Dal regista dell’ottimo Jungle Cruise,
dritto in uscita per ottobre, il nuovo film dei supereroi DC Comics appare fin
dal primo trailer godurioso, con una buona effettistica, tanta ironia e un The
Rock in pienissima forma. Piena forma e regalità che sembra riprendere dai suoi
esordi cinematografico ne La Mummia 2, dritto dal minaccioso character del Re
Scorpione che omaggiava Ray Harryhauser (chi dice che fosse brutta cg e non
gloriosa stop motion futuristica è una brutta persona) dando corpo ad un antieroe
muscolare quanto dark. Trama ancora blindata, ma che fin qui sembra
coinvolgere nel modo più spettacolare possibile i supereroi della Justice
Society, tra Hawkman e il Dottor Fate. Immaginiamo almeno un cameo di Shazam,
visto che nei fumetti Black Adam è intriso della stessa “lore”. Non vediamo
l’ora di saperne di più e ci godiamo l’attesa.
C’è una cosa molto specifica che questo
trailer mi ha fatto ribollire, in positivo, ma per arrivarci devo fare una
premessa pallossissima.
Quando intorno al 2000 iniziai a leggere
massicciamente i fumetti “da edicola” Marvel ero attratto dai lavori di
scrittori come Peter David, Mark Millar, Warren Ellis, Garth Ennis,
Straczynski. Mi stregavano i disegni di John Romita Jr, Mark Bagley, Gary Frank,
Steve Dillon, Andy Kubert. Poi trovavo interessantissima, per motivi del tutto
slegati a storie e disegni, la questione dell’Universo Condiviso, con i
supereroi che andavano a “visitare” le testate di altri supereroi o vivevano
avventure insieme, in serie o eventi stagionali ad hoc. Questo aspetto aveva
scopi narrativi (perché è bello immaginare un mondo pieno di supereroi) quanto
se vogliamo obiettivi “manageriali” (perché devi comprare più fumetti di più
testate quando una storia inizia sul fumetto di un personaggio e termina sul
fumetto di un altro) o “promozionali” (se un personaggio ha poco successo
editoriale, lo fai incontrare con uno con più successo per incrementare le
vendite). Spider-Man, proprio perché il character più famoso e amato della casa
delle idee di Stan Lee, in queste operazioni era un po’ il più
“aziendalista di tutti”, te lo trovavi ovunque e in fondo era lui stesso il
volto della Marvel, specie in quello specifico periodo intorno al 2000, in cui
I fantastici 4 erano un po’ opachi (e lo saranno per anni, fino all’arrivo di
Warren Ellis), gli Avengers non erano ancora al cinema e nessuno se li filava (cosa che permise totale carta bianca a opere rivoluzionarie come Ultimates) e
Hulk spaccava come sempre ha spaccato per fatti suoi facendosi gli affari suoi (affari sempre più introspettivi, come nel ciclo La psicanalisi di Hulk).
Anche perché se Hulk non fa l’aziendalista tu non puoi costringerlo a farlo.
Negli anni questo giochino dell’universo condiviso, che ho apprezzato molto ai
tempi della saga House of M mi è sempre più venuto a noia, fino a
quando ho smesso di seguire tutto, dopo la saga Assedio, conscio che non ne
potevo più di una politica editoriale spinta basata su supereroi sempre più
“vicini di casa invadenti” che non facevano che girare come trottole su
tutte le testate, anche le più marginali, sostanzialmente impedendo un
qualsiasi sviluppo decente di un arco narrativo. Da lì ho continuato a seguire
per lo più in libreria gente come Moon Knight, Devil e Hulk,
tutti e tre eroi misogini che a queste mega-feste cross-over non se li cagava
mai nessuno. Per un po’, per stima e simpatia, ho retto anche con lo
Spider-Man da edicola, arrivando a leggere più o meno intorno alla saga di
Spider-Island. Una saga in cui gli Spider-Man di più linee temporali e
narrative facevano tra di loro un maxi-crossover interno. Insomma Spiderman
vicino di casa invadente di se stesso, per dire. Però era un evento alla fine
divertente, qualcosa che poi avrei ri-visto al cinema nell’ottimo cartone
animato di Spider-Man di Sony, con protagonista Miles Morales.
Ed eccoci al punto. Sì, ci ho messo un
bel po’ a questo giro, ma sono arrivato al punto. Il trailer rivela tutto questo
popò di fanservice crossoveristico, ma sembra farlo con un senso interessante.
Quello che succede “nel mondo delle case
cinematografiche”, è che il “manager attuale di Spider-Man”, Sony, non
ha rinnovato il contratto di collaborazione con Marvel Disney e quindi dopo
questo film, salvo future intese, l’arrampicamuri non potrà più giocare insieme
agli Avengers nelle future pellicole. Sony però sta preparando da tempo per
Spider-Man un “campionato minore” tutto suo, in cui potrà incontrarsi con i suoi
antagonisti storici (sempre di proprietà Sony) quanto (per le magie
meta/narrative e meta/paragnoste di un Multi-verso con “versioni alternative”,
evocato già nella pellicola di Doctor Strange) con le versioni
alternative di Spider-Man stesso, che derivano dai film precedenti o da fumetti
stile What if (sempre di proprietà Sony). Se sul versante “comprimari” al
cinema è da poco uscito il secondo film su Venom e presto arriverà anche il
film di Morbius, è davvero interessantissima l’idea di ripescare e buttare nel
mucchio tutti i personaggi dei film di Raimi, Webbs e dello Spider-Man animato.
Anche perché nello Spider-Man animato c’era un eroe di un universo narrativo in
bianco e nero, Spider-Man Noir, con la voce di Nicolas Cage e noi
sul blog amiamo Nicolas Cage. Chi non vorrebbe vedere Cage interpretare
Spider-Man al cinema in un team-Up con a fianco gli Spider-Man di Toby Maguire,
Andrew Garfield e Tom Holland, magari contro villain interpretati negli anni da
Willem Dafoe (Goblin), Alfred Molina (Octopius), Paul Giamatti (Rinho) Jamie
Foxx (Electron), James Franco (secondo Goblin) Dane DeHaan (secondo Goblin
e mezzo) Thomas Church (Sandman)? Ma tagliando corto, Cage che fa Spider-Man
per noi basta e saremmo felici, gli altri tre possono pure non esserci.
Naturalmente mancano ancora molte delle conferme
ufficiali (quando lo annunciano Cage??? quando???), ma fin dai primi trailer
della nuova pellicola di Spider-Man si intuiva che si andasse a parare da
queste parti e va bene. Si poteva, per lo Spider-Man di Tom Holland, in
film futuri re-introdurre con nuovi attori un Goblin o un Doc Ock. Ma non sono
già perfetti Dafoe e Molina? Si poteva trovare un modo nuovo per legare
Spider-Holland a Venom, ma questa esperienza non era già stata vissuta
traumaticamente da Spider-Maguire? Si poteva a livello drammaturgico far
rivivere a Spider-Holland il dramma/crisi di una persona amata che cade
nel vuoto, ma questo dramma non lo ha già vissuto Spider-Garfield e noi con lui
al cinema? Tutto si lega, in una ragnatela che già esiste da sempre nel cuore
dei fan dell’arrampicamuri. Ed è qualcosa che sta facendo anche la Warner DC,
con il prossimo film di Flash che va a ripescare nientemeno che il Batman
interpretato da Michael Keaton.
