sabato 30 aprile 2016

Dylan Dog n. 355 : l'uomo dei tuoi sogni



Continuano le torbide frequentazioni di Dylan presso gli uffici di Scotland Yard. Gli manca così tanto quel posto, che ai tempi del vecchio Bloch frequentava un giorno sì e l'altro pure, che tutte le volte ci passa dentro per un qualsiasi motivo, torna poi a casa con un ricordino. Questa volta non si è portato a casa una graffettatrice, una gomma o una penna multicolore dalla scrivania di Carpenter, ma nientemeno che Sandy, l'addetta agli identikit! Certo la ragazza ha pure dei problemi dai contorni soprannaturali, come tradizione vuole per giustificare l'interessamento del nostro indagatore. Nello specifico Sandy deve aver letto troppe volte il Fotocane di Stephen King o deve aver visto troppe volte i film di Freddy Krueger o la serie Twin Peaks, fatto sta che ogni volta che si addormenta fa dei sogni spaventosi. Si trova seduta su una sedia di plastica Ikea per giardino, ha un abito lungo, è scalza e non può muoversi quando un brutto figuro, con occhi torvi e capelli unticci le si avvicina. Un tizio brutto, dai caratteri lombrosiani, forse l'uomo nero in persona. Chi è? Cosa vuole? E' un promoter Ikea? E notte dopo notte, sogno dopo sogno, il brutto figuro appare sempre più vicino, sempre più vicino, sempre più vicino. E lei non vuole di sicuro sapere cosa succederà quando raggiungerà lei e la sua sedia Ikea da giardino, non vuole saperne anche se magari il suo obiettivo fosse solo darle un buono sconto sulle polpette svedesi del famoso negozio dei mobili da montare. Così ha fatto l'identikit dell'uomo nero, ne ha fatto tipo sessantamila disegni al punto che ha sommerso di carta il suo ufficio di Scotland Yard e non vuole stare a casa da sola, non vuole più dormire. Mai più. Sesso però si può fare, almeno di questo Dylan è contento, ma per il resto è un casino. La ragazza a una certa si convince pure a fare dei bagni gelati per poi star male e vomitare l'anima, pur di non dormire. Anche il sesso alla lunga, a questo punto, ne risente. E così Dylan va da Bloch, nel paesino di campagna di Bloch. Il vecchio mentore, che ormai conosce tutte le donnette zitelle locali, gli presenta "sciura" Billigham, una dottoressa esperta in disturbi da sonno (non mi ricordo la sua qualifica a cirriculum, può prescrivere farmaci, forse è psichiatra, forse il fumetto lo dice pure ma ora non trovo la pagina). Sta di fatto che la dottoressa, in pensione e accanita tabagista, dà un'occhiata alla foto del losco figuro dei sogni e deduce, un sei secondi, che... è un tizio brutto, dai caratteri lombrosiani, forse l'uomo nero in persona... Grazie, lo avevamo già capito, ma lei specifica che è esattamente quello che uno si immagina quando pensa all'uomo nero. Non è un essere reale il brutto figuro, è un "archetipo". E io che credevo che l'uomo nero avesse l'aspetto di Carlo Buccirosso. Ma per lei quello è il volto del male, ne è sicura come ne avesse un poster in camera. Così, dopo aver buttato nel cesso più o meno 150 anni di psicologia criminale asserendo "brutto è cattivo", la tabagista offre e prescrive alla nostra Sandy il classico farmaco che fa dormire senza sognare che si trova in ogni film di Freddie Krueger in ogni farmacia ospedaliera, in genere protetto da qualche infermiere stronzo che non te lo vuole dare finché non muori male perché Freddy arriva prima. Ora non resta a Dylan che "trovare il brutto figuro" e fargli smettere di perseguitare la donzella prima che il farmaco le faccia troppo male. Ma come fare a trovare una persona che forse non esiste, perché lo ha detto una tizia mai vista prima dopo aver visto un foglietto sei secondi? Magari basta dare un'occhiata ai dvd di Nightmare e chissà mai...

