domenica 13 aprile 2014

Dragonero n. 10: Le fosse dei Fargh


Gmor e Ian sono stati chiamati al Vallo, la terra di confine maledetta dalla quale il resto del mondo si protegge con alte mura affidate alla sorveglianza della Guardia Rossa. Dopo le vicende del primo episodio di Dragonero, contenute nel Romanzo a Fumetti omonimo, un luresindo insieme alla sua suora-guerriera di ordinanza si è recato oltre il vallo a controllare lo stato di un particolare sigillo-contro-la-fine-del-mondo. Tuttavia il mago non ha fatto ancora ritorno e il nostro Dragonero, incaricato del salvataggio, nota subito con desolazione come la zona da cui iniziare le indagini sia letteralmente piena di “algenti”, una specie di zombie fangosi orcheschi di aspetto bruttoso. Ma, come cantavano i Litfiba, “la speranza è l'ultima a morire e chi visse sperando morir non si può di dire, e allora no, no, non te lo do l'anello no, no, scordatelooooo!”. 

Così Gmor fa una telefonata alla sorella tecnocrate di Ina, Myrna. Cioè utilizza il sistema di comunicazione via fari... Da questo tramite Ups... cioè tramite falchi pellegrini, riceve in giornata uno strumento tecnocrate che funziona a cristalli. Lette le istruzioni si scopre che con i cristalli si può fare una videochiamata ad Alben il mago per chiedergli lumi. Le restrizioni sono che i cristalli sono rari e sarebbe etichetta prima di inoltrare la telefonata “scuotere” i cristalli a mo' di ring-ring telefonico, per predisporre la persona che deve ricevere la telefonata a trovarsi pronta. Ian non lo fa e trova Alben che sta mangiando la zuppa. Ah ah ah. La zuppa. Ah ah ah. Il quale Alben ci racconta che ogni mago luresindo si può trovare facilmente tramite una specie di gps se c'è abbastanza campo. Un attimo... sento l'esigenza di chiamare in causa un professionista


Ci avete rotto i coglioni con la storia che il mago Alben vive in eremitaggio al punto da impiegare un intero numero (il 2) unicamente per descrivere un viaggio per andarlo a trovare per un consulto. Ci avete rotto i coglioni sul fatto che non si possa avere una mappa del mondo (vol.5), perché il cielo è invaso da chissà che cosa e comunque gli esploratori fanno una brutta fine. Ora ci dite che basta una comunicazione via fari e in cinque ore ti arriva un pacco peraltro indirizzato al Vallo, la zona del mondo più impestata di mostri di tutta la cartina. Ora ci dite che esiste una specie di video-telefono (un po' alla hangout direi...), che esiste la tecnologia gps. Bene. Viviamo in un mondo tecnologico e magari queste scelte narrative servono per venire incontro alle nostre abitudini da social network. Ma non è possibile che non si abbia una mappa del mondo se è una tale cazzata comunicare e trasmettere immagini anche da ampie distanze in pochissimo tempo. Lo stesso corpo degli Scout di cui fa parte Ian non avrebbe senso di esistere. Non servono missioni di incognito (vol.9) che durano giorni per sventare un attentato se in tre minuti la notizia può arrivare, magari in codice. Sarò sicuramente superficiale io nell'affrontare questi aspetti e magari c'è una contorta soluzione razionale a certe impostazioni narrative, ma a me paiono svarioni belli e buoni.

Tiriamo innanzi. Ian e spalla orchesca attraverso indagini con il binocolo supportate dall'esperienza di un primo raid sfortunato sul campo, scoprono che il luresindo scomparso potrebbe essere ancora vivo e partono per arrivare almeno in una zona vicino all'obiettivo, tanto per far partire il gps...
I disegni di Gregorini sono carichi di inchiostro al punto tale che le stampe non riescono a dare giustizia al tratto. Una oscurità del tratto che ben si sposa con la tetra atmosfera del Vallo, un perenne nero dal quale si ergono le splendide mostruosità di orchi, draghi e creature fantastiche varie, spesso disegnate in gran quantità e con un ragguardevole numero di dettagli. I personaggi principali appaiono ugualmente curati e tra mille muscoli guizzanti e mantelli svolazzanti c'è pure posto per sinuosi corpi femminili. Stupendi scenari, una rappresentazione dell'azione da cinemascope di grande impatto. Il lavoro grafico non conosce falle non fosse per una rappresentazione dei maxi-vermoni poco chiara. La storia, di Enoch, punta sul ritmo (forse per questo viene “sintetizzato” l'intervento di Alben) e riesce nell'intento di illustrare un mondo sempre più complesso e sfaccettato, senza dimenticare le origini della storia, il primo romanzo a fumetti di riferimento. Sugli esiti della vicenda dovremo però attendere la prossima uscita, alla quale rimando il giudizio definitivo sulla bontà dell'intreccio.
RISTAMPATE IL ROMANZO A FUMETTI DI DRAGONERO!!! Lo scrivo così, un po' urlato, perché sarebbe anche ora che accadesse e perché la storia in oggetto ha parecchi legami con quel racconto. Un racconto che si fa sempre più indispensabile per il fan dell'ultima ora o che ai tempi non è riuscito a reperirlo, al punto che chi lo possiede parrebbe un ristretto circolino di eletti ai quali maggiormente sembrano dedicate le storie. Ristampatelo magari in due o tre uscite ma fatelo. Tranquilli, che lo si compra!