In questo nuovo trailer si vede Molina,
si rivive la scena straziante della caduta nel vuoto di una ragazza come in The
Amazing Spider-Man 2, c’è Sandman. Ed è tutto al suo posto, tutto
interconnesso.
Manca solo Nicolas Cage. Spider-Cage che
potrebbe diventare il nuovo mentore di Spider-Holland. Dateci Nicolas
Cage.
Lo spider-verso non ha senso senza
Nicolas Cage. Non vorrete mica perdervi un confronto a boccacce e sguardi
pazzi tra Spider-Cage e il Venom di Tom Hardy? Quei due sono nati per questo
scontro!!!!
È in uscita il 15 dicembre per Sony e
già sembra testimoniare un passo molto interessante per la gestione
futura del personaggio di Spiderman. Noi non vediamo letteralmente l’ora di
fiondarci in sala per tifare per Spider-Nicolas Cage.
È il cacciatore di taglie definitivo di
Star Wars, quello che pure Darth Vader deve ammonire prima di un incarico
chiedendogli: “Niente disintegrazioni”. Ha un casco integrale che ne nasconde i
lineamenti, un'armatura ammaccata e scucita che ha visto mille battaglie, un
jetpack rugginoso e inaffidabile sulle spalle, un lanciafiamme armato sul
polso, un cavo metallico con il quale immobilizza le prede. Parla poco, perché
non ha troppo bisogno di parlare. E visivamente, per i fan delle action
figures, è un “pupazzetto bellissimo”.
Qualcuno si ricorda di averlo visto “per
primo”, ai tempi del famigeratissimo show natalizio di Star Wars, nel
quale compariva una sua “versione a cartoni animati”, sul dorso di un
brontosauro, armato e cazzuto. Ma nella saga cinematografica “classica” di
Lucas, quella “del cinema”, Boba Fett ha vita breve ed è di fatto più
“fumo che arrosto”. Poche scene e una morte indegna, all’inizio del Ritorno
dello Jedi, dopo essere precipitato per una avaria del jetpack nella panza di
un vermone delle sabbie, colpito di striscio, per puro caso, da un Han
Solo sostanzialmente in stato di cecità.
È andata così.
Luke: “Attento, Han! C’è Boba Fett
dietro di te!!”.
Han: “Boba chi?”
…e BAM!!, giù nello stomaco del verme
dopo che Ian ha agitato nell’aria un bastone.
La legenda poi vuole che Boba “non
doveva finire così”, ma per colpa di uno screzio con l’attore, Jeremy Bulloch,
reo di aver divulgato alla stampa anzitempo la trama del nuovo film.
Ma il personaggio è amatissimo, i
pupazzetti vendono insieme al mito di “quello che poteva fare un cacciatore
come Boba nello spazio”, così arriva la seconda trilogia di Star Wars, con
Lucas che ci ripensa e inventa per Boba un padre come Django Fett, interpretato
dal granitico Jack la Furia di Once were warriors, Temura Morrison. Django diventa l’uomo
da cui clonano i primi troopers imperiali e da cui è clonato lo stesso Boba.
Piovono pupazzetti di Troopers imperiali che ricordano l’armatura di Boba Fett
ma non basta. Così arriviamo al Mandalorian, serie in cui Pedro Pascal
impersona un cacciatore di taglie dello stesso pianeta e “codice del guerriero”
di Boba Fett. Piovono milioni di nuovi pupazzi ma non basta. Così sul finire
della seconda stagione dello show in streaming per il canale Disney Plus ecco
che torna in scena il Boba originale. Non è stato ucciso nello stomaco del
vermone delle sabbie, ha sempre il volto di Temura Morrison ed è pronto per
avere una serie tv tutta sua, The book of Boba Fett, che di sicuro venderà tanti
nuovi pupazzetti. E voi siete pronti per la “Boba Fett Mania?”
C’è aria di guardia di porta e mastro di
chiavi... speriamo non sia solo materiale copia-incolla in salsa Strangers
Things del primo film. Le “brutte inclinazioni” potrebbero essere dietro
l’angolo... ma voglio essere positivo, non guardare da quella parte, almeno per
ora.
A ogni nuovo trailer poi mi viene un
piccolo brivido (wow la battuta finale di Ray nel negozio dell’occulto!!!) e credo che stiano andando nella direzione giusta, che è un po’
quella dei film di IT. Paura e divertimento messi bene insieme, in una cornice
amarcord. Ora comprendo che ci sono anche persone a cui i film di IT non
è che siano piaciuti “di brutto”, aspetto di cui bisogna tenere ugualmente
conto. Come non posso negare che c’è Paul Rudd, pure in una deliziosa scenetta con
gli omini di mashmallow, che in Friends faceva quel personaggio insignificante
in modo molesto. Nonostante Ant Man, non riesco a farmelo piacere come
attore... ma pure di questo non voglio occuparmi adesso.
Per lo meno vedo di nuovo in un film dei
Ghostbusters (per quanto siamo solo nel trailer) dei fantasmi che “fanno
paura”. Creature da affrontare sì con l’ironia, tra una smerdata verde e un
“pigliala”, ma anche creature da trattare con la dovuta riverenza e timore. Con
tutta quell’epica del confronto tra “uomini e dei” che il film “delle
ghostbusters” aveva dimenticato esistesse. Come fosse solo una roba di balletti
e luci colorate. Come se i fantasmi non fossero più “spiriti” ma oggetti da
videogame da distruggere... mamma mia, anche solo a ripensare a quel film sul
piano della rappresentazione e uso dei fantasmi mi viene da vomitare... ma non
voglio ora pensare a quello, voglio prenderla con filosofia e positiva a
attesa.
È un “buon inizio” questo nuovo trailer
e quindi in attesa del debutto in sala di novembre, mi sento appagato.
Speriamo bene e che non si debbano incrociare i flussi.
Luca è un sirenetto che decide di andare
a vivere nel posto più bello del mondo: in Liguria, nelle Cinque Terre. Lì
incontrerà, sotto le note del Gatto e la volpe di Bennato, tanti amici e
simpaticissimi italiani medi che si chiamano tutti “Bruno”, amano la Vespa,
stanno a piedi nudi, vivono in allegri palazzi fatiscenti. Il regista è
Italiano, si chiama Enrico Casarosa e si è già distinto nel 2012 per il
cortometraggio premiato con l’oscar La Luna, già realizzato presso gli studi
Pixar. Luca è la consacrazione di quel percorso e ha fin dalle prime immagini
tutto il sole e la gioia del nostro bel paese, che tanto ci invidiano
all’estero. In effetti sembra la classica cartolina cinematografica idilliaca a
uso turisti, come la Sicilia immaginata in Aquaman, come la Verona di Letters
to Juliet, la Venezia di Spiderman Far from home, la Roma di To Rome with love.
Ma anche un po’ dalle parti della serie animata Holly e Benji, nella saga
“Sfida al mondo” del 1995, dove il nostro bel paese ha le case con i balconi
pieni di panni stesi e i nostri concittadini vestiti come ai tempi del Collodi.
Insomma, un’Italia che a me fa irritare come non mai, perché queste cose non mi
pare di viverle, ma che all’estero forse piace. E perché questa cosa del
“Silenzio, Bruno”??? Da dove nasce questa cosa del “Silenzio,
Bruno”??????
