhi aperti, un tunnel degli orrori visivamente impreziosito dal grande Giovanni  Freghieri, anche lui proveniente da alcune delle storie più belle di Dylan Dog, di sicuro quelle con le donne più affascinanti e sensuali. C'è molto erotismo, affetto, rimpianto. C'è una violenza insensata che fa sgorgare fiumi di sangue dai maxi schermi cittadini . C'è un intero mondo onirico che collega il fondo della baia di Heliopolis con la superficie di Marte per poi farci tornare alla grande città attraverso la strada tangenziale. E c'è Old Sparky. La mortale sedia elettrica che entra anche lei tra i protagonisti ricorrenti di questo fumetto. Un numero malinconicamente spietato. Mi è piaciuto parecchio.

3)  Volume 4: La rosa nera.
Si fa chiamare Wallendream ed è il numero uno tra i serial killer, quello su cui pende la taglia più alta. Il più forte, il più imprendibile, il più spietato. Sembra un uomo alto e di bell'aspetto. Come segno distintivo porta degli occhiali con attaccato una specie di naso a carota come quello del classico pupazzo di neve. Uccide spesso donne e come firma ripone una rosa nera senza spine tra le loro labbra. Ovviamente e pieno di groupies, ma tutto il suo perverso amore è rivolto a Pandora, la profiler che lo ha umiliato in pubblico, definendolo una creatura amorfa. Dopo aver fallito nell'ucciderla, Wallendream continua a inviarle rose nere recise accompagnate a piccoli bigliettini. Ogni giorno le è sempre più vicino, fino a che, grazie a dei farmaci, riesce pure a violentarla mentre lei si trova in stato di incoscienza. Arriva per Morgan il momento di chiudere la partita con l'aguzzino della sua amica, ma non sarà un confronto facile. 
Lasciati per un attimo da parte gli incubi onirici del numero 3, ci immergiamo il quella che per me era la perfetta storia di inizio per questa serie. Un viaggio nel labirinto mentale di un serial killer che si trasforma repentinamente in una spietata caccia all'uomo in cui preda e predatore di cambiano continuamente di ruolo. 
Chiaverotti crea per il suo eroe un antagonista davvero spaventoso, intelligente quanto letale, in grado di assumere mille maschere e di essere almeno due passi in avanti rispetto al suo avversario. Ce lo fa conoscere nei suoi traumi passati, ci fa per un attimo empatizzare con lui fino a che risulta evidente che è un'impresa impossibile. Wallendream vorrebbe sapere amara, ma gli sfugge cosa sia davvero l'amore. Ci prova comunque "a suo modo", in un modo contorto e oscuro. La storia al contempo sottolinea anche la forte personalità di Pandora, l'unica persona in grado di comprenderlo e determinata a usare Morgan come una sua estensione, una pistola carica. Pandora ha un carattere forte, razionale, autoritario. Ma presenta delle fragilità e dolcezze che ce la rendono vicina, amica. Ne esce un bello scontro psicologico, un duello mentale ricco di colpi di scena. Un bel thriller, carico di inseguimenti e azione. Val Romeo svolge un ottimo lavoro sul piano grafico. E' a suo agio tanto nella grande scena d'azione che apre il numero quanto nei delicati flashback sul passato di Wallendream, impreziositi da una mezza tinta. Gestisce al meglio la tensione che si svolge tra le mura della villa di Pandora, ci fa immaginare assassini in agguato anche dove non ci sono. I suoi personaggi sono sempre precisi e l'azione chiara, dinamica. Nella tavola di pagina 44 riesce a trovare anche una interessante tridimensionalità. Davvero un bello spettacolo.

giovedì 25 agosto 2016

Morgan Lost - parte seconda


1) Volumi 1 e 2: L'uomo dell'ultima notte e Non Lasciarmi. Questa storia la potete trovare anche sul volume cartonato da fumetteria, edito da Bao Publishing, pieno di extra e interviste. 