Un numero, questo 10, che mi ha convinto abbastanza ma non del tutto. 
Talk0

sabato 12 aprile 2014

Body 19 - l'horror thai da recuperare


Ricordarsi sempre di lasciare pulito il lavello, che poi anche con Mister Muscolo son dolori..

Cazzeggiando per i canali del digitale terrestre mi imbatto in una pellicola del 2007, Tailandese, del classico filone horror asiatico, con venature humor. E naturalmente non me la posso lasciar sfuggire...


L'avevo intravista, male, in passato servendomi di sottotitoli in spagnolo. Devo dire che non è che della trama ci avessi capito molto, soprattutto per quanto riguarda il twist finale, ma mi ero divertito. Rivisto in italiano devo ammettere che è un piccolo gioiellino (vietato fare spoiler). Ragazzi, tra mostri gommosi, computer grafica da power ranger, elefanti impagliati che si animano, camioncini edili che portano chiodi giganti senza un minimo di protezione in autostrada stile Final Destination e atmosfera da ospedale infestato... che spasso di pellicola!
Certo all'inizo non depone a favore dell'opera farci empatizzare con quello che è effettivamente un fesso coi boccoli dall'espressione perennemente assurda

al centro del trio, il "fesso"
Questo tizio piange di continuo, si taglia, fa cose a caso (in una scena prorompe in un appartamento in una situazione concitata e come prima cosa si toglie comunque le scarpe!!!), con l'andare avanti della trama potrebbe-dovrebbe evolversi, dare delle soddisfazioni, da grandi poteri ecc. ecc. Ma l'attore che lo interpreta, sul cui passato e futuro professionale non voglio indagare, è totalmente incapace di offrire un'espressione diversa da quella nella quale appare nella foto di cui sopra. Ma alla luce del resto del cast, di buon livello, anche questa recitazione alla Joey Triviani  funziona! Perchè, e lo diciamo subito, uno dei meriti del film è che dietro ad una scrittura e una messa in scena più che valida, il regista ama trollare e stemperare su tutto e tutti com ampie dosi di trashume. E il nostro personaggio può fare ed essere fesso in modo assolutamente coerente con precise volontà di trama. 
Venendo alla storia: il fesso la notte dorme male e vede roba strana. Da donne fantasma realizzate con (volutamente) tremendi effetti speciali

alla voce "tremendi effetti speciali", fantasma zombie che pare pigmeo nudo intento in atti sodomiti..
a feti deformi che di punto in bianco appaiono al posto dei cereali

