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mercoledì 20 gennaio 2016

Orfani: nuovo mondo - n.3 - Vertigine


Rosa ha trascinato il gruppo di sopravvissuti del cargo clandestino battente bandiera liberiana. Ne ha salvati quanti più poteva combattendo i mostri e i cagnacci robotici della Jiric e ora non ce la fa davvero più, è inerme, mezza morta, trascinata dalle acque di un fiumiciattolo presso forse la bocca di qualche pesce spaziale. Ma Vincenzo e Lora la trovano. E chi sono Vincenzo e Lora? Sono anche loro dei sopravvissuti allo sciagurato atterraggio di fortuna di capitan Caesar (personaggio sempre meno epico e sempre più scemo numero dopo numero, ma a cui vogliamo bene), scaricati come monnezza sulla giungla del Nuovo Mondo prima che il cargo prendesse fuoco sul numero uno della nostra serie preferita. A loro è andata meglio che a Rosa e soci, non sono stato scelti finora come pappa per mostri e sembra stiano già mettendo su una casetta abusiva in riva al fiume. Fiume in cui arriva come un sacco di patate Rosa e rieccoci quindi al punto di partenza. Lora, un bel donnone deciso quanto materno, si prende cura della nostra eroina; Vincenzo, ometto pratico quanto imprevedibilmente acuto, va a soccorrere il resto del gruppo. Ma i mostri li hanno seguiti dal numero 2 ed è di nuovo, subito, giunto il momento di mettersi in marcia. Con Rosa più morta che viva portata su una brandina, la carovana riparte e forse abbastanza presto un rifugio valido lo si trova. Una grotta che sembra fosforescente, sembra organica, sembra telepatica, sembra popolata di zombie fungiformi come in Last of Us. Un posto che sembra un casino di cose strane messe insieme ma soprattutto un posto che sembra "affamato". Ce la faranno i nostri eroi a cavarsela senza Rosa? 
"Corri, sgorbietto, corri!" Queste sono le parole che Rosa dedica al pesciolino che nuota ancora nel sul pancione di mamma, scritte sulla ormai familiare pagina del suo diario, che apre e segue gli avvenimenti di tutti i numeri della nuova serie di Orfani. La vita ci spinge tutti, spesso, a correre. Il buon Recchioni ce lo ricorda perché è vero e importante. Chi si ferma / accontenta spesso muore e questo può in effetti essere vero per noi terrestri quanto per i nostri naufraghi spaziali. Ma la vita non è una corsa solitaria, grazie al cielo ha più la forma di una staffetta. E siccome nessun uomo è un'isola, come diceva qualcuno, bisogna anche fidarsi di chi ci sta accanto, scegliere o anche solo accettare quello che c'è, delle uniche mani amiche che troviamo. E questo albo, scritto da Recchioni e Masi pone un forte accento sulla necessità di crearsi un gruppo, fornendo una azione sempre frenetica e convincente ma soprattutto corale. Tutti gli eroi del gruppetto sempre più vasto di Rosa sono importanti, unici, tutti sono a loro modo protagonisti e accompagnano la nostra eroina per una volta proteggendola. Anche la nostra emancipata amazone per una volta può quindi godere del trattamento standard delle principesse Disney. Ci piace vederla così indifesa ma anche così coccolata. Gli autori si inventano poi uno scenario davvero singolare, estremo, sanguigno. E la nostra cappuccetto rosso si ficca, nolente, spostata a braccia dal gruppo, in una versione da incubo della nota balena di Pinocchio. Un mostro così strano e incasinato che non può che essere uscito da un sonnellino post "peperonata dell'apocalisse". Ma è una peperonata che ci piace, vorremmo chiedere una porzione pure noi è magari anche la ricetta. In questo marasma tutti si impegnano, con un'eccezione che non sappiamo ci faccia più ridere o piangere, ma che troviamo appropriata. La storia sprizza azione e divertimento. Laddove invece trova senso il titolo di questo albo, Vertigine, è nei disegni di Genovese per i colori di Saponti. La giungla aliena del Nuovo Mondo si dimostra piena di precipizi e montagne gigantesche, così grandi e  spaventose che ci spingeranno a volte a cambiare in verticale il senso di lettura, ad arrampicarci noi stessi sulle tavole del fumetto. I disegni sono bellissimi, i "salti" tra un fossato e l'altro ripidissimi, la pancia della "balena" un overtour visivo psichedelico geniale, multiforme, soffocante e un po' pazzoide. Il numero ci è piaciuto. E' stato una bella corsa sulle montagne russe ma si è trovato anche lo spazio per l'introspezione. L'impressione è che la trama non ambisca per ora a correre a perdifiato, gli eventi "grossi" arrivano in tutta calma, ma se il divertimento si mantiene su questi livelli noi ci sentiamo "appostissimo" così.
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domenica 3 gennaio 2016

Orfani : nuovo mondo - volumi 1e 2


Rosa è nello spazio mentre il suo "sgorbietto" nuota ancora placidamente nel suo pancione. Dorme all'interno di una capsula, trasportata da un'astronave cargo piuttosto losca. La lotteria che assegna posti per vivere su una nuova terra a quanto pare è vera, il nuovo mondo esiste e accoglie Rosa direttamente con dei missili che la costringono a un atterraggio di fortuna, in una giungla aliena carica di strani mostri chtulu-formi e tentacolosi quanto tigri-xenomorformi e multi-oculari. Ma la futura mamma non si arrende, si strappa di dosso i pezzi di vetro che gli si sono conficcati nella pelle in seguito all'atterraggio poco ortodosso, indossa anfibi, pantaloni militari e maglietta del decathlon ed è pronta. Si arma con l'arco di Ringo, per tenere un contatto con lui, perché "l'arma di un avventuriero rappresenta la sua anima" direbbe un Granduomo (cit. leggete "Ya - la battaglia di Campocarne di Recchioni, che è una figata). Sanguinante, determinata e un po' incazzata Rosa si prepara a diventare spada e scudo del suo bambino. Ma non sarà sola. Con lei c'è un robottino "di salvataggio", Host, una sorta di hostess del volo appena schiantato. E' come una specie di testa decapitata di Eva 00 (già visto nella prima serie di Orfani un modello simile, guarda caso in compagnia di Ringo), pensa come un GPS e parla come una wiki, svolazza e nonostante abbia qualche chip danneggiato ha pure una personalità. come Irma. Ma non c'è solo il robottino con lei, la rossa presto trova al suo fianco ancora il vecchio pistolero, presente in scena in un modo tutto suo, ma quanto basta per non lasciare sola la sua bambina. Ma la Juric non sta a guardare, è sempre a caccia dei ribelli grazie ai suoi orfani robotici che, dismesse le piume dei corvi, ha moltiplicato come l'esercito dei cloni e resi sempre più servili, sempre meno Fighi e forse pure meno pericolosi. Orfani che hanno ora la nuova forma di schiavi a quattro zampe, cani meccanici da caccia. Ridicoli e tronfi, ora sembrano le truppe un po' buffe e un po' letali dell'esercito di Bryking Boss, direttamente presi da Kyashan. Saranno stupidi ma sempre letali, non meno delle creature del pianeta. Ma Rosa può contrastarli, è più forte, forse perché in lei c'è il doppio dei super-geni che hanno modificato gli Orfani, e il nuovo mondo si presenta da subito come un luogo dalle molte possibilità, forse davvero il posto giusto per il futuro della razza umana. Se solo questo dannato pianeta non cercasse di ammazzarla ogni tre minuti.