Ok, tagliamo la testa al toro. La trama di questo numero, ad opera di Paola Barbato, è un po' derivativa. Certo questo non è di per sé un male, c'è un intero filone di storie dylaniate che pescano dai libri, fumetti e cinematografia, persino dischi! E' bello anche trovare le citazioni, giocare con i rimandi, l'importante è che la storia sia divertente e possibilmente, sanguinosamente, horror. E questo numero 355, che pesca un po' qua e un po' là, alla fine diverte, mette in scena delle situazioni davvero angosciose e truculente e forse ci regala un cattivo da portarci dietro per anni. Certo c'è un passaggio di trama che mi pare davvero infelice. 

SPOILER 

se Dylan sa che l'uomo nero lo ha visto altra gente, gente che in genere dopo la visione è finita male, l'idea di divulgare l'identikit al telegiornale è per lo meno... da incosciente... Ha appena appreso che un tizio che ha visto il disegno si è buttato su una sega circolare e nonostante ciò divulga il disegno ai media. E in effetti accade una strage, che coinvolge pure molti innocenti come effetto collaterale. E, non contento, dopo che immaginiamo Dylan sappia anche delle vittime collaterali dai media, cosa fa il nostro eroe? Con fotocopiatrice, scotch e pinzatrice, mette pure in giro una montagna di  identikit del mostro per tutta Londra!! Ma nemmeno con una indicazione tipo: "se lo vedete state tranquilli, prendete il farmaco, contattate qualcuno" solo identikit con scritto "avete visto quest'uomo?". Ma perché? C'è un modo per salvarsi dal mostro (e non ..cioè a me...coinvolgere innocenza in atti scriteriati) ma uno deve saperlo, poter scegliere, così si fa solo una strage... Bah.forse sono io che ho capito male, non so...errata corrige 1.5. 2016..in effetti i volantini un senso più profondo (molto più profondo e sociale)  lo hanno...con mestizia avevo saltato una pagina / me ne ero scordato.....capita ai migliori e quindi pure ai peggiori ( come me) ....daremi delle ferie...magari in luogo caldo....però ( a livello di scrittura, anche perchè questo evento è motore degli sviluppi futuri ) il problema di aver divulgato la notizia, che è diventata virale, rimane..alla luce del fatto che pure Dylan ha rischiado direttamente uno strangolamento ...

FINE SPOILER

Molto belli i disegni di Martinello. Mi ricorda un po' Juan Josè Ryp nel modo, un po' bulimico, che ha di affastellare sulle tavole un infinito numero di dettagli, spesso grotteschi quanto organici, come se la tavola fosse un unico organismo vivente, che il lettore - ricercatore deve scrutare centimetro per centimetro al microscopio, per capirla a fondo. Tavole da scrutare in antitesi a una fruizione veloce dei disegni, ma appaganti, adattissime all'horror. E, come Ryp, Martinelli sa essere anche estremamente sensuale nel delineare i corpi femminili e gentile nel far trasparire umanità e vulnerabilità dei soggetti ritratti. Differentemente dall'autore spagnolo, in meglio, Martinelli ha invece una maggiore definizione delle anatomie e una composizione di tavola più chiara e intellegibile. Mi piace questo disegnatore, mi ha commosso la sua triste e fragile Sandy, spero di rivederlo presto su questa testata . 
E poi c'è la copertina di Stano, che SI ILLUMINA AL BUIO!!! Che è una cosa carina in effetti. Nel prossimo numero mi aspetto un pezzo del galeone da montare! 
In conclusione. Una storia carina, un po' strampalata ma che diverte, trabocca sangue in scene splatter davvero ispirate e reca pure una riflessione non banale sul "fattore umano", che non vi spoilero. Disegni davvero molto validi, che rendono una gioia sfogliare più volte le tavole. E ora tutti a leggere il Fotocane nella raccolta di King Quattro dopo mezzanotte! 
Talk0

giovedì 28 aprile 2016

La ricompensa del gatto - la nostra recensione!