Un tempo il proprietario di un piccolo cinema è stato rapito insieme alla sua ragazza. Lui quel giorno si era inginocchiato e le aveva dato un anello. Presto si sarebbero sposati ma quel giorno fu l'ultimo in cui si videro. Dei pazzi con maschere egizie gli tatuarono sul volto delle maschere votive a Seth e poi iniziarono a ucciderli a turno con dei pugnali da cerimonia. La donna non sopravvisse, ma l'intervento della polizia riuscì a salvare l'uomo, Morgan, o almeno quello che ne restava. Da allora Morgan ha "spento" la sua vita passata ed è diventato uno dei più conosciuti cacciatori di taglie, colui che essendo "vuoto nell'anima" riesce meglio a immedesimarsi negli assassini seriali per dargli la caccia. Un giorno però qualcuno torna a uccidere persone dopo aver loro tatuato il volto di Set. Qualcuno che potrebbe assomigliare incredibilmente al suo perduto amore.
Questa la "origin story" di Morgan Lost e il racconto che racchiude "tutto" il canovaccio futuro della serie, il suo "lore", come si usa dire oggi. Accompagniamo Morgan nella caccia a un'assassina che gli ricorda in tutto e per tutto la sua defunta ragazza muovendoci tra flashback del suo passato e una trama complessa che ci porta fino ai vertici del potere di New Heliopolis. E' un vero overture che spiazza e distrae con troppa roba strana e nuova per riuscire già a farci empatizzare con i personaggi. Ma si comprende il potenziale, la disperazione e solitudine del personaggio e del suo mondo. Un mondo in cui spesso i cattivi vincono e la pazzia allunga le distanze tra le persone. E' un numero densissimo e molto sfaccettato. Chiaverotti vi infonde un numero spropositato di dati, ma riesce comunque a focalizzarsi sul cuore del suo personaggio. Una lettura tosta ma intensa. Vi consiglio di rileggerlo dopo un po' di numeri, diventa tutto un altro leggere e appare molto interessante. I bellissimi disegni di Michele Rubini sul numero 1 e di Giovanni Talami sul 2 danno il 300% nel descrivere un mondo visivo ricchissimo e dall'azione sempre incalzante. E' grazie ai loro disegni che abbiamo il primo "setting" del fumetto, gli ambienti che li definiscono, ed è davvero un lavoro egregio. Ogni edificio ha uno stile architettonico gotico ricolmo di gargoyle e scritte al neon. Tra i vapori di condensa delle fogne e la neve che cade dal cielo si muovono sulle strade squali olografici che ti invitano in locali per appuntamenti. La città è brulicante di vita come fosse il capodanno di Strange Days, ma lungo le strade in riva alla baia tutto tace, il molo si trasforma addirittura in un luogo di spettri. Colpisce la villa di Pandora con le sue statue d'esterno color cremisi (per quello che può vedere Morgan e noi con lui almeno), raffiguranti creature fatate. In netta antitesi con il carattere razionale di Pandora o forse il riflesso di una sua sfumatura che ancora non cogliamo. Così come non cogliamo per ora la "maschera egizia" che indossa tutta New Heliopolis, fin dal suo nome stesso, che ci viene spiegato fin da subito essere "un falso". E' come se tutto fosse nascosto, dissimulato, i serial killer per primi danno sfoggio delle maschere più strane. Tutto ha più "dimensioni" tranne Morgan. Che una maschera la porta ma solo in apparenza, perché quella che è tatuata è la sua pelle e senza di lei, come ci svela in una bellissima tavola "c'è solo il vuoto". Il tatuaggio-maschera si può rimuovere solo nei sogni e nei ricordi del passato, come dimostrano le scene più oniriche. Morgan è invece, o vuole sembrarlo con tutto se stesso, un "guscio vuoto". Parimenti la sua abitazione è ordinaria e razionale alla ennesima potenza, è a tutti gli effetti un orologio, anche se all'esterno affascinante come il Big Ben. Finito questo breve tour visivo non si può che elogiare un'azione sempre frenetica e avvolgente, che riesce a sottolineare la forza quanto la fragilità e i limiti dell'eroe. Il confronto finale al termine del numero due è davvero di impatto, ma ho apprezzato molto anche la prima "caccia", quella che si svolge in una stanza di manichini inquietanti. Visivamente Morgan Lost è eccelso e la qualità non cala nemmeno nei numeri successivi. 

