lunedì 9 gennaio 2017

Cult of Chucky - primi giorni di riprese!!




E siamo arrivati al settimo "child's play"!! C'è da versare calde lacrime di gioia per la tanto longeva, quanto sgangherata e amabilissima, saga della Bambola Assassina. Il pupazzo "Bimbo bello" di Don Mancini è di nuovo tra noi, con una trama che prende le mosse direttamente  dall'ottimo (insospettabilmente e inaspettatamente ottimo, andate di recupero, che merita!) ultimo capitolo, The curse of Chucky, fautore di una riuscitissima rinascita dark del brand. Tornerà quindi anche Fiona Dourif, che troveremo inizialmente in un manicomio criminale a seguito degli eventi dell'epilogo. Tornerà anche l'amabilissima e folle "Tiffany" di Jennifer Tilly e soprattutto tornerà Andy (Alex Vincent), il bambino diventato uomo a furia di combattere contro il bambolotto posseduto da Charles Lee Ray, lo strangolatore di Lakeshore. Andy in una scena dell'ultimo film riusciva a scrivere la parola "fine" alla vicenda ma, si sa, gli horror non finiscono mai davvero.



E quindi siamo qui contentissimi ad aspettare di vedere le nuove gesta del bambolotto, a sentire i suoi buffi passettini che rintoccano sul pavimento, a godere del suo umorismo truce e scorretto. A scoprire per l'ennesima volta come il più improbabile e ridicolo dei babau riesca comunque ancora  a regalarci qualche brivido lungo la schiena, tra una risata e l'altra. Siamo tutti con te Don Mancini, dacci dentro! Talk0

sabato 7 gennaio 2017

Sword Art Online the movie: Ordinal Scale - al cinema il 13 e 14 giugno 2017 con Dynit!


E' arrivata da poco la notizia, direttamente dal sito Dynit, e devo dire che per me è una gradita sorpresa. Certo la possibilità si era palesata quando questa estate la Dynit ha annunciato l'adattamento italiano della seconda serie di Sword Art Online, ma nulla è scontato in questo mercato, come Pyscho Pass e altri titoli (momentaneamente "tronchi") ancora insegnano. A questo punto si aprono pure (almeno nella mia testa) delle aspettative per "l'opera gemella" dello stesso autore, Reki Kawahara, quell'Accell World dalla impostazione "più action", ma stiamo per ora con i piedi per terra. Già sento partire gli strali di chi esattamente "non ama" Sword Art Online e avrebbe preferito da Dynit annunci diversi. Ci sono opere più "urgenti", più serie, più richieste, più "complete". SAO è leggerina, molto fan service, fin troppo confezionata ad arte per un pubblico generalista. Comprendo la loro posizione, anche perché certi commenti online sono stati così pedanti e nevrotici da frantumarmi le palle, e sono pronto a firmare una petizione per Argento Soma, Bokurano e Gaogaigar, tutti "in italiano e subito" (non scrivo 8th MS Team perché invece sono sicuro che quello prima o poi arriva, e pure in blu-ray, dopo che una valanga assurda di persone andrà al cinema a vedere Gundam Thunderbolt... ne riparleremo se accadrà), ma credo anche che Sword Art Online abbia qualcosa da dire, anche al di là della sua veste grafica accattivante-ammiccante e della sua trama al contempo sia "non troppo" sentimentale che "non troppo" action. 