C’è da dire però che i disegni sono
spettacolari, i personaggi molto teneri e non vedo davvero l’ora di vedere
questo nuovo cartone animato Disney Pixar. Non vedo l’ora di aggiornarvi. E
chissà che al cinema a un certo punto esca dal nulla Stefano Accorsi con un
Maxibon in mano che dice “Tu gust is megl’che uan”.
LeBron
James prende l’eredità di Michael Jordan nel nuovo scontro di basket tra Looney
toons e “i cattivi” Goons. Dirige Malcom D.Lee, che pende il trono di director
che fu di Joe “tutti i video di Michael Jackson tranne Thriller” Pytka, con
alle spalle un sacco di film da noi abbastanza ignoti. Tra gli sceneggiatori
gente che ha lavorato a Creed e Black Panther. Nel ricchissimo cast, oltre al
cast vocale storico dei Looney Toons, c’è Sonequa Martin-Green (che
tutto il mondo odia unanime per il suo personaggio in Star Trek Discovery), la
“MJ“ Zendaya, un vecchissimo Don Cheadle... alcuni giocatori di basket e... un
sacco di persone “non accreditate” da Imdb. Produce tra gli altri Ryan
“Creed” Coogler.
Lo Space Jam nel 1996 è stato uno dei
più grandi successi di sempre del cinema Silvio Pellico di Saronno, al punto da
rimanere in cartellone per mesi con fiumi umani presenti a ogni proiezione.
La produzione era di lusso, con Ivan “GhostBusters“ Reitman, Daniel “Una notte
da leoni” Goldberg e Joe “Beethoven” Medjunk. La colonna sonora originale, con
in testa I Believe I can Fly di R.Kelly, è uno dei dischi che è stato più
tempo nel mio lettore cd e in famiglia è ricordato con super-affetto come uno
dei film che si guardava tutti insieme. Michael Jordan era super simpatico (e
forse è per colpa di questa troppo felice commistione cinema/sport se poi siamo
finiti a vedere Shaolin Soccer doppiato in italiano dai giocatori della Lazio),
le animazioni frutto della Industrial Light and Magic bellissime, c’era Bill
Murray, Lola Bunny era più sexy di Jessica Rabbit (al punto che ai tempi
scoppiò un mezzo scandalo, abbastanza esagerato, sulla sua “sessualizzazione
inappropriata”). Funzionava praticamente tutto nello Space Jam del 1996, durava
il giusto, era divertente, faceva venire la laccrimuccia, ti faceva realmente
avere voglia di prendere un pallone da basket e andare giù al campetto a fare
due tiri. Se mi capita il dvd tra le mani lo rivedo in questo momento, più che
volentieri, ve lo giuro. Si era deciso di fare “qualcosa di simile ma senza il
basket” con Looney Toons back in action, con il sempre moscio Brendan Fraser,
diretto niente meno che da sua maestà Joe Dante, ma non è andata così bene.
Dopo questo trailer sono ancora più convinto che è giusto che una nuova
generazione possa avere il “suo” Space Jam, con tutte le cose fatte giuste e le
musiche al top da sentire magari non su un cd ma su Spotify. Spero davvero esca
bene e non vedo l’ora di vederlo. Magari di nuovo al cinema, per poi correre al
campetto con un pallone. A far vedere al mondo che oggi a basket sono forse più
schiappa che nel 1996. Appena uscirà siamo pronti a recensirlo.
Lo
spirito-guida è quello di trattenere l’entusiasmo, razionalizzare, aspettare
fiduciosi ma con compostezza. Però davanti a questo bocconcino gustoso, io mi
sciolgo letteralmente. Come un marshmallow... o un fantomatico e mitologico
“cereale di lichene”.
James Gunn si “impossessa” dei losers DC
e già dal primo trailer mette in scena la “versione Deadpool” dei Guardiani
della Galassia. Amabilmente sfigati nel look, super-auto-ironici, nel contesto
di un fumettone esageratissimo e sanguinolento, i membri della Squadra Suicida,
con in testa la Harley Queen di Margot Robbie e la Amanda Walker di Viola
Davis, con tante gustose aggiunte come Idris Elba, John Cena, Taika Waititi in
versione “Street Shark” (lo dico per i non addetti ai lavori), Nathan Fillon e
Michael Rooker (amici e attori - feticcio di Gunn, che tornano diretto da lui
dopo quella bomba di Slither. Con Fillon che per molto tempo avrebbe dovuto
già essere Star Lord) sembrano in ultra-forma. Ovviamente ritornano anche il
Captain Boomerang di Jai Courtney e il Rick Flagg di Kinnaman. La prima
pellicola era sgangherata, piena di buchi logici, ma aveva personaggi
adorabili. Si riparte da questi è il clima generale non sembra niente male.
Stiamo sintonizzati per aggiornamenti.
P.S. Idris Elba interpreterà Bloodsport e non
sostituirà quindi Will Smith nel ruolo di Deadshoot, come inizialmente si
pensava. Anzi, sembra che a una prima stesura della pellicola fossero presenti
anche il Deadshoot di Smith e il Deathstroke di Joe Manganiello (già presente
nel ruolo nei titoli di coda di Justice League, mentre nella serie tv Arrow era
interpretata da Manu Bennett). Al momento non sappiamo se i due compariranno da
qui alla release finale.
Un paio di pugni belli grossi, i missili
e un tuffo in acqua da una bagnarola over-size del gorilllone, con il
lucertolone che gioca a fare lo squalo. Una scena a raggi laser che pare Goku
in ultra-istinto contro Kefla in Dragon Ball Super, la musica rap in Roland
Emmerich style, l’immancabile scontro cittadino e c’è tutto. Compresa la
bambina...
Dalla timeline di Skull Island Kong è
diventato enorme!!
Visivamente per questi pochi secondi è
da urlo, speriamo in tanti combattimenti e che le scene con la bambina... mamma
mia la bambina... siano tutte qui nel trailer.
Arriverà in streaming il nuovo capitolo
del Monsterverse e sarà scontro tra titani.
Chi si ricorda il nostro primo video sul
tema? Ci avevano preso anche su quanto non appare in questo trailer?
Non vediamo l’ora di saperne di più! Ai
posteri...
Talk0
Mi sa però che niente Mechagodzilla...
Né mechaniKong...
Né il
crossover con il Pianeta delle scimmie “verdi”, i Simians, che Ishiro Honda
metteva ai tempi di Godzilla contro il Mechagodzilla come villain. Mi sarebbe
piaciuto vedere i figli di Cesare del reboot tutti verdi, in tute spaziali e
pronti a conquistare la terra come gli alieni di Mars Attack, ma con in più i
mostri robotici spaziali godzilleschi. Siamo ancora in tempo a vedere tutto
questo in un vicino futuro. Forse. Chi lo sa.
(Premessa 1: un videogame gestionale con
i pupazzi che spaventano macina soldi)Five Nights at Freddy’s è un piccolo
videogame indipendente creato da Scott Cawthon nell’agosto del 2014, ma
perfetto oggi come gioco “da cellulare”, diventato a oggi una serie con
all’attivo più di dieci seguiti, svariati riconoscimento dei critici, un
successo internazionale di pubblico e una significativa montagnetta di dollari
in crescita grazie agli introiti delle copie vendute tutt’ora, negli store di
digital download, disponibili praticamente per tutti i modelli di computer,
console e, ovviamente, dispositivi mobile. Una macchina da soldi che è però
solo la punta dell’iceberg del vero profitto, quello che arriva dal
merchandising, al suo “brand”. Ma facciamo un passo indietro.