lunedì 22 agosto 2016

Morgan Lost "in translation" - parliamone un po'!



- Premessa: Claudio Chiaverotti ha messo dentro così tanta "roba" in questo fumetto, che faccio fatica a sintetizzare tutto. Per questo io e il mio socio Gianluca abbiamo ideato questo maxi-special a puntate su tutto quello che è uscito finora. Se volete "tagliare corto" immaginate questo eroe Bonelli come una sorta di Nightwing, molto hard boiled, romantico e disperato come il Corvo di O'Barr, che vive in una metropoli steampunk e ama i film di George Melies. Nello specifico ci vado subito, ma temo di averci scritto un numero folle di parole, e voglio essere per una volta "secco". Se vi piace l'idea di un """supereroe""" in casa Bonelli, pur con le 6 virgolette del caso, dovete provarlo! 
- Scenario: Siamo negli anni '50 a New Heliopolis, una New York di un universo alternativo/distopico che sembra la versione steampunk con influenze egizie della più stralunata Gotham City del Batman di Tim Burton. Al posto di gargoyle anche nei bagni pubblici, statue di Anubi anche nei bagni pubblici. In questo mondo non c'è stata la seconda guerra mondiale e le ricerche sul nucleare hanno portato a una tecnologia quasi, se non oltre, al livello della nostra epoca. Qui è sempre inverno, forse il risultato di un pasticcio climatico dovuto magari al nucleare stesso, ma tutti sono felici perché una nevicata leggera avvolge dolcemente ogni vignetta in cui l'azione si svolge all'aperto e i bambini possono fare pupazzi di neve tutto l'anno! Il cielo, nonostante il maltempo perenne che bloccherebbe Malpensa per molto meno, è percorso da ogni sorta di macchina volante. Dalle piccole astronavi della polizia ai giganteschi dirigibili di prima classe per ricchi c'è spazio pure per il servizio cosplayer ufologico, dei tizi vestiti come gli alieni di X-Files ti possono portare sul loro UFO per un giro sulla città (a richiesta si può avere anche una sonda anale, se maggiorenni). Anche il trasporto pubblico si svolge ad alta quota, con monorotaie appese a centinaia di metri da terra, ancorate con le unghie e con i denti alla skyline dei palazzi. Il potere è gestito da una tentacolare rete di burocrati, ma di fatto nelle mani di un oscuro e potente individuo stile Kingpin, massiccio e letale quanto vulnerabile, condannato da una rara malattia a vivere rinchiuso in una "casa iperbarica", con gli ospiti in visita tenuti a indossare uno scafandro simile ad una tuta spaziale per preservare la sterilità. In questo mondo tutti sono impazziti, sarà per ritmi di lavoro disumanizzanti, sarà per la neve continua che a spalarla tutti i giorni della tua vita indispone, sarà per il nucleare e sicuramente c'entreranno le frequenze di radio vaticana. E come conseguenza di questo "stress" ovunque spunta, ogni giorno, tra i buoni cittadini di New Heliopolis, un nuovo pazzo assassino che se ne va in giro vestito da gelataio e con la maschera di Dumbo e armato di motosega, a macellare innocenti. Essere un serial killer diventa uno status, quasi incoraggiato dai media. Oltre alla "gioia della carneficina", i più letali, quelli che in genere vanno in giro pure vestiti peggio, sono ammirati come rockstar. Il programma più seguito sui maxi schermi delle piazze dopo le "naked news" (vorrei proprio viverci in questo mondo, questo è il futuro!!) è il bollettino che aggiorna sulle efferatezze e sulla tendenza al rialzo o al ribasso delle taglie degli assassini seriali più pericolosi. Anche questo è un modo per farsi delle "groupies", nonostante attiri le attenzioni di una schiera agguerrita di avidi bounty hunter. Perché con tanta "richiesta