Ne abbiamo parlato già "qui"(link) e a questo link vi rimando prima di proseguire questa lettura, per informarvi su questioni inerenti trama e personaggi.
Il merito più grosso che attribuisco a  Sword Art è che oggi per le tematiche che tratta è più che mai "attuale", nonostante la prima light novel sia già di qualche anno fa, senza essere per forza un'opera rivoluzionaria o prima di questo genere. Se andiamo poi nei negozi di videogame oggi stesso possiamo trovare visori come  Oculus Rift e Project Morpheus, e anche se manca ancora il "collegamento neurale" che fa ancora tanto Matrix alla tecnologia dei visori presenti di Sword Art Online (fossero anche stati una eco del Virtual Boy Nintendo) ci stiamo comunque avvicinando. Almeno dal punto di vista della "estetica del videogiocare". Ma se sono ormai decine gli anime e film che affrontano la realtà virtuale (chi se lo ricorda il "sesso virtuale" de Il tagliaerba, e di quanto fosse più Figo di quello in Demolition Man?), per lo più vista nei termini dei giochi di ruolo online (E chi si ricorda Avatar di Oshii in proposito?), SAO affronta il tema adoperando per ogni ciclo narrativo dei punti di vista "sociali", sempre diversi e alcuni per niente banali, andando oltre al "fatto" di raccontare le storie di personaggi che stanno giocando a un videogame. Non si tratta quindi di scoprire come il proprio "avatar guerriero" possa trovare la spada più forte per vincere in serie i 100 livelli carichi di mostri e boss di cui è composta Aincrad, argomento che appiattirebbe la serie a milioni di altri fantasy (anche perché con i vari capitoli di SAO usciti anche per play 3 e 4 oggi potete giocarvelo da soli il videogame, e inoltre esistono side-story più "spadaccine" che presto potrebbero arrivare in animazione.., giusto per accontentare tutti) , non si tratta di descrivere "fughe nella fantasia virtuale  da un mondo reale cattivo" (come nel succitato Il tagliaerba e, in meglio, in Ben X). Ma di rispondere a domande che intrecciano reale e virtuale già ai giorni nostri, nella prospettiva di un futuro vicinissimo. Perché noi a uno schermo ci viviamo oggi più appiccicati di quanto immaginiamo. Si può quindi vivere realmente in un mondo virtuale, creandosi una famiglia, avendo dei figli, costruendosi una casa e trovandosi un lavoro? "Una risposta" nell'arco I di SAO. Si può utilizzare la stessa tecnologia per imprigionare una persona, creare degli schiavi e sviluppare nuove forme di crimini? Si vedano gli archi II e III di SAO.  In questo mondo virtuale i portatori di handicap e i malati potrebbero vivere senza discriminazioni, studiare, trovarsi un lavoro (perché niente gli vieterebbe di avere un ufficio o lavoro con riflessi sul mondo reale se di utilizza un computer) e amicizie? La risposta nell'arco IV. E infine (per ora... Senza dimenticare le light novel ancora inedite in animazione), argomento di questo film Ordinal Scale (creato ad hoc dall'autore in ragione degli ultimi sviluppi tecnologici mobile stile pokemon go): giocare con un videogioco può avere effetti sulla vita e sullo status sociale di una persona, creando delle caste che arrivano a influire sul mondo reale? E se il videogioco mixa il mondo reale e quello virtuale attraverso degli occhiali che riescono a sovrapporli, dove finiscono i confini tra questi due mondi e dove dobbiamo fermarci prima di perderci? SAO riesce con estrema semplicità e leggerezza a convogliare queste tematiche in una unica linea narrativa, senza strafare né apparire pedante. E riesce pure a tirare fuori alcune puntate davvero da applauso, come la terza puntata della prima serie. I personaggi con il passare del tempo appaiono meno banali di quanto di primo acchito possano sembrare e alcuni, come Sinon del capitolo di Gun Gale, sono davvero ben scritti. 


Certo ci sono archi narrativi più riusciti di altri, personaggi (la bambina "digitale" la tollero pure io con enormi difficoltà) e mondi più interessanti di altri (bella Aincrad, ottima la cyberpunk Gun Gale, Alfheim non mi fa impazzire tanto ma ci ambientano 2 archi più uno special... e vabbeh... Ho delle buone vibrazioni per la futura Underworld). SAO narrativamente poi riesce a scontentare in modo paritario tanto chi vorrebbe più azione (perché quelle che c'è non è davvero niente male) quando chi vorrebbe più sentimento (perché l'impostazione dell'anime vira un po' sulla tematica "harem"), può sembrare didascalico in più punti, ma il modo a cui risponde a quelle domande sopra descritte (ma direi anche il solo fatto di porsele) per quanto parziale, è stimolante e mi ha fatto venire voglia di seguirlo fino alla fine.
E poi è pieno di gnocca, ritratta per lo più nelle pose più ammiccanti possibili (forse l'aspetto che mi "salva" il secondo arco narrativo). I maschietti ringraziano. 
Insomma SAO è piacevolissimo, la A-1 Pictures lo ha reso visivamente molto gradevole e con questo film, fin dal trailer, sembra aver alzato un poco più in su l'asticella.




Mi sa che potrei davvero vederlo al cinema. Di sicuro rientra da subito nei miei probabili acquisti di Lucca 2017.
Talk0

venerdì 6 gennaio 2017

Nuovo trailer di Rings


E se volete sapere che aspetto ha la terribile Samara senza trucco... beh... è questo!!