col sapor di cioccolato, rendo il latte prelibato!
Il nostro, dicevamo, dorme male. Questo lo rende per il resto della giornata sempre sfasato, allucinato, nevrastenico, al punto che visioni e realtà a una certa si confondono. La sorella decide di portarlo in ospedale (a un certo punto pare quasi che viva in ospedale, che l'ospedale sia ad una parete dalla sua abitazione) dopo che questi pulendo dei gamberetti si è aperto un pollicione, ed ecco che il nostro eroe thai viene visitato da un medico che decide di passare il suo nominativo a una strizzacervelli. La psichiatra cerca di venirgli incontro, di fatto il nostro pare un comune ragazzino che "vede la gente morta", ma le cose sono molto più complicate del previsto. Pare infatti che una delle presenze che affliggono il sensitivo in erba fosse una rinomata luminare nel campo della ipnosi, recentemente scomparsa senza lasciare alcuna informazione di sé. C'è l'horror, c'è il giallo, c'è il dramma della follia. Piatto ricco. E alla luce del finale tutte le scelte narrativo-visive anche più fuori di testa tornano, risultano credibili.
Al di là delle cose più assurde che questo film propone, primo fra tutti il costume di gomma del fantasma, munito di occhi sporgenti tipo Bart Simpson, questo Body 19, che potete trovare agilmente in tv o dvd, è un film splendidamente girato, con bravi attori, dalla grandiosa atmosfera, ottima fotografia, un sacco di ritmo e alcune trovate a livello narrativo davvero illuminanti. Un po' "Il Sesto Senso", un po' "The Ring", un po' "Nightmare", un po' "Final Destination", un po' "The Call", un po' altro film che non dico per evitare spoiler, questo Body 19 riesce abilmente a citare senza copiare, risultando a conti fatti anche piuttosto originale e, cosa da non trascurare, divertente da seguire grazie a così tante trovate che potevano agilmente servire per altre due pellicole. Un film di due ore, horror, che passa in venti minuti, meraviglioso. Molto sanguinolento, pieno di scene da saltare sulla sedia, condito da situazioni ricercatamente divertenti-surreali. Una autentica piccola gemma, non a caso ai tempi accolta con entusiasmo anche al Far East Film Festival di Udine (che a fine aprile avrà la sua nuova bella edizione nello storico teatro Nuovo Giovanni da Udine, dove probabilmente incontrerete anche il sottoscritto tra gli spettatori).
C'è da dire che anche gli effetti speciali, anche quelli di matrice più "artigianale", sono perfettamente voluti per dare all'opera un po' di trash ad arricchire la pietanza. Mi sento di dirlo perchè nella pellicola troverete scene molto complesse, inquadrature ardite, perfetti cut e tanta di quella "roba fatta bene" che quando vi scontrerete con il mostro con gli occhi da Simpson, il gatto zombie, l'elefante in formaldeide che fa le bolle (!!!) non potrete che pensare che la trashata è fortemente voluta e ricercata. Addirittura potrei aggiungere che fanno parte di una specifica dimensione onirica e quindi a sè stanti logici e ben inquadrati. Insomma, prima mi fai una scena da oscar con esplosioni, carrellate, fumi, rallenty e un secondo dopo mi metti un mostro di gomma che saltella (per un motivo preciso): questo è genio, é avere potenziale ma non limitarsi ai giochetti, godere di più registri narrativi. Magari non fa paura come dovrebbe proprio per colpa del mostrone di cui sopra, ma chissene, la cosa "ci stà" e fieramente lo manifesta: questo è vero Grindhouse!
E poi c'è la trama, che parte magari lenta ma evolve, si dirama, non dimentica pezzi, crea ottimi colpi di scena in un genere cinematografico che ormai ha già detto tutto. E riesce così bene nell'intento da garantirvi la voglia una seconda visione, dove potrete ammirare tutto il meccanismo narrativo oliato a dovere.
Non il film horror più terrorizzante di sempre, ma un film disturbante, che vive di proprio fascino, che se amate l'horror orientale saprete apprezzare. Da riscoprire. Magari davanti ad una tazza di cereali.

venerdì 11 aprile 2014

Captain America: the winter soldier


Non sopporto le cavolate che dici a Mistero!!