Il gioco, un survival “gestionale”, mette il giocatore nei panni del guardiano notturno di un luogo di
intrattenimento misterioso chiamato Freddy Fazbear’s Plaza (nota: questa
tipologia di locali in America sono chiamati “Family Entertainment Center” o
“Fun center”. Come le “Fun House” sono delle case del terrore da lunapark, con
all’interno scenografie e attori a tema horror, i fun center sono il loro
corrispettivo per i bambini, con pupazzi buffi e sale per la musica e le feste
di compleanno al posto di zombie e cimiteri di cartapesta), popolato da pupazzi animatronici usati per intrattenere i bambini. Tipo Uan, Four e Five in
Fininvest, pace all’anima loro, ma più tecnologici, mossi da intelligenza
artificiale e dall’interno robotico sotto il pelo. Per questioni misteriose che
saranno chiarite in modo spesso criptico durante le avventure videoludiche, i
pupazzi, durante la notte, vengono rinchiusi e sorvegliati. Questo
perché prendono vita e diventano violenti, possono abbastanza facilmente
arrivare ad attaccare. Attraverso telecamere, sensori di movimento ed esche
sonore, il guardiano deve sorvegliare questi leoni in gabbia, cercando di
contenerli dal tramonto all’alba. Cinque giorni al Freddy’s e si viene pagati
bene, a patto che si sia ancora vivi. Scopo del gioco è sostenere la baracca in
un periodo di tempo determinato da un orologio: finito “il turno” si passa al
giorno e livello successivo. Il succo dell’attività del giocatore è
gestire da una schermata (prevalentemente statica) all’altra alcuni pannelli
di controllo del sistema di sorveglianza, con occhi e orecchi tese, evitando
che i pupazzoni arrivino alla sala dei bottoni decretando il game over
istantaneo. Un game over che è forse il cuore del successo del titolo, con il
pupazzo di turno realizzato in computer grafica che compare all’improvviso
urlandoci addosso un “bu bu settete” da incubo. È un gioco di nervi, di
bottoni e di bu bu settete, zero azione alla Rambo o di fatto qualsiasi azione
che possa far alzare il sederone del nostro eroe dalla scrivania. È un
gioco difficilotto, anche perché i nostri “avversari” sono spesso imprevedibili
e letali fin dai primi livelli, a monte di controlli che non danno mai la
sensazione di funzionare benissimo. Negli anni è stata migliorata la
responsività dei comandi, la grafica generale, la chiarezza dei comandi delle
consolle, ma resta un gioco frustrante, noto, seguito e “collezionato” (spesso
mai davvero giocati e tenuti in raccolta a mo' di cimelio anche da gente che
conosco... roba che però fa comunque introito!!) principalmente per gli
youtubers e twitcher che “giocano al posto dei giocatori” da anni, facendo le
facce buffe e terrorizzate all’occorrenza. Le dirette streaming di questi
giochini sanno diventare quindi un piccolo “contenuto horror” gradito al
pubblico, nonostante il gioco sia in sé altamente migliorabile, proprio
per la messa in scena peculiare e la estremamente curata rappresentazione
dei pupazzi animatronici. Sono dolci quanto straordinariamente inquietanti, una
miscela “creepy“ unica e psicologicamente dai danni ancora non calcolabili
sugli spettatori più giovani, principalmente per la sovrapposizione, in questi
mattacchioni digitali, di un’immagine buffa e legata all’infanzia a quella di
mostri inquietanti che appaiono all’improvviso facendo morire di paura. Vedo già
le mamme chiedere le restrizioni di movimento all’orsacchiotto del figlio che
ora lo fissa terrorizzato: “non più vicino di 30 metri”. Sono forse negli
incubi dei bambini “i nuovi pagliacci”. Ma torniamo a noi. Questi pupazzi
“buffospaventosi” sono le star di una infinita serie branderizza di magliette,
poster, pupazzi che riproducono a loro volta i pupazzi, gli immancabili Funko
Pop, spille, capi d’abbigliamento, libri, fumetti, lampade, cover di cellulare
e tutto il resto che potete immaginare e non, considerando che si parla
comunque di un game horror “virtualmente (non) destinato ai più piccoli”. Ma
una linea-scuola non mi stupirebbe. Diciamo che un’idea bella come questa fa
gola, anche a chi vorrebbe potervi vendere un’idea “simile”, diciamo.
(Premessa 2: Film con pupazzi che
spaventano) In tutto questo, diranno i miei piccoli lettori, dov’è che arrivano
i “soldi veri” del cinema e serie tv, ossia i media che potrebbero rendere i
pupazzi di Freddy popolari quanti i Pokémon??! Torniamo a Scott Cawthon, l’ideatore
del gioco. Il nostro e corteggiato da anni dalle major per una trasposizione in
qualsiasi forma, che sia serie Tv, cinema, spettacoli televisivi.
Sulla barca sono saliti in tanti. Nel
2015 fu la Warner Bros direttamente all’indomani dell’uscita del primo
videogame della serie, ad aprire le danze legando il progetto a Seth
Grahame - Smith. L’autore di Orgoglio e Pregiudizio Zombie, sceneggiatore di Dark Shadows e di Abramo Lincoln cacciatore di vampiri, all’epoca inseguì a lungo la collaborazione con Cawthon, disposto a scrivere e produrre insieme.
Il regista doveva essere Gil Kenan, che si era fatto le ossa con un altro
horror per ragazzini, Monster House. Cawthon entusiasta in un primo momento e
poi terrorizzato, cincischiò, “non era ancora pronto” per dare il giusto lustro
al film basati sul suo “capolavoro“, anche perché la storia del gioco non era
nella sua testa ancora finita, doveva lavorarci ancora. Tutti tornano in
panchina “in attesa di aggiornamenti” con il rammarico di non aver concretizzato
un progetto che sentivano nelle proprie corde. Kenan va al remake di
Poltergeist, dove si concentra molto sulle scene di un pagliaccio giocattolo
che si anima all’improvviso e poi attacca i bambini. Seth Grahame-Smith si dà,
tra le varie cose (come il film su It, e due righe fa parlavamo di pagliacci
inquietanti), ai film sui Lego (quello su Batman e quello su Ninjago), che in
fondo sono rappresentati come giocattoli senzienti, e nel 2019 produrrà
il remake di Bambola Assassina, dove il nuovo “Chuky” è alla base un pupazzo
animatronico con intelligenza artificiale.
Nel 2017 Cawthon si dichiara
deluso dal mondo del cinema a gennaio, a marzo riporta di avere nuovi contatti
con la Blumhouse e a luglio Kenan dichiara di essersi rotto le balle e lascia
che a dirigere sia un altro. Febbraio 2018, sale come regista Chris Columbus,
autore esperto e regista impeccabile, con alle spalle un “survival con bambini”
come Mamma ho perso l’aereo e la sceneggiature di Gremlins, per citare
qualcosa di ugualmente survival, ma con il plus dei mostriciattoli carini come
possono essere quelli di Five Nights at Freddy’s. Chris Columbus aspetta ad
agosto per leggere la prima bozza della pellicola scritta da Cawthon, che a
settembre tweeta che la produzione del film è avviata e sarà il tutto nelle
sale per il 2020. Poi a novembre, sempre del 2018, Cawthon ci ripensa, la
sceneggiatura ora gli fa cagare, va riscritta tutto da capo, il film ritarderà
un po’. In assenza di ulteriori crisi di Cawthon, Jason Blum di Blumhouse
prende quindi la parola nel luglio 2020 e poi il 20 novembre dello stesso anno,
annunciando che il film dovrebbe uscire ancora, che dovrebbe essere “ancora
vivo”. Lo stesso giorno Cawthon su Reddit annuncia che le riprese inizieranno
nella primavera 2021, ma lasciando la porta aperta sullo script, definendolo lo
“script Mike” senza precisare se sia la versione della sceneggiatura che ama di
più tra quelle realizzate. Sarà la volta buona? Intanto...