La contorsionista Bonnie Morgan!

Che carine, è carina


Snodata...

Parecchio snodata...


Pure troppo snodata! Un po' mi spaventa...


Ecco, così mi spaventa di meno! 
Per la cronaca, Rings è il sequel diretto di Ring 2 (con Naomi Watts per intenderci) e sarà ambientato 13 anni dopo gli eventi narrati nel film del 2005. Nel cast, oltre alla snodatissima Morgan, anche Vincent D'Onofrio. Data di uscita fissata a partire dal 1 febbraio, al momento (stando a IMDB) non è dato sapere quando noi poveri sfigati italici potremo di nuovo ammirare Samara all'opera. State connessi, vi aggiorneremo presto!
Talk0

martedì 3 gennaio 2017

Veloce come il vento - la nostra recensione... che esce come sempre in ritardo, socc'mel!




Sinossi a cento km orari: la Giulia guida le gr che è una scheggia, il babbo ci crede e investe tutto su di lei, pure la casa. Poi il babbo incontra un infarto e la Giulia per pagare i debiti, salvare la casa e non finire in affido insieme al fratello, perché entrambi minorenni, deve sperare nell'insperabile. Avere una mano dal suo vecchio, drogatissimo e scapestrato fratello Loris.

Appena uscito e già invisibile: E' proprio una storia brutta, sai? Che io ci vado nella videoteca fighetta, mi ci tuffo dentro, di testa tra le patatine da scaldare, i pupazzi dell'Harry Potter, i libri di Papa Francesco. Alla fine ci trovo "anche" i dvd. Ma Veloce come il vento, oh, non lo si trova! E allora mi ci ficco con l'impegno, con il computer, tra i consegna in tempo zero di Amazon, i mercatini di Ebay, i professionisti di Terminalvideo, ma zioladro niente, Veloce come il vento non lo si trova! E' esaurito, sta in ristampa, chi l'ha mai visto, forse è catalogato male, sarà Natale. Ma non c'è il verso che esce fuori, e io come un pazzo sto a buttar giù a bestemmie tutto il paradiso, urlando alla luna e facendo girare i maroni alla gente che dormino (cit.). Che è un gran peccato che mi esce un film così e se lo cagano in cinque. 
Io c'ero andato, biglietto in mano, a vederlo in sala, posti prenotati. Perché sentivo la fragranza delle corse sfrenate nei piccoli borghi dei polizziotteschi, perché c'era dietro una storia di sport e famiglia che più che le gomme bruciate di Giorni di Tuono profumava di Rocky, perché non si può dire di no a una ragazza con i capelli azzurri nel cinema italiano, dai tempi del Nirvana di Salvatores. E mi è piaciuto un botto.


Due parole due, ma di cuore: Accorsi che mi torna a fare Freccia, o comunque il suo zio ipotetico, lo scombinato e lunare Loris "Il ballerino" De Martino è da spellare le mani di applausi. Poche balle, questo film l'è il suo one-man-show, a dimostrazione che è un grande, uno che sa caricarsi sulle spalle tutta la baracca e sta dietro a un personaggio che non è uno scherzo. Veste da straccione, ha il capello sporco e il sorriso che mostra solo denti marci. Ha l'occhio spento che ti guarda male, le ciabatte perennemente ai piedi, l'aria di chi dorme per terra.  Loris diverte (l'Emilia Romagna ha cadenze che gerenano in automatico simpatia),  è fuori come un balcone, un po' scemo e un po' pericoloso nel suo modo di porsi un po' da bambino e un po' da lupo approfittatore. Ma è soprattutto un perdente. È lurido, perennemente sballato, cinico, opportunista. Dietro alla melma di facciata che si è costruito con anni di sballi e di sbagli, Loris nasconde un cuore, ma un cuore che deve avere le palle di imporsi sul suo cervello fuso. La pellicola ruota sulla sfida, che è anche sfida sociale, di dargli una nuova possibilità, investire sul suo cambiamento. E in questo Veloce come il vento non può che ricordare la sua pellicola - gemella di quest'anno, Lo chiamavano Jeeg Robot: il nuovo cinema di genere italiano si basa sul messaggio forte di fidarci degli inaffidabili, dare fiducia ai derelitti e dimenticati, perché costruiscano loro la società del futuro. Ed è una questione forte, importante e attuale: siamo tutti un po' perdenti e un po' inadeguati in questo mondo, oggi, e abbiamo bisogno di storie che ci portino via da questo sconforto, che ci facciamo per lo meno sognare, per lo meno al cinema, di poterci migliorare e riuscire a salvare noi stessi, se non il nostro mondo (e per questo motivo film come Noi e la Giulia dovrebbero finire diversamente).   