Terza stagione di Orfani delle quattro originariamente pensate da Roberto Recchioni. Una serie sempre molto action e molto "pop", ma per questi non priva di spunti interessanti. Nella prima stagione abbiamo conosciuto dei ragazzini senza più legami, orfani, cresciuti troppo in fretta e soli a causa di città improvvisamente esplose come se nulla fosse. Forse sono stati gli alieni forse no. Ragazzi diventati presto uomini, educati al mestiere delle armi al campo Dorsoduro (c'è un campo Dorsoduro pure in "Ya", lo sapevate?) Forse sono l'evoluzione umana definitiva, gli eroi che salveranno il mondo dalla minaccia aliena, i veri Jedi. Ma forse sono ancora, sotto gli steroidi e le armi d'assalto, ancora dei bambini, sperduti, in cerca della riconoscenza e amore che non hanno potuto avere, sentimenti che sperano di trovare dal loro nuovo genitore adottivo, l'esercito, diventando dei bravi boy-scout. Ma l'esercito non è granché come padre, non si pone problemi a modificarli geneticamente, a farli combattere tra di loro, a corazzarli, renderli armi specializzate nel fabbricare cadaveri. Da un'ambientazione da videogame, Halo su tutti, con i suoi "Spartan" nelle fonti di ispirazione, la trama ci ha procurato però, in pochi numeri, un colpo gobbo. Ci siamo spostati presto nei territori tetri dell'indottrinamento mentale, della manipolazione delle informazioni, degli oscuri giochi di potere specchio di una società che tratta gli individui come burattini utili solo per dinamiche di potere. La Terra sta morendo ma forse gli alieni non c'entrano. Forse gli orfani non sono nati per essere degli eroi. Qualcuno trama nell'ombra. Alcuni orfani si solo ribellati, altri hanno giurato fedeltà a chi li aveva "creati". Le due fazioni si sono scontrate tra di loro ed è stata una carneficina. Nella seconda stagione della serie abbiamo seguito le gesta di uno di questi orfani, un sopravvissuto che è riuscito a togliersi il collare del padrone, uno che ha saputo girare pagina, diventare padre, anche se inizialmente non se ne era neanche accorto, sprecando gran parte della vita nell'alcol e nel rimpianto. Riluttante,  ha cercato a suo modo di crescere i suoi cuccioli , proteggerli in un mondo difficile, degradato e impoverito dai tempi in cui era giovane. Ai suoi eredi poteva trasmettere l'unica cosa che sapeva, l'arte di sopravvivere e combattere. Questa serie ha parlato di famiglia, ( di paternità nello specifico, un tema non molto utilizzato in genere) come di rivoluzione, di saper alzare la testa o tenerla bassa davanti a chi decide della nostra vita. Ha parlato, cosa rarissima per il nostro mercato, anche del nostro Belpaese. Abbiamo intrapreso un viaggio nell'Italia del futuro, triste specchio di quella del presente, in fuga da una società malata e morente, inseguendo quella che pare più di una metafora. La rassegnazione che un futuro vero non si può trovare nel nostro bel paese, che sia necessario arrivare all'estero, nel resto del mondo, se non nello spazio. E un padre deve essere severo e determinato, più duro di quanto vorrebbe, per dare la forza ai suoi figli per potersi muovere da soli, staccarsi da quella che chiamano casa, diventare grandi. Ora siamo alla terza stagione del fumetto di Recchioni, in un mondo nuovo, lontano dalla Terra e che offre al l'umanità una nuova casa. Ma è un mondo già abitato da strane creature e i nuovi coloni sono circondati da mille insidie come in un nuovo far west. La terra brulica di brutti insetti in grado di uscire dalle fottute pareti. Come in molta fantascienza di serie A, come in Alien, l'eroe diventa donna perché solo lei, come madre, è in grado di portare una nuova vita, far continuare la specie. Non mi sorprenderebbe, anche perché sarebbe perfetto, che nella quarta parte di Orfani si parlasse di eredità, per chiudere il cerchio, con protagonista delle storie il figlio di Rosa.
Ormai siamo al terzo anno di questo progetto, che siamo riusciti a seguire dall'inizio. 
Più il tempo passa più i "meh" dei primi numeri di sono diradati, la miniserie Bonelli ha saputo essere sempre nuova e intrigante. Ho aspettato a parlare di Nuovo Mondo anche perché il primo numero è stato tutta una botta di adrenalina, un'unica sequenza action a rotta di collo, esaltante ma che ancora non metteva a fuoco il carattere dei personaggi, anche perché non riusciva ancora a presentare la maggior parte di un cast che immagino ancora in espansione. L'impressione al termine della lettura del numero 2 è che questa terza stagione assomigli per ora a un survival horror in salsa sci-fi. 


Un gruppo di sopravvissuti dispersi in una giungla mutante aliena deve fare i conti con creature da incubo e robot nazistoidi potendo contare solo sul fatto di avere le palle quadrate e consci che si può sopravvivere in quel posto sono insieme, in un gruppo. Rosa la abbiamo vista bambina nella seconda serie, affettuosa, quanto ingenua. E' cresciuta con l'andare avanti dei numeri, diventando sempre più combattiva, sempre meno "cappuccetto rosso", come la chiamava Ringo. Rosa è riuscita a farsi largo in un futuro da incubo con la stoffa della final girl di un film horror, con la cazzimma di Ripley, di Katniss e di Ygritte. Ora la vediamo anche più determinata, con i capelli rossi un po' alla mohicana in seguito a una specie di auto-scalpo, un po' modaiolo ma che ci piace. Sguardo di ghiaccio e muscoli tesi a protezione del suo rotondo, dolce pancione coperto dalla maglietta blu, la culla per "sgorbietto"(così lei lo chiama), la nuova vita, il futuro, a cui dedica le pagine del suo diario, che leggiamo prima di ogni numero di questa stagione. Vogliamo sempre più bene a Rosa, la sentiamo sempre più vicina, con i suoi dubbi, l'estrema schiettezza, l'ostentazione da "bulla" forse non così bulla, tanta autocritica e ironia, mentre scrive che si lamenta del girino mutante che la scalcia dentro al pancione, ma a cui rivolge i suoi pensieri e apre il suo cuore, a cui dedica dei disegnini buffi a sfondo delle parole di un figlio a righe. Davvero una bella rinfrescata per l'anima questo suo diario, al posto dei tristi e sconfortanti proclami-testi di sociologia deviata della Juric, che nella scorsa stagione impegnavano lo stesso spazio dell'albo. Un intrigante parallelo, considerando che per funzione non solo narrativa tanto Rosa quanto la Juric sono delle "madri", anche se in modo non convenzionale. E forse questo status potrebbe con il tempo pure cambiare del tutto il carattere della Juric se non addirittura "rivelararlo". Starà all'estro di Recchioni farcelo scoprire. Siamo già con le orecchie tese, in ascolto. Ci sono anche altri personaggi interessanti in queste pagine, ma forse è ancora troppo presto per capirli a fondo. Quello che affiora di più e si impone è Cesar, eroe controvoglia, vigliacco e pure bastardo. Forse in cerca di redenzione, forse no. Mi piacerebbe scommettere su di lui. Impossibile non vederci l'anti eroe cosmico di Vin Diesel. Non Groot, quell'altro.

Andiamo ora un po' sul tecnico.


Il numero 1, intitolato "L'aliena". Soggetto e sceneggiatura di Recchioni e Vanzella, per una storia che procede veloce come un Rollercoaster, cita Pitch Black, Elysium, ci mette a contatto di mostri strani come sulla Pandora di Avatar. Un mix divertente, con tanta azione e l'arco futuristico del pistolero, che ritorna glorioso, con i suoi proiettili ad attivazione vocale che ci fa arrapare come il Legislatore del Giudice Dredd. I disegni di Cavenago in una storia con tanta azione fanno la parte da leoni. Sono sempre precisi, chiari e dinamici, la sua Rosa è strepitosa, sexy e cazzuta, i robottoni ridicoli quanto basta e richiamano in sgraziate movenze i robot paperini della federazione dei mercanti della trilogia prequel di Star Wars. Belli i colori della Leone, mi sono piaciuti particolarmente nelle sequenze subacque e oniriche, nelle scene in notturna. Ottime matite che riportano alla mente proprio i colori di Avatar, una natura lussureggiante, viva e accogliente ma pronta a castigati in un istante. Bello.