nel settore sicurezza", fare il cacciatore registrato è diventato un mestiere vero e proprio. Ti tocca pure fare l'esame di stato, aprire partita IVA, pagare la previdenza, fare la formazione continua, votare il rappresentante sindacale. Finita la parte burocratica si potrebbe pure finire male durante il lavoro, cosa che la 626 non copre visto che siamo nella libera professione, ma alla fine il lavoro è molto redditizio. Anche qui c'è la gioia di "tritare della gente con armamenti pesanti", nonostante la dichiarazione dei redditi da compilare ecc.ecc. Non darà la gioia delle groupies ma offre in fondo  la giustificazione morale di "essere dalla parte dei buoni", 
- L'eroe: Morgan Lost è un di questi cacciatori di serial killer, uno così noto che compare qualche volta pure sulle pagine dei giornali. Un tipo misterioso e forse pazzo quanto loro, ma preso in molta considerazione dal capo della polizia, Regina (quasi una cazzuta Pam Grier, la versione femminile e 70'exploitation di Bloch), che lo tratta come un figlio e spesso collabora con lui. Regina un po' ha avuto a che fare con la sua "origin story" da quasi-superoe, ma ci arriviamo dopo. Morgan è schivo, scontroso, ama il buio e in modo viscerale il cinema, soprattutto gustato nella saletta del suo amico Fitz, dove passa ogni minuto che può del suo tempo libero a ingurgitare ogni tipo di pellicola, in specie gli horror. Come l'inquilino di Craven Road, oltre che amante della settima arte Morgan è un tipo affascinante, un grande trombatore seriale di gnocca, ma per lo meno non ci rompe le palle con la cucina vegana, i diritti degli animali, l'alcol test, l'idea fighetta di andare contro la tecnologia, il clarinetto. Soffre di insonnia e vaga tutta la notte rombando per le strade con quella che è davvero una macchina da uomo. E qualsiasi confronto con un celebre maggiolino Volkswagen in tema di "virilità del conducente" è comunque argomento cattivo e tendenzioso che non vogliamo qui trattare.  Morgan possiede un bolide stile Mercury 1950/Tucker 1948 Torpedo concept-custumizzato nero-batman con cui assalta le strade della città, ascoltando la musica vintage offerta per radio Landscape dalla sensuale dj Mary Goodnight. Sempre e dovunque. Immaginiamo a tutto volume considerando il casino con cui potrebbe ruggire quel motore. Un vero casinaro. Sul lato "affidabilità del professionista", Morgan ha mira da 10 decimi e fisico da Bruce Lee, ma si trova spesso a sognare a occhi aperti e nei momenti di più scarsa lucidità fatica a distinguere il vero dalla finzione e ovviamente questo capita anche al lettore, nonostante non abbia ecceduto con l'alcol. Quindi è efficiente "se in giornata". Ma la sua insonnia è motivata. Un giorno e'stato catturato da un killer-cosplayer e ridotto in fin di vita insieme alla sua ragazza. Il suo volto è stato tatuato in quella strana circostanza, marchiato come sacrificio al dio egizio Seth. Morgan sarebbe morto subito dopo  la marchiatura, come avvenuto alla sua ragazza, se non fosse intervenuta Regina a salvarlo, cosa che vi devo aver anticipato prima. E' da allora che da preda è diventato cacciatore, anche se qualcosa nel suo animo si è perso (forse è per questo che Chiaverotti lo ha chiamato "Lost", in ricordo della dell'aumento della frustrazione umana seguita dall'ultima orribile puntata di Lost). Di sicuro persa è la capacità di dormire tranquillo. Quel disegno pseudo egizio, nonostante potesse cancellarlo, Morgan lo ha tenuto, il simbolo della colpa di non aver protetto chi le stava più caro, ma forse anche perché quella macchia nera agli occhi di quelli che lo "vedono e non sanno" appare