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mercoledì 30 dicembre 2020

Quimby The mouse - la nostra recensione del capolavoro di Chris Ware nell’edizione pregiata di Oblomov Edizioni

 


Quimby assomiglia apparentemente al topolino degli albori in bianco e nero, vive apparentemente in un mondo assurdo Tex Avery in cui tutti e buffo, dagli incidenti stradali alle decapitazioni. Quimby vive un rapporto strano con il supereroe/ladro Ciclone ma soprattutto con se stesso, per via delle sue due teste. Una di loro sta male, si affatica troppo, si addormenta sempre, forse sta morendo e dovrà essere rimossa. Quimby potrebbe diventare solo e sentirsi di conseguenza “più piccolo” nel suo mondo, un mondo che senza l’altra testa è enorme quanto vuoto ma sempre con qualcosa di ingombrante in strada quando guidi un’auto, qualcosa da sbatterci contro. No, non siamo a Topolinia, ma a Omaha, negli Stati Uniti. Un posto bellissimo una volta, ma tutto chiuso nel presente, da quando Quimby non è più un topolino a due teste. Forse le cose cambierebbero se saltasse fuori l’altra testa, pur recisa potrà pure valere qualcosa? Bisognerebbe vedere nella credenza della cucina, pur con il rischio che quella inizi a piangere allegando tutta la casa. Ma il rischio si può correre, perché basta aprire la finestra e la cascata di lacrime ci porterà fuori, nel mare aperto, con la credenza come barca. Lì per lo meno potremo pescare e se quella testa extra continuerà a piangere la useremo come esca.


Follia escapista fortemente psicanalitica, sarcasmo sulfureo, una continua sperimentazione grafica e molteplici piani di lettura. L’arte “sequenziale“ propria del fumetto che spacca la logica “consequenzialista”, spingendo il lettore a muoversi tra le tavole a volte come tra i labirinti e rebus della settimana enigmistica, a volte tra i dettagli invisibili e didascalie a bordo pagina, libero di capire o non capire il contesto, rimanere folgorati o indifferenti. Così come accade nella vita. Quimby The Mouse, nato come striscia e presto diventato apripista della poetica visiva unica di Chris Ware, collocandosi agli inizi dei suoi Acme Novelty Library è un’opera enorme, fredda, geometrica e sontuosa quanto piccolissima, intima, che riesce a scaldare il cuore a chiunque si avvicini a lei con il giusto entusiasmo. Entusiasmo che nasce dalla scoperta prima di tutto dell’enorme “oggetto-libro” in cui l’opera è riversata in questa enorme e ultra-curata edizione. La copertina è un minuzioso quadro astratto simile a una finestra, composto da geometrie semplici e rivoli raffinati eleganti. Se fosse il rivestimento di una tavoletta (enorme) di cioccolata, sarebbe un prodotto di Willy Wonka. Sul retro di copertina una specie di diagramma pieno di cerchi, frecce e flussi, con disegni microscopici resi ancora più complicati da comprendere per via della colorazione in rapporto allo sfondo. È di fatto la prima “prova diabolica” che Ware, che ha curato ogni singolo dettaglio dell’albo, dai layout alle note in microscopico che dovrebbero essere relative ai credits della tipografia, pone al lettore. Un plauso enorme a Oblomov che sceglie una carta e formato che non nasconde alcuno di questi dettagli. Ci perderete due diottrie, vi prodigherete con lenti di ingrandimento e le lampade più appropriate a far riverberare fin alla grammatura del cartonato, ma in quel retro di copertina vi ci dovete immergere con tutta la testa o forse non riuscirete a superare la prima pagina del volume. Armeggiando un po’ ce la farete e vi sarà dischiusa l’ironia e il calore strabordante nascosto tra le geometrie più asettiche. Aprirete così l’albo e inizierete a leggerlo “tutto”, partendo dai molti ed esilaranti contenuti di stampo editoriale che contiene. Vi accorgerete che il formato assurdo, quello che vi ha più volte allontanato dall’acquisto per paura del “ora dove lo metto, se non ho un’auto?” ha un senso, Quimby The Mouse è come un quotidiano, con articoli di fondo, pubblicità, articoli di approfondimento. Ci sono anche dei lunghi tutorial per creare fai da te degli oggetti! C’è un significato nascosto al tutto e come tutti i grandi misteri Ware ce lo spiattella in prima vista senza che ce ne accorgiamo, come lanciando all’improvviso una barzelletta cattiva all’interno di uno spettacolo comico. Poi ci guida in un percorso grafico e narrativo subito criptico, straniante e progressivamente lo dissolve, palesa, fino a tornare a quel punto, al punto che tutto l’argomento dell’opera è sempre stato “quel punto”. Tutto combacia e ci si trova in un mare di lacrime, incapaci di girare la pagina e scoprire il nuovo indovinello visivo o narrativo. Sembra un po’ di trovarsi davanti a S - la nave di Teseo di J.J.Abrams, sembra di leggere una delle storie più intime di Gipi, dove l’autore ha tutta l’esperienza e generosità di farci accedere al suo mondo interiore. Di più, si scopre e riconosce una tecnica innovativa di fare arte e fumetto, al punto da poter comprendere meglio altri autori che possono essere “passati da queste parti”, leggendo anche loro Ware. Mi sono tornati dei rimandi forti al numero di Dylan Dog di Rathiger , In fondo al male, comprendendo l’amore sconfinato che Ratigher ha per Ware, al punto che ora a capo della Coconino sta cercando di portare in Italia altre opere di Chris Ware, partendo da Rusty Brown alla ristampava commemorativa di Jimmy Corrigan il ragazzo più in gamba della terra, non a caso altre opere che con Quimby The Mouse si sono alternate a puntate negli Acme Novelty Library. Tutti speriamo che Rathiger riuscirà a portare di Ware il gigantesco, in tutti i sensi, Building Stories, per esempio. Quimby The mouse è invece realizzato da Oblomov, ma il ramo non è certo lontano dall’albero in quanto la casa è diretta da Igort, non a casa il precedente boss di Coconino e fautore della medesima filosofia nella scelta degli autori. Igort crea così una edizione super-extra lusso, davvero imperdibile anche solo come oggetto d’arte. Leonardo Rizzi, adattatore leggendario delle opere di Alan Moore (
V per vendetta, Watchmen), Neil Gaiman (Sandman), Frank Miller (300, Ronin), Warren Ellis (Transmeteopolitan), riesce con Ware a far risaltare tutto l’umorismo, poetica, fine intelligenza. Alcuni passaggi rappresentano delle costruzioni visive e narrative ardite, ma scorrono con naturalezza e leggerezza nella nostra lingua. 



