Visualizzazione post con etichetta Talk0 è un piagnone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Talk0 è un piagnone. Mostra tutti i post

venerdì 28 giugno 2019

Toy Story 4: la nostra recensione



Gli anni passano, i bambini cambiano e i giocattoli, come le tate, gli insegnanti e gli educatori, sono pronti a nuove sfide. E la sfida più dura è quella di scoprire che di loro non c'è più bisogno, che altri prenderanno il loro posto nella cura del bambino. Come il piccolo Andy è cresciuto, anche Woody il cowboy è diventato un giocattolo più consapevole del suo ruolo e del suo tempo. Nel primo film negava che un nuovo giocattolo prendesse il suo posto nella cameretta del bambino, nel secondo comprendeva la tristezza di essere un giocattolo "vintage", un "oggetto" che poteva essere da esposizione chiuso in una teca di vetro come un quadro. Nel terzo film accettava di passare a una proprietaria più giovane, Bonnie. Nel quarto dall'inizio sa che il ruolo di giocattolo prefetto, di sceriffo, è passato per Bonnie a Jessie, la Cowgirl. E allora cosa fare, come essere ancora utile? Con l'esperienza e con la comprensione più matura del suo ruolo di giocattolo, tata, insegnante ed educatore. Mettersi al servizio della bambina in modo del tutto disinteressato, sostenerla e spronarla anche se dietro le quinte, in modo silenzioso. Così Woody segue di nascosto Bonnie nel suo primo giorno di asilo, quando ancora sola e senza amici crea da un "forchetto", uno spago, uno stecchino e qualche optional di Art Attack un pupazzetto. "Forchi", doppiato molto bene da Luca Laurenti. Lei si affeziona a Forchi, mentre questo nuovo giocattolo non ha ancora chiaro il suo posto nel mondo, si considera "spazzatura" in quanto "fatto di spazzatura" (per la sua particola creazione, che vi invito ad approfondire al cinema). Un oggetto inutile come forse un po' inutile si sente ora Woody. Woody e Forchi si trovano così protagonisti per una serie di circostanze in una avventura on the road che li porterà nei pressi di un parco giochi e di uno strano negozio di antiquario dove i giocattoli stanno dietro a una teca di vetro da troppi anni.


Sentire Woody senza la voce di Fabrizio Frizzi è un dolore, nonostante il buon lavoro svolto da Angelo Maggi. Così come fa commuovere rivedere su schermo i giocattoli della Pixar, in storie che progressivamente si sono fatte sempre più intime e forse tragiche. Il divertimento c'è sempre, ma la lacrimuccia è sempre più insidiosa ad ogni film e questo Toy Story 4, dietro la patina colorata e gioiosa di una animazione computerizzata sempre più calda e gentile, non manca di scene davvero strazianti. È un film crepuscolare, sulla necessità di reinventarsi la propria vita dopo che il vecchio lavoro è finito del tutto, senza tradire quello che si è sempre ritenuto importante. Come chi "ha fatto il suo corso", anche i giocattoli più amati vengono dimenticati, finiscono in soffitta, al mercatino e se sono stati "persi" non vengono più ritrovati o ricercati. Si chiude un capitolo con il bambino che si aiutava a crescere, si fanno i conti su quello che si vuole ancora fare nella prospettiva che un altro bambino da accudire non ci sia più. È doloroso, è realistico. Non è una seconda occasione, che non arriverà più. È la necessità di una rinascita. È attuale in modo drammatico, vista la velocità in cui negli ultimi tempi con la crisi molte persone hanno dovuto reinventarsi un lavoro e cercare un nuovo posto nel mondo. Toy Story arriva a parlare di giocattoli che per sapere come affrontare il proprio futuro devono seguire o "avere" una loro "voce interiore" a guidarli. Su questo tema/metafora, non priva di enormi implicazioni psicanalitiche, trovano fondamento suggestioni narrative pirotecniche quanto universali, profonde quanto ridicole, buffe quanto quasi horror (con una scena che non sarebbe sfigurata in Saw l'enigmista). E Pixar, con la stoffa che da anni dimostra nel campo, palleggia tutte queste suggestioni con la leggerezza di cui solo lei è capace, con la cristallina semplicità che riesce a trasmettere anche quando vuole far ragionare i bambini, quanto gli adulti, su temi anche molto complessi. Ne risulta, ancora una volta, un film straordinario, unico, profondo e godibilissimo. Una gemma che vi farà ridere e vi farà piangere. Per i bambini uno spettacolo colorato che ricorderanno come una bella gita trascorsa in famiglia. Per i genitori e adulti uno spettacolo che trasmetterà catarticamente tutta la gioia e disperazione di poter essere bambini, ma solo per 90 minuti. Con la consapevolezza che a volte il genitore è più simile per ruolo a quello di un giocattolo che prima o poi sarà vecchio. Grazie ancora una volta, Pixar, per le grandi emozioni, il grande spirito positivo che infondi nei tuoi prodotti  insieme alle troppe lacrime. 
Talk0