Il secondo numero, "Madri Guerriere", è scritto da Recchioni e Monteleone e racconta del tentativo di Rosa di soccorrere i sopravvissuti dell'astronave schiantata su cui era arrivata sul Nuovo Mondo, se non addirittura riuscire a creare con loro una piccola carovana con cui uscire dalla giungla aliena. Anche qui l'azione è predominante e scaturisce da una caccia ai sopravvissuti senza tregua da parte tanto dei robot che di animali grossi e brutti quanto desiderosi di carne fresca. Rosa spicca sul suo "branco" per leadership e forza, anche se sarcasticamente è chiamata Principessa Rosa, e dovrà scontrarsi con un'altra autorità "matriarcale", una regina insettoide degna di Alien, che si pone a difesa anch'essa del suo branco, del suo nido. La stupenda copertina di De Longis racchiude perfettamente questa dicotomia. Uno scontro tra donne alfa. Lo svolgimento dell'azione, sempre in ottica di survival horror, si espande e non faremo in tempo a ricordarci il nome di qualche personaggio che già ce lo troveremo decapitato dagli insettoni o crivellato dai colpi dei robot. Stiamo come citazioni dalle parti di Alien quanto di Starship Troopers. C'è una vera chicca, poi. Al centro della vicenda due pagine oniriche pazzesco (pag 63-64 il cui effetto non so se attribuire agli autori dei testi o ai realizzatori, diciamo bravi tutti!) che fanno tornare in mente, per suggestione, colorazione e impostazione di tavola il celebre "frammento" di Watchmen di Alan Moore, "I racconti del vascello nero". E' in questo numero che conosciamo qualcosa di più su Cesar e assistiamo alla partenza della Juric per il nuovo mondo. La storia è veloce e si legge che è un piacere. I disegni sono di Maconi per i colori della Aquaro. Le tavole sono anche qui un susseguirsi di azioni spericolate e inseguimenti frenetici, che spesso coinvolgono in gran numero di personaggi in ambientazioni sontuose e dettagliate. La Rosa di Maconi è un ottimo equilibrio di forza e dolcezza, anche grazie al modo in cui viene dinamicamente nascosto o svelato il suo pancione. Molto bello il monster design e le tavole più bucoliche, come pagina 68. C'è un po' di splatter che ci piace sempre tanto e le tavole riportano una ricca e vivida vegetazione in cui spesso l'acqua diventa il principale elemento scenico. L'ambientazione serale è quella che preferisco. Tavole molto belle su cui risaltano sfumature blu notte alternate ai rossi accesi dei falò come delle bocche di fuoco dei mitragliatori. Bello il giallo acceso misto a verde acido delle uova aliene che fa anche da illuminazione della grotta della regina. Mi ha ricordato Specie Mortale. Anche questo un ottimo numero. 
Orfani non molla e si conferma una piacevolissima lettura nel panorama del fumetto italiano
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venerdì 25 settembre 2015

Orfani: Ringo nn. 11 e 12 - il gran finale della seconda stagione




Sembra che il futuro del genere umano stia in Svizzera. Ma per arrivarci bisogna percorrere un lungo tunnel sotto una montagna. Un budello buio pieno di morti ammassati che ci ricorda uno dei capitoli più belli dell'Ombra dello Scorpione di Stephen King.
E' qui che avrà luogo il più cruento scontro di tutta la serie tra Ringo e i Corvi, un autentico massacro, scritto con vena sanguigna da Recchioni e Uezzo, splendidamente sintetizzato dal titolo del volume 11, "Death Metal". I disegni di Olivares sanno essere dolci e crudeli. Personaggi sorridenti e pieni di speranze ci vengono un minuto prima presentati e subito dopo falciati via, non una impressionante resa splatter, come se fossero fili d'erba. L'azione è travolgente e concitata, non c'è un solo attimo di respiro in una autentica maratona del dolore. I paesaggi sono "organici", traboccanti di masse in movimento, il tratto dei personaggi trasmette appieno la disperazione che caratterizza questo frangente narrativo. I colori della Pastorello si adeguano alla strage visiva, saltano con violenza dal blu al rosso acceso trovando una loro dimensione in una tavola per lo più nera, accesa solo dalle luci scaturite dalle armi al laser e dallo scoppio dei proiettili. Un numero davvero intenso che si chiude con un grosso colpo di scena.


Dopo la violenza visiva del numero 11, il numero 12, "C'era una volta...", sempre scritto da Recchioni, trova una strada tutta sua per chiudere il secondo ciclo della testata. Ne nasce un autentico inno alla vita che chiude in modo circolare questi primi 24 numeri. Si torna a parlare di speranza, di futuro, di padri e di figli che si danno la staffetta per continuare la storia della razza umana. Sul finale si ha  un forte senso di deja vu, malinconico. Recchioni trova un inaspettato lirismo, anche se da pagina 73 non dimentica di ricordarci che rimane un simpatico tamarro. Siamo già puntati verso ottobre, verso il nuovo ciclo di Orfani, il terzo. Siamo davvero curiosi e impazienti.
I disegni di Zaghi ci riportano molto alle atmosfere dei primi numeri della prima stagione. Tornano i soldati un po' superuomini e l'atmosfera ordinata e precisa di un comics americano mainstream. La violenza, dopo l'overbooking del numero precedente, è drasticamente ridotta, accennata di sfuggita nel fuoricampo. Bellissime le tavole finali che affrontano con estrema eleganza situazioni diversissime, annullando un apparente contrasto emotivo grazie a un utilizzo non banale della luce orchestrata anche grazie al colorista Niro. E sempre in merito ai colori Niro, pur nel recupero delle atmosfere visive degli esordi (patinate e dai contrasti cromatici tenui), ci regala tocchi di classe come le indovinate tavole acquerellate per le scene oniriche. La serie si conferma visivamente ottima anche sul finale.

Esistono molte ricette per cucinare corvi?

Questo secondo anno della testata ci è piaciuto, ci ha conquistati da subito con la sua Italia post apocalittica, con i suoi bambini perduti e corvi cibernetici, con la sua violenza visiva ed il suo lirismo. Nel finale tutti i tasselli sono stati messi al loro posto, lasciando giusti spiragli per una prosecuzione delle vicende. Ringo è stato un mattatore assoluto, un eroe anti convenzionale, duro e inflessibile, ma capace sempre di abbassare le sue barriere emotive e di scegliere la via dell'amore famigliare e la speranza nel futuro, contro tutto e contro tutti, in un mondo dilagante di paura e di guerra. Ci siamo affezionati a lui e ai suoi figli. Le storie che abbiamo preferito sono quelle in cui compariva l'elemento onirico, ma ci siamo divertiti molto anche nei numeri di "caccia all'uomo". Davvero rimarchevoli invece quei racconti che hanno saputo giocare con la satira e la storia italiana odierna, storie che vorremmo vedere più spesso nella editoria italiana. Possiamo dire dalle nostre previsioni (che abbiamo ritenuto di non condividere fino ad ora per non spoilerare) di averci beccato suo finale di serie, ma che la storia ci ha sorpreso per un elemento in più, che non avevamo calcolato, a cui in questo finale si aggiungerà di sicuro un elemento extra. Abbiamo già un'idea, ma credo che saranno già in molti ad avercela, su chi sarà magari il protagonista o i protagonisti della quarta stagione. O forse ci sbagliamo e saremo nuovamente sorpresi da qualche svolta narrativa. Non vediamo l'ora di leggere i nuovi numeri. 
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domenica 19 luglio 2015