Veloce come il vento ha tanto cuore e non è solo Accorsi a dare il massimo. Perché c'è da innamorarsi all'istante della Giulia de Martino di Matilda De Angelis. Un concentrato di forza e fragilità racchiuse in una donna anagraficamente e fisicamente ancora stretta in un corpo da bambina. Una bambina che tiene insieme da sola, con la disperazione e i pugni stretti, la sua piccola famiglia. Un personaggio positivo, una giovane che riesce ancora, pur con la strada lastricata di merda che la attende, a credere nel domani. La De Angelis è straordinaria, possiede una sensualità acerba e riesce a passare, in modo non artefatto, dall'essere bambina a donna. Dona credibilità e spessore al suo personaggio con la sua fisicità e i suoi occhi grandi, con vestiti troppo da grande per lei e con quel ciuffo ribelle di capelli blu, che le fa credere ancora alle favole. Ed è davvero un volto nuovo su cui investire per il nostro cinema. Fosse nata all'estero reciterebbe già ne Il trono di spade. C'era da piangere per l'Annarella di Roberta Mattei, quasi un angelo ma dalle ali spezzate, per via di una vita di eccessi. Vive in un mondo alternativo e strano, non solo una diversa percezione del reale (inquietante il "palazzone" dove si riuniscono i tossici), ma cerca disperatamente dei legami sani, anela a una normalità forse per lei ancora troppo difficile. È un personaggio tragico a cui ci si affeziona facilmente che Roberta Mattei costruisce con grande trasporto e attenzione, lavorando con il suo corpo minuto e fragile fino a far commuovere. E poi ci sono le corse, il motore non sono emotivo della storia, una continua ricerca di adrenalina ma anche di riscatto. Le gare costituiscono i momenti più liberatori quanto tesi della pellicola, quelli in cui Accorsi riesce a dare il meglio. Non c'è il budget della alta produzione hollywoodiana, siamo più dalle parti di Velocità Massima con Santamaria, ma tutto funziona e sembra di scorgere la rinascita della grande scuola anni 69/70 degli stunt-man italiani specializzati negli inseguimenti. Un marchio di fabbrica e orgoglio nazionale che dobbiamo recuperare, perché sorprendente ancora oggi. Che siano sui circuiti nazionali o per le vie cittadine, le corse in auto sono sempre appaganti e divertenti da vedere, veloci e non scontate. Matteo Rovere gira uno dei suoi film più belli (anche Gli Sfiorati non era male), ha uno stile asciutto e sintetico (lontano dal patetismo di molti registi italiani, che con un soggetto come questo ci avrebbero sguazzato tantissimo), utilizza molto la musica (in scene di "training" alla Rocky) e riesce al meglio a dirigere tanto gli attori che le scene più action. Il film che ne esce, anche grazie a un ottimo montaggio e alle scenografie di una Romagna quasi favolistica, è davvero una piccola perla che vale la pena di scovare. Se riuscite a trovarlo da qualche parte... perché Lo chiamavano Jeeg Robot lo si trova agile ancora (e ne parleremo, tranquilli) e vederli insieme è una libidine che se vi voglio consigliare dal cuore. 
Talk0

venerdì 30 dicembre 2016

Gundam Thunderbolt - annunciata la seconda stagione con il primo teaser


Mentre aspettiamo con gioia l'arrivo in Italia, grazie a Dynit e addirittura al cinema,  di "December Sky", il film che assembla e completa la prima "stagione" degli ONA del magnifico Gundam Thunderbolt, ecco arrivare a sorpresa la bomba. La seconda serie ONA sta arrivando e la storia è pronta a continuare così come sulle pagine del fumetto di Otagaki, Hayate e Tomino (ovviamente!), edito in Italia da Star Comics. Gundam Thunderbolt, come abbiamo già avuto modo di dire più indietro nel blog, è puro orgasmo visivo (merito dello stesso cast artistico di Unicorn) unito a una trama tagliente e spietata, supportata da musiche così magistrali e protagoniste della scena che possiamo a tutti gli effetti parlare del "Fantasia di Gundam". 