Dopo essersi svegliato nel futuro e aver combattuto gli alieni è tempo per il capitano Steve Rogers (Chris Evans) di fare i conti con un mondo che è andato avanti mentre lui era in un blocco di ghiaccio. È tempo di aggiornarsi. Il nostro raccoglie su un taccuino tutte le cose belle che negli anni si è perso e che gli vengono consigliate di recuperare, dalla musica di Marvin Gaye ai film di Rocky. È molto conteso, e non è detto che presto quella vicina di casa carina possa capitolare. Ma il passato è ancora troppo presente se cinquanta e passa anni per Rogers non sono che, di fatto, ieri. Così non può passare la sera a cantare con il suo vecchio quartetto vocale, la sua amata fiamma ha figliato ed è ora quasi terminale in un letto di ospedale, il suo vecchio compagno di squadra è defunto in quella dannata missione che ha cambiato la sua vita. Così, alla ricerca di trovare davvero quello che vuole fare della sua vita, Rogers continua a fare quello che abitualmente gli hanno insegnato a fare, il soldato. Continui allenamenti, missioni rischiose sul campo, una nuova dimestichezza con le tecnologia. Lo capisce un po' più degli altri la Vedova Nera (Scarlett Johansson), anche lei con alle spalle una vita dedicata quasi interamente alla guerra, si sente protettiva con lui, quasi una sorella maggiore, perché la realtà odierna è difficile da spiegare a chi è vissuto con una scala di valori di cinquanta anni fa. Tra una mostra che espone quanto abbia rappresentato Capitan America per la storia americana e la realtà delle possibili invasioni aliene, Rogers è chiamato ad accettare uno S.H.I.E.L.D. che si si sta militarizzando oltre l'eccesso e si trova a fare i conti con le mezze verità di Fury (Samuel Jackson). Tutto è grigio, i buoni si distinguono dai cattivi unicamente per il fatto che i primi non ti sparano addosso. In tutto questo scenario si fa poi strada una nuova minaccia. Parte da dove nessuno se la aspetterebbe e fa tornare a galla un passato scomodo.
Ora ho anch'io come Iron Man una democratica spalla di colore
Di tutto il pacchetto dei Marvel Studios, questo Captain America 2 è di sicuro il pezzo più oscuro, la storia più drammatica. L'azione è sempre ben presente, coinvolgente, adrenalinica e realizzata ai massimi livelli. Il versante visivo è appagante come sempre, ma è la struttura dello script a cigolare. Latita l'ironia. Non che il primo Captain America fosse un film comico, anzi, ma dietro il contesto serio vi erano le esagerazioni visive, una musica squillante che riportava a un clima epico-gioioso, un bellissimo cattivo da fumetto come il Teschio Rosso (uno straordinario Hugo Weaving), c'era il simpatico cameratismo degli Howling Commandos, non mancavano scene romantiche e la simpatica guasconeria del padre di Tony Stark. C'era nel primo Captain America moltissimo del classico anni '90 Rocketeer, non a caso film di Joe Johnson, regista del primo Captain America, il film aveva “cuore” e in sala è piaciuto anche a larga parte del pubblico femminile. I fratelli Russo, autori della pellicola numero due, non a caso sono invece due mezze seghe che al massimo hanno offerto al mondo quell'aborto di “Tu, io e Dupree” e giuro non capisco chi e perché li abbia coinvolti. Questa pellicola manca proprio di cuore, e sembra quasi lo abbiano espiantato scientemente, come se fosse sensato farlo. Qui abbiamo personaggi per lo più grigi, come il comunque bravo Robert Redford e Frank Grillo (non ancora Crossbones), che vorremmo ci parlassero di più, magari anche solo gigioneggiando e invece nulla, incolore, intercambiabili, senza nemmeno una maschera a renderceli colorati o ridicoli. Vedova Nera si è vista parecchio più simpatica altrove e la Johansson, poco partecipe (c'è una scena che pare stia leggendo su un computer le sue mail), poco sexy (ma forse per via del target del film) e poco simpatica in genere, si candida ufficialmente a “figa di legno”. Un perenne clima complottistico sovra-dimensionato e immotivato, zero alleggerimenti, che sarebbe troppo perfino per una pellicola coreana. Se poi il clima è così serio non si giustifica affatto poi un finale “da videogame per bambini con deficit dell'attenzione”, carico di botti ma in cui gli eroi (e questo per la partecipazione del pubblico è quasi un calcio nel culo) sono quasi in secondo piano. Ma quello che è ancora più inconcepibile sono le premesse che portano a tale finale, tali da far sembrare deficienti a vita i personaggi in causa. Ci sono cose positive ad ogni modo, il taccuino dei ricordi, Hayley Atwell che torna per una piccola ma significativa parte, Anthony Mackle rende benissimo il suo personaggio, il Winter Soldier di Sebastian Stan è figo e quando in scena catalizza tutta l'attenzione, gli effetti speciali sono come sempre straordinari e inseguimenti e combattimenti (qui mi ripeto) sono fatti davvero molto bene. Ma è roba per lo più a margine. Anche qui si poteva sviluppare una sotto-trama sentimentale, sfruttando magari meglio Emily VanCamp (nel ruolo dell'Agente 13), si potevano fare battute e battutine con Mackle, si poteva SPOILER  rendere Zola più simile a quella ridicola trashata che si trova nel fumetto SPOILER . Molti (quelli che Dark Knight è dio per poi dire merda di Man of Steel) si sono lamentati delle scene di “alleggerimento” di Thor 2 senza capire che tali scene sono quello che rende meno indigesto Thor 2, sono le scene che fanno ricordare di stare a vedere quello che di fatto è un fumetto sul grande schermo, nello specifico un tipo di fumetto che fa uso industriale di gag, battutine, doppi sensi, facendoci per un istante dimenticare una trama pasticciatina. Il finale di Cap 2 sarebbe sempre stata la porcheria (narrativa, non visiva) che è, ma almeno due risate me le avrebbero fatte fare.
Sono contento di conoscere uno degli attori più bolsi del mondo
Ci siamo divertiti? Di meno che con il primo. Le donne in sala, che il primo Cap lo avevano apprezzato, dichiarano che mai e poi mai andranno a vederne un terzo. Chi voleva il minimo sindacale, tante botte e tanti botti è comunque contento. Possibilità di riivedere il film senza schippare alle scene di lotta, praticamente nulle.