Orfani: Ringo vol 10: animali selvaggi


E finalmente siamo arrivati a Milano! La stazione centrale con il Frecciarossa che porta le genti del sud a rubare il lavoro, i bastioni di porta Venezia dove stanno gli scioperati come me, la piazza San Babila dei sciuri, la Via della Spiga delle modelle gnocche nude e degli arabi dai grossi portafogli, il Castello Sforzesco e Parco Sempione per una volta privo di spacciatori (crisi post-atomica ?). Perfino un tizio che assomiglia a un vecchio leader leghista! Dai mi sento troppo a casa!
Anche se è tutto distrutto, tutto in rovina, Milano tiene botta e sono sicuro che la trattoria Da Oscar, in porta Venezia, tiene ancora altissima la bandiera dell'arte culinaria italica. Peccato che Ringo e i suoi cuccioli abbiano sbagliato strada e non ci sono passati, si sono persi qualcosa di bello. Avrei voluto vedere anche i Navigli , il Monumentale, viale Zara che sicuro mi diventava una roba alla Sin City... Ma purtoppo dobbiamo andare avanti, che il tempo stringe e una cosa una sulla trama del numero non l'ho ancora spiccicata. Milano è peggiorata, ma resta un posto di lupi, seppure questi siano geneticamente modificati e quindi neppure buoni per essere mangiati.
La città è deserta, depredata di ogni sostanza vagamente commestibile. Un grosso e tronfio scatolone vuoto. Dal nulla appare un castello. Rosa vuole andarci e Ringo glielo consente, alzando il pesante portone elettrificato che blocca l'accesso. Conseguenza per la quale i ragazzini passano e vanno a fare incetta di mele padane. Mentre Ringo perde i senso e fa quindi un nuovo incontro con Jonas. Qui si apre una interessante parentesi di sociologia recchioniana. Jonas, il techo-fascista dice a Ringo che è possibile comunicare con lui, basta picchiarlo fortissimo in faccia e il suo controllo mentale può vacillare, rendendolo più simile a un essere umano. Ma allora e così che si fa democrazia del futuro! Ed è anche abbastanza pratico!
Jonas, tornato momentaneamente in sé, informa Ringo del fatto che tra due numeri si conclude la seconda stagione di Orfani e che quindi deve prepararsi che sarà tutta una escalation di botte e tradimenti. Basta perdere tempo negli autogrill!!
Fa poi anche una rivelazione grossa-enorme che non vi dico, o il numero non me lo comprate più .
Nel frattempo gli orfani hanno a che fare con i leghisti post-apocalittici, intenti nella difesa delle mele padane dop. Come andrà a finire?
Luci a San Siro 




Noi a Milano c'abbiano il grano, mica come voi poveracci!

Ci stiamo avvicinando al finale di questa serie. I cuccioli allevati da Ringo diventano sempre più grandi nella misura in cui sta del tutto finendo la loro innocenza da fanciulli. È tempo di dimostrarsi uomini e questo significa essere in grado di compiere scelte difficili, spesso necessarie quanto sbagliate e addossandosene la responsabilità. Il racconto di Recchioni parte come il classico viaggio in una terra deserta e desolata, riprendendo il copione della sopravvivenza come unica chiave per poter avanzare, ma a metà del volume tutto cambia. Una nuova importate rivelazione getta nel caos tutta la narrazione e nulla sarà più come prima dopo la lettura di queste pagine. Un numero quindi fondamentale, duro, ingiusto e forse necessario. Un numero in cui la temperatura sale progressivamente come in questa torrida estate. C'è una scena significativa che voglio sottolineare. Ringo è circondato da dei lupi mutanti che stanno per assalirlo. L'eroe mette da parte le armi, cerca il lupo più grosso, il capobranco, lo sfida a mani nude. Lo abbatte in combattimento conferendogli quella che ritiene una buona morte, una morte da guerriero. Gli altri lupi scappano. Valutate questa scena che impatto ha sui ragazzini. Valutate quanto sia davvero servita come insegnamento. È un aspetto che mi ha sorpreso .
Ottimi i disegni di Pittaluga per i colori di Saponti.
Milano è grigia, dalle venature marroni, trasuda ruggine e miseria in un continuo eco di grandezza passata. Avrei voluto vedere i Navigli, con la natura che, secondo me, si sarebbe riappropriata del territorio. Ma il lavoro grafico è potente, di spessore, le architetture sono così dettagliate da sembrare delle fotografie rielaborate. Per me, che vivo dalle parti di Milano, veder le San Babila distrutta o la stazione centrale ha offerto probabilmente le sensazioni che i giapponesi provano quando vedono Godzilla distruggere Tokyo. Mi ha fatto davvero paura. E penso che questo lo abbiano provato anche i lettori che vivono nelle città in precedenza rappresentate da questa serie nella versione post apocalittica. Davvero forte, quanto disturbante. I disegni dei personaggi sono molto belli ma diventano spettacolari quando "esplodono" nelle scene action. Davvero violente nella misura in cui sono anche inattese, veloci, a senso unico, glacialmente senza ritorno. I colori impreziosiscono poi i contrasti, dal grigio ruggine della metropoli si passa poi a colori più caldi e accesi, potenza della natura, metafora forse di un nuovo "ordine naturale" che risorge. Ed è in questo clima caldo e rilassato che avvengono le violenze più inattese e forti. Quasi che destino dell'uomo sia, al di fuori del cemento urbano, quello di ridursi inevitabilmente al barbarico. Mi ha colpito. Davvero.
E sono davvero elettrizzato nell'attesa del finale di questa seconda stagione!
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sabato 18 luglio 2015

Orfani : Ringo vol 9 Tabula Rasa


Dopo la sosta all'autogrill del numero scorso, un po' di fame ci è venuta. Ed ecco che Ringo e i suoi pupilli decidono di continuare l'itinerario con piglio enogastronomico, facendo trionfalmente ingresso nella terra dei prosciutti. Peccato che siamo nell'Italia post apocalittica popolata dai pazzi. Quindi il suino mi si spreca male per farci dei totem brutti, mentre i pazzi locali si dilettano col cannibalismo scegliendo come leader spirituale uno che parla come Lindo Ferretti dei CCCP e poi CSI.
La trama di questo numero è questa. Del resto ci importa una sega, ma fatta bene (cit. CSI). È il medioevo futuristico di questo squarcio di Bassa ci garba pure. La crew di Ferretti pare la versione zozza dei pazzi di Immortal Joe dell'ultimo Mad Max. Il leader ha velleità di trasmigrazione delle coscienze attraverso la carne che sono davvero forti, parecchio fuori di testa e quasi misticamente suggestive. Tra pile di scheletri, totem suini più o meno elaborati e Lindo Ferretti ci si sente davvero in un altro mondo. Riusciamo a intravedere le infinite declinazioni possibili di un soggetto così stimolante. L'intreccio mette poi i nostri eroi in situazioni davvero estreme, riesce a scomporre con una cesoia l'unità e solidarietà dei singoli, mettendo in luce aspetti inediti dei nostri protagonisti. La storia, di Uezzo e Recchioni, è davvero encomiabile, unica nel suo genere nella serie, potente al punto giusto da farsi ricordare. Ed è tutta questione di dettagli. Si potrebbe schematizzare che i racconti della seconda tornata degli Orfani si dividano in tre tronchi: gli episodi da viaggio interiore, gli episodi che concernono una qualche comunità di stronzi, gli episodi di caccia al corvo. Ma quello che rende differente la salsa è sempre una punta di critica sociale, che evidentemente Recchioni ama, un grottesco caleidoscopio sull'Italia di oggi, una genuina critica che anche in questo numero non manca.
E Uezzo riesce in pieno a stare sulla linea solcata da Recchioni, donando come salsa speciale gli splendidi, deliranti e ricercatissimi testi di Ferretti, adattati, contestualizzati e impacchettati a motivare un culto pagano dal sapore orientaleggiante stranissimo quanto spaventosamente seguito dai suoi adepti. L'Italia di domani come quella di oggi pare sempre vittima di mistici e stregoni a quanto pare.
I disegni di Cremona con i colori di Niro e Ienne riflettono al meglio il disagio dello strano posto in cui si muovono i nostri protagonisti. Prima dell'arrivo al posto dei pazzi è il classico paesaggio padano, con nebbie e freddo, grigio ovunque e una natura triste, morta, di stampo invernale. Nella città prevale poi il rosso, le superfici appaiono unte, marce, ci sembra quasi di poter sentire il puzzo della carne in putrefazione, il marcio di un mattatoio che non sfigurerebbe in Non Aprite Quella Porta. I disegni di Cremona sono particolarmente adatti a rappresentare il quadro orrorifico che abbiamo davanti. In architetture decadenti ma sempre dettagliate, plausibili, si muovono splendidi corpi sgraziatamente martoriali dalla follia. Folli carichi di catene, pittati come guerrieri africani, pesantemente armati. Splendidi nuovi barbari, le teste di maiale sono dappertutto e davvero lugubri, potenti. Le scene d'azione funzionano benissimo, sono forti e vivide. Cremona è un artista eccezionale, completo, con una interessante gestione "avvolgente" delle tavole (vedi pag 76-78), che riesce a superare le "gabbie" del fumetto italico.
Un altro bel numero, che ci regala performance grafiche e letterarie davvero suggestive. Facendoci annotare con cura i nomi di artisti che non mancheremo di seguire in futuro.