Haru è una ragazza giapponese che frequenta il liceo. E' un po' pigrona e sognatrice, altruista e indecisa, solare e magari un po' allocca. Ama i gatti. Li ama a tal punto che un giorno rischia la vita per salvare un micetto che sta per finire sotto a un camion. Un gesto nobile che avrà delle stranissime conseguenze. Il gattino salvato è il principe del regno dei gatti e il sovrano ha in serbo per lei un mastodontico programma di "ringraziamento" che culminerà con la visita del regno dei gatti. Solo che le cose che piacciono ai gatti sono diverse da quelle che amano gli umani e ben presto la nostra Haru sarà tramortita da "gentilezze" che spaziano da montagne di topolini da mangiare (tutti in bellissimi pacchetti regalo), il prato di casa trasformato in una piantagione di erba-gatta e torme di gatti adoranti che la seguono in ogni dove. Si fa concreta la prospettiva che anche andare nel regno dei gatti possa essere qualcosa di parimenti strano per lei, motivo per cui una voce misteriosa arriva in suo soccorso consigliandole di recarsi all'Ufficio del Gatto. Un luogo dove il misterioso barone, un gentiluomo vestito di bianco con cappello a cilindro e dall'aspetto felino, potrà aiutarla a uscire da questa strana situazione.


Prosegue la bella iniziativa di Lucky Red di proporre tutte le opere dello studio Ghibli con questo anime del 2002, rimasto fino a oggi ancora inedito, a firma di Hiroyuki Morita. Il bel documentario allegato come extra all'home video ci racconta come in quel periodo lo studio cercasse nuovi registi, giovani che potessero apportare nuovi stili visivi al marchio oltre a quello degli arcinoti due grandi maestri dell'etichetta. Morita aveva a curriculum esperienze diversissime che spaziavano da Akira di Otomo a Tenchi Muyo e al contempo non era estraneo in casa Ghibli. Aveva infatti lavorato a Kiki delivery service di Miyakazi quanto a I miei vicini gli Yamada di Takahata. Il regista di Pom poko in particolare era rimasto piacevolmente soddisfatto dal suo modo tanto di lavorare che di vedere le cose, semplice ma nel contempo pieno di sfumature. La ricompensa del gatto, un progetto nato in modo bizzarro come "corto" commissionato per un luna park e poi espansosi a pellicola vera e propria, era l'occasione giusta per provare Morita come regista, dandogli carta bianca per esprimersi e benedicendolo con personaggi (la cui inclusione era stata fortemente voluta da Miyazaki) e una sceneggiatrice che venivano direttamente da I sospiri del mio cuore, l'opera che forse più univa idealmente MIyazaki e Takahada. Morita accetta la sfida e crea una pellicola dall'aria moderna e realistica che si discosta tantissimo dallo stile visivo dello studio, pur conservandone sotto traccia un legame intimo e mantenendo una buona qualità generale. Ugualmente interessante è la sceneggiatura in cui l'autrice de I sospiri del mio cuore torna a parlare dei giovani giapponesi e come sono cambiati a distanza di 15 anni dal quell'opera. E come sono questi nuovi virgulti, com'è la nostra protagonista Haru? Non mancano le qualità e le buone volontà, anzi solo il top dell'altruismo e gentilezza, ma questi giovani si fanno troppo trascinare dagli eventi e dalle bugie della società (sebbene qui abbia dei contorni fantastici), rimanendo "inguaiati" in una brutta situazione lavorativa o di vita dalla quale possono scappare (attraverso un percorso classico del romanzo di formazione) solo riflettendo a lungo e prendendo decisioni concrete  su "chi sono e cosa voglio fare da grande". Perché il furto della giovinezza è un dato che succede anche, e soprattutto, se non di fa nulla per impedirlo, se si lascia che gli eventi facciano il loro corso. Il lassismo porta inevitabilmente a finire male. Un argomento importante e "urgente" per i giapponesi (ma anche per noi), che viene sottolineato anche nella precedente opera Ghibli, La città incantata, dove un'altra strana e fantastica "società" arrivava addirittura a privare la piccola protagonista del suo nome, costringendoli a una dura vita lavorativa da cameriera di un centro termale abitato da fantasmi. Un concetto di nuovo presente nell'opera successiva, Il castello errante di Howl, dove una strana "maledizione sociale" priva la protagonista della giovinezza, costringendola, anche questa, a diventare una cameriera. E sono sempre lavori duri ma anche di riscatto, umili ma che se affrontati con impegno temprano e fanno crescere le protagoniste. Ma ne La ricompensa del gatto c'è una sfumatura diversa rispetto alle grandi pellicole appena citate, una differenza che sta nella "condotta furtiva" portata a compimento dalla società, potremmo dire. Nei due casi sopra citati la società è implacabile, le sventure e accadono senza che le protagoniste possano di fatto avere parola in merito. Qui è più subdola la questione. Si potrebbe dire che Haru appartiene alla generazione del "nì". Per il fatto di non prendere una posizione precisa Haru finisce in una girandola di eventi allucinanti (ma che all'inizio appaiono in effetti anche allettanti) che si potrebbero risolvere forse solo con un "no grazie". Il mondo dei gatti assomiglia in effetti al Paese dei balocchi, anche se in una accezione meno estrema, ma tuttavia non è un luogo in cui Haru vuole fortemente andare, è più la curiosità che una fuga effettiva dalla realtà quello che cerca. Da questa prospettiva la storia risulta quindi interessante, con molto più da dire di quanto apparentemente sembra dire. A ogni modo la trama è agile e snella, nei suoi settanta minuti e poco più pieni di scene assurde. Anche se l'umorismo giapponese è un po' criptico (a vedere il making of sembra si divertano un casino a fare le voci dei gatti e io li guardo ammutolito come fossero alieni) e magari il coinvolgimento emotivo che scaturisce da altre opere Ghibli viene  meno, il film si vede con piacere. Graficamente è effettivamente diverso dal solito, al punto che non sembra quasi un Ghibli tanto nelle animazioni che nei colori che nei fondali. Me è animato bene e comunque piacevole.