Speriamo che i Guardians of Galaxy sappiano riportare ai Marvel Studios il clima simpatico e goliardico per il quale sino ad ora si sono sempre contraddistinti. Il trailer, cazzaro quanto basta, sembra far sperare che tale obiettivo sia raggiungibile. 
Talk0

giovedì 10 aprile 2014

Ken Parker nella nuova edizione della Mondadori Comics


Montana, 1868, due giorni a capodanno. Ken e il fratellino Bill, cacciatori esperti, si recano al posto di scambio per vendere pelli in cambio di provviste. E' una bella giornata, anche se fredda, si respira una certa euforia nell'aria, si scherza e si tira al bersaglio una testa d'orso (chi non ha una testa d'orso a casa da impallinare?). Arrivano i saluti, il viaggio dei due trapper riparte, poi tutto precipita. Una freccia colpisce Ken alle spalle, l'uomo cade rovinosamente insieme al cavallo, tutto si fa buio. Un volto amico lo sveglia dal torpore mentre è ancora a terra, Ken riprende i sensi. E' stato tutto sommato fortunato, la caduta è stata attenuata, la ferita non così grave. Bill però è morto dopo essere stato derubato. Ken parte all'inseguimento degli assassini e dopo giorni a seguire tracce incerte sulla neve capita a Fort Smith, nei pressi della riserva Cheyenne. Gli uomini che cerca si sono arruolati. Per non perderli Ken decide di entrare anche lui nell'esercito e diventare uno scout. Da cacciatore di animali a cacciatore di uomini il passo è breve, ma nulla sarà scontato nella vita di Ken Parker.
Gli autori, quando giovanissimi proposero questo strano personaggio a Sergio Bonelli, nel 1974, scelsero una storia dal taglio classico, una vendetta, raccontata in "Lungo Fucile", che potesse ben appassionare il pubblico bonelliano (anche se la casa non si chiamava ancora Bonelli). Un racconto a tinte forti, ma dal fascino sublime, piena di neve e splendidi paesaggi, crepuscolare ma ironica, in cui si muoveva un personaggio che ricordava anche caratterialmente il barbuto Robert Redford di "Corvo Rosso non avrai il mio scalpo"


Bonelli pare che gradì la cosa, ma impose un  taglio di barba, perché il personaggio "sembra mio nonno". Un taglio che avverrà nella seconda avventura, grazie a un provvidenziale barbiere, dopo che nel 1977 tutto il mondo poté godere della pubblicazione di "Lungo Fucile". Il fumetto fece il botto, come si dice in gergo. Un successo enorme che a distanza di anni si può dire perfino multigenerazionale. Perché Ken Parker non è solo un western alla Tex, ma un'unica grande storia (oggi la accosteremmo ai manga per  avere stesso autore, disegnatore e trama unica... sì anche Valentina di Crepax è così, ma sto cercando di parlare al pubblico gggiovane...), l'epopea di un eroe diverso da tutti gli altri, un uomo che vive il suo tempo, incarnandone gli aspetti più peculiari.




Un trapper determinato, un cecchino micidiale, un lottatore esperto ma che può ogni tanto perdere, fallire. Un uomo che invecchierà, crescerà, come i suoi autori evolveranno e diventeranno maestri, di numero in numero. Un uomo non solo d'azione,  che si interesserà dei diritti degli indiani dopo essere vissuto con loro e aver conosciuto la realtà delle riserve. Un uomo che affronterà le difficoltà dell'Alaska, dove l'uomo è in perenne combattimento con la natura e se stesso.