domenica 28 dicembre 2014

Braccialetti Rossi - da stasera di nuovo su Rai 1

Braccialetti Rossi è una grande storia di amicizia tra i letti di un ospedale pieno di troppi giovani ammalati. C'è un ragazzo, si chiama Leo, non ha nemmeno 18 anni si è già sottoposto a tanti interventi che anche se hanno tolto pezzi del corpo non gli hanno scalfito l'anima indomita da "leone". Cogliendo spunto da un anziano amico degente, Leo  decide di creare un gruppo tra i ragazzi allettati. Il nome del gruppo sarà "i braccialetti rossi", perché ogni membro indosserà uno dei braccialetti rossi che vengono messi ai pazienti prima di entrare in sala operatoria. Un gruppo di sei persone quanti sono i braccialetti che ha al polso Leo, che per questo motivo sarà il leader. Troverà subito un vice leader in Vale, un timido ragazzo del tutto uguale a lui appena arrivato, bravo con le matite e con le parole ( è meno irruento di Leo), ma che  dovrà comunque amputarsi una gamba come già successo a lui. Leo poi si innamorerà e vorrà nel gruppo una ragazza, la dolce e insicura Cris, che è ricoverata per problemi di anoressia. Si scontrerà e poi farà squadra con un ragazzo apparentemente burbero, Davide, con problemi cardiaci. Vorrà quindi nel gruppo Rocco, ragazzo in coma e voce narrante delle avventure dei Braccialetti rossi, la cui madre per stare più vicino a lui è diventata un pagliaccio che assiste i malati. Infine Leo aggiungerà alla lista lo stralunato Tony, che dice di sentire parlare Rocco e forse per questo è caduto dal motorino in modo più grave di quello che sembra. I Braccialetti rossi cercheranno di affrontare i grandi ostacoli che la malasorte gli ha propinato, perché insieme anche le sfide più dure sembrano più accessibili.
Ok, già prevedo le repliche: "Talk0, questa è una becera piagnonata, torna a parlarci di film tamarri, sfottere le pulsioni omoero(i)tiche di Dragonero e a parlare di Go Nagai". Ma qui mi tocca driftare dal mio solito mood da recensore isterico, perché vi parlo di una serie che, nonostante tutto quello che a prima vista sembri, è realizzata davvero bene.
Lo confesso, sono un piagnone, ma solo quando il prodotto è "degno delle mie lacrime" (es: Anohana... al definitivo twist lacrimevole, chiamatemi mostro, sono scoppiato a ridere come un ossesso, la stessa isterica risata che mi ha colto durante la lettura de I Malavoglia di Verga, non si dovrebbe mai esagerare con le lacrime cercando di prosciugare i vasi lacrimali e innaffiare troppo fazzoletti Tempo del lettore... la serie Anohana in questo aveva esagerato e  "fatto il giro" come si suol dire... ma ne riparleremo presto in un post ad hoc). Ma, ehi, sono sempre io anche se mi piacciono i film drammatici fatti bene! Nel senso che nonostante ami i film trash giapponesi con bambine-robot-con-le-motoseghe-cibernetiche-che-si-tirano-la-tempura-negli-occhi, nonostante lo humor nero mi faccia impazzire, quando mi si propone una serie bella, che affronta un argomento tosto e realizzato con rispetto e cura come Braccialetti Rossi mi sciolgo e sono contento di farlo.
Mi sciolgo in questo caso perché si supera il patetismo, la lacrima facile, la retorica del "mondo cattivo". Mi sciolgo perché i protagonisti sono rappresentati come ragazzi reali, imperfetti quanto autentici, che vengono messi davanti al più grande e letale dei nemici. La malattia, quella che debilita, quella che ritorna e che, a volte, troppe volte può uccidere. La malattia che fa rabbia, che fa contare i giorni, i minuti, i secondi perché ogni momento in più di vita è un regalo, anche se amaro. E non c'è un solo dei muscolosi action-hero degli anni '80 che può apparire più eroico di questi ragazzi che decidono di vivere giorno per giorno, minuto dopo minuto, rifiutandosi di anticipare i già stretti tempi e morire dentro, consumandosi inutilmente prima dei titoli di coda. Qui arriva l'importanza dell'amicizia, la passione per la "lotta" di degenti, di medici e infermieri, l'amore dei propri cari e amici. Un amore che porta al coraggio di vivere. In un mondo che guarda alle disgrazie altrui come un pretesto per spendere due lacrime, toccarsi i coglioni e prendere una strada diversa rispetto a un "appestato che soffre", i Braccialetti rossi sono la dimostrazione che alle persone così sfortunate da essere ammalate quelle lacrime finte non servono. E questo è un modo per dare coraggio anche a coloro che non riescono ancora a essere così forti come i personaggi del serial, un piccolo miracolo che sembra essersi realizzato a sentire i realizzatori della serie raccontare di essersi trovati tempestati da lettere e mail di ringraziamento da parte di veri ragazzi degenti. Una medaglia che non ha prezzo.
La serie mi ha conquistato quando l'ho vista per la prima volta questa estate. Il cofanetto aveva in omaggio pure un set da sei braccialetti rossi in plastica. Onestamente, all'inizio non mi aspettavo nulla e in genere evito come la morte le serie e film a tematica "brutalmente drammatica", appunto perché se fatti male sono il più delle volte dei raccoglitori di lacrime facili. Mi hanno legato, imbavagliato e aperto gli occhi come con la macchina Lodovico di Arancia Meccanica. Infine la serie l'ho vista e  mi sono dovuto ricredere. Ho apprezzato la trama diretta quanto quasi surreale, che si srotola in un luogo che sembra davvero stare tra sogno e realtà. Vi ho parlato della colonna sonora?