(Il film horror delle Banana Split) è il
primo (non) film ispirato a Five Nights at Freddy’s. Quando si cincischia su
una buona idea, può capitare che qualcuno abbia voglia di raccoglierla in qualche
modo. La serie tv Banana Split, prodotta da Hanna e Barbera nel 1968 e arrivata
pure da noi intorno agli anni ‘80, ha goduto nel 2008 di una nuova edizione a
marchio Warner Bros e nel 2019 ha ricevuto la trasposizione a film per il
canale Syfy. La regista Danishka Esterhaz ha realizzato Io ero Lorena Bobbit,
che parla di una nota vicenda horror spaventosa per ogni maschietto, ma anche
episodi della serie tv antologica Channel Zero. Tutta la troupe è stata dietro
a robe come la serie tv di Raven e una roba che si chiama Vagrant Virgin, ma
tra i credits dei produttori figurano anche chicche come Fido, uno zombie
movie dall’anime vintage che spesso danno su Rai4, il nuovo film del
“Leprecauno” e udite udite l’ultimo/reboot film legato alla saga di Critters,
del 2019, Critters Attack!, dal 20 agosto 2020 in italiano su Sky. Se la
serie originale è uno show per bambini con pupazzi animati, il film prodotto da
Syfy con tutto il cast di Vagrant Virgin è un horror. Una famiglia per il
compleanno della più piccina va negli Studios dove realizzano da sempre lo Show
delle Banana Split in un momento cruciale: la cancellazione del programma a
causa dei bassi ascolti. Il cast si ribella, ma quelli che fanno peggio sono i
pupazzi dello show. In passato erano attori con un costume, ma ora sono degli
animatroni con intelligenza artificiale... come i pupazzi di Five Nights at
Freddy’s!! Seguono inseguimenti sul set abbandonato, reso lugubre al calare
delle tenebre, con i Banana Split armati e sul piede di guerra. Non sono i
pupazzi inventati da Cawthon, ma la storia potrebbe essere il perfetto (anche
se ovviamente non il solo) prequel della situazione che precede il gioco
Five Nights at Freddy’s. L’elemento-chiave dei pupazzi “decaduti” che si muovono
al buio c’è tutto, così come l’atmosfera generale. Il film è una divertente
“poverata”, ma dimostra quanto era buona e duttile l’idea di fondo. Ed è
piaciuto molto per quanti riguarda i numeri dello streaming.
(Ed eccoci al punto... ci abbiamo giusto
messo una ventina di minuti. Meno del solito, trovate?).
La storia del film, in uscita in America
il 12 febbraio, si riassume rapidamente.
Nick Cage è un vagabondo che viene
assunto come guardiano notturno in un family center di un paesino del Nevada.
Presto scopre che di notte i pupazzi animatronici del locale si animano e
cercano di ucciderlo. Dovrà difendersi e difendere un gruppo di ragazzini che
sono entrati di straforo nel luogo.
Il film era stato annunciato
nell’ottobre del 2019 dall’etichetta indipendente americano-canadese Screen
Media Films, a cui dobbiamo perle come Jeepers Creepers 3 e Blood and Money con
Tom Berengher, ma soprattutto il magnifico L’uomo che uccise Don Chisciotte di
Terry Gillian, capolavoro recensito anche sul nostro blog.
La sceneggiatura è di G.O.Parsons,
attore di Criminal Minds al suo secondo lavoro ai testi. Il direttore della
fotografia ha lavorato tra le altre cose al musical su O.J.Simpson, O.J. The
musical, che non conoscevo, ma anche ad Heroes, dove ha realizzato un lavoro
pazzesco. Il budget è di 5milioni di dollari e Cage è tra i produttori. Sembra
un film piccolo piccolo, con “energia giovane”, il trailer è divertente,
con un po’ di azione, pupazzi assassini, pieno di colori. Tutta roba da
valutare nel post visione, sia chiaro. Ma c’è l’energia giusta e il ricordiamo
premio Oscar Nicholas Cage, uno che quando si innamora di un progetto il film
se lo mangia e lo riempie di stile. Il buon Nick è un amante di questo genere
di film di nicchia ma dall’animo ultra-pop, incrociamo le dita.
(Finale) Riuscirà Cawthon a dare l’OK
definitivo per girare Five Nights at Freddy’s nella primavera 2021? Usciranno
nel mentre altri film che gli copiano l’idea? Vi faremo sapere.Talk0
C’è stato un tempo in cui ci sembrava
difficile vedere sotto la bandiera “adatta a tutte le età” di Disney prodotti
come Deadpool e Alien, ma oggi inizia l’avventura di Star e noi siamo stati
così fortunati da riuscire a partecipare all’evento “virtuale“ della sua
inaugurazione.
Quello che segue sono quindi le
nostre impressioni a caldo.
Il canale “adulto” del pacchetto
Disney Plus “Star” andrà ad affiancare da fine febbraio gli altri 5 canali
tematici della piattaforma, ossia “classici Disney“, “Pixar“, “Marvel cinematic
Universe“, “Star Wars“ e “National Geographic”. Star presenterà un’ ampia
offerta, tra cui sono comprese produzioni dei canali di ABC e Hulu e il
vasto listino della acquisita 20th Century Fox, permettendo quindi
a noi vecchi appassionati di fantascienza non solo di godere delle saghe di
Avatar, Alien, Predator e X-Men, ma anche aspettarci futuri spin-off legati a
questi brand. È una autentica rivoluzione nella filosofia della piattaforma Disney, centrata da sempre su prodotti dedicati prevalentemente all’infanzia e ai ragazzi, che riesce a espandersi ai più grandicelli anche in ragione di nuove modalità di accesso dei contenuti streaming.
Attraverso nuove funzioni di parental control basate su un sistema di codici di
accesso riservati e gestibili liberamente dai genitori, la piattaforma permette
infatti ai più piccoli di godere di prodotti a loro dedicati in sicurezza,
esattamente come prima. Con questa implementazione arriva su Star anche un
cospicuo numero di grandi classici della storia dei cinema, da Titanic a
Braveheart, così come sono state inserite serie Tv amatissime come Grey’s
anatomy e Modern Family, per un totale di più di 400 pellicole e 60.000 episodi
tv.
Tra poco in streaming
Parte dell’offerta è costituita dai nuovi
contenuti espressamente pensati per il canale, gli “Star Original”. Titoli
internazionali ma anche italiani, alcuni dei quali accessibili già dal 23
marzo. Ecco un piccolo elenco delle prime novità.