Insomma stringi stringi è un film che merita una visione e fa emergere un buon regista, che anni dopo affronterà nuovamente l'adolescenza e le sue sfumature nella struggente e spietata trasposizione animata di Bokurano (che è un vero delitto non sia mai arrivata in italiano, come invece accaduto nel resto del mondo). Un appuntamento comunque immancabile per avere tutto di tutto dello Studio Ghibli. 
Talk0

lunedì 25 aprile 2016

Godzilla di Anno - un primo sguardo al trailer





Ecco cosa sta facendo in questi mesi Anno invece che Evangelion 4.0. Nel trailer tanta gente che urla, ma di cui non sentiamo una parola perché la colonna sonora epicheggiante è sparata a palla. In aggiunta un mostrone gommoso come tanto piace al "sindacato giapponese di attori che indossano costumi di mostri per vivere". No, bello eh..! A me ricorda giusto qualcosa...



Che poi, per infierire, ricordo come Anno, dio incontrastato dell'animazione giapponese, quando si dedica al live - action tira fuori (a volte) robe di questo tipo.,.



Che io ho ovviamente in collector's edition rigida rosa, perché sono un intenditore. Comunque. Io questo film lo voglio troppo vedere! Saranno i modellini dei carri armatini, saranno i personaggi misteriosi con manie di grandezza con ciuffo e occhiali enigmatici alla Gendo Ikari (si ma cheppalle!!!), sarà per il mostrone che sembra davvero viscido, sanguinante, logoro e potente come non mai. Io il film precedente giappo,  Final Wars lo avevo visto . Non ci ho capito nulla, tra alieni e tizi usciti da Matrix, ma era figo da paura. Questo pare più serio e drammatico, un ritorno alle origini e un po' una risposta attesa al Godzilla (bello ma "timido") di Gareth Edwards dal lato della paternità. Si punta dritto a Honda e a quel misto di artigianato, musica drammatica e incubi post bomba. Sembra davvero cupo o almeno così pare. Speriamo in un distributore italiano che per una volta faccia il miracolo. Incrociamo dita. 
Talk0