"No, bella la Val Padana, grazie per la gita..."
"Ehi testina di vitello, te non l'hai mai vista la nebbia vera!"

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venerdì 17 luglio 2015

Orfani - Ringo vol 8: la carne e l'acciaio



La strada verso il nord è ancora lunga e impervia, ma il futuro per Ringo e i suoi cuccioli non può che essere lì, da qualche parte, forse, chissà. E dopo averci proposto le più belle cartoline dell'Italia post-apocalittica, il viaggio fa tappa obbligatoria sulla principale meta di vacanza degli italiani, l'Autostrada del Sole. Tutti ci facciamo almeno un paio di giorni annui, per lo più in coda, in questo posto bellissimo. In attesa che la benzina finisca per poter valcare le porte dell'oasi, la spiaggia mistica tanto cantata da Max Pezzali (che furoreggia nelle citazioni del blog per coincidenze astrali): l'autogrill. Ora, trattenetevi che l'emozione sarà forte, tutto questo numero di Orfani è ambientato in un favoloso autogrill. Tra birra e Camogli e senza fidanzate troie (Pezzali. Cit.).
E quindi l'autogrill, sarà per il panino alla cotoletta perennemente freddo, sarà per la coca gigante ghiacciata e la lavanda transgenica che emettono i wc, può diventare anche luogo dell'anima. A me è spesso successo! Anche se mi sono sempre mancate le palle di quelli che si mettono sulla balconata con la siga a rimirare il futuro inalando tubi di scarico di diecimila auto in corsa. Ma ho sempre voluto essere così hard-core.

Anche per i nostri orfani l'autogrill, seppur dimesso, senza Camogli e senza il salubre afrore delle auto in corsa, è il posto giusto per fare una pausa. Una delle tante pause di questa serie. Ma stanno sempre in pausa in questa serie? Aspettano l'uscita mensile per la pausa e gli altri giorni ci danno dentro a macinare chilometri? Mistero. Comunque, nella calma statica, il passato bussa forte alla porta dell'anima dei personaggi. Rilascia incubi folli, mette a nudo lo scopo della vita dei nostri piccoli eroi. Tutti in fondo in cerca di amore, tutti determinati con le loro poche ma ostinate forze a tenersi stretto quanto c'è di più caro. Non deludere gli amici. Trovare l'approvazione del padre. Ma non è solo il gruppo di ringo a perdersi negli incubi, anche i corvi stanno vivendo un doloroso, forzato reset di memoria, una procedura che cancella il loro passato per farne, forse, armi più efficienti. Ed è così che una rinata Mocciosa tornerà in cerca del suo grande amore per un nuovo, terribile, confronto.
Recchioni punta la lama della sua penna dove fa più male. Spoglia di difese i suoi personaggi, li lascia nudi a fronteggiare i loro incubi peggiori . Davanti al futuro tutti cadono come marionette a cui hanno tranciato i fili, vivono sogni di inevitabile sconfitta, tanto che siano fatti di carne, gli orfani di Ringo, quanto siano composti di sangue, gli orfani della Juric. Una dicotomia interessante, volta a svelare uno degli aspetti più interessanti dell'intreccio, che non voglio però svelarvi, perché mi ha colpito e quasi eccitato. Davvero una interessante svolta narrativa, in grado di far ventilare a qualcuno l'ipotesi di una seconda lettura. Ai disegni il nostro sempre amatissimo Bacilieri, che si alterna a Dell'Edera in alcune tavole. Bacilieri è sempre morbido, con una equilibratissima direzione della tavola. I suoi personaggi appaiono sempre stralunati, a volte caricaturali (alla  Tin Tin)  ma "vivi", concreti, plausibili. Da una tavola arriva poi una bella citazione dei Pink Floyd e la cosa mi è piaciuta un sacco. Dell'Edera è stilisticamente agli antipodi. Il suo disegno è ruvido, tagliente, ombroso. Le splendide matite della Aquaro e della Pastorello donano calore e "amore" alle tavole di Bacilieri così come amplificano per la parte di Dell'Edera il freddo, la luce artificiale e la follia che risiede negli occhi dei personaggi più inquieti del racconto.
Il lavoro funziona davvero bene. I colpi di scena non mancano e riguardano anche un aspetto inedito come la colorazione. Davvero un buon numero. 
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Ho trovato solo un Nugget di pollo...

venerdì 15 maggio 2015

Orfani: Ringo : Bambini Contro



Il gruppo del pistolero è di nuovo in viaggio verso una meta che permetta al nostro eroe di scaricarli da qualche parte. O almeno così la pensano Rosa, Seba e Nue. C'è aria di tortellini e zanzare nella calda estate italiana. Il gruppo non si è ancora ripreso dalle "visioni erotiche" del numero passato. Motivo per cui Ringo sta più lontano possibile dai bimbi e soprattutto dalla bimba, per lo più appollaiato a qualche campanile con la scusa di "scrutare il territorio", alla Assassin's Creed. Motivo per cui i due bimbi fanno a gara a chi fa la voce più grossa con la femminuccia. A dare pace agli ormoni ecco quindi giungere una possibile minaccia. In una città deserta arrivano loro incontro un gruppo armato di ragazzini con intenzioni bellicose. Ringo è a terra e prigioniero, il suo gruppo è invece oggetto di curiosità degli autoctoni. Odiano gli adulti, gli hanno mentito, li hanno abbandonati e sono morti. Da allora sopravvivono con piccoli scambi ma nessun adulto può uscire vivo dal loro territorio. Ma forse lasceranno in pace Ringo e li lasceranno andare, se il gruppo riuscirà in una difficile impresa che farà a tutti guadagnare qualcosa. Recuperare un oggetto prezioso in un posto che puzza di fantasmi.