Ho amato il cast dei bravissimi giovani attori (nonostante la ragazza canti malissimo e il trailer che gira in questi giorni in televisione sia per questo agghiacciante... ma lo dico con affetto!!), l'ottima regia di Giacomo Campiotti, lo stile visivo ricercato e la davvero riuscita colonna sonora, realizzata ad hoc... ve ne ho già parlato? Cioè, non pensavo mai di dirvi quanto vi sto per dire, ma la canzone che segue, cantata da Francesco Facchinetti è semplicemente bellissima

Sì, alla fine nonostante tutto si piange molto. Ma qualcosa ti resta dentro, di bello. Ho così recuperato in fretta anche il libro da cui tutto è partito, di Albert Espinosa e involontariamente mi sono fatto così un certo "spoiler" sulle future stagioni, ma uno spoiler che mi ha fatto in ogni caso stare bene. Ho pure incominciato a collezionare così tutti i libri di Espinosa e scoperto che mi piacciono pure.
Ora la serie è molto "di moda", quindi penso che molti la guarderanno male per pre-concetto come tutte le cose che hanno successo, ma secondo il mio piccolo parere tale successo è del tutto legittimo e meritato. Se c'è una serie italiana in questi ultimi anni che vale davvero la pena di essere vista, è questa. Che piaccia anche alle ragazzine è un effetto collaterale imprevisto, ma che non può che fare del bene a una idea valida come questa.

La serie Braccialetti Rossi ritorna in video oggi su Rai 1 con le prime puntate. Se le avete persa sono visibili gratuitamente in streaming sul sito Rai. A dimostrazione del grande e meritato successo dell'opera, una volta replicata la prima stagione sarà programmata la nuova, seconda stagione,  sempre di domenica sera. Vi invito a vederla-recuperala e poi farci sapere.
Talk0