mercoledì 20 aprile 2016

Dylan Dog n. 354 : Miseria e Crudeltà


Londra. Qualcuno vuole male ai senzatetto, li aggredisce nell'ombra e li uccide in modi complicati e rituali come il pazzo del film Seven. Lo chiamano "il fantasma dei vicoli", è inafferrabile, ha l'ubiquità e lascia addosso alle sue vittime una firma sempre riconoscibile: lingotti, collane in perle e dobloni. La polizia brancola nel buio, il fantasma è imprendibile,  ma uno degli homeless, Billy, sa a chi affidarsi. A una sua vecchia conoscenza, un poliziotto che ora è diventato detective e che ora ha studio in Craven Road. Ed è così che Dylan Dog entra in azione, supportato a Scotland Yard da una sempre più collaborativa e complice Rania, libera di "blochizzarsi" in assenza di Carpenter e di passare significativamente più tempo in compagnia dei nostro eroe. C'è forse qualcosa in pentola. Dylan ha il numero di casa privato di Rania, Groucho la tempesta di mail con foto di gattini con il suo Smartphone Ghost 9100, vediamo Rania e Dylan in momenti molto intimi. Prima o poi qualcosa scatterà, anche perché entrambi sono carinissimi in questo numero, ma torniamo alla trama. Se c'è un fantasma che attacca i senza tetto l'unico modo per scovarlo è vivere per strada, insieme agli homeless. Essere costretti a fare l'elemosina anche solo per fare una telefonata, inventandosi giacigli di fortuna per la notte in zone pericolose, combattendo una guerra quotidiana per preservare dagli altri i propri beni migliori, le scarpe, prendere un mare di botte per invasione di territorio altrui. La strada è brutta e Dylan deve starci un bel po', in attesa di scorgere anche lui il terribile fantasma dei vicoli.
Vi pongo un giochino sociologico. Sapete quanti sono i senzatetto in Italia o anche solo nella zona in cui vivete? Non state troppo a pensarci, sparate un numero "a sensazione". Il giochino (un po' infame) non punta ad una corretta rappresentazione numerica di questo tipo di "popolazione", quanto a una "percezione del fenomeno" da parte vostra. La risposta ve la metto qui sotto SPOILER  
i senzatetto in Italia sono 50.000, nella mia zona , Milano, sono da soli intorno ai 3000 
FINE SPOILER  
Che voi abbiate immaginato un numero più altro o più basso, il problema della povertà è uno dei "veri" mostri del nostro tempo e tende sempre più ad allungare i suoi tentacoli. Ce lo ricorda bene Recchioni nella paginetta del Dylan Dog Horror club, ragionando in modo "rock" tanto di povertà quanto di crudeltà umana fornendovi pure citazioni niente male per un tatuaggio sul braccio. Tutti possono diventare poveri da un giorno all'altro, non è un guaio che capita solo "agli altri". L'unico modo di contrastare il fenomeno è essere pro-attivi, allungare la mano ai bisognosi, partecipare a iniziative di volontariato, anche solo offrire il proprio contributo con i banchi alimentari. Così facendo si creerà  una "rete di fronteggiamento" sempre più ampia e in grado di rendere felici non solo i bisognosi, ma anche le stesse persone che si dedicano al volontariato, che troveranno un significato migliore della vita. Un equilibrio migliore del mondo, che la società non è in grado di offrire. E se non abbiamo né tempo né voglia di dedicarci agli altri, dovremmo per lo meno considerare come un tesoro nazionale quelle persone che, sottopagate se non a titolo sempre più gratuito, si mettono a disposizione, anima e corpo, nelle iniziative rivolte al sociale. Soprattutto se rimaniamo inerti di fronte al problema.