Si potrebbe malignamente dire che il film in qualche modo abbia già detto tutto sulla relazione guerreggiante tra il pilota della federazione Io Fleming e il Living Dead di Zion Daryl Lorenz. Si potrebbe dire che questo in fondo è un secondo giro di shots a base di Gumpla modificati, un "more the same" extralusso. Ma io una nuova razione di cannonate tra mobile suits supportate da musica Jazz e nostalgia rock me lo faccio ancora volentieri. Chissà se nel frattempo il buon vecchio Char della serie Gundam Origins riuscirà a impiantare sul suo Zaku 2 cremesi il corno della "Cometa Rossa". Chissà se Dynit alla fine, presa per sfinimento, si arrenderà al fatto di doverci portare in Italiano i blu ray di 8Th MS. Intanto incrociamo le dita sulla stagione 2 di Thunderbolt e aspettiamo fiduciosi la prossima primavera, quando finalmente inizierà a catalizzare l'attenzione di tutti i Gundam-maniaci del Web. 
Sieg Zion. 

Talk0

P.S. Ma voi attendete maggiormente di vedere in azione l'Atlas o lo Zeong? Se continuo a guardare questo trailer rischio di far partire un ordine da Amazon ..
P.P.S. Ho scoperto che in molti chiamano Gundam Thunderbolt  "Gundam Bebop" e trovo l'omaggio molto carino e appropriato.
P.P.P.S. Il livello di nerditudine di questo post è ben oltre il livello di guardia, mi copro di ceci.

mercoledì 28 dicembre 2016

Il nuovo Blade Runner si mostra in teaser



Si potrebbe scrivere sotto il trailer "C'era una volta un cacciatore (Harrison Ford), con la sua magia". Deckard ti guardava negli occhi con un'inquietante lente meccanica, crudele, che nascondeva in una valigetta metallica. Due test psicologici, parole desuete come "testuggine" e sapeva dirti se eri umano o uno scherzo della natura, uno schiavo cybernetico. Senza sparare un colpo, il cacciatore distruggeva false vite inconsapevoli, uccidendo un po' di più se stesso missione dopo missione. La sua ex moglie lo chiamava "sushi", pesce freddo, l'alcol aveva preso posto fisso nella sua vita. Ma qualcosa in lui si è riscaldato dopo l'incontro con Rachel (Sean Young), la donna che era diversa, priva di data di scadenza. E poi c'era stato Roy Batty (Rutger Hauer), che aveva cambiato tutte le regole, ma con tutti i suoi trionfali ricordi destinati a scomparire, disciogliersi, come lacrime nella pioggia. 


È passato un bel po' di tempo dall'ultima caccia e da quella fuga dalla grande megalopoli verso le strade inquietanti di Shining, con quell'angoscioso pezzo di Vangelis in sottofondo (usato in rai per anni per roba tipo "linea verde"... roba da pazzi).  E ora i lavori in pelle sono di nuovo in giro. C'è un nuovo cacciatore in città, si chiama K (Gosling) e forse dovrà incrociare i cannoni contro il vecchio Deckard. Non c'è più Scott alla regia, ma l'ottimo Villeneuve (guardatevi Sicario). C'è ancora poco da dire con le scarse scene a nostra disposizione in questo primo teaser, ma c'è "potenza" in queste immagini, c'è il piano e un senso di desolazione nuovo, lontano da quel freddo skyline di palazzi con Geishe ideato all'epoca dall'artista Syd Mead. Iniziamo un po' a contare i giorni. E quel "testone caduto" mi urla Prometheus, opera di Scott che non può che echeggiare in queste ore, post visione del primo trailer del sequel. Stiamo assistendo a una Ridley Scott week che fa riecheggiare l'inizio degli anni '80. Siamo tutti in trip per questo, tra space jockey, Giger, origami, Vangelis e cyborg vestiti con pesati cappotti in pelle. Wow. Peraltro sembra che il budget sia bello ciccione per un film vietato ai minori. Incrociamo le dita e ci rivediamo qui per aggiornamenti. 
Talk0

Addio Carrie


L'avevamo appena rivista com'era trent'anni fa. Seppur per un istante. Seppur in computer grafica. Altrettanto rapidamente se n'è andata. Addio Carrie.