come la maschera di un supereroe. E questa nuova indentità, da supereroe pulp, lui l'ha accettata. Ha messo su un fisico tutto muscoli da zero massa grassa alla Jason Statham. Ha pure comprato una serie di vestiti aderenti in pelle tutti uguali, guanti in pelle nera, stivali neri e uno spolverino, perché dal suo look sia possibile trarre una action figure fighissima. Da allora vive "a caccia di cattivi" e si è trovato per base un appartamento equo canone ricavato dentro la torre di un orologio guasto, una Watchtower da dove guarda dall'alto la città per proteggerla. Non riesco nemmeno a immaginare quanti scalini si faccia ogni giorno per andare a prendere la posta, ma so che Batman approverebbe la location. Catturare serial killer è la sua ossessione, l'unico scopo di vita per trovare un proprio equilibrio interiore e sfogarsi in modo sano. Quando li ha davanti, dopo due parole di rito degne del migliore Detective, Morgan mena e mena duro, da combattente nato, con sempre un cannone a portata di mano per chiudere presto la partita, stenderli o impacchettarli per la prigione o il manicomio di New Heliopolis (una specie di Arkham Asylum locale). Anche i matti di New Heliopolis collaborano al gioco e stanno nella parte: creativi nel look e allenati allo scontro. Cosi iniziano zuffe colossali, impreziosite da giocattoli come coltelli, martelli giganti, balestre e motoseghe, e partono vertiginosi inseguimenti in equilibrio sui tetti dei palazzi o corse in auto a sportellate lungo le strade in riva alla baia. L'eroe vince, in genere, non sempre ma spesso vince. Poi però un po' si pente se ha giocato troppo duro e ci è scappato il morto. Ogni volta che uccide una delle sue prede, Morgan la rivede, permanentemente, seduta su una sedia a pelo d'acqua in una zona della baia di New Heliopolis. Il suo cimitero personale, un luogo sempre più popoloso che lo tormenta ma dove torna sempre. Morgan non dimentica una sola faccia di chi ha steso e tutto l'alcol che butta giù non distrugge abbastanza neuroni da cambiare lo stato delle cose. Morgan non si ama, è autodistruttivo e contorto. Ma non è solo, anche se spesso non se ne rende conto. A seguito degli studi da profiler, iniziati con la sua "nuova vita di cacciatore", immaginiamo per passare il famoso esame di stato, ha incontrato Pandora. Pandora che vive in una villa circondata da statue di fate. Pandora che è stata sua mentore, ora amica e, parimenti a Regina, quasi madre. Una milf davvero sexy. Pandora che è rimasta invalida a seguito dell'incontro con Wallendream, il più pericoloso dei serial killer ancora a piede libero. Lei lo ha definito davanti al mondo un essere "amorfo", lui l'ha buttata due ore dopo sotto una macchina in corsa e cerca da allora di completare il lavoro. Nonostante gli infiniti traumi che questa condizione comporta, Pandora è ancora la migliore criminologa sulla piazza. Se fissa negli occhi un serial killer e parte ad analizzarlo è in grado in due minuti di smontarlo nell'ego al punto da farlo piangere come un bambino di quattro anni. Una vera "cattiva". Spesso è incazzata e irascibile, tanto con la sua infermiera di stampo tedesco, Inge, quanto con il resto del mondo. Ma è anche l'unica che sappia capire e contenere Morgan, che beve troppo, agisce in modo avventato e si sposta come una scheggia impazzita (a tutto volume, ricordiamo...) da un serial killer all'altro, con l'animo del predatore. Un predatore che per via del suo daltonismo vede il mondo solo in sfumature di rosso e nero. Attraverso i suoi occhi e i suoi pensieri la baia di New Heliopolis non può che brillare come un mare di sangue.