Per questo ho un po' di problemi con questo albo 354. Non riesco ad afferrarne il significato. Da un lato, come è giusto e già si è fatto in passato, si parla dei problemi di vita dei senza tetto, cercando di farvi immergere nel loro mondo. Magari in modo un po' didascalico, ma "se ne parla" e per questo è sempre utile farlo, anche perché questo è un fumetto che finisce nelle mani di molti giovani. Non è un mistero che Dylan Dog parli spesso di sociale. Dall'altro la storia ha una deriva davvero curiosa. Una deriva per la quale immagino rimaneggiamenti in corso d'opera, magari per coprire uno sviluppo troppo "forte" 
SPOILER 
comprendo che ci siano persone che utilizzano la beneficenza per farsi vanto, se non per coprire condotte poco limpide, pubblicizzando il loro coinvolgimento  in iniziative umanitarie a monte di un sacrificio economico per loro sostenibilissimo ottengono enorme pubblicità e prestigio, almeno di facciata. E ciononostante non mi sento affatto di demolirle in questo se, qualunque sia il loro "fine ulteriore", con i loro fondi si riescono ad azionare misure concrete di intervento agli indigenti. Ma trovo del tutto inimmaginabile il comportamento, in questo albo, dei due Hennings, madre e figlio, spiegato a pagina 97 come "psicopatologia genetica", senza ulteriori approfondimenti di trama. Non senza un "passaggio ulteriore di trama" che potesse far quadrare la cosa, di cui preciserò dopo. Ok: "è brutta gente". Non sapere perché si comporti in questo modo fa forse, pure, maggiore paura. Ma possono queste persone, per un periodo di almeno 9 anni, dedicarsi a una mensa per poveri, tutti i giorni della loro vita, salvando così la vita di migliaia di persone, con l'unico scopo di trovarsi un alibi per uccidere tre dei senzatetto? Non possiamo capire tanto la loro volontà omicida quanto l'affidabilità quasi decennale del loro impegno sociale  ma "lo fanno", quindi prendiamolo come dato acquisito e non ci curiamo più dei loro problemi mentali. Andiamo all'aspetto potenzialmente più grave. Quali sarebbero le conseguenze della cessazione del loro servizio mensa? La storia, per scansare il dubbio, salva capra e cavoli "morali" con un intervento esterno (la lettera del preside suicida che smaschera l'assassino e lo fa arrestare evitando il confronto diretto con l'eroe) e con una postilla, affidata sempre alla speaker del telegiornale di pag 97 che accenna al fatto che "dopo le scorribande degli Hennings, la fondazione si sarebbe occupata di continuare il servizio mensa". Con questa doppia manovra si lascia di fatto poco a Dylan, giusto un contentino da eroe sul finale. Ma senza interventi esterni e la rassicurazione finale, considerato che gli assassini sono solo "funzioni della macchina del caos" da accettare così come sono, Dylan poteva davvero diventare protagonista forte della storia. Perché si sarebbe potuto trovare davanti a un terribile e interessantissimo (perché nel mondo reale "succede" e perché sarebbe stato davvero il punto più horror del racconto) dilemma morale. Un aggiornamento del dilemma sul "male minore" noto come "del trolley"




Seguendo questo ragionamento, Dylan sarebbe "venuto a patti" con i due assassini per veder garantito il loro supporto al centro degli homeless? Mi sarebbe piaciuto vederlo davanti a una scelta di questo tipo, una scelta che non ha per sua natura una risposta giusta. Qui c'è "troppa delegazione" e contestuale (ricercata) protezione del personaggio da una scelta che, girala come vuoi, poteva essere impopolare.
Poi ci sono un paio di dettagli minori poco chiari, ma secondari. 
Perché le punizioni elaborate tipo Seven, con tortura e marchio dell'assassino? E perché l'homeless a pagina 6 non riconosce chi gestisce, da almeno 9 anni, la mensa dei poveri locale conosciuta da tutti i suoi amici? Ma, ripeto, sono cose secondarie 

FINE SPOILER

Bene, dopo che avrete letto il fumetto vi invito a leggere tutto il casino che ho scritto qui sopra. Fine. 
No dai scherzo. 
Ci metto pure la faccina : ) 
La storia scritta da Simeoni a parte le questioni rilevate nella "zona spoiler" funziona abbastanza come ritmo. E' un giallo da risolvere, che si basa su un gioco di prestigio che sarebbe piaciuto al compianto Wes Craven. Vede un Groucho in ottima forma, battutaro ma anche compagno di vita  unito, in modo sempre più "bromance", a Dylan, nella buona e pessima sorte. Vediamo, soprattutto, l'evoluzione del bellissimo rapporto tra Dylan e Rania. Un rapporto che si vuole fare a piccole tappe come i fidanzamenti seri. Giochi di sguardi, prime osservazioni "anatomiche", complicità, forse le chiavi per aprire il diario segreto. Ci piacciono. 
Belli i disegni di Tanzillo, ci ho visto (poi magari mi sbaglio) delle similitudini con il fumetto argentino. Tavole molto dinamiche cariche di dettagli, belle le due splash page, molto sensuali e ammiccanti Rania e Dylan. Un plauso alla rappresentazione degli homeless, figure credibili e non le caricature dickensiane a cui troppo spesso siamo abituati. Ma Quello a pagina 84 è per me sputato Antonino Cannavacciuolo! Che mi sta pure simpatico e quindi tutto ok! 
Un numero quindi che per me poteva dare qualcosa di più. Una storia che riesce comunque a scorrere e appassionare per il lato più sentimentale. Disegni validi. La copertina di Stano, legata al titolo "miseria e crudeltà" (invero bruttino) mi ha fatto chissà perché venire alla mente i film di Totò. Pure l'assassino misterioso in copertina mi è parso la "forma diabolica" del principe De Curtis. Questa "combinazione" mi ha fatto rimandare la lettura di settimane, non avevo davvero "il coraggio di affrontarla". Ma queste sono mie menate personali. 
Talk0