Un po' Mad Max oltre la sfera del tuono, un po' Il signore delle mosche, il nuovo numero degli Orfani parla di bambini dal futuro rubato, costretti a vivere tra le macerie e rovine allestite dai loro padri. Gli adulti sono giocoforza banditi dalle tavole o costretti dietro a sbarre, il mondo non è più loro e in quei pochi rimasti permane la pena di non essere riusciti a fare qualcosa di più, di non aver saputo costruire un domani per chi viene dopo di loro, ignari, nudi. Molto bello il personaggio del medico, grandiosa ma dai piedi di argilla il capobranco dei ragazzini, la leonessa. E ha un senso anche Bologna, culla di cultura universitaria, che non riesce nel futuro recchioniano a essere più luogo di sapere, ma solo di arti (tecnologiche) passate e pericolose per la salute. Un brutto biglietto da visita per il futuro.
Anche i corvi vanno al mare in Riviera!
La scrittura di Vanzella ci piace, trasforma l'incubo in favola, quasi un sogno decadente, un paradiso perduto e questo grazie anche alle tavole di Genovese e ai brillanti colori della Leoni. Oltre agli straordinari scenari urbani, l'acqua pervade molte tavole, innaffiandole di vita, ma come nell'ultimo Dylan Dog (corsi e ricorsi della programmazione recchioniana sia di Dylan che degli Orfani?), potrebbe essere un elemento non sicuro. Così come possono essere oscuri i volti a prima vista amichevoli, a prima vista ammiccanti dei ragazzini. Vanzella descrive una nuova società intransigente, incline all'imbarbarimento, ma forse non ancora spacciata. E questo in piccola misura ci gratifica. Sul lato del gruppo di Ringo, vediamo tra i suoi figliocci una sempre maggiore coesione, al di là della esplosione estivo-ormonale del momento. Sempre meno bambini, sempre più uomini.
Molto belli i disegni di Genovese, precisi, dettagliati, persino sexy. Straordinarie le scenografie, molto bella la caratterizzazione. I colori della Leone virano spesso in un magico balletto dal rosso al verde tra stupendi cieli azzurri e caldi tramonti, sognanti, magici.
Si sta dimostrando un viaggio interessante. Un altro bel numero. 
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lunedì 11 maggio 2015

Orfani Ringo: come pioggia

Testi: Vanzella
Disegni: Genovese


Continua il viaggio di Ringo insieme ai suoi tre figliocci nell'Italia post - post - atomica - apocalittica nata dalla fantasia di Recchioni. Ed è il turno di Rosa, l'unica ragazza del gruppo.Il personaggio più interessante a mio parere; materna, coraggiosa, ma in fondo ancora fragile, una bimba nel corpo di una donna. Una bimba sexy che un po'  tutto il gruppo si vuole fare, scopriamo un po' inorriditi grazie a un escamotage niente male messo in scena da Vanzella. In pratica c'è un matto che riesce con roba a metà tra Strange Days e i poteri di Scarlet degli Avengers (andate a vedere Avengers: age of Ultron e ditemi che cacchio è la scena di Thor nella fontana che non l'ho capita...) ad addormentare e incasinare le menti dei nostri eroi. Penso per poi pubblicare tutto su Youporn. E si scopre come di fatto tutto il mondo dei nostri eroi giri intorno a Rosa. Che sarà la madre, la figlia, la "vita" in senso lato in un mondo di morte...eccheccazzo!! Non vi dico ovviamente come finisce, ma Ringo... il nostro eroe - padre... se ne esce con la celebre battuta sulla paternità di About a Boy!!! Una petizione per far arrivare del calmante agli ormoni dei maschietti dei prossimi numeri. SI può indire un numero verde?

Anche i corvi hanno pensieri sconci...che non vogliamo indagare...

Il nuovo numero è psichedelico ed intrigante quanto basta, con un paio di twist narrativi di rilievo che mi hanno pure commosso. Serviva una pausa all'azione concitata degli ultimi numeri e qui abbiamo il break riflessivo che ambivamo. E poi ci sono le poppe, che valgono quanto ciliegie. Molto flashati i colori, splendido nelle tavole l'uso delle ombre, ho apprezzato il lavoro di cesello di Genovesi nel rappresentare al meglio personaggi in bilico tra passione e pudore, i temi scottanti di questo numero, delicati da trattare anche in ragione del pubblico dei più piccini. Quelli che pensavano dalla prima stagione che il fumetto sarebbe stato una cosa alla Halo. Il mx funziona e la mancanza di scene d'azione non pesa più di tanto. Ed è stata intanto annunciata con tavole inedite la terza stagione!!! E noi siamo felicissimi!!!
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lunedì 9 marzo 2015

Orfani: Ringo vol.5 : All'ultimo respiro



Dopo la spaventosa esplosione a epilogo del numero scorso, tutto pareva per sempre finito, non fosse per il fatto che in quarta di copertina c'era l'anticipazione del numero 5. I nostri eroi sono salvi per miracolo, ma quello che ha bisogno ora di un buon bagno nel solito classico e funzionale liquido rigenerante alla Star Wars è Ringo. Così gli orfanelli, che si accorgono di non accontentarsi più del triangolo,  devono ora sobbarcarsi la difesa del loro mentore, dimostrando al mondo di essere pronti a fronteggiarlo a testa alta, anche se la crudele dottoressa  Juric, sempre più confusa sul suo ruolo di madre di mostri, ha in serbo qualche decina di migliaia di guardie robotiche al suo servizio e un nuovo, vecchio, nemico sta solcando i cieli in cerca di vendetta.
corvi digest: i corvi sono sempre bestioline amate dai cattivi, come Disney insegna...
Nuovo numero degli Orfani, un piccolo concentrato di scene action senza tregua dalla prima all'ultima pagina. Recchioni gioca con la cultura pop combinando Romanzo Criminale a Lupin III (fantastica e "perfetta" la 500 modificata del Castello di Cagliostro di Miyazaki che si trova in un possibile covo della banda della Magliana) e declinando armonicamente le follie nazistoidi di giochi come Wolfenstein e Killzone con poetiche suggestioni, parimenti nazistoidi direttamente tratte dal classico Kyashan della Tatsunoko (tanto in versione vintage, quanto nella rivisitazione filmica). Ne risulta un overtour divertente, frenetico, coinvolgente, mooooooooooooooolto derivativo, estremamente ludico-tamarro (ma Recchioni "è" un tamarro convinto, e quando gestisce bene la tamarraggine ne fa suo marchio di fabbrica) ma godibilissimo. I tre ragazzini crescono davvero di numero in numero e ci stiamo letteralmente affezionando a tutti loro, tanto nei pregi che nei difetti. Sono l'anima di questa seconda serie ed è un vero piacere vedere la grazia con cui l'autore riesce a farli sbocciare in giovani adulti. C'è anche un piccolo spazio per la critica sociale e l'argomento è anche piuttosto amaro, in futuro si prevedono risvolti di trama davvero interessanti.
I disegni di Gianfelice per i colori di Niro sono ottimi e adattissimi alla frenesia action del racconto. La scena è sempre carica di "effetti speciali", tutta roba che scoppia, spara, ri-scoppia e ri-spara. Si respira ovviamente l'aria degli inseguimenti automobilistici al limite delle leggi fisiche di Lupin, dei combattimenti corpo a corpo di Kyashan contro robot che fanno il passo dell'oca, con mille scene-citazione a fare l'occhiolino a "chi sa". Ma non mancano alcuni scorci su un'altra delle belle intuizioni della seconda saga, sull'Italia futuro-prossima, delizia visiva del viaggio interiore dei nostri eroi, che si espande in scenari davvero evocativi e sempre  interessanti, in perfetto equilibrio tra passato e futuro. E c'è gente che vorrebbe andare in Giappone prima di aver visto Firenze o Roma... Naturalmente il top tamarro-recchioniano si annida nelle ultime pagine del volume, ma esteticamente non stona.
Bel numero. Divertente, veloce, da leggere d'un fiato.
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giovedì 15 gennaio 2015