Big Sky
Da David E. Kelley, autore di Big
Little Lies, arriva Big Sky un thriller drammatico basato sul libro “The
Highway” di C.J. Box, per ora da noi ancora inedito (in Italia di questo autore
sono editi da Piemme “L’ultimo giorno del lupo” e “Un angolo di
paradiso”). La scomparsa di due ragazze porta un detective “scalcinato” ad
indagare ai margini dell’autostrada che costeggia i boschi del Montana, tra
camionisti e luoghi desolati, mettendolo forse sulle tracce di un serial
killer. Sembra molto interessante.
Love, Victor
Spin-off del film di grande
successo Tuo, Simon, in originale Love, Simon, tratto dal libro “Non so chi
sei, ma io sono qui” di Becky Albertalli. La serie ha già all’attivo su suolo
americano due stagioni per un totale di 20 puntate. Love, Victor è una serie
di stampo scolastico-sentimentale che parla, come del resto il film,
della difficoltà di riconoscersi omosessuali, nella specie durante un momento
della crescita molto complicato come l’adolescenza. Tra il timore di non
trovare approvazione presso i propri genitori, i compagni di classe, i bulli,
le amicizie a distanza tramite internet, lo studio e le prospettive per il
futuro, Love, Victor è la piccola l’epopea di un ragazzo all’ultimo anno del
liceo alla ricerca del proprio posto nel mondo.
Solar opposites
Creata da Justin Roiland, uno dei folli
autori del cartoon Rick e Morty, e da Mike McMaham, Solar Opposite è una
sit-com animata su quattro alieni che scappano dalla distruzione del loro
pianeta per insediarsi sulla Terra. Tra chi è pro o contro l’integrazione con i
terrestri, il gruppo forse potrebbe distruggere il nostro pianeta per
terraformarlo da un momento all’altro. E forse lo farà. Per ora sono
pronti 8 episodi da una ventina di minuti. Lo stile, tra Rick e Morty ( solo
partendo dagli occhi stralunati dei personaggi) e Spongebob (gli alieni
sembrano i “pesci” di Spongebob) è inconfondibile e spassoso.
Helstorm
Serie nata sul canale Hulu, ispirata ai
fumetti horror di Marvel con protagonisti Daimon e Satana Hellstorm. Helstorm, con una “L” sola, realizzata dallo stesso showrunner di Agent of
SHIElD, è però staccata dal Marvel Cinematic Universe, anche per questioni
relative al target cui le storie originali erano destinate, diventando per
Marvel parte di un progetto parallelo destinato a un pubblico adulto
denominato “Adventure into fear”. Progetto che avrebbe coinvolto anche una
serie “per adulti” di Ghost Rider, ma che ha subito uno stop anche per le
complicazioni della produzione dovute al periodo covid. Con già prodotta una
prima serie, Helstorm è un progetto per il momento ancora misterioso, in
bilico, che deve in qualche modo essere testato a livello
internazionale. Se avrà successo potrebbe fare da apripista a molte altre
opere “horror” tratte dai fumetti Marvel, magari la Legion of Monsters è dietro
l’angolo.
Godfather of Harlem
La storia, in 10 puntate, del boss
del crimine di New York Bumpy Johnson, quando negli anni sessanta del vecchio
secolo fece la guerra al clan dei Genovese e incontrò sul suo cammino Malcom
X. Nel cast Forrest Whitaker, Paul Sorvino, Giancarlo Esposito e Vincent
D’Onofrio. Non vediamo l’ora di parlarvene di più.
Prossimamente
Prossimamente su Star approderanno anche nuove serie, realizzate anche con cast e produzioni italiane e
internazionali. Sono progetti recentissimi o ancora in lavorazione per i quali
è stato possibile conoscere solo pochi dettagli. Per il momento ci è stato
possibile “sbirciare” queste tre proposte.
The good mothers
Basata sul libro di Alex Perry, The good mothers: The true story of the women who took on the world’s most
powerful mafia, la serie ripercorre la storia del procuratore Alessandra
Cerreti dopo gli eventi del 2009 relativi alla scomparsa di Lea Garofalo,
in cui era indagato il suo ragazzo, affiliato alla ’Ndrangheta. Il procuratore,
agendo fuori dagli schemi portò le mogli, le madri e le figlie dei malavitosi
a collaborare con la giustizia, creando sulla base della solidarietà femminile
un modo nuovo di combattere il sistema. Sarà una serie in 6 parti.
Le fate ignoranti
La serie prende le mosse dall’omonimo e
celebre film scritto e diretto da Ferzan Ozpetek, che più di 20 anni fa
riscosse un enorme successo e fu molto importante per ampliare il dibattito sul
tema della omosessualità. Secondo le parole dello stesso Ozpetek, la
miniserie intende attualizzarne il tema principale, evolverlo. Se
all’epoca al centro del racconto c’era il tradimento “nascosto” di un marito
defunto per un altro uomo, che sconvolgeva la visione che la moglie aveva
sempre avuto del marito, oggi, in un periodo in cui l’omosessualità
è mediaticamente più presente e socialmente più accettata, Ozpetek vuole
raccontare il tema del tradimento da un punto di vista diverso, più viscerale e
forse più “cattivo”, raccontando un rapporto di coppia e fiducia che si
frantuma a causa più di interessi “spicci”, “professionali”, quanto legati al
mondo dell’arte, degli artisti e della cultura italiana. Come in Napoli Velata
le bellezze italiche avranno quindi un ruolo centrale all’interno della
narrazione. 8 puntate previste, cast per ora blindatissimo. Una puntata
sarà girata anche in Tunisia.
Boris - la quarta serie!
Nata nel 2007 come serie tv originale di
Wilder per il canale di Fox Italia e poi assurta ad un successo di stampo quasi
“mitologico“, Boris, scritta da Giacomo Ciarrapico, Luca Vendeuscolo e Mattia
Torre, è una delle serie tv più amate di sempre. Al centro della storia c’è la
sgangherata troupe di una altrettanto sgangherata serie tv, un po’ soap opera e
un po’ medical drama, dal titolo “Gli occhi del cuore”. Seguendo il punto di
vista del nuovo stagista Alessandro (Alessandro Tiberi), che inizia a muoversi
sul set insieme allo “stagista-schiavo” Lorenzo (Carlo Luca de
Ruggieri), conosciamo, puntata dopo puntata, backstage dopo
backstage, la variopinta brigata guidata dallo stralunato e umorale
regista Renee Ferretti (Francesco Pannofino), che dirige ispirato dal suo
pesce rosso Boris. Dalla brusca assistente alla regia Arianna (Caterina
Guzzanti) allo “psichedelico” direttore della fotografia Duccio (Ninni
Bruschetta), dall’addetto alle luci burino Biascica (Paolo Calabresi)
all’ambiguo responsabile di produzione Lopez (Antonio Catani). Dall’attore
egocentrico Stanis (Pietro Sermonti) alla attrice “cagna” Corinna (Carolina
Crescentini), alla attrice “raccomandata e assenteista” Cristina (Eugenia
Costantini), all’attrice “raccomandata zozza” Karin (Karin Proia), passando
per la “linea comica” Nando Martellone (Massimiliano Bruno) e l’attore “pazzo
e pericoloso“ Mariano (Corrado Guzzanti). E questi sono solo alcuni degli
indimenticabili personaggi di quella che è stata la più riuscita, gustosa
e feroce critica a un certo modo di fare tv (vorrei dire ””"del passato”””)
da parte dei “poteri forti”, tra influenze politiche, “argomenti problematici
per il pubblico”, attori e maestranze incapaci ma soprattutto tanta titanica
voglia di “portare a casa lo sporco lavoro”. Abbiamo aspettato per anni una
stagione 4 e finalmente con Star saremo accontentati, anche se non ci saranno
più purtroppo nella brigata la segretaria di edizione Itala di Roberta
Fiorentini e uno dei tre grandi costruttori della serie Boris, Mattia
Torre, scomparsi di recente. Sembra che il tema centrale della quarta stagione
saranno i telefilm all’epica dello streaming. Non vediamo letteralmente
l’ora.