Un uomo che sarà partecipe della rivoluzione operaia, prima vedendola come minaccia e poi comprendendola, lottando per lei. Un uomo che conoscerà spesso per i suoi ideali la prigione, vivrà sempre in lotta, sempre braccato. Un uomo soprattutto che prende posizioni, fa scelte anche scomode, una persona autentica con suoi pregi e difetti, ideologia, stile di vita.
Un'opera fuori scala quindi, ma dalla pubblicazione travagliata, (anche perché gli autori negli anni si sono impegnati anche con altre opere e il bello di Parker è che invecchia con i suoi autori) tra Bonelli, Comic Art, Magic Press, Panini e ora Mondadori. Un'opera stampata e ristampata che ho conosciuto grazie a un amico che la seguiva ai tempi della prima pubblicazione.
Devo dire che il mio primo incontro con Parker fu strano. Le copertine acquarellate mi hanno subito colpito, stupende, oniriche. Il disegno di Milazzo incredibilmente duttile, similare a quello di Magnus nella sua capacità di descivere tanto personaggi comici che situazioni tragiche, ruvido nelle scene d'azione più cruente, evocativo nei paesaggi e nelle scene di massa. Berardi nei primi numeri è quasi spietato, il suo persoanggio chiave è forte e determinato tanto quanto un Tex Willer. Poi però muta tutto, cambia il tono, vengono introdotte molte tematiche sociali. Devo dire francamente che alla mia prima lettura lo trovai difficile, ero troppo piccolino. Riletto a diciotto anni l'ho invece amato, l'ho trovato un must irrinunciabile, pur continuando a goderne a scrocco.
 Un giorno ho visto un tizio cercare un arretrato di una prima edizione per prezzi folli. Perché il personaggio è sempre vivo, attuale, amato.e se avete l'età giusta per apprezzarlo, se siete magari già grandicelli, vedrete che lo apprezzerete anche voi.
E quindi oggi ritorna in edicola, ad un prezzo lancio di soli 1.90 (le altre uscite a 7.90, ma li vale tutti), uno dei massimi capolavori del fumetto italiano, in una versione restaurata e carica di extra direttamente curata dai suoi autori, Berardi e Milazzo. Sarà la versione definitiva, in cinquanta volumi, cadenza settimanale, che riceverà in coda una storia inedita. Un'ultima storia che dovrebbe, come anticipato a Lucca, chiudere il cerchio e congedare il nostro eroe, ma che per gli amanti del personaggio non può che rappresentare solo un nuovo capitolo e non la fine del viaggio. Per lo meno l'occasione di vedere il nostro in un posto più agevole da quello in cui lo avevamo lasciato con "Faccia di Rame".
Per tutti coloro che non hanno ancora letto Ken Parker e hanno in tasca 1.90 euro, è un'occasione da non perdere. e già da oggi è in edicola.

mercoledì 9 aprile 2014

Anche Ultimate Warrior ci lascia


Poco più di cinquanta anni, un collasso ce lo porta via. Lui, che all'anagrafe ha cambiato il suo nome da James Hellwing  in "Ultimate Warrior", storia vera (questione di diritti dell'immagine), lui che si aggrappava alle corde del ring in modo animalesco, lui che almeno una volta, tutti, abbiamo cercato di imitare legandoci alle braccia i cordini delle tende (magari non tutti, via..). Ci lascia un grande uomo, un grandissimo atleta, un immenso uomo di spettacolo. Anche lui giovanissimo, come tristemente capita frequente a chi ha dedicato la vita alle infernali arene della lotta, uno sport che è sì anche spettacolo ma che non conosce pause, che impegna per tutto l'anno senza sosta.


Possono i videogame dare l'immortalità? Di sicuro un posticino nel cuore di ogni fan della wwe questro grosso omone buono ce lo avrà sempre...




Lo attende il Valhalla del Wrestling, luogo dove già tanti (troppi) amici lo aspettano per reclamarlo con una pinta di birra in mano.

Update:


Talk0

lunedì 7 aprile 2014

Considerazioni sparse su Academy Awards e Razzie


Aka “quando il film è bello perché te lo dice qualcuno”