lunedì 18 aprile 2016

The neon demon


Il nuovo film di Nicolas Winding Refn arriva in Italia grazie a Midnight Factory l'8 giugno!

Koch Media e Lucisano Media Group portano nelle nostre sale The Neon Demon, l'attesissima, misteriosa e nuova fiammante pellicola di Nicolas Winding Refn. Ci arriva in tempo zero, con l'etichetta Midnight Factory, a brevissima distanza dal festival di Cannes, dove è in concorso e dove ovviamente noi tiferemo per lei. Perché Refn è pazzo e sexy, brutale e poetico, scarno e dadaista, ateo e profondamente religioso. Un regista che come pochi riesce a traghettarci in strani mondi paralleli per un paio d'ore e il prezzo di un biglietto. Dal dramma carcerario al noir, dal dark fantasy alla tragedia greca Refn ci racconta di uomini e donne, piccoli e tragici, che giocano con la pazzia rincorrendo amore e vendetta, onore e morte. In questi luoghi visivi si possono incontrare esseri immortali da un occhio solo tenuti al guinzaglio da bambini, uomini che per la troppa voglia di libertà marciranno per sempre in carcere, criminali martiri per amore e, forse, si può incontrare lo stesso Dio, che è asiatico, non ride mai e ama esibirsi al karaoke. Pochi film, facili da recuperare in toto anche grazie alle nuove riedizioni (la trilogia di Pusher torna disponibile, in uscite separate, dal 20 aprile in dvd,  il resto si scova senza troppi problemi in dvd e blu ray).


Certo Refn si ama o si odia, e infatti ai Festival funziona solo a giorni alterni, non fa prigionieri. Ha tutti i vizi delle più grandi rockstar della cinepresa e relativi detrattori. Ma è come pochi potente nella messa in scena e le immagini delle sue opere hanno quella mistica proprietà in virtù della quale riescono a imprimersi nelle retine. Ve lo abbiamo già detto e lo ribadiamo, noi aspettiamo i lavoro di Refn con la gioia dei regali di Natale .Le musiche qui sono di nuovo di Cliff Martinez, autori degli ipnotici viaggi sonori di Drive e Solo Dio perdona. La direttrice della fotografia è Natasha Braier, il cui ottimo lavoro di recente abbiamo apprezzato nel meraviglioso, e assolutamente da recuperare, The Rover di Michod. Al montaggio il Matthew Newman, solidale con Refn dai tempi del rocciosissimo Bronson. Il cast è molto ricco, da Elle Fannig a Keanu Reeves, da Christina Hendricks a Jena Malone. Lo scenario del film è un mondo della moda quantomai attraente e inquietante, una fornace in cui vengono cannibalizzate da regole perverse giovani e bellissime donne, che si troveranno a un passio dalla follia se non peggio. Dalle immagini sembra spaventoso quanto glaciale nella perfezione plastica delle scene,  il glam - horror definitivo, dove l'estetica patinata delle sfilate di moda incontra il rosso sangue. Siamo già in fibrillazione. L'8 giugno è vicino. 
Talk0

giovedì 14 aprile 2016

Suicide squad e TMNT 2 - aggiornamenti veloci veloci


C'è sempre in sottofondo musica da urlo. Jared Leto sembra davvero un Joker interessante (per quanto ci è concesso vederlo per pochi secondi). Ci sta Batman!!!! Anzi, col proporzionale entusiasmo, cistabbbatmaaaaan!!!!!!! Noi lo abbiamo già inquadrato dai vecchi post. Regia, sceneggiatura, la bella Margot e tutte quelle armi da fuoco... Questo film promette di essere una bomba. E ora vai di secondo trailer:


E... Abbiamo già visto praticamente tutto già dai trailer prima, peccato. Però le tartarughe ci piacciono tanto. E pure Megan Fox. 
N. B. E poi c'è pure questo...