Sono ancora tantissime le sorprese da
svelare e non vediamo l’ora di comunicarvele quanto prima!
La regista Roseanne Ling scrive, insieme al nostro amato Max Brooks, e dirige, nello splendore della fotografia
“vintage” di Kit Fraser, un action thriller che fin dai primi rumors ci ha
mandato in fibrillazione. Protagonista assoluta della scena, nei panni di una
cazzutissima pilota di un bombardiere B-17 della seconda guerra mondiale, Chloe Grace Moretz, la vera lolita nerd del nuovo millennio. la “Hit-Girl” di
Kick-Ass. La seguiamo con amore dagli esordi di quando era bambina in Desperate
Housewife, passando per Hugo Cabret di Scorsese, un remake forse troppo “X-Men”
e forse “meh” di Carrie, un curioso Dark Shadows di Burton fino a diventarmi
erotica dancer in Suspiria di Guadagnino. Temiamo di vederla presto (ma
speriamo tardissimo, meglio mai) in Tom & Jerry, ma intanto e con
gioia la abbiamo di nuovo qui, più Kick-Ass che mai, sulla fortezza volante, a
sparare all’impazzata ad una montagna di aerei nemici, manco fossimo in
1943 di Capcom, e pure a picchiare a cazzottoni i temibili Gremlins che stanno
smontanto l’aereo dall’esterno. La mente non può che tornare a quel film a
episodi sulla Twilight Zone con un John Lithgow al finestrino di un aereo
notturno in un giorno di pioggia e con la paura del volo, da cui sarebbe nato
il classico natalizio di Joe Dante. Oltre da quanto abbiamo visto finora non
possiamo andare. Ci immaginiamo un one-girl-show, magari un Gravity in salsa
piccante. Così come si affaccia ai ricordi quel promettentissimo, ma un
po’ spento, action in salsa nazi-Zombie di nome Overlord che proprio nei suoi primi
minuti, con i soldati che colavano a picco in un aereo in fiamme, aveva sparato
tutte e troppo presto le cartucce della pellicola. Cloe è nei nostri cuori, il
trailer parla di spettatori entusiasti ai massimi livelli, noi nel nostro
piccolo speriamo bene e incrociamo le dita. La regista è promettente, Landis ha
il potenziale (Chronicle) ma ogni tanto sborda (American Ultra). Siamo
ufficialmente curiosi e sempre innamoratissimi della piccola e cazzutissima Choe Grace Moretz.
Talk0
P.S.: intanto, dai tempi in cui avevamo programmato questo post, il film è passato tra le maglie della critica internazionale che l'ha giudicato un po' troppo "tiepidino"... incrociamo le dita che almeno a noi possa piacere e ci aggiorniamo dopo la visione.
Quando
all’improvviso scopro che c’è in uscita un film in cui il nostro mito Nicholas
Cage indossa una bandana armato di katana, il mondo mi appare subito più bello.
Poi vedo che ci sono pure i nostri beniamini dei film di arti marziali di
fascia b-fiera, come Alan “Kickboxer 2.0” Moussi, Rick “Drift King” June, il
nostro villain preferito Frank Grillo e soprattutto sua maestà Tony Jaa, e
inizio a credere nel futuro. Poi ti vedo sto tizio in tuta low budget da
predator-wannabe che si muove come un power ranger e sono sicuro di aspettare
già, nei migliori cestoni dei film in dvd a 3 euro, questa nuova fatica
del folle, tamarro e irresistibile Dimitri Logothetis. L’uomo che ha ridato
lustro alla saga di Kickboxer, dando un’occasione da attore a quel simpatico
stoccafisso, ma pazzesco lottatore che è Alan Moussi, potrebbe regalarci una
nuova adrenalinica perla action-vintage, da mettere già lì sullo scaffale,
sulla fiducia, tra un Arma Non Convenzionale e Skyline Beyond, con la benedizione
di Paramount. Attendiamo trepidanti un bel match Tony Jaa vs Rick Yune vs
Moussi vs Cage con katana.
Talk0
P.s. E
se non riuscite ad aspettare l’uscita nelle sale (22 novembre in America, da
noi ancora non confermato), su Amazon potete già trovare il fantastico e
ultra-underground fumetto che ha ispirato la pellicola. Rigorosamente anche lui
parto di Logothesis.
L’ultima
volta che P.T. Anderson ha detto alla bellissima Milla Jovovich “facciamo un
film tratto da un videogioco Capcom di successo” sono usciti i 6 film di
Resident Evil. Come andrà a questo giro?
Era
tanto atteso un nuovo adattamento cinematografico del fumetto delle sorelle
Giussani, dopo il film diretto da Bava nel 1968. Diabolik è una vera
istituzione e vanta da anni schiere di fans che vanno anche al di là della nostra
piccola Italia. È un ladro spietato, sexy, astuto. Un antieroe con un passato
misterioso e violento, ha un cuore che sembra di ghiaccio. Predilige un
coltello affilato come arma, ma nella sua cassetta degli attrezzi non può
mancare un rampino e una serie infinita di molle e strumenti per il salto. Un
fisico scultoreo, degli occhi azzurri penetranti, delle sopracciglia
cespugliose da vero uomo, i lineamenti de volto ispirati all’attore Robert
Taylor. Guida una Jaguar E, è l’unico in tutta la regione che ce l’ha ma
nessuno riesce a risalire a lui (Claudio Bisio, cit.). Indossa una tuta senza
zip dalla quale può entrare solo dai buchi fatti per gli occhi (Claudio Bisio
cit.). La sua donna, Eva Kant, ha i lineamenti algidi della Principessa di
Monaco Grace Kelly, che con i suoi occhi di ghiaccio lo segue nelle sue imprese
con devozione ed esperienza. Ha un nemico, il commissario Ginko, infaticabile e
scaltro, ma non quanto lui.
Migliaia di copie e migliaia di omaggi,
dal fumetto Cattivik di Bonvi alla parodia con Johnny Dorelli Dorellik (Arriva
Dorellik, film di Steno), passando per tutta una serie di antieroi che a lui si
ispirano e per questa devozione portano una “K” nel nome, da Satanik a
Kriminal.
Servivano gli attori giusti, i registi
giusti, il glam più corretto. È interessante che a vestire i panni
dell’antieroe sia stato chiamato Luca Marinetti, già meraviglioso nei panni
dello Zingaro, un villain “alla Joker”, in Lo chiamavano Jeeg Robot di
Gabriele Mainetti, già Fabrizio De André nello sceneggiato Rai diretto da Luca
Faccino, splendido interprete in Non essere cattivo. Forse non ce lo
aspettavamo per il fisico un po’ segaligno, ma nel frattempo potrebbe aver
fatto una “cura Christian Bale”. Di sicuro gli occhi ci sono, come una predisposizione
a interpretare personaggi complessi, spesso maledetti. Eva Kant è il nostro
tesoro nazionale Miriam Leone. Un fisico da infarto, un sorriso infinito, uno
sguardo da innamorarsi all’istante. Valerio Mastrandrea è Ginko, anche lui un
po’ magretto per il ruolo ma con la giusta esperienza.