Giusto un'infornata di considerazioni a caso. Posso parlare di oscar 2014 solo ora, con cognizione di causa. Dopo che alcune pellicole, con calma, me le sono viste e quindi posso parlarvene. Non che mi compri sempre tutti i film che vanno agli oscar in home video! Seguiranno dettagliate elucubrazioni future e specifiche laddove non ne siano state già fornite in passato. Più che il palmares mi crucciava qui dire due battute sui film “da Oscar”, spesso per regole non scritte non dissimili per tematiche e liturgie dalle canzoni “da Sanremo”. Dalle sei nomination di Captain Philiphs neanche una statuetta! Tristezza. Pensavo facesse il pieno quanto Ben Hur anche se il motivo di 6 nomination non l'ho ancora capito, nessuno a dire il vero lo ha ancora capito. Film ad ogni modo bellino, didascalico ma non stagnante. Il regista è quello di United 93. Gli americani sono tizi panciuti come in Wall-E e tengono testa a pericolosissimi pirati terzomondisti pelle-ossa, armati di clave. Geniale chiamare ila pellicola come un filmaccio con Chuck Norris.
Direi che merita, in home video è pure bello e scopriamo che per il metodo Stanislsawski (che non si scriverà mai correttamente così), Tom Hanks ha deciso di imparare il lavoro del camionista dei mari. Malattie veneree comprese.
Certo "Flight" con Washington dell'anno scorso, che cito per analogie da storia “bigger than life”, stava su un altro pianeta. Molto contento per "Gravity", anche perché non ci speravo (riguardo alle statuette), davvero una pellicola notevole, soprattutto in 3d (vederlo in 2d è come stare su una Ferrari ferma in un parcheggio). Clooney ha la parte della vita, e per questo dura in scena pochissimo.Speravo in una poppa o due dalla Bullock, ma lei è solitamente restia a questi mezzucci (aka fondamentali-svolte-narrative) e nello spazio sono scene difficili da contestualizzare.  Kate Winslet ce la avrebbe fatta però..Scemenze a parte, è un film da vedere e rivedere. Bella tensione narrativa, moltissima immedesimazione, pura gioia sensoriale. in 3d pare davvero di avere ad un certo punto la Bullock in un occhio.  Felice per "La Grande Bellezza"(recensito anche su queste pagine), Sorrentino lo apprezzo da “Le conseguenze dell'amore”, Servillo è un attore così gigantesco che mi aspetto ora ce lo scippi Tarantino o Hollywood per farne un cattivo da film Marvel. è un film "grosso", pieno di simbolismi, carico di dettagli da scoprire, con una musica bellissima, attori meravigliosi e una fotografia da infarto. Archiviate magari una maldestra visione post striscia la notizia e con i postumi di una peperonata. dategli una possibilità, una visione con calma, magari con una tisana, ne vale la pena. "12 anni schiavo". visto. l'ho trovato un po' lento, bravi gli interpeti, troppa melassa, mi ripropongo di vederlo con calma ma per me fa troppo “film da oscar a tema discriminazione sociale-sottosezione storia-afroamericana”, categoria che non mi va a genio e di principio ho in antipatia, protagonisti compresi. Non dico che non si debba parlare di problemi sociali, di pagine nere della storia, discriminazioni ed altro. Anzi! Ma è possibile che si senta odore di Oscar ancora per storie che rappresentano afroamericani(pur dai buoni propositi e gran cuore) che sono o si trovano in genere come schiavi (Glory), delinquenti e/o corrotti (Trainig day), atleti ma trogloditi (Jerry Maguire), militari ma bastardi (Ufficiale e Gentiluomo), alcolizzati (Flight), disfunzionali (Precious), cocainomani (Dreamgirls), maggiordomi (A spasso con Daisy), ritardati (Il Miglio Verde). Non sempre vincono, ma sono sempre in selezione, nella rosa academy, questi tipi di storie. è giusto parlarne, è giusto manifestare il disagio, è giusto non dimenticare. Ora però, una volta ogni tanto,datemi storie e premiatemi storie che vadano oltre lo stereotipo(perchè di film che non discriminano o non fanno di discriminazioni il perno ce ne sono, ma non vincono statuette).Non mi aspetto un oscar per Django, Morpheus, Blade e War Miachine (e ritengo uno scandalo la mancata nomination di Samuel Jackson ai tempi di Star Wars), ma la strada, per me, è quella. "Nebraska" me lo sono perso. L'ho fatto apposta. Matthew McConaughey in "Dallas Buyers Club" mi è piaciuto quanto ho apprezzato Leto, ma il film è peso e triste a non finire (roba che se si va a vedere un film drammatico comunque non stona...), regala paccate di depressione, piacerebbe ad Ozpetek. Ha un buon ritmo, passa, ha un po'l'atmosfera alla Breaking Bad che ultimamente va di moda. Decisamente riuscito. e pensare che questo tizio ha fatto "Non aprite quella porta 4"!!!

"The Wolf of Wall Street" è bellino, uno Scorsese classico-pachidermico-cocainato che pertanto non vince in genere una mazza. Di Caprio è bravo ma se c'era Liotta era pure meglio. Se volete vederlo tutto di filato controllate di avre una settimana di ferie. non che sia un male.  "Her" non l'ho ancora visto, Jonze mi piace un sacco, il fatto del programmatore che si innamora del suo programma mi deprime ma ispira. Anche perchè ha la voce della Vedova Nera in originale. Il film dei Cohen l'ho trovato lentissimo, ma pure lui devo rivedermelo con calma. I Cohen sono in genere dei grandi. Ti fanno un anno una cazzatina e poi sparano il capolavoro l'anno dopo. E spesso pure più capolavori di seguito! Devo rivederlo (sì, l'ho appena detto, ma ora me lo appunto bene). "American Hustle" paga il successo del precedente filmone di O.Russell forse, di fatto viene abbastanza ignorato incolpevolmente. è un bel film e io mi sto innamorando di Jennifer Lawrence. dico sul serio, è grave. "Frozen" infine batte gli altri “cartoni animati”, in pieno tempo di restaurazione Disney si premia un film che sicuramente alle bambine di tutto il mondo e di tutte le età è piaciuto. Lunga vita a Topolino.Frozen mi è piaciuto un sacco, ho cantato tutte le canzoncine al cinema. Certo, sotto voce, al buio...
Razzie 2014. Fiumi di pernacchie per Smith e figlio. non se lo meritavano, per me. Afther Earth è un film carico di difetti, ma un film da vedere con gli occhi di un bambino. Ai bambini è piaciuto. I bambini non votano i razzie. Purtroppo anch'io sono adulto. Frozen permettendo. Altro affronto il premio come peggior remake a The Lone Ranger. Una autentica bastardata per uno dei film più incompresi della stagione. Assolutamente d'accordo comunque per la pioggia di premi piovuta su Movie 43 aka Comic Movie. La dimostrazione che il male esiste e trova finanziamenti per essere girato. Inorridisco al pensiero di quanti bravi attori e registi abbiano partecipato a Movie 43. Spero che fosse ben chiara l'idea di fare il film più brutto della storia. non mi spiegherei altrimenti un tale conclave di scoppiati.
Talk0