Vorrei dirvi di più di Quimby, vorrei “svelarvi il segreto” come molte testate hanno già fatto fin dal titolo dell’articolo dedicato, ma voglio lasciare a voi la scoperta, l’estremo appagamento che sa scaturire la lettura di quest’opera di Chris Ware, non a caso oggi considerato dalla critica uno dei più grandi artisti viventi del mondo delle nuvole parlanti. Anche questo è un punto critico involontario nel cimentarsi nella lettura delle sue opere: l’assunto che quanto stai per leggere “è il top della gamma artistica contemporanea”. Ware “intimorisce”, spesso si colleziona perché “si deve collezionare”, si sfoglia per cinque minuti, si saltano tutte le parti scritte con i loro muri di parole e diagrammi, non si capisce se bisogna leggerlo dall’alto, dal basso o a ritroso, lo si trova “Comunque magnifico”, forse “troppo critico“, si appoggia sullo scaffale in bella mostra come una riproduzione di Andy Warhol e... non si prende più in mano. E invece bisogna tuffarcisi dentro, prendere un pomeriggio intero per leggere e decifrare le 60 pagine più dense di informazioni che potreste immaginare. Se ci riuscirete, vincendo gli innumerevoli trabocchetti visivi geometrici, perdendo diottrie, cercando magari di realizzare fai da te un pupazzo meccanico seguendo le istruzioni, di colpo vi apparirà a fianco Chris Ware con l’aria bonaria, i suoi occhialini rotondi e sorriso beffardo. Senza un perché vi verrà voglia di abbracciare lui come abbraccereste Willy Wonka.

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sabato 24 marzo 2018

Consigli per una gita se siete nella zona di Milano: il Book Pride 2018!



Si tiene a Base Milano in questo fine settimana un interessante appuntamento con l'editoria indipendente. L'ingresso è gratuito, il più è trovare un modo agevole per arrivare a Milano in Via Bergognone 36. Io sono arrivato con la metro verde fermata Sant'Agostino e poi ho scarpinato un po'. Ma si arriva con mille mezzi diversi. Per ogni informazione vi invio al sito ufficiale:


Il posto è carino (vi ho già detto che l'ingresso è gratuito?), c'è un bel ristorantino, aree internet, bar e in genere vi riempiono di gadget colorati e interessanti. Ci sono un sacco di stand dedicati a tutti i generi di libri e fumetti, si può parlare a volte direttamente con distributori e autori, chiunque sarà contento di spiegarvi e illustravi i suoi libri (o almeno io sono stato molto fortunato). Se siete in cerca di cose classiche, cose nuove o cose strane (c'è pure un libro che compara Pinocchio ai miti nordici tipo Loki e Thor), qui siete nel posto giusto. Da blogghino sfigato che parla anche di fumetti e Graphic Novel ci sono un paio di posti che vi consigliamo di assediare...


Il primo è lo stand di Eris Edizioni (www.erisedizioni.org). Questa etichetta, se siete fan di Adventure Time, ospita le opere di ben due artisti canadesi legati a questo autentico fenomeno di culto: Jesse Jacobs e Michael DeForge.