Orfani: Ringo vol.4: Il numero quattro



La Terra sta morendo, ma c'è un nuovo fantastico pianeta abitabile da raggiungere. Per andare via dal decadente vecchio mondo senza avere una lira per il viaggio spaziale si può partecipare alla lotteria. Più biglietti hai e più hai possibilità di vittoria. Ma se ti capita di vincere è anche possibile che qualcuno ti prenda di mira e ti faccia la pelle. Così il numero di morti legati a vincite della lotteria sale sempre di più, mentre il presidente Juric nel suo libro "Il mondo dopo la fine" ironizza sulla umana fortuna al gioco citando un classico dell'intrattenimento della tv italiana degli anni '80.
Ringo e i suoi ragazzi intanto stanno proseguendo il loro viaggio verso il nord padano post-apocalittico e noi iniziamo a preoccuparci un po' del fatto che l'ex pistolero pensi davvero di mandare i pargoli nello spazio sul fantomatico pianeta fatto di gettoni d'oro. 'Nue si è ripreso dopo gli ultimi giorni di malattia e sta iniziando a pensare quanto poco gli piaccia il fatto che Rosa pratichi con lui e Seba il giochino di cui la nota canzone di Renato Zero. Esplode la gelosia, Ringo cerca di far comprendere a 'Nue che non è poi così male avere una amica porca, ma il ragazzo non vuole saperne e abbandona nottetempo il campeggio di fortuna della comitiva, direzione "cazzisuoi". Ma la vita è brutta e così 'Nue in poco tempo fa un bruttissimo incontro e toccherà al gruppo andarlo a cercare prima che accada qualcosa di irreparabile.

corvi digest: come i corvi della Juric fanno uso di astronavi e satelliti spaziali armati di laser, in natura anche i corvi normali ogni tanto si spostano senza volare...

Nuovo avvincente numero della collana fantascientifica di Recchioni. Questa volta l'attenzione è spostata su 'Nue, il ragazzo più taciturno e forse sensibile della combricola. Una storia diversa dal solito, che parte quasi sognante per arrivare ad atmosfere molto concrete e tragiche. 'Nue deve crescere e accettare che riuscire a vivere in quel mondo si riduce tristemente a uccidere o essere uccisi. Se si vuole mangiare e non si trova un supermarket vegano nei paraggi, bisogna uccidere un animale e lasciare i suoi cuccioli orfani. Se si vuole vincere un biglietto per lo spazio si deve essere pronti a sacrificare ben di più. Non c'è più posto per la pietà, ma la famiglia deve comunque continuare a stare vicina, sperare in tempi migliori, sostenersi a vicenda e appianare le divergenze. Anche se questo può significare versare qualche lacrima per un amore non corrisposto. 'Nue decide che è meglio essere soli ad affrontare il domani, ma avrà una importante lezione da imparare da questa sua estemporanea ribellione.


Un numero toccante quanto spietato, disilluso, con un finale tragico e sanguigno. I corvi fanno anche qui la loro parte e rendono sempre più evidente il loro contrappasso con il gruppo di Ringo. I corvi sono spinti solo dall'odio e per questo non saranno mai in grado di essere nulla più che pupazzi in mano a burattinai. Curioso come la struttura dell'albo sia divisa, un po' come avveniva della prima stagione del fumetto, in due parti nette. La prima descrive la ribellione adolescenziale, la voglia di poter essere indipendenti, l'innocenza. La seconda il raggiungimento precipitoso dell'età adulta, la fine del sogno. Interessante la storia della lotteria spaziale, tristemente simile a certe derive cui arriva anche oggi, in un mondo molto meno fantascientifico, il gioco d'azzardo.
I disegni di Massacci sono molto belli e si sposano alla perfezione con i colori della Pastorello. Dal verde notturno dei boschi passiamo al giallo-itterico, sporco di capannoni isolati  dove si svolgono giochi brutali e dove avrà luogo un finale quantomai sanguinoso. I disegni ben riescono a rappresentare i momenti di calma del "primo atto", un mondo bucolico e forse immateriale quanto l'angoscioso turbine di follia che fa da tema alla seconda parte. Un quadro grafico affascinante, su cui si muovono personaggi molto ben caratterizzati. Molto cruente, di impatto, le scene di violenza.
Il numero si chiude con un bel cliffhanger, facendoci fin d'ora aspettare la prossima uscita, prevista per San Valentino. Questa seconda stagione de Gli Orfani si sta dimostrando davvero ricca e interessante. 
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lunedì 12 gennaio 2015

Orfani: Ringo vol 3: Città Aperta


Prosegue l'odissea di Ringo e dei suoi Ringo Boys dal sud Italia verso il nord. La tappa di questo volume è abbastanza facile da intuire senza troppa fatica (quella del numero scorso mi sono sorpreso che non tutti l'abbiano beccata... i programmi di Mengacci non hanno più gli ascolti di una volta...). I nostri eroi sono sempre in fuga, alla ricerca di un posto sicuro al riparo dalla terribile dottoressa Juric e dai suoi Corvi. Il gruppo trova un alloggio di fortuna e si divide. Con 'Nue che sta ancora male e sente "freddo", Rosa decide di restare con lui e lui ne approfitta per farsi coccolare. Seba vaga per la capitale insieme a Ringo e i due hanno tempo di confrontarsi, forse capirsi, scoprendo infine di essere molto simili, se non uguali. Ma qualcuno è sempre in agguato e presto il gruppo dovrà nuovamente levare le tende.

Nuovo capitolo per il secondo ciclo della saga fantascientifica di Recchioni. Un numero molto interlocutorio, di passaggio, ma non per questo esente di bellissimi momenti, anche grazie all'apporto grafico di Carlo Ambrosini. Il disegnatore descrive una Roma bella come non mai, architettonicamente fedele, ancora grande quanto tragica, in bilico tra gloria e un decadimento quasi rurale. Straordinario. In questa cornice chiara e definita, quasi a darci più tempo del solito per contemplare il quadro visivo, si sviluppa un intreccio di stampo quasi intimista.  Recchioni riesce al meglio a dare spessore ai dialoghi, a farne il perno narrativo al punto da decidere di lasciare fuori campo l'azione. Ne risulta un numero unico quanto strano da approcciare rispetto ai precedenti, le vignette sono da gustare una per una con più calma del solito, soffermandosi sui dettagli dei volti, mai così scavati, profondi. I personaggi assumono quindi una tridimensionalità, una "verità" diversa e nuova rispetto al tratto forse più elegante ma anche più patinato con cui vengono definiti negli altri numeri. Un viaggio strano anche a livello cromatico, opera delle matite di Giovanna Niro. Le tinte sono ben definite e precise, ma accese, di forte contrasto, molto pittoriche. Il gusto visivo che ne esce è decisamente diverso dal solito, unico. Davvero un ottimo tour visivo, quasi straniante. Ci si appresta alla lettura avendo in mente un comic di stampo americano ben realizzato e ci si trova davanti il catalogo di una mostra pittorica.

Corvi digest: anche in passato alcuni corvi sono stati manipolati da oscuri personaggi come la Juric..
Per me risulta difficile muovere anche la più piccola critica a questo lavoro, mi trovo pienamente soddisfatto della lettura e dell'occasione di aver letto e ammirato un fumetto di questo livello. Sono colpito e affondato.
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domenica 23 novembre 2014

Orfani: Ringo vol.2: Nulla per nulla



Dopo aver salvato i Ringo Boys dall'assalto dei corvi cattivi cattivi, il gruppo capitanato dal nostro eroe barbuto e ribelle si mette in strada. Cammina cammina, mentre il lettore inizia seriamente ad intuire come i tre ragazzini, ribelli e soli al mondo quanto vuoi,  amino fare le zozzerie di gruppo, i bimbi iniziano a intuire l'identità del loro nuovo barbuto amico. E in sottofondo partono canzoni di Daniele Silvesti a palla. Ma Ringo è restio alle lusinghe, il suo obiettivo è sbolognare a qualcuno i marmocchi. A qualcuno di fidato, si intende, ma sempre di sbolognare si tratta. Così, di campeggio in campeggio arrivano al Monte, l'ultima roccaforte della "resistenza". L'accoglienza non sarà certamente delle più calorose, uno dei bimbi rimane ferito. Ma Ringo, incredibile a dirsi, forse ha ancora qualche amico che può aiutarlo, qualcuno che può mettere il ragazzino in un coso rigenerante a metà tra la vasca di Wanted e il flacone gigante da galleggiamento di Star Wars. Nell'attesa che il ragazzino si curi gli altri due si accoppiano come ricci, vuoi perché ribelli e soli al mondo. Ma ci sarà da fidarsi della gente del Monte? Il tempo passa, non esiste più la mezza stagione, qui una volta era tutta campagna. Ringo vuole fidarsi, pensar che il luogo è sicuro. Ma dovrà stare attento, perché i temibili corvi sono in agguato...

i temibili corvi digest n.1: i corvi da piccini e senza cesoie al posto delle gambe sono simpatici...