venerdì 4 aprile 2014

Le Storie n.18: I combattenti

Testi di Migliaccio per i disegni di Raffaelli


La vita è come un ring e lo è ancora di più per chi ha fatto della nobile arte il proprio scopo di vita. Una vita di sacrificio, di sudore, di sconfitte e qualche vittoria, dove nell'uomo con cui si incrociano i pugni c'è sempre una parte di se stessi. Una vita in cui se si viene sconfitti la colpa è spesso di errori propri, da limare dolorosamente con il tempo, senza che magari una nuova occasione per dimostrarsi migliorati arrivi mai. Nel 1940, nella Royal Movie Arena di Londra, inizia il combattimento tra “Mad Tom” Madison e Jonas Whale. Il primo uno schiacciasassi che vanta sette vittorie per k.o., proiettato nel diventare uno dei grandi. Il secondo al primo tentativo, un novellino, ma determinato e  insidioso. Madison lo sottovaluta e finisce steso. Un'onta che manda a male tutta la sua vita. Perchè ha baciato la terra, lui che non era abituato a farlo, e forse non ci sarà rivincita. Ma la Storia intervene. Incontro sospeso per l' attacco aereo che spianò l'intera Royal Arena. Madison vuole la rivincita ma anche Whale, che in realtà è un nobile, un D'Arcy, e si è finto proletario per dimostrare di non essere una fighetta, non la disdegnerebbe. Ma la guerra incombe, la guerra viene prima e manipola il destino di entrambi, sbattendoli in lontane terre. Mad Tom in fanteria a schivare pallottole, D'Arcy a sollazzarsi in aviazione. Ma l'agonismo non si placa, nonostante le distanze e gli anni. Il giornalista Milton, penna rubata alla Boxe per scrivere di guerra, sarà testimone del duello infinito tra i due pugili. Perché il destino vuole che i due si trovino spesso a combattere sullo stesso fronte e quando si incontrano non possono esimersi nel continuare quello storico incontro del quaranta, mai terminato e senza vincitore. Un duello infinito che pare sempre progettato per essere interrotto, sospeso fino alla prossima occasione, lungo una intera vita. Una sfida sentita ma rassicurante. Forse solo che nell'incrociare i pugni Madison e D'Arcy tornano per un istante alla loro vecchia vita, lontani dalle brutture della guerra.
I combattenti incarna al 100% lo spirito della vecchia collana Bonelli “Un uomo, un'avventura”. Personaggi inventati che si confrontano con la Storia, dove l'approfondimento storico non è mai in secondo piano, ma documentato, pulsante. Disegni bellissimi per storie che fanno sempre pensare, riflettere. Con la prospettiva di sorbirmi una lezione di storia ho allontanato per un po' la lettura del volume. Poi l'ho preso in mano e l'ho letteralmente divorato nel giro di una mezzora. Migliaccio decide di raccontare la vita dei due pugili attraverso il giornalista Milton, che diviene il narratore delle vicende e Milton trasforma storia sportiva e bellica in una cosa sola, una lunga e sarcastica telecronaca che alleggerisce tutta la narrazione bellica ed eleva a epica lo scontro pugilistico. Una trovata fantastica e che funziona, capace di mascherare di ironia un lavoro di approfondimento storico non indifferente e al contempo regalare un intreccio gradevole, veloce e alla fine appagante. Ambientazioni diversissime, veicoli, uniformi, una corretta rappresentazione della boxe, grande senso dell'azione nella rappresentazione di tattiche belliche tanto di terra che di aria. I disegni di Raffaelli sono semplicemente strepitosi nel rappresentare un così sfaccettato quadro visivo e richiamano classici cinematografici come “Cinderella Man”, “Tora Tora Tora”, “Windtalkers”, “Salvate il soldato Ryan”, “I duellanti” con richiami a tutto il bromance (amicizia virile) in genere. In questo non si dimentica di caratterizzare al meglio i due boxeur, descrivendoli nell'avanzare degli anni e nel mutare dei caratteri in un modo convincente al punto da farceli considerare attori veri. Un lavoro encomiabile. Un'altra gemma della collana “Le Storie”. 
Talk0