 

- il nuovo "figlio" di Chiaverotti: Claudio Chiaverotti, autore di alcune delle più belle storie di Dylan Dog e papà del dark-fantasy Brendon, ci presenta il suo nuovo "figlio" (termine affettuoso con cui l'autore parla dei suoi personaggi). Anche Morgan Lost "racconta il suo autore", ma in modo diverso dal suo cavaliere post apocalittico. Ci parla e trasmette la passione di Chiaverotti per il noir, per le grandi e brulicanti città metropolitane, per il cinema, per i fumetti, per la musica vintage. E' una serie molto sperimentale, "se fosse un anime" sarebbe una specie di Batman diretto da Shinichiro Watanabe. Ne esce un action-thriller-psycho-noir-horror-nostalgico-supereroistico o,semplicemente: "Morgan Lost". In quanto comunque ogni tentativo di classificare questo fumetto non rende davvero la giusta idea del personaggio. Anche il contesto grafico scelto è multiforme e citazionista. New Heliopolis pare un sogno strano costruito tanto sulle suggestioni architettoniche verticali dei palazzi di Enki Bilal, quanto sugli orizzontali vicoli luridi di James O'Barr. In caduta verticale sulle strade e giù nelle fogne di Frank Miller, fino a salire sui dirigibili di Alan Moore a vedere la città piccola piccola. Lì dentro, in un mondo alla rovescia, Morgan Lost si muove come un "dead man" mascherato e scombinato, puro e maledetto ma pieno di amici, che ci fa ricordare lo Spirito della Città di Will Eisner (e per proprietà transitiva in chiave vintage pure l'eroe "coi razzi" di Dave Steven o, perché no, l'Incognito criminale pentito di Brubaker). Un eroe che affronta orribili e spesso tragici uomini mascherati come lui, spesso pazzerelli come quelli usciti dal celebre manicomio di Bob Kane (e,per fare un parallelo con il presente, i cattivi in maschera dell'ultimo lavoro per Image Comics di Joshua Williamson e  Mike Henderson, ma pure i cinematografici pazzerelli del Giorno del Giudizio di Del Monaco). E c'è naturalmente nel sangue di Morgan un po' di Sclavi, omaggiato amorevolmente nelle atmosfere tra sogno e incubo del suo inquilino di Craven Road. In molte storie di Morgan Lost ho ritrovato le atmosfere del Dylan Dog di una volta (sempre di Chiaverotti si parla) ed è stata una sorpresa graditissima. 
- oggi è il momento ideale per leggerlo: Ormai siamo arrivati al numero 10, ma da poco è uscita nelle librerie la raccolta cartonata con i primi numeri e nelle edicole il primo speciale, un cross - over a "colori e con bicromia" tra Morgan Lost e Brendon... un numero davvero da avere tra le mani, anche solo "per vederlo"! 
E' una specie di compleanno anticipato per la serie quindi, Il momento giusto per provarla e, se piace, garantire all'editore Bonelli che possa continuare ancora a lungo. Se siete orfani di Brendon ma eravate prima titubanti, se vi siete persi i primi numeri e non sapevate come riparare, se il primo numero non vi aveva convinti in pieno, se volete solo leggere un bel fumetto noir dal taglio quasi supereroistico, questo è quindi il momento giusto per salire sulla barca. Perché averne a disposizione una decina di numeri è il modo perfetto per apprezzarlo. 
- il difficile inizio della lettura: Io, colpevolmente, ho ammassato per mesi i numeri e solo un paio di giorni fa ho iniziato la lettura. E l'ho divorato, con gusto, non riuscendo quasi a staccarmi. 
Certo c'è un motivo per cui ho aspettato tanto, ed è la prima "doppia" storia: sia come struttura narrativa, sia come colorazione. 