Secondo numero della nuova serie sugli Orfani. Dopo una prima uscita scoppiettante, il racconto vira dalle parti del road movie post-apocalittico, in un'atmosfera generale che rimane sempre intrigante, pescando a piene mani tanto da Terminator che dalla nuova saga di Hunger Games (a me vedere un arco e campeggi in cornice futuristica ormai "fa Hunger Games"...). Mario Uzzeo, qui per la prima volta ai testi, inscena un racconto che combina al meglio azione e dialoghi. Si prende tutto il tempo che serve per gestire al meglio l'intreccio e il lavoro funziona  bene. Interessanti i nuovi personaggi, decisamente "cattive" e adrenaliniche le scene d'azione. La storia è semplice ma non per questo meno intrigante. I disegni di Maresca sono molto belli, precisi, pieni di dettagli, belle le anatomie, ottimi gli sfondi carichi di riferimenti architettonici, meccanici e climatici. Il numero è molto ricco a livello visivo, tra paesaggi abbandonati, superstrade e roccaforti tra i monti dall'aria familiare (siamo sempre in Italia, ma non voglio svelarvi dove, parte della bellezza di di questa saga è proprio riconoscere le ambientazioni). Ma il tratto dell'artista grafico dà il meglio di se, secondo il mio parere, nelle gioiosamente distruttive scena d'azione. Sempre piuttosto estreme, ma ben coreografate. I colori di Pastorello sono ottimi e si nota nel suo lavoro una costante ricerca per soluzioni visive interessanti. La luce del sole che filtra tra i boschi  con coni luminosi, pulviscolo nell'aria, detriti e sabbia come conseguenza del passaggio del vento o delle detonazioni e autentici caleidoscopi per la deflagrazione delle granate. Un lavoro molto bello e immagino molto complicato.
Questo secondo numero funziona. Forse non è una storia rivoluzionaria e già nelle prime pagine si immagina come si evolveranno i fatti, ma l'intreccio è ben gestito, così come le scene d'azione e a livello visivo risulta un numero davvero notevole. Questa serie ci continua a piacere. 
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giovedì 16 ottobre 2014

Orfani: Ringo - n.1: Ancora vivo


Sono passati vent'anni dagli accadimenti narrati nel numero 12 della collana. Lo scenario delle vicende si sposta sulla Terra, degradata e militarizzata dopo sanguinosi conflitti. Il potere è nelle mani del Governo Straordinario di Crisi e sotto il pugno di ferro del presidente Juric l'umanità ha per ultima speranza la colonizzazione spaziale. Ma i posti per lo spazio sembrano una mezza truffa organizzata tramite una lotteria. Regna l'angoscia, i militari si moltiplicano e gruppi di rivolta sempre nuovi e senza una guida unitaria agiscono contro il governo in modo confuso e disperato facendo uso anche di kamikaze. Ma la Juric è ben difesa dal suo corpo d'armata personale, i corvi, oscuri esseri biomeccanici bardati in cineree armature, spietati e velocissimi. L'unica speranza per una rivoluzione che possa incrinare il regime è fare ricorso in un vecchio guerriero, l'uomo che vent'anni prima aveva cancellato la grande menzogna dell'attacco alieno. Ringo. Ma l'eroe è riluttante, sono finite per lui le guerre e ha giurato di non impugnare mai più i ferri del pistolero. Tuttavia viene messo alle strette dai sentimenti e parte così la sua nuova e più grande avventura.
Inizia la stagione 2 degli Orfani di Recchioni, prima serie Bonelli interamente a colori e al centro in questi giorni anche di interessanti news sul suo sviluppo multimediale. Si parla di una serie animata o addirittura un film. Quando ci capirò qualcosa sarò più specifico. Ad ogni modo il titolo della nuova collana urla implicitamente chi abbia vinto al randevuz del numero 12.    


Ma del resto se siete qui il numero 12 dovreste averlo letto, anche se l'editoriale in seconda di copertina parla di storia che può essere seguita senza conoscere gli eventi passati. Ma per favore. A ogni modo dagli orsetti gommosi, tormentone delle recensioni passate, siamo arrivati al biscottino più amato da grandi e piccini, tanto nella sua versione classica che gelato. E in merito abbiamo già trovato un sacco di immaginette idiote. Certo ci dispiace per Boyscout, potevamo riempire le nostre review di simpatiche immaginette stite "Captain America" (ma in Italia viene meglio un altro termine) come quella qui sotto.


Vabbeh! Ad ogni modo sembra che i protagonisti di questa serie saranno Ringo e i "suoi" tre figlioli.


Fesserie a parte, l'hype per questa seconda stagione volava alto quanto le aspettative per il nuovo Cd dei Vernice. La storia sembrava finita e pure malino, senza aver dato adito a disquisizioni extra. Personaggi abbozzati che rimanevano abbozzati. Trama non-sense che rimaneva non-sense. Astronavi spaziali bellissime all'esterno ma che dentro erano fatte di corridoi tutti uguali e grigi come il mercato coperto di Como alle 5 di mattina.  Innegabile l'impegno grafico e alcune belle trovate pulp, visivamente Orfani era bellissimo e affidato ad artisti di prima grandezza, ma ci aspettavamo di più a livello narrativo. Meno retorica, meno bozzettismo.  Perfino quel saltare da passato a presente delle trame, arbitrario quanto un canone del Dogma di Von Trier, non faceva che scontentare, rappresentava più un dovere estetico e impediva a trame interessanti di respirare.
Ma ecco che inizia il secondo ciclo. La prima novità evidente è che non c'è più un albo con storia divisa tra tronconi passato-presente che si danno staffetta intorno a pagina 50. Tutto fila liscio come un albo normale e la narrazione ci guadagna parecchio. Anche la caratterizzazione dei personaggi è validissima, riuscita  proprio a partire da "Ringo con barba", che da principio trovavo brutto e deforme, ma che indubbiamente ha il suo perché, fa molto Kurt Russell e ci piace. I cattivoni bio-incasinati noti come "Corvi", che apprendo opera di proprio mecha designer di sigla LRNZ, sono decisamente più fighi degli orsetti gommosi e rimandano dritti a robe alla Tsutomu Nihei, strane ed angoscianti. Ma oltre che esteticamente sono divertenti nel loro stato di zombie sarcastici ed esagerati, davvero un tocco di classe.
Questo primo numero è tutto azione concitata, inseguimenti e combattimenti, con nella parte finale una sorta di sfida definitiva all'Ok Corral esaltante quanto incredibilmente splatter. Davvero un bel numero e la dimostrazione di quanto sia bravo Recchioni quando si impegna. C'è senso del ritmo, ironia, un pizzico di nichilismo. La ricetta appare comunque magicamente sempre bonelliana e ci piace. Bellissimi i disegni di Mammuccari per i colori della Leoni. Un tratto sempre dinamico e potente, precisissimo nella rappresentazione di scenari realistici e chiaro nelle scene d'azione. Colori ricercati che donano all'opera una fotografia plumbea, dai toni bluastri intervallati da lampi rosso fuoco. Temevamo che l'azione fosse rimasta su un pianeta lontano e dobbiamo ricrederci. Questa stagione due parte con il botto.
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