Che sembra Bioshock Infinity!!! Vuoi vedere che ci convincono ad andare a vedere al cinema un film spin - off di Harry Potter? 
Talk0...

mercoledì 13 aprile 2016

Doctor Strange - un primo sguardo al trailer!


Scott Derrickson, uno dei nostri registi horror preferiti (Sinister, L'esorcismo Emily Rose, Liberaci dal Male), approda ai cinecomics Marvel insieme a Benedict Cumberbatch per il film sullo stregone supremo custode dell'occhio di Algamotto. E i registi horror quando arrivano in Marvel, vedi James Gunn (un sacco di Troma e soprattutto Slither per poi blockbusterare tutto con I guardiani della galassia) ci piacciono un sacco. Ma chi è il Doctor Strange? Un super dottore con mani prodigiose che a causa di un incidente perde tutto e inizia a girovagare per l'oriente dove trova spiritualità e nuova vita come, direbbero i ragazzini nati "ieri" il Batman di Batman Begins di Nolan. Chissà da dove avrà preso la trovata del viaggio in oriente Nolan... Mistero! Solo che in oriente Stephen scopre nientemeno, come Harry Potter, la "magia", un elemento da sempre presente nell'universo Marvel ma del quale salvo Ghost Rider e poco altro (qualcosa negli X -men, ma che serviva per "dire altro") si è parlato troppo poco. E com'è il Doctor Strange nella scala di "chi è più forte" dell'universo Marvel? Uno che fa tremare le gambe a chiunque, un puro agglomerato di potere onnisciente, un personaggio così fuori scala che gli autori, per costruire storie che non abbiano esito troppo scontato, devono  metterlo sempre fuori gioco, costringendolo a combattere infinite battaglie ultra-dimensionali con strane e oscure entità mistiche, demoniache e immortali. E quando non picchia diavoloni immensi e cattivi come Dormammu in persona, Strange sta a riposare per riprendere forza o è in viaggi infiniti tra i piani della realtà. Insomma,  non c'è mai e scrivere qualcosa su di lui è un casino, una sfida per "only the brave", come Peter Milligan, Warren Ellis, Straczynski, Bendis. Ma il buon stregone supremo c'è sempre, nei cross-over principali come House of M, in Siege, tra gli Illuminati, nei Difensori (e nei difensori si fa qualche sana risata ogni tanto per lo meno). E non poteva quindi mancare anche nel Marvel Universe cinematografico.


Una origin story quindi ci sta bene in vista del mega-maxi crossoverone Infinity Wars, anche perché una delle gemme di cui è alla ricerca Thanos probabilmente apparirà in questa pellicola. Com'è Cumberbatch sulla carta? Se rispecchierà la carta stampata potrà essere uno Strange perfetto quanto lo poteva essere Hugh Laurie o Peter Capaldi, british nell'umorismo e tic, aristocraticamente sopra le righe. Fa un po' Doctor Who, è innegabile, soprattutto nella versione di Milligan, quella che mi piace di più. Il problema, ripeto, è che è veramente un personaggio "over -powered" e quindi toccherà fare i miracoli per renderlo al meglio, come il fatto che materiale per sue storie "singole" ce n'è ma non troppo. Credo ad ogni modo che prenderanno come modello di questa pellicola un po' del cartone animato del 2007 .



Oppure si ispireranno all'indimenticabile film del 78!


Ma soprattutto la vera domanda che dovete farvi, la questione che non vi farà prendere il sonno stasera è: ma sta bene Benedict Cumberbatch col pizzetto? Vi auguro una tormentata notte con questo dilemma. 
Talk0