A) Troppa, troppa carne al fuoco in quel numero uno. 
Personalmente e umilmente (non sarei mai in grado di fare l'editor, questa è un'opinione da uomo della strada) avrei proposto (con gli adattamenti del caso) di partire con un numero più "semplice", tipo la storia del numero quattro, per collegare questi numeri 1+2 intorno al capitolo nove o dieci. A leggerli sembra di partire dalla season finale di un telefilm quando ancora non conosciamo i personaggi. Ed in effetti, riletti dopo un po' di numeri, i primi episodi sono più intriganti. Faccio un esempio su tutti: i morti che appaiono sulle sedie a pelo d'acqua. Non era necessario che Morgan spiegasse chi fossero al lettore nel numero 1, anche perché un po' già si poteva intuire. Non serviva questo sovraccarico di informazioni perché il fumetto-tipo di Morgan Lost, pur nelle sue bizzarrie, è strutturato in modo molto chiaro. I "topoi" che seguono posso essere invertiti ma ci sono quasi sempre tutti. a) c'è un nuovo killer in città che fa danno, viene pubblicizzato dal bollettino, si dice che è tanto cattivo e probabilmente finirà su "Old Sparky", cioè  la sedia elettrica; b) Morgan interviene direttamente o si fa aiutare nelle indagini da Pandora o da Regina o da un cliente o da vecchi criminali richiusi ad "Arkham"; c) c'è sempre qualche elemento malinconico o "sognante", in puro stile Dylan Dog, grazie anche alla musica, alla poesia (belle le citazioni di De André) o al cinema, che qui assumono un valore narrativo-chiave; d) ci sono uno o più confronti con il cattivo di turno. La struttura è questa, diventa subito "amichevole" e dopo un po' di numeri diventa il "porto sicuro" che permette ai lettori di ritrovarsi e all'autore di affrontare i voli pindarici più acrobatici. E' fantastico e geniale come questa stessa struttura-base venga ribaltata e messa in gioco già nel numero 3 e poi nello speciale Brendon e Morgan Lost. 
B) la bicromia.
Una novità difficoltosa la "bicromia" rosso + nero come artificio per replicare sulle tavole il daltonismo del nostro eroe. Questa peculiare colorazione, a opera di Arancia Studio, sa il cielo il motivo, almeno all'inizio mi distraeva tanto dalle immagini che dalla storia, facendomi sembrare "tutto uguale". Caricava troppo le immagini e sentivo l'esigenza di un suo utilizzo più parco e localizzato, stile Sin City. Come se nel bianco e nero, dopo quarant'anni di letture Bonelli, fossi ormai abituato a scorgere tutti i colori rimanenti, ma non mi riuscisse per niente con il bianco, il nero e il rosso. Sentendo alcuni miei amici ho avuto la conferma che la voglia di continuare la lettura di albi successivi veniva minata per lo stesso motivo, la paura di trovare un ambiente sempre "appiattito" dal colore. Ci tengo comunque a ribadire che adesso sono "guarito" dalla bicromia, adattandomi perfettamente al daltonismo di Morgan, al punto che ora mi sembra più accattivante di un comics americano multicolore. Devo però ancora fare l'esperimento di vedere le tavole con gli occhialini 3D modello vintage... Aspettate che vado e torno... No, l'effetto non funziona... ci ho privato. Comunque, l'ingresso in questo mondo narrativo è stato per me un po' tortuoso, ma una volta che mi ci sono trovato "dentro" è iniziato davvero lo spettacolo. 
Per questo voglio provare  in questo giorni a fare un piccolo vademecum dei primi numeri, nella speranza di incuriosirvi e stuzzicarvi, ma soprattutto con la volontà di farvi ammirare tutte le spettacolari copertine dei numeri usciti finora, ad opera di Fabrizio De Tommaso, una dietro l'altra...
FINE PRIMA PARTE