Dirigono, producono e scrivono i Manetti
Bros, cultori assoluti della cultura pop anni 60/70, i cui temi, spirito e
colori inseguono in molte loro opere, dal “poliziottesco” Coliandro agli horror
come Paura, passando dal “musicarello” Song’e Napule. Tra i pochissimi
in Italia a fare film di genere, dalla fantascienza aliena di L’arrivo di
Wang ai concept thriller come Piano 17. Ci piacciono e non vediamo l’ora di
vederli scatenati con un budget più corposo del solito. La fotografia è di
Francesca Amitrano, già collaboratrice dei Manetti per Ammore e malavita e
per le stagioni cinque e sei dell’Ispettore Colliandro. Produttore Esecutivo
è Carlo Macchitella, di Rai Cinema e 01 Distribution, che nel recente ci ha
portato anche l’horror zombesco The End? L’inferno fuori di Daniele
Misischia, un piccolo ma divertente “action da ascensore” come lo era Piano
17 dei Manetti, ma anche il bel thriller Non sono un assassino di Andrea
Zaccariello. Le buone premesse ci sono tutte, si parla di un adattamento del
terzo numero della serie, quello sull’incontro tra Diabolik ed Eva Kant.
Il Batman
è uno fuori fuori, ma c’hai il grano. Si veste bene ed è il bello come il tizio
di Twilight perché è interpretato dal tizio di Twilight (non so se rendo). Ha
un macchinone paiura sicuro linea esclusive limited da emirato. Veste costumino
in pelle del Dolce con accessori Fendi Fendi. Poi combatte chi si veste male ed
è solo per questo mito totale.
Ma
soprattutto IL Batman (The Batman con il “The” davanti per prima volta,
adoooro) è finalmente un raga vero, uno con la faccia giusta che si può
divertire all’Hollywood più figo, quello di Milano, con i “raghi” più giusti di
corso Como. Uno che alle due di notte dopo aver giocato con il pinguino te lo
trovi dal porchettaro.
Andiamo
al succo del trailer. Robert Pattinson mi ha convinto come ipotetico Batman dai
tempi di Cosmopolis di Cronenberg e mi è piaciuto come attore anche in
Lighthouse di Eggers. Quando l’ho visto per la prima volta con il costume
dell’uomo pipistrello fatto su misura per lui ho pensato “forse devo vederlo
per un altro paio di volte... forse al cinema in movimento ha il suo perché.
Quando ho visto la batmobile ho pensato più o meno la stessa cosa, ma questo
non è il punto... anzi un po’ sì, lo è e mi spiego: Batman è la massima gallina
dalle uova d’oro in ambito supereroi. È normale e legittimo proporlo in modo
sempre diverso e accattivante, spiazzando anche il pubblico con intuizioni di
design nuove ma accattivanti, astutamente nascoste fino alla fine in trailer
pieni di immagine scure e confuse stile il Daredevil di Mark Steven Johnson con
Ben Affleck. Il problema è che questo trailer sembra tutto un maxi omaggio a
Daredevil di Mark Steven Johnson con Ben Affleck, maniacale come lo Psycho di Van
Sant, non sembra farina del bravo Matt Reeves del Pianeta delle Scimmie 2 e 3,
qui anche sceneggiatore. E non mi convince neanche se si sono dannati a
scrivere in Italiano ogni bigliettino che compare nel trailer, compreso lo
scontrino Esselunga di Alfred, per lisciarmi il pelo.
Però devo
dire che questo progetto mi affascina e nonostante trovi questo primo trailer
una bruttura senza senso di sicuro mi hanno già convinto ad andare in sala.
Andy Serkis come Alfred. Colin Farrell novello pinguino e già con la “fame
giusta”. Paul Dano potrebbe non dirvi molto come nome e possibile genio del
crimine come Enigmista, ma guardate cosa fa a Daniel - Harry Potter - Redcliffe
in Swiss Army Man e immaginate cosa potrebbe voler fare a Robert - Cedric
Diggory - Pattinson. Fossi nell’attore che ha interpretato Ron inizierei a
tremare per una futura collaborazione con Dano. Nel cast anche Zoe Kravitz
novella Cat-Woman, Peter Sarsgaard, John Turturro, sembra davvero difficile
lamentarsi! L’unico cosa che un po’ mi intimorisce è forse tornare a Gotham,
dopo averla percorsa in lungo e in largo in troppi film, videogiochi, fumetti e
serie tv. Già visti il manicomio, la fun house, il locale del Pinguino, il
distretto di polizia, il porto, l’ospedale, il quartiere dei night, la
bat-caverna. Serve un po’ di “magia” per renderla “nuova” per l’ennesima volta
questa città e spero che il film di Reeves sappia sorprendermi. Va bene, per
ora diciamo che è tutto. Ci si risente con gli aggiornamenti di questo
“IL” Batman nel 2021!
Intanto ho visto pure il trailer di
Wonder Woman e temo siano riusciti nell’impresa di rendere la mia amatissima
Kristen Wiig una Cheetah molto più inquietante quanto i gatti anatomicamente
inquietanti di Cats. Ho paura a riguardare il trailer.
Uscirà il 2021, per ora c’è solo un
lungo elenco del cast accompagnato da disegni colorati e la certezza che James
Gunn, qui in veste di regista e sceneggiatore come in Guardiani della Galassia,
voglia far dimenticare al mondo l’esistenza del primo, maldestro, film dedicato
agli anti-eroi DC a firma David Ayer + “i tizi del trailer buffo” (mamma,
quanto mi fa male rinverdire tutta la faccenda... se volete sul blog ne abbiamo
parlato secoli fa QUI). Ritorna naturalmente
Margot “Harley Queen” Robbie, ritorna Viola Devis, ritorna il Captain Flagg di
Joel Kinnaman e pure il Captain Boomerang di Jay Courtney. Il resto del cast è
rivoluzionato e comprende nomi come John Cena, Peter Capaldi e Idris Elba nel
ruolo del “nuovo Deadshot”. Essendo un film di Gunn, erano immancabili, a
parte il fratello Sean, un paio di suoi attori “feticcio” come Michael
Rooker e Nathan Fillion, entrambi provenienti dalla sua horror Commedy a base
di vermi spaziali Slither. Nel gruppo anche Taika Waititi, che probabilmente
farà qualcosa di folle e stralunato come solo lui sa fare. Gunn ha preso un
fumetto come I guardiani della galassia, ossia il super-gruppo Marvel più
inavvicinabile e “nerd-only” e ne ha fatto una delle punte di diamante
dell’universo cinematografico Marvel - Disney con stile, cuore e interpreti
favolosi. Sappiamo che presto tornerà per i Guardiani “capitolo 3”, ma per ora
non vediamo l’ora di seguirlo in questa nuova avventura. E lo dico da suo fan
dai tempi dei film di Scooby Doo con Matthew “Scream” Lillard.
Per ora solo un trailer veloce con la
“formazione in campo”. Non vediamo l’ora di conoscere aggiornamenti a
riguardo.
In fondo non può essere peggio di di
Birds of Prey...