Jacobs crea universi grafici favolosi fatti di mille geometrie ardite e complicate e popolati da omini apparentemente pucciosi e innocui. Tenete a mente però quell'"apparentemente", perché oltre che un illustratore semplicemente straordinario è anche un caustico umorista e un inaspettatamente complesso costruttori di drammi esistenziali e metafisici. Le sue opere parlano con leggerezza e freschezza di creazioni bibliche, dimensioni parallele escapistiche, generazioni e degenerazioni evoluzionistiche. Un trip visivo e contenutistico che non vi dico, ma che sa sorprendere, commuovere e divertire un casino. Il fumetto più recente è Crawl Space, in cui una ragazzina che vive in una città in bianco e nero scopre un mondo parallelo ultra psichedelico dentro la lavatrice della sua nuova casa. Forse troppo psichedelico e pericoloso pure per le nostre retine. Un fumetto ironico-psicotropo. Allo stand trovate anche altre opere di Jacobs, la follia biblico-cosmogonia (e dal profondo humor nero)  E così conoscerai l'universo e gli dei e il romanticamente crudele e predatorio Safari Honeymoon



Le opere di Jesse Jacobs sono difficili da descrivere, sono un media a se stante da affrontare più che raccontare. Prendetele come caramelle per gli occhi e per il cervello, sfogliatele e cadeteci dentro. Io me ne sono innamorato e voglio riempirmi la casa di poster che riproducono le sue tavole geometriche, ultra-dettagliate, tenere e simpaticamente cattive, strane di brutto, anticonvenzionali e originali. Guardatele, sfogliatele, soppesatele per quanto possano essere anche parecchio distanti dai fumetti convenzionali e se vi troverete in sintonia con loro ve ne innamorerete .Se vi piacciono, fatecelo poi sapere.


Dressing di DeForge è, se vogliamo, psichedelico e umoristicamente cattivo quanto Jacobs. Forse più cattivo. Dressing è una raccolta di storie in cui l'autore cambia stile a ogni racconto descrivendo forme fisiche e relazioni in-umane di pregnante natura aliena e alienata. Il disegno carino e puccioso è "diabolicamente nei dettagli" e snellisce la carica drammatica in una onirica assurdità dell'insieme. 



Anche qui vale la nota per Jacobs, è un fumetto molto particolare, da sfogliare ed esplorare in tranquillità apprezzandone la diversità "da tutto il resto del mondo". A voi sapervi far catturare.


Nel listino Eris potete trovare anche la versione italiana di Prosopopus di De Crecy, oltre che molte altre sue opere che la casa editrice ci ha portato, tra cui Diario di un fantasma. Prosopopus è un viaggio grafico completamente "baloons-free" in una città che si compone di geometrie decadenti, calde e ardite. 


Una città abitata da persone inquiete e da un assurdo, e a tratti pure lui inquietante, "mago pancione rosa". Visivamente sontuoso e poetico, non voglio rovinarvi nessuna sorpresa. Magari ne parleremo più diffusamente in un post a parte. Qui al Book Pride lo trovate in anteprima.




Passiamo a Oblomov (www.oblomovedizioni.com), la nuova etichetta di Igort. Visto che ho provato a comprare e leggere in ogni dove, senza riuscirci, il pluri-osannato e già pluri-esaurito  Il soffio del vento tra i pini di Zao Mao, è con gioia che vi dico che "qui c'è", ed è favoloso.



È un manhua? Sì, rientra nella categoria unicamente per il fatto che è un fumetto scritto da una autrice coreana. Però è a tutti gli effetti una serie di consequenziali dipinti visivamente sbalorditivi usciti dalla mano di un'autrice - genio di poco più di vent'anni. È un'opera avvolgente offerta in un formato gigantesco e panoramico che ne fa risaltare ogni pennellata e artificio grafico. È una vera e propria raccolta di quadri.


 Anche Lucenera di Barbara Baldi, alla sua prima graphic novel alla francese, è a tutti gli effetti una straordinaria serie di quadri sequenziali.

L'autrice costruisce un racconto intimo quanto ricco, pregno di una atmosfera fiabesca dai contorni vittoriani, algido, ricolmo di nevi alla Dott. Zivago. Il disfacimento di una famiglia sembra trasformare il mondo in un luogo monocromatico tenuto in vita solo da pochi colori caldi. Da leggere con il cappotto. La dimostrazione tangibile di un talento enorme e in continua crescita. Dopo Monster Allergy e Skydoll, la Baldi esordisce come autrice completa nel modo più promettente possibile.
Questi sono solo un paio di consigli per la gita del fine settimana. Godetevi il tour e siate aperti a ogni tipo di proposta editoriale. Gli autori indipendenti hanno una vitalità che va sempre esplorata, preservata e supportata. Ci sono grandi sorprese dietro l'angolo e forse tra i mille libri e le decine di fumetti che accolgono questa manifestazione potreste trovare qualcosa di unico e bello. Buona